Dopo 6 anni di relazione lui non vuole figli
di
monica1988
Riferimento alla lettera:
Buongiorno a tutti! Scrivo perché sono in uno stato totale di confusione.. ho 34 anni e sto con il mio compagno da 6. Ad oggi io vorrei un figlio, ma lui non se la sente, non ha proprio la minima idea di fare questo passo. Non so più cosa fare,...
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Data di pubblicazione: 1 Maggio 2022.
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Categorie: - Amore e relazioni di coppia - Famiglia
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Cara Monica, hai fatto bene ad andartene, perché alcuni uomini, che non vogliono figli in una determinata situazione e con una donna in particolare, adducendo “lo star bene soli in due come si sta”, magicamente con altre riscoprono più o meno la volontà e il desiderio di paternità e tu donna che hai atteso per anni ti ritrovi con un pugno di mosche in mano. Spero non valga per la tua storia, ma nel dubbio meglio non rimanere ad aspettare. Non capisco perché si debba sempre pensare che ad un certo punto per una donna il desiderio di aver un bambino si riduca sempre ad un fatto di egoismo o noia. C’è la possibilità che sia una reale volontà, una forte spinta interiore e una scelta ben riflettuta dovuta al fatto che ci si senta pronte a questa esperienza, o no? Il come, il senso non il cosa. Dolorosamente il problema rimane sempre lo stesso: in passato le donne hanno dovuto far figli anche non volendo, oggi non possono averne se li vogliono infinitamente.Insomma non si può mai…
Panegirico, certo, nei casi da te menzionati è più altruista non fare figli. Ma se una coppia rientra nei casi da te menzionati e in più non vuole figli nemmeno se la sua situazione fosse migliore, allora è uno schifo di coppia.
Ci sono anche persone che fanno figli per avere agevolazioni e congedi parentali, ma è triste. Conosco persone che hanno adottato un adolescente per avere agevolazioni, per poi rispedirlo in casa famiglia, quando non era più utile. Allucinante. Ma non stiamo parlando di queste persone, ma di persone normali, che hanno un reddito, ma non vogliono avere figli perché sono egoisti.
La famiglia del mulino bianco è difficile trovarla, alti e bassi ci sono in tutte le famiglie, ma in una buona famiglia i problemi si risolvono.
Cerchiamo, se possibile, di mettere un po’ d’ordine. Io so che per molte persone, soprattutto donne ma non solo, quello di aver figli è un desiderio impellente, che non si giustifica con motivazioni razionali ma da un fattore istintuale, da un desiderio di affetto e di prosecuzione di sé stessi che è più che legittimo; e tale desiderio è più che legittimo! Ciò che non riesco ad accettare è la tesi secondo cui le donne che vogliono figli sarebbero la quintessenza dell’altruismo e della generosità mentre gli uomini che non ne vogliono sarebbero degli egoisti, immaturi e eterni Peter Pan. Orbene: come ho appena detto, il desiderio di aver figli è un istinto, legittimo, nel quale la persona cerca – e trova – una propria soddisfazione, una propria realizzazione: affettiva, psicologica, biologica e quant’altro. Quindi, si ha il diritto al rispetto e alla comprensione massimi, ma cerchiamo, per cortesia, di non voler passare per delle Madri Terese di Calcutta.
E cerchiamo di non far passare per dei disgraziati dei mariti che magari si preoccupano perché si rendono conto che per campare bisogna lavorare in due, che non ci sono nonni o parenti vari dai quali farsi aiutare, che i servizi di aiuto o non ci sono o hanno prezzi esorbitanti, che seguire i bambini, fra scuola, attività extrascolastiche, salute e quant’altro, è diventato assai più impegnativo di un tempo. In passato un bambino poteva andare a scuola da solo, poteva stare in cortile a giocare, la sua gestione era molto meno impegnativa di quanto non lo sia ora. E se magari non hai un lavoro stabile, o non sei pagato quanto dovresti, far fronte alle numerose esigenze rischia di diventare assai difficile anche sul piano economico. Ebbene, c’è chi riesce, nonostante tutto ciò, a fare il salto nel buio e c’è chi si scoraggia. E io credo che anche quest’ultimo vada compreso, rispettato e magari dolcemente convinto, senza subire giudizi sommari da persone che la fortuna ha reso cieche.
