Lasciateli perdere, lasciateli voi
di
aleheavygrinder
Riferimento alla lettera:
A tutti i lasciati di ogni ordine e grado fra quelli abbandonati spregevolmente dopo vessazioni, menzogne, raggiri, imbrogli, tradimenti e ambiguità varie, lasciate perdere. State rincorrendo o rimpiangendo individui che vi hanno dimostrato una sola cosa, di avervi volontariamente fatto del male. Premeditandolo e attuandolo. Ma non solo, partendo dalla...
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Data di pubblicazione: 14 Ottobre 2010.
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Categorie: - Amore e relazioni di coppia
2.689 commenti
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Grande LisKoop, hai già ingranato sulle lettere. Mi rende contento vedere spuntare i fiori. Vai così, al timone ora.
Caro Ale,
la tua ‘scena’ illustra piuttosto bene quale sia la tua visione – e forse la tua esperienza (?) – del tema amoroso e, piu in generale direi, della vita e dei valori che uno cerca e sceglie di seguire. Nell’insieme condivido a pieno questa tua visione, ma rimangono dei dettagli che percepisco come “stonati”, anche se non saprei indicarli con precisione. Rimane più che altro una sensazione, ma ancora confusa e che al momento non riesco a mettere a fuoco. Sarà per il momento che sto vivendo o forse per il fatto che al bistrot non mi sono mai veramente fermata a bere un intruglio tanto per stordirmi o per elettrizzrmi un po’.. 🙂 non lo so, forse avrei dovuto…
Sicuramente il fatto di essere stata per tanto tempo con qualcuno, mi ha fatto perdere di vista me stessa in quanto persona a sé stante, destinata ad un proprio cammino e ad una propria ricerca. Ogni giorno che passa mi appare piu’ chiaro quanto io abbia messo da parte me stessa per lei o per la coppia e a volte – quando sono più “razionale” e meno dolorante – penso che forse questa separazione porterà anche dei risvolti positivi.
Allo stesso tempo, tuttavia, il non condividere più con un’anima affine quello che mi viene incontro sul mio cammino, mi fa percepire un po’ tutto come se avesse un valore ed un peso diverso rispetto a prima. Gli eventi negativi sembrano amplificati, ma non piu’ pesanti di prima, come se da sola riuscissi a gestirli meglio; mentre quelli positivi li percepisco come meno coivolgenti e fonte di una gioia incompleta, in quanto non condivisa.
Magari tutto questo è solo un momento di passaggio, preliminare al compimento del famoso e sperato “capolavoro”, ma in questo momento, sono tante le cose che rimangono difficili o misteriose: bastare a se stessi e andare avanti per la propria strada, non badar piu’ a chi è rimasto indietro, ma soprattutto conoscere quale sia la propria missione!!
E tu, hai già chiara quale sia la tua?
Io non posso fare altro che navigare a vista, mentre la meta ed il motivo del viaggio restano ancora un mistero… mi dirai che non importa, che l’importante è il viaggio in sè, l’avventura, la scoperta… ma allora perchè mi sembra solo di andare alla deriva?
Un abbraccio anche a te.
forse riesco a risponderti io Liskoop, io è da poco che ho veramente compreso con chiarezza tutto quello che Ale ed altri dicevano in questa lettera, a livello razionale lo avevo capito anche da prima, ma a livello emotivo no, il bistrot a cui si riferiscono ed in cui tutti bevono, è il mirabolante mondo dei rapporti amorosi, purtroppo al mondo, riguardo a questo aspetto, molte persone bevono alla cieca, superficialmente, incontrano altre persone che offrono loro del vino, l’amore, e lo bevono chiedendone ancora, così chi lo offre ne versa di nuovo e così via, chi beve apprezza il vino e chi lo offre si sente appagato, così chi beve ne chiede di nuovo e chi offre, ne versa di più, ma chi lo chiede non lo fa perché ha capito che è vino buono e che vale la pena berlo, lo fa per spirt o perché in quel momento non c’è in giro di meglio, per noia, per traumi infantili mai risolti. Questo non è amore, è dipendenza, io dipendo da te perché tu mi ricopri di attenzioni, tu dipendi da me perché io ti permetto di riversare su di me il contenitore d’amore che hai e ti lusingo. A lungo andare però uno dei due, in genere chi riceve il vino, si stanca del solito gusto e cambia, spesso senza rimpianti e molto facilmente, per forza, lui non ha mai versato all’altro il suo vino, ha sempre e solo bevuto. Riuscire a spezzare questa catena non è facile per chi ha amato, per chi ha versato il vino. Il tempo ed il silenzio, il cambiare aria, voltare pagina, uscire dal bistrot, è l’unico modo per trovare chiarezza, trovare non solo pace ma anche ordine dentro di se. Man mano che il dolore si attenua si riesce a comprendere il valore dell’amore che si è in grado di dare ed a farne il giusto prezzo. Il prezzo è la cernita delle persone a cui darlo e le dosi. Io stesso ho imparato che la prima persona meritevole del mio vino sono io e che il mio vino è di ottima qualità. La regola secondo cui non si deve mangiare il proprio capitale, tipica di chi lavora nell’ambiente degli alimentari, pasticceria e ristorazione, qui non vale. I primi a mangiare il nostro capitale dobbiamo essere noi, successivamente potranno mangiarne i meritevoli, coloro che per primi ci hanno offerto il loro vino e solo se esso era buono. I non…
