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La fine improvvisa di un amore

di Loredana
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14.073 commenti

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  • 10121
    Naty -

    ELENA, ti ringrazio per l’incoraggiamento, davvero, ma temo di non avere bisogno di fare chiarezza in ciò desidero… Anzi, dovrei dire desideravo. E non solo perché se non sai quello che vuoi dalla tua vita a quaranta anni… Be’, insomma… Ma anche perché quello che volevo lo avevo chiaro da quando ero molto, ma molto più giovane… Tutto sommato, se almeno avessi potuto essere come tante persone che non sanno (per nulla: lo affermano e lo dimostrano) quello che vogliono, sarebbe stata già una (sia pure magra, magrissima) consolazione. Almeno avrei potuto dire: be’, ma se non sapevi mai quello che volevi, ma allora era quello che volevi!

    Bel paradosso, eh? Invece no, eh no, troppo bello sennò… Devo fare una vita di merda non sentendo più, oggi, la benché minima reponsabilità della vita appunto di merda che faccio. Eh no, il giochino (mentale), il ricatto – dopo l’infinita beffa, cioè una beffa senza fine – è finito con me. La verità è che nella vita non c’è logica: non basta pensare, come pensavo io, da giovane, giovanissima (e caparbia come ero, ma dovrei dire de’ coccio, la cosa è durata fino a un paio d’anni fa, quando sono stramazzata al suolo e ho sostanzialmente detto “ok tutti quanti, mi arrendo, sono morta, contenti?”, non dando più segni di vita: non è un caso che ora più nessuno mi cerca, più nessuno mi “disturba”): vedrai, basta essere profondamente positivi, costruttivi, e onesti, lavorare seriamente, e vedrai che ce la farai.

    Ahahahah!

    Rido. Per non piangere. Come ero ingenua. Che povera bimba che sono stata…

    ZELLO, ciao. Se sono due anni che sei fermo allo stesso punto, significa, secondo me, che hai bloccato l’elaborazione del lutto. Forse potresti cominciare col raccontare la tua storia, per iniziare a sbrogliare la matassa.

  • 10122
    Naty -

    LULU cara, non ti preoccupare. Eh sì, è diventata dura “sopravvivere”. Aggiungo che per me, se si deve solo sopravvivere, sarebbe meglio non vivere (ovvio che se sono qui è perché non riesco/posso eliminarmi fisicamente…). Sopravvivere è un’offesa alla vita. Ti dicono: ecco, ti faccio sopravvivere, però guarda, fai schifo, perché hai perso la tua dignità. Si può fare finta di niente, come molti fanno, ma IL FATTO resta quello. La differenza tra me e chi fa finta di niente è solo in un certo gradino di consapevolezza raggiunto: gli altri credono, come me prima, di “star lottando ancora”. Ed è giusto che lo credano: si vede che sono più giovani di me. E che invece di 1000 tentativi e lotte, ne hanno fatti SOLO 500, magari. E’ giusto, poi, sperare nel “colpo di fortuna”, ci mancherebbe. Siamo a questo da un bel pezzo, d’altra parte, in questo paese.

  • 10123
    zello -

    ciao LULU e Naty, grazie x aver letto il mio post 🙂

    Naty racconto brevemente la mia storia:
    Io ho 30 anni circa e 2 anni fa è finita la splendida (e unica) relazione che durava da 10 anni…
    Ebbene si credo che sia proprio una di quelle storie che senti sentenziare con: “quando ci si mette assieme cosi giovani…”
    Non nego che negli ultimi tempi c’erano molti bassi e pochi alti, però LEI era la mia metà, ero IO al femminile.. la classica metà mancante della mela.
    Era una storia per buona parte a distanza, vivevamo in città diverse e si stava assieme 3-4 gg alla sett… e 10 anni cosi sono tanti fidati, quindi mi ero convinto che i nostri problemi scaturuivano per gran parte da questa situazione, cosi feci il passo…
    Non le chiesi di sposarmi (sapevo che era un passo tr lungo) le chiesi di convivere… cosi lei ha “capito” che NON MI AMAVA PIU’. (punto)
    Finito l’idillio, ciò che mi addolora di più è il fatto che io ci ho voluto credere ! e fino in fondo… convincendomi che quella era la mia vita, avrei lasciato casa, famiglia, lavoro per Lei…