Vorrei precisare che io ho due figlie, che quest’anno compiono 11 anni. Son lieto di averle avute, sia perché voglio loro tanto, tantissimo bene e mi danno tanta, tantissima gioia; e anche perché non ho conculcato il forte desiderio di maternità di mia moglie, rischiando di essere la causa della sua infelicità. Ma i problemi che ho enumerato nei miei precedenti contributi li avevo ben presenti e, ahimè, si son tutti realizzati, avendo come aggravante il fatto che: 1. Io son cieco, per cui a mia moglie ho potuto dare un aiuto pratico inferiore rispetto ad altri mariti; 2. Mio padre è anch’egli cieco, per cui dalla mia famiglia ho potuto avere aiuti sì, ma non così efficienti come nel caso di altri nonni; 3. Nella famiglia di mia moglie è rimasta solo la madre, che ha più di 80 anni e ha una salute malferma, nonché la sorella, con la quale però i rapporti non sono granché.
Ma Max, è ovvio quello che dici; laddove le difficoltà previste per il futuro sono oggettive non si discute. Ma il focus è incentrato su i non scarsi casi di quegli uomini, soprattutto, che non sono in grado di uscire dalla loro condizione di egocentrismo, spesso infantile, dove le ragioni sono solo soggettive. Certo che c’entra l’istinto in certi desideri, e meno male, perchè se non vogliamo iniziare un dibattito filosofico sullo scopo della nostra vita, l’unico che vedo sicuro mi pare proprio la riproduzione. Saranno pochi i casi se vuoi, ma un figlio che cresce in una famiglia, anche povera, e col mulini che è neri, ma che si ama, e che da questa è amato è quanto di meglio si può fare in un’esistenza, anche se il bambino fosse adottato. Lasciare un esempio di “amore” vero su questa terra, prima di andarsene, non ha niente che lo possa superare come valore umano. A mio parere, ovviamente.
Quindi l’avvento delle bimbe ha sottoposto la nostra coppia a fortissime scosse, che hanno determinato momenti di crisi gravissima da cui siamo sì usciti, ma con forti e indelebili ammaccature sia individuali sia, appunto, di coppia. Per cui, pur non pentendomi affatto della scelta fatta, ribadisco che le preoccupazioni che molti hanno, e che io stesso avevo, di fronte all’eventualità della genitorialità sono più che fondate e andrebbero guardate con rispetto e considerazione.
Questa distinzione egoisti/altruisti è veramente senza senso. Ogni desiderio personale è una forma di egoismo, serve a soddisfare una nostra esigenza, mancanza o a realizzare un nostro personalissimo ideale di vita. Le motivazioni per non avere figli possono essere infinite e non giudicabili; definire “uno schifo di coppia” chi sceglie di vivere la propria vita a due in un modo diverso lo trovo inaccettabile e riflesso di una mente limitata. Detto ciò, anch’io come Golem penso che avere un figlio sia potenzialmente l’avventura piú straordinaria si possa vivere, fermo restando che non ci si ritrovi impelagati per decisioni o forzature altrui.
Max, converrai con me che la tua condizione è imparagonabile a qualsiasi altra dove le contingenze negative possono essere cambiate, e che per questo le potenziali difficoltà erano facilmente prevedibili. Io stesso non ho avuto una famiglia d’origine perfetta, anzi, mio padre al culmine della crisi consigliò a me, suo figlio, di non fare figli nel caso mi fossi sposato. Di fatto, solo i nonni materni sono stati un esempio di amore reciproco durato sino alla morte. Ma ad oggi, di tutte le soddisfazione che posso aver avuto nella vita, nessuna supera quella che mi ha dato vedere crescere mia figlia, e oggi, adulta, godere della sua stima e del suo amore. Sono le mie “ragazze” che mi fanno sentire utile e importante in questa mia vita, e che le hanno dato un significato.
Chi si illude che ci si possa completare da soli, solo resterà in quel metaforico porto che ho richiamato nel post a Panegirico. Ma per quel timore di attraversare l’oceano della vita, si finisce per perdere emozioni che non hanno paragoni con quelle che si potranno mai avere nella rada di quel “porto sicuro”.
