La fine improvvisa di un amore
di
Loredana
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Cara Elena,
ti faccio le mie più sentite condoglianze.
Certe morti sono davvero difficili da accettare.
La morte in genere è difficile da accettare.
Ma quando chi se ne va è così giovane e lascia figli,anche così piccoli,ti chiedi se un Dio effettivamente esiste.
Poi ti senti rispondere che Dio non può guardare tutti…e a me sembra non guardi proprio nessuno invece…
Riguardo al tuo discorso di prima,concordo in pieno.
Però,per mia personale esperienza,essere lasciata perchè semplicemente non vuole più stare con me,senza esserci un’altra in mezzo,è anche peggio.
Niente di meglio che mi sostituisca.
Quindi sono un pessimo soggetto e basta.
Un giorno probabilmente e sicuramente sostituibile,ma per ora no.
Lasciata e stop.
E andare da lei sto cominciando a pensare che non porterà a nulla.
Tanto mi sono sentita dire che se due persone si piacciono possono pure andare a letto insieme,ma alla fine oltre all’attrazione ci deve essere anche l’amore.
Che se andavamo a letto insieme un mese fa non è che la cosa è cambiata.
Poi mi sento ripetere che la colpa non è mia,poi lo è perchè l’ho esaurita.
Poi ancora no.
E va beh.
Prima o poi mi metterò l’anima e il cuore in pace 🙂
rieccomi qui.. appena tornata a casa dopo il suo ennesimo rifiuto.. e la mia dignità se ne va a farsi benedire. ma forse è meglio che vi racconti meglio la mia storia così potrete capire meglio la mia sofferenza.
abitavo a roma fino a 2 anni fa, quando incontrai lui. avevo un lavoro, studiavo, avevo degli amici. ci innamorammo. subito. immediatamente, fu un colpo di fulmine, che non si spense piu’.. almeno fino a pochi giorni fa.
per stare con lui mi sono trasferita nella sua cittadina.. abbiamo trovato casa, io con qualche difficoltà, il lavoro.
non è stato facile. la convivenza di per sè non è facile.
rimasi incinta di lui, perchè lo volevamo. l’abbiamo voluto con tutte le nostre forze, forse da immaturi, non lo so. fatto sta che questa cosa non fu presa bene a casa sua.. l’unica cosa che importava alla madre e al fratello era che lui entro un limite si sarebbe dovuto laureare.
addirittura una sera mi sono sentita dire da lei “tu non hai niente in pancia, le persone che dicono che hanno qualcosa adesso che è l’inizio mi danno fastidio”. Dall’atteggiamento del figlio capii che lui era succube della madre, ma non perchè lo fosse di carattere, ma perchè (parole sue) è cresciuto con forti sensi di colpa nei confronti di lei.. si sentiva responsabile della sua infelicità, così come il fratello, anche se loro non c’entravano nulla, credetemi. lei, depressa e sola, che riusciva solo a far sentire i figli in colpa. questo ha significato per me, l’essere perennemente messa al secondo posto, con lui SOFFERENTE che doveva tutti i giorni scappare da lei, che telefonava piangendo. dovevo vivermi lui che raccontava a se stesso e a me che NON CONVIVEVAMO, perchè ammetterlo voleva dire ammettere a se stesso di aver abbandonato sua madre.
dormire, mangiare, quasi tutti i giorni se non tutti i giorni a casa di lei. avevamo un rapporto a 3. lei, che diverse volte mi ha mancato di rispetto, ma sempre giustificata perchè non lucida.. ma quando mi guardava con la faccia cattiva li la lucidità c’era eccome.
sentirmi dire “no al cinema non ti porto perchè mia mamma è sola”. oppure “amore andiamo da ikea? chiamo mia madre” o ancora “ho una bellissima idea per stasera: ceniamo e andiamo a dormire da mia madre!”. io, dopo un anno e mezzo, non ce l’ho piu’ fatta. sono impazzita. basta lei, sempre lei lei lei in mezzo al nostro rapporto! lei che non ha mai pensato a noi, lei che sapeva che eravamo in difficoltà economiche e non ci ha mai aiutato perchè il figlio ha OSATO lasciare casa sua per venire a stare con me. ho iniziato ad odiarla con tutto il cuore a gennaio, per tutto il male e la pressione psicologica che ho dovuto subire. sono scoppiata. è stato liberatorio.
questo ha comportato il mio allontanamento da lei, vista come una minaccia alla nostra storia, lei che mi portava continuamente via la mia vita, lui che soffriva per gli infiniti sensi di colpa. ho sbagliato perchè davanti a lui l’ho insultata piu’ di una volta. mi infastidiva solo parlare di lei……….