    A quel punto credo di aver affrontato le fatidiche FASI al contrario
    FASE 1 uscire a più non posso e fare tutto quello che prima non potevo
    FASE 2 Isolamento e Crisi depressive
    FASE 3 cercare nuovi amici “veri” e nuovi interessi (il risveglio)

    Quando dici “vedrai, basta essere profondamente positivi, costruttivi, e onesti, lavorare seriamente, e vedrai che ce la farai” credo sia la mia FASE 3 e ci sto provando “DAVVERO”!! fare le scelte giuste, essere le persone migliori che si può in ogni situazione (per migliori intendo sensibili, disponibili, altruisti, non tirosi e palestrati)…
    Insomma sto cercando di essere una buona persona convinto che il bene porta al bene, come dici tu se devo “sopravvivere” almeno cerco di farlo meglio che posso, però la tristezza e la solitudine non mollano, per tanti sforzi che io faccia dopo ogni iniziativa mi ritrovo SOLO, a guardare davanti a me solo una strada buia e dietro mi limito a dare sbirciatine solo per capire se quell’errore l’ho già fatto…

  • 10124
    Naty -

    ZELLO, ciao, figurati.
    Dunque, si inizia ad avere qualche dato in più.

    – 10 anni insieme, ma a distanza…

    – negli ultimi tempi, tu dici, c’erano più bassi che alti (ti inviterei a riflettere su questo).

    Non pensi che la decisione di andare a convivere, sia stata presa nel momento SBAGLIATO? Ossia, al momento che TU eri consapevole che fosse in atto, da tempo, una vera e propria CRISI? Ipotizzo: hai fatto il passo della convivenza, che magari lei desiderava da tempo, e lo hai fatto quando hai capito che l’avresti persa?

    Poi ti dico una cosa, anzi due. E’ solo una mia – generica – opinione:

    Non credo nei rapporti a distanza (non si vive MAI una vera quotidianità nel rapporto, e moltissimi rapporti, nati e condotti a distanza, per ovvie ragioni, finiscono AL MOMENTO della riunione VERA della coppia) e non credo ai lunghi fidanzamenti. La giovane età conta fino a un certo punto. Io sono andata a convivere, per dire, che avevo poco più di venti anni.

  • 10125
    LUNA -

    ZELLO: ciao 🙂

    a me ha colpito il fatto che hai scritto @Non le chiesi di sposarmi (sapevo che era un passo tr lungo) le chiesi di convivere…

    posso chiederti perché sapevi e sentivi che era un passo troppo lungo?

    sì, 10 anni sono molti per una relazione a distanza. Tuttavia dici che passavate insieme 3,4 giorni alla settimana, che non sono neppure pochi. C’è gente che ha lunghi rapporti a distanza condensati in periodi anche più lunghi, ma una tantum durante l’anno. Voi in quei 3, 4 giorni vivevate comunque una normale quotidianità di coppia, o no?