Golem, ho letto il tuo ultimo contributo e, dal momento che fai salva la comprensione per i casi particolari, in merito al discorso che fai a livello generale posso dire che sono d’accordo con te, nel senso che al giorno d’oggi sembra avere il sopravvento la superficialità, non solo nella questione figli, ma un po’ in tutte le materie che richiedono un certo impegno e una certa perseveranza. Quanto a Suzie e Trader, non dovrei pronunciarmi perché il vostro dissidio non dovrebbe riguardarmi, ma voglio bene a entrambi e quando le persone cui voglio bene non vanno d’accordo fra di loro, la cosa mi dispiace davvero. Ritengo che abbiate due diverse tipologie di mentalità e di intelligenza, entrambe legittime e da rispettare, entrambe in grado di dare molto al mondo che le circonda.
Certo Max, ma mi sembrava superfluo dover sottolineare che delle condizioni oggettivamente “difficili” siano escluse dalla questione. Persino in natura, la scarsità di cibo o l’affollamento territoriale, per dire, inibiscono la fertilità della femmina. Ma oggi le ragioni in ambito umano sono molto diverse, se non addirittura opposte, considerando che le zone poverissime esplodono di neonatalità e in quelle ricche è il contrario. Chiaramente i fattori culturali, sia cognitivi che intesi come “mores” indotti dalla “modernità”, specie nel mondo occidentale, hanno modificato il senso di una genitorialità adulta, sia negandola per timore delle future responsabilità e perdita della “libertà”, ma anche, come ha fatto notare Suzy, come ultima spiaggia di una realizzazione quantomeno soggettiva. Di fatto una vera consapevolezza di quello che comporta avere un figlio la si potrà avere solo scegliendo di averlo, accettandone TUTTI gli aspetti di impegno e dedizione che questo comporta. E, salvo sfortune nere, arriverà il compenso, che per me non ha eguali in questa vita.
Questo tizio evidentemente non era una persona molto completa, nonostante avesse moglie e figli:
https://www.ilgiorno.it/varese/cronaca/samarate-strage-movente-1.7642283
io invece sono un single senza prole, ho la stessa età dell’assassino, e non mi verrebbe mai in mente di fare una cosa del genere, cioè ammazzare qualcuno. Del resto non ne avrei motivo visto che, contrariamente a quanto afferma golem, sono felice e in pace con me stesso. E no, non mi sento incompleto, superficiale o carente in qualcosa perché non ho generato dei figli, sono molto più capace io di amare rispetto a tanti cosiddetti genitori che si vedono in giro. La mia esistenza è ricca di esperienze e di scoperte, la sento tutt’ altro che povera.
Forse bisognerebbe cominciare a ragionare un po’ meno per stereotipi e un po’ più partendo dal concetto che a questo mondo ognuno ha il “suo” cammino e non ci può essere una regola fissa che vale per tutti.
min.... Asterix, ma in che lingua devo scrivere che la “singletudine” non esclude la felicità, o meglio, la serenità. Io sono stato sia single che sposato con prole, e sarò stato anche fortunato nel trovare la donna giusta, che mi ha dato una figlia la quale mi ha reso padre nel più ampio e completo dei sensi. Ma tu giudichi da un solo punto di vista ed esperienza, io da due, e posso assicurarti che non c’è paragone tra le due felicità o serenità comunque le chiami. Ti è chiaro mò?
Poi, a proposito di stereotipi banali, che ci siano in giro spostati che sterminano la famiglia non significa necessariamente che sia stata la famiglia a renderli tali, ma soprattutto la loro condizione mentale ed emotiva, che in qualunque situazione della vita fosse applicata quasi certamente darebbe risultati da spostati. Pure da single, pensa.
Golem tu non puoi fare paragoni, perché c’è chi è più felice in coppia che da single e allo stesso modo c’è chi è più felice da single per una serie di ragioni. Forse non leggi bene i commenti, o non riesci a capirne il significato. RIPETO: non c’è una regola fissa che valga per tutti, quindi stabilire principi assoluti in questo caso è solo un tentativo di autocelebrarsi e niente di più. Poi mica ho detto che quel tizio è diventato uno spostato a causa della famiglia, ho solo voluto far capire che non necessariamente è la famiglia a risolvere magicamente tutti i problemi di un individuo come tu invece continui a ripetere. E’ più chiaro adesso?