…era un incubo. un’ombra per me, una minaccia. la storia comincia a rovinarsi. litigi su litigi, lui che va via di casa ogni 3 per due, lei che indifferente è sempre rimasta a guardare, dall’alto del suo trono, la nostra rovina.
mi ha lasciata. perchè ho varcato la soglia del rispetto. finito un amore.. perchè ha prevalso la furbizia di una madre che è sata falsa, ma che si è mascherata bene. per arrivare a riavere suo figlio.
ora lui dice che mi ama ma che ho mancato di rispetto a lui e a sua madre. e non vuole sentire ragioni. ed io qui, da sola, vivo malissimo, soffro, sempre nervosa, prendo le gocce, la mia vita è diventata un inferno. ho cambiato la mia vita per lui.. cosa mi è rimasto? nulla. ora lui sta a casa da lei che finalmente ha raggiunto il suo scopo..ho pagato le sue scelte di vita sbagliate, non ha un amico, non ha nessuno.. e il problema è che non ha un uomo. un giorno lei stessa ha ammesso che se avesse avuto un uomo si sarebbe comportata diversamente. è giusto? io lui lo amo da morire.. ma credetemi.. se non ho piu’ voluto mettere piede in quella casa è stato perchè ero distrutta psicologicamente.
ah dimenticavo di dire che il bambino non l’ho tenuto.. sofferenza che mi porterò dietro per tutta la mia vita.. e oltre….
EMANUELA: ciao… troverai altrove un mio post sul tema (te ne accorgerai perché ci sei anche tu, cioè immagino che sia tu).
…senti, io capisco il senso di frustrazione che provi, il dolore che provi… ma onestamente mi sento di dirti che credo che tu sia uscita dall’inferno. e che se c’è una cosa sana che descrivi è il momento in cui hai sentito dentro di te quella spinta a dire BASTAAAAAAAAAAAA.
Però, Emanuela, mi sento di dirti anche che tu non hai detto soltanto basta a lei, la madre, ma ad una dinamica tra loro. Tu hai detto basta anche a lui, allora, forse, basta a quello che lui era e quello che non sapeva essere. Non dico che lui non soffrisse, non c’è dubbio che una dinamica come quella tra loro sia un inferno… ma, Emanuela, ci sono inferni da cui noi non possiamo liberare chi ci sta dentro, e possiamo solo finirci dentro noi. Non possiamo liberare chi ci sta dentro perché quella persona non affronta realmente l’idea di liberarsi, è disposta a seminare disastri piuttosto che farlo. E per quelle resistenze, da qualsiasi parte vengano, non possiamo fare nulla, perché sono tenaci, catene interiori fortissime. Lui non ha scelto lei perché lei è più furba di te. Lei, mi pare, è una manipolatrice eccezionale. Ma di fatto lui ha manipolato la sua stessa vita, di conseguenza, e te. Sono troppo dura? se è così mi dispiace. Ma da quello che io leggo (certo, posso sbagliare) non hai perso una competizione emotiva con una suocera, Emanuela. Tu ti sei trovata in mezzo ad una cosa grave. E piano piano se ricomincerai a riconquistare la lucidità forse ti renderai conto che l’hai scampata bella. Perché capisco che l’amavi e che desideravi costruire qualcosa di vero, importante con lui. Ma da quello che racconti le catene prima che fuori stavano dentro. E per quelle uno deve pensare che non vuole stare in catene. Che non riesce davvero a sopportare le proprie catene. e gli effett che quelle catene producono sulla sua propria vita. Come può una persona che non è capace di difendere se stesso difendere te? come può proteggerti, assicurarti la serenità se non è in grado di pensare per se stesso che queste cose siano indispensabili?
