La fine improvvisa di un amore
di
Loredana
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Cara loredana ti abbraccio forte e spero che tu riesca a superare questo momento, ricordati che non c’è dolore che non si possa superare e dopo ti sentirai più forte, solo un consiglio: in questi casi il rifiuto è il punto di partenza, se speri che torni non riuscirai a voltare pagina, potrebbero passare anni, è difficile, lo so, ma di a te stessa che non ti vuole, soffrirai di più ma per meno tempo, se aspetti che lui torni ti condanni ad una lenta agonia.
oggi sono meditabonda….ho pensato sempre che l’ Amore meriti quel che io e tanti altri danno: l’ anima. Niente egoismi personali, niente competizione, ti offri come sei con tutto quel che hai. Lo dai e, nel darlo, sei felice perche’ stati dividendo, condividendo, costruendo. Cerchi di capire, di sentire, di accogliere l’ altro e la sua vita, senza stravolgerli. Io ho sempre amato cosi’, senza voler cambiare nessuno. Sono convinta che si ami cosi’. Lo ero, lo sono e lo saro’. Solo pensavo che quando va male, e’ inevitabile stare come sto e stiamo. Ti senti un fallimento addosso ed un vuoto che fanno spavento…E non posso nemmeno dire “non avrei dovuto fare, dare, credere…” perche’ invece ritengo di avere fatto benissimo ad essere quel che sono. Ne vado di un fiero che quasi sfocia nella supponenza. E’ che perdi una parte di te, quando finisce. Hai pensato per due, per cosi’ tanto tempo e con cosi’ tanta “voglia” di farlo, che, da solo, non senti piu’ quasi di esistere e non perche’ tu ti sia annullato nell’ altro ma perche’ sei orfano del “noi”. Sei tu e noi insieme, hai la compagnia perenne di quell’ entita’ terza, astratta ma fondamentale che, ZAC, ti levano, ti svaporizzano, per lasciarti solo nell’ imperituro ricordo dei giorni che se ne vanno senza un sorriso. Il lutto e’ giusto. NOI e’ morto ed io lo piango. Mi manca, accidenti a me! Ma se non lo crei, come fai ad amare davvero? Io non ci rinuncio a priori, sempre accidenti a me, e questo fara’ si che, di nuovo, sia possibile che mi ritrovi qui tra altri 2/3/5/20 anni con la vita devastata da una perdita e una medaglia al valore da far vedere a chi crede nell’ Amore. Ne vale la pena? si, no, bho…Non credo di aver mai smesso di essere quel che sono, mentre amavo. Mi sono sempre rispettata e fatta rispettare, non ero una bambola o una vittima. Cosa devo dire? che ho sbagliato “persona”? ma non e’ vero nemmeno quello….E’ che e’ cosi’. Cosi’ brutto e triste e difficile e sfacciatamente doloroso SEMPRE, se l’ Amore e’ stato Amore. Beato che non sa amare? eh, in certi momento, EBBENE SI. Peccato che si perda anche cose che io sono felice di avere visto e vissuto e sentito. Amo gli animali, lo sapete. Ne ho tanti in casa mia. Ogni volta che qualcuno di loro mi lascia, e’ un vuoto, ma non per questo invidio chi non sa vedere l’ anima di un cane o di un gatto o di un cavallo. Certo “loro” se ne vanno senza abbandonarmi o ferirmi…invecchiano, si ammalano e ci dobbiamo dire “addio” perche’ la vita e’ cosi’…Diverso e’ con l’ Amore tra un uomo ed una donna, se a separarli non e’ la morte, ma il concetto e’ lo stesso…Chi ha, da’. L’ Amore puo’ costare caro e noioa stiamo banalmente pagando e forse io avrei anche bisogno di un finanziamento perche’ sono un po’ sfinita nell’ ambito delle “finanze amorose”…
Bacio, amici miei.
