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Dopo 6 anni di relazione lui non vuole figli

di monica1988

Riferimento alla lettera: Buongiorno a tutti! Scrivo perché sono in uno stato totale di confusione.. ho 34 anni e sto con il mio compagno da 6. Ad oggi io vorrei un figlio, ma lui non se la sente, non ha proprio la minima idea di fare questo passo. Non so più cosa fare,...
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163 commenti

Pagine: 1 2 3 4

  • 51
    panegirico -

    Intanto mi sembra che in questa epoca la vita il conto lo stia presentando sopratutto a chi i figli decide di farli, poi che significa mancanza di responsabilità? Anche chi non ha una famiglia ha comunque le sue responsabilità: il lavoro, le scandenze, l’affitto o il mutuo da pagare, ecc…
    Golem i tuoi discorsi non hanno senso oltre che essere intrisi di nauseante moralismo.

  • 52
    Golem -

    Panegì, se anche tu vuoi nascondere le tue paure dietro i panegirici che fai, hai incontrato la persona sbagliata. Dire che i miei discorsi non hanno senso senza spiegare il perchè, la dice lunga sulla tua qualità di argomentare seriamente. Da sempre la vita non ha certezze, e una volta ne aveva ancora meno, eppure si viveva, si facevano progetti, spesso si sopravviveva, ma si andava avanti. Il moralismo semmai lo fai tu e i tuoi compari di pavidità, che vi accontentate di campare senza infamia e senza lode, e vi trovate scuse banali per farvi la ragione che vi piace.
    Poi che significa che anche chi non ha una famiglia ha le sue responsabilità, il lavoro, le scadenze, l’affitto, il mutuo; e allora, forse chi ha famiglia ne è esente? Magari ha solo più coraggio e fiducia nel futuro, e il futuro può essere solo un figlio. E poi, quale sarebbe il conto che questo momento storico sta presentando a chi i figli decide di farli? Tu dai fiato alle corde vocali senza sapere quello che esce, perchè se conoscessi i momenti storici sapresti che non siamo MAI stati meglio di oggi》

  • 53
    Golem -

    》I miei nonni hanno fatto una guerra, e hanno mantenuto in due 12 figli, alcuni importantissimi nella mia vita; mio padre ne ha fatto un’altra, ha fatto due figli ed è emigrato dal sud per mantenere da solo la famiglia, e pur non essendo stato un padre molto presente non mi ha demotivato nella accettazione della paternità. Come ho detto ad Asterix, è soprattutto la paura che vi frena e non la riflessione sulla durezza dei tempi, che come ho detto non sono mai stati più “relativamente” sicuri di questi. Quindi, tu che non saresti un moralista, fammi un elenco delle TUE vere ragioni, e vedrai che ti applaudo, ma piantala di tirare fuori ragionamenti da ascensore sull’argomento. Te lo ripeto, non sono la persona adatta. Ciavio.
    ÷÷÷
    Viola, in un mio post ho premesso che la condizione di base per fare un figlio è quella di trovare la persona giusta, che al contrario di quanto sostieni esiste. Ed è giusta non tanto per le ragioni che hai citato, che spesso cambiano col tempo, ma soprattutto perchè è quella pronta a VOLERE un futuro con noi. Col cuore e con la testa.

  • 54
    senzaparole -

    premesso che i figli vanno fatti se ci sono tutte le condizioni necessarie al loro sostentamento e lala loro educazione e serenità, mi viene da chiedere cosa si intenda per istinto di procreazione?
    cosa vuol dire istinto a diventare mamma o papà?!
    faccio fatica ad inquadrarlo nella società attuale.

  • 55
    Max -

    Golem, assodato che l’atteggiamento di ottimismo e speranza è sempre preferibile rispetto al suo opposto, contrariamente a te, io credo che al giorno d’oggi i motivi per guardare al futuro con ottimismo sono assai pochi. Io credo di essere più giovane di te (ho 55 anni), ma credo che se è vero che negli scorsi secoli e millenni l’umanità stava peggio di adesso, altrettanto vero è che la generazione del dopoguerra ha vissuto un benessere e una sicurezza che sembra si stiano inesorabilmente sfaldando. Fino a qualche anno fa, era più facile trovare un lavoro e dopo un inizio precario era più facile addivenire a soluzioni più stabili. Questo permetteva di fare un minimo di programmazione futura sia per sé stessi che per eventuali figli. Ora invece il lavoro o non si trova, oppure si trova ma in forme assai più precarie, nonostante magari si siano fatti studi impegnativi e ben qualificanti. Certo, in un modo o nell’altro a sopravvivere si riesce, di fame non si muore, ma finisce lì.

  • 56
    Max -

    Per assumere delle decisioni impegnative uno ha bisogno di poter guardare al futuro con una certa sicurezza e di non doversi ogni volta domandare: l’anno prossimo lavorerò sì o no? E dove lavorerò? Potrò restare unito alla mia famiglia o dovrò separarmene per fare il “migrante” eterno? Potrò comprare una casa, farmi un’idea delle scuole in cui manderò questi benedetti figli? A ciò si aggiunga che le esigenze, rispetto al passato, sono molto aumentate e è diventato assai difficile separare il necessario dal superfluo (Prova a pensare a quanto costano e impegnano sport, feste varie ecc. che, oggi più che in passato, i figli debbono per forza avere). E che dire della ricomparsa delle pandemie, che sembravano un lontano ricordo? E di una guerra che rischia di scolvongere l’Europa e l’intero pianeta, ipotesi, anche questa, fino a ieri fantascientifica? Insomma, chi, prima di mettere al mondo un figlio in queste condizioni, ci pensa seriamente, una sua parte di ragione ce l’ha.

