La fine improvvisa di un amore
di
Loredana
Riferimento alla lettera:
Caro Direttore, scrivo questa lettera in quello che credo essere il momento più brutto della mia vita. Ho 29 anni e dieci giorni fa il ragazzo con cui ho diviso gli ultimi sette anni della mia vita, così improvvisamente, dopo cena, si è slacciato le scarpe, si è seduto sul...
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@Tornando al tuo discorso…le storie non possono iniziare già all’angolo come i pugili, iniziano perfette, ma se non si
hanno progetti da portare avanti insieme…non si và da nessuna parte
secondo me non è vero neanche che le storie iniziano perfette. non tutte. poi dipende cosa intendi per inizio, ma ci sono storie che già nei primi tempi mostrano invece dei segnali di disagio. Tanto è vero che molte persone alla fine di una storia si ritrovano ad ammetterlo. Tanto più se la fine è l’esplosione di un disagio precedente.
Tengo a sottolineare questo perché in questo forum si parla non solo di storie che hanno avuto un certo tipo di evoluzione a causa delle normali crisi che possono avvenire in qualsiasi rapporto, affrontate o meno, superate o meno, o dell’evoluzione, involuzione dei sentimenti, ma anche di storie che invece sono partite con degli evidenti segni di sbilanciamento, o altre problematiche.
Te lo dico perché è ovvio che ogni caso è a sè e dipende anche da quali siano gli eventuali conflitti o problematiche, e non è assolutamente detto che siano sempre presenti, ma in questi anni mi è capitato spesso di leggere di “paradisi artificiali”, cioè di sentir dire “era un paradiso fino a poco prima della fine” mentre non si trattava di paradisi, e a volte persino di vere e proprie gabbie. L’ammettere che non si trattava di paradisi è stato importante.
Perché può essere importante capire che erano paradisi artificiali, se è così? Non certo per serbare rancore, o per avere un pessimo rapporto con i propri ricordi, ma perché riconoscere i segnali di disagio, soprattutto in caso di certe reiterate dinamiche, può aiutare a capire ad ascoltarsi di più in futuro ed evitare quindi di incorrere in una serie di “abbagli” su cui l’istinto, magari, aveva messo bene in guardia, o una serie di atteggiamenti “automatici”.
Ciao 🙂
VALINDA: insomma il senso è voglio ascoltarmi e sintonizzarmi bene su di me indipendentemente dalla risposta che avrò dal mio ex? Qualunque sia la risposta sintonizzati su di te con affetto, sempre 🙂
bacini
http://www.letterealdirettore.it/mio-ragazzo-lasciata-piangendo/
Passate..grazie!
Ciao Valinda,
secondo me, anche se sono passati un pò di mesi, sei ancora nella tempesta della confusione,dopo che
hai elaborato quello che è successo, senti la necessità di risentirlo e rivederlo, forse per dimostrare a te
stessa che non lo ami più..ti faccio un esempio: (per te lui è come una grossa fetta di torta al cioccolato
con panna, tu sei a dieta da mesi, sai che ora stai bene, sei dimagrita, ma sei ancora tentata di
assaggiare la torta…sapendo che questo ti farà prendere dei kg e tutto lo sforzo che hai fatto sarà
vano)…se credi sia giusto riicontrarlo…forse anche io lo farei perchè almeno avrai delle risposte alle tue
domande, alle quali solo lui ti può rispondere!….tienici aggiornati!
Ciao Luca,
capisco che su questa pagina si parla di mal d’amore e di problemi, però è triste dirci che siamo il club
dei mollati!Qui noi raccontiamo le nostre esperienze, e tramite i commenti degli altri troviamo parole di
conforto, si dibatte su temi diversi, ma simili. Noi, come te siamo persone che erano davvero
innamorate, che hanno dato moltissimo, che hanno sofferto perchè la propria storia d’amore è arrivata
alla fine…ma da qui si riparte, all’inizio sarà dura per tutti, pian piano si tornerà a sorridere!
