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Dopo 6 anni di relazione lui non vuole figli

di monica1988

Riferimento alla lettera: Buongiorno a tutti! Scrivo perché sono in uno stato totale di confusione.. ho 34 anni e sto con il mio compagno da 6. Ad oggi io vorrei un figlio, ma lui non se la sente, non ha proprio la minima idea di fare questo passo. Non so più cosa fare,...
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Data di pubblicazione: 1 Maggio 2022.

L'autore, monica1988, ha condiviso solo questo testo sul nostro sito.

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Categorie: - Amore e relazioni di coppia - Famiglia

163 commenti

  • 51
    panegirico -

    Intanto mi sembra che in questa epoca la vita il conto lo stia presentando sopratutto a chi i figli decide di farli, poi che significa mancanza di responsabilità? Anche chi non ha una famiglia ha comunque le sue responsabilità: il lavoro, le scandenze, l’affitto o il mutuo da pagare, ecc…
    Golem i tuoi discorsi non hanno senso oltre che essere intrisi di nauseante moralismo.

  • 52
    Golem -

    Panegì, se anche tu vuoi nascondere le tue paure dietro i panegirici che fai, hai incontrato la persona sbagliata. Dire che i miei discorsi non hanno senso senza spiegare il perchè, la dice lunga sulla tua qualità di argomentare seriamente. Da sempre la vita non ha certezze, e una volta ne aveva ancora meno, eppure si viveva, si facevano progetti, spesso si sopravviveva, ma si andava avanti. Il moralismo semmai lo fai tu e i tuoi compari di pavidità, che vi accontentate di campare senza infamia e senza lode, e vi trovate scuse banali per farvi la ragione che vi piace.
    Poi che significa che anche chi non ha una famiglia ha le sue responsabilità, il lavoro, le scadenze, l’affitto, il mutuo; e allora, forse chi ha famiglia ne è esente? Magari ha solo più coraggio e fiducia nel futuro, e il futuro può essere solo un figlio. E poi, quale sarebbe il conto che questo momento storico sta presentando a chi i figli decide di farli? Tu dai fiato alle corde vocali senza sapere quello che esce, perchè se conoscessi i momenti storici sapresti che non siamo MAI stati meglio di oggi》

  • 53
    Golem -

    》I miei nonni hanno fatto una guerra, e hanno mantenuto in due 12 figli, alcuni importantissimi nella mia vita; mio padre ne ha fatto un’altra, ha fatto due figli ed è emigrato dal sud per mantenere da solo la famiglia, e pur non essendo stato un padre molto presente non mi ha demotivato nella accettazione della paternità. Come ho detto ad Asterix, è soprattutto la paura che vi frena e non la riflessione sulla durezza dei tempi, che come ho detto non sono mai stati più “relativamente” sicuri di questi. Quindi, tu che non saresti un moralista, fammi un elenco delle TUE vere ragioni, e vedrai che ti applaudo, ma piantala di tirare fuori ragionamenti da ascensore sull’argomento. Te lo ripeto, non sono la persona adatta. Ciavio.
    ÷÷÷
    Viola, in un mio post ho premesso che la condizione di base per fare un figlio è quella di trovare la persona giusta, che al contrario di quanto sostieni esiste. Ed è giusta non tanto per le ragioni che hai citato, che spesso cambiano col tempo, ma soprattutto perchè è quella pronta a VOLERE un futuro con noi. Col cuore e con la testa.

  • 54
    senzaparole -

    premesso che i figli vanno fatti se ci sono tutte le condizioni necessarie al loro sostentamento e lala loro educazione e serenità, mi viene da chiedere cosa si intenda per istinto di procreazione?
    cosa vuol dire istinto a diventare mamma o papà?!
    faccio fatica ad inquadrarlo nella società attuale.