  • 57
    Golem -

    Caro Max, non sono un millenian ovviamente, ma un baby boomer, quindi ho già percorso un bel tratto di strada, ma del passato rimpiango solo l’innocenza dell’infanzia, vissuta al Sud, circondato da una grande quanto modesta famiglia fatta di nonni e zii che mi riempivano di affetto. Il resto è stata una lotta continua, seppure -e non è poco, lo ammetto- con il lavoro che non mi è mancato mai. Ma sono partito da sottozero, in un Nord dove all’epoca si era poco più che immigrati nordafricani, riuscendo con non poca fatica a farmi una posizione studiando di sera o mentre lavoravo. Posso immaginare che i nostri figli vivano un’involuzione socio economica, si vede, abituati peraltro a un benessere acquisito da noi genitori, dove mia figlia -laureata e ancora precaria al momento- da quando ha 20 anni ha una sua abitazione acquistata in contanti da mamma e papà, cosa che io ho dovuto attendere oltre i 30 anni e con un mutuo di 15. L’ottimismo a cui penso si chiama volontà, ed è solo con questa che si affrontano tutte le realtà della vita. E si superano, con o senza figli.

  • 58
    senzaparole -

    crescere 12 figli 80 anni fa è identico a crescerli oggi… sisi come no.. mi viene da ridere.
    mio nonno erano in 10 credo ma si passavano gli abiti usati e le scarpe rotte e mangiavano un po’ di pane e frutta per merenda e al pomeriggio dopo scuola andavano a lavorare nel pollaio.. uguale ad oggi proprio!! ma siamo seri.

  • 59
    rossana -

    senzaparole,
    si è tutti, sempre, moooltooo seri, soprattutto… con sé stessi. 🙂

    In particolare quando si pensa che ci sia un solo modo giusto di pensare e di vivere: il proprio!

    Trader,
    scusa se mi permetto di dissentire in merito alla possibilità di dialogo su un sito online.

    Nella migliore delle ipotesi è uno specchio da sfruttare per chiarirsi le idee nel confrontarle con quelle altrui; nella peggiore, la più frequente, un esercizio dialettico per aver l’ultima parola, in modo da auto-convincersi di essere insuperabilmente perfetti!

    Nessuno cambia le sue opinioni nel considerare quanto possano essere migliori quelle di altri! Sarebbe pure poco apprezzabile se così non fosse…

  • 60
    Acqua -

    La verità è che una volta ci si sacrificava per mantenere i figli e questi essendo spesso numerosi non crescevano con le pretese e le ambizioni dei giovani di oggi. Ai nostri giorni invece i genitori vogliono mantenere la loro vita e i loro spazi, ma, probabilmente per senso di colpa, sono portati ad accontentare in tutto per tutto i desideri dei figli col risultato che i figli non devono più impegnarsi e lottare (o almeno non come nel passato) per il loro benessere e realizzazione. Onestamente non credo sia una questione di “giusto” o “sbagliato”. Non è positivo né “sacrificarsi” per i figli, né evitare di diventare genitori per paura di perdere la propria libertà/individualità. La volontà di non procreare può prevalere o meno sull’istinto di riproduzione a seconda delle proprie esperienze personali e dei progetti e desideri maturati da ciascuno.

  • 61
    Golem -

    Vabbè, uno invece che si chiama “cinzio” è da prendere sul serio? Cinzio, ma si può? Almeno Mariso.
    ÷÷÷
    “si è tutti, sempre, moooltooo seri, soprattutto… con sé stessi. 🙂, in particolare quando si pensa che ci sia un solo modo giusto di pensare e di vivere: il proprio!”

    Invece uno deve vivere pensando che sia giusto quello degli altri? È ovvio che se si è convinti che la propria “ueiforlaif” sia “giusta”…lo è, e questo vale per tutti. Scoppiano le guerre proprio per quelle ragioni, vedi l’ultima, e “avoja” pensare che questo modo di vedere le cose sia sbagliato. Lo sarà, ma tutti siamo così bene o male, da Hitler a Ghandy e da Putin a Madre Teresa, e anche tu lo sei, e la tua nota lo dimostra. Per esempio, se non fossi convinta che la tua sia quella “più giusta”, non ti infastidirebbe che ci sia chi pensa lo stesso della propria. È elementare o no?

  • 62
    Golem -

    Certo Acqua, ma io credo che specie in ambito maschile prevalga insicurezza e la paura del futuro, che più o meno abbiamo tutti, ma che oggi mi appare più viva che mai nel maschio, secondo me. Avevo già notato una certa “inerzia” maschile all’università, fatta in età matura con studenti che erano di una generazione e mezza più giovani di me. Tralasciando le assenti dimostrazioni di quel goffo machismo dei miei tempi, con certe studentesse di Architettura belle come un fiore, non emergeva nessun elemento maschile che dimostrasse carisma o una personalità “importante”, al contrario delle ragazze che brillavano molto di più. La dimostrazione la ebbi quando, cooptato come cultore della materia, mi occupavo anche dei viaggi di studio, e per questi chiedevo si presentasse un “responsabile” del gruppo per le comunicazioni del caso. Bè, su 23 viaggi si sono offerte solo ragazze come capo gruppo, non un solo maschio. Menefreghismo? Forse, ma a me dice molto sul passato di quei ragazzi e moltissimo sul loro futuro.
    P.S. mi sono laureato con tre ragazze non a caso.

