Dopo 6 anni di relazione lui non vuole figli
di
monica1988
Riferimento alla lettera:
Buongiorno a tutti! Scrivo perché sono in uno stato totale di confusione.. ho 34 anni e sto con il mio compagno da 6. Ad oggi io vorrei un figlio, ma lui non se la sente, non ha proprio la minima idea di fare questo passo. Non so più cosa fare,...
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163 commenti
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Immagino che sia una gioia al quale tu vorresti aspirare è normale, stando sul punto, ovvero che tu sia confusa e sconfortata dal fatto che lui non vuole avere figli, non significa che non ci siano modi per soddisfare le vostre aspirazioni di coppia. Potreste proporvi come genitori affidari, oppure se conoscete qualche coppia amica che ha figli, magari piccoli, potete eventualmente “aprire” per seguire qualche bambino, così da avere un anteprima su come sia avere un figlio in casa. Ci sono due possibilità: la prima che possa cambiare idea, la seconda che la sua idea si possa radicare ancora di più, a te scegliere, se vuoi correre il rischio.
Leggendo i commenti, comunque se vuoi avere almeno tu un anteprima potreste proporvi a coppie che hanno figli, per seguirli qualche ora quando potete. Io l’ho fatto, con la figlia di una mia amica, ed ho concluso, che era più la paura dell’incertezza di non dare il tutto per tutto al figlio o figlia ipotetica, che non volontà di diventare…
Per dimostrarvi che Viola è in malafede quando sostiene che mi interessa solo provocare, vi ammetto tranquillamente che potrei rivedere la mia tesi. Devo approfondire. L’indagine va fatta sociologicamente e demograficamente. Ovviamente non significa che le cattiverie di Viola siano corrette, ma c’è qualcosa che devo correggere anche nella mia visione.
Come ben sa chi mi conosce, su LaD mi interessa imparare qualcosa di nuovo. Se riesco a capire che mi sbaglio, sono contento.
MAX “Grazie a Golem, Rossana e Viola per le gentilissime risposte, nonché a tutti coloro che hanno la pazienza di leggermi.”
MAX, figurati, è sempre un piacere leggere i tuoi commenti!
Ecco, lupus in fabula: oggi la mia 29enne aveva un colloquio di lavoro ed è stata assunta da una nota scuola di Moda milanese (per chi studia moda e abbigliamento, per intenderci) e pure con un buon stipendio iniziale. Mo’ vediamo come sarà il futuro, ma temo che se desidero un nipote dovrò adottarlo, scommettiamo?
Io sono convinto che i soldi c’entrano sì, ma sino a un certo punto, se così non fosse oggi saremmo quattro gatti al mondo. In questo senso, gli immigrati, poverissimi, ma che si fanno meno problemi di noi, lentamente erediteranno la Terra. Poi diventeranno “ricchi” e avranno problemi per il futuro dei figli, e smetteranno di farli, e li sostituiranno gli alieni poveri del terzo universo. Curioso, no?
…la volontà di diventare padre, poi ovvio che ci debba essere il conforto di una vita professionale stabile per pensare ad un progetto familiare. Segue al commento 101.
Golem, scusami, la caratteristica del primo mondo, ovvero delle economie avanzate, è la spiccata denatalità, sia per la qualità della vita elevata, sia per le comodità a cui, una volta fatto figli, si debba rinunciare o rivedere, aggiungi anche la difficoltà di accedere ad una posizione professionale stabile, vedi tipologie contrattuali di ogni tipo, che quando eri giovane tu, forse nemmeno esistevano, ed avanti così. Le economie del terzo mondo invece, basano la loro sussistenza proprio sulle braccia fornite dalla famiglia, quindi normale avere tanti figli, che poi diventano forza lavoro, autentica disgrazia, avere figlie, poiché poi bisogna fornire la dote, sembrano discorsi da 1800, ma ci sono aree del mondo in cui funziona ancora così, e dove la natalità è alle stelle, vedi la Nigeria per esempio, tanto più in economia di un paese è precaria tanto più le famiglie sono numerose.
Viola, ignora deliberatamente gli attacchi di cyberbulli de no artri, la cui età mentale si è bloccata ai 15 anni ( stimata per eccesso). Ahhh le gioie del web, però poi mi raccomando, “bello confrontarsi”, “tutti apportano contributi interessanti” e “volemose bene”. Tu Golem che detesti tanto l’ipocrisia non trovi tutto ciò squallidamente ipocrita?
Comunque Viola, distinguo gli individui in due categorie : coloro i quali scivolano in una vita di “si deve”, “si fa cosí”, e chi si interroga su ogni singola scelta della propria vita, figuriamoci per quella piú naturale ma allo stesso tempo importante, estrema e irreversibile, cioè avere figli. Ringrazia di essere un individuo pensante e non un coniglio che si accoppia per semplice istinto; la capacità introspettiva e metacognitiva è una gran faticaccia ma prima o poi torna utile, quando si fanno i conti con sé stessi.
Max, spiegami il segreto della tua calma, perché io a leggere certe frasi ho i brividiiii
Trader non barare, avevi iniziato tu ad assumere toni provocatori. Sei il classico soggetto tossico che vuole solo drenare energie altrui quindi non starò qui a rispondere alle innumerevoli sciocchezze che hai scritto su di me. Non devo giustificarti le mie idee e le mie scelte. Stammi bene. E vai da uno psicologo.