I paragoni li fai tu Asterix, visto che citi il tuo caso rispetto ad altri che non conosci. Perchè tu non hai provato le sensazioni che ho provato io, mentre io quelle che descrivi tu le ho provate. Quindi logica vuole che se non sai cosa significa essere padre in un certo modo, devi accettare il fatto che NON puoi esprimere un giudizio completo sul merito della questione. A proposito di capire un testo.
Quanto a dire che basti una famiglia per risolvere tutti i problemi di un individuo, questa è una conclusione che trai tu, non io che ho solo detto quali siano le gioie di una paternità accettata e ben vissuta, e che il tizio era spostato di suo a prescindere che fosse sposato o meno. Quindi se non vale la mia citazione di risposta, ancora meno vale la tua con quell’esempio superfluo, non trovi?
Caro MAX, ti ringrazio. Ho molta stima di te, sei una persona di gran cuore ed equilibrata. È un piacere leggere i tuoi commenti, orientati al confronto e mai alla provocazione. Suzanne per l’ennesima volta mi ha provocato, io mi sono giustamente limitato a risponderle. Avrà avuto una brutta giornata, ma quell’accusa se la poteva risparmiare. È il colmo essere accusati di limitatezza da Suzanne Casa e Chiesa, tra noi c’è una differenza di quantità di esperienze e di percorsi di vita notevoli.
Non ce l’ho con lei, anzi, spesso mi trovo d’accordo con le sue idee e ritengo che ognuno può imparare qualcosa dall’altro. È intelligente, colta, ha delle conoscenze e fa osservazioni interessanti. Il tuo giudizio su noi è corretto.
ASTERIX:”sono felice e in pace con me stesso. E no, non mi sento incompleto, superficiale o carente in qualcosa…”
Non è facile autogiudicarsi. Difficilmente si riconoscono i propri difetti. C’è chi si reputa un genio, ma ha conseguito a stento la terza media. Quello che crede di essere un latin lover, ma non batte chiodo.
Asterix, sei veramente ciò che credi di essere? La descrizione che fai di te stesso dimostra solo una grande autostima. Felicemente single? Ahi! Una conoscente riconobbe francamente di stare bene da sola perché era egoista. Essere felici da soli è segno di egoismo, quindi il primo elemento non depone a tuo favore. Analizziamo come vivi, per capire se sei un egoista, un meschino o una persona generosa e altruista. Fai volontariato, offerte per i poveri, che gesti di altruismo fai?
Golem ma che cavolo ne sai di quello che ho provato o non ho provato? Magari in coppia ci sono stato invece, e ho capito che quella vita non fa per me. Il discorso figli è complesso, ne parli come se si trattasse di un test, di una prova che uno fa per vedere se ne esce vincente. Ma stiamo scherzando? Un bambino è una cosa seria, la sua nascita cambia tutta la tua vita, e se fin dall’inizio intuisci che quel tipo di responsabilità non fa per te, desistere è solo la cosa più saggia. Ma tu evidentemente nella tua boria non ci arrivi. Una paternità accettata e ben vissuta, per l’appunto. Qui invece si parlava di una donna che vorrebbe imporla al suo compagno il che è ben diverso.
Asterix, per quanto belle siano le tue esperienze e felice la tua esistenza, non ti capita di pensare ogni tanto che sei un vicolo cieco genetico? Insomma, se sei vivo e felice di esserlo, è solo perché TUTTI quelli che ti hanno preceduto hanno messo al mondo nuova vita. Tu stai mettendo la parola fine a quella sequenza,per l’eternità. Oh, io sto come te,eh…
“Golem ma che cavolo ne sai di quello che ho provato o non ho provato?…”, posso non saperlo, ovvio, ma so per certo che non sei mai diventato padre, quindi so che sei tu che NON puoi sapere, al contrario di chi “un certo padre” lo è diventato. Poi: “Un bambino è una cosa seria, la sua nascita cambia tutta la tua vita…”. Appunto, è una cosa seria e la serietà si addice agli adulti.
Caro Asterix, ma non è più facile ammettere che ti ha dato fastidio il mio richiamare un “certo rifiuto” come sindrome di Peter Pan? Non c’è niente di male a voler restare adolescenti e senza responsabilità, solo che non si può. È solo un’illusione che presto o tardi ti presenterà il conto della tua scelta distopica, anche solo come ” chissa se…”.