  • 63
    Trader -

    Rossana, forse sarò un caso raro, ma a me giova molto confrontarmi, di persona nella vita fisica o sui forum. Soprattutto Indymedia mi arricchì molto, facendomi cambiare mentalità e, di conseguenza, modo di vivere! Ho cambiato varie idee leggendo le posizioni di altri utenti, che la pensavano diversamente da me. Riguardo alcuni argomenti, se tu leggessi i primi commenti che scrivevo su Indy, diresti che non posso averli scritti io. Assolutamente convinto di avere ragione a pensare “bianco”, avevo toni categorici nei confronti di chi pensava “nero”. Dopo qualche tempo ho pensato che la visione “nero” era corretta.

    GOLEM: “non siamo MAI stati meglio di oggi”
    Anch’io lo penso, tanto che definisco questo periodo storico “l’età dell’oro”, almeno per i paesi occidentali. Se non è questo il momento di fare figli, quale lo è stato, nella storia dell’umanità? È vero che non si può prevedere il futuro, questa guerra ci ha colti di sorpresa e non possiamo prevederne gli…

  • 64
    Trader -

    andamenti futuri. Ma allora non ci sarebbe mai stato nella storia un momento per fare figli.
    Tralasciando alcuni problemi, come il rischio di questa guerra e dei suoi effetti, che mi stanno terrorizzando, le altre paure sono esagerate. Se le condizioni di vita generali fossero leggermente più modeste, i figli non soffrirebbero. Si vive felici anche senza la play station e le vacanze ai Caraibi.

  • 65
    Viola -

    Sono d’ accordo con Max, oggi rispetto a una volta abbiamo più lussi a nostra disposizione e sono aumentate le esigenze delle persone, ma si tratta di un benessere solo apparente. In realtà manca tutta una serie di fattori che favoriscono la coppia e la famiglia stabile. Per non parlare di quello che è successo negli ultimi due anni, che ha rimesso in discussione tutti i nostri precedenti progetti a lungo termine.
    Golem certo, esiste da qualche parte una persona che vorrebbe stare con noi in tutto e per tutto. Ma che succede se siamo noi a non voler stare con quella persona? Se a qualcuno bastasse amarci e desiderarci per essere “quello giusto”, il problema non esisterebbe per nessuno o quasi. Se hai letto bene tutto il mio post io ho parlato di requisiti che deve avere una persona per piacerci, e non tutti quelli che ci corteggiano possiedono quei requisiti.

  • 66
    Viola -

    Per quanto mi riguarda se manca l’attrazione non può cominciare una relazione che mi condurrà a un impegno per la vita, e anche una relazione seria già iniziata non può continuare se strada facendo noto nell’ altro aspetti preoccupanti della sua personalità. Tu inoltre parli di un periodo ( quello dei tuoi genitori e dei tuoi nonni ) in cui non esisteva la possibilità di divorziare ( ben che meno per futili motivi come succede oggi ), c’era più stabilità nei rapporti tra le persone e a livello generale, di figli se ne facevano molti perché servivano braccia in campagna e manodopera nelle fabbriche. Poi diciamolo molte ragazze si sposavano e facevano figli perché costrette dalla società, per loro non c’era alternativa. Oggi tutto questo per fortuna non esiste più, c’è più libertà ma i rapporti tra le persone così come la nascita di un figlio sono diventati una grande incognita, che non tutti si sentono di affrontare e non penso sia questione di vigliaccheria.

  • 67
    Golem -

    Viola, oggi su FB ho letto questo messaggio di una mia giovane amica alla quale ho fatto gli auguri di compleanno: “33 anni! 🥂🥳🎈…e un sacco di cose che ancora devo capire di questa vita! Ogni 9 maggio che passa è differente da quello prima ma una cosa l’ho imparata: la felicità non capita, la si conquista perchè è una scelta… e la gratitudine è il paio di occhiali attraverso cui ci è più chiaro riconoscerla!
    Grazie a chi oggi mi ha pensata! 💕”.
    Il messaggio era accompagnato dall’immagine di lei sorridente e felice con suo marito e i suoi due bambini.
    Mi ha fatto molto piacere che senza volerlo mi abbia confermato un principio in cui credo fermamente e che qui ha caratterizzato un “vivace”, diciamo, dibattito durato sino a qualche tempo fa. Insomma l’amore è la felicità, e ciò che ne nasce, figli compresi, non sono un regalo della vita, ma vanno “voluti” e costruiti nel tempo.
    È evidente che si parte dall’attrazione reciproca, ma è il “dopo” che va scelto. Personalmente posso ritenermi fortunato》

  • 68
    Golem -

    》perchè ho trovato la persona giusta e credo che lo stesso valga per lei, ma se si è deciso di fare una figlia, non è tanto per l’attrazione iniziale, che negli anni e cambiata per ovvi motivi, ma per l’intesa costruita e i risultati di quella “scelta” di amarci, anche durante le inevitabili crisi che hanno caratterizzato il rapporto.
    Mi sembra ovvio che qualunque eccezione a certe regole non possa dare nessun risultato di crescita della coppia, come quella che citi, quando parli di chi ti vuole ma che tu non vuoi, e capisco anche che nella maggior parte dei casi le eccezioni superano quella che dovrebbe essere la norma. Ma spesso si preferisce dare la colpa di certe rinunce o insuccessi a fattori esterni che, in modi diversi se vogliamo, sono sempre stati presenti nella vita delle persone.
    Certo, oggi le lusinghe della modernità sono tante, ma come ho detto, nella mia ormai lunga vita nulla è paragonabile alla gioia di vedere crescere mia figlia. E quel sorriso della mia giovane amica mi dice che la stessa cosa la pensa anche lei, e ci è arrivata pure prima di me.

  • 69
    panegirico -

    Quindi riassumendo: per golem avere una forte personalità significa:
    1.Fare figli
    2.Essere rappresentanti di classe
    3.Pensarla come lui
    Tutte le altre banalità che ha scritto non le commento neanche, sono cose talmente insulse e favoleggianti che ci si imbarazza per lui.

  • 70
    Viola -

    Golem è molto bello quel messaggio su fb, ma se quello che vi è scritto è vero quella tua amica era felice ANCHE PRIMA di sposarsi, mi spiego meglio: per lei quel matrimonio, e i figli che ne sono conseguiti, rappresentano un valore aggiunto alla sua vita, non un qualcosa a cui si è aggrappata per riempire i suoi vuoti o per conformarsi a uno standard sociale. Le persone che invece sono in qualche modo intrappolate in un legame vincolante di cui in realtà vorrebbero fare a meno, difficilmente sprizzano quella gioia espressa in quel post.
    Quindi non sono la coppia o la famiglia in se a rendere felici, ma i giusti presupposti su cui impostare la propria esistenza. Primo fra tutti, il riuscire a stare bene prima di tutto con se stessi, cioè da soli.
    Tieni presente comunque che molta gente pubblica la sua vita sui social millantando un benessere che in realtà non ha. Sicuramente non è il caso di questa tua amica, ma certe cose è sempre meglio non prenderle per oro colato.

  • 71
    Golem -

    Ma certo Viola, io quella ragazza l’ho conosciuta che avrà avuto 21 o 22 anni, come studentessa di architettura, ed era solare e ridente già allora, ma quello che mi colpì era la sua semplicità che credo abbia trasferito nelle sue scelte di vita. È sottinteso che certe scelte non dovrebbero essere dei tappabuchi, ma so anche quanto sia difficile prendere decisioni senza avere esperienza, che nel caso di quella ragazza penso sia stata presa da esempi famigliari. Io invece ho imparato molto più da mia moglie che dalla miei genitori, perchè lei ha a sua volta un carattere solare e positivo. Ma resta il fatto che la vita andrebbe andrebbe presa con gioia, e per me i figli sono una gioia, e attenzione, ce la siamo cavata da soli nell’allevarla, perché non c’erano nonni a portata di mano. Non credo che la felicità di quella ragazza fosse millantata, lo si vedeva da quel sorriso. Sempre uguale dopo tanti anni.
    ÷÷÷
    Panegì, tu di quello che si scrive ci “leggi” solo quello che ti pare, e ti cerchi scuse per confortare le tue paure. Sei uno facile da capire.

  • 72
    Trader -

    Viola, in altre parole dici che una persona, che vuole farsi una famiglia, è felice uguale anche senza di essa. Insomma, la realizzazione della famiglia è ininfluente, neutra, non conta niente per essere felici. Invece di “i soldi non fanno la felicità” scopriamo che “i figli e la famiglia non fanno la felicità”. Non è vero, per un semplice, banalissimo ragionamento: sei più contenta se hai ciò che desideri, non se non lo hai. Se una persona desidera avere un partner e dei figli, sarà felice di averli, piuttosto che restare da sola. Un “valore aggiunto”, come definisci tu la famiglia mutuando un termine dall’economia, rende soddisfatta e contenta una persona, non è un elemento ininfluente. Se invece consideriamo il PIL, che è valore aggiunto (tanto che uno dei metodi per calcolarli si chiama “metodo del valore aggiunto”), da solo non è sufficiente per determinare il benessere di un paese. Bisogna considerare anche altri indicatori. In economia, insomma, è come dici tu: il PIL…

  • 73
    Trader -

    non fa la felicità. Ma il tema discusso non rientra nell’àmbito economico, perciò, Viola, le tue affermazioni non hanno senso.
    Ovviamente non avrai un matrimonio felice se devi sposarti perché tua zia ti chiede quando ti trovi un ragazzo/a o perché sei rimasta incinta per sbaglio (se sei uomo, se hai messo incinta la ragazza per sbaglio). Inoltre devi scegliere la persona giusta. Conosco donne che, non trovando l’uomo giusto, prima che fosse troppo tardi, hanno raccattato il primo uomo che hanno trovato per fare un figlio. Non sono i presupposti per una famiglia riuscita.

    “molta gente pubblica la sua vita sui social millantando un benessere che in realtà non ha. Sicuramente non è il caso di questa tua amica, ma certe cose è sempre meglio non prenderle per oro colato”

    Ecco, visto che sicuramente non è il caso dell’amica di Golem, è inutile insinuare dubbi sulla sincerità della sua gioia espressa su fb.

  • 74
    rossana -

    Viola,
    concordo con:

    – “si tratta di un benessere solo apparente. In realtà manca tutta una serie di fattori che favoriscono la coppia e la famiglia stabile”

    – “anche una relazione seria già iniziata non può continuare se strada facendo noto nell’altro aspetti preoccupanti della sua personalità”

    – “molta gente pubblica la sua vita sui social millantando un benessere che in realtà non ha”.

    Fino a chi si è sposato una cinquantina di anni fa, la famiglia si è spesso retta sull’abnegazione sacrificale della donna (scontata prosecuzione dello spirito altruistico religioso della sindrome ancora in auge della “crocerossina”). Ora, invece, mi sa che se vuole vivere in coppia sia l’uomo a doversi impegnare molto di più, persino a letto. Nell’ottica attuale di famiglia/separazione/divorzio non ci si dovrebbe quindi stupire se sia il maschio il più esitante a porsi più di un cappio al collo.

    Piacevole la lettura dei tuoi post e di quelli di alcuni altri utenti moderati, che mi suscitano bei ricordi…

  • 75
    senzaparole -

    non vi rendete conto che non è più un mondo fatto di famiglia matrimonio e figli.. queste cose andavano bene nel 900.. siamo in un’altra ERA!!
    tutti quelli che conosco con figli e matrimoni si vede lontano un km che se potessero cancellerebbero tutto.. però la causa principale non sono i soldi pochi o il lavoro precario e mal pagato ma la società attuale.
    studiate un po’.