Golem, anche un tempo, quando ci si sposava e si facevano figli più facilmente, la novella coppia beneficiava di quello che veniva lasciato loro “in eredità”, una stessa casa il più delle volte veniva tramandata di generazione in generazione e spesso i figli continuavano a vivere con genitori e nonni anche dopo essersi creati una famiglia tutta loro. Oggi questo non sarebbe più pensabile, nessuna coppia vuole convivere con tutta la parentela, ed è anche giusto. E ci si adattava anche su svariate altre cose, non c’erano le esigenze della società di oggi. Si, come giustamente dici tu la vita era complessivamente molto più dura
ma il sistema di allora ti permetteva:
A: di trovare più facilmente un lavoro stabile, cosa che io e il mio compagno, nonostante le nostre competenze, non abbiamo ancora trovato ( per dire ). E quindi di fare piani per il futuro e mantenere una famiglia.
B: di avere più solidarietà e più inclusione sociale, quindi tuo figlio o tua figlia non si sarebbero sentiti degli emarginati solo perché non hanno l’Iphone nuovo modello o le scarpe all’ ultima moda. Per noi adulti queste cose sono sciocchezze, ma per un ragazzino che va ancora a scuola può essere traumatico ricevere certi trattamenti dai suoi coetanei, essere isolato perché considerato alla stregua di uno zingaro.
Per non parlare del fatto che un disoccupato cronico dei tempi di oggi, se avesse figli, sarebbe costretto a farli digiunare spesso come fa lui, e a tenerli al freddo e al buio ( vedi caro bollette ) per arrivare a fine mese.
E’ chiaro che l’egoismo non centra nulla.
Golem, comincio con il complimentarmi per il felice esito del colloquio di lavoro di tua figlia. Spero che le condizioni stabili e l’eventuale incontro con l’uomo giusto le suscitino il desiderio di maternità, ma dovrà essere un desiderio, non un dovere e nemmeno una scelta richiamata dal desiderio, peraltro legittimo, di un padre di diventare nonno. Ultime precisazioni in merito al passato: 1. Al giorno d’oggi, se anche si volesse lavorare da giovanissimi non si potrebbe, perché se uno non è maggiorenne nessuna dita si assume la responsabilità di fargli far qualcosa, perché ha troppa paura di eventuali rogne che potrebbero piovergli sul capo se il pargolo/apprendista dovesse riportare un qualche incidente; 2. Rispetto al passato, sembra che qualunque tipo di lavoro, anche il più umile, richieda delle competenze ben superiori, che un tempo non erano necessarie; 3. I tanti figli dei vecchi tempi non erano dovuti a una consapevole scelta procreativa. Continuo.
I figli, a quei tempi, arrivavano, per così dire, portati dalla natura, e molti si ammalavano e morivano. Non si conoscevano gli strumenti di contraccezione che si utilizzano oggi e che fanno sì che la gravidanza sia una scelta, entro certi limiti, programmata e consapevole. È vero che di figli se ne fanno di meno, ma quelli che si fanno, proprio perché frutto di scelta, spesso sono molto seguiti e curati, sia perché i genitori che li hanno tanto voluti attribuiscono loro un grande valore, sia perché la società richiede per il loro allevamento e per la loro educazione degli standard molto più elevati rispetto al passato. Che una certa quota di egoismo nella gestione dei rapporti, al giorno d’oggi ci sia, son’io il primo ad ammetterlo, ma credo che non solo ad essa vada ricondotta la spiegazione dei fenomeni cui assistiamo. Suzie, grazie per l’apprezzamento. Posso dirti che l’abito mentale obiettivo e sereno l’ho acquisito in parte con una non facile vita, in parte con gli studi.
Ops… Suzanne è ancora arrabbiata con me perché l’ho smascherata su un’altra lettera. A proposito di cyberbullismo, cerca di screditarmi con gli altri, evitando di confrontarsi direttamente con me.
Ogni tanto sbotta per niente, ma nessun problema, la conosciamo.
Viola, io sto discutendo tranquillamente, non agitarti e non offendere. Non vuoi rispondere, va bene, così, non ti forzo. Ma l’astio che nutri per il tuo prossimo non ti fa bene.
Torniamo al discorso, sperando che non scateni l’ira delle due predette.
È risaputo che in una società opulenta, come quella occidentale, si crei un andamento demografico a forma di piramide rovesciata, a causa dell’aumento di longevità, dovuto alla diminuzione della mortalità, e alla diminuzione delle nascite. Ma non so a cosa sia dovuto questo fenomeno. Perché i poveri fanno figli e i benestanti no, con la motivazione della precarietà economica? È un fenomeno strano. È pur vero che le condizioni economiche sono relative all’ambiente che…
Ci circonda. Vero quindi il punto B.
Per quanto riguarda i disoccupati cronici, non ci sono così tante persone che muoiono di fame e stanno al freddo e al buio in Italia.
Competenze? In cosa?
Certo che se volessimo trarre delle semplici conclusioni da questo dibattituccio, vien da chiedersi perchè più ci “sviluppiamo” economicamente e meno felici diventiamo.
Domenica ho fatto il “ragù della domenica” di quand’ero bambino, e mi svegliavo con un profumo che oggi mi commuove, com’è successo con quello che ho cucinato. Con una sostanziale differenza però, che quello di ieri vedeva nonni, mamme, zii e nipotini schiamazzanti intorno a quella tavola, in un clima di festa che non si dimentica. Noi domenica eravamo in due.
