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La rivoluzione culturale

L’attuale classe politica calabrese è ormai stata messa alla gogna. Essa è divenuta, per l’ardimento della società civile, del giornalismo investigativo, di una parte della magistratura e di una parte della politica stessa, il capro espiatorio di tutti i nostri mali sociali.

La storia insegna che una società avverte la necessità di creare un capro espiatorio quando essa raggiunge un limite massimo di tollerabilità alle proprie sofferenze, oltre il quale è inconcepibile procedere.

Ben presto, quindi, l’attuale classe politica sarà, inevitabilmente e per fortuna, sostituita da una classe dirigente più preparata, più onesta e più coraggiosa.

Il rischio però è che questo ennesimo ricambio generazionale sia palliativo e non risolva gli atavici problemi della Calabria, del Sud e dell’Italia in generale. Il rischio cioè è quello che, ancora una volta, tutto cambi ma tutto resti sostanzialmente com’è.

Quali saranno le potenzialità della nuova classe dirigente se essa si troverà a dover fare i conti con una tendenza all’illegalità diffusa che fatica a scomparire; con organizzazioni mafiose tra le più potenti del mondo; se si troverà a confrontarsi con gente che spesso è costretta a chiedere ed ottenere diritti sotto forma di favori personali, a cercare ed accettare raccomandazioni per entrare nel mondo del lavoro o per conservarne i privilegi acquisiti?

Cosa potrà fare la nuova classe dirigente se il lavoro continuerà a mancare (perché difficile da creare) ed essere sommerso e sottopagato; se si continuerà a cedere al pessimismo, allo scoraggiamento e alla diffidenza verso tutto e verso tutti; se si continuerà ad essere costretti ad andar via e realizzarsi altrove; se si continuerà a trattare la cosa pubblica come cosa di nessuno anziché di tutti; se si continuerà a criticare il sistema ma a non fare nulla o poco per cambiarlo, contribuendo anzi e piuttosto ad alimentarlo negativamente?

Niente! … La nuova classe dirigente, che tanto e da più parti si invoca, non potrà fare niente o molto poco, poiché, non potendo realisticamente fare miracoli e non potendo essere una panacea, non avrà la forza e la motivazione per resistere alle collusioni e finirà con l’aderire a vecchie logiche amministrative di gestione e spartizione illecita del potere. Le buone intenzioni di cui essa si farà da subito portatrice resteranno certamente tali perché fagocitate da logiche clientelari, familistiche ed illegali.

Cambiare la classe dirigente e non avere, nel contempo, il coraggio di cambiare il nostro modo di pensare e agire collettivamente equivarrà a cambiare gli uomini ma non le loro strategie di azione, i partiti e i loro nomi ma non la loro sostanza. Sarà come indossare un abito nuovo, fresco e pulito, senza prima adeguatamente lavarsi.

L’epoca che stiamo vivendo offre ai noi giovani italiani meridionali la grande opportunità di mettere fine all’arretratezza economica e sociale del nostro Sud, e migliorare quindi tutta l’Italia, grazie al combinarsi di una serie di fattori di evidente ed oggettiva rilevanza di cui non hanno beneficiato i nostri genitori: in primis la globalizzazione.

La rapida e diffusa intensificazione delle comunicazioni a livello internazionale e la conseguente facilità di scambio delle informazioni, darà e sta dando alle persone di tutto il mondo – specie a noi occidentali, perché più a contatto con le tecnologie – la possibilità di prendere realmente coscienza della nostra condizione sociale, economica e culturale e confrontarla con quella degli altri popoli e Paesi.

A questo processo si deve aggiungere l’internazionalizzazione dei mercati (e quindi la possibilità di vendere i propri prodotti finanche all’altro capo del mondo) nonché una straordinaria mobilità fisica (e quindi la possibilità di spostarsi liberamente e facilmente sia da un Paese ad un altro che all’interno dello stesso Paese) e una rilevante mobilità sociale (tale per cui se oggi si nasce poveri non si è più necessariamente destinati a morirlo).