  • 76
    Golem -

    E cioè? In che senso la colpa è, o sarebbe, della “società attuale”. Diccelo, facce sapè, tu che lo sai.

  • 77
    Trader -

    Senza parole, anch’io come GOLEM mi sono chiesto cosa significa che la colpa dell’infelicità di chi è sposato e ha ha figli non sono il partner e i figli, ma la “società”. Spiega meglio.
    Tra l’altro, io non ho notato che chi è single sia sorridente e chi è sposato sia imbronciato. Perché se ciò che dici fosse vero, chi è single dovrebbe essere felice.

    “studiate un po’”
    Nemmeno tra i libri di sociologia ho trovato ricerche che mostrano una correlazione tra matrimonio e tristezza e dimostrano un nesso causale non tra queste due variabili, bensì tra l’individuo sposato e la “società” che rende tristi gli individui sposati. Mah!

  • 78
    Viola -

    Golem, a volte le persone sorridono ma dentro di loro hanno molti tormenti. Anzi sono proprio coloro che soffrono di più a millantare gioia e felicità all’ esterno, mentre chi appare depresso e si lamenta sempre, spesso il più delle volte non ha mai avuto problemi veri. Comunque ripeto, non voglio assolutamente dire che sia il caso di questa tua amica.

    Trader sei molto aggressivo, travisi le mie parole oppure di tutto quello che ho scritto non ne hai compreso il significato. Evidentemente con te sono andata senza volerlo a toccare dei punti dolenti..

    Rossana grazie per il tuo feedback. Si sono d’accordo con te, prima le unioni di coppia si reggevano sopratutto sull’abnegazione e sul sacrificio della donna, perchè quest’ultima se non si accasava subiva l’onta della vergogna sociale e si sentiva quindi costretta a sopportare.

    Anch’io come senzaparole vedo molti più single felici rispetto a quelli che sono accoppiati.

  • 79
    Trader -

    Viola, ricordi il comportamento della volpe e l’uva.
    Vedo che continui ad insinuare che che l’amica di Golem millanti falsamente felicità su fb. Tiri il sasso e nascondi la mano, perché poi aggiungi che non è il suo caso. Complimenti per il viscidume.
    Con me non hai toccato nessun tasto dolente, probabilmente è il contrario, noi ti abbiamo toccato un tasto dolente. Abbiamo qualcosa che tu non hai e lo abbiamo per nostra scelta. Se vuoi credere che tutti coloro che hanno un partner siano tristi e tu no, fallo pure, ti aiuterà ad affrontare la tua solitudine. Già la dice lunga il fatto che conti il numero di single e sposati felici e tristi (stabilendo tu quale sia il livello di felicità delle persone osservate, cioè misuri arbitrariamente un aspetto intimo di una persona!). Guarda quanti incel rancorosi ci sono qua, piuttosto. Non mi è mai passato per la testa di fare calcoli di questo tipo, visto che vivo in pace con me stesso. Eppure faccio tanti calcoli sui dati dei mercati finanziari.
    Ciao volpe….Ehm, Viola.

  • 80
    Golem -

    Viola, se è per questo in circolazione si possono trovare tutte le tipologie di “fingitori” , persino qui ne abbiamo di specializzati in ogni genere di categoria, ma è abbastanza ovvio che esiste anche chi è realmente sereno, appagato e persino felice. Cercare di trovare a tutti i costi una “ragione” per giustificare la propria condizione, qualunque essa sia, è solo un modo per darsi una scusa per non sforzarsi di cercare una soluzione.
    Questo forum ha visto avvicendarsi centinaia di lacrimosi “patenti”, che pietivano l’altrui compassione, e ancora qualcuno si attarda a farlo su thread che durano da decenni o utilizzando mezzi diversi per richiamare l’attenzione.
    Comunque, per restare in tema coppia, famiglia e affini, sì, c’è gente che finge e per le più svariate ragioni, ma c’è anche chi è sinceramente sereno, e ripeto, persino felice, sia in coppia che solo. Forse faranno meno clamore dei “flagellanti” di professione, ma esistono. Quindi la serenita felice, o la felicità sereno, come vuoi, sono condizioni “possibili”, che si può scegliere di raggiungere.

  • 81
    rossana -

    Viola,
    dalla mia esperienza di vita, è con piacere che sono quasi costretta, ancora una volta, a concordare: “sono proprio coloro che soffrono di più a millantare gioia e felicità all’esterno, mentre chi appare depresso e si lamenta sempre, spesso il più delle volte non ha mai avuto problemi veri.”

    Ho conosciuto una sola persona sempre entusiasta di tutto e soprattutto di sé stessa, scoprendo in seguito che questa piacevole, e a tratti esasperante, attitudine esistenziale derivava molto probabilmente da un raro disturbo di personalità.

    Per tutti gli altri, alti e bassi, a seconda dei momenti, non sempre resi palesi a tutti. Nella migliore delle ipotesi: serenità, raggiunta attraverso impegno e frequenti errori di percorso.

    Mi piacerebbe conoscere la tua età ma non sentirti in dovere di soddisfare la mia curiosità.

  • 82
    senzaparole -

    ascoltate io credo veramente che come su altri argomenti dell’era moderna, si sia arrivati ad un eterna diatriba tra 2 fazioni.. ognuno con le sue idee giuste o non giuste e non discuto.
    Ma basterebbe studiare l’evoluzione delle società dell’economia dei media degli ultimi 70 anni per capire che tutto è cambiato e far finta di niente rimanendo su battaglie di idee personali non porti a nulla.
    Quindi se uno crede che nel 2022 si possa fare ciò che si faceva 50 anni fa no.
    O meglio si può fare ma le conseguenze sono ben diverse.
    una buona domenica.

