La fine improvvisa di un amore
di
Loredana
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ok MANU
ho compreso il tuo punto di vista, ma permettimi di dirti ancora una volta, che purtroppo, ci sono persone che non riconoscono i loro sentimenti. In definitiva: non si ascoltano. E non sanno nemmeno cosa vogliono da una relazione.
Con questo, non ti stò dicendo che mentono, ma non lo sanno neppure loro. E’ come dire: ti amo, ma forse non lo sò nemmeno io, perchè non conosco cosa vuol dire questa parola, ma siccome tutti lo dicono, allora lo dico anch’io. Poi, se ti tiro due cartelle in faccia…. stai sicura che io ti amo e te lo giuro che questo è il mio modo di amarti….anche se sono manesco. Capisci che intendo? sono andata per estremi 🙂
Allora tu, che sei sempre stata dalla parte che ama veramente e vivi il tuo modo di relazionarsi in maniera differente, ti autoconvinci che sia vero e ti domandi spesso: si, lui mi ama e me lo dimostra in questa maniera.
Manca la funzionalità e la centralità del rapporto
IO non conosco te, non conosco lei, e non conosco il vostro rapporto quindi non vorrei sembrarti, un’intrusa.
Ma ciò che mi fà riflettere, sono le parole che scrivi.
C’è da mettere anche in conto, che si cresce, si cambia e modifichiamo il modo di rapportarci con gli altri, non solo in amore.
Se quello che ci stava bene anni fà, ora non lo sentiamo più come nostro vestito, non dobbiamo per questo chiuderci, ma cercare di capire quello che in questo momento ci fa più bene.
Ora, secondo me, avete troppa carne sul fuoco. Tu vuoi delle risposte, lei te le dice a seconda di come si alza la mattina….ma un pò di silenzio per ascoltarvi no?
Ti abbraccio
Quando leggo testimonianze come quella di LUNA, di LULU, di tanti altri mi rendo veramente conto di aver vissuto, per anni, in una bolla di falsità. Bugie che ho raccontato a me stessa e che ho sparso per “il mondo” involontariamente.
Anche io ho avuto una storia lunga.
17 anni.
Una storia in cui, per anni, ho creduto, in cui ho investito e per cui, a modo mio, con le armi in mia dotazione , ho combattuto.
Una parte di me era consapevole di essere da sola in questa lotta ma “l’insieme Lilly” non se ne voleva rendere conto, non lo accettava. Mi sono creata un sogno di coppia e, per un po’, mi ci sono cullata dentro.
Ero da sola ……………… Da sola perché io per prima, in questa storia, non ho mai creduto pur volendo crederci con tutte le mie forze.
Da sola perché lui, in questa storia, non hai mai creduto pur affermando il contrario.
Per 17 anni, una buona fetta di vita.
Poi, però, ci sono momenti in cui la vita frana addosso.
Crolli naturali, che non possono non esserci quando tutta la propria esistenza si basa su delle manovre di emergenza per arrivare al giorno dopo e garantire serenità a chiunque al costo di calpestare sé stessi.
Non per sola generosità, non per atteggiarsi a novelle Madre Teresa ma, spesso, per trovare una giustificazione al fatto di essere qui , in una vita in cui non si trova uno spazio in cui rifugiarsi e che sembra non avere un perché. Senti il bombardamento, cerchi il buco in cui nasconderti, non lo trovi. Non c’è. Non c’è per te. Non vorresti morire ma qualcuno si è dimenticato di darti la tua bottiglietta di vita quando sei nato e così, a mani vuote, entri in un limbo e cominci a stagnarci.
Vorresti quella bottiglietta di vita ma non ce l’hai.
Vorresti vivere ma non ci riesci.
Non vorresti morire ma non sai come evitarlo. E allora ti agiti, ti attacchi a tutto. Per lo più sbagliando.
C’è chi prova una sensazione di straniamento ed impara a stare con sé stesso passando attraverso mille difficoltà e chi, invece, si arena nelle proprie insicurezze , nelle proprie lacune, si sente un abusivo, un clandestino, un “errore di percorso” e si mette a disposizione del mondo affinché l’errore possa essere corretto in alternativa alla cancellazione.