Poi, un processo di scolarizzazione di massa senza precedenti storici (in ogni famiglia meridionale c’è ormai un laureato o un laureando, e in molte famiglie più di uno) e uno sforzo sempre più competente e mirato dello Stato e soprattutto una costante attenzione e protezione da parte di organismi sovranazionali (come l’Unione Europea) ai quali preme il recupero delle aree sottosviluppate – o con difficoltà di sviluppo autonomo – come il nostro dannato Mezzogiorno.

E infine, il fatto che il Mar Mediterraneo sia ritornato ad essere il centro del mondo per la composizione dei nuovi assetti geo – politici internazionali.

E’ facilmente intuibile, dunque, che il potenziale culturale di noi cittadini italiani meridionali è cresciuto ed è destinato a crescere ulteriormente e che le possibilità di sviluppo sono aumentate in maniera significativa.

Avere consapevolezza dello storico concorso di queste condizioni a noi obiettivamente favorevoli è, senza ombra di dubbio, il primo importante passo da compiere, anche se purtroppo di per sé non sufficiente ad una definitiva e tanto auspicata inversione di rotta.

Nonostante, infatti, la concomitanza di tali fattori operi ormai da anni (frutto degli sforzi delle generazioni a noi precedenti e delle loro battaglie di civiltà, e per nulla casuali), la nostra regione, e la società meridionale in generale, sembrano incapaci di uscire dal pantano economico, politico e culturale nel quale da diversi decenni si trovano insabbiate.

Il Mezzogiorno d’Italia del 2007 è sì un territorio con più associazioni, più giornali, più baluardi culturali, più beni di consumo, più laureati, più aziende, più strutture, più prospettive, è la terra dei “ragazzi di Locri” e di tante associazioni e fondazioni contro la mafia e la mala-politica e di tante associazioni di volontariato.

Ma il Mezzogiorno del 2007 è anche un territorio con un tasso di disoccupazione ancora altissimo, con organizzazioni criminali più ricche, con sempre più immigrati clandestini da accogliere e gestire, con immondizia per le strade e discariche abusive, città senza acqua e mare sporco, con assai meno turisti di quanti ne dovrebbero arrivare e di quanti in verità la bellezza dei nostri luoghi ne meriterebbe. Una realtà sociale dove i propri diritti possono essere facilmente misconosciuti se non si è parenti o amici di qualcuno che conta.

E’ un territorio che cresce, è vero, ma ad un livello inferiore dei Paesi più deboli dell’Unione Europea, quelli appena entrati per la precisione. E’ un Mezzogiorno, dunque, che continua a soffrire e che sembra essere destinato all’eterna sofferenza.

Ora, considerando quanto detto fin qui, possiamo noi giovani di oggi – forti di quindici/vent’anni di studi e delle opportunità che la storia ci offre – continuare ad arrenderci a questo sistema sociale che sostanzialmente ci fa schifo, che aborriamo, perchè non funziona, è apatico, mortifica dignità e merito e non da certezze per il futuro? Possiamo continuare a credere di essere impotenti e lasciarci assuefare dall’abitudine, persuadere dalla rassegnazione o tentare dall’emigrazione, e alla fine permettere che esso si riproduca in tutta la sua perversità?

No! categoricamente no. Non possiamo. Soprattutto adesso che la nostra società si sta risvegliando da quella che oso definire una sorta di sindrome di Stoccolma collettiva.

La soluzione, pertanto, non può che essere una: iniziare insieme e da subito a rivoluzionare i nostri comportamenti sociali, affinché questo cambio di classe dirigente si tramuti nel sospirato e tanto atteso giro di boa, nell’inizio di un cambiamento reale e permanente, di un nuovo percorso, di nuovi scenari, di una nuova epoca storica per la nostra Calabria, per il Mezzogiorno, e di conseguenza per l’Italia intera.

Un’azione collettiva a carattere culturale e pacifico che finisca di corrodere, fino a spezzare, i legami negativi del passato e ci permetta di ridare un senso più giusto e più fiducioso al nostro stare insieme e al nostro futuro.