parli di terrore, e non ho difficoltà a crederti. Tu parli di ribellione, interiore, così forte, da farti provare odio, rabbia. Cosa avresti potuto fare di diverso? Essere più passiva? Saresti esplosa. Ed esploderesti di nuovo se tu ti ci trovassi in mezzo di nuovo. Non è così? Esisteva davvero una qualche strategia che tu avresti potuto attuare per restare indenne e vivere questa storia? esisteva una qualsiasi possibilità di armonia, incontro, conciliazione con una donna così e con un figlio che comunque non riesce a mettere al primo posto, prima che un’altra persona, neppure se stesso? E che pur di NON farlo è disposto a tutto. e qui che ci si perde, Emanuela. Sul fatto che quella sofferenza è sicuramente vera, perché quanta sofferenza c’è nel dover dirsi che non si vive con una persona?
ma quella sofferenza non si è risolta, si è moltiplicata, è diventata anche tua. Ha leso anche la tua vita, la tua persona, la tua idea di cos’è la vita. E’ giusto?
Non gliela potevi risolvere tu quella sofferenza, Emanuela. E lui non poteva risolvere la tua, visto che non è in grado neanche di proteggere se stesso.
Se mi dispiace per lui? sì. Però mi dispiace per te, perché tu ci hai provato, fino a impazzire.
@se non ho piu’ voluto mettere piede in quella casa è stato perchè ero distrutta psicologicamente.
ti credo, certo. E ti pare poco sentirsi così come dici?
ELENA: un abbraccio grande e un pensiero per la tua amica, e per le persone che ha dovuto lasciare.
Per il valido motivo per lasciarsi… sono d’accordo con te. Per chi lascia evidentemente il suo è sempre un valido motivo. altrimenti non lo farebbe. seppure la ragione sia che ha perso l’Inter, che non ci sono più le mezze stagioni, o che gli prude il culo o che si è improvvisamente reso conto che è ancora troppo giovane (magari a 78 anni) per legarsi seriamente. Allora, però, forse questo dovrebbe anche darci l’idea dei parametri sulla vita e sui sentimenti di chi ci ha lasciato… e anche della sua profondità e del suo sale in zucca. Ah? (seppure può essere frustrante essere lasciati per come finisce un derby, me ne rendo conto, ovviamente)
ANNINA: ho letto tutto… ma sono le 3 del mattino e voglio risponderti con più calma domani, proprio anche per quanto quello che dici mi apre… finestre.
Annina, per ogni persona chiudere il cerchio ha forse un significato suo, e anche dipende dalla situazione… però capisco cosa vuoi dire, per come lo intendo io. Spesso cerchiamo negli altri la chiusura del cerchio… una particolare spiegazione, chiarificazione, un qualcosa che tolga il vuoto di senso, se lo abbiamo percepito… forse però fondamentalmente è sempre con noi stessi che chiudiamo i cerchi, facendo i nostri processi di rielaborazione (anche rivedibili, come no) con gli elementi di cui sentiamo di aver bisogno. Se non arrivano, io credo, che siamo in fondo anche capaci di trovarli dentro di noi.
Io ho potuto parlare dopo 20 anni con un mio ex. L’ho incontrato un giorno per caso. Mi si dirà: 20 anni??? e che pazienza ci vuole per aspettare 20 anni??? uno fa in tempo a costruirsi un ulaop con le sue mani e a diventare campione di ulaop, altro che chiudere il cerchio…
beh, è ovvio che non siamo stati 20 anni a dirci interiormente che dovevamo parlarci, è chiaro che abbiamo fatto ciascuno la sua vita. e che non c’erano questioni irrisolte di quelle che non ci dormi la notte, non mangi, e sei completamente scassato… è chiaro che gli elementi 20 anni fa ci sono stati, e che comunque ognuno ha trovato da sè, dentro, quelli che non poteva trovare fuori. E’ chiaro, ti posso dire, che secondo me dovevamo parlarne proprio in quei giorni e dopo 20 anni. Io posso dirti che per una serie di rocambolesche vicende mi sono ritrovata anche a parlare con sua madre, sua zia, sua nonna…
ma quella sofferenza non si è risolta, si è moltiplicata, è diventata anche tua. Ha leso anche la tua vita, la tua persona, la tua idea di cos’è la vita. E’ giusto?
Non gliela potevi risolvere tu quella sofferenza, Emanuela. E lui non poteva risolvere la tua, visto che non è in grado neanche di proteggere se stesso.
Se mi dispiace per lui? sì. Però mi dispiace per te, perché tu ci hai provato, fino a impazzire.
@se non ho piu’ voluto mettere piede in quella casa è stato perchè ero distrutta psicologicamente.
ti credo, certo. E ti pare poco sentirsi così come dici?
ELENA: un abbraccio grande e un pensiero per la tua amica, e per le persone che ha dovuto lasciare.
Per il valido motivo per lasciarsi… sono d’accordo con te. Per chi lascia evidentemente il suo è sempre un valido motivo. altrimenti non lo farebbe. seppure la ragione sia che ha perso l’Inter, che non ci sono più le mezze stagioni, o che gli prude il culo o che si è improvvisamente reso conto che è ancora troppo giovane (magari a 78 anni) per legarsi seriamente. Allora, però, forse questo dovrebbe anche darci l’idea dei parametri sulla vita e sui sentimenti di chi ci ha lasciato… e anche della sua profondità e del suo sale in zucca. Ah? (seppure può essere frustrante essere lasciati per come finisce un derby, me ne rendo conto, ovviamente)
ANNINA: ho letto tutto… ma sono le 3 del mattino e voglio risponderti con più calma domani, proprio anche per quanto quello che dici mi apre… finestre.
Annina, per ogni persona chiudere il cerchio ha forse un significato suo, e anche dipende dalla situazione… però capisco cosa vuoi dire, per come lo intendo io. Spesso cerchiamo negli altri la chiusura del cerchio… una particolare spiegazione, chiarificazione, un qualcosa che tolga il vuoto di senso, se lo abbiamo percepito… forse però fondamentalmente è sempre con noi stessi che chiudiamo i cerchi, facendo i nostri processi di rielaborazione (anche rivedibili, come no) con gli elementi di cui sentiamo di aver bisogno. Se non arrivano, io credo, che siamo in fondo anche capaci di trovarli dentro di noi.
Io ho potuto parlare dopo 20 anni con un mio ex. L’ho incontrato un giorno per caso. Mi si dirà: 20 anni??? e che pazienza ci vuole per aspettare 20 anni??? uno fa in tempo a costruirsi un ulaop con le sue mani e a diventare campione di ulaop, altro che chiudere il cerchio…
beh, è ovvio che non siamo stati 20 anni a dirci interiormente che dovevamo parlarci, è chiaro che abbiamo fatto ciascuno la sua vita. e che non c’erano questioni irrisolte di quelle che non ci dormi la notte, non mangi, e sei completamente scassato… è chiaro che gli elementi 20 anni fa ci sono stati, e che comunque ognuno ha trovato da sè, dentro, quelli che non poteva trovare fuori. Però è stata una cosa insieme stranissima ma buona, parlare di alcuni sospesi proprio in quei giorni e dopo 20 anni. e rivedere anche i suoi parenti, chi mi aveva amato, e chi mi aveva fatto male.
Luna grazie per la risposta..
hai centrato in pieno e ti dirò di piu’, mi hai sollevato dalle accuse e dai sensi di colpa che lui continua a mettermi in testa. Perchè lui continua ad additarmi come il mostro che ha rovinato tutto perchè ho mancato di rispetto a lui e a sua madre e stavo tentando di rovinare la sua famiglia.
per un sacco di tempo mi sono sentita dire di essere IO la manipolatrice di cervelli.. “nooo manu, tu non mi intorti il cervello, tu sei furba..” e cose simili, IO che non ho fatto che amarlo piu’ di me stessa. perchè mi chiedo, perchè non si è mai reso conto che la vera macchinatrice e calcolatrice è stata lei? che fingeva dolore e seminava vittimismo, solo per attirare i figli a sè.
e quante volte ho perso la mia dignità per PREGARLO di rimanere con me, di non andare via, piangendo e implorandolo.. e lui è sempre passato sulle mie lacrime.. io ho scelto lui, cambiando radicalmente la mia vita.. lasciando la mia città e allontanandomi ancor di piu’ dalla mia famiglia.. ma lui NON MI AVEVA AVVISATO DI QUELLO CHE AVREI TROVATO VENENDO QUI.
per mesi la nonna mi ha odiato perchè pensava che fossi la mantenuta del nipote (quando per venire qui, ho speso tutti i miei risparmi, mentre il nipote nemmeno lavorava), e quando lui andava da lei, io dovevo nascondermi in macchina, o quando andavano loro tutti insieme si dovevano mettere d’accordo su quello che si doveva dire su di lui, ma MAI nominare il mio nome!
quanti dispiaceri! cosa avevo io di male? non ho mai fatto del male a nessuno.
una sera, tornando da lavoro, davanti suo fratello e lui, sono impazzita. sono scoppiata in un pianto liberatorio, ho sputato fuori tutto, e da allora, non ho piu’ smesso.
non so cosa mi sia successo.. la mia bocca parla da sola, avevo perso la razionalità, non ho piu’ pesato le parole, ma non perchè non volessi farlo, ma perchè non riuscivo a farlo. non so come spiegare.. non ero piu’ io. mi sentivo come un cucciolo in una gabbia, che col passare del tempo diveniva sempre piu’ stretta, sempre di piu’, di piu’, di piu’ fino a farmi quasi soffocare.. e da cucciolo mi sono trasformata in un leone, che è riuscito a liberarsi, e che è riuscito a ruggire fortissimo, finalmente. un ruggito liberatorio.
non è stata colpa mia.. perchè lui non lo capisce?
mi stavo rovinando la testa..
io spero solo che un giorno lui possa svegliarsi, guardare sua madre, e rendersi conto che forse si è sbagliato su di me, che ha sbagliato scelta. ha scelto il rispetto di sua madre al nostro amore.. io ho scelto lui alla mia vita.
ma alla fine….. a chi importa.. chi è rimasto senza niente e nessuno, in una cittadina che non è la sua e nella quale si sente completamente sola, non è lui.
un bacio a tutti..
Cara Emanuela, stai attraversando il processo di auto colpevolizzazione… E questo dovrebbe farti capire che, nonostante tutto ciò che hai fatto per lui, il “signorino” ha abbandonato la nave. Quindi? Ti fideresti ancora di chi, alla prima difficoltà, mette una scialuppa in mare, per lui e la madre, e a te dice bye bye?
Lascialo stare attaccato alle gonne di mammà…
“io ho bisogno di lui.” .. falso..hai solo bisogno dello status-quo che si era creato…non puoi aver bisogno di un “uomo” succube di sua madre…immaturo e infantile…Di vivere con un “incubo”, come tu lo hai definito, nella tua vita..
“mi sento nulla senza” … rispondi a questa domanda: prima di incontrare lui eri NULLA?
Hai fatto una scelta dolorossima … e lui?… Lui cosa ha fatto per TE in questi due anni?
Per tutti
Cinismo – mode on –
Si nasce e si muore soli. Perché non si riesce a vivere tranquillamente con sé stessi?
Chiaro, siamo animali sociali…interagire e socializzare fa parte del nostro DNA. Ma da qui a restare intrappolati in una ragnatela di illusioni e castelli di carta che ci uccide….ce ne passa.
“Ci sono presenze che finiscono per essere più dolorose di certi abbandoni. (Jérôme Touzalin, Il passeggero clandestino, 1997)”
Cinismo – mode off –
Ciao a tutti,
io non so più che fare mi sto lacerando perché mi ha lasciato, bevo, fumo, mi faccio male.
Sto pensando di andare da un medico e farmi prescrivere un buon antidepressivo solo per superare la bufera.
Che dire?…dopo un anno d’amore…di cui quasi tutti di convivenza…una mattina (dopo due giorni di maretta), discutiamo e lui di punto in bianco mi dice che non mi ama più..niente futuro insieme …niente figli (che fino a una settimana prima volevamo per l’anno dopo), niente…e io ora sono senza lavoro..di ritorno dai miei..e senza lui…
Cerco di reagire..ma non è facile..
Gli amici..ci sono ma sono tutte coppie (che sofferenza in questo momento vederli)…e quindi?
Quindi non so..non os neanche come conoscere altre persone…
Certo se hai voglia gli uomini li conosci su internet..ma le amicizie femminili…quelle con cui puoi uscire? distrarti? e chiaccherare?..
Perchè diciamocelo..di fondo..la vita oltre il compagno..sono le amiche..