i non meritevoli invece saranno esclusi. In questo senso uscire dal bistrot e farsene uno per i cavoli nostri, in cui invitare i veri amici, è la cosa migliore che si possa fare. Riguardo alla mèta, ti stupirá sentirlo, ma per me non esiste una méta. Quando stavo con il mio compagno navigavo a motori al massimo convinto di percorrere una strada ben definita che portava ad un punto reale e sicuro. Una volta che lui mi ha abbandonato ho spento i motori ed alzato la vela, lasciandomi trasportare dal vento, alla deriva, la nave rallentata mi ha permesso di vedere isole, increspature sulle onde, animali marini, colori e tramonti che c’erano sempre stati e che non avevo mai visto. Ed è proprio questo il punto, non c’è una méta alla fine, la méta è come abbiamo vissuto la nostra vita, quanto abbiamo apprezzato i giorni, i momenti, le sensazioni. In tutto questo il fatto di avere qualcuno che le condivida con noi è superfluo. È così bello andare alla deriva. Andando ed andando alla fine ci si scontra con altre barche e magari su una di queste c’è proprio la persona che merita di bere il nostro vino.
Ale, non credo di aver ben capito il tuo post precedente…
Mi riferivo ai tuoi commenti di ieri in altre lettere, LisKoop, molto intensi e pronti.
Il mio percorso, e anche la mia storia (che non ho raccontato), non hanno utilità qui, nemmeno altrove. Non perché sono stati, in un certo senso, sui generis, ma perché so che qualsiasi storia è un pretesto. Lo butteremo a mare orima o dopo e tireremo fuori l’argenteria per dare un vero party che vada oltre i rifugi della mente. Allo stesso tempo penso che il sito stia dando buone risposte per affrontare diciamo l’immediato, si sente che è grande la componente dei non-contattisti, che resta la prima magia da fare, mantenere ed incentivare, senza indagare ragioni o salvare nessuno. Tagliare, smettere di avvelenarsi col proprio veleno o altrui veleno. Che è, nel sottile, No contact al proprio piccolo programma.
Soluzioni, se si parla di tenere a galla la fiaba, non ce ne possono essere. Anzi, due ci sono: una è continuare a rincorrersi, ondeggiare senza risposte, fremere e bramare e in generale sbattersi per tovare un altro essere, perché, se quel desiderio è sovrastante e non lo si asseconda non si avanza. Se c’è, bisogna farlo. Porterà fuori? Sì, forse dopo un giro, forse dopo mille, affastella prove su prove senza sapere bene dove ci si trova. L’altra è seguire il cuore, che sa che è un luna park ed è pronto ad uscire. Allora, dove siamo diretti? A completarci da soli. Fra due esseri frammentati si ha una relazione adeguata. Serve a capire, un giorno, che non serviva un’altra persona per completarci: ma scegliendo di averla con noi e di fare lo stesso quell’esperienza, era indispensabile. Che vada bene o che finisca nella cronaca nera o su L.a.D., è solo l’ennesima storia fra esseri in via di completamento che hanno sostato fra di loro. Due esseri completi non hanno bisogno di una relazione, divinazioni, ghirigori, né di bilance in cui fare calcoli. Per molti che leggono qua potrebbe sembrare una bestemmia, dato che tutti vorrebbero un’altra persona, migliore, con cui camminare insieme, e lo capisco. Ma quando sono ricomparso circa un anno fa è stato per aggiornare il tiro, per portare queste energie in modo visibile.
“Io non posso fare altro che navigare a vista.” Puoi farlo, se senti che è il tuo ordine del giorno. Fallo per un po’, con il piglio nuovo, e non patirai come prima. Poi chiediti se ti completa di più ancora un po’ di ormeggio nella solita cartolina illustrata oppure la voglia di prendere il largo (non deriva) verso l’ignoto coi pirati. Forza.
“Allo stesso tempo, tuttavia, il non condividere più con un’anima affine quello che mi viene incontro sul mio cammino, mi fa percepire un po’ tutto come se avesse un valore ed un peso diverso rispetto a prima. Gli eventi negativi sembrano amplificati, ma non piu’ pesanti di prima, come se da sola riuscissi a gestirli meglio; mentre quelli positivi li percepisco come meno coivolgenti e fonte di una gioia incompleta, in quanto non condivisa” La trovo una grande osservazione, come avviene quando ci si sposta dal vecchio. Anche solo queste frasi potenti mostrano l’impegno speciale a cui hai fatto ricorso, e non è da tutti nelle circostanze e pressioni che hai conosciuto; hai diretto lo sguardo su quello che senti, sul modo in cui crei.