Grazie Matilde, sò che hai perfettamente ragione..Credo che anche nei momenti più bui e dolorosi c’è sempre una parte razionale di noi che cerca di guidarci fuori dal tunnel…All’inzio è troppo debole e soffocata dal lato emotivo, ma piano piano grazie al tempo, cerca di prendere il sopravvento sospinto dall’innato spirito di sopravvivenza che appartiene ad ognuno di noi! La speranza che spesso ci guida e ci fa raggiungere traguardi insperati, in questi casi è una nostra acerrima nemica..Ho scritto una lettera..un’ultima lettera..a lui e a me..Credo che per poter andare avanti ho bisogno di perdonare lui e me stessa alla fine. Siamo umani tutti quanti e quando ci troviamo nella posizione di chi subisce dimentichiamo che abbiamo fatto subire..E’ una ruota..ma come sò che se ho fatto del male l’ho fatto involontariamente..sono sicura che anche lui ha fatto lo stesso. Nojn si può costringere nessuno ad amarci, per quanto possiamo volerlo..se mi avesse amato non sarebbe sparito…o quantomeno l’idea di perdermi lo avrebbe spinto a trovare una mediazione alle sue paure ed incertezze..Quello che ho passato, le mie paure, le mie ansie sono parte di me e non posso pretendere che abbiano un peso nell’ambito delle decisioni che lui prende per se stesso e per la sua vita. Certo posso criticare il modo in cui ha agito..un modo vigliacco, ma questo fa parte della sua coscienza.
Lasciare ed essere lasciati sono entrambi dei traumi..quando si inzia un rapporto si tende o a non pensare che possa accadere o vivere traumatizzati in attesa che accada..ma comunque vivere significa sempre mettersi in gioco.
E’ ancora dura per me, ancora fa male..ancora lo penso..ancora trovo insopportabile l’idea che un’altro uomo mi si avvicini…credo mi ci vorrà molto tempo..ma sò che passerà. Nessuno toglierà dal mio cuore questa ennesima cicatrice e qualche volta tornerà a far male..ma quello che più auguro a me stessa..e a tutti voi che siete qui..è di poter guardare al futuro ancora con speranza e di non lasciarci condizionare dalle ombre del passato..anche se sò che è molto difficile..
ANNINA: io credo che chi sa amare, ha voglia di amare, vivere l’amore è fortunato. Io credo che chi soffre, ma poi riesce a ricominciare possiede un tesoro. Chi riesce ad accettare i fallimenti e i cambiamenti, a metabolizzare, a provare rabbia ma non vivere di rancore, a provare delusione, ma non estendere il concetto alla sua intera interiorità… l’altro giorno ho incontrato due persone. Una, bellissima donna peraltro (apparentemente molto gentile e socievole, ma poi mi hanno detto – persone fidate – in realtà competitiva, supponente e rompipalle… con me non lo è stata perciò valuterò la nostra conoscenza in base alla nostra conoscenza, però poiché la prima cosa che ha tentato di fare è stato sputtanare un mio amico rigirando un episodio che non ho visto, ma credo al mio amico perché lo conosco, nel bene e nel male, da anni annorum, questo non mi è proprio piaciuto tanterrimo…). Dicevo, lei 55 anni, separata da 12, una figlia grande. Mi dice che da allora non ha mai più voluto vivere con un uomo. Da questo semplice punto di vista posso capire. Posso capire che una persona non se la senta più di vivere con un uomo o che non abbia più incontrato qualcuno con cui sentire le farfalle nello stomaco. Voglio dire, a parte la mia parentesi, che lei potrei essere io.
L’altra, meno bella ma solare, stessa età era lì con il terzo marito. Ignoro le sue vicende precedenti. Ignoro ovviamente se siano felici o no, ma lo sembravano. Comunque sia costoro hanno appena cambiato città, hanno una decina di cani, condividono pare moltissimi interessi.
Mi sono chiesta: io potrei essere lei?
E mi sono chiesta: se lei è felice, se ogni volta che si è innamorata e si è rinnovata si è sentita felice sul serio, e non si è chiusa in un bunker atomico nonostante ogni separazione sarà stata un lutto e cocci da rimettere insieme sta vivendo così male?
Io, che sto vivendo il lutto, ho pensato che dev’essere devastante restare delusi due volte. Io ho pensato: sono stata quasi 20anni con una persona e sono a pezzi. Sarei in grado di correre il rischio di crederci e stare male un’altra volta?
La verità però è anche che io ho un male più esteso e cosmico.
Oggi una mia amica praticamente zia mi diceva: quando mia figlia si è separata io lo sapevo che era adulta, e che nella casa che aveva preso con la sua amica ci poteva stare, ma il fatto di pensare al suo dolore e saperla lì non mi faceva dormire la notte. Non l’ho sforzata a tornare, ma è stato un sollievo che sia tornata a casa.