  • 55
    Max -

    Golem, assodato che l’atteggiamento di ottimismo e speranza è sempre preferibile rispetto al suo opposto, contrariamente a te, io credo che al giorno d’oggi i motivi per guardare al futuro con ottimismo sono assai pochi. Io credo di essere più giovane di te (ho 55 anni), ma credo che se è vero che negli scorsi secoli e millenni l’umanità stava peggio di adesso, altrettanto vero è che la generazione del dopoguerra ha vissuto un benessere e una sicurezza che sembra si stiano inesorabilmente sfaldando. Fino a qualche anno fa, era più facile trovare un lavoro e dopo un inizio precario era più facile addivenire a soluzioni più stabili. Questo permetteva di fare un minimo di programmazione futura sia per sé stessi che per eventuali figli. Ora invece il lavoro o non si trova, oppure si trova ma in forme assai più precarie, nonostante magari si siano fatti studi impegnativi e ben qualificanti. Certo, in un modo o nell’altro a sopravvivere si riesce, di fame non si muore, ma finisce lì.

  • 56
    Max -

    Per assumere delle decisioni impegnative uno ha bisogno di poter guardare al futuro con una certa sicurezza e di non doversi ogni volta domandare: l’anno prossimo lavorerò sì o no? E dove lavorerò? Potrò restare unito alla mia famiglia o dovrò separarmene per fare il “migrante” eterno? Potrò comprare una casa, farmi un’idea delle scuole in cui manderò questi benedetti figli? A ciò si aggiunga che le esigenze, rispetto al passato, sono molto aumentate e è diventato assai difficile separare il necessario dal superfluo (Prova a pensare a quanto costano e impegnano sport, feste varie ecc. che, oggi più che in passato, i figli debbono per forza avere). E che dire della ricomparsa delle pandemie, che sembravano un lontano ricordo? E di una guerra che rischia di scolvongere l’Europa e l’intero pianeta, ipotesi, anche questa, fino a ieri fantascientifica? Insomma, chi, prima di mettere al mondo un figlio in queste condizioni, ci pensa seriamente, una sua parte di ragione ce l’ha.

  • 57
    Golem -

    Caro Max, non sono un millenian ovviamente, ma un baby boomer, quindi ho già percorso un bel tratto di strada, ma del passato rimpiango solo l’innocenza dell’infanzia, vissuta al Sud, circondato da una grande quanto modesta famiglia fatta di nonni e zii che mi riempivano di affetto. Il resto è stata una lotta continua, seppure -e non è poco, lo ammetto- con il lavoro che non mi è mancato mai. Ma sono partito da sottozero, in un Nord dove all’epoca si era poco più che immigrati nordafricani, riuscendo con non poca fatica a farmi una posizione studiando di sera o mentre lavoravo. Posso immaginare che i nostri figli vivano un’involuzione socio economica, si vede, abituati peraltro a un benessere acquisito da noi genitori, dove mia figlia -laureata e ancora precaria al momento- da quando ha 20 anni ha una sua abitazione acquistata in contanti da mamma e papà, cosa che io ho dovuto attendere oltre i 30 anni e con un mutuo di 15. L’ottimismo a cui penso si chiama volontà, ed è solo con questa che si affrontano tutte le realtà della vita. E si superano, con o senza figli.

  • 58
    senzaparole -

    crescere 12 figli 80 anni fa è identico a crescerli oggi… sisi come no.. mi viene da ridere.
    mio nonno erano in 10 credo ma si passavano gli abiti usati e le scarpe rotte e mangiavano un po’ di pane e frutta per merenda e al pomeriggio dopo scuola andavano a lavorare nel pollaio.. uguale ad oggi proprio!! ma siamo seri.

  • 59
    rossana -

    senzaparole,
    si è tutti, sempre, moooltooo seri, soprattutto… con sé stessi. 🙂

    In particolare quando si pensa che ci sia un solo modo giusto di pensare e di vivere: il proprio!