Un tenace e comune impegno al cambiamento che coinvolga tutti, soprattutto noi giovani, di destra e di sinistra, di qualsiasi appartenenza religiosa ed estrazione sociale. Combattere la mala-politica, la mafia, il malaffare e la dipendenza economica non è né di destra né di sinistra. Risollevare le sorti di questa parte consistente dell’Italia che abitiamo, e che purtroppo di quest’ultima ne sintetizza e ne agglomera tutti gli aspetti negativi, non è né di sinistra, né di destra. E’ di entrambi.

Per paradossale che possa essere e sembrare, la prima cosa da fare è quella di smetterla con il crederci delle vittime, poiché, come ha giustamente affermato Sergio Romano, il carnefice si crede quasi sempre una vittima, e noi, credendoci continuamente vittime di un sistema corrotto e mal funzionante e degli scorretti comportamenti altrui, finiamo per comportarci male, giustificandoci nella difesa e diventando a nostra volta carnefici, in un processo che si rinnova all’infinito. Noi meridionali siamo intrappolati in questo ragionamento.

Dopo di ciò iniziamo a rispettare le leggi, tutte, non solo quelle che ci fanno comodo. Chi non rispetta le leggi non rispetta gli altri, ma non rispetta neanche se stesso in qualità di essere sociale.

Perciò indossiamo la cintura di sicurezza in auto e mettiamo il casco in moto, non compriamo libri fotocopiati perché essi uccidono l’editoria e smettiamola di fumarci spinelli e sniffare cocaina: l’uso di queste sostanze stupefacenti, oltre a recarci gravissimi danni alla salute, finanzia la ‘ndrangheta e le altre organizzazioni criminali. Per la stessa ragione non andiamo dalle prostitute e non compriamo merce contraffatta e di contrabbando. Maledire la mafia e non rispettare la legge è un controsenso, oltre che una inutile perdita di tempo.

E’ assolutamente necessario insomma bandire ogni comportamento illegale e ripristinare la sovranità della legge.

Rispettiamo le file, facciamo la raccolta differenziata dei rifiuti, non sporchiamo le strade e i luoghi dove stanno anche gli altri. Dedichiamoci alle nostre passioni, investiamo il nostro tempo libero in attività di volontariato e di aiuto a chi ha più bisogno di noi, leggiamo più libri e quotidiani e guardiamo più telegiornali. Investiamo in attività imprenditoriali ed artigianali. Diamo sbocco ai nostri progetti. E se lo abbiamo già fatto ed è andata male, tentiamoci ancora, questa volta andrà bene.

Sono tantissimi e diversi oggi i finanziamenti e i contributi economici che vengono stanziati dalla Unione Europea, dallo Stato e dalla Regione a favore di noi cittadini meridionali che vogliamo intraprendere un’attività imprenditoriale. E questo tipo di finanziamenti è rivolto soprattutto a noi giovani e alle donne, per l’incentivazione dell’imprenditoria femminile e giovanile.

Facciamolo, e facciamolo con coraggio, perché nei contesti sociali difficili, come il nostro, è più facile scoraggiarsi e attribuire la colpa alla circostanza avversa.

Non ricorriamo alle raccomandazioni per trovare lavoro e rifiutiamola se ci viene offerta, specie se sappiamo obiettivamente di non meritarla, e soprattutto rifiutiamoci di pagare il pizzo, e se ci danneggiano l’attività, con pazienza ricostruiamo.

Dedichiamoci alla politica e ai progetti culturali e artistici. Organizziamo manifestazioni ed eventi di ogni genere e smettiamola di criticare e disprezzare tutto ciò che fanno gli altri e tutto ciò che non è frutto del nostro lavoro e invece aiutiamo e diamo fiducia a chi tenta di fare qualcosa di buono e di nuovo, nonostante le mille difficoltà.

Compriamo più prodotti calabresi e meridionali: sono tantissimi i buoni prodotti della nostra terra e delle regioni meridionali che non vediamo sponsorizzati in televisione, soprattutto nel settore agro-alimentare.

Visitiamo la nostra regione e le bellezze artistiche e naturalistiche che essa possiede. La maggior parte di noi giovani calabresi è stato più di una volta a Roma e magari all’estero, ma non conosce città capoluogo della Calabria.