Sono d’accordo sul fatto di essere sempre noi stessi, le fasi che stai passando tu adesso sono più che
normali…(per il dormire dovresti prendere qualche goccia di erbe) anche io ho convissuto e ti posso
assicurare che quello che manca di più sono le abitudini quotidiane, ma se l’altra persona è stata capace
di farci così tanto del male gratuito, forse in fondo non ci amava…quindi io penso meglio saperlo subito
e capire che quella persona non ci rispetta e non ci renderà mai felici, sapendo questo hai una grossa
delusione, ma con il tempo guarirà e si andrà avanti!
Ciao Luna, 😉
Quando parlavo del fatto che all’inizio il rapporto è perfetto, (parlo sempre della mia esperienza) io
parlavo dell’adattamento camaleontico che il partner maschile ha nei riguardi di una donna, per
conquistarla, fà di tutto per sembrare il più simile possibile a lei..che ne so, la porta a vedere tutti i
film che le piacciono, ordina gli stessi drink…etc.
Quindi tu donna pensi che sia l’uomo dei tuoi sogni perchè è molto simile a te.
Personalmente io sono sempre stata me stessa, io non riesco a fingere, in una relazione dò sempre il
massimo, anzi forse a volte lo assecondo troppo, pensando che lo rendo ancora più felice, ma così
facendo perdo di vista la mia personalità che a poco a poco và più ad assomigliare alla sua…e questo
non è giusto!…hai ragione sulla parole abbaglio…è questo che ho preso io, pensavo che questo
ragazzo fosse l’uomo della mia vita, ma mi sono sbagliata di grosso e forse come dici tu non ho
voluto vedere le avvisaglie dei suoi atteggiamenti e comportamenti, c’è una grossa differenza tra
quello che uno dice di voler fare e quello che poi realmente fà!
@Luna….sei speciale, vai a fondo dei problemi, mi sembra sempre di parlare con mia figlia, molto brava a risolvere i problemi degli altri ma brava ad incasinarsi sempre sentimentalmente, magari cerca que padre/compagni che a perso a soli 15 anni. Direi che quello che dici e’ perfetto, calzante ora lo copio e me lo rileggo con calma vorrei pero’ riflettere “sull’uomo sigaretta”, in realta’ chiunque di noi si innamora di una persona perche’ in quel momento e’ predisposto all’amore, perche’ ha voglia d’amore, ma magari la persona e’ sbagliata e quindi l’uomo sigaretta si ripropone sempre o si parla solo di uomo sigaretta quando la persona in questione e’ sbagliata?
“”lo dici perché sei un educato, dolce, fiore d’acciaio, Fania, e la tua delicatezza, nel bussare alla porta, è dolce, appunto””mi fai sempre piangere, ma sono lacrime amare di riflessione, quanto e’ vero tutto questo…grazie
FANIA: ma prima o poi ti farò ridere? :O 😀
Il concetto di uomosigaretta era emerso in un contesto di riflessione composito, tra vari post, comunque sia la sigaretta di per sè direi, brevemente, proprio che identifica una situazione sbagliata, cioè non affine e foriera di disagio, anche se travestita da pretesto “piacere”, e compulsione o dipendenza interpretate come “bisogno” della persona in questione. Nel caso della sigaretta (e te lo dico da fumatrice, peraltro) vuoi ancora la sigaretta perché sostieni di averne bisogno, e in realtà la dipendenza fisica è il lato minore della faccenda, molto di più lo sono gli aspetti della dipendenza psicologica, dell’abitudine, della connessione sfalsata “in quel bel ricordo c’era la sigaretta”, “quando stavo male c’era però la sigaretta che mi consolava”, “io non riesco a vedermi senza”, ecc, ma il bisogno sfalsato che la sigaretta ti crea è la sigaretta stessa che lo ha creato, quindi il bisogno che l’uomo sigaretta ti crea di se stesso è creato, in situazione di evidente disagio, proprio dal malessere creato da lui stesso… mi spiego?
