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La felicità, solo un miraggio

di camelia

Vorrei sapere quanti di voi la mattina fanno fatica ad alzarsi ma non certo per colpa della pressione bassa o altri problemi di salute. Io sono molto sola e lo sono perché sono considerata una persona inutile, frequentare me non porta nessun tipo di vantaggio. So di non essere l’unica persona sola, ne siamo a miliardi solo che non tutti sanno di esserlo. Amici non ne ho, anche se ci sono un paio di donne che forse mi reputano come loro amica ma solo perché hanno bisogno di avere qualcuno che ascolti i loro sfoghi; quando sono io a volerlo fare, non hanno mai tempo per me, hanno un sacco di impegni coi figli casa ecc… Io figli non ne ho, quindi loro si aspettano sempre che io sia disponibile e quando non lo sono vuol dire che sono stronza. Per mio marito posso anche sparire, l’importante è che appaio per preparargli da mangiare e lavargli e stirargli i panni e riordinare la casa. Ovviamente sono piena di corna, non certo perché a letto non mi rendo disponibile o mi faccio venire i mal di testa. Ma questo è il minore dei mali anche perché io ho avuto una relazione la quale mi ha tolto definitivamente quel poco di voglia di vivere che mi era rimasta. Ho amato molto, come tutti coloro che hanno intravisto la felicità anche in un bacio e invece era solo un miraggio. La mia vita, un vero deserto in cui ho avuto solo miraggi. Mi rendo conto di non avere mai conosciuto la felicità. L’unica cosa che mi consola è che non sono più una ragazzina anzi, ho 50anni. A questa età le danze son finite, ci si parcheggia come si può aspettando di morire, certo per me la morte non è così brutta. Faccio parte di quel numeroso gruppo di persone che pensa che sia una fortuna non nascere e con questo pensiero va a finire che darò il mio congedo alla vita.

Lettera pubblicata il 22 Agosto 2009. L'autore, , ha condiviso solo questo testo sul nostro sito.
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Categorie: - Me stesso

La lettera ha ricevuto finora 7 commenti

  1. 1
    fantasma -

    questa tua lettera è tanto bella quanto triste e struggente. ce ne fossero di donne come te con uno spirito così profondo. io non dò consigli a nessuno perchè sarebbe pura ipocrisìa da parte mia ma ti auguro con tutto il cuore di NON morire. non dargliela vinta.

  2. 2
    geko -

    Ciao, ti racconto la storia di mia nonna. Fino a 90 anni ha lavorato i campi e cresciuto 5 figli più un marito che penso non l’abbia mai amata veramente. Io l’ho conosciuta solo per pochi anni poiché è morta quando io avevo 12 anni. In quel poco tempo però, mi ha trasmesso un amore per la vita che penso non mi abbondonerà mai. Mi sono sempre chiesto “E’ stata felice in vita sua?”. Questa domanda mi tormenta. Quando l’andavamo a trovare, ormai era vedova da anni e abitava da sola (abbandonata da tutti i figli), non la trovavamo mai in casa. Era sempre laggiù, nel campo, chinata a raccogliere e e sistemare verdure. Io le dicevo sempre “Ma nonna non dovresti stancarti, sei grande ormai!” Come ero ingenuo io! Ma mia nonna capiva che non c’era il doppio senso, che ci mettono gli adulti, in quel che dicevo. Lei mi rispondeva “Uno non è mai troppo vecchio finché non muore”. Questa frase la porterò sempre con me. Ora io la passo a te. Tu hai 50 anni? Io ne ho 28. Mia nonna ne aveva 90. E quella frase vale per noi tre come per tutti gli altri e le altre qui. La vita è immensa, anche se ci sembra racchiusa negli anni che ci passano addosso. Certo, noi stiamo male, soffriamo. Ci svegliamo al mattino con la sensazione dell’inutilità delle nostre vite. Ma la vita non credo possa essere un parcheggio. Mia nonna aveva molta fiducia in me, diceva che avrei fatto grandi cose. Ne era convinta. Io ora lo sono meno. Ora che vedo la mia vita come tu vedi la tua. Però so che devo fidarmi della sua saggezza, lei diceva che finché si è in vita si può fare, si può andare, si può essere. Penso che bisogna capire dentro di noi dove vogliamo andare, cosa essere, per non dimenticarci, per non arrivare a 90 anni e dire “Si, sono vecchio, rientro in casa”…abbandonando il “campo” prima di essere morti.
    Ciao

  3. 3
    marziav -

    Geko,
    la tua lettera è bellissima.