In altre parole, smettiamola una volta per tutte di piangerci addosso e diamoci da fare. Solo così possiamo sperare in un futuro migliore, e nel frattempo adoperarci per edificarlo.

Non importa ciò che abbiamo fatto sinora. L’importante è ciò che iniziamo a fare da oggi in poi, da adesso in avanti.

Anche perché chi l’ha detto che restare qui significa soffrire e sacrificarsi per una causa persa e non invece partecipare tutti insieme ad una grande trasformazione? Ad un nuovo miracolo economico italiano che questa volta veda protagonista il Sud?

Bisignano, 10 agosto 2007
Francesco Lo Giudice www.movimentodelsole.it

L'autore ha scritto 1 lettera, clicca per dettagli sulla pubblicazione.

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11 commenti

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  1. 1
    filippo -

    come disse Edoardo I, la Scozia è una terra fantastica con un solo neo: gli scozzesi.
    naturalmente parlava della Calabria senza rendersene conto, poiché, con tutte le faziose lotte intestine tra Clan, le Highlands erano di gran lunga un paradiso se confrontate con gli individualismi da 2 soldi e le mafie dell’Italia del Sud.
    tuttavia, che possono fare le persone comuni per risolvere una situazione drammaticamente degradata come quella dell’Italia meridionale se è lo stesso sistema politico ed aministrativo che favorisce la schiavitù clientelare e s’oppone al cambiamento con i suoi meccanismi volutamente farraginosi, la sua burocrazia volutamente cancerogena, la sua falsa democrazia e la sua reale demagogia, le sue sue ridondanze istituzionali e strutturali, la sua criminalità politica?!
    NULLA!
    noi viviamo in una dittatura parlamentare con connessioni criminali in cui pochissimi hanno le idee tanto chiare da rifiutare i meccanismi del sistema, pochi hanno la sensazione che c’è del marcio in Danimarca e che bisognerebbe muoversi, ma la maggioranza è troppo debole per ragionare, rifiutare, muoversi.
    ne segue che se il primo passo è aumentare la coscienza collettiva che occorre rifiutare questo Stato, il secondo è accettare l’idea che lo Stato italiano DEVE essere abbattuto senza falsi democraticismi (il medico pietoso fa la piaga infetta) e sostituito con uno Stato realmente liberale e democratico, e il terzo è abbatterlo e sostituirlo perché non garantisce altro che inefficienze, ingiustizie, insicurezze, corruzione e mafia, ossia il contrario di ciò che uno Stato ha il dovere di garantire.
    il primo passo si potrebbe tradurre in “diserzione dalle urne” ad oltranza.
    circa il secondo, esso potrebbe consistere nel propagare alla base i concetti fondamentali del liberalismo e della necessità sociale dell’abbattimento dello Stato antidemocratico ed antiliberale; sul terzo, prevedendo che i papponi politico-amministrativo-mafiosi griderebbero subito “al sovversivo”, “al sacrilegio!”, “al terrorista!!”, come facevano i gerarchi dell’Inquisizione di seicentesca memoria, onde perpetrare lo status-quo, non si può dire nulla finché non siano maturate le condizioni al contorno conseguenti ai primi 2 passi.
    ricordati questo: un padrone sfruttatore se la ride delle manifestazioni di piazza guidate dai demagoghi, anzi le favorisce, perché tanto sa che da esse traggono profitto solo i demagoghi; ha però un terrore folle dei sindacalisti liberali, perché quelli s’informano sui bilanci, seguono il mercato e non si fanno prendere per il culo dai piani di ristrutturazione che servono solo a licenziare persone con l’aiuto dello Stato.
    altra cosa che dimostra l’urgenza dell’attuazione della strategia liberale è la diffusione che il degrado italiota sta avendo nella CE e nel mondo.
    qui, se non stiamo attenti, finisce che il modus italiota ce lo ritroviamo pure tra i pinguini antartici.
    taglio della testa del serpente; questa è la vera “rivoluzione culturale”.