  • 83
    Golem -

    “…Quindi se uno crede che nel 2022 si possa fare ciò che si faceva 50 anni fa no.”
    Senzaparò: Grazie. Infatti io 50 anni fa facevo gol in rovesciata acrobatica, mentre oggi mi impossibile, pensa.
    ÷÷÷
    Viola: “Anch’io come senzaparole vedo molti più single felici rispetto a quelli che sono accoppiati…”. Ah, quei “single” che vedi sono “sicuramente” felici, e come fai a esserne sicura? Vedi Viola che tu come la “policoncordante” vi fate le ragioni che più vi piacciono? Certo che ci saranno single felici, specie se possono attingere alla “compagnia” senza sforzi, ma prova a leggerti qualche thread di gente sola o col “coso” piccolo quanto sprizzano di felicità. Vediamo di uscire da certi stereotipi, e visto che c’è chi parla delle proprie esperienze di vita come indicatori assoluti, potrei dirti che per come sto oggi in coppia, non farei cambio con la mia ex “singletudine”. Vale come testimonianza o servono solo quelle dei single felici?
    Tu sei single Viola, vero? Ma chissà quanto vorresti non esserlo, dì la verità. Volpe, uva, Esopo.

  • 84
    Suzanne -

    Ciao Golem, anch’io sono dell’idea che la felicità troppo ostentata su social e varie altre declinazioni, sia un modo per convincere gli altri ma soprattutto se stessi. Rafforzare un’immagine per riuscire a crederci fino in fondo, pur sapendo che si tratta di una farsa. Sono dell’idea che la propria vita privata, gli affetti e le emozioni piú intime vadano preservate e condivise con pochi intimi per essere vissute sul serio. Non a caso le persone che piú stimo o non sono proprio sui social, o ne fanno un uso moooolto accurato e centellinato. E la parte piú agghiacciante sono i genitori che postano in continuazione la vita dei propri figli h 24 senza un minimo rispetto nemmeno per quella che potrebbe essere la loro volontà futura. Semplici oggetti da mostrare, oltre a tutto il resto.

  • 85
    Golem -

    Ciao Suzy. Certo, esistono gli “ostentatori” nati, ma esistono anche molti modi ostentatorii, persino a canone inverso, e credo che qualcuno di questi tu lo abbia “scoperto” di recente. Come però ho scritto nel post delle 14, si trovano anche tante “volpi che non arrivano all’uva”, e per questo si attaccano a qualunque cosa per far tornare i famosi conti con sè stessi, non diversamente dai primi.
    Insomma, molti, forse la maggioranza, si aggiusta le situazioni a proprio comodo. Io però non ho nessun problema, se il momento “sociale” lo consente, a parlare dei miei sentimenti, come peraltro si è potuto constatare nel lungo dibattito sull'”ammore”, ed è naturale che se certe descrizioni vengono lette da una di quelle “volpi” scattano le contromisure.
    Certo non sono uno che si mette a postare le foto delle vacanze o quelle della figlia, ma qui, dove non mi conosce nessuno (tranne unessa) non mi pesa entrare in certi dettagli. Poi, se devo anche stare attento a chi é affetto da “xenoampelofobia” (La famosa “uva” altrui) bè, quelli sono fatti loro.

  • 86
    Max -

    È vero, siamo nel 2022 e non nel 1922 e rispetto ad allora non si è costretti a sposarsi e avere figli, ma si può decidere di avere una vita più libera, magari con più partners, sia in senso diacronico (più storie susseguentisi) sia in senso sincronico (più storie in contemporanea). Il fatto è che bisognerebbe fin da subito avere un’idea chiara sull’impostazione che si vuol dare alla propria vita. Invece molte sono le persone che iniziano secondo la modalità 1922 (matrimonio in grande stile, casa, magari comunione dei beni, figli ecc.) per poi scoprire magicamente la modalità 2022 (rivendicare la propria libertà, affermare la volatilità e leggerezza dei rapporti ecc.) Il fatto è che quasi sempre questa evoluzione appare sospetta, dato che mira a prendere ciascuno dei due modelli sono nel momento e negli aspetti che più convengono per abbandonarlo quando inizia a mostrare qualche spina. Inoltre, questa transizione non ha quasi mai i medesimi effetti su tutte le parti coinvolte.

  • 87
    Max -

    Quasi sempre, uno dei due partner è pronto al passaggio di modello, mentre l’altro non lo è proprio, perché è ancora sentimentalmente coinvolto e visto che nella cosa ha creduto per davvero, ne esce con le ossa rotte. Per non parlare del fatto che, in accordo con il modello tradizionale, son stati investiti beni, magari è stata acquistata una casa, in cui uno dei due ha messo più risorse dell’altro e di sentirsi dire che i tempi son cambiati non ne ha per niente voglia. Infine, i figli in tutto questo diventano gli incolpevoli strumenti di ricatto fra i coniugi (separati di fatto o di diritto), che se li contendono o se li negano reciprocamente e in virtù dei quali uno dei due deve andarsene dalla casa perché l’altro, come collocatario dei figli stessi, conserva il diritto di starci. Se vogliamo passare al 2022, cerchiamo almeno di farlo con coerenza e non far passare per modernità ciò che invece sembra assai più simile al pelo sullo stomaco e alla mancanza di scrupoli.