    Trader,
    scusa se mi permetto di dissentire in merito alla possibilità di dialogo su un sito online.

    Nella migliore delle ipotesi è uno specchio da sfruttare per chiarirsi le idee nel confrontarle con quelle altrui; nella peggiore, la più frequente, un esercizio dialettico per aver l’ultima parola, in modo da auto-convincersi di essere insuperabilmente perfetti!

    Nessuno cambia le sue opinioni nel considerare quanto possano essere migliori quelle di altri! Sarebbe pure poco apprezzabile se così non fosse…

  • 60
    Acqua -

    La verità è che una volta ci si sacrificava per mantenere i figli e questi essendo spesso numerosi non crescevano con le pretese e le ambizioni dei giovani di oggi. Ai nostri giorni invece i genitori vogliono mantenere la loro vita e i loro spazi, ma, probabilmente per senso di colpa, sono portati ad accontentare in tutto per tutto i desideri dei figli col risultato che i figli non devono più impegnarsi e lottare (o almeno non come nel passato) per il loro benessere e realizzazione. Onestamente non credo sia una questione di “giusto” o “sbagliato”. Non è positivo né “sacrificarsi” per i figli, né evitare di diventare genitori per paura di perdere la propria libertà/individualità. La volontà di non procreare può prevalere o meno sull’istinto di riproduzione a seconda delle proprie esperienze personali e dei progetti e desideri maturati da ciascuno.

  • 61
    Golem -

    Vabbè, uno invece che si chiama “cinzio” è da prendere sul serio? Cinzio, ma si può? Almeno Mariso.
    ÷÷÷
    “si è tutti, sempre, moooltooo seri, soprattutto… con sé stessi. 🙂, in particolare quando si pensa che ci sia un solo modo giusto di pensare e di vivere: il proprio!”

    Invece uno deve vivere pensando che sia giusto quello degli altri? È ovvio che se si è convinti che la propria “ueiforlaif” sia “giusta”…lo è, e questo vale per tutti. Scoppiano le guerre proprio per quelle ragioni, vedi l’ultima, e “avoja” pensare che questo modo di vedere le cose sia sbagliato. Lo sarà, ma tutti siamo così bene o male, da Hitler a Ghandy e da Putin a Madre Teresa, e anche tu lo sei, e la tua nota lo dimostra. Per esempio, se non fossi convinta che la tua sia quella “più giusta”, non ti infastidirebbe che ci sia chi pensa lo stesso della propria. È elementare o no?

  • 62
    Golem -

    Certo Acqua, ma io credo che specie in ambito maschile prevalga insicurezza e la paura del futuro, che più o meno abbiamo tutti, ma che oggi mi appare più viva che mai nel maschio, secondo me. Avevo già notato una certa “inerzia” maschile all’università, fatta in età matura con studenti che erano di una generazione e mezza più giovani di me. Tralasciando le assenti dimostrazioni di quel goffo machismo dei miei tempi, con certe studentesse di Architettura belle come un fiore, non emergeva nessun elemento maschile che dimostrasse carisma o una personalità “importante”, al contrario delle ragazze che brillavano molto di più. La dimostrazione la ebbi quando, cooptato come cultore della materia, mi occupavo anche dei viaggi di studio, e per questi chiedevo si presentasse un “responsabile” del gruppo per le comunicazioni del caso. Bè, su 23 viaggi si sono offerte solo ragazze come capo gruppo, non un solo maschio. Menefreghismo? Forse, ma a me dice molto sul passato di quei ragazzi e moltissimo sul loro futuro.
    P.S. mi sono laureato con tre ragazze non a caso.