    Camelia,
    non si vive solo per l’affetto degli altri. Per me questa è stata una grande illuminazione perché ero convinta che dovesse essere la “felicità della vita di coppia” a infondermi la voglia di vivere. Poi, invece, ho capito. L’entusiasmo di vivere è una pulsione intima e personalissima. Viene da te, mai da fuori. Comincia a prenderti cura di te (invece che della casa!), coccolati, appassionati a un hobby, riscopriti vitale. Ma non ti arenare, non ti arrendere. Tieniti attiva, anche se all’inizio sembrerà faticoso. Iscriviti a un corso di qualcosa che ti piace, vai in biblioteca e leggi un libro che ti incuriosisce, parti per un viaggio organizzato, fai un abbonamento a teatro, vai a passeggiare al parco. Pian piano recupererai l’autostima perduta e apprezzerai la tua persona indipendentemente dai giudizi altrui. E poi, frequentando posti nuovi, puoi anche incontrare nuovi amici. Non cedere. Combatti e facci sapere!

  4. 4
    riri57 -

    Ho letto le vostre lettere ma io non so….
    Ho 52anni e tante cose da fare ancora sono felice triste stufa ma viva.
    Viva di arrabbiarmi, viva di lottare, viva viva.
    La felità sta nel trovare una persona che ti sorride.
    Fai una cosa con rabbia e magari con fastidio e la persona a cui la fai ti ringrazia ecco la felicità dare dare dare.
    Io sono felice quando faccio un regalo e sono triste e infastitita quando lo ricevo. Sono stupida no! Sono felice di dare.
    Sarò finita quando non avrò più nulla da dare.

  5. 5
    marziav -

    Ci hanno insegnato che la sollecitudine verso l’altrui persona è più nobilitante della cura per la nostra; siamo state educate all’altruismo, all’umiltà e alla modestia, all’estremo sacrificio anche, tanto da provare un disagio fastidioso nel momento in cui riceviamo più di quello che abbiamo offerto.
    Diamo tutto, a volte senza neanche sintonizzarci sui reali bisogni dell’altro. Appaghiamo, in realtà, la nostra esigenza di sentirci significanti per qualcuno: il nostro valore appare decretato dalla misura in cui siamo utili per gli altri.
    Non siamo abituate ad essere amate gratuitamente, crediamo di dovercelo guadagnare in anticipo.
    Ma, in realtà gli affetti e i legami non seguono alcuna logica di meritocrazia, l’avrete tristemente già sperimentato questo, anche voi come me.
    La blasfema verità è che non si può dare devozione a un altro se prima non si rispetta se stessi. Il monito non è Ama il prossimo tuo PIU’ di te stesso, ma COME te stesso.
    E’ necessario partire da una intima introspezione e imparare ad accogliere le carezze positive che vorranno farci gli altri e che vorremo (dobbiamo imparare a farlo) farci noi stesse.
    Sarà edificante percepire che meritiamo coccole semplicemente perché esistiamo: quell’amore incondizionato che alcun genitore negherebbe neanche al bambino più discolo. Un’accettazione aprioristica per la quale possiamo dimostrare gratitudine con i nostri gesti di affetto, ma che non possiamo comprare.
    Abituiamoci a pensare che c’è qualcuno che ha voglia di prendersi cura di noi: permettiamoglielo.
    Una carezza (gratis)
    🙂
    Marzia

