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Insegnare con laurea 1° Livello, perché no?

di fisico

Riferimento alla lettera: On. Fioroni sono un laureato in Fisica di 1° livello. Ho dato poco fa una lettura sul sito della pubblica istruzione circa le graduatorie di istituto e sopratutto chi può presentare domande per inserirsi in graduatoria (terza fascia) e magari sperare di poter accedere all'insegnamento. Ma ho visto, con grande...
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Categorie: - Lavoro - Scuola

93 commenti

Pagine: 1 2

  • 51
    Luk -

    In ingegneria informatica non mi è mai capitato un solo esame che si potesse preparare in giorni ma servivano mesi. Alcuni esami erano composti da scritto, orale, progetto e prova pratica. Poi con il tempo si sono accorti che il carico di studio era esagerato e hanno ridotto il piano di studio. Comunque, materie come Algebra, Geometria, analisi 1 2 3, chimica, fisica tecnica e fisica-elettromagnetismo…tutte materie date insieme agli studenti della laurea magistrale. Altro che esamini (ma in generale, il 90% delle materie era identico a quello della magistrale). Poi se le altre università applicavano criteri diversi, ci credo eccome perché nella mia università di Catania in quel periodo solo due o tre ragazzi sono riusciti a laurearsi con quell’ordinamento in poco più di tre anni. Il resto ha impiegato da 5 a 6 anni. Anche ragazzi che poi hanno mollato Catania per seguire la specialistica al Nord e laurearsi in soli due anni (massimo 3) con 110 e lode. Chiamatela laurea breve, ma la situazione dell’università di Catania, tra il 2001 e il 2006, era decisamente anomala.

  • 52
    Francesco -

    Io sono un laureando alla triennale in matematica;
    la laurea triennale in matematica odierna è allo stesso livello di una vecchia laurea quadriennale di un tempo;
    gli esami di analisi,geomentria,algebra e matematica applicata sono esattamente gli stessi;io ho dato esami di programmazione,ricerca operativa,matematica finanziaria,2 esami di analisi numerica,2 esami di statistica,matematica finanziaria e fisica quantistica;
    le mie vecchie insegnanti del liceo non sanno manco distinguere un ciclo for da un ciclo while;se gli parli di puntatori,strutture,liste o pile ti chiedono ti chiedono di cosa stai parlando;non parliamo poi della loro preparazione in fisica che si ferma alla meccanica newtoniana,al vago concetto di entropia e a qualche nozione di elettromagnetismo;
    loro come esami di matematica e fisica superiore ne dovevano scegliere uno fra tanti;noi alla specialistica li dobbiamo dare tutti!
    prima di dire stronzate informatevi sul culo che ci stiamo facendo noi triennali di matematica,fisica o informatica!!!

  • 53
    Rocco -

    Sono d’accordo, misono da poco laureato in Informatica triennale con un numero di esami complessivo maggiore, 23 per l’esattezza, contro i 18 della laurea quadriennale in scienze dell’informazione vecchio ordinamento. ed i programmi delle materie comuni ai due corsi sono esattamente identici cosi come il carico di lavoro, senza contare che alcuni esami facoltativi sono gli stessi proposti per la laurea specialistica con cui si condividono le sessioni.
    Questa triennale se messa cosi e’ una gran bella fregatura, stessa fatica, stesso sbattimento, fuoricorso assicurato, e meno riconoscimenti nel mondo del lavoro.

  • 54
    Fabio -

    Sono laureato in chimica triennale e provengo da un istituto tecnico
    ad indirizzo chimico.
    Sono diversi anni che impartisco ripetizioni a studenti delle scuole
    superiori, sia licei che istituti tecnici ad indirizzo chimico. Non ho
    mai avuto problemi con gli argomenti trattati.

    I due anni di specialistica servono a ben poco per la preparazione
    all’insegnamento. Sarebbe meglio allora poter scegliere, una volta
    finita la triennale, o la specialistica per insegnare all’università,
    fare il ricercatore, trovare lavoro nelle aziende oppure la SISS così
    da indirizzarsi subito all’insegnamento.

    Triennale, specialistica più SISS sono 7 anni (se tutto va bene) di
    iter e sinceramente non ne vale la pena per lo stipendio che si
    prende.

  • 55
    Tonino -

    Sono laureato in informatica 1 livello, con tale laurea non posso essere inserito neanche nella graduatoria di terza fascia come ITP (insegnate tecnico pratico) perchè tali posti sono riservati ai diplomati dell’ITIS!!!
    Con la nuava riforma Gelmini chi insegnava dattilografia (A075 e A076) “con il diploma di ragioneria” può insegnare informatica e noi no!!!
    E’ una vera vergogna!!!
    Sig. Ministro attendiamo Sue notizie….