Bello certo, tagliatelle al ragù buonissime, ma quelle domeniche erano tutt’altra cosa. Eppure era una casa di contadini e verdurai, gente semplice, povera, col televisore comprato a rate con la copertina a fiori e la Madonna con in braccio il Bambinello sul letto.
Cos’abbiamo sbagliato? Oppure è “logico” che sia così, non riesco a capirlo. È possibile che la “ricca” solitudine di oggi la si cerchi di compensare anche su questi mezzi, finendo spesso -pur di mostrare una certa identità- per “esagerare”, come sottolinea Suzy? Chissà.
Grazie Max, ma per la 29enne è il primo contratto di lavoro a distanza di 5 anni dalla laurea. Per quanto riguarda il “nipotino”, non credo che quel desiderio le arriverà mai, questo perchè vedo questi nostri figli perennemente figli, anche quando dovrebbero non esserlo più, almeno in termini di indipendenza identitaria.
Non so Max, io ho di buono che se qualcosa non dipende da me non mi fisso, poi sai, alla fine voglio il bene di mia figlia, e se lei è serena noi genitori siamo contenti, e lei è serena. Inoltre riconosce a noi e a sè stessa di essere stata fortunata, non solo per quello che ha ricevuto in termini pratici, ma per il bel rapporto che ha con noi, è questo è un segno di maturità. Direi che una famiglia non può chiedere di più come risultato di aver messo al mondo un figlio.
Come considerate le tutele per la maternità in Italia?
Vista la bassa natalità, sembrerebbero insufficienti ad incentivare le nascite. Alcune donne che quasi non lavorano per anni facendo tre figli di fila uno dopo l’altro, ma evidentemente tante altre non vogliono.
GOLEM commento 113. In effetti è dimostrato che il PIL non è un indicatore esaustivo per misurare il benessere né tantomeno la felicità di una popolazione.
Interessante la tua ultima riflessione, considerando che qua ci sono due esagerate che avrebbero bisogno di darsi una calmata.
Le misure per tutelare la maternità in Italia sono praticamente assenti, perché ogni volta che una donna rimane incinta, viene lasciata a casa, con un migliaio di scuse differenti, ma a casa rimane. In una società dove regna l’ipocrisia delle pari opportunità o il supporto al genere, alle donne, quando alla prima denuncia o difficoltà vengono isolate, lasciate sole, e soprattutto, nessuno pensa di scendere in piazza per tutelare ora quella ora quell’altra. Poi ci sono le discriminazioni, di ogni tipo, la realtà in Italia mi dispiace dirlo, è fatta di stereotipi, e soprattutto di provincialismo. Vogliamo fare un paragone con uno stato, dove i diritti civili e le discriminazioni non vengono tollerate? Ce l’ho.
Nel 2018, sono andato a trovare parenti a Pasadena, in California “vicino”, ma nemmeno troppo a Los Angeles, mia cugina venne a prendermi all’aereoporto, e andammo in una specie di pub-tavola calda, come ce ne sono tanti lì, specialmente in California, io naturalmente…
…totalmente rincoglionito per il viaggio, aspettiamo l’ordinazione, ed arriva la titolare del pub, che dice “ragazzi tra poco però, devo chiudere il locale, che vado a partecipare alla manifestazione per sostenere X”, mia cugina guarda lo smartphone e vede che ha messaggi vari e chiamate, e mi dice “Gabriele, dobbiamo andare anche noi”, cioè dava per scontato che io andassi con lei, dopo tot. ore di viaggio…
Andiamo, e troviamo gente di tutte le età, ragazzi, uomini, donne, famiglie, anziani, istituzioni, parata della polizia e vigili del fuoco, delegazione del comune di Pasadena ed avanti così e veniamo a sapere, o meglio io vengo a sapere che tutto quel casino è stato mobilitato perché, una ragazza in stato di gravidanza, ricercatrice di un istituto universitario lì vicino, è stata spostata dal suo ufficio al primo piano, al piano terra senza essere consultata, dal suo diretto superiore. Ora ditemi se in Italia capitano cose di questo tipo.
Suzanne: “Tu Golem che detesti tanto l’ipocrisia non trovi tutto ciò squallidamente ipocrita?”
Suzanne, la risposta la sai già: l’ipocrita sei tu!
Se rispetto le IDEE degli altri, non ti va bene.
Se non rispetto le FESSERIE che dicono gli altri, non ti va bene.
Tornando al discorso, avete visto un grafico di piramide demografica italiana? E’ preoccupante.
Caro Golem, anch’io commento il tuo 113. Non credo che abbiamo sbagliato qualcosa, semplicemente abbiamo guadagnato alcune cose al prezzo di perderne altre. Il progresso ci ha regalato un benessere assai maggiore rispetto al passato, con mezzi di soddisfacimento e di miglioramento del nostro status prima inimmaginabili, ma per procurarceli e mantenerli abbiamo perduto quei ritmi più lenti e quello stile più semplice che è rappresentato dal pranzo della domenica nella casa rurale di quei tempi. Inoltre, spostandoci e trovando lavoro in luoghi diversi rispetto ai borghi natìi, abbiamo avuto la possibilità di conoscere e amare persone molto diverse da noi, non facenti parte della nostra cerchia di paese, persone di cui prima non sapevamo nulla e che, come background di origine hanno assai poco in comune con le nostre famiglie. Questo ci ha portato a un arricchimento e a un ampliamento di orizzonti, ma ha reso assai meno facili i rapporti la convivenza con le famiglie di origine.
