La fine improvvisa di un amore
di
Loredana
Trovi il testo della lettera a pagina 1.
L'autore ha condiviso 4 testi sul nostro sito. Per esplorarli, visita la sua pagina autore Loredana.
14.073 commenti
Pagine: « Prec. 1 … 973 974 975 976 977 … 1.408 Succ. »
Pagine: « Prec. 1 … 973 974 975 976 977 … 1.408 Succ. »
Lascia un commento
Max 2 commenti per lettera alla volta. Max 3 links per commento.
Se non vedi i tuoi ultimi commenti leggi qui.
▸ Mostra regolamento
I commenti vengono pubblicati alle ore 10, 14, 18 e 22.
Leggi l'informativa sulla privacy. Usa toni moderati e non inserire testi offensivi, futili, di propaganda (religiosa, politica ...) o eccessivamente ripetitivi nel contenuto. Non riportare articoli presi da altri siti e testi di canzoni o poesie. Usa un solo nome e non andare "Fuori Tema", per temi non specifici utilizza la Chat.
Puoi inserire fino a 2 commenti "in attesa di pubblicazione" per lettera.
La modifica di un commento è possibile solo prima della pubblicazione e solo dallo stesso browser (da qualsiasi browser e dispositivo se hai fatto il Login).
Leggi l'informativa sulla privacy. Usa toni moderati e non inserire testi offensivi, futili, di propaganda (religiosa, politica ...) o eccessivamente ripetitivi nel contenuto. Non riportare articoli presi da altri siti e testi di canzoni o poesie. Usa un solo nome e non andare "Fuori Tema", per temi non specifici utilizza la Chat.
Puoi inserire fino a 2 commenti "in attesa di pubblicazione" per lettera.
La modifica di un commento è possibile solo prima della pubblicazione e solo dallo stesso browser (da qualsiasi browser e dispositivo se hai fatto il Login).

poteva pretendere, incluso il fatto di restare a lavorare con lui, comunque. Bene: quello distrutto doveva essere lui. Lo è stato, poi si è tirato su. Adesso lui sta meglio di lei. Ha trovato il suo modo per andare incontro al cambiamento e non contro. Lui mi dice: lei sembra avercela con me, quasi che fosse offesa che non sono a pezzi, ma arrivo al lavoro sorridendo. O che dall’avvocato, invece di incazzarmi, sono sereno.
La gente è strana quando si lascia…
Tutti e due, anche lei, evidentemente, sta vivendo la SUA fase della fine di una storia. Così se la starà vivendo anche il tuo ex…
anche con le sue ansie di restare in buoni rapporti con te già da ora o varie. Solo che non può scaricartele addosso. O meglio può, ma spero che tu riesca a ricordarti che chi deve rimettere in piedi il suo mondo, cioè tuo intendo, sei tu.
Perché alla fine tu un ibrido non lo vuoi. Vuole stare con te? che la lasci e torni con te. Ha dubbi? che la lasci e vada in un eremo a capire cosa vuole dalla vita. Vuole che tu sia la sua testimone di nozze o la madrina dei loro 5 figli nel nome del meraviglioso rapporto che avete avuto?
Non voglio dire cose orribili, Arianna, voglio dire che però ora sei stralunata, confusa, ammaccata e fai un’enorme fatica (come è naturale che sia) a non pensare più in NOI, a non dire, credo:
lui pensa, lui dice, lui farebbe, lui saprebbe…
e anche se (metafora) se si fulmina una lampadina, pure se sei capace di cambiarla, ti senti sola con quella lampadina bruciata in mano e pensi a quando magari l’avrebbe cambiata lui…
e non è la questione della lampadina, e non è questioni di ruolo. è molto più ampia, e io ti capisco. O forse mi rivedo anche troppo rispetto a quello che tu senti, però capisco molto bene anche
@Non so cosa pensare o meglio a volte lo so ma quando a prevalere è questa immensa mancanza di lui (e non del ruoolo che aveva) tutto mi sebra così assurdo e quasi mi sento in colpa anche di non cercarlo più…
o almeno so il mio punto di vista. Anche perché, ogni volta in questi lunghi anni della sua crisi in cui io mi staccavo (e non per mancanza di amore o dell’importanza che davo al NOI, ma perché mi veniva detto che il NOI non c’era e quindi dovevo ricordarmi di… IO) se apparentemente mi staccavo senza esserne disintegrata, se venivano fuori le mie risorse (ma stavo male comunque) o se cercavo di non oppormi interiormente al cambiamento lui mi faceva sentire in colpa.