  • 56
    anna maria -

    Sono perfettamente daccordo con quanto riferito sopra ,le lauree triennali,sono a mio avviso,perfettamente valide per l’isegnamento,specialmente quelle ad indirizzo scientifico.Infatti per il conseguimento in alcune facolta(ingegneria Bologna) si lavora veramente tanto,con programmi ben completi.Vorrei ricordare che certe discipline le fanno isegnare a quelli diplomati con i tre anni degli istituti professionali e ist. d’arte e quant’altro .Un invito a chi di dovere a riflettere sulla questione,perche siamo stanchi delle continue incongruenze del sistema.

  • 57
    Pippa -

    La scuola è già nel caos più completo con quarantenni e cinquantenni rimasti senza posto di lavoro per i tagli. Toglietevi ogni illusione, ci mancherebbe che si inserissero nelle graduatorie i laureati triennali! Al di là della preparazione, vera o presunta, ed i pareri personali sul fatto che sia perfettamente valida o meno questo è tutto un pour parler….I vecchi diplomati che potevano insegnare sono ormai una razza in estinzione e prossima al pensionamento, roba vecchia. Stanno finendo gli ultimi rimasti.
    Chi aspira all’insegnamento si faccia la sua brava specialistica e poi ci provi, se vuole. (Scelta sconsigliabile data la situazione)

  • 58
    bruno bassi -

    la differenza tra una laurea o diploma accademico dei vecchi e vecchissimi ordinamenti non va vista nella mole di studio come pensano i laureati 3+2!

    La differenze sostanziale è che in passato si considerava laureato colui che aveva raggiunto la capacità di essere autosufficiente in un determinato campo del sapere umano.

    le lauree vecchie erano generaliste cioè davano delle nozioni tali da permettere al laureato di approfondire in proprio la specializzazione facendosi una strada propria di studio e di conoscenza.

    La laurea di un tempo di insegnava a camminare da solo

    Le lauree nuove invece pretendono di essere specializzanti ma non riescono piu di tanto.

    In altre parole se prendete un laureato di lettre e filosofia di ieri è diverso da uno di oggi perchè una volta non c’erano tutte le sottospecie come per esempio il DAMS ecc. e anche se prendete ingegneria scoprirete che i primi informatici erano semplicemente ingegneri elettronici e che gli architetti dovevano avere una preparazione artistica paragonabile a quella di un pittore o di uno scultore.

    Ma vi rendete conto che negli anni 70 c’erano dei cantieri che facevano affari d’oro in tutto il mondo guidati da un solo ingegnere o architetto supportato da 4 o 5 semplici periti e dei capomastri mentre ora ci riescono a rubare tutti gli appalti all’estero anche i romeni perchè non riusciamo a produrre figure professionali capaci di competere nel mondo del lavoro?

    meditate gente meditate!

  • 59
    R.A -

    Ne sto sentendo di tutti i colori (matematico – vecchio ordinamento), dunque ho sentito dire da quello che fa ingegneria informatica che ha fatto analisi 3, ma quando mai ?!! ma che stai a di !…ne ho conosciuto di ingegneri e dicevano avevdo fatto bo non so analisi dei circuiti dicevano per noi sarebbe analisi 3, ma che decidete voi i programmi di analisi 3 ?..analisi 3 a matematica esiste ed è analisi superiore e non ha nulla a che vedere con analisi dei circuiti o altri esami che riportano un nome diverso e che quindi non sono analisi 3.
    Per quelli della triennale invece, cari ragazzi la triennale è vero vi da le basi, ma per insegnare dovete anche sapere come si applicano le basi cosi che si fa negli anni successivi. Qualcuno ha detto dopo tre anni ho una buona preparazione matematica, ma chi ? ho visto gente della triennale in matematica che non sa fare i limiti, e poi l’attuale triennale allo scritto è facilitata e passa il 90%, al mio tempo lòo scritto ne passano si e no 5, vuoi mettere solo fare 3 anni di matematica vecchio ordinamento e quello nuovo, ho visto l’ultima volta che meccanica razionale la passano cani e porci, quando l’ho fatta io non passavi manco morto l’esame scritto durava 5 ore e se non lo avevi fatto almeno 3 volte non si passava proprio, lasciamo stare tutta un’altra storia.