(per inciso: la mia amica lì in quella casa stava malissimo. era debilitata, stanca e non si trovava bene con l’altra ragazza. Aveva un po’ paura di tornare a casa a sentire tiritere, ma anche se aveva 33 anni voleva la mamma).
Io mi sento dire spesso: dovresti dire ai tuoi che stai così male.
La gente non capisce che io ai miei l’ho detto.
L’ho detto ma ho vagato a destra e sinistra come una pallina di un flipper invece di poter tornare a casa.
Mia nonna era una persona meravigliosa.
Mia nonna era una mamma. Per me era un’amica e una mamma anche. Anche l’altra mia nonna è così. Anche mia mamma è una mamma, ma è una mamma difficile. Con me lo è sempre stata. Con mio fratello no. Mio fratello sarà piccolo anche a 89 anni, io a 12 ero grande. Ma la mia parte bambina me la sono sempre tenuta cara, perché è il mio stupore nei confronti del mondo. Stimo mia mamma per molte cose, e so riconocere anche le sue affettuosità. Ma mia mamma è una mamma difficile con me e lo è sempre stata. Poco empatica. O forse troppo ma
mia mamma, diceva la mia striz, non regge e non sa gestire, è un problema suo se fa/dice certe cose, non tuo.
Ok. Ok. Se tiene il muso per anni interi, per esempio.
Mia mamma in certe cose è assurda. Mia mamma mi ha fatto male. E io ho sempre fatto pace perché le voglio bene. Lei con me forse sta litigando da una vita. Ma ora io sto male.
Io ho sempre amato mia mamma comunque. Ma stavolta non credo che la perdonerò. E non sto parlando di rancore. Sto dicendo un’altra cosa.
Sto dicendo che per me la famiglia e gli affetti sono così sacri che mi sembra di conoscere anche i trisavoli che non ho conosciuto. Che l’affettività famigliare mi commuove. Che seguo mio nonno ogni giorno in casa di riposo perché mi pare sia la cosa più naturale del mondo e penso che dio mi fa un regalo che possiamo stare insieme. La gente teme che diventi depresso perché stai in casa di riposo, ma non è così. Sei teso, quando esci. ti dispiace. Ma comunque l’affetto e l’idea che stai tentando di proteggere più che puoi qualcuno che ami ed è fragile compensa. E fuori comunque c’è la vita, c’è il sole. C’è… cosa?
Io di amici ne ho molti, e veri. Con le persone ho rapporti di reciproca generosità. Ma quando è successo, contemporaneamente, che anch’io portavo il lutto, che anch’io stavo male per mio nonno, e in più io perdevo la persona con cui ero stata da 20 anni i miei genitori non hanno capito che a me non serviva semplicemente una casa che si poteva fare e mettere a posto (con tempi devastanti), a me serviva la famiglia. Il fatto di alzarmi la mattina e incontrare mio fratello in cucina. Mi serviva che se non mangiavo qualcuno mi mettesse un piatto sotto il naso. Qualcuno che capisse che sono forte, ma che si accorgesse, prima di me, se c’era qualcosa in me che non andava. Mi serviva pensare che non era cascato il mondo, il mondo intero. Stare nel rione in cui sono nata e che amo. vedere le facce delle persone che conosco. Salvarmi il cuore e la testa anche nelle abitudini. Poter dire a chi amavo ancora e mi sta ancora dicendo di no: ok, mi sposto. Ma non andare come un flipper, anche ospitata da persone meravigliose, ma sentendomi come l’orfanello di Dickens. Vi giuro è vero questa è la mia malattia. Pensare che niente nei miei affetti centrali è come prima. E bene non mi fa. Anche se vado dai nonni, almeno loro, e mia nonna mi compra i formaggini con le figurine. E mi salva. E a me viene da piangere per quanto è dolce. E quanto capisce, lei
DARIK: ho scritto il mio post prima di leggere il tuo. Per certi versi abbiamo detto cose molto simili emotivamente 🙁
Anche mia nonna, quella che non c’è più, è la persona a cui mi sarei rivolta. E non starei così male. No, non mi sarei mai sentita stile Dickens novel se lei ci fosse stata ancora.
E questa è un’ulteriore cosa che mi distrugge. Che peggiora ogni mia sensazione di abbandono COSMICO.