Bello questo, Angelo Azzurro. “È così bello andare alla deriva. Andando ed andando alla fine ci si scontra con altre barche”
1. Cerco di dare senso ad un pensiero solitario stasera, prima di uscire. Parlando dei famigerati ex, tornando per un attimo a loro ed evocandoli come spettri o carte tornasole, possiamo parlare anche del comportamento comune. Qui e in altri documenti abbiamo scoperto che non ci sono differenze fra il comportamento della ‘gente’ che svolge attività comuni e quello degli ex allampanati, compreso anche il nostro dell’epoca. Condividono tutti la stessa assenza. Cose brutte, tradimenti, bugie e recite, anche violenze, sono stati gesti estremi però e chi ha scritto sul sito ne è stato quasi sempre vittima. Altrettanto pesante e simmetrico credo è stato l’aver preferito rinnovare il patto con la mancanza di passione, con la programmazione consolidata, con le azioni automatiche di tutti, cioè di chi non ha una visione ed una passione vera ma agisce secondo un comando collaudato, piuttosto che creare insieme una cosa nuova ed inesplorata, piuttosto che fuggire insieme a noi, insieme ai veri protagonisti fuggiaschi di questa storia, cosa probabilmente nemica dell’andazzo usa e getta, ruba e scappa che contraddistingue questo pianeta.
Il goal lo abbiamo dovuto illuminare noi riscoprendo a nostra volta la passione, la corsa imbizzarrita della libertà e la reazione luminosa e superiore. Le mie considerazioni a riguardo si stanziano su questa lettera, che è quella che ho seguito di più, e a chi l’ha abbellita e approfondita, perché qui ho visto negli interventi una marcia diversa, una delusione composta e poi una reazione ragionata e costruttiva. Lo si sta costruendo, a varie velocità, all’inizio serve tempo, ma c’è la stoffa. La nostra passione per la vita al di là delle circostanze. Volevo cogliere questo aspetto nei commenti precedenti e fare vedere che c’è di più. Se non ci fosse, di cosa stiamo parlando? Basterebbero anche due persone si amano. Se non basta questo…bene, andiamo più a fondo. Poteva essere bellissimo, fatto insieme, ma non lo è stato. Va bene, ecco l’insegnamento: lo stavamo facendo da noi, comunque.
2. Se anche gli altri (non li sto usando come scusa, li chiamo in scena per un attimo) fossero stati animati con limpidezza e coscienza dallo stesso fuoco, dalla stessa passione e da un esempio inarrestabile, che in varie forme io penso di aver colto nelle parole di chi scrive qui, non dico che non sarebbe andata a finire e a finire così, ma oggi parleremmo di quelle storie finite come di una avventura che non sarà dimenticata in questa e in tutte le altre vite, parleremmo di una opportunità di vita, condotta da esseri animati da una ragione vera e sconosciuta che rompono uno schema nascosto e scalzano l’amore parassitario insegnato da una realtà che quasi sempre non è vita. Con quel coraggio, che porta anche alla distruzione di un rapporto e a varie conseguenze, avrebbero a loro modo fatto centro e regalato un soffio di eternità in questi tempi molto strani. Se qualcuno lo ha manifestato, io l’ho riconosciuto. Siccome in un buon numero di storie che conosco qui e altrove tale consapevolezza raramente era in atto in chi se n’è andato a farsi gli affari suoi, lo ha realizzato in prevalenza chi invece è rimasto, o ci ha provato e ci sta provando. Questo respiro io credo che tanti lo stanno ingrandendo e diffondendo ora, ora che in apparenza sono soli, e a loro va la mia ammirazione e incitamento e l’amore che non gli è stato mai portato via.
Hai colpito nel segno caro Angelo Azzurro, l’incertezza o le “stonature” che percepisco hanno piu a che fare col livello emotivo che non con quello razionale. Capisco e condivido la visione tua e di Ale del bistrot e dei suoi avventori, alcuni beceri e molesti, altri assetati e disposti a bere qualsiasi cosa, altri ancora appagati dalle lusinghe e gli apprezzamenti fatti al vino che dispensano. In questo mondo che vedo, osservo e riconosco quello che “stona” forse sono proprio io. Io, con la mia idea che per accettare di bere il vino altrui sia necessario averne da offrire a sua volta…
Nella mia idea di bistrot, chi dispensa vino deve conoscere profondamente quello che versa, quali sono gli ingredienti e i gesti che hanno permesso di formare quel raro ‘buquet’, il cui sapore e profumi sono unici e inebrianti. Chi versa il vino, inizialmente non conosce, o conosce molto poco degli avventori che gli si presentano davanti, e quindi versa il suo vino senza sapere se veramente sarà apprezzato. Ma dopo qualche bicchiere è presto evidente la differenza fra coloro che arrivano ad assaporare le note (magari non tutte, all’inizio…) del ‘buquet’ che hanno bevuto e gli altri che chiedono altro vino solo per elettrizzarsi, stordirsi o altro. Chi versa il vino dovrebbe quindi distinguere i sinceri complimenti dalle false lusinghe e non sprecare il proprio vino con chi non sa apprezzarlo e lo tracanna senza pensare a quanto quanto lavoro abbia richiesto e quanto sia prezioso.
Chi beve il vino, lo apprezza e ne chiede ancora, invece, dovrebbe sapere che, a lungo andare, il bere senza mai offrire, porta all’esaurimento dell’ottima bevanda. E per quanto chieda, faccia lusinghe o prometta, non potrà averne ancora.
Talvolta, ma molto meno spesso di quanto si pensi, chi beve vino e chi lo dispensa riescono alternarsi nei loro ruoli e allora avviene un vero scambio, una mutua e continua scoperta di profumi e sapori. Col tempo i due vini si trasformano, gli ingredienti si mescolano, il lavoro necessario alla produzione viene condiviso e da tutto cio’ si crea un nuovo e sorprendente ‘buquet’, che non si pensava nemmeno potesse esistere. L’intensità di questo “nettare degli dei” è sconvolgente, ineffabile e ti fa sentire BENE, nel senso piu ampio della parola.
Necessariamente, per mantenere la propria essenza il “nettare degli dei” deve essere prodotto mantenendo gli stessi ingredienti, lo stesso stesso impegno la stessa temperatura. Ma col tempo le cose diventano complesse; da una parte gli ingredienti cambiano o sono insufficienti, dall’altra mancano l’impegno o le capacità, oppure sono gli elementi atmosferici che rovinano tutto e necessariamente l’equilibrio del gusto si trasforma. La trasformazione puo’ avvenire lentamente o essere rapida e imprevista, ma inesorabilmente il ‘perfetto buquet’ – purtroppo, o per fortuna…, questo dipende da caso a caso – non esiste più e il sapore che ti lascia è solo amarezza.
Sono d’accordo con te, Angelo Azzurro, quando dici che “A lungo andare però uno dei due, in genere chi riceve il vino, si stanca del solito gusto e cambia, spesso senza rimpianti e molto facilmente, per forza, lui non ha mai versato all’altro il suo vino, ha sempre e solo bevuto”. E in questo caso, per quanto sia difficile, col tempo ed il silenzio si puo veramente voltare pagina e riappropriarsi di sè stessi e bere per primi del proprio vino. Grande e preziosa verità quest’ultima !!! Che voglio assolutamente fare mia, GRAZIE!
Tuttavia, come dicevo prima, i ruoli non sono sempre cosi netti e chi ha bevuto a volte ha anche versato e viceversa. In questo caso, allora come se ne esce? Calcolando la quantità o la qualità di quello che si è avuto o si è dato? Mi sembra meschino.
Poi c’è anche l’idea, che non riesco a togliermi dalla mente, che ognuno ha la sua sensibilità e il suo modo di amare. E’ giusto pretendere qualcosa da qualcuno che non è capace di dare? Non parlo della non volontà di dare, ma dei limiti che tutti noi abbiamo…. e che ci rendono quello che siamo. Quando beviamo il vino che ci viene offerto ed è buono, dovremmo rinunciarci perchè chi lo versa ha limiti e imperfezioni? Chi beve del nostro vino potrebbe dire altrettanto…
Bere vino rende diversi, più accettabili, i limiti di colui che ce lo versa? E quindi una volta smesso di bere quegli stessi limiti diventano elementi insopportabili? Eppure ci sono sembre stati !! Non puo’ essere cosi, altrimenti sarebbe tutto una grande finzione, e non riusciremmo mai ad apprezzare nessuno per quello che è….
Magari a chi versa il vino mancano due dita della mano e all’inizio siamo impressionati o preoccupati. Poi ci soffermiamo a pensare a cosa voglia dire versare del vino con solo 3 dita e capiamo, apprezziamo il coraggio di mostrarsi per quello che si è, senza paura. Amiamo questo coraggio, amiamo quello che c’è, cosi come quello che non c’è. Accettiamo che del vino possa finire fuori dal bicchiere, sprecato, e tutto quello che comporta la difficoltà di non avere 5 dita… E poi che succede, quando il vino non viene piu versato? Rimproveriamo alla persona che ci ha dispensato il vino con solo 3 dita di non aver mai avuto la nostra destrezza nel versarlo, noi che abbiamo tutte e 5 le dita?
Si lo so sto sragionando… Sono confusa, ma sono proprio questi dubbi e queste domande che creano la nebbia che sto attraversando. La nebbia che mi disorienta e che mi manda alla deriva, verso direzioni che non ho scelto e che possono portarmi a infrangermi contro scogli che possono far affondare la mia barca…. è per questo che ORA non voglio andare alla deriva, voglio avere il timone e sapere dove sto andando, anche se devo navigare a vista…..