Un crollo non può non esserci, prima o poi. E mentre sei lì, viva ma schiacciata dalle macerie, fai il conto di chi è rimasto e di chi è scappato dopo il crollo.
E, dopo ancora, fai il conto di chi è rimasto a curiosare o per rimanere inquadrato nella foto ricordo degli eroi e di chi è rimasto per starti accanto.
Il mio “compagno per 17 anni” era nella foto ricordo degli eroi, in prima linea, con elmetto, piccozza, sguardo fiero ma ben lontano da me che, intanto, stavo crepando soffocata dalla polvere.
Non ho perdonato il suo non esserci pur essendoci. E, in qualche modo, mi sono “vendicata” . Lo ammetto senza vantarmene. Semplicemente lo ammetto.
La storia ha proseguito la sua lenta e lunga agonia anche quando ho conosciuto il “ lui “che mi ha portato in questa lettera due anni fa. Lui era (probabilmente è ancora) un manipolatore incazzato con il mondo alla ricerca di una vittima. Ed io una preda invitante ma talmente insicura da rendergli il compito troppo facile. E così il manipolatore se n’è andato dopo avermi letteralmente affondata e resa più fragile della statuina di vetro soffiato che già ero…
Lo scorso anno ho messo a ferro e a fuoco la mia vita. Basta con le storie inutili. Basta con le storie inventate per soddisfare le proprie fantasie. Basta!
Quando ho pensato al suicidio, due anni fa, non è stato per i tanti anni di relazione inutile buttati nel cesso, non è stato per i giochi di prestigio psichici del manipolatore ma perchè di tutta una vita non avevo un giorno da salvare. Un giorno che non fosse intriso di bugie, di disillusioni, di speranze rimaste tali o tritate dalla realtà. Lavoro, affetti, portafogli. Tutto era stato intaccato dal marcio di troppi errori.
Non avevo nulla, mi sentivo le mani legate ed ero spaventosamente sola. Ed avevo paura di me stessa perché il grosso del marcio stava li. Dentro di me. Gli altri si limitavano a buttarci il loro marcio dentro.
Il senno del porta alla ribalta tutto ciò che avremmo dovuto ma non abbiamo voluto vedere e che avrebbe dovuto illuminarci sull’opportunità di mettere la parola fine ad una storia o a non cominciarla mai.
Ma il senno del poi, se si limita a portare congratularsi con sè stessi per essere ancora in carreggiata nonostante tutto, non serve a molto.
A volte le circostanze ingannano. Finire sotto le grinfie di un manipolatore, per esempio, può distogliere l’attenzione dal nucleo del problema. Si può cascare nel facile inganno di trovare nel manipolatore e nella propria sensibilità/ingenuità/caparbieria tutte le cause del proprio personalissimo tonfo. A volte, invece, il problema ha radici molto più lontane. Radici che possono saltare fuori dal terreno e far inciampare quando si crede che tutto vada per il meglio.
Ora non mi sono più sola a combattere contro le difficoltà e contro i mulini a vento che l’esistenza ci mette in mezzo ai piedi. Ora non mi sento più sola a dividere le gioie dell’esistenza. Ho incontrato la persona che cercavo, che fa per me. E non ho più bisogno di altro. Ma non ho messo una pietra sopra il passato. Scavo ancora in mezzo alle macerie per capire cos’è successo .
Perché non voglio che una stupida radice sottovalutata mi faccia, di nuovo, inciampare. Anche se so che, se inciampassi, avrei accanto chi mi sostiene.
LILLINA, ciao cara 🙂
capisco la cosa delle radici e penso che ognuno sente il suo tempo per smettere di guardare indietro per vedere se ha perso e come un pezzo di sè ecc o smettere di guardare a terra per essere certo di non inciampare su una propria radice o su una cacca di cane.
Forse non si smette anche mai, ma forse il punto è anche con quanta frequenza e con quanta intensità.
Cosa vuol dire mettere una pietra sopra il passato?