Ebbene, due persone che si sposano essendo molto diverse e provenendo da contesti molto diversi, magari fra di loro riescono ad andare d’accordo, ma temo che quelle domeniche in famiglia tutti insieme sarebbero tutt’altro che armoniose, poiché essendo diverse le tradizioni, i modi di vedere le cose, magari, per chi ce l’ha, anche le fedi religiose, le occasioni di incomprensione e di scontro sarebbero moltissime. Ecco uno dei motivi della prevalenza di famiglie nucleari su quelle allargate ed ecco perché quelle domeniche all’insegna del ragù rischiano di trasformarsi in serene ma un po’ malinconiche sessioni a due. Credo che non si possa dire in assoluto se era meglio la situazione tradizionale o se è meglio quella attuale, ma la risposta dipende dal giudizio soggettivo di qualcuno. Ciò che è innegabile è che ogni cosa ha un suo prezzo e che la conquista di qualcosa provoca la perdita di qualcos’altro e solo il singolo può giudicare quale dei due elementi è per lui più…
Mah, io credo che ormai il trend natalità in Occidente sia ormai tracciato inesorabilmente, e punti verso il basso più o meno per tutti noi europei, non solo per l’Italia. Qualsiasi siano le ragioni di questa tendenza, prima o poi saremo sostituiti da chi i figli li fa. Ma ripeto non è questo il vero problema a mio parere, ma il senso che i figli danno alla vita, la meraviglia di vederli crescere, diventare sempre più capaci, mostrare i loro talenti e soprattutto godere della loro innocenza, anche quando combinano macelli, do cui ero uno specialista
Certo, quando dico queste cose un po’ è perchè ripenso alla mia felice infanzia, almeno sino a 10 anni, quelli vissuti al sud, e mi sarebbe piaciuto riviverla prima dalla parte del “pa”, e poi da quella del “grandpa”, visto che se ci va bene sono momenti che arrivano per tutti. E mi sarebbe piaciuto viverli con uno stuolo di mocciosi che litigano tra di loro mentre i genitori chiacchierano con un bicchiere in mano, e il “cuoco” prepara il ragù della domenica, che ha iniziato alle 8 del mattino.
Sarà per un’altra volta.
Ma sì Max, in fondo cerchiamo tutti di rivivere i momento felici, e per me quelli lo erano, anche se li ho riconosciuti tali solo dopo, quando pian piano sono venuti a mancare i principali protagonisti. Per me sono durati sino a sei mesi fa, quando le due ultime zie -entrambe senza figli- una paterna, di 97 anni e una materna, di 87, se ne sono andate, portandosi con loro tutti quei momenti. Io per loro, nonostante la mia età senatoriale, ero sempre “lu piccinno”, come loro per me erano figure materne, che mi dimostravano preparando piatti che non solo mi riportavano indietro nel tempo, ma erano di una bontà davvero d’altri tempi. Forse sì, alla fine provavo un po’ di tristezza mista a nostalgia, pensando alla loro età e alla solitudine nella quale erano costrette per i casi della vita, ma so che la mia presenza le faceva sentire vive e importanti, non meno quanto loro lo sono state per me. Ecco, io questo intendo per le gioie della famiglia, sentirsi parte di un microcosmo nel quale si ha un ruolo che ti fa e fa sentire vivi e amati, perchè no, chi vi partecipa.
Max, io e mio marito veniamo da culture diverse (latina io, slava lui). Non cambia niente, di Domenica si fanno lo stesso i pranzi dai miei, con tanto di ragù. Anzi, a lui piace un sacco andare a mangiare da mia madre. Ora che ha scoperto la cucina italiana casereccia chi lo schioda più?
Max,
vero: “la risposta dipende dal giudizio soggettivo” che, a sua volta, dipende dalle condizioni di salute, dai propri vissuti, dalla situazione economica attuale con le sue proiezioni nel futuro e, infine, sia dalla solidità dei rapporti di coppia instaurati che dai propri temperamenti.
Tutto a mio avviso banale e scontato. Se non si ha vocazione intima di maternità/paternità e non si è certi di poterla affrontare con più o meno pesanti sacrifici personali di vario genere, meglio non mettere al mondo dei figli, nell’illusione di paradisi famigliari di altre epoche, ora sempre più rari.
Caro Max, per mancanza di spazio non ho potuto continuare la mia riflessione al tuo commento relativamente all’ampliamento delle conoscenze legate alla diversa “dinamicità” dei nostri tempi, con i guadagni e le perdite che conosciamo bene. È vero anche questo, ma la tua considerazione si scontra di nuovo con la “mia” realtà, che è quella di aver spostato una “ragazza” inglese, che ti assicuro più inglese non si può. Eppure, caro Max, nonostante la mia pregressa non scarsa frequentazione dell’altra metà del cielo, lei è quella che si integrata nella mia cultura (e viceversa) meglio di chiunque altra, e questo succede da oltre 30anni. Se il cibo, di cui parlo spesso, può essere un indicatore di quella integrazione, ti basti sapere che non solo gradisce la maggior parte dei cibi pugliesi-salentini, soprattutto quelli di base vegetariana, ma alcuni è arrivata a cucinarli meglio della mia adorata mamma. Insomma, credo che sia sempre questione di intelligenze che si incontrano e si “vogliono” capire, e se ci riescono è la felicità.
Golem, io non ci vedo nulla di strano, per molteplici motivi. Il principale, a mio avviso, risiede nell’ascesa verso i vertici della scala di Maslow : piú una società è “evoluta” (anche se su questo punto si potrebbe discutere), maggiormente si arriverà agli ultimi gradini riguardanti l’autorealizzazione di sé. Oggi una donna non pensa (salvo rare eccezioni) di potersi realizzare solo ed esclusivamente attraverso la maternità, magari dovendo rinunciare ad altre parti della propria esistenza. I percorsi si allungano, magari si raggiunge la propria stabilità lavorativa in tarda età dopo percorsi tortuosi e non sempre proficui. Io stessa vinsi un concorso pubblico di 200 posti nella mia regione su 7000 partecipanti (alla faccia di chi crede che sia tutto facile), i cui due terzi furono stroncati alla prova preselettiva di logica e comprensione del testo. Superato il concorso, avrei potuto essere spedita in ogni parte della regione, allontanandomi dai miei affetti e dalla stabilità.
Aggiungiamo poi il discorso sul mantenimento dei figli : certo, quasi tutti sarebbero in grado di sfamarli, ma oggi è sufficiente? Aggiungiamo i costi per un nido essendo entrambi i genitori tendenzialmente lavoratori e spesso non potendo contare su nonni ormai anziani. Poi il tenore di vita oggi si è profondamente modificato, aggiungendo spese extra un tempo non contemplate (sport, corsi di lingua…). Io credo che sia preferibile una società in cui ci si interroga se voler essere genitori o meno, piuttosto che perpetuare la specie come mero istinto biologico senza alcuna scelta consapevole e ponderata alla base. Poi, ognuno dovrebbe sapere a quale felicità aspira, ben consapevole dell’impossibilità di poter racchiudere in un desiderio tutto l’esperibile umano e il suo contrario. In ogni caso, si deve fare i conti con delle rinunce.
P. S. Rileggendo a posteriori Max, mi sono accorta di aver detto piú o meno le stesse cose. Affinità elettive☺️
Suzie, che ciò che hai appena scritto tu ripete, amplia e magari rende un po’ più chiaro ciò che ho espresso io, l’ho notato anch’io e mi parla di un’affinità elettiva e intellettiva che mi gratifica sempre di più. Tengo a precisare che ciò che diciamo noi non vuole in alcun modo togliere valore a prospettive quali quelle di Golem, ma mira a rendere legittime visuali del problema che non debbono essere tacciate di mero egoismo e superficialismo. Golem, capisco molto bene il significato di certe nostalgie, poiché ciò che le tue vecchie parenti hanno incarnato per te, nella mia vita fu rappresentato dalla mia nonna paterna di Bressanone, che per me non è stata solo una nonna, ma molto altro: è stata il simbolo di una certa stabilità, di una certa tradizione, di un certo affetto incondizionato che solo da lei ho avuto e di una pur flebile unione familiare che con la sua scomparsa si è notevolmente affievolita. Quanto poi alla facile integrazione dei nuovi venuti nei vecchi contesti
Certo Suzy, è scontato, ma le difficoltà sono un motivo definitivo per privarsi di quello che ritengo uno dei motivi più importanti per vivere? Se dovessi affidarmi alla mia esperienza potrei dirti che quando ho iniziato la convivenza con la mia futura moglie vivevamo in un ex magazzino, con la (una) stufa a kerosene, l’armadio era una scala a pioli con due appendini per gradino e il conto in banca era inesistente. Certo avevamo gli stipendi, ma se avessimo pensato alle difficoltà di allevare un figlio, senza nonni a disposizione, oggi ne saremmo pentiti. Perchè è proprio il desiderio di allevare nostra figlia che ha mosso una volontà che ci ha portato ad avere case di proprietà, una buona stabilità economica, e ora quell’ ex magazzino è una gioiellino sui Navigli molto ammirato. Ma io ero arrivato a fare tre lavori, e lei due, che fa ancora, e mi sono pure laureato nel frattempo, tanto che la bambina più di una volta l’ho portata a lezione con me da quando aveva un anno. Volere è potere Suzy. Per me è sempre stato così, e ci sono riuscito, senza presunzione.
Ebbene, quanto all’integrazione fra diverse provenienze, dico che sia Golem che Solnze sono stati piuttosto fortunati, ma spesse volte le cose non vanno affatto così, e questo posso dirlo per esperienza personale sia mia sia di altre persone a me vicine. Probabilmente in entrambi i casi entrambe le parti coinvolte avevano la stabilità mentale e la sicurezza di sé che permettevano loro un confronto sereno con realtà diverse. E poi, mi si perdoni una considerazione forse un po’ maschilista, ma quasi sempre i generi son più remissivi delle nuore, trovano abbastanza facile inserirsi nel contesto familiare della moglie e magari farsi un po’ “coccolare” dalla suocera, mentre le nuore, nonostante eccezioni quali quella di Golem, tendono a essere più reattive e ribelli, forse perché temono di farsi “inglobare” e vogliono difendere il territorio, fisico e psicologico, della nuova realtà che hanno creato. Tutti questi fattori possono rendere le cose più complicate rispetto a un tempo.
Caro Max, io ho parlato soprattutto di timori che non di egoismo, anche se questo è in crescita, sottoposti come siamo alle lusinghe del consumismo, con l’illusione che le condizioni di libertà del momento permangano per sempre, quando almeno con l’età queste sicuramente cambieranno.
Qualche hanno fa ho rivisto due ex colleghi al funerale di una nostra collega scomparsa prematuramente, e a parte il momento tristissimo il loro aspetto era davvero funereo, al punto di farmi pena, pur non essendomi mai stati simpatici i due Dioscuri, come li avevo soprannominati per l’atteggiamento di ingenita superiorità che ostentavano seduti nel loro comune ufficio.
Entrambi sposati con donne più grandi di loro (“mamme” dei mariti? Forse) una era già morta e l’altra era ormai inferma e in carrozzella. Insomma due vecchi oltre quella che la loro età avrebbe fatto immaginare. È un caso? Una coincidenza? Io non credo, per me sono state le loro scelte “conservative” a NON conservarli. Per me la vita va rischiata per dirsi vissuta.
Trader non devo certo spiegare a un cyberbullo quali siano le mie competenze e quelle del mio compagno. Suzanne grazie per avermi avvertito. Ora mi è tutto più chiaro…
Golem, ti do atto che hai una visione romantica e ammirevole della famiglia, ma non ci sono solo le persone come te, cioè quelle mosse da intenti benevoli. Ci sono anche molti individui disfunzionali, che quando hanno dei figli fanno solo danni, indipendentemente dagli aspetti materiali; ecco, forse in questi casi sarebbe più onesto ammettere con se stessi che non si è adatti per la costruzione e il mantenimento di una famiglia e che è meglio seguire altri obiettivi. Ma purtroppo ancora oggi in molti casi il rispondere a una convenzione sociale è una spinta molto più forte rispetto all’ introspezione e alla coerenza.
Condivido in toto gli interventi di Gabriele, Rossana, Max e Suzanne. Oggi allevare un figlio è infinitamente più complicato rispetto al passato, rifletterci sopra secondo me è segno di maturità e saggezza e non il contrario.
Quanto al fatto che volere è potere, purtroppo non è sempre così.
Golem, infatti non sono le difficoltà “oggettive” il freno, ma esigenze ed aspettative di vita che oggi, molto piú di ieri, contemplano un ventaglio di possibilità molto piú ampio e variegato per sentirsi realizzati. Penso comunque che la società influisca notevolmente anche sull’idea di felicità che ciascuno di noi si costruisce. È molto difficile spogliarsi delle sovrastrutture e capire intimamente ciò di cui abbiamo veramente bisogno. Questo sia in passato, che oggi. Il discorso ad esempio sull’inseguire i propri sogni, sul “mai accontentarsi” conduce in realtà in una spirale pericolosissima di insoddisfazione perenne, in cui mai è abbastanza, ma soprattutto in cui noi non siamo mai all’altezza dei nostri ideali. La realtà però è che ciascuno di noi deve fare i conti con il compromesso sempre labile tra ciò che vorremmo idealmente essere e quello che possiamo concretamente realizzare. Io ad esempio non avrò mai l’equilibrio e la pacatezza di Max, c’aggia a fa? Mi…
Ho sempre detto anch’io le stesse cose del commento 127, ma spero che non sia per una affinità elettiva con lei.
La povertà, che comporta emarginazione e mancanza di opportunità, è relativa alla società in cui viviamo: oggi non basta sfamare un figlio e vestirlo di stracci, bisogna dargli qualcosa di più. Sport, gite, una vacanza da raccontare, ecc., altrimenti vengono emarginati.
A proposito di concorsi, ho perso il conto dei concorsi che ho superato, considerando anche quelli interni. E in proporzione i posti erano anche meno. Ho fatto tanti lavori nella vita. Non è facile? Per me è stato facile, considerando che per alcuni non mi sono nemmeno preparato. Il problema è che, a differenza di chi AVREBBE potuto essere spedito in un’altra zona della propria regione, io SONO stato spedito in altre regioni. Ma se aspetti di avere 32 anni per fare il concorso della tua vita perché prima studiavi Platone, è ovvio che i tempi della vita si allunghino. Ho vissuto in varie città. Ma ciò non…
non mi ha impedito di farmi una famiglia. Anzi, mi ha forgiato il carattere.
Il patto generazionale diventa insostenibile, almeno a queste condizioni. Nel periodo del Baby boom la popolazione giovane è aumentata, favorendo il sistema pensionistico ma ora l’effetto è inverso.
La popolazione è composta da sempre meno giovani e i giovani non lavorano. Insomma, i pensionati mantengono i giovani e non viceversa. Quanto è sostenibile questo sistema?
Intanto tengo conto di questo cambiamento demografico nei miei investimenti. Ho individuato i megatrend del futuro dovuti all’invecchiamento della popolazione. È strano riuscire a trasformare qualunque fenomeno in soldi.
Ma investiamo anche sui figli. La prosecuzione della nostra vita e della specie umana.
Una coppia per replicarsi deve fare due figli. In Italia mi pare siamo a 1,37. Coraggio, coppie fertili!
Golem molto probabilmente è un pessimo marito e un pessimo padre e la moglie e la figlia lo perculano dietro le spalle, ma lui non se ne accorge, perso com’è nel suo egocentrismo che gli fa credere ciò che vuole. Viola lascialo perdere, non gli credere. Golem è un bluff e tanti ormai lo hanno capito.
Piccolo aneddoto di stamattina: ero al supermercato a fare la spesa e a un certo punto mi si è avvicinata una donna con i suoi due mocciosetti. Mi stavano tra i piedi, non riuscivo a muovermi liberamente, facevano i capricci, i bambini stavano su una specie di triciclo e volevano girovagare qua e là. In quel momento a tutto pensavo meno al fatto che mi piacerebbe avere figli, e ho provato un senso di sollievo quando finalmente mi si sono tolti dai maroni.
Si sto bene così, scapolo e senza figli. A leggere le storie di Golem e delle sue giornate ideali in famiglia mi viene l’orticaria. Sono egoista per questo? Pazienza, me ne farò una ragione.
Panegirico, ti ho già detto -e me lo confermi ogni volta- che tu come “previsore” non potresti prevedere neppure il tempo che farà tra un’ora. Non sei egoista, ma solo il solito sfigato perdente di cui purtroppo abbonda l’umanità.
La realtà è che non ti caga nessuna e così cerchi di fare di necessità virtù. Non ci vuole un’intelligenza superiore per capirlo, quando attacchi chi sta meglio di te, solo per giustificare che sei contro la messa al mondo dei figli. Forse solo i tuoi genitori potrebbero dirlo, ed essere capiti per questo. Max, Viola, Suzy lo hanno spiegato da persone equilibrate, tu per quello che sei: uno sfigato.
Non credo che Golem sia un bluff, io lo sento sincero. Quello in cui sbaglia, secondo me, è il credere che ci sia una ricetta della felicità che vale per tutti e che tutti indistintamente dobbiamo seguire lo stesso cammino: trovare un partner, sposarci e avere figli. Torno a dire che ognuno di noi è diverso e ognuno ha le sue inclinazioni, il suo percorso e la sua storia. Ed è proprio questo per me il bello della vita.
ha ragione panegirico!!
le famiglie che vedo io sono fatte da madre che sembra la fenomena di turni con la sua bella vita sociale e il marito sottomesso e succube di moglie e figlie che lo usano come bancomat, il vero problema in Italia e nel mondo occidentale sono i padri le loro condizioni sempre più precarie.
Leggevo un libro giusto poco tempo fa del prof Galimberti che dice chiaramente come nel mondo occidentale di oggi non è più possibile fare figli ed educarli perché i figli hanno bisogno di attenzioni amore pazienza ecc cose incompatibili se per campare entrambi i genitori devono lavorare 10 ore al giorno!
come possono crescere con chi crescono?
i nonni sono anziani e altre figure di contorno non ce ne sono.. non c’è più quel cuscinetto di persone che 100 anni fa facevano parte della coorte contadina dove le famiglie si aiutavano e i figli crescevano con intorno molte persone. la società era contadina numerosa e c’era sostegno. oggi non conosciamo neanche il nome…
Mah, Viola, non devi meravigliati sai, ognuno “vuole” vedere la realtà che gli fa più comodo, anche se nel caso di Panegirico si nota un fastidio da “vorrei ma non posso” un po’ miserabile, ma non è l’unico caso che, anche qui, ho incontrato.
Non esiste la ricetta per la felicità, ma esiste la voglia di raggiungerla, e questo richiede di avere le idee chiare, e non inquinate da banali pregiudizi come quelli che ho appena finito di leggere. Certo, io sono stato fortunato perchè ho incontrato la persona giusta, ma questo, senza presunzione, credo valga anche per lei. Come ho scritto in precedenza non siamo partiti col culo parato, come si usa dire, niente nonni che potessero darci una mano e niente soldi se non gli stipendi, ma quella bambina ci ha fatto diventare definitivamente adulti, e oggi proprio da lei riceviamo il frutto di quella scelta di volontà, che ci ha fatto superare una crisi che poteva essere fatale per un rapporto meno forte. Quindi per me quel “volere è potere” si è verificato, cosa dovrei pensare circa la ricetta per la felicità?
Ciao.
L’analisi di Galimberti riportata da Senzaparole può sembrare pessimistica ma ha un suo fondamento. Ovviamente io non ne concludo che allora i figli non bisogna farli, ma semplicemente che crescerli, oggi, è assai più difficile di un tempo e chi non se la sente ha le sue buone ragioni. Golem, mi dispiace contraddirti ma ahimè, non sempre volere è potere. La volontà è necessaria, questo è ovvio, ma nella vita l’elemento imponderabile il suo peso ce l’ha, e può rendere impossibile la realizzazione di obiettivi che ci si era prefissati, così come può porci di fronte a circostanze favorevoli inattese che possono portarci a risultati anche superiori rispetto a quelli che ci aspettavamo. Sicuramente ha un suo merito chi sa cogliere i colpi di fortuna che la vita gli offre, ma bisogna anche sapere che la sfortuna esiste e quando ci si mette colpisce duro, per cui è ingiusto trattare da perdente e rinunciatario – cosa che tu, in vero, non fai – chi non riesce a pieno.
Senzaparole, il fatto è che quelli come Golem e come Trader non si rendono conto di essere i paggetti beta providers di donne che li hanno scelti unicamente per il bisogno di avere sicurezza, invece questi si vogliono convincere di aver fatto colpo grazie al loro charme. Se ci fate caso, gli uomini che queste donne si prendono dopo i 30 anni non sono mai quelli a cui stavano dietro a 20, questo significa che la donna arrivata ai 30/35 RIPIEGA su qualcuno che non la attrae fino in fondo ma che rappresenta per lei una buona opzione nella prospettiva di una sicurezza futura, specie economica. Anche l’uomo medio d’altra parte, se vuole stare in coppia, di solito si deve accontentare di una di queste due tipologie: o la cessetta rifiutata dagli altri o la bella che è stata usata e scaricata, di norma da un tizio sfuggente che non la calcolava.
Conclusione: la vita di coppia delle persone comuni è tutto un grande compromesso ed è cosa ben lontana dalla felicità che decantano loro, che segretamente invidiano la libertà di chi non si è adeguato all’ andazzo.
In questa mattutina pubblicazione è interessante e significativo mettere a confronto la qualità -e le finalitá- degli interventi di Max e di Panegirico, in una sintesi della distanza abissale che li caratterizza. Mentre il primo riesce a cogliere i punti discutibili del mio pensiero, con un equilibrio che consente una corretta riflessione a chi ne legge i contenuti, l’altro azzarda un’accozzaglia di ipotesi del tutto gratuite, con la solita impronta paranoica tipica di chi si trascina complessi e frustrazioni che cerca inutilmente di compensare, creandoSI realtà parallele che ne confermino le convinzioni, dove lo sforzo si concentra nel cercare di smentire chi è riuscito là dove lui ha chiaramente fallito.
Per me è difficile trattenersi dall’apostrofare questi soggetti come perdenti e falliti, perchè quando sono di fronte a un uomo come Max, che avrebbe tutte le ragioni per avercela con la vita, e invece ha più di qualcosa da insegnarci su questa, e a ominidi frignanti come quello citato e i suoi accoliti che lo hanno preceduto, la voglia è davvero forte.
Caro Max, ricorderai che mi sono detto “fortunato”, almeno riguardo l’incontro con la persona che definisco giusta, ma che aggiungerei che ho anche “voluto che fosse” giusta, e che, in modo parallelo, a sua volta ha voluto che io lo fossi per lei. Questo perchè non ho bisogno di dirti, con una considerazione banale, che tutti i rapporti vanno coltivati in ragione di quello che ci si aspetta da questi, e che bisognerebbe avere chiaro in mente -e nel cuore per i più romantici- cosa ci si aspetta e di vuole offrire a questi.
Io sono CERTO che il fallimento di ogni umana impresa -e il rapporto sentimentale lo è- dipenda soprattutto dalla mancanza di consapevolezza di ciò che si vuole e di ciò che si può dare a questa. Nel mio caso, Max, se sono riuscito in una certa impresa, come in altre, non è SOLO perchè sono stato fortunato, ma anche perchè ho saputo imparare dai precedenti e inevitabili errori. Cosa che non mi ha impedito di avere fiducia nel futuro, e di farlo senza frignare con “panegirici” insensati come quelli che spesso leggo su queste pagine.
Panegirico 144. A dimostrazione delle fesserie che dici, preciso che sto insieme con mia moglie entrambi da prima dei 30 anni.
E l’uomo che deve accontentarsi della cessetta evidentemente è la tua esperienza, non la mia.
Capisco che quell’altra è imbarazzata nell’ammettere che le loro competenze consistono solo nel saper fare le fotocopie (è diventata del colore del suo nickname), ma si può mettere su famiglia lo stesso. C’è posto per tutti al mondo.
Golem, grazie infinite per i tuoi apprezzamenti verso di me. Effettivamente, ovunque io mi trovi cerco di argomentare in modo pacato, contraddicendo le tesi della controparte se non le condivido ma, nel medesimo tempo, riconoscendo ad esse piena legittimità e individuando in esse almeno una parte di verità. Son lieto che la tua vita abbia sortito un esito favorevole e che tu possa trarne un bilancio sostanzialmente in guadagno. E sono anche convinto che tu ci abbia messo del tuo affinché così fosse. Io, se volessi raccontarti la mia vita, dovrei redigere uno scritto troppo lungo che annoierebbe i lettori e dovrei rendere pubblici molti dettagli che non riguardano solo me ma anche altre persone, il che è meglio evitare. Mi limito a dirti che sia per il passato che per il presente non ritengo di poter trarre un bilancio positivo quanto il tuo e che di tutti gli elementi di cui posso lamentarmi, la situazione di disabilità è il meno importante e quello che mi fa meno male.
E tutto questo avviene nonostante io abbia fatto, e ancora faccia, tutto ciò che sarebbe necessario per portare, come conseguenza, a ciò che mi aspetto e che ritengo legittimo aspettarmi. Insomma, la mia vita mi porta a dire che non è vero che ciascuno è artefice del proprio destino, perché gli elementi esterni e imprevisti possono intervenire e far prendere alla nostra vita direzioni che non ci saremmo mai aspettati. E la cosa diventa ancor più insidiosa anche perché le cose non succedono tutte in una volta, per cui ti puoi rendere conto in anticipo di come potrebbero andare a finire e puoi decidere di cambiare direzione. No, quasi sempre si tratta di circostanze che si presentano un po’ alla volta, quasi goccia a goccia, e il loro esito complessivo lo vedi molto dopo, quando è troppo tardi per modificare alcunché. Ma nonostante ciò, io cerco di valorizzare ciò che ho, poco o tanto che sia, e di mantenermi sereno interiormente.