Un giorno, quando la nebbia si sarà diradata e saro’ in mare aperto – coi pirati naturalmente!! Se tu mi conoscessi Ale, la cartolina illustrata non l’avresti nemmeno menzionata!! 🙂 – credo che sarà molto piacevole andare alla deriva, scontrandomi con altre barche, scoprendo mondi inesplorati, esseri meravigliosi e vivendo ogni giorno come un’avventura. Ma per adesso la nebbia persiste e l’orizzonte non si vede. Pazienza, forse un giorno ci incontreremo in mare aperto…
capisco tutti questi tuoi dubbi ma devi smetterla di cercare giustificazioni, quì non ci sono stati osti con tre dita, perché il tuo oste, quello che ti ha versato vino con tre dita, ad un’ altra lo ha versato con sei. Quando amiamo dobbiamo imparare ad essere egoisti, io posso amare una persona se e solo se quella persona è in grado di amarmi allo stesso modo, se io amo al 100% e l’altro solo al 20% non va bene, anche se a me sembra bello, anche se lasciarlo mi spezza il cuore, io lo lascio e va bene così. Perché una storia come hai detto tu nel tempo cambia, e quel 20% di amore che da a me, domani, si trasforma in un 100% di amore che da ad un altro. Quindi è meglio troncare adesso che prenderla in quel posto dopo. A me spiace dirlo ma chiedete il curriculum quando incontrate una persona che vi piace, chiedete perché le storie precedenti sono finite, chiedete a tutti quanti, non solo a lui/lei, osservate molto le piccole cose, i comportamenti dell’inizio. Vi sveleranno la verità. Fate confronti, mettete alla prova, negatevi, non dategli mai la certezza che gli appartenete. È l’unico modo. Se vi lasciano, addio per sempre, gettate tutto, no contact totale per sempre. Non c’è più spazio per pentimenti postumi o per ritorni di fiamma, fa male, lo sò, ma è un male che alla fine porta un bene più grande, perdete lui e ritrovate voi. E non è poco. Il mio ex era tutto il mio mondo ed io giravo intorno a lui, quando mi lasciò io ero come una foglia in balia del vento, staccata dall’albero e portata via. Nel tempo e con l’aiuto di una grande introspezione ed un lavorio interno non indifferente, ho capito che il mio mondo sono io. Oggi cammino con le mie gambe, un passo dopo l’altro nella vita, prima ero convinto che lui catalizzasse gli sguardi, che li attirasse, per me era logico che mi tradisse, oggi capisco che ad attirare gli sguardi veramente, sono io. Giusto l’altro giorno ero in odontostomatologia con un ascesso terribile e una parte della faccia…
gonfia e con l’anestesia per un dente appena tolto, ghiaccio ed è entrato un medico, l’ho incrociato con lo sguardo e non è più riuscito a togliermi gli occhi di dosso. Perché? Perché ha visto la felicità nei miei occhi, ha visto la sensualità e la completezza di una persona felice, realizzata con se stessa ed in pace con il mondo, una persona che si basta da sola, che trasmette sicurezza, sensualità e fascino. Lui invece nonostante la posizione che occupa trasmetteva insicurezza, titubanza, era nello stesso tempo spaventato ed affascinato. Come l’ho capito? Grazie alle mie precedenti storie, non sono nato ieri ed ho imparato la lezione. Ormai conosco quello sguardo, i adaveri ambulanti, gli svuotaserbatoi d’affetto, gli egoisti, gli egocentrici, li riconosco al volo, hanno tutti la stessa faccia. Avrei potuto fargli una battuta, lanciare l’esca, avrebbe abboccato subito, non aspettava altro, ma poi per cosa? Per ricominciare la tiritera che ha caratterizzato le mie precedenti storie? Stanno con me perché sono bello, divertente, attraente e mai noioso, del mio modo di essere colgono solo quello che interessa a loro e se ne fregano se sto bene o no, se sono triste o no, se sto male, se ho bisogno di essere amato, prendono, prendono, prendono senza mai dare, svuotando tutto, esaurendo tutto, trasformando il mio giardino interiore in un deserto. No grazie, ho già dato. Così ho voltato la faccia dall’altra parte ed ho fatto una smorfia. Fine, tanti saluti. Oggi amo dire una cosa, chi vorrà entrare nel mio letto dovrà sudare 70 camicie, nel mio cuore 700000, e saranno 700000 camicie di sangue. Altrimenti resto da solo e guarda un po’ io da solo ci stò davvero bene. Quindi basta dare giustificazioni. Se devi giustificare qualcuno, giustifica te stessa.
Caro Ale,
ti ringrazio per il tuo costante incoraggamento e le parole gentili che mi rivolgi in ogni tuo messaggio…
Il commento a cui fai riferimento, quello su un’altra lettera, mi sa che lo hai recepito ed apprezzato piu’ tu della persona a cui era indirizzato…
Saper ascoltare, capire e riuscire a instaurare un dialogo anche quando cio’ che ci viene detto non è quello che vorremmo sentire sono delle gran qualità, sempre meno diffuse…
ma certo a te non fanno difetto, come anche ad altri commentatori di questa lettera!
Avrei altro da dirti, soprattutto in merito dei tuoi ultimi commenti, ma devo andare.. time’s up!!!
A presto.