Non perdere la memoria. Forse anche come ci si confronta con la memoria, però? in fondo avere ricordi ci serve. ci serve quando qualcosa ci fa salire su una sensazione da petite madelaine, e ci ricordiamo che la nonna ci cucinava i biscotti, ma ci serve anche per un archivio che ci permette, attraverso l’esperienza, di integrare, in modo naturale (oltre che analitico, o in seguito) delle informazioni. Ti faccio un esempio banale. Ho una carissima amica che, pure lei, in questi anni ha affrontato delle battaglie e ha anche incontrato (in un caso ci abbiamo avuto a che fare contemporaneamente) dei, chiamiamoli, “fenomeni”, molesti. oltre ad una persona molto vicina, una sedicente amica (in realtà una specie di animale mutante che, non sto scherzando, si voleva ciucciare la sua identità e la sua vita quasi a poterne fare un vestitino da poter indossare) che si è comportata con lei con una trama e delle dinamiche degne di uno sceneggiatore di thrillers psicologici. Una cosa, questa, che a ripensarci ancora oggi dà i brividi, ti confesso, pure a me. L’istinto comunque c’è e in qualche modo anche si affina. Dico che l’istinto c’è perché all’epoca quando la mia amica viveva un periodo di crisi forte e pure io non scherzavo (e quindi eravamo anche abbastanza rincoglionite) “il mutante” sembrava maria goretti mentre la manipolava (e ancora non mi ero fatta una cultura, anche più… tecnica, sull’argomento… cioè, manco mi domandavo se la manipolazione avesse un nome)
ma un giorno mentre lei mi raccontava un’apparente mariagorettata di costei (chiedo scusa per l’utilizzo blasfemo del termine, ndr, ma per rendere l’idea dell’atteggiamento) anche se nulla in apparenza stonava mi suonò un campanello “qui c’è qualcosa che non va”. e tempo dopo, quando mai si sarebbe potuto credere che era lei, la tipa, l’artefice di una serie di orrori, lei, la mia amica, mi chiamò, con il cuore a mille e disse: “è lei”. E lo aveva capito vedendola dall’altra parte della strada, dal modo in cui l’aveva salutata. Giuro, non è una cazzata. Aveva raccolto istintivamente una serie di dati, senza rendersene conto, e quel giorno, in un incontro casuale, lei sentì.
a quel punto anch’io mi ricordai dei piccoli episodi, apparentemente banali, che chissà perché avevo registrato. perché, appunto, banali non erano, anche se razionalmente non li avevo interpretati in alcun modo. La cosa banale a cui mi riferivo, Lilly, però non è il thriller. E’ un episodio da niente di ieri che mi fa pensare però a quanto noi, anche con naturalezza, integriamo dei dati, e li usiamo, idem naturalezza. Ieri mi chiama e mi dice: senti, ho conosciuto tale Ginetta (nome di fantasia), la conosci? – Ed io: “…”. E lei: ok. ho avuto la stessa sensazione anch’io. – E da notare che io Ginetta la conosco da anni, e non mi piace perché ha avuto un paio di atteggiamenti… dejavù. Istintivamente io da Ginetta mi sposto. Ma con la mia amica non ne ho mai parlato. Io e la mia amica conosciamo un sacco di gente, e non è che tutti “…” ovviamente. Ma l’ha sgamata pure lei. istinto, non condizionamento alcuno. Ginetta non è il mostro di lokness, ma è una a cui non direi manco che ho il mal di denti e al massimo le parlerei del clima. Sempre se non andassi troppo di fretta…
Quello che voglio dire è viviamo nel presente, sempre, ma che il passato ci serve. Il passato non è solo qualcosa che ci ha triturato, ci ha fatto fare un giro su un ponte o in un lungo tunnel. Non è solo ciò che ci ha fatto sentire di merda quando ci siamo chiesti quali fossero i nostri nodi, al di là di quelli degli altri, e ci siamo fatti sangue alle mani per scioglierli, e scoprendo magari anche cose che avremmo preferito non ricordare. Il passato non è solo quello che a volte ti fa sentire tipo bruce willis con cicatrici, avviliti, incazzati o redivivi. Il passato è anche una cosa che puoi tenerti guardandolo con occhi interiori diversi. E che integri. Anche perché a volte rimuovere e basta significa toglierti anche ciò che invece vuoi tenere. Non so cosa vuol dire mettere una pietra sopra sul passato. So che sensazioni dà quando il passato ti tormenta davvero o è veramente irrisolto di domande al punto che te lo trovi il mattino nel caffé. E non tutti i giorni sono uguali. Però conosco un’altra sensazione rispetto al passato che non spiegare, ma che è naturale, e non è male. Quando c’è la senti. Anche se sei impegnato a viverti meglio la vita, e non la fermi, la sensazione, e passa e va.