  2. 2
    Francesco LG -

    Ciao Filippo, ti ringrazio vivamente per l’appassionato commento. Grazie anche al Direttore che ha gentilmente pubblicato questo mio articolo. Mi piacerebbe cortesemente sapere Filippo da dove mi scrivi, giusto per capire se queste parole che ho letto sono frutto di un cittadino meridionale o meno. Il fatto, caro Filippo, è che di rabbia ne viene tanta, ti capisco perchè nel Sud ci sono nato e cresciuto – anche se ho 27 anni. Ma per sconfiggere il problema è necessario mantenere la calma e la lucidità. Una nuova legge Pica (che tu sicuramente conoscerai – quella che a suo tempo debellò barbaramente il brigantaggio meridionale postunitario – non è realisticamente ipotizzabile. Ma pene più severe si, una giustizia più funzionante sì, sono d’accordo con te. In questo bisognerebbe essere più fermi, soprattutto per quanto riguarda le collusioni tra la politica, i quadri di amminstrazione e la criminalità organizzata. Non è facile sconfiggere la ‘ndrangheta e le mafie del sud italia, semplicemente perchè esse sono il risultato di una serie di condizioni sociali e culturali decennali. Tanto è stato fatto, però e tantissimo, per fortuna si sta facendo. In Calabria c’è una società civile determinata e coraggiosa che vuole cambiare. Stiamo in tutti modi cercando di recuperare una cultura civica che sostanzialmente non abbiamo mai avuto o che l’abbiamo avuta per contrastare lo Stato. Noi giovani faremo la differenza e sono certo che ci riusciremo, soprattutto adesso che la questione mafie è diventata una priorità europea.
    Grazie ancora e a presto.

    Francesco Lo Giudice – Bisignano (CS)

    ps: Filippo ci farebbe piacere se tu partecipassi anche ai nostri forum. http://www.movimentodelsole.it

  3. 3
    filippo -

    scrivo da Tropea, ma scriverei le stesse cose da Pordenone come da Mazara del Vallo, perché si sta parlando della Storia d’Italia e su questo argomento non esistono macroregionalismi in stile leghista.
    i danni che fanno le mafie fanno a gara con i danni fatti dall’imprenditoria nordista all’economia nazionale e tutto ritorna alla politica, che non s’è mai occupata della res-publica ma piuttosto della res-privata e del bilanciamento delle fazioni della guerra fredda usando la dittatura parlamentare costruita con la costituzione repubblicana fatta dai nemici dello Stato liberale alla fine della IIGM (i demagoghi li chiamano padri della patria, io li chiamo antiStato).
    ho sentito poco fa della proposta di sciopero fiscale fatta da Bossi e la risposta di Veltroni e su tutti e due mi vien da ridere, sul primo perché la proposta nasce, com’è ovvio, dalla demagogia di CDestra che tende a favorire la classe PMedio-imprenditoriale che evade puntualmente le tasse; sul secondo perché la frase “sarebbe la fine dello Stato democratico” è proprio quello che dicevo prima e cioè lo strillo dell’Inquisizione contro l’eretico allo scopo di mantenere lo status-quo.
    buffoni! tanto buffoni che perfino quel cercopiteco imbellettato di Berlusconi s’è mostrato più cauto sullo sciopero fiscale.
    e così, ecco un’ulteriore dimostrazione della necessità di rifiutare questi rifiuti del 50ennio e rifondare lo Stato su principi liberali e realmente democratici, anziché massimalisti, clericali e demagogici com’è l’oscuro lascito del nazifascismo.
    più presto le nuove generazioni consolideranno questi concetti prima ci libereremo delle cariatidi di un passato che non vuole tornare all’Inferno da dove è spuntato e che ci sta costando un pacco di miliardi di Euro ogni anno e l’incertezza sul futuro..