Allora, eccomi qui. Altrove non ne sono sicura, ma qui si, Ale, qualsiasi storia è un pretesto. Un pretesto per “emergere”, come dici tu. Se il mio commento ti è sembrato una sollecitazione a raccontare la tua storia, saro’ piu’ chiara, non è cosi’. Penso che la riservatezza e la dignità abbiano un enorme valore e che sopratutto quando si interagisce su una piattaforma “globale”, come questa, la sua importanza cresca esponenzialmente. Altrimenti, il rischio è quello di diventare carne da macello, o peggio, uno dei tanti aguzzini in cerca di prede.
In effetti, proprio queste ragioni mi hanno fatto a lungo dubitare sulla scelta di prendere parte attivamente ad un forum. In questo senso, la tua lettera e il “clima” creato dalle persone che vi sono intervenute sono state una rivelazione; ed è per questo nel mio primo intervento ho tenuto a ringraziare te e tutti coloro che hanno permesso a questa discussione di diventare uno strumento di confronto misurato, in grado di sortire effetti positivi sul vissuto doloroso di tante persone, sia pure questo “immediato” o meno.
La grade forza che si sviluppa in questo contesto privilegiato credo sia, in primis, l’esortazione a prendere coscienza di se’, del rispetto e dell’amore che ci meritiamo, soprattutto di fronte a chi ci ha ferito, ingannato o inflitto ogni sorta di vigliaccheria. Sapere che non siamo soli in questa condizione di dolore e che il cammino a cui ci apprestiamo non ci porterà solo al superamento dell’afflizione e delle meschinità subite, ma ci condurra’ verso un obiettivo (o “goal” come dici tu, Ale 🙂 ) superiore, all’amore verso noi stessi ed al “completarci da soli”.
E allora via al no-contact se questo ci rende liberi di ritrovarci, ma anche spazio ad altro se la nostra natura lo richiede, perchè “se quel desiderio è sovrastante e non lo si asseconda, non si avanza”. Questo, Ale, è una gran concetto, che condivido fermamente!! Come dire, esistono diversi cammini per raggiungere la nostra mèta – il completamento di noi stessi, in questo caso – alcuni sono piu’ battuti, altri meno, alcuni sono contorti e irti, altri ancora nascosti. Io vi mostro una mappa del mio percorso, ma voi, voi potete scegliere il cammino che si addice di più al vostro modo di essere ed alla vostra natura. Forse mi sbaglio, ma ho l’impressione che questo sia un concetto che hai maturato nel tempo Ale, e che inizialmente non predessi molto in considerazione.. non so.
Sono rimasta letteralmente incantata davanti all’affermazione “La nostra passione per la vita al di là delle circostanze”. La sento talmente vera e profonda, che mi colpisce ad ogni volta che ci penso. E’ cosi’, una volta che riusciamo ad andare al di là del contingente, percepiamo tutta la nostra forza e nessuna “stortura” puo’ crearci dolore o disagio. Il disagio resterà incollato su coloro che cercano di portarci via un pezzo di noi stessi, perchè qualunque sia la loro strategia o tecnica, in un modo o nell’altro, non ci riusciranno.
Ale, non so se quello che scrivi nel commento 2609 era riferito anche a me, ma le tue parole mi colpiscono in pieno petto e profondamente. Che tu sia una persona rimarchevole, estremamante sensibile ed intelligente, mi è stato chiaro da subito – come penso anche per altre persone che hanno commentato la tua lettera – ma non mi apettavo una cosi’ fine e delicata perspicacia. Sei tu che meriti tutta l’ammirazione, l’affetto e l’amore di ciascuna delle persone che hai incitato, sostenuto e a cui hai dedicato tempo ed energie. Grazie, grazie di cuore.
Angelo Azzurro, hai assolutamente ragione, la mia tendenza a giustificare gli altri piuttosto che me stessa è flagrante e ne sono consapevole. E’ un mio aspetto che so di dover cambiare, se voglio riuscire ad amare me stessa prima degli altri. Ci vorrà del tempo, come per tutti i lavori introspettivi, ma so che non sarà veramente un grosso ostacolo da superare, perchè il mio giustificare è un atto secondario e accessorio alla volontà di capire. Capire come funzionao oggetti e organismi, capire cosa spinge le persone ad agire in un determinato modo, distinguendo cio’che deriva dalla convenzione e dal condizionamento sociale e cio’ che è veramente un tratto personale. Anche i miei amici a volte rimangono perplessi dalle mie reazioni e mi rimproverano di non arrabbiarmi “come dovrei” o che tendo ad accettare e giustificare troppo comportamenti e persone che non lo meritano affatto. E la questione non è che non mi arrabbio mai, al contrario quando succede si salvi chi puo’…. :). Credo che sia, piuttosto, che a volte – pur non condividendo le scelte e le azioni di una persona – capisco quali sono le ragioni che possono averla spinta ad un certo comportamento e, di conseguenza, non mi arrabbio tanto quanto altri. Naturalmente sto parlando di: 1) persone che siano degne di una qualche considerazione; 2) azioni, magari anche gravi, ma non spregievoli e che non portino a conseguenze pregiudizievoli alla salute (in senso esteso) di terzi.
Ritornando all’oste con 3 dita, forse non mi sono spiegata chiaramente, stavo parlando di vere limitazioni – siano queste emotive, psicologiche, sentimentali o fisiche – e non di scelte o volontà. Quando chi versa vino ha oggettivamente 3 dita, non potrà mai versare vino con 6 dita a chi che sia, nemmeno volendolo. Magari sarà più abile, avra imparato a essere piu’ preciso e delicato nel versare, lo farà con un altro sguardo, ma non potrà mai cambiare quello che è. Si ritorna all’inconfutabile verità, che sottolinea anche Ale, che chi nasce rotondo non morirà mai quadrato.
Certamente, quando si ama ci deve essere uno scambio totale. Non è accettabile che una persona ci ami al 20% delle sue possibilità, mentre noi la amiamo al 100% delle nostre. Ma quello che mi chiedo è chi e come si stabiliscono le misure? Magari il nostro 100% è percepito d’altra persona come neanche il 50%. Oppure cio’ che percepiamo come 20% dell’altra persone è in realtà il suo 100%, solo che non l’abbiamo capito e ci aspettiamo cose che non ci potranno mai essere date perchè esistono solo nella nostra dimensione di sensibilità, ma non nella sua. E quel 100% che vediamo dato ad altri, e che non ci è stato concesso, è veramente cio’ che sembra? E come si fa a valutare con precisione il rapporto di altre due persone dall’esterno? Necessariamente è impossibile, e quello che vediamo è l’immagine che ci riflettono le nostre cicatrici, il dolore, la rabbia e tutto quello che si è subito.
Anche se non ne ho una esperienza diretta, immagino che col tempo la visione cambi molto… penso che sia quello che Ale chiama una vista piu’ sottile, capace di distinguere la realtà dalle menzogne, ma soprattutto di mettere a fuoco i giochi di luce e d’ombra che i nostri stati d’animo e sentimenti proiettano sulla realtà delle cose.
Chi lavora con strumenti di alta precisione, sa che esistono tante variabili che possono alterare il risultato della lettura finale, compreso l’errore insito nello strumento stesso. E questo, per quanto minimo, puo’ portare a discrepanze veramente importanti fra la realtà e la sua misurazione. Si deve ricordare che lo strumento è delicato, deve essere maneggiato con cura e di tanto in tanto ha bisogno di essere ri- “tarato”. Chi lavora con strumenti di alta precisione, sa benissimo che tutte le misurazioni fatte sono solo approssimazioni della realtà e che l’accettabilità dello scarto fra realtà e lettura di essa dipende solo dalla scala di riferimento.
Insomma, senza perdersi in sofismi di sorta, quello che voglio dire è che credo che ogni nostra relazione – amorosa o anche di altro tipo – debba essere letta e misurata con la maggiore oggettività possibile e più volte nel tempo. Perchè col tempo, la precisione dello strumento che usiamo per misurare la realtà puo’ aumentare,ed è quindi possibile che la nostra lettura di essa cambi, anche in maniera sostanziale.
Vorrei tuttavia rassicurti, Angelo Azzurro, che tutti questi miei ragionamenti non hanno niente a che fare con ripensamenti o possibili ritorni di fiamma. Se mai un giorno la mia ex dovesse presentarsi alla mia porta supplicando di tornare insieme, giurando e spergiurando che tutto sarà di nuovo meraviglioso, la porta rimarrebbe chiusa.
Le scelte che si fanno hanno necessariamente delle conseguenze, che spesso sono irreversibli. Lei ha fatto le sue, liberamente, che hanno portato al completo annientamento della mia fiducia nei suoi confronti. E devo dire che si è veramente impegnata, perchè la mia fiducia era completa e incondizionata, e le avevo dato anche delle vie d’uscita… Quindi, a mia volta io faccio le mie, di scelte, ovverosia davanti a un tale scempio non c’è possibile ritorno.
Forse un giorno lei arriverà a capire che la semplice verità, un po’ piu di coraggio e rispetto avrebbero portato a una diversa conclusione della nostra storia e, forse, anche a quell’amicizia che tanto si augura. Ma non è detto che lo realizzi e anche allora non avrà alcuna importanza.
Ciao A tutti! Mi ci voleva la febbre per ricordarmi questo blog 🙂 Come state?
Chissa’ se ci sono ancora Cate,Libretta,Guido , Ale, etc… spero tt ok!
Per I nuovi che purtroppo soffrono, leggetevi I commenti precedenti, c’è un cammino che abbiamo fatto che puo solo aiutarvi!
In bocca al lupo 🙂
Nel frattempo che vi leggo, almeno non piango. È successo solo ieri…aspettavo da tempo una sua decisione dopo 4 anni insieme. Chiedevo di emergere come coppia sotto gli occhi di tutti, i parenti, gli amici, e poi decidere x una reale convivenza e poi chissà un figlio..del resto passava 4 giorni su 7da me in certi periodi. Anche se ancora non erano coinvolte le famiglie, gli amici di vecchia data. Eravamo soprattutto io e lui, lui e io, sospesi in una bolla di amore puro, senza condizionamenti esterni, pensavo.Nell’ultimo periodo era più distante e io, anche grazie ad alcune conversazioni con un mio amico virtuale, a cui decantavo la perfezione del mio fidanzato nel rifiutare le sue proposte, col tempo mi ha insinuato il sospetto che magari aveva qualche amicizia particolare anche lui su Facebook come molti uomini, giacché spesso ero sola. Ieri mattina, spinta dal tarlo, dopo aver fatto l’amore, mentre lui era sotto la doccia ho fatto un gesto che reputo squallido e che mai avrei voluto fare. Ho scorso le sue conversazioni in chat e subito ho rintracciato quello che mai avrei voluto vedere. Sono rimasta di sasso. Uscito dalla doccia, gli ho chiesto se avesse preso una decisione riguardo noi 2, perché magari potevo decidere io dato che mi era giunta voce di sue amiche particolari. Dopo un po’ con forte difficoltà mi ha detto che ‘ forse è meglio chiudere qua’…e che aspettava il momento giusto per troncare…già dall’inverno scorso. E io ‘ quando pensavi di dirmelo, o di farmelo almeno capire? A che pro le ferie insieme, il week end romantico di 10 gg fa!! Alla mia domanda se nel frattempo che stava con me aveva avuto altre donne mi ha risposto di si…altre. Annichilita, mi sono alzata dalla sedia con grande freddezza e ho svuotato in grossi bustoni la sua roba….gli ho detto ‘ con tutte le occasioni che ho avuto MAI mi è passato per la mente di tradirti! E ancora’fammi capire, tu andavi con quelle zo...... e poi toccavi me? Mi fai schifo. Non ha detto più niente…. È’ andato via a testa bassa con un ciao. Ho richiuso la porta e mi sono sentita morire dentro. È’ anomalo e vi sembrerà strano….ma per me che oggi ho 43 anni è stato il primo e unico amore della mia vita, l’ unico uomo che ho mai voluto al mio fianco e non capisco come gestire questo senso di vuoto, questo ennesimo lutto, questo abbandono inaspettato. Aiutatemi a capire, ho bisogno di voi. Non penso al passato, ne’ al futuro. Ma questo presente è difficile da comprendere ed accettare…
Sensibility,
“per me che oggi ho 43 anni è stato il primo e unico amore della mia vita, l’ unico uomo che ho mai voluto al mio fianco e non capisco come gestire questo senso di vuoto, questo ennesimo lutto, questo abbandono inaspettato.” – mi dispiace per te: 4 anni d’inganni sono davvero tanti.
purtroppo, spesso non basta amare per essere riamati. quando il partner non ti fa entrare nella sua vita, non ti fa conoscere amici e parenti, si dovrebbe sospettare che il suo interesse non è sincero.
oggi, poi, l’edonismo sfrenato completa il quadro dell’inconsistenza di veri sentimenti. non ci si accontenta più di piacere e di essere accettati da una particolare persona, si vorrebbe avere il mondo intero ai propri piedi. chi non si adegua a questo modo di vivere è destinato a patire atrocemente la sua più che ammirevole diversità.
sii orgogliosa di essere stata onesta e corretta, e sforzati di dimenticare quest’uomo, falso, superficiale e crudele.
Grazie Rossana. Ho bisogno di sostegno, ho bisogno di capire. Sono smarrita, delusa da lui e da me stessa che gli ho permesso tanto. Io cosi intransigente verso me stessa e verso il mondo, con lui ho usato un’indulgenza piena. L’ho trasformato in amico, amante, compagno, figlio….era il mio microcosmo. Ragionavo in termini di lui. Sono stata tutto ciò che non avrei dovuto essere. Troppa. Non mi rammarico di avergli dato tanto amore, non sapevo amare diversamente finora. Gli ho permesso di distruggermi e ora devo raccogliere piano piano i cocci. Ma è davvero davvero dura. Fino all’altro giorno mi diceva di amarmi, mi amava con la stessa passione dell’inizio della nostra storia. Lo stesso giorno che l’ho lasciato, anche se in realtà mi ha lasciato lui, gli ho scritto un messaggio in cui gli raccontavo sia di quello che è stato per me, sia di quanto male mi ha fatto, della mia consapevolezza di non meritare un simile trattamento. Gli ho scritto che gli auguro che incontri una come lui, perchè non merita nè le mie lacrime nè me. Non aspetto risposte. So che non ce ne saranno. So che non tornerà. Devo tornare a bastare a me stessa, devo resettare l’anima e il cuore.
Ciao a tutti sono io il Guido del 2010 e posso senz’altro assicurarvi che se ne esce !! Naturalmente adottando prima il no contact. Oggi sono felice con un altra persona che mi ha anche dato un figlio. Buona fortuna a tutti !!!