Quasi fossi stata io a negare il NOI, mentre mi veniva negato il NOI e quindi io mi rendevo conto che dovevo vivere senza e che se devi vivere senza tanto vale cerchi di viverlo meglio che puoi, non peggio che puoi.
così, anche adesso che lui ha la sua casa, tutte le cose a posto mentre io, oltre alla mia fase di recupero e straLUNAmento, devo capire cosa farne della mia vita in generale, e non perché lui mi manteneva, ma perché io ho perso tremila giri dietro alle sue/nostra/mia conseguente crisi (e sarebbe veramente troppo lungo da
raccontare il perché) io sono ancora che dico: lui dice, lui pensa, lui farebbe, lui saprebbe… anche con paura però.
E non perché io sia deficiente o non autonoma di pensiero. Ma perché, a parte che 16 anni sono tantissimi, lui è stato molto bravo a impormi il lui dice, lui pensa, lui farebbe, lui saprebbe, lui sarebbe. Anche attraverso la colpevolizzazione.
Cosa peraltro normale quando si vive il NOI.
Non l’imporre, intendo dire anche un normale confronto insieme sulla realtà. Intendo anche il fatto di sapere come l’altro prende il caffé, che surgelati gli piacciono, e comunque un lungo stile di vita, anche contaminato, insieme, della serie NOI facevamo così, non colì… e la complicità di sguardi, e il mondo di due persone.
Però sì, c’è stata anche l’imposizione, e la colpevolizzazione.
Non sono una santa, eh, e i miei errori li ho fatti anch’io. Le responsabilità non stanno da una parte sola. Però lui ha effettivamente stravolto dei miei parametri.
Come se lui potesse essere sempre quello che rompeva, comunque, ma io sempre quella che doveva mettere a posto. Io dovevo essere Penelope, anche se Ulisse la guerra la faceva a me. Non solo, certo, anche lui a modo suo è stato Penelopo. Il discorso è che io non ho mai saputo se Ulisse sarebbe tornato, ma appena mi dicevo: basta, Ulisse non torna, molla questa tela… allora io non amavo davvero, IO.
Al contempo io ho fatto un lungo viaggio (non il mio personale, riguardo noi intendo) ma in fondo sono sempre stata Ulisse che non sarebbe mai neanche partito. Perché io ero felice già solo per come sceglievamo insieme i surgelati. Insieme.
Ma ero io quella che il NOI doveva difenderlo sempre, anche quando mi trovavo da un’altra parte perché lui mi/ci aveva negato il NOI.
Che doveva arrangiarsi anche emotivamente come una persona libera (ma anche a trovare dove vivere mentre lui la casa ce l’aveva e penso che lo destabilizzasse anche il fatto che io un posto dove vivere lo trovavo solo alzando il telefono… quando non è che non avessi un posto dove vivere mi mancava perché io sia una disadattata sociale, ma perché di colpo mi ero trovata veramente in una cosa più grande di me…) ma non sentirsi mai libera, o dovevo sentirmi in colpa.
Il fatto è che io ho sempre fatto una fatica bestiale ad andarmene, non a restare. A dirmi: questo mondo, senza di lui, non è vero che è fatto di niente. Forza, rassegnati al fatto che questa storia è finita, e ricomincia a vivere. LUI NON TI AMA, capito? Ou, mi senti, LUNA, lui non ti ama. Tu lo ami? Non importa, lui non ama te.
Ma mentre io combattevo questa battaglia, terribile, con me stessa, ero io la stronza senza cuore e senza valori, ero io “ecco, lo vedi? dicevi tanto di tenerci e invece…” quando riuscivo a spostarmi. Quando riuscivo a ripercepirmi ME, con i miei parametri.
Una bruta fazenda, come diceva qualcuno. Work in progress, not so easy. Ora vado a pranzo. Vvb
Work in Progess anche QUI…..UN saluto a tutti…
VALINDA, grazie, un saluto speciale anche a te. Io a dire il vero sono passata per un saluto poco tempo fa, non scrivo da un bel po’ qui, ma sono davvero contenta di vederti così bene.