  4. 4
    filippo -

    ooops!!
    terribile omissione!!!
    Mozzarella-Veltroni ha anche detto che lo sciopero fiscale ci farebbe ridere dietro da tutto il mondo.
    ma perché adesso il mondo che fa?!
    solo per citare i meno caustici, gli statunitensi, già solo per il sistema fiscale oltraggioso e rapinatore e perché considerano l’Italia una lasciva puttana degli USA, ci ridono dietro almeno dal 1972 che io ricordi, ma senza dubbio da prima; gli inglesi ci chiamano “mamma e pizza” da lunga pezza.
    credo che l’ultimo periodo in cui questo paese non ha fatto ridere il mondo è finito con l’assassinio di Matteotti, dato che, salvi pochissimi aspetti, perfino il ventennio ha dato non poche ragioni d’ilarità, lasciando ai posteri la più autentica farsa aristofanesca (“Pluto, Dio del denaro”).

  5. 5
    Francesco LG -

    Grazie Filippo, sono felice di sapere che questa passione derivi da un meridionale. E’ possibile secondo te Filippo la rivoluzione culturale nel Sud? Nessuna intenzione di fare leghismo o moti popolari sanguinari. Assolutamente. Ma credi sia possibile, visto il livello così basso raggiunto, che i giovani meridionali decidano di dare un taglio ad alcuni comportamenti tradizionali e si predispongano con coraggio a nuove forme di comportamento? Perchè finchè ciò non avverrà, cambierà ben poco, come tu stesso potrai intuirre. E non solo per una mancanza di lavoro, perchè la maggior parte dei delinquenti ha un’occupazione.
    Grazie, Francesco

  6. 6
    filippo -

    certo che col tempo si può realizzare una “rivoluzione culturale nel Sud”.
    la gente può anche arrivare a capire che continuando così si va all’Inferno.
    a Tropea potrebbero anche cominciare a dare alle spiagge un aspetto meno di fogna e si potrebbe anche cominciare a pretendere il linciaggio dei piromani, ma se alla resistenza civile al malcostume mafioso non fa riscontro la guerra dell’apparato pubblico alle cosche (e quando dico guerra intendo “guerra”) e alla microcriminalità, la coscienza civile serve solo a fare quelle manifestazioni popolari che lasciano il tempo che trovano e che sono solo un pelino meno deprimenti di un discorso di Veltroni o di Rutelli.
    peraltro, è proprio la complicità dello Stato con le cosche che promuove l’imbarbarimento della popolazione e la convinzione che solo attraverso il clientelismo e la mafia si può accedere ai benefici del sistema, ossia a lavoro, casa, pensione.
    sono 50 anni che in questo paese si va avanti con l’uso clericale, perno della politica DC, che la politica regna e i cittadini ne sono sudditi, tanto meglio considerati quanto più “inginocchiati”.
    ripeto che non siamo in democrazia, ma in dittatura parlamentare, quella che altri hanno eufemisticamente definito partitocrazia.
    un simile sistema non si combatte solo con la presa di coscienza e la “rivoluzione culturale” ma, come dicevo sopra, con azioni di lotta che possono andare dalla diserzione dalle urne alla diffusione capillare dell’idea che un tale Stato non deve più essere mantenuto e anzi deve essere smantellato, demolito, per cedere il posto ad uno Stato vero.
    se l’amministratore del tuo condominio è un ladro, non te ne vuoi liberare?!
    per lo Stato è uguale!
    solo il lavoro di liberazione è più complesso.
    l’Italia deve fermarsi finché questi non se ne vanno e non rifanno la Costituzione e le Istituzioni in senso liberale e democratico.
    dopodiché, fuori dalle palle i Comunisti, i Preti, i Liberisti e i Fascisti.
    l’Italia non ne ha bisogno; nessuno ne ha bisogno.
    se Gandhi ha rimandato a casa la Compagnia delle Indie solo mettendosi seduto, perché noi non possiamo fare almeno questo?!