Già il fatto che mi preoccupo di più del benessere di un ipotetico nascituro piuttosto che della mia prosecuzione genetica, denota che non sono un egoista. A figliare sono capaci tutti, è allevare un figlio nel modo migliore che è un po’ più complicato. Per rispondere a Trader: so chi sono e non devo dar conto a te. Non do corda a qualsiasi rompiscatole mi si presenti, questo non fa di me una persona abominevole. Fare volontariato o fare dei figli non significa di per sé che si è persone altruiste e generose. Ci sono persone che si dedicano a queste cose ma è solo una facciata, in realtà dentro di loro sono orribili. E la carità se si fa non si sbandiera. Comunque non credo che questo sia un processo nei miei riguardi per stabilire se sono buono o cattivo, innocente o colpevole. E siccome penso che i processi si debbano affrontare in un tribunale, abbandono la discussione. Saluti a tutti.
“Già il fatto che mi preoccupo di più del benessere di un ipotetico nascituro piuttosto che della mia prosecuzione genetica, denota che non sono un egoista…”
Ma dai Asterix, prima hai scritto che non sei portato, mo invece tu preoccupi del futuro baby. Il fatto è che hai fifa, come tanti, per carità, ma la vuoi mettere su un altro piano. Sii sincero con te stesso, che qui di gente che si fa i castelli dei sogni ne abbiamo a sufficienza. Comunque sì, è vero che ci sono persone abominevoli che fanno figli e volontariato, ma non si sta parlando di questi.
La questione è complessa e credo che qui la si stia trattando in termini troppo riduttivi. Il discorso di Golem è condivisibile ma non tiene conto di un fattore preponderante: e cioè che il fatto che esista da qualche parte la persona giusta per ognuno di noi è un mito romantico, non corrisponde al vero. Non tutti siamo destinati all’ amore duraturo e questo va in qualche modo accettato. Escludendo i casi di pochi fortunati, che hanno la possibilità di stare con la persona dei loro sogni, cioè quella che risponde a tutti i loro standard ( estetici, caratteriali, socioeconomici, ecc… ) la stragrande maggioranza deve invece accontentarsi, cioè ripiegare su un compromesso tra quelle che sono le sue aspettative in un partner e quello che effettivamente può ottenere. In questa grande massa c’è chi – comprensibilmente – non è disposto ad accontentarsi e adattarsi e preferisce restare solo/a, ma non credo che si possa fargliene una colpa e mi sembra anzi una scelta preferibile rispetto a
quella di chi si accasa perché pensa che lo deve fare, per poi diventare un marito/una moglie infelice e di conseguenza un genitore frustrato. Conosco anche persone affascinanti e che hanno quindi molta scelta, che comunque preferiscono rimanere single. Non possiamo entrare nel merito delle ragioni altrui, perché appunto ognuno ha un suo percorso. Poi si, è vero che abbiamo questo istinto ancestrale di proseguire la nostra specie, ma come giustamente diceva Asterix, umanamente è opportuno anteporre le questioni razionali quando si tratta di dar luce a una nuova vita.
Asterix non preoccuparti, si capisce che non sei un egoista e non hai nulla per cui doverti rimproverare. Purtroppo le persone tendono subito a giudicare se non rientri nei loro schemi.
Asterix, ti ho solo fatto una domanda, non un processo in tribunale. Domanda che evidentemente è scomoda. Dalla tua risposta stizzita, si capisce che ho colto nel segno. Abbiamo capito che non fai niente per nessuno. Sei egoista. Scappa, scappa.
Asterix: “Un bambino è una cosa seria, la sua nascita cambia tutta la tua vita, se fin dall’inizio intuisci che quel tipo di responsabilità non fa per te, desistere è solo la cosa più saggia”
Tradotto: se non hai voglia di dedicarti ad un bambino, perché sei troppo egoista o sei un incapace, meglio non farlo. Vero, Asterix. Dunque hai capito da solo che sei troppo egoista per avere un bambino.
“Già il fatto che mi preoccupo di più del benessere di un ipotetico nascituro…”
In altre parole, hai deciso di non fare un figlio perché non te ne frega niente. L’hai rigirata in una maniera, che il tuo menefreghismo per te in realtà è un gesto responsabile verso un bambino che non esiste. Sento stridere gli specchi.