    Con questo intendo dire che anche di relazioni a distanza ne esistono tanti tipi, e vissute in tanti modi, come coppia e come singoli. Anche nelle relazioni a distanza esistono degli equilibri e squilibri, banalmente anche se c’è uno dei due, ad esempio, che tende a pensare che non si sposterà mai e si aspetta che lo faccia l’altro, se la distanza fa sì che uno dei due o entrambi conservino una buona parte non solo di dipendenza ma anche di visione “individualista”, se si comincia a parlare presto o almeno ad un certo punto, non dopo secoli, concretamente di come fare a risolvere il problema della distanza ecc ecc- Banalità, sto dicendo, però ecco perché non mi sento di dire che non credo in senso assoluto alle relazioni a distanza. Il problema semmai è che a volte la distanza oltre che una sofferenza e una “fatica” può diventare anche una scusa per non guardare in faccia dei problemi o delle incompatibilità che si avrebbero anche stando nella stessa città. Allora la relazione non finisce per la distanza (che pure può logorare o comunque impostare la relazione, per una parte, in modo individualista) ma per la… vicinanza. Non solo, intendo, per il logorio dovuto alle difficoltà connesse alla distanza.
    Io non sono andata a convivere a 20 anni però la mia relazione a distanza tipo la tua (ci vedevamo non poco, comunque, anche perché saltavamo in auto lui e in treno io, e spesso trovandoci in altri luoghi rispetto alla mia città e a quella in cui lavorava lui, perché lui da lì partiva per lavoro andando di qua e di là lungo lo stivale) ha preso subito in realtà un’impostazione molto “adulta” anche se è cominciata che io avevo 18 anni e lui 19, e io andavo ancora a scuola. Tuttavia appunto appena possibile prendevo treni come fossero bruscolini e anche se con tutte le difficoltà ogettive (pensa che non esistevano manco i cellulari, altro che internet! quindi si chiamava da cabine telefoniche e si aspettava la chiamata al telefono di casa… a pensarci ora è curioso come si facesse tutto lo stesso eccome) ci vedevamo e sentivamo parecchio. La distanza non avrà aiutato a risolvere delle crisi, ma poiché appunto credo fossimo molto bravi a gestirla per l’età che avevamo, e di comune accordo, ma le crisi non sono state dovute alla distanza. Non ci siamo lasciati per la distanza. Anche se certamente nel momento in cui ho potuto vivere una storia “quotidiana” da un certo punto di vista ero più serena.

  • 10126
    LUNA -

    E oggettivamente a 20 anni io non mi sarei sposata. Ma, comunque, il fatto di vivere una storia non a distanza non ha comunque fatto sì che non ci fosse nessun problema al mondo… anzi…
    Però, Zello, ti dico la verità, anche se effettivamente ti chiedo di quel “passo percepito come troppo lungo” perché mi pare che qualcosa volesse dire quello stato d’animo o quella percezione da parte tua… e effettivamente parlare della tua storia, se non lo hai già fatto veramente oltre la nausea, ti può servire (a livello di… scarico)… beh, stiamo nel presente, vuoi? perché in fondo, appunto, la tua relazione è finita due anni fa, e i giochi sono fatti, da quel punto di vista, mi pare. Cioè, intendo, è evidente che comunque qualcosa non ha funzionato, allora, vi siete divisi, e insieme non siete tornati più. Non so in che rapporti siete rimasti e se la tua sensazione di attesa di basa su qualche elemento concreto o nebuloso che potrebbe farti pensare in un ritorno. Se così non è, secondo te, è veramente lei che ti manca o le sensazioni che provavi tu? Anche rispetto al fatto di vivere una storia importante? Non può che essere che tu non stia aspettando lei ma che ti senta un po’ giù perché dopo quelle fasi avresti voglia di innamorarti di nuovo?

    NATY: mi dispiace che tu non stia bene e non voglio commentare il tuo stato d’animo e le contingenze che solo tu conosci. Ti parlo di me… perché mi sono riconosciuta, e non sai quanto!, in questo tuo passaggio @La verità è che nella vita non c’è logica: non basta pensare, come pensavo io, da giovane, giovanissima (e caparbia come ero, ma dovrei dire de’ coccio, la cosa è durata fino a un paio d’anni fa, quando sono stramazzata al suolo e ho sostanzialmente detto “ok tutti quanti, mi arrendo, sono morta, contenti?”, non dando più segni di vita: non è un caso che ora più nessuno mi cerca, più nessuno mi “disturba”): vedrai, basta essere profondamente positivi, costruttivi, e onesti, lavorare seriamente, e vedrai che ce la farai. Rido. Per non piangere. Come ero ingenua. Che povera bimba che sono stata”.