  7. 7
    filippo -

    e adesso ti regalo l’ultima chicca:
    due giorni fa un incendio doloso di proporzioni estese e che ha messo a serio rischio le abitazioni di contrada Punzolo, Curisio ed oltre più il villaggio Orizzonti blu o roba del genere e La Pace, è stato combattuto con momenti anche drammatici da vigili del fuoco ed abitanti in 24 ore di veglia ininterrotte e con danni giganteschi alle colline sovrastanti Santa Domenica e Tropea, prima verdi ed ora disseccate dalle fiamme, levatesi, guardacaso, proprio nei due giorni di scirocco intenso.
    s’aspettava di vedere i Canadair alle 7 del mattino di ieri, ma niente; i 2 canadair messi a disposizione erano stati assegnati agli incendi di Patti in Sicilia. solo alle 12 di ieri, quando ormai la seconda prevedibile fase aveva annientato un’intera collina e i campi adiacenti le abitazioni a mezza costa, s’è visto un elicottero dei CC.
    ora noi sappiamo che Bertolaso di Canadair ne ha. come mai non si sono visti né qui né altrove?!
    un giornalista della Gazzetta del Sud, presente sul posto ha testualmente riferito che questa vergognosa gestione dell’emergenza non poteva essere riportata all’attenzione pubblica; la redazione non l’avrebbe permesso.
    in compenso un carabiniere, di quelli che sono intervenuti allo spegnimento, ha riferito che sovente sono i soggetti interessati allo spostamento della selvaggina verso altre aree destinate alla caccia ad appiccare questi incendi, di natura assolutamente dolosa, con la tecnica della coda del gatto.
    in effetti, qui sopra di selvaggina ce n’era parecchia, tra volpi ed altro.
    il TGRegionale ha dato risalto agli incendi della Calabria fino ad Amantea, ma su Tropea s’è sentito solo parlare della stronzata delle manifestazioni culturali intitolate a Raf Vallone.
    i tedeschi qui nella zona erano molto preoccupati e quest’anno l’affluenza turistica è diminuita del 30%.
    allora, a che ti serve la rivoluzione culturale se poi sono le stesse Istituzioni di m…. di questo paese di m…. a non volere che le cose cambino?!
    perché dobbiamo foraggiare le Regioni e le Provincie, che non servono a nulla, sempre con stipendi miliardari e talora con statuti speciali, per favorire le cosche mafiose?!
    per questo dico e insisto che il fondamentale prerequisito del cambiamento è la vera rivoluzione culturale e cioè la presa di coscienza da parte della gente perbene che bisogna abbattere questo Stato senza alcuna pietà e senza perdere altro tempo, uno Stato in cui un verme come Prodi si permette di dire che l’incremento del gettito fiscale è dovuto alla fiducia dei cittadini verso il Governo.
    la diserzione dalle urne è il primo passo obbligatorio.
    a livello di comunità locali (i Comuni) l’associazionismo di base dovrebbe poi puntare non alle lamentevoli manifestazioni sinistroidi in cui si mugugna e si straparla di falsa democrazia, ma a quelle in cui i manifesti dicono quel che si deve dire (via questa politica dall’Italia) e in cui si pretende la chiusura di Regioni e Provincie.

  8. 8
    Francesco LG -

    Caro Filippo,
    condivido il tuo sfogo ma assolutamente no il vilipendio contro il nostro Presidente del Consiglio.
    In un contesto come quello del Mezzogiorno, tutti approfittano della situazione di scarsa legalità, del senso cinico (più che civico – come l’ha definito Ilvo Damiani su Repubblica). Il fatto più triste caro Filippo, è che tutti stiamo sempre a lamentarci ma la maggior parte di noi si comporta in modo assolutamente favorevole al degrado, continuando a non rispettare le leggi e a non fare il proprio lavoro come si deve. Ecco perchè credo che la prima cosa da fare è smetterla con il credersi delle vittime, perchè credendoci vittime diventiamo carnefici. Dobbiamo mettere in atto una vera e propria rivoluzione culturale e se vediamo nostro figlio o qualche nostro amico buttare un fazzoletto dal finestrino dell’auto in corsa, fermiamoci, facciamo retromarcia e raccogliamolo. Diamo l’esempio, e tutta la brava gente – che siamo la maggior parte e lo sappiamo) ci daremo una svegliata e contribuiremo a cambiare il sistema, con l’aiuto dello Stato e dell’Unione Europea. Dobbiamo cambiare le nostre cattive abitudini. Solo così possiamo veramente favorire il cambiamento tanto agognato.
    Sono fiducioso. Ce la faremo. Anche perchè (pensavo oggi guardando il tg regionale) anche la Chiesa ha preso tanto coraggio in questo senso. Nell’800 proteggeva e favoriva i briganti. Adesso condanna i mafiosi ed esorta la gente – soprattutto i giovani – a lottare e a non avere paura. Non è poco. Ti abbraccio. Buona serata. Francesco Lo Giudice