  • 63
    Trader -

    Rossana, forse sarò un caso raro, ma a me giova molto confrontarmi, di persona nella vita fisica o sui forum. Soprattutto Indymedia mi arricchì molto, facendomi cambiare mentalità e, di conseguenza, modo di vivere! Ho cambiato varie idee leggendo le posizioni di altri utenti, che la pensavano diversamente da me. Riguardo alcuni argomenti, se tu leggessi i primi commenti che scrivevo su Indy, diresti che non posso averli scritti io. Assolutamente convinto di avere ragione a pensare “bianco”, avevo toni categorici nei confronti di chi pensava “nero”. Dopo qualche tempo ho pensato che la visione “nero” era corretta.

    GOLEM: “non siamo MAI stati meglio di oggi”
    Anch’io lo penso, tanto che definisco questo periodo storico “l’età dell’oro”, almeno per i paesi occidentali. Se non è questo il momento di fare figli, quale lo è stato, nella storia dell’umanità? È vero che non si può prevedere il futuro, questa guerra ci ha colti di sorpresa e non possiamo prevederne gli…

  • 64
    Trader -

    andamenti futuri. Ma allora non ci sarebbe mai stato nella storia un momento per fare figli.
    Tralasciando alcuni problemi, come il rischio di questa guerra e dei suoi effetti, che mi stanno terrorizzando, le altre paure sono esagerate. Se le condizioni di vita generali fossero leggermente più modeste, i figli non soffrirebbero. Si vive felici anche senza la play station e le vacanze ai Caraibi.

  • 65
    Viola -

    Sono d’ accordo con Max, oggi rispetto a una volta abbiamo più lussi a nostra disposizione e sono aumentate le esigenze delle persone, ma si tratta di un benessere solo apparente. In realtà manca tutta una serie di fattori che favoriscono la coppia e la famiglia stabile. Per non parlare di quello che è successo negli ultimi due anni, che ha rimesso in discussione tutti i nostri precedenti progetti a lungo termine.
    Golem certo, esiste da qualche parte una persona che vorrebbe stare con noi in tutto e per tutto. Ma che succede se siamo noi a non voler stare con quella persona? Se a qualcuno bastasse amarci e desiderarci per essere “quello giusto”, il problema non esisterebbe per nessuno o quasi. Se hai letto bene tutto il mio post io ho parlato di requisiti che deve avere una persona per piacerci, e non tutti quelli che ci corteggiano possiedono quei requisiti.

  • 66
    Viola -

    Per quanto mi riguarda se manca l’attrazione non può cominciare una relazione che mi condurrà a un impegno per la vita, e anche una relazione seria già iniziata non può continuare se strada facendo noto nell’ altro aspetti preoccupanti della sua personalità. Tu inoltre parli di un periodo ( quello dei tuoi genitori e dei tuoi nonni ) in cui non esisteva la possibilità di divorziare ( ben che meno per futili motivi come succede oggi ), c’era più stabilità nei rapporti tra le persone e a livello generale, di figli se ne facevano molti perché servivano braccia in campagna e manodopera nelle fabbriche. Poi diciamolo molte ragazze si sposavano e facevano figli perché costrette dalla società, per loro non c’era alternativa. Oggi tutto questo per fortuna non esiste più, c’è più libertà ma i rapporti tra le persone così come la nascita di un figlio sono diventati una grande incognita, che non tutti si sentono di affrontare e non penso sia questione di vigliaccheria.

  • 67
    Golem -

    Viola, oggi su FB ho letto questo messaggio di una mia giovane amica alla quale ho fatto gli auguri di compleanno: “33 anni! 🥂🥳🎈…e un sacco di cose che ancora devo capire di questa vita! Ogni 9 maggio che passa è differente da quello prima ma una cosa l’ho imparata: la felicità non capita, la si conquista perchè è una scelta… e la gratitudine è il paio di occhiali attraverso cui ci è più chiaro riconoscerla!
    Grazie a chi oggi mi ha pensata! 💕”.
    Il messaggio era accompagnato dall’immagine di lei sorridente e felice con suo marito e i suoi due bambini.
    Mi ha fatto molto piacere che senza volerlo mi abbia confermato un principio in cui credo fermamente e che qui ha caratterizzato un “vivace”, diciamo, dibattito durato sino a qualche tempo fa. Insomma l’amore è la felicità, e ciò che ne nasce, figli compresi, non sono un regalo della vita, ma vanno “voluti” e costruiti nel tempo.
    È evidente che si parte dall’attrazione reciproca, ma è il “dopo” che va scelto. Personalmente posso ritenermi fortunato》

  • 68
    Golem -

    》perchè ho trovato la persona giusta e credo che lo stesso valga per lei, ma se si è deciso di fare una figlia, non è tanto per l’attrazione iniziale, che negli anni e cambiata per ovvi motivi, ma per l’intesa costruita e i risultati di quella “scelta” di amarci, anche durante le inevitabili crisi che hanno caratterizzato il rapporto.
    Mi sembra ovvio che qualunque eccezione a certe regole non possa dare nessun risultato di crescita della coppia, come quella che citi, quando parli di chi ti vuole ma che tu non vuoi, e capisco anche che nella maggior parte dei casi le eccezioni superano quella che dovrebbe essere la norma. Ma spesso si preferisce dare la colpa di certe rinunce o insuccessi a fattori esterni che, in modi diversi se vogliamo, sono sempre stati presenti nella vita delle persone.
    Certo, oggi le lusinghe della modernità sono tante, ma come ho detto, nella mia ormai lunga vita nulla è paragonabile alla gioia di vedere crescere mia figlia. E quel sorriso della mia giovane amica mi dice che la stessa cosa la pensa anche lei, e ci è arrivata pure prima di me.

  • 69
    panegirico -

    Quindi riassumendo: per golem avere una forte personalità significa:
    1.Fare figli
    2.Essere rappresentanti di classe
    3.Pensarla come lui
    Tutte le altre banalità che ha scritto non le commento neanche, sono cose talmente insulse e favoleggianti che ci si imbarazza per lui.

  • 70
    Viola -

    Golem è molto bello quel messaggio su fb, ma se quello che vi è scritto è vero quella tua amica era felice ANCHE PRIMA di sposarsi, mi spiego meglio: per lei quel matrimonio, e i figli che ne sono conseguiti, rappresentano un valore aggiunto alla sua vita, non un qualcosa a cui si è aggrappata per riempire i suoi vuoti o per conformarsi a uno standard sociale. Le persone che invece sono in qualche modo intrappolate in un legame vincolante di cui in realtà vorrebbero fare a meno, difficilmente sprizzano quella gioia espressa in quel post.
    Quindi non sono la coppia o la famiglia in se a rendere felici, ma i giusti presupposti su cui impostare la propria esistenza. Primo fra tutti, il riuscire a stare bene prima di tutto con se stessi, cioè da soli.
    Tieni presente comunque che molta gente pubblica la sua vita sui social millantando un benessere che in realtà non ha. Sicuramente non è il caso di questa tua amica, ma certe cose è sempre meglio non prenderle per oro colato.

  • 71
    Golem -

    Ma certo Viola, io quella ragazza l’ho conosciuta che avrà avuto 21 o 22 anni, come studentessa di architettura, ed era solare e ridente già allora, ma quello che mi colpì era la sua semplicità che credo abbia trasferito nelle sue scelte di vita. È sottinteso che certe scelte non dovrebbero essere dei tappabuchi, ma so anche quanto sia difficile prendere decisioni senza avere esperienza, che nel caso di quella ragazza penso sia stata presa da esempi famigliari. Io invece ho imparato molto più da mia moglie che dalla miei genitori, perchè lei ha a sua volta un carattere solare e positivo. Ma resta il fatto che la vita andrebbe andrebbe presa con gioia, e per me i figli sono una gioia, e attenzione, ce la siamo cavata da soli nell’allevarla, perché non c’erano nonni a portata di mano. Non credo che la felicità di quella ragazza fosse millantata, lo si vedeva da quel sorriso. Sempre uguale dopo tanti anni.
    ÷÷÷
    Panegì, tu di quello che si scrive ci “leggi” solo quello che ti pare, e ti cerchi scuse per confortare le tue paure. Sei uno facile da capire.

  • 72
    Trader -

    Viola, in altre parole dici che una persona, che vuole farsi una famiglia, è felice uguale anche senza di essa. Insomma, la realizzazione della famiglia è ininfluente, neutra, non conta niente per essere felici. Invece di “i soldi non fanno la felicità” scopriamo che “i figli e la famiglia non fanno la felicità”. Non è vero, per un semplice, banalissimo ragionamento: sei più contenta se hai ciò che desideri, non se non lo hai. Se una persona desidera avere un partner e dei figli, sarà felice di averli, piuttosto che restare da sola. Un “valore aggiunto”, come definisci tu la famiglia mutuando un termine dall’economia, rende soddisfatta e contenta una persona, non è un elemento ininfluente. Se invece consideriamo il PIL, che è valore aggiunto (tanto che uno dei metodi per calcolarli si chiama “metodo del valore aggiunto”), da solo non è sufficiente per determinare il benessere di un paese. Bisogna considerare anche altri indicatori. In economia, insomma, è come dici tu: il PIL…

  • 73
    Trader -

    non fa la felicità. Ma il tema discusso non rientra nell’àmbito economico, perciò, Viola, le tue affermazioni non hanno senso.
    Ovviamente non avrai un matrimonio felice se devi sposarti perché tua zia ti chiede quando ti trovi un ragazzo/a o perché sei rimasta incinta per sbaglio (se sei uomo, se hai messo incinta la ragazza per sbaglio). Inoltre devi scegliere la persona giusta. Conosco donne che, non trovando l’uomo giusto, prima che fosse troppo tardi, hanno raccattato il primo uomo che hanno trovato per fare un figlio. Non sono i presupposti per una famiglia riuscita.

    “molta gente pubblica la sua vita sui social millantando un benessere che in realtà non ha. Sicuramente non è il caso di questa tua amica, ma certe cose è sempre meglio non prenderle per oro colato”

    Ecco, visto che sicuramente non è il caso dell’amica di Golem, è inutile insinuare dubbi sulla sincerità della sua gioia espressa su fb.

  • 74
    rossana -

    Viola,
    concordo con:

    – “si tratta di un benessere solo apparente. In realtà manca tutta una serie di fattori che favoriscono la coppia e la famiglia stabile”

    – “anche una relazione seria già iniziata non può continuare se strada facendo noto nell’altro aspetti preoccupanti della sua personalità”

    – “molta gente pubblica la sua vita sui social millantando un benessere che in realtà non ha”.

    Fino a chi si è sposato una cinquantina di anni fa, la famiglia si è spesso retta sull’abnegazione sacrificale della donna (scontata prosecuzione dello spirito altruistico religioso della sindrome ancora in auge della “crocerossina”). Ora, invece, mi sa che se vuole vivere in coppia sia l’uomo a doversi impegnare molto di più, persino a letto. Nell’ottica attuale di famiglia/separazione/divorzio non ci si dovrebbe quindi stupire se sia il maschio il più esitante a porsi più di un cappio al collo.

    Piacevole la lettura dei tuoi post e di quelli di alcuni altri utenti moderati, che mi suscitano bei ricordi…

  • 75
    senzaparole -

    non vi rendete conto che non è più un mondo fatto di famiglia matrimonio e figli.. queste cose andavano bene nel 900.. siamo in un’altra ERA!!
    tutti quelli che conosco con figli e matrimoni si vede lontano un km che se potessero cancellerebbero tutto.. però la causa principale non sono i soldi pochi o il lavoro precario e mal pagato ma la società attuale.
    studiate un po’.

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