Non sto’ a spiegare i brivdi che ho provato nel leggerti Lilly, capisco benissimo il tuo stato d’animo ed il tuo passato dolore.
Io per quello che mi riguarda ancora ricordo tutto, il brutto ed il bello (ammesso che ce ne sia stato) della mia storia. Ma mentre all’inizio mi faceva male molto male adesso ricordo tutto con molto piu’ distacco.
Vivere quei momenti di continua ansia, apprensione per cio’ che avrebbe detto o non detto, per come mi avrebbe parlato. e quindi io comportarmi di conseguenza…credo neppure le donne delle caverne lo facessero con i loro uomini. Elemosinare amore, affetto era tutto quello che riuscivo a fare ormai.
Annientare la propria vita, la propria personalita’ per un uomo che non mi vedeva piu’. Credo mi avesse vista pochissimo in tutti quegli anni. Avevo perso addirittura l’istinto materno tanto mi ero rdotta a vivere solo per lui. Vedevo mia figlia che ormai mi guardava sempre piu’ perplessa, non mi riconosceva piu’.
Ho fatto tanti errori certamente io ho fatto il piu’ grande tra noi due, gli ho permesso di tornare quando mi aveva gia’ lasciata una volta con la bambina piccola. Gli ho creduto, forse era cambiato, ed ho sbagliato. Adesso tutto questo lo ricordo bene, a volte se mi concentro e’ come vedessi ogni scena davanti agli occhi….ma e’ cosi’ che la vedo, come in un film, ed io sono li’ che guardo ma non faccio piu’ parte del cast.
Non parlo male a mia figlia di suo padre, un giorno se lei vorra’ le raccontero’, solo se lei vorra’…per adesso vive quello che vede con lui, o meglio quello che ha visto, sono tre anni che non ha piu’ contatti. Le ha fatto una misera telefonata il giorno del suo diciottesimo compleanno, lei non si e’ scomposta lo ha ringraziato epoi e’ andata in camera, l’ho sentita piangere. Quando e’ tornata da me era di nuovo serena, mi ha solo detto,” mamma grazie per non avere mai infierito ho capito da sola….”mi ha abbracciata e credo non ci sia bisogno di altre parole tra di noi….
LULU: un grande bacio. Non puoi controllare l’egoismo del tuo ex, ma ti sei spostata, per ciò che era nel tuo “potere”, (e scoprendo che non era poco) da quell’egoismo e dagli effetti che aveva, non solo su di te. Da un rimbalzo di effetti.
Comunque ne hai annullati molti, delle sue dinamiche, che sono cosa sua.
Io credo che a tua figlia tu abbia mostrato, proprio attraverso questo tuo agire, oltre che attraverso il tuo grande amore per lei, qualcosa di importantissimo. Un qualcosa che comunque la protegge.
Hai una figlia sensibile e molto intelligente, anche dal punto di vista emotivo (da chi ha preso? direi che non ci sono dubbi :PPPP vedi te… ;D ). Lei ha a sua volta una grande mamma. Una bellissima persona. Sono tanto felice, LULU, che tu sia andata a… prenderti nel casino in cui eri, per riportarti “a casa”. Non riesco a dirti quanto. Ma qualunque sia stato l’inferno, dentro e fuori, ti sei spostata dalle fiamme e hai imparato anche a spegnerle dentro di te. Non è una cosa da poco, no.
Il passato è passato e abbiamo già detto. Però tu a te stessa e a tua figlia hai mostrato e mostri il valore del presente. Che si costruisce anche dando valore al proprio modo di essere, sentire e alle proprie scelte.
Io sono molto grata al caso di averti conosciuta, anche se sulle pagine di un forum. Tanto più quando giravamo entrambe con le ustioni e cercando di capire da dove partivano le fiamme e dove stavano gli estintori e l’uscita di sicurezza 😉
Un abbraccio grande.
