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Le vite degli altri

“Le vite degli altri” di Florian Henckel von Donnersmarck è un’opera cinematografica di grande valore. Da una parte il film presenta in modo efficace e analitico il lavoro che gli agenti della STASI facevano per tenere sotto controllo i cittadini della Germania dell’Est. In questa direzione rappresenta una documentazione significativa di come fosse spietato e scientifico il controllo sulle persone che il regime della Germania comunista metteva in atto. Dall’altra parte il film apre alla speranza e lo fa raccontando una vicenda umana, quello di Georg Dreyman, drammaturgo, e di Christa-Maria Sieland, attrice famosissima. Nella vita di questa coppia si inserisce la Stasi nella persona dell’agente HGW XX/7 che doveva registrare ogni gesto e ogni parola di Dreyman per trovare qualche prova per accusarlo di tradimento del partito e dello stato. Ma neanche un’organizzazione perfetta come la Stasi poteva prevedere che un loro agente si potesse far colpire dall’umanità e dalla passione per il bello che vibravano nella vita di Dreyman e della Sieland. Accade così l’imprevisto, lo sguardo alla realtà dell’agente della Stasi cambia, non usa più la sua intelligenza in funzione del male, ma per liberare la coppia dalla rete che lui stesso aveva intessuto. Nella vicenda umana che lega insieme Dreyman, Sieland e l’agente HGW XX/7 è allora il Bene a farsi largo, a indicare che c’è sempre la possibilità di forare anche la più spietata e scientifica rete dell’ideologia, è là dove una persona segua il sussulto che ha il suo cuore di fronte alla bellezza e alla verità. Per questa ragione “Le vite degli altri” documenta come stia nel cuore, e solo nel cuore, l’antidoto ad ogni ideologia e come la vita diventi più vera quando si ascolti e segua la sua voce.

Gianni Mereghetti Abbiategrasso

L'autore ha scritto 8 lettere, clicca per elenco e date di pubblicazione.

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1 commento

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    Rossella -

    Nessuno può negare la storia, ma quella del controllo capillare mi sembra un’illusione. Es. Anche quando c’è stata una semplice conoscenza si può realizzare che quell’uomo vive un dolore; la mente si potrà anche controllare, ma l’istinto? Il tuo istinto ti porterà ad entrare in empatica con lui, soprattutto quando è evidente che non riesce a trasformare il dolore in amore verso il prossimo perché vive una grande mortificazione. In questi casi, persone vicine e lontane, sentono in dovere di unirsi intorno a chi vive questa situazione. All’inizio si manifesta una naturale criticità, ma poi si crea una barriera d’amore che è la sintesi della maternità e della paternità. Questo sostegno non manca mai, anche se si tratta di un sentimento impercettibile che si può apprezzare nella lontananza. Quando ci si avvicina si manifesta un attrito perché è infinitamente più grande dell’io e la persona che lotta per sentirsi grande lo rifiuta e, quando può, ti fa sentire il suo disprezzo. Oggi è molto più frequente. Vale la pena non farsi prendere più di tanto dalla smania di entrare in confidenza con tutti perché tanto l’amore arriva. Si può amare il prossimo anche da lontano, con sentimenti non viziati dalla paura di doversi difendere.

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