  • 88
    Trader -

    GOLEM, anche a te ha fatto pensare alla volpe e l’uva e tutto il resto! Abbiamo pensato le stesse cose, perché sono cose vere. Ma ci può essere anche un altro motivo per cui una persona non voglia avere un partner e figli: egoismo, anaffettività. Chi ha il cuore arido non può comprendere le gioie di avere una relazione sentimentale, dei figli. In tutto questo vede solo una rottura di scatole. Preferisce avere la casa vuota tutta per sé. Non si comprende nemmeno la gioia del sesso, perché meno lo fai e meno ti interessa farlo. Una conoscente ci disse onestamente di preferire stare sola perché è egoista. Ha avuto l’onestà di riconoscerlo. Ma contemporaneamente sapeva che noi coppie eravamo contenti di essere sposati, comprendendo che per noi era una gioia, non una sofferenza. Una Viola è talmente arida che non può capire come si possa essere felici provando dei sentimenti. Oppure è la volpe dell’uva, che rosica.

  • 89
    Max -

    Ma scusate, io non dovrei fare né l’esegeta né l’avvocato difensore di nessuno, ma non mi pare che Viola o chi la pensa come lei abbia detto che la vita di coppia è una merda tout court. Mi pare che abbia detto, e io lo condivido a pieno, che è quantomeno semplicistico affermare che chi non vive in coppia o non ha figli sia per forza un egoista o anaffettivo. Così come sono legittime le aspirazioni che muovono chi desidera queste cose, altrettanto legittime sono le remore e le preoccupazioni di chi, invece, queste cose non si sente di affrontarle. Ogni situazione, io credo, fa caso a sé e va conosciuta e rispettata. Io mi son sposato e i figli li ho avuti e non mi pento di averlo fatto, ma sento che noi genitori, oggi più di ieri, siamo chiamati a responsabilità notevoli, sia perché le esigenze dei figli impegnano molto più di prima, sia perché, che piaccia o no, il futuro presenta anch’esso molte esigenze insieme a molte incognite sul poterle soddisfare.

  • 90
    Max -

    Una piccola postilla per Golem, contro il quale non voglio fare polemica, perché lo stimo, ma semplicemente rilevare un dato di fatto. Tu, Golem, hai potuto comprare una casa per tua figlia, assai giovane. Ebbene, senza il tuo aiuto probabilmente, stanti le attuali condizioni del mercato del lavoro e dell’economia, lei una casa non avrebbe potuto comprarsela mai, mentre tu, magari un po’ più tardi, magari con sacrificio, ma un mutuo hai potuto ottenerlo e una casa hai potuto prendertela. Tua figlia, se va bene, comincerà a lavorare stabilmente a 30 anni suonati e per lei la pensione sarà un miraggio, mentre chi è più anziano ha potuto avere una stabilità lavorativa più presto e ha goduto di una vecchiaia serena. La mia generazione sta fruendo degli aiuti dei cosiddetti “vecchi”, ma io, gli stessi aiuti, potrò darli alle mie figlie? Temo proprio di no. E il pensiero, se permetti, qualche problemino me lo causa. Capire tu non puoi… Tu chiamalo se vuoi… egoismooo!

  • 91
    Golem -

    Caro Max, ti stimo anch’io, e se posso permettermi un ingresso nel tuo vissuto, tu sei proprio l’esempio di quanto la volontà possa fare miracoli. Premetto questo perchè temo che il dibattito si stia sfrangiando in un “delta” di rivoli dove ognuno naviga a vista secondo una soggettiva visione delle cose.
    Ora, perchè ho richiamato la volontà in un dibattito sulla vita di coppia, al di là delle contingenze del momento, perché a conti fatti è quella che fa la differenza tra successo e insuccesso, dove il primo traguardo non significa necessariamente aver raggiunto certi obiettivi, ma averci provato con la volontà di raggiungerli. Sappiamo bene che il rapporto a due, comunque si “organizzi”, è spesso costellato da mille illusioni pro e duemila tentazioni contro, come giustamente tu ci hai ricordato, ma credo che il problema più strettamente economico che tu richiami, e che altrettanto giustamente condiziona certe scelte, sia più relativo che non sostanziale. Voglio dire che la generazione》

  • 92
    Golem -

    》che oggi “soffre”, è cresciuta in realtà in una condizione di “benessere” diffuso senza precedenti, non solo a livello locale, ma -almeno per l’Occidente- globale. È chiaro che una crescita di quella portata non può essere infinita, e così è stato. Risultato? Tutto si ridimensiona , ed è dura riadattarsi in poco tempo a condizioni meno favorevoli.
    Detto ciò, mia figlia a 29 anni oggi ha un colloquio di lavoro, che sembra promettere bene, quando io alla sua età lavoravo già da 11 anni, mio padre da quando ne aveva 14 e forse mio nonno da quando ne aveva 8? Allora, mi chiedo: come avrebbero reagito quelle generazioni di fronte alla attuale crisi di cui accenni, Max? Voglio dire, è il mondo che è sbagliato o noi che non siamo più in grado di adattarci alle nuove condizioni? È un discorso complesso, dove entrano in gioco molti fattori, esterni e interni a noi soggettivamente, e la coppia riproduce in piccolo quel mondo, ma quanto c’entra quella antica volontà di affrontarli insieme quei “fattori”, e quanto un banale “new egoism”?

  • 93
    rossana -

    Max,
    sempre equilibrati e obiettivi i tuoi commenti.

    Si possono avere visioni di vita diverse, senza per questo essere giudicati negativamente a livello di esperienze di vita o di carenze caratteriali.

    Ogni caso è a sé, e ognuno è un mondo!

  • 94
    Viola -

    Ti ringrazio Max per aver chiarito quello che tentavo di far capire ( senza riuscirci, evidentemente ). Non si possono giudicare le attitudini e le motivazioni altrui e qualsiasi scelta va rispettata perchè non possiamo entrare nel merito delle esistenze degli altri. Penso comunque che a Trader interessa unicamente provocare e non è minimamente interessato a un vero confronto. Non credo valga la pena continuare a rispondergli.
    Golem, tu forse appunto avendo vissuto un’altra epoca, in un certo senso un altro mondo, difficilmente puoi capire i problemi contingenti che le nuove generazioni si trovano ad affrontare e vedi nel non fare figli semplice vigliaccheria, ma torno a dire che anche chi non avesse voglia di avere figli non è giusto che venga messo sulla graticola per questo. Sono scelte personali.

  • 95
    Viola -

    Ciao Rossana, nessun problema! Ho 32 anni e sto con un mio coetaneo ( quindi non sono la volpe che non arriva all’ uva come sono stata descritta ). Al momento non stiamo pensando a un figlio, vogliamo appunto prima cercare di trovare più stabilità in altri campi della nostra vita ( stabilità che al momento non c’è ), ma non è una cosa che escludiamo per il futuro. Sicuramente non sono una di quelle donne di cui si parla sempre, che superati i trenta devono per forza trovare qualcuno per procreare perché sentono l’avanzare dell’orologio biologico. Io posso stare bene sia in coppia che non, e se farò un figlio sarà perché entrambi lo abbiamo ardentemente desiderato. Se non così non fosse, non se ne parla.
    Grazie anche a te per la tua gentilezza.

    Condivido anche quanto detto da Suzanne. Penso che i nostri rapporti e i nostri momenti importanti vadano vissuti con riservatezza.

  • 96
    Max -

    Grazie a Golem, Rossana e Viola per legentilissime risposte, nonché a tutti coloro che hanno la pazienza di leggermi. E mi compiaccio nel riscontrare come il dibattito su questo argomento, almeno in questi ultimi contributi, abbia assunto toni civili, in cui la divergenza di opinione non annulla il reciproco rispetto e il reciproco riconoscimento della buona fede, quand’anche non si condivida l’approccio dell’altro. Un tono come questo forse è meno solleticante e meno attraente di primo acchito, ma è quello che aiuta a crescere e ad arricchirsi interiormente. Vi saluto affettuosamente e torno al mio lavoro.

  • 97
    Golem -

    Viola, ho una figlia poco più giovane di te, e forse riesco a leggere meglio di quello che pensi le situazioni che vivete. Mia figlia potrebbe anche non lavorare, ha già una abitazione sua e per il futuro è messa benino, con genitori, e zie senza prole, che le lasceranno tutto, ma, a fare figli non ci pensa, e non credo li farà mai, perchè?
    Perchè la faccenda del “futuro incerto” non basta a spiegare il fenomeno, che contiene molti di quegli aspetti accennati nel mio precedente post, quindi non fraintendere; ma se non si hanno esperienze pregresse per confrontare il mondo di mezzo secolo fa e più con quello odierno, la sensazione di “incertezza” del futuro diventa assolutamente relativa.
    Quello che voglio dire è che tuo nonno o bisnonno che fosse, riderebbe di quello che tu ritieni “futuro incerto” (e non ho bisogno di spiegarti il perchè) ed è per questo che hanno messo al mondo le generazioni che oggi vedono te al vertice della piramide. Insomma Viola, il futuro è INCERTO da sempre, e lo sarà per sempre, ma bisogna vivere e non sopravvivere nel timore di…

  • 98
    Golem -

    È vero, si possono avere visioni di vita diverse, ma in che numero?

  • 99
    Trader -

    Viola, sono serio, non provoco. Ho scritto le stesse cose di Golem, sei tu che hai cominciato a provocarmi, insinuando sul mio conto cose assurde sulla mia vita.
    MAX:”Mi pare che abbia detto (…) che è quantomeno semplicistico affermare che chi non vive in coppia o non ha figli sia per forza un egoista o anaffettivo”
    Viola non mi pare abbia detto questo. Piuttosto, sostiene che tendenzialmente chi è accoppiato è triste, mentre i single sarebbero felici. Commento 78: “vedo molti più single felici rispetto a quelli che sono accoppiati”.
    E qua vorremmo capire un fatto curioso. Se, dicendo “sto con un coetaneo”, intende che convivono, quindi fanno una vita come se fossero sposati, lei ha fatto una brutta scelta. Secondo lei, essere accoppiati è fonte di infelicità, quindi lei si è messa una croce addosso mettendosi insieme con il suo uomo. Strano, no?
    Oppure ha un ragazzo, escono, ma non vivono insieme,non dividono la vita come due adulti che hanno un legame forte. Insomma, si…

  • 100
    Trader -

    si tratta di un rapporto superficiale e incompleto, da adolescenti del liceo. In questo caso, resta da capire perché è in questa situazione. Aspetta la STABILITÀ. Caspita, a trentadue anni state ancora aspettando stabilità?! Sei di quelle persone che a 40 anni aspettano che arrivi dal cielo il lavoro della loro vita? Se è questo il caso, hai bisogno di far scattare la sveglia, non l’orologio biologico.
    Spero per voi che la stabilità sia solo una scusa che racconti a te stessa. A 32 anni suonati se non hai un lavoro e una casa, è difficile realizzare queste cose in futuro.
    Nel caso che la stabilità sia una scusa, non vorrai mai fare un figlio. Perché non ti interessa, pur avendone le possibilità? Per aridità di cuore.
    Insomma, i casi di Viola sono due:
    1) ha una vita sgangherata dal punto di vista di stabilità lavorativa e altre cose, perché aspetta che il fico le caschi in bocca;
    oppure:
    2) ha stabilità, sta bene così, si fa i fatti suoi, perché ha un cuore arido.

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