LUNA Cara Luna ho letto tutto d’un fiato le tue parole e non ti dico quanto mi si sia smosso dentro..analisi, riflessioni, domande sulla tua storia su cosa vorresti adesso…ma purtroppo devo uscire stasera perchè mi sono concessa un pò di svago fuori anche se non ne avevo tanta voglia..adesso avrei preferito scriverti e risponderti ma sarei stata un fiume in piena. Sono sicura che porterò un pò di te con me a questa cena ;)))
Appena possibile e soprattutto quando questo tumulto si calmerà ti risponderò volentierissimo e con tutto il cuore.
Per adesso ti ringrazio e ti abbraccio forte e abbraccio tutti quanti voi.
A presto
leggo costernata le vostre storie, ma riesco a pensare una cosa sola: non ne vale la pena, andare in crisi pr un altro.
Se andiamo in crisi, che sia soltanto per noi stessi
ARIANNA: ciao 🙂 onestamente, anche se naturalmente leggerò di cuore quello che scriverai e desidero ascoltare il tuo punto di vista, sono più contenta che tu sia andata a svagarti che stare incollata al pc o chiusa in casa 🙂
Grazie di avermi portata a cena :PPPP ho mangiato bene? :PPP
a parte gli scherzi, spero che tu ti sia svagata senza… lune 😉
Io ora vado al mare con la mia amica sorellifera :))))
bacini a tutti, a dopo, vvb
@alice: cara, che dire? o centomilioni di parole o veramente poche. Scelgo la seconda per tante ragioni, in primis il tempo a disposizione, e ti dico che si va comunque in crisi “per se stessi”, come definisci tu, anche quando la causa e’ in altro. Un eremita, da sempre eremita, che e’ sempre stato solo ed eslusivamente in quelle condizioni e pensa di sentirsi ottimamente, e’ dura che si svegli un di’, con tutto immutato, e si senta in fase critica…
Sono un po’ costernata anche io :-). Vado a farmi un caffe’.
Lunina, il tuo beverone ha un nome che inizia per M ed e’ composto da 8 letterine???? Se e’ quello, ce l’ ho a casa perche’ in ufficio non so dove mettere il latte :-))))) Bacetto a te. Torno presto.
ANNINA: sì 😉 bella la mia compagna di beveroni :PPPPPPP
Il mio è alla vaniglia 😉 Bacino, tesora 🙂
ALICE: ciao, in effetti anch’io @cara, che dire? o centomilioni di parole o veramente poche
mi sa che io sceglierò una versione a mezzo tra le due 😛
Anche quando andiamo in crisi per un’altra persona andiamo di fatto in crisi con noi stessi, visto che è dentro di noi che viviamo. Intendo dire che, vista l’interconnessione tra noi e gli altri, il nostro sentire rispetto noi/mondo a volte i confini purtroppo non sono così netti. Potrei dirti, in questo momento della mia vita, in cui al contempo mi cerco/ritrovo, che non sono mai andata in crisi per me stessa e basta, visto che io sto bene e so darmi gioia veramente con poco, o che ho permesso agli altri di mandarmi in crisi perché non avevo visto dove andavano a parare, proprio lì in certi punti in cui io non sapevo concedermi la libertà ecc. Nonostante per me sia sempre stato importante stare bene con me stessa. Al contempo è chiaro che un certo tipo di aggressività e lesione della mia libertà mi ha allontanata da me stessa, facendomi sentire in un cul de sac più di quanto io non ci fossi. E che a volte esistono dinamiche altrui che in effetti possono fortemente disorientarci anche e sopratutto se abbiamo, per una serie di ragioni, delle difese più basse, anche non in modo “congenito” bensì contingente o un mix delle due cose.