ELENA: ciao 🙂
@ho compreso il tuo punto di vista, ma permettimi di dirti ancora una volta, che purtroppo, ci sono persone che non riconoscono i loro sentimenti. In definitiva: non si ascoltano. E non sanno nemmeno cosa vogliono da una relazione.
Con questo, non ti stò dicendo che mentono, ma non lo sanno neppure loro.
Sono d’accordo. E penso anche che il punto sia pure che in questo “?” sono capaci di starci. Altrimenti sentirebbero l’esigenza profonda, improcrastinabile, di vederci chiaro, cioè di imparare ad ascoltarsi meglio e di più e di dare risposte di qualsiasi tipo ma pur sempre realmente aderente al loro sentire.
Per altri, al di là del fatto che si possa amare, smettere, andare in crisi, sentirsi confusi, il “non sapere” e non riuscire ad ascoltarsi bene, rappresenta un’autentica sofferenza invece.
MANU: in questo momento è chiaro che ti venga da andare in protezione e dire: basta, solo al pensiero di stare così un’altra volta non ne voglio più sapere di relazioni. Ma la sua incapacità di relazionarsi non è il mondo.
VALINDA: non so a che punto stai. Spero onestamente che tu ti sia spostata e che abbia ripreso in mano la tua vita e il tuo tempo. Hai troppo da dare (e anche da ricevere, traendone un positivo e costruttivo frutto) per perdere il tempo dietro ‘ste minchiate anche puerili. Pure che lui fosse AlenDelon quando era nel suo massimo splendore ha rotto i maroni. A livello relazionale si dimostra un’autentica fetecchia. Scusa la franchezza
LILLY: 17 anni anche io. Lilly, un abbraccio forte forte. Un abbraccio che va oltre le braccia, oltre i corpi e non perchè è un abbraccio virtuale, ma perchè sento di poter dire che è la mia anima che ti abbraccia e ti dona quel calore che finalmente sta recuperando. Abbraccio te e abbraccio forte LUNA. Non importa quanto tempo ci abbiamo impiegato per diradare la nebbia, per inquadrare il problema. Vi ringrazio, nonostante le persone siano ognuna diversa dall’altra, le affinità che riscontro nelle vostre parole portano i viveri nella mio cuore. Grazie grazie grazie.
La serenità non ha prezzo.
Luna,non è tanto autoprotezione,è proprio l’essere schifata.
Sono in uno stato di completa indifferenza verso le relazioni sentimentali.
In questi mesi la mia testa e il mio fisico sono stati messi a dura prova.
Ad oggi ho ancora il sonno disturbato.
Sapere che non sarà più nella mia vita mi disturba,e al tempo stesso mi disturberebbe riaverla (anche se non succederà mai).
Apro un quotidiano,e mi ritrovo su una pagina la pubblicità del posto dove abbiamo trascorso la nostra prima vacanza da sogno insieme,e x cui non pensavo solo io fosse tale,ma ora x lei si vede che era solo un modo x riposarsi (dal niente che faceva ai tempi).
Ho la nausea della situazione che è stata,che è e che sarà.
Soprattutto ho la nausea di me stessa,che dopo essere stata consapevolmente con donne sbagliate,credevo di aver trovato quella giusta,che oggi si rivela peggio delle altre.
MANU@ accidenti come ti capisco.Pensa che quando la mia ex mi lascio’, dopo un paio di mesi andai in Sardegna per lavoro e vidi un cartellone con una pubblicita’ che riportava il suo cognome (peraltro raro) e la settimana dopo, mentre lavoravo mi trovai in un paese e c’era l’inaugurazione di un locale che ,ancora una volta,riprendeva il suo cognome!!!
Sempre in quel periodo una sua amica “sbaglio'”ed a notte fonda mi chiamo ‘al cellulare.
Tutte situazioni che mi riportavano indietro e non mi permettevano di fare passi avanti.
E’ una cosa terribile,ti senti intrappolato in questo labirinto e certe cose banali ti sembrano succedano per farti male.
Anche io credevo fosse la donna giusta ed invece cosi’ non era……
Oggi quando ripenso a certi momenti e situazioni mi viene una rabbia ed un senso di schifo che mi fa ancora male.
ciao