  • 60
    ANTIR.A -

    Per il caro r.a.
    Mi dispiace davvero contraddirti ma evidentemente non conosci le triennali di matematica e fisica dell’universita’ di pisa.
    A parte il fatto che almeno tre volte a pisa e’ una prassi non solo per meccanica razionale ma per ogni esame previsto dall’ordinamento, poi sicuramente un laureato triennale che si laurea in matematica e fisica a pisa con professori della normale di pisa e del centro nazionale di ricerca italiano, vale 1000000000000000000000000000 volte di piu’ di ogni laurea specialistica prevista sul nostro pianeta……. La media per un laureato a pisa e’ di 33 anni, penso che abbiano tutti i requisiti per insegnare non solo nelle scuole pubbliche ma anche nelle universita’ andando ad insegnare a tutte quelle persone del vecchio ordinamento.

  • 61
    ELISA -

    ….rimane che possiamo stare anni a discutere, ma per insegnare nelle scuole medie e superiori non serve aver superato l’esame di Analisi3 (non so di che si tratta, è solo un esempio). Serve una buona preparazione di base, certo, ma servono molte cose che l’università non ci insegna: psicologia dell’età dello sviluppo, elementi di sociologia, per non parlare di pazienza, umanità, umiltà, tenacia. Sono un’insegnante con contratto a progetto, sì avete capito bene: a progetto. Vengo pagata ogni tre mesi come se fossi una professionista ed ho a che fare ogni giorno con una generazione di ragazzi insicuri, che vivono realtà drammatiche in casa e fuori casa. Vi assicuro che dei miei faticosi esami di Economia politica, Ragioneria, Matematica generale, Diritto commerciale, pubblico e privato, me ne faccio ben poco…. In bocca al lupo a tutti quelli che come me vogliono insegnare ed amano farlo.

  • 62
    LUK -

    Caro/cara RA, in ingegneria informatica (triennale), con Analisi 3 intendo proprio ANALISI 3 e quindi trasformate di Forurier, Trasformate Z…non elenco tutto il programma. Sono comunque consapevole che non tutte le facoltà hanno gli stessi corsi, ma se parliamo di analisi è analisi.
    Il mio corso (2001) prevedeva discipline matematiche come algebra, geometria, analisi 1-2-3 e calcolo combinatorio, per un totale di 32 materie. A queste vanno poi aggiunti gli usi degli strumenti matematici, ripresi nelle altre materie. Ad esempio in telecomunicazioni era fondamentale la conoscenza delle trasformate di fourier per l’analisi degli spettri di frequenza dei segnali.
    Ti faccio notare che provengo dall’università di catania, UNICT. Se quindi non credi puoi verificare. Ovviamente dal 2001 (ordinamento 2001) ad oggi le cose sono cambiate, ma ciò non toglie che quelli del mio corso che hanno sperimentato, purtroppo e non per nostra scelta, la triennale, a conti fatti han svolto in 3 anni quasi o tutto il programma della laurea magistrale, e la situazione è rimasta quasi invariata fino al 2010. Solo quest’anno Analisi 3 pare non sia prevista nel nuovo ordinamento 2011. La laurea magistrale prevedeva 6 materie per 5 anni. La triennale 32 incluso tirocinio e tesi in 3 anni. Le lezioni iniziavano alle 8 di mattina per finire alle 19 di sera (mattina e pomeriggio dal lunedì al venerdì con ovvia pausa pranzo/studio in sede) e sabato mattina avevamo ancora lezioni. La presenza era obbligatoria (firma registro presenze) per potersi presentare agli esami delle materie seguite (e poi accedere agli anni successivi). Inutile dirti che è stata una decimazione di studenti alla quale sono sopravvissuto, ma cerca di capire che, consapevole del fatto che non tutte le università sono uguali e che i corsi cambiano da anno in anno, è molto fastidioso leggere commenti “discriminatori” come il tuo.

  • 63
    verdenatura -

    Ciao,
    sono Laureanda triennale presso la facoltà di Agraria di Reggio Calabria ed ho ricevuto da poco la mia prima chiamata per insegnare trattamento testi. Sono d’accordo anch’io vorrei insegnare da laureata triennale quando avrò acquisito il titolo di Dottore Agroforestale, mi piacerebbe insegnare Educazione Ambientale,se mai si decidessero a metterla come materia scolastica, ma forse dovremmo ancora imparare Educazione civile applicata ai diritti umani prima di porci, il problema di rispettare la natura, disporre di maggiori riserve di cibo ed energia,aumentare l’impiego di manodopera…Ma questa è tutta un’altra storia,solo mia…Ringrazio per la cortese attenzione.

  • 64
    Sociologo81 -

    La Laurea (chiamata anche triennale esclusivamente per la durata FORMALE del corso di studio e non perché si studi di meno rispetto alle lauree del vecchio ordinamento) non solo non è riconosciuta ai fini dell’insegnamento ma attualmente, sulla base di diverse esperienze, non viene ritenuta idonea nemmeno per lavorare in qualsivoglia azienda, ente etc. Le strutture (che dovrebbero inglobare nel proprio organico i nuovi Dