La fine improvvisa di un amore
di
Loredana
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Ciao a tutti 🙂 volevo dirvi che siete proprio belli, bellissimi, e che vi voglio bene.
L’avevo già detto, lo so, che forse la sensibilità è come una Ferrari sotto il culo. Non in senso di firma o valore economico, parlo di potenza. Quando ti senti al volante davvero è meraviglioso, quando, uscendo dall’automobilismo 😛 incanali le energie nel modo giusto (per qualcuno può essere l’arte, ma è solo un esempio… può essere anche solo prenderti un caffé proprio in quel caffé storico, proprio in quel momento in cui ne hai voglia, ti senti in equilibrio, ti piace non sentirti respirare ma sapere che sei vivo/a e magari solo osservare la gente con un sorriso – di partecipazione – e assorbire anche una bella musica in sottofondo).
NICK: capisco che sei turbato, turbato anche per la stonatura del gesto, qualsiasi sia il retroscena e il senso, che hai percepito. E fondamentalmente credo che tu dovresti essere lasciato in pace, da giochetti di qualsiasi tipo e poco chiari, e mi auguro che tu riesca a proteggere la tua sensibilità e serenità per la quale stai “lavorando”.
RAFFI: sai, non ammettere che esistono anche persone che non vedono, non si chiedono, che dicono delle cose (anche non direttamente a te) che ti fanno veramente cadere le braccia, persona con scarsa sensibilità o ignoranza emotiva e sociale sarebbe una bugia.
Penso però anche un’altra cosa, e che riguarda me, quindi ovviamente può non valere assolutamente per te: in me ci sono molte… LUNE, una è certamente quella della frase di Jovanotti che Annina ha riportato. Conosco sì quella sensazione devastante. Il fatto che da fuori non si colga la propria fragilità ecc è devastante. L’ho provato e lo è.
Tra l’altro non mi dimenticherò mai però cosa mi disse una volta la striz quando le dicevo che un parente a me vicinissimo in un momento in cui ero a pezzi mi aggredì, dicendomi tutto quello di cui non avevo bisogno. Ne uscii sconvolta, veramente.
Come poteva non avere avuto empatia? chiesi alla mia striz.
Come poteva volermi così poco bene?
Poi la mia striz mi disse: non è detto che non l’ha avuta. Ma tu in quelle parole sbagliate, in quella aggressione hai visto forse anche che non era in grado di reggere l’ansia di sentirsi inadeguato di fronte al tuo dolore. Allora mi sono messa ad osservare meglio e mi sono resa conto che c’era del vero. Mi sono anche resa conto che ci sono persone che poiché non reggono loro il proprio dolore, la propria fragilità, ne sono spaventate, non possono riuscire a reggere quella degli altri. Fanno già tanti sforzi per non sentire se stessi. Certo, dipende anche chi e come.
Però poi un giorno quando ho visto questa persona a me cara scoppiare improvvisamente a piangere con i singulti per una persona a lui cara morta tanti tanti tanti anni fa, piangere come un bambino, ma poi riprendersi in tre secondi e sdrammatizzare con se stesso per quella caduta, improvvisa, di tenerezza e autotenerezza pazzesca ho pensato che la mia striz aveva proprio ragione.