Quindi sì, concordo con il fatto che non dovremmo permettere agli altri di scaricarci addosso cose che ci fanno male e accompagnare all’uscita da noi ciò che per noi non va bene, sentiamo distante dal nostro modo di sentire e vedere (non in senso di solipsismo o chiusura, naturalmente, ma intendo dire ciò in cui veramente percepiamo una snaturalizzazione del nostro sentire/vedere… costi che sono comunque salatissimi) cercando di avere sempre delle interconessioni che percepiamo più armoniche che disarmoniche. Partire dal presupposto che sentirsi bene, innanzitutto con se stessi, è un diritto, e che fa la differenza, e stare più attenti a ciò che per noi è stonatura o armonia, al di là delle paure e dei nostri “idoli” o false idee o concetti di limiti autoimposti.
No, in effetti non è un concetto facile.
Ma insomma, vediamo di stare bene con noi stessi innanzitutto, e di ascoltare le NOSTRE crisi, che siano endogene o esogene o un mix che male, mi sa, non ci fa.
Dovremmo stare attenti, forse, al contempo, a non cercare a tutti i costi di far entrare una persona “quadrato” nel nostro buco “stella” (se solo quadrato facesse finalmente la stella io potrei essere felice, anche se quadrato mi fa venire l’ulcera perforata…) ma neanche a diventare noi quadrati se siamo dei tondi. Perché prima o poi ci verrà l’ulcera perforata lo stesso.
Non sto naturalmente parlando di perfezione o “se non sei una stella perfetta vaffa…” o “col cavolo, io sono tondo e tondo resto, tiè tiè”.
Viviamo in effetti in un’epoca in cui le persone sembrano lasciarsi per cazzate, l’epoca
dei rapporti a termine, anche quelli lunghi, per una bassa soglia di sopportazione della frustrazione o per crisi interiori, anche, mi permetto di dire, temporanee o congenite (ma curabili, credo) che portano a non sentirsi bene da nessuna parte… un’epoca in cui forse spesso invece di affrontare delle sensazioni interiori e ascoltarle per quello che sono molto spesso una cotta diventa sinonimo di rivoluzione (ma è davvero quella la rivoluzione di cui si ha bisogno?), e c’è chi salta da un treno all’altro senza capire una cippa di se stesso…
ma che ciò, che certamente esiste, non diventi un alibi inverso. L’indossare da subito e portare, anche per 50 anni, una scarpa di tutt’altra misura in nome del fatto: io però le frustrazioni invece so sostenerle.
chiamando valori di continuità, vivendo situazioni invivibili e restando di fatto fermi alla stazione, mentre un gran caos costante dà la sensazione di viaggiare in continuazione, il timore di ascoltarsi tanto quanto chi non si ascolta saltando da un treno all’altro.
Ovviamente anch’io con questo discorso (forse molto poco lineare, ne convengo) traccio confini netti dove non è così facile individuarli.
Ma guardavo i miei genitori, l’altro giorno, e pensavo:
non sono perfetti e in certe cose certamente anche si sopportano, come per altre si adorano. Ciò non significa (viste le cose che sento) che uno dei due non possa andare fuori con il cocco domani e lasciare l’altro… ma di fatto in una relazione buona, anche se non idilliaca, hanno sempre portato avanti una normalità/serenità, dei progetti comuni, sono cresciuti insieme. Di fatto neanche questo a volte sembra sufficiente. Neanche metterci la buona volontà, cercare di coltivare l’effettiva compatibilità, avere e portare avanti dei progetti. La vita è sempre un divenire. Ma, pensavo, molto spesso qui scriviamo e leggiamo storie ferme. Storie di base “strane” o con dei rapporti di forza poco chiari. Nate già mezze zoppe. O dove c’è chi salta come un canguro mentre l’altro/a sta fermo/a. Storie che non hanno avuto mai un presente veramente armonico. Non perfetto, armonico, che è un’altra cosa. Storie che fanno implodere, più che espandere. Oggi mi raccontava la mia amica (che in passato aveva collezionato una serie di fenomeni da manuale, e oggi ne sorridiamo, ma c’era poco da ridere, e che ora è sposata da 10 anni ed è serena veramente) che suo marito ha avuto una superpromozione, e per averla per un mese andava da sua madre per studiare, fino all’una di notte, perché a casa sennò con i bambini non riusciva. Al contempo lui è quello che quando il secondo figlio aveva pochi giorni e lei aveva rischiato di morire di parto è stato eccezionale, come padre e marito. Quanto è importante capire se si fa squadra DAVVERO e se si è sereni DAVVERO?
Mi sa non poco :/