  9. 9
    filippo -

    “… no il vilipendio contro il nostro Presidente del Consiglio …”

    e per quale ragione mai?!
    l’hai letto il programma del CS alle primarie?!
    ti ricordi che la prima cosa fatta dopo le elezioni è stato l’indulto?!
    e ti ricordi le promesse di non aggravare il carico fiscale?!
    sei al corrente che alcune tra le circa 22 inutili regioni d’Italia pesano più delle altre con le addizionali IRPEF mentre gli impiegati regionali e provinciali spendono le loro giornate grattandosi le palle?!
    e cosa ha mai fatto Prodi per diminuire il peso della PA e della Politica, salvo promettere riforme “dalla prossima legislatura”?!
    lungi da me fare l’elogio del CDestra e soprattutto di quel lestofante del Berlusconi, ma non tollero che mi si dica di non vilipendere questi grossi papponi,soprattutto quando lo si fa senza sapere.
    ho sufficiente esperienza sindacale e politica alle mie spalle per sapere di che pasta è fatto Prodi, di quale è fatto Bertinotti, che adesso, dalla comoda poltrona che ha ottenuto fa il radical-chic e l’apologo di quell’altro bel campione di Trentin e cosa hanno significato le Partecipazioni statali e l’IRI in termini di devastazione morale e finanziaria del paese.
    per piacere eh!!

  10. 10
    filippo -

    ……….. stavo dimenticando il meglio:

    “… anche la Chiesa ha preso tanto coraggio in questo senso. Nell’800 proteggeva e favoriva i briganti. Adesso condanna i mafiosi ed esorta la gente …”

    e lo dici così, come se fosse normale?!
    non ti passa per la mente che una Chiesa che si professa voce di Dio in Terra con un Papa che si autodefinisce Santità prima ancora di diventare quantomeno beato dovrebbe vergognarsi di essere un volgare esercizio di mercato?!
    correggere i figli?! oh sì, certo certo!!
    hai calcolato in quanto tempo queste goccioline di buona educazione ci impiegheranno a superare l’oceano del brigantaggio politico, amministrativo e clericale dal quale questo paese è attualmente sommerso?!
    lamentarsi e basta?!
    non andare alle urne e promuovere proteste locali con esiti anche violenti lo chiameresti lamentarsi e basta?! beh, non è esattamente eguale a fare il buonismo di sinistra!
    non ho sentito nessuno né visto alcuno di CS o di CD dire o fare queste cose, perché la mangiatoia infine rende bene a tutti e fare il buonismo è la via facile per non fare alcunché!
    ps. informazioni attendibili dicono che l’incendio di Santa Domenica è stato appiccato da un pazzoide fomentato da chi ha interessi a contrastare lo sviluppo dei villaggi turistici finanziati da capitale svizzero.
    siamo nel 2007 e questa situazione è ampiamente tollerata dalla Politica e dalla Pubblica Amministrazione centrale e locale; mi sono spiegato?!
    lo Stato sa nome, cognome, indirizzo, conto in banca, attività, fatturato annuo di tutti i maggiori esponenti delle Mafie italiane; i TG ne parlano e nessuno fa nulla.
    risolvi questo educando tuo figlio a non buttare carta dal finestrino?! guarda che i “perdoni” e le buone azioni del genere “azione cattolica” non hanno mai contribuito un centesimo a risolvere i problemi della società, anzi, li hanno aggravati, hanno promosso schiavismo, stupri, disastri ecologici a prassi ordinaria e hanno solo fatto mangiare i preti riducendo il concetto di Giustizia a mera vuota parola. pensaci e poi fammi sapere, ma per piacere non parlarmi ancora di pezze tiepide.

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