Ci sono, Raffi, ora dico in generale, veramente persone egoiste e poco sensibili, persone che stanno in superficie e se ne fregano. Che sembrano avere in tasca solo le frasi sbagliate. Essere aggressive al momento meno opportuno. Aprofittarsi persino che hai difese basse. Ne ho incontrate. Avevo una collega che adorava gli animali e si sentiva miss bontà, ma che diceva delle cose, sulle persone in qualsiasi tipo di difficoltà, o anche solo con la maglietta sbagliate secondo lei, che penso che avrebbe avuto un posto d’onore tra le SS. E lo diceva come se dicesse “oggi è lunedì” e cercando pure conferme di quanto avesse fatto delle osservazioni intelligenti o persino divertenti. Ogni volta che assistevo a questi suoi exploits a me veniva da vomitare. Esistono anche semplicemente gli egoisti, non solo i mostri. O anche persone che in quel momento non hanno le energie per davvero. Ho un’amica meravigliosa, sorella, ci siamo sempre aiutate nella vita. Mentre si stava separando con il marito era così fuori che ha visto la mia auto con il muso fracassato sotto casa e non ha nemmeno registrato che era la mia auto e che io potevo essere a fette. All’epoca ci rimasi di m. Poi la vidi. E capii perché poteva non essersene accorta. Poi esistono però anche le persone che ti vogliono bene ma quando ti vedono bene, anche se proprio in forma non sei, non lo dicono perché non ti vedono, ma perché ti vogliono bene e l’idea che tu possa stare male, e non saper che fare, fa sperare loro che tu stia meglio. Si sentono rasserenati da questo pensiero, ma non perché non si preoccupano per te, al contrario.
E per il resto riflettevo sul fatto che, anche se è vero che è terribile non sentirsi accolti, retti, compresi quando si sta male, a volte forse ho anch’io difficoltà paradossalmente non a reggere la MIA empatia per gli altri, quella sì, a reggere senza mostrare ansia il più possibile (magari mi viene dopo o ci penso tutto il giorno), ma vedere qualcuno stare male per me/con me se sto male io e a cui viene l’ansia per me non lo reggo. Mi sento male due volte. Mi sento anche in colpa per aver fatto stare male qualcuno avendo detto che sto male. Mentre quando qualcuno mi accoglie come ha fatto Annina e poi voi in questi post, anche Adele, o come hanno fatto mia “zia” (quella che è stata lasciata dal marito dopo 40anni) infondendomi serenità e scambio esperienza o una mia amica accogliendo e allo stesso tempo un po’ sgridandomi (non con sgridate di incomprensione, ma pratiche pro-risorsa) e sapendo anche buttarla insieme sul ridere allora, anche se per tutto il tempo sono stata combatuta tra Jovanotti e preoccuparmi di non ammazzare con i miei problemi chi mi stava ascoltando, ne sono uscita bene, con riflessioni positive, stimolanti, e senza sentirmi in colpa anche se con l’idea: voglio stare bene, per me. E anche perché mi piaccio di più IO quando mi sento più serena e sto bene. Ovviamente non PER FORZA, ma sul serio. Qd mi prendo cura di me e mi piace tanto.
Darik: ho letto la tua storia e mi ha particolarmente colpita! Certo che dedicare la vita ad un’altra persona per poi accorgersi di non essere più amati è veramente terribile, per non parlare del fatto che continui a vivere con lui.
La mia storia è molto diversa ma sicuramente non sto passando un bel periodo nemmeno io e nemmeno io sono più una giovane ragazza!
Seguo spesso i commenti di questo sito, forse per cercare qualcuno che finalmente ha trovato il modo o il metodo per non soffrire più per Amore anche se so che è solo UTOPIA.
A volte mi chiedo se vale la pena amare per poi ritrovarsi con il cuore in frantumi,a volte vorrei essere capace di ragionare solo ed esclusivamente per me ma poi mi accorgo che tutto questo è impossibile… sono stata programmata diversamente!!!
Mi piacerebbe poterti consigliare… aiutare.. ma purtroppo non ci sono parole che possano alleviare questa sofferenza!!
Ciao ragazzacce e ragazzacci 🙂
Lunacchiotta, ho letto un po’ indietro… Sono rimasta male di leggere di certi fatti che ti sono accaduti. Meglio, certi fatti all’incirca li conoscevo, non conoscevo invece certe reazioni, comportamenti della tua famiglia (mi riferisco a certe cose che hai raccontato di tua madre).
E’ dura la faccenda. Un abbraccio.
ANNA 2010“Lottero’ ancora. Se non e’ bastato questo tempo, me ne prendero’ dell’ altro. E cadro’ per rialzarmi. Non voglio vivere cosi’…voglio la pace e la serenita’. Voglio VITA. “.
E te la meriti tutta. E’ brutto cadere a terra e non riuscire a rialzarsi. Sapere che, per davvero, si ha una Ferrari sotto al sedere ma non vedere il cruscotto davanti a sè. Ma è così bello il momento in cui si alza la testa e si vede che il cruscotto è lì, davanti ai tuoi occhi, e devi trovare tutta l’energia per infilare la chiave e ripartire. E decidi di dare la precedenza a te stessa perché ti sei prefissata un obbiettivo e nulla ti potrà distogliere dal raggiungerlo.
Il primo passo è il più difficile. Soprattutto quando, quel primo passo, lo si è già fatto tante volte nella vita. E’ il più difficile, il più lento, il più “goffo”…..ma è quello che ti riporterà verso di te e verso tutte le belle cose che meriti e che ti auguro di realizzare.
LUNA, la tua parte quinquenne è tenerissima.
Anch’io ho una componente infantile particolarmente sviluppata. Tra 10 giorni compio 39 anni, le persone che collaborano con me mi chiamano (e non per scherzo) “O Animale” (scoperta di oggi :-). Eppure nei momenti peggiori e nei momenti migliori mi sono sempre rifugiata nei miei sogni di bambina, nel mio nido perfetto, in mezzo ai ricordi di persone che non ci sono più se non nei miei ricordi più belli, in mezzo ai giocattoli e ai libri di favole.
In un mondo non c’è violenza fisica o morale, dove non devi lottare per avere un posticino e dove, se sorridi, non devi aver paura che il lupo cattivo ti individui come una cretina da soggiogare, ti prenda in giro, ti svuoti e poi ti butti via come un giocattolo rotto a cui non ci si è affezionati.
“A volte mi dico: lo hai lasciato avvicinare più di chiunque altro.
Chissà se ne sarò capace mai più. Sicuramente no finché penserò che eravamo troppo speciali e semplicemente non è proprio possibile. O forse sono proprio io così.”.
C’è una canzone di Mario Castelnuovo che dice: “Sarà un ricordo normale per quando sarai forte in un momento sì…. sarà un ricordo speciale per quando sarai sola… in un momento no… “.
Hai parlato tante volte della tua Vita come un viaggio. Ma alcuni (altrove, non qui) ti hanno vista come una sorta di maestrina fatta e finita che sparge perle di saggezza in qualità di persona arrivata.
Io credo che tu sia ad una tappa del viaggio in cui hai più soggezione a “dire a te stessa” oltre a farti in quattro per alleviare le sofferenze altrui.
Ti fai delle domande ed azzardi delle risposte e, magari, ti prospetti uno scenario di impossibilità di riprodurre uno scenario sentimentale speciale. Ma lo fai con serenità e con un tono, comunque, speranzoso, non rassegnato.
Ma (lo sai meglio di me), LUNA, ciò che conta è che stai parlando anche a te stessa oltre che agli altri. E, a volte, non è per niente facile.
Magari sto dicendo un sacco di baggianate. Forse sto sovrapponendo la mia storia alla tua e lo sto facendo in modo grossolano. Perdonami se è così.
Ciò che so è che non mi sono parlata per anni, non mi sono detta niente per un sacco di tempo. E quando ho risentito la mia voce ho provato una bellissima sensazione.
Un abbraccio a tutti coloro che stanno male.
EME: @Magari sto dicendo un sacco di baggianate. Forse sto sovrapponendo la mia storia alla tua e lo sto facendo in modo grossolano. Perdonami se è così.
Sei andata de “panza”, e non hai proprio nulla di cui scusarti. Anche se apprezzo la delicatezza di domandarti se sei stata proiettiva.
Le nostre storie possono anche essere diverse, ma io credo che tra noi ci sia sempre stata un’empatia che va al di là, al di là del fatto che i fatti possano non essere stati uguali. E che dentro non siamo gemelle. Questo lo dico anche ad ANNINA. Io non avevo mai scritto in un forum e quando ho iniziato a farlo l’ho fatto de panza, sempre. Sapendo sì, certo, che serviva a me. Serviva a me anche per il fatto che quando avevo scoperto cosa sono le molestie morali avevo avuto evidentemente bisogno di fare qualcosa di reattivo. E anche nella realtà. Che fosse per esempio anche ascoltare una signora mai vista che (non so il perché avesse scelto me, casuale) alla fila alla cassa mi raccontava preoccupata di sua figlia e mi diceva: secondo lei questo ragazzo che ha le sta facendo del male? Io la vedo strana.
Però io non sono entrata in questo forum cercando “molestia morale”, sono entrata in questo forum cercando qualcosa tipo: “sofferenza amore”.
Sofferenze che possono assolutamente convivere. E questo mi ha dato da pensare. Mi ha dato da pensare che, anche per le mille sfumature che esistono, tra la violenza conclamata e non, molte persone che possono essere anche devastate dalla violenza psicologica (anzi, forse soprattutto quelle più devastate) è più facile che arrivino a parlarne in un forum scrivendo una lettera per dire che soffrono d’amore o che hanno un altro problema piuttosto che arrivarci tramite una lettera sulla violenza psicologica, che con loro non sanno nemmeno che c’entra.
Questo ovviamente non significa che io sia fissata con la molestia morale. Intendo dire che se una persona mi parla d’altro, veramente d’altro, io non ci vedo la molestia morale per forza. Esistono persone che non si incontrano o non si trovano più, che non camminano più con lo stesso passo di cuore o non l’hanno mai fatto, nel mondo dei sentimenti, senza che uno dei due stia cercando di violentare l’altro. Più o meno consapevolmente che sia. Per puro egoismo, o persino per una dinamica “ti distruggo, prima che tu distrugga me”.
E difficilmente la fine di una storia è indolore, e difficilmente, anche se non ci sono per forza dei buoni e dei cattivi, non c’è uno che dei due che debba proteggersi di più, se non entrambi. E difficilmente si riesce a voltare pagina senza sentirsi rivoltati come calzini.
Però di base credo che, se c’è una cosa che ci accomuna tutti, nei nostri viaggi, sia comprendere quanto è importante volersi bene.
Banale, quanto centrale. Banale, quanto spesso non così semplice.
Anche recuperare la connessione con il proprio primo amore (noi stessi, intendo) quando quella connessione si perde.
Una volta qualcuno qui mi ha scritto che io non avevo mai sofferto.
Che sparavo empatie e parole a mio beneficio, per sentirmi brava bella fotomodella. (non scrisse queste parole, questo era il senso). Quella persona in realtà disse, mi pare: secondo me sei qua magari perché stai scrivendo una tesi di laurea, ma certo non hai sofferto. Dai su, dimmelo se hai sofferto e come, dai, porta le prove!
Non fece proprio così, ma quasi. Dal suo punto di vista probabilmente ero una che lei aveva sgamato e che quindi pensava: oh, mamma, e ora cosa dico per giustificarmi?
In realtà eravamo due persone che avevamo sofferto, solo che lei mi stava mettendo contro il muro e mi stava sparando addosso. Come qualcuno aveva fatto con lei. Senza considerare che non era detto che l’anello debole fosse lei, più di me.
Ammetto di aver apprezzato la sensibilità di chi, invece, ha compreso che (senza mai dirmelo) che a volte non parliamo di cosa ci ha fatto/ci fa soffrire perché per noi è meglio così. E non perché vogliamo mostrarci più fighi, più risolti, più saggi, più vincenti, più arrivati. Apprezzo chi forse è stato anche meno invadente di me, che a volte forse (e in caso mi scuso) pur dicendo: se vuoi dirlo, sennò no, ho chiesto forse cose che non avrei dovuto chiedere.
Un mese prima di entrare nel forum, anni fa, ero a casa di una mia amica sorella. Ero scappata una mattina, per andare a casa sua, senza portare praticamente niente di me. Mi si stavano friggendo il cuore, e soprattutto il cervello. Amavo, anch’io sbagliavo, ma comunque me ne dovevo andare. Era scattato il salvavita. Non abbastanza, ma era scattato. La mia amica si accorse che io non usavo mai i fornelli. Io non ci avevo fatto caso. Ma la risposta l’avevo. Non so se riesco a spiegare bene la sensazione, comunque, anche se in quel periodo comunque lavoravo, facevo, ero in un tale stato di confusione su chi ero io, talmente erano state percosse le mie corde di sensibilità, confusione, tensione, che mi sembrava meglio non toccare cose con cui avrei potuto magari fare danni. Tipo non so, magari dimenticarmi una pentola sul fuoco o far saltare una casa per aria. Forse anche cercavo di essere trasparente. Giorno dopo: lei aveva messo le chiavi dietro la porta (ma perché pensava che io già dormissi nell’altra stanza, cosa di cui poi tra l’altro ridemmo) e io provai ad entrare e la chiave girava a vuoto la prima cosa che pensai fu: ho rotto la porta. Mio Dio ho rotto la porta. E rimasi in cortile tipo paralizzata non so per quanto. Piangendo.
Paralizzata non solo dall’idea che io ero una che riusciva a rompere una serratura solo girandoci una chiave dentro come fanno tutti i comuni mortali, ma anche pensando – seriamente, in quel momento – che la mia amica mi avrebbe odiata per sempre perché io ero una rompiporte.
Con questo mi pare di poter riassumere cosa può farci la violenza psicologica. A che punto possiamo smettere di fidarci di noi stessi.
Non conoscerci più. Per inciso io potrei benissimo rompere una porta. Il fatto è un discorso di senso delle proporzioni.
Cari tutti,
ci sono giorni migliori ed altri così così, come sempre, ma devo dire che sto davvero un po’ meglio, e so che il terapeuta ha la sua bella fetta di meriti….spesso gli psicologi parlano poco, lasciano che siamo noi stessi a partorire le nostre soluzioni, ma quando io gli ho ironicamente chiesto di “farmi un cesareo” si è aperto di più…
Mi sta aiutando molto nel senso dell’autostima, sto finalmente riuscendo a dire al mio ex delle cose che prima non avrei avuto nemmeno lontanamente il coraggio di dirgli perchè pensavo avrebbe riso di me…e invece ora che le dico con una convinzione differente, vedo che lasciano il segno e lo fanno riflettere….
Riesco anche con calma a trovare tempi e modi per fargli accettare delle cose su cui era più che talebano, a fargli comprendere che se alle volte mostro qualche gelosia è perchè la mia parte è più difficile essendo io colei che ha “subito” la fine della storia…e lui ora mi ascolta, e inizia a comprendermi e a giustificarmi.
Altro grande successo: lo psicologo mi ha più volte chiesto di vedere il mio ex, anche solo farmi venire a prendere x guardarlo un attimo, oppure parlargli pochi minuti al telefono, non so per quale ragione… Ebbene io gli avevo sempre risposto che non sarei mai riuscita a farlo…eppure sono riuscita a chiederlo a lui e mi ha promesso che prenderà un caffè col dott. Mi emoziona già solo l’idea, non so cosa uno psicologo riuscirà a vedere in lui…. so solo che per me sono piccoli passi che mi aiutano a prendere coraggio, forse davvero piano piano qualcosa si muove.
Con lui riusciamo a stare decisamente bene quella volta a settimana che ci vediamo, ma ogni tanto scivolo in quella che il dott. chiama “ansia da abbandono” e inizio a immaginare che non avrò i tempi per staccarmi gradualmente da lui in quanto presto troverà un’altra e mi lascerà fuori dalla porta,…eppure, quando ritorno in me, mi rendo conto che sono io che fantastico e ingigantisco, e lui stesso afferma e conferma di non avere e nè tantomeno cercare un’altra persona, anzi ogni tanto sospira sperando che sia io a trovarmi presto un altro altrimenti fra di noi si andrà avanti ad oltranza….
Il dott dice che lui è un po’ codipendente, quindi abbiamo tempo, ma certo l’imponderabile esiste….a sentir lui dovrei tener duro fino a settembre-ottobre per essere pronta.
E’ davvero un lavoro lasciarsi…alla fine devo dire che sono pure fortunata che il mio ex “collabora” alla mia graduale guarigione, non senza prendersi i suoi tornaconti, perchè quando stiamo insieme è ancora bellissimo anche per lui…
Credo che il mio percorso sia differente da tutti gli altri di questo forum,…ma quante strade ci sono verso l’uscita???
Io ho deciso di fidarmi e affidarmi al mio dott, non ci sono soluzioni immediate ma il tempo impegnato a lavorare su di me è tempo che sottraggo a pensare a lui e a stare male…
Un bacio a tutti, in particolare a Luna e Adele (…io ADORO la pizza! 😉
Sono con voi e come voi
In un altro momento avrei risolto la questione porta in maniera razionale e forse anche tipo macgiver. In quel momento io pensavo che una porta potesse essere la fine del mondo, la fine di un’amicizia di una vita. Che lei mi aveva accolto con amore ed empatia lo sapevo, quindi non potevo dirmi che lei aveva messo le chiavi dietro la porta per lasciarmi fuori. Ma potevo dirmi che lei vivendo con me mi avrebbe odiata. In realtà quella convivenza andò benissimo, stupendamente. Indipendenti, ma insieme. Coordinate anche senza bisogno di dirci le cose. Con orari a volte uguali a volte differenti. Con il piacere di beccarci la notte a bere una tisana e chiacchierare. Affettuose come sempre. Banalità? Sì e no. Per me non erano banalità. Io avevo cominciato una convivenza così e poi? E poi la questione non era la convivenza, ma lui stava male e aveva “affrontato” le cose così. Peraltro aveva beccato me su temi che mi avevano aperto, ANNINA, le famose cicatrici. Sennò con il cavolo che mi sarei ridotta in quello stato. Tuttavia è ovvio che non me ne sono andata davvero quella volta. Ma quando dico spostatevi, in casi analoghi, non lo dico perché elargisco perle di saggezza che io non sono in grado di mettere in pratica, ma voglio fare la fi... Lo dico sapendo quanto è difficile. E non è difficile solo perché sei innamorata/o, è difficile per quello che non sai più di te. la tua stessa autobiografia che a volte ripercorri, è vero, scoprendo cose di te che non sapevi (ma perché bisogna scoprirle con dolore? mandarci un fax no? o scoprirle con amore?)ma a volte ripercorri, scusate il francesismo, assolutamente alla caz. Perché è l’angoscia a parlare, non sei tu. E il dolore, la confusione. Mentre, se pure c’è qualcosa di buono in quella storia, se anche lui o lei non è effettivamente Jack il Molestatore, ma mettiamo pure che sia uno che si è perso mentre ti sei perso/a pure tu, l’unico modo per vederci chiaro, semmai, non è farsi ammazzare o ammazzarsi, ma ritornare in asse. Riuscire a sentire la propria voce, comunque, che non sbagli. ecc ecc. Quindi comunque non mi stanco di dirlo che è così che stanno le cose. Perché, che ci si arrivi dopo 6 mesi, 6 anni o 60 alla fine mi sa che sempre quella è la conclusione. Bisogna volersi bene. Volersi bene non esclude l’amore per gli altri. Non esclude un sano ritorno, se sano è ed è possibile. Non esclude neanche ammettere che si può soffrire per amore. Non significa per forza cercare di catalogare le persone per mostri o eroi. Faccio i conti anche con i cocci delle mie compulsioni, dipendenze, scemenze, paure che sono esplose stando male io. Le MIE strategie sbagliate, insieme a quelle giuste. La paura di difendermi troppo oltre a troppo poco. Di non innamorarmi mai più davvero o di avere l’imprinting per un manichino della Upim. In realtà sono fiera di tante cose che ho superato e capito. Ma mi devo depurare. Oggi prendevo il sole nel poggiolo di mia nonna che mi ha fatto gli ovetti sbattuti. Forza e coraggio.