  6. 6
    Notturno Melodico -

    Salve.
    Com’è strano il Web…individui senza un nome, senza una provenienza e senza voce dietro ad uno schermo blando. Non siamo che intimi ignoti in questa rete virtuale, che per volere della casualità si aiutano a vicenda. Sono di passaggio…del resto tutti lo siamo…
    E desidero raccontarti una storia che a me è stata donata.La felicità non è un miraggio. La felicità non è un’orizzonte lontano a cui finalmente torneremo in seno. Non è promessa nè garantita. Bensì…la felicità è un Andante.-E cos’è,di grazia, un Andante?- Un andante è un girovago senza casa e senza meta. La felicità è un fiammifero, un fiammifero per bruciare tutti gli imperi. Arde avido, ed è subito cenere. Ballare sotto la pioggia, sotto le stelle fredde d’estate, di notte; quando nessuno può vederci è la felicità. Una poesia è la felicità. Un bambino che chiede come si legge una parola è la felicità. Restare soli in riva al mare, e attendere l’alba; ammirarne il miracolo e la nascita è la felicità. -Voglio regalarti un segreto-così mi disse- Gli adulti…gli adulti rischiano di perdere una cosa. Rischiano di perderla tra le bollette, le assicurazioni, le dichiarazioni dei redditi, il matrimonio e il lavoro-Cosa rischiano di perdere?
    -Un bambino.IL bambino che è dentro di loro. Quel bambino curioso del mondo, che abbraccia tutti perchè sa che nessuno può fargli del male; lo stesso che sa godere della neve, dei volti nuovi,delle luci a Natale. Vedi…quel bambino è l’unica cosa che abbiamo.-
    Oppure possiamo darla vinta a quel signore in vesti bianche, il Nichilismo. Non attende altro che qualcuno si stanchi della propria vita. Perchè,sai…ci indivia orrendamente. Dopo la Morte la felicità non c’è. Quant’è vero che parlo per metafore,dovresti cercare un Andante. E come si cerca (la felicità)? Prendi il miglior libro di cui conservi memoria, la miglior canzone per cui tu abbia mai sorriso, il miglior ricordo che serbi. E vai tra la gente. Il mondo è grande. Troppo grande. Ci sono sessantenni molto più giovani di undicenni. In giro è pieno di amanti. La Musica,l’arte, la letteratura, la poesia…Infiniti. Anche il Mendicante ama il bambino che riversa dieci centesimi nel bicchiere…ma questo, di certo, questo è strano. Non l’ha mai capito.

    Oh…per la Musica! Stavo dimenticando…Rifletti. Il fatto che tu scriva di miliardi di persone sole nel mondo, già vuol dire che non c’è alcuna persona sola.

    Saluti.
    L’Artista Qualunque,
    che trovi d’inverno, fuori dal bar,
    con le tavole a carboncino.

  7. 7
    rosalia -

    Anche io ho perso la voglia di vivere.Mio marito mi ha detto non ti amo più mi fai schifo, mi vergogno di te sono ormai due anni che non ti amo ma da dieci il mio amore verso di te è andato diminuendo, lo stare con te mi ha fatto desiderare gli uomini.E stato molto bravo ad ingannarmi sempre molto affettuoso fino a qualche giorno prima.ora mi sento una fallita come donna ho pensato molte volte alla morte ma so di far soffrire i miei familiari e per questo vado avanti con la morte nel cuore.ogni giorno mi sembra di scalare una montagna ,mi sento uno zombi faccio le cose perche devo andare avanti .Unico sollievo e dormire che aiuto con i sonniferi .Cio che mi ha ferito di più è che io avevo piena fiducia in lui pensavo fosse la persona più onesta e buona lo ho amato tanto e penso di amarlo ancora perche non riesco ad odiarlo.Non ha avuto nessun rispetto per la mia persona mi ha trattato come un rifiuto umano e solo dopo 5 giorni miha portato dall’ avvocato per la separazione.Ora per lavoro sono costretta a vivere nella sua casa anche se appartamenti separati perche io non posso permettermi di pagare un affitto.Per lui non esisto piu sono stata per più di 15 giorni senza macchina e mi facevo al buio di notte 1 chilometro per tornare a casa .Non si à mai preoccupato di venirmi incontro per vedere se avevo bisogno ,per lui sono morta.Non posso neppure sfogarmi con i miei familiari perche gia soffrono nel vedermi cosi triste e con la lacrima facile.

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