Quando sei nervoso (tu generico) puoi dirti:
ho bisogno della sigaretta perché sono nervoso e sto male, e se fumerò starò meglio (ma non è vero, è una falsa idea)
ho bisogno della sigaretta per concentrarmi meglio (mentre in realtà se proprio vogliamo è semmai la sigaretta, per questione fisiologica, questo non l’ho detto io, eh, a creare un abbassamento di concentrazione nelle fasi di astinenza)
senza sigarette non posso vivere (balle, vivevi anche prima, e se vivevi male anche prima non è la sigaretta a fare la differenza, anzi semmai la dipendenza fa stare peggio, perché una parte del cervello e del tempo è occupata a procurarsi/gestire la droga… è chiaro che se uno fuma due sigarette al mese e compra un pacchetto al mese il tempo per procurarsi la droga è meno invasivo, ma se uno fuma 3 pacchetti e passa il tempo a comprarli, temere di non averli, pensare a come procurarseli, uscire con meno venti, non andare in un posto perché non si può fumare, o magari pure ad avere un’idea sfalsata del denaro perché magari al supermercato guarda le offerte speciali, ma potrebbe comprarsi 10 cose con i soldi che spende in sigarette e sulle quali risparmia l’invasione è tanto maggiore…
Così (spero di non averti incasinata, è anche tardi e forse mi esprimo un po’ incasinata io) l’uomo sigaretta e la relazione con, foriera di stress più che piacere, condiziona pesantemente la vita
Perché è caratterizzato da un bisogno sfalsato (per una sfalsata percezione di sè e del bisogno di lui per essere o non essere ecc), da crisi di astinenza, dall’invasione nei vari campi della vita…
ora, a chiunque può capitare di incappare in un uomo o donna sigaretta, e una relazione soddisfacente può improvvisamente diventare sigarettosa nel momento in cui siamo traumatizzati da un abbandono che crea una sensazione improvvisa di vuoto?
forse sì.
Si potrebbe dire che ogni relazione implica una forma di condivisione e dipendenza. Se amo una persona mi manca se non c’è, ho voglia di stare con quella persona, ho voglia di guardare la vita con quella persona.
Ma il problema dell’uomo (o donna) sigaretta credo stia nel fatto che non c’è in realtà mai una certa dose di serenità reale, di parità, di soddisfazione attraverso la normalità, di una centralità sana e costruttiva del rapporto che permette quindi di ricavarne energie positive anche, o di sentire quella tranquillità (perché no, anche appassionata, certo) per cui i vari campi della vita si possono vivere con risorse e serenità… bensì ad esempio un costante stato di allerta, e botte di adrenalina in un senso o nell’altro, picchi bassissimi che vanno ad esempio colmati con un benessere… tanto che il picco positivo diventa tanto necessario proprio perché i picchi negativi sono stati sgradevoli… e non una sensazione di benessere di base (e reale) che a volte certamente può conoscere giorni migliori o peggiori.
Mi rendo conto che l’argomento è complicato, e l’ho riassunto in poche parole. E’ chiaro che possiamo essere anche noi stessi a vivere la presenza/assenza dell’altro come fosse una sigaretta,per delle false idee che ci raccontiamo su noi stessi, sulle nostre possibilità e risorse, sul nostro diritto all’autostima e ad essere amati e una vita che ci somigli, e che possiamo quindi ottenere un ulteriore rinforzo negativo che ci dimostri che abbiamo ragione ad autolimitarci.
Però in sintesi: essere aperti all’amore non dovrebbe limitare il nostro essere aperti ad amarci.
Tutto quello che ho scritto ovviamente non è un giudizio. Le sensazioni di vuoto, ed altre, che ritroviamo in queste pagine sono tutte ovviamente umanissime, e se ne parlo è perché le conosco.
E peraltro mentre scrivo sto fumando (anche se medito seriamente di darci un taglio).
spero si sia capito qualcosa di quello che ho scritto! Abbraccio grande.
PANTAREI: ciao 🙂
ci sono anche persone che viaggiano costantemente in contrasto non solo tra quello che dicono e fanno, ma anche tra quello che sentono, dicono e fanno. Così non sono mai veramente dove sono, o danno questa impressione. Anche per semplice tendenza caratteriale, visione della vita, non necessariamente perché (hai mai letto “La principessa che credeva nelle favole”?) sono dei principi che andrebbero liberati da un incantesimo e altrimenti sarebbero perfetti…
E’ anche vero che tra il dire: voglio essere amato e amare ed essere effettivamente capaci di vivere l’amore a volte c’è di mezzo il mare, così come magari tra un senso di vuoto che si traduce in “voglio l’intimità” e il non riuscire in realtà a gestire la vicinanza di quella intimità tra le persone che va molto oltre al sesso, ed è fatta di tante cose.
Ci sono persone che non cercano solo il sesso, e desiderano quella intimità più profonda, ma che trovano molto meno… rischioso fare sesso che accogliere non dico un bacio, ma persino il contatto fisico affettivo di una persona che poggia loro una mano sul braccio per empatia… che saltano tra varie storie, perennemente insoddisfatti, perché non sanno manco loro cosa stanno cercando… forse un ideale errato di completezza… forse il non dover prendere delle reali responsabilità… forse quella magia, come dici tu, del corteggiamento, in cui riescono ancora a nascondere quanto sia enorme il loro timore di essere “scoperti”, veri, non semplicemente affini e adorabili…
Persone che disfano ciò che costruiscono proprio perché hanno la percezione che stanno costruendo… che allontanano l’altro proprio perché c’è… e più c’è e più potrebbe lasciare un vuoto maggiore andandosene… alcuni possono arrivare a distruggere l’altro (certo, ora vado nell’estremo) affinché sia percepito sufficientemente come sbagliato, nemico da scacciare… per giustificare la propria incapacità di accogliere l’altro l’altro diventa insufficiente… anche se non è mai chiaro veramente in che cosa…
pure se fosse eccelso in qualcosa mancherebbe in qualcosa d’altro… sembra una maratona a trovare qualcosa in cui possa mancare… l’altro corre, cerca di essere all’altezza del giudizio, della critica, di riempire la mancanza, di dimostrare che può farcela… forse in parte coglie che chi sta cercando di distruggerlo vuole, in maniera malata, essere rassicurato e al contempo non vuole…
l’altro perde la propria personalità sotto i colpi della “spersonalizzazione” attuata da un altro…
cosificando l’altro affinché sia sempre insufficiente, motivo di nervosismo, fastidio, inadeguatezza, ottima scusa per coprire il proprio disagio…
certo, esiste anche la semplice incompatibilità, cosa peraltro anche spesso difficile da ammettere.
Incompatibilità caratteriale, o di vedute, di direzione…
L’altro giorno parlavo con una coppia fantastica, sui 65. Mi raccontavano (non per dire quanto sono belli, loro intendo, eravamo in discorso) quante cose fanno insieme. Lo raccontavano con naturalezza perché semplicemente le fanno davvero, pur avendo anche, ciascuno, degli interessi individuali, però che guardano il mondo in due è certo. Hanno due figli, e 3 nipoti piccoli, fanno i nonni, ma anche tante altre cose. Per esempio lui faceva teatro amatoriale, e lei no, poi lei un giorno è andata a dare una mano, ed è entrata con naturalezza anche in quella cosa che prima era solo di lui, e pensava non facesse per lei. Lei aveva cominciato tantissimi anni fa a fare una ginnastica cinese, da qualche anno la fa pure lui.
Io ad un certo punto ho sorriso e ho detto loro, scherzando: può capitare che due quando vanno in pensione e si ritrovano ad aversi tra i piedi tanto di più esplodano… voi fate tutte queste cose insieme, è proprio bello 😀
Lei mi ha detto: oh, beh, ma noi litighiamo anche, eh!
Lui ha detto: sì sì
Ma lo hanno detto sorridendo.
Li vedevi e notavi quanto sono complementari, non uguali. Ma neanche così diversi da non capirsi quando si dicono le cose. Hanno una loro via, comune, si sono trovati e hanno saputo, in una relazione che è dinamica, non trovare la perfezione, ma l’equilibrio. Insieme.
Anche i miei genitori sono così, mia mamma dice che strozzerebbe papà per il fatto che accumula tutto, e alle volte, ma sempre sorridendo, mi dice quanto lui in certe cose è insopportabile. Ogni tanto fanno l’imitazione l’uno dell’altra e mi sganascio dal ridere. Perché i difetti che descrivono sono veri. Ma ne parlano con amore. Però sono una squadra, veramente, anche se non esiste la perfezione. E li ho visti pure incazzati. Questione di fortuna, sì, ma anche di guardare nella stessa direzione veramente. Della stessa percentuale di impegno, senso di responsabilità, voglia di mettersi in gioco, tante variabili. Coraggio di crederci, entrambi, pure, forse. I miei sono molto diversi in tante cose. Sono rimasti se stessi pur camminando insieme.
Ciao Luna!
sai hai ragione…le persone anche se sono diverse devono imarare a essere
complementari…hai parlato di due coppie di adulti maturi, forse arrivati a quella
età sanno cosa che per convivere con l’altro devono rispettare gli spazzi
altrui…forse per persone più giovani, capire questo risulta più difficile, perchè
sono convinti che se la loro storia attuale finisce troveranno subito una
sostituzione superiore (magari una donna che non gli rompe le scatole, magari
una che non sia gelosa, una che è sempre perfetta e che non stà mai in tuta, una
che c’è ma non dà fastidio, una che non si incazza se lui esce e và a ballare con
gli amici)diciamo che in questo i giovani sono molto egoisti e pensano che quello
che hanno adesso non sia abbastanza…
ma a distanza di anni io vedo tornare i miei ex…e loro mi dicono che hanno fatto
degli errori in passato, forse perchè giovani…
Allora quello che mi dico io…ma c...., donna o uomo che tu sia…ma se hai
trovato la persona che ti rende felice…si è vero, ci sono delle diversità di
carattere, di gusti (se no sarebbe noioso) fa di tutto di più per te…ma che cavolo
vuoi di più?Penso sempre che è brutto avere dei rimpianti…ecco perchè quando
stà per finire una storia io personalmente arrivo fin infondo nelle cose…e gli
dico..”ma sei sicuro?…non vorrei che un giorno tornassi da me dicendomi: se ti
avessi conosciuta adesso forse…”
Luna, le relazioni amorose sono come un lavoro…un continuo sforzo…io parto già
dal punto che nessuno è perfetto, che noi abbiamo i nostri spazzi, e che bisogna
sempre rispettare l’altro!
La coppia di cui parli…ognuno ha i suoi spazzi e le proprie passioni, se uno vuole
entrare a far parte di quelli liberissimo…ma non si permetterebbe mai di fargli
fare delle rinunce…perchè se ci tolgono quello che a noi piace, i nostri
passatempi,la nostra religione, il nostro modo di vivere, il nostro modo di
pensare…che cosa rimane?un’ involucro vuoto…e una volta svuotata di tutte le
proprie passioni…l’altro non è più innamorato…perchè non sei più la persona
piena di vita che aveva conosciuto!
Luna, tu non parli mai della tua esperienza che ti ha portato qui..e quindi non sò
quale è il tuo background di esperienza su questo argomento…è bello perchè
parli di tutto, dai sempre buoni consigli, ma nessuno dà consigli a te…o sbaglio?
non voglio essere invadente, magari hai già scritto tipo mesi e mesi fà…ma sono
nuova del blog…