Pensa che pure mio nonno, che ha una demenza, e che parla in ostrogoto e non sa manco dov’è, è talmente la persona meravigliosa che è stato, comunque, che a volte, quando mi sento dentro un dolore senza fine, mi sento consolata dal suo sorriso.Mia nonna è morta due anni e mezzo fa e io ancora non sono riuscita a lasciarla andare. E immagino che lei sta male per me e piango come un vitello. Ieri, incazzata con mio padre, gli dicevo: domanda a nonna se non è vero! poi mi sono ricordata che è morta e mi sono venuti i singulti.
E mi sono pure sentita in colpa perché è lui che ha perso sua madre, a cui era legatissimo. Però lui ha sua moglie, cioè mia madre, ha un figlio, cioè mio fratello, e nonostante la sua vita abbia avuto un patatrak devastante (la mamma morta, il padre malato) lui non ha perso TUTTO. Il resto è tutto uguale. Ha anche me, per inciso, certo. E quando passo a casa da loro lui mi fa un sorriso a 75 denti. Ma dopo aver fatto il flipper e con un casa da tutta un’altra parte in cui devo andare (per me esilio) mi sento ospite nella casa in cui sono cresciuta. in realtà se mia madre non facesse le sue storie, e mio fratello non andasse in fibrillazione solo all’idea di dover dividere la sua cameretta con la sorella disgraziata sentimentalmente, mio padre mi avrebbe fatto tornare a casa. Lui è quello che quando pensava di cambiare casa voleva avesse una cameretta anche per me, e non era molto tempo fa. Però cerca il compromesso (lui che è in fondo uguale a me, perché dopo 2 anni e mezzo non ha ancora tolto la linea telefonica da casa della nonna che non c’è più, e non ha ancora spostato niente in quella casa) perché sa che io e mia madre litighiamo. Cioè, lei litiga con me. Anche perché già litigava prima ma da quando un giorno, per spiegarle che io soffrivo per mia nonna (di fronte al suo: MA TU CHE PROBLEMI HAI?) le ho detto: è che per me era una seconda mamma – mia madre se n’è uscita con: da ora io ho solo un figlio maschio. E mi tiene il muso da due anni e mezzo. Perché io l’ho molestata moralmente (non volendo) una volta, mentre lei duemila volte, ma neanche se ne rende conto. Perché mi fa stare male andare nella casa in cui devo andare? perché, a parte essere devastata dalle stesse cose che provi tu sull’amore ecc, quella casa è proprio sotto casa di mia nonna. In pratica mi mandano al centro del dolore cosmico. E mi chiedo se non mi darà il colpo di grazia. Mi mandano… ho 37anni. Una casa è una fortuna. Ma io ho la sensibilità sconvolta, veramente. E avevo bisogno di CASA, prima. Del mio rione. Di qualcosa tipo: va tutto bene.
LUNINA mia bella…il dolore esteso e’ cosmico e’ mio compagno fedele di tutte le volte in cui prendo un calcio/calcione/calcetto “li'”…io e la striz avevamo gia’ appurato ai tempi: c’e’ un pezzo “rotto” dentro di me e come e quando si ruppe poco conta…e’ rotto…Forse l’ analisi mi sarebbe potuta servire, e mi servirebbe ancor ora, per rivivere e “aggiustare” ma secondo lei (la striz) gia’ essere consapevoli e prendere atto sarebbe sufficiente a farmi campare. La mia famiglia e’ onnipresente, onniraccogliente, onnicomprensiva: una fortezza inespugnabile. Forse piu’ che la famiglia, dovrei dire mio padre, uomo dall’ incalcolabile valore e statura morale. Lui ci tiene tutti in se’ e ci raccoglie e ci protegge. Comunque sia, siamo una famiglia e loro ci sono. Sai che c’e’, amica mia? C’e’ che le persone sensibili portano e sentono in se’ cicatrici eterne. Conviverci e’ una lotta perenne perche’ non le sai rimuovere o non vedere o far finta che non ci siano. Le accetti e, per accettarle, le riattraversi e riguardi e rivisiti e controlli un milione di volte. Sono parti di te che non puoi tralasciare. Le persone sensibili hanno il dono della compassione. Della pieta’, anche. Sentono tutto. E perdonano, a modo loro, quasi sempre. Amano. Sono fragili e forti allo stesso tempo. Non tutti le possono capire. Sembrano anche strane…:-) Mia madre mi ama. Io lo so che mi ama ma so anche che non mi capira’ mai. E’ diversa ma non e’ colpa sua. Lei e’ fatta a modo suo, diverso dal mio. Mio padre mia ama e mi capisce. Forse sono un dolore per lui per quanto mi ama ma so che non mi cambierebbe mai, nemmeno con un essere ben migliore di me. Mio padre mi sente, mia madre prova ad ascoltarmi. E’ diverso…Il mio pezzo “rotto” e’ l’ amore per me stessa, il perdono che do’ a tutti ma non a me. Non saprei nemmeno “cosa” dovermi perdonare nello specifico ma sta di fatto che io mi detesto ogni volta che qualcuno mi mostra rifiuto, con particolare odio verso me, se vengo addirittura abbandonata. E la mente ci arriva a capire tutto. E’ l’ emozione che non sta dietro al cervello. Arriva “dopo” e, in mezzo, c’e’ quello che si legge qui: l’ inferno. Mi stimo in tante cose. Mi sforzo di vedermi nella stessa maniera in cui gli altri mi vedono ma nei miei occhi, ritrovo ancora l’ immagine di una bambina che stava bene piu’ da sola che con gli altri coetanei, che aveva paura di essere dimenticata e che avrebbe scelto, potendo, di non staccarsi mai dalla gonna della nonna. E ci ho gia’ lavorato su!!!! la psicoterapia e’ gia’ passata su di me e mi ha fatto dire queste cose ma IO SONO SEMPRE IO. E trovo paradossale il dovermi per la seconda volta raffrontare con questi miei limiti. Mi fa quasi tenerezza. La prima volta, con la gravante di aver dovuto prendere coscienza di aver passato un decina d’ anni e piu’ con un uomo che con me c’entrava poco ma poco ma di un poco che fa spavento e di essermi “salvata” solo per grazia ricevuta e non per merito personale. segue….
La seconda volta, mi sono “badata” e ho “scelto” una persona adatta a me, che capisse per istinto la mia indole ed i miei desideri, che ci fosse, che sapesse darmi quello che sempre avrei voluto. Non ho fatto piu’ quel torto a me stessa che mi ero gia’ fatta piu’ che a sufficienza negli anni precedenti. Ebbene, non e’ bastato nemmeno questo. La vita ha rilanciato e me l’ ha levata, lasciandomi, oltre al problemino “cosmico” anche la tristezza del vuoto di una persona che mi e’ mancata per davvero perche’, a differenza dell’ altro, quando c’era, C’ERA. Accettare, accettare, accettare…accettare e’ il verbo che regna sovrano nella mia vita. E stavolta speriamo di accettare ANCHE ME, giusto quella che forse non si e’ accettata mai o ancora…
ANNINA: grazie tesora per avermi risposto. Io raramente “mi dico”, quando mi dico vuol dire che sto proprio male. E spesso quando “mi dico” ho veramente cinque anni. Ti ringrazio di aver accolto la mia parte cinquenne, ne avevo molto bisogno. Sì, vero, mio padre anche è simile a me. Sì, vero, mia madre mi ama, pur con i suoi errori.
Avevo sette anni, veramente, e un giorno ho detto alla nonna: io non voglio diventare grande.
Non so se ho usato proprio queste parole, ma il senso era questo. Comunque per il resto mi ricordo benissimo la scena.
Nello stesso periodo credo avevo anche detto a mia mamma che avevo paura di perdere le persone a cui volevo bene. Lei stava stirando e mi ha detto che non perdiamo le persone che amiamo se muoiono perché sono dentro di noi, se sono del nostro stesso sangue le abbiamo anche dentro di noi. Perché mia mamma, di cui ho detto male, è anche stata una mamma super attenta e sensibile in verità. anche se è vero che per certe cose sembra che parliamo due lingue diverse. Però devo a lei delle cose belle che ho.
Alle volte mi chiedo se non siamo troppo sensibili tutti in famiglia e quindi ognuno un po’ si difende come può.
Io che in quei giorni in cui la nonna è morta e il nonno stava male ed è venuto a stare dai miei io ho visto la sofferenza di tutti, oltre alla mia, ed avevo una preoccupazione cosmica. Due giorni dopo è morto anche un amico e la preoccupazione cosmica si è estesa (riesco pure ad allargare il cosmico… forse perché appunto era già per me incontenibile). Un mese dopo sempre nello stesso gruppo di amici si è ammalata la mamma di una mia amica e ancora più cosmica.
Credo che mi fosse caduto il filtro, come dice la mia amica. empatia al 20000 per cento. Forse in realtà il filtro non sono mai riuscita a rimetterlo a posto. Una sera io e la mia amica sorella (forse era la sera prima del funerale della nonna) stavamo parlando in auto, è arrivata una foglia secca sul parabrezza, e abbiamo fatto un salto come se ci avessero sparato con un revolver. Ne ridiamo ancora, per sdrammatizzare. Ma non sono certa di aver mai smesso di saltare per le foglie. Non nel senso che sono nevrotica, ma credo che mi sia rimasto quel senso di tensione. Paradossalmente, poi, reggevo situazioni ad alto tasso di cuore in gola senza spettinarmi neanche. Ma chissà dentro, a questo punto, in realtà.
Lui c’era e mi è mancato. C’era, ma non c’era. Anche questo è stato cosmico. Nessuno è perfetto e dipende da che punto di vista guardo la questione, generale dico. Da un lato posso dire che forse un giorno dirò che non era l’uomo per me, dopo, quando ha cominciato a fare quelle menate del disamore e della casa no, non lo è stato. Ho tenuto duro, ma la verità era che era una cosa per me inaccettabile. Perché io avevo bisogno di sicurezze. Le mie cicatrici non potevano assolutamente sostenere quella dinamica. Ed era perché non potevano sostenerla, probabilmente, che non riuscivo a spostarmi. Da un lato perché ero sconvolta, dall’altro
perché avevo assoluto bisogno che si ripristinasse l’armonia. Ho vissuto quella cosa a 70.000 giri. Forse perché è l’unico modo in cui so vivere tutto, il bonus e il malus. Per carità, non è che adesso voglio fare quella speciale, nel bonus e nel malus. A chi avrebbe fatto bene una situazione come la mia? A nessuno. Però parlo di me e quindi parlo per me. Il fatto di avere questo costante senso di perdita per me era insostenibile. D’altra parte lui aveva bisogno di fare così, che fosse pro o contro se stesso. Quello che so anche però è che, guardando più indietro (oltre al fatto che oggi riconosco dei miei errori, errori veramente inconsapevoli, forse perché ero stata io, a mia volta, a sottovalutare la sua sensibilità, anche perché è un introverso… cioè ero sensibile su tante cose ma su altre no, non ho capito) vedo il fatto che lui, che pure per certi versi mi comunicava insicurezze per le sue insicurezze, mi ha anche “accudita” molto. e io ne avevo bisogno. avevo bisogno di quel suo modo di ridimensionare certi miei girare a 70.000 giri. proprio del suo modo. anche questo mi manca molto. E mi è mancato immensamente in quell’anno di dolori in cui, forse, se fosse stato veramente al mio fianco, anche a gridarmi che c’era, se io non fossi stata in grado di vederlo, forse mi avrebbe aiutata ad avere più filtro, mi avrebbe portata via quando la mia empatia arrivava all’eccesso. Sarebbe venuto a prendermi prima che io fumassi come dieci camini ecc.
Mi ha fatto molto male lui, sai? Ma quando ci rivedo prima (prima che cominciasse il casino a valanga in cui è stato veramente un molestatore morale, non ci sono dubbi su questo ed io ho cercato di andare a prendere lui, ma mi sono persa io), dicevo, quando ci rivedo prima vedo delle cose preziose, naturali, bellissime che non so se proverò mai più.
A volte mi dico: lo hai lasciato avvicinare più di chiunque altro.
Chissà se ne sarò capace mai più. Sicuramente no finché penserò che eravamo troppo speciali e semplicemente non è proprio possibile. O forse sono proprio io così. Bon, ho delirato a sufficienza. 😛 si è capito qualcosa? 😛
Comunque anch’io sono cose certamente risolte, ma anche quelle paure che si aprono, e quindi ti capisco.
PS: mi dai, tipo quiz :P, le iniziali della cosa che dicevi che non puoi dire nome? così guardo in internet.
Un abbraccio grande