    E tu sapessi quanto mi mancavo io, quel mio modo di pensare, essere, vivere la vita che onestamente è sempre stata la mia forza, non la mia debolezza. Perché, Naty, se ho fatto cose buone nella vita, anche per me stessa, è stato anche perché ero idealista, de coccio, sognatrice (ma pratica), un po’ bambina, ma nel senso che i bambini se ne fregano anche… di quanti anni hanno, vivono nel presente, e (a meno che non abbiano vissuto esperienze veramente devastanti) non hanno un carico di ricordi e frustrazioni che diventano più pesanti del presente e del futuro. La mia non è retorica, Naty, perché io pure sono andata giù come fanno le querce/idealiste quando vanno giù… e davvero ho pensato che ci fosse una linea di separazione netta e grande e grossa e impossibile da togliere, solo da considerare, tra il passato e il presente e il futuro. Si STA DI MERDA. (continua…)

  • 10127
    LUNA -

    e non quelle belle linee che tracci tu quando dici “adesso volto pagina”, intendo quella linea tra “io ero, io credevo, io sentivo, io potevo” e “io non sono, io non credo, io non sento, io non posso”. Una cosa TERRIBILE. Veramente terribile. Ti risparmio il riassunto minuto per minuto, posso parlarti di fatti, ma il problema è stata l’emotività connessa ai fatti.
    Ti porto un esempio di un giorno, come tanti di quei giorni lì, e te ne riporto solo una parte della parte: camminare zoppicando per strada per dei problemi di salute, con l’idea che devi fare delle prove mediche per vedere se hai una malattia brutta, che potrebbe nel corso della vita invalidarti e comunque cambiarti la vita da subito (NON CE L’HO. Poi ho fatto un tagliando come la Ferrari). Ma non avere un soldo, oltre che le energie per dire: ora guardo se è vero e mi curo e prendo atto che forse la mia vita, anche fisica, è cambiata. Posso contare solo su di me e forse ho dei problemi seri… fantastico. Non avere una casa. Sul serio. Cioè, averne una ma che è come se non la avessi e non sai quando l’avrai davvero. Avere nel cuore un lutto che stai rielaborando, duro perché dall’oggi al domani è scomparsa una fonte d’amore reciproco eccezionale, unaparente vera anima gemella, e anche una malattia di una persona cara e molto vicina. Essere rimasta delusa nel profondo del profondo del profondo da una persona che pensavi fosse cmq stata parte di te, cosa che va a mettere in discussione (per il modo in cui ti ha deluso, che va al di là della fine di un amore) molto di quanto hai sempre creduto in generale sui rapporti umani (pur avendo vissuto altre storie e altre fini, ma si sta parlando di chi nel momento più duro per te ti morde la mano in più e sembra meno empatico di un estraneo). Comunque non farlo sapere, fuori, tranne che in uno stretto giro di persone, che è così che sta la tua vita, per riservatezza, carattere, lavoro, la tua identità, non per timore del giudizio. Avere dei problemi con la famiglia di origine, perché non capiscono perché sei a quel punto, come stai, cosa è successo e perché comunque pure loro hanno, davvero, un periodo duro e sono rinco. Scontrarti con la crisi globale mentre sei in questa crisi personale. Per cui non è che ti dici: vabbè, ma ora a me passa sto periodo di merda anche interiore e mi rimetto in careggiata, no…
    Però Naty io, ma per me, una cosa di cuore te la voglio dire, ed è che la cose sono andate meglio non perché sono diventata più cinica e disincatata ecc… ma quando sono andata a riprendermi (e a fatica) qllo che ero prima, dentro di me, almeno una parte. Ciò che comunque avevo conservato.E non è l’isolamento che mi ha giovato, ma uscire di nuovo nel mondo. Spostandomi ma anche andando verso, a seconda. Non ho risolto tutti i miei guai, e tra 10 minuti può scoppiare il mondo. Ma va meglio. E sono comunque contenta di non pensare più a quella linea nera di separazione tra me e me. Perché avere “me” per me, in me cambia le cose. Comunque.

  • 10128
    Valinda -

    NATY un abbraccio, capisco cosa dici perché tante volte l’ho pensato anch’io. lavori, ti impegni, cerchi sempre di fare del bene, di comportarti bene e poi pam!! puntualmente ritrovarsi col sedere per terra.. e allora ti vuoi solo arrendere dire basta, basta a tutto e a tutti. fate quello che volete, andate a rotoli voi e il vostro mondo marcio..(mi permetto di enfatizzare un po’) io questa sensazione l’ho provata più di una volta. l’anno scorso quando in tempo zero il mio ex si mise allegramente con un’altra, andare in giro e vederselo mano nella mano con lei, presentata ai suoi amici nel posto che fino a 20 giorni prima era il mio.. o sul lavoro per le occasioni perse e i posti soffiati perché io magari non avevo le conoscenze giuste o non ero abbastanza scaltra o ruffiana o troppo idealista come dice LUNA. e ho toccato il fondo, stavo male, ero arrabbiata, ero delusa. avevo mollato, avevo smesso di lottare. non trovo il lavoro che mi piace? ok, smetto di cercarlo e mi accontento di questo. amore? non ci credo più, non provo più niente, non voglio più nessuno. per un periodo credo proprio di aver ragionato così. però non stavo cmq bene semplicemente perché non ero più io, senza i miei sogni, i miei progetti, i miei ideali (sia di amore che di lavoro) mi sentivo persa.
    e allora mi sono detta che avevo il diritto e anche il dovere di rincorrere quella fantomatica felicità che avevo sempre desiderato..e di farlo a modo mio. e forse per la prima volta in tutta la mia vita ho cominciato ad essere me stessa: la ragazza che non sapeva parlare, non rispondeva alle domande e non le faceva solo per timidezza pian piano se n’è andata..per lasciare il posto a una donna che lavora sodo con la giusta grinta per farsi spazio nel lavoro e nelle relazioni.
    e ti posso assicurare cara NATY che l’onestà e il lavoro duro danno sempre i loro frutti. confrontandomi con gli altri ho capito di avere qualità e competenze preziose che non pensavo minimamente di avere. il mio MR.Big non è perfetto e forse la storia finirà presto..però dopo tanti anni sono riuscita a parlargli davvero e a fargli capire certi suoi sbagli..e lui con mia grande sorpresa in questo è cambiato, ha ammesso i suoi errori, mi ha capito.. NATY per quello che ti conosco da qui sei una donna forte e intelligente..i momenti di solitudine e tristezza ci sono ma ricordati che non sei sola..ci siamo NOI !!! ma non perdere la fiducia e l’ottimismo, io in questo sono fatalista la ruota gira e il destino segue il suo corso..sempre! e sono sicura che ti riserverà molte cose belle come meriti! 🙂
    baci a tutti

  • 10129
    zello -

    ciao di nuovo Naty, LUNA e grazie di nuovo per avermi risposto 🙂

    non so spiegare quanto sia bello trovare qualcuno come voi che ti ascoltano cercano di capirti, consolarti e aiutarti… poi dicono che le nuove tecnlogie allontanano le persone !..
    mi spiace solo di non riuscire a leggere interamente la Vs sorie (ci ho provato ma non ho trovato il Vs PRIMO POST) soprattutto mi spiace non esserci stato quando avevate bisogno anche solo di una buoa parola di conforto…

    Naty mi dici qualcosa su cui riflettere… “Non pensi che la decisione di andare a convivere, sia stata presa nel momento SBAGLIATO?” poi “moltissimi rapporti, nati e condotti a distanza, per ovvie ragioni, finiscono AL MOMENTO della riunione VERA della coppia…
    non sai qunto mi sono ripetuto queste domande prima di decidere di fare quel passo…
    la situazione era questa (cerco sempre di riassumere):
    Lei studiava e io ero un libero imprenditore (mediocre) cosi ho preso un appartamento in affitto dalle mie parti con la voglia di provare a stare assieme da parte di entrambi…
    questo ha funzionato per circa 2 anni 3-4 giorni su 7 e poi cosa avrei dovuto fare? io l’amavo e volevo costruire un futuro… ci ho vuluto credere e ho sbagliato.

    LUNA mi dici
    “Non può che essere che tu non stia aspettando lei ma che ti senta un po’ giù perché dopo quelle fasi avresti voglia di innamorarti di nuovo?”
    credo che tu abbia centrato la questione più importante ora come ora… il passato è passato e so che Lei rimarrà per sempre il mio primo amore 🙂

    La risposta alla tua domanda è “SI” VORREI INNAMORARMI o meglio vorrei ritrovare quegli occhi, quella complicità e quelle sensazine di essere desiderato… credo che chi ha avuto una storia importante come la mia in un modo o nell’altro abbia amato e sia stato amato e questo non si dimentica, non si può sostituire con amici, sport, tatro, film, disco, lavoro, soldi…

    Alla fine la vita che ci si trova ad affrontare è segnata dalla insostituibile sensazione di sentirsi desiderati derivante dal rapporto finito, sensazione che col tempo un pò si dimentica.
    Poi bisogna fare i conti con il teribile presentimento che l’unico amore della tua vita te lo sei giocato e non ne troverai un altro migliore… cosa che per ora per me è cosi.

  • 10130
    LUNA -

    ZELLO: non te lo sarai giocato da solo quell’amore, no?
    le storie finiscono, non tutte certo, ma quando finiscono di solito delle ragioni ci sono. Mi pare che tu, dal tuo punto di vista, anche se ti sarai rimproverato delle cose analizzando il passato e magari con molti “se”, giudichi comunque di aver fatto quello che potevi, in quel momento, e durante la relazione, perché le cose andassero per il meglio. Lei probabilmente penserà la stessa cosa. Quel “terribile presentimento” è assolutamente normale durante la rielaborazione del lutto e credo finché non veniamo stupiti da una nuova rivoluzione cardiaca. Certo, quando anche siamo pronti ad accoglierla.
    Certo non si tratta di gettare via ricordi e sensazioni passate, solo, via via, di accettare che non possiamo cambiare il corso passato degli eventi. Se la vostra storia ha avuto un certo corso e non un altro è perché quelli siete stati in quegli anni.
    Non si tratta neppure di cercare, ovviamente, un tappabuchi, un chiodo schiaccia chiodo, qualcosa di abbastanza simile o persino uguale. Ma la vita può semplicemente stupirti ancora, e in positivo. Facendoti mettere in gioco parti di te che ora magari senti assopite, e anche parti di te che magari non conosci ancora.
    Oggi comunque cominceresti e vivresti la storia dal Zello che sei oggi.
    Per il fatto che la storia sia stata lunga e cominciata quando eri molto giovane, la mia è cominciata a 20 anni ed è durata quasi altrettanto, quindi comprendo molte delle tue sensazioni, immagino.
    Cerca di darti i tuoi tempi, ma senza indugiare troppo nel passato, cerca di rilassarti e di restare aperto agli stupori positivi della vita.
    E se il tuo “lutto”, con le sue fasi, è stato lungo, e ciò ti causa anche preoccupazione, rispetta il fatto che questi comunque sono stati i tuoi tempi. Quelli di cui tu hai avuto bisogno, anche, forse, per non staccarti veramente dal passato del tutto. Ma anche il fatto che tu abbia cercato un forum in cui confrontare la tua esperienza, forse è un segnale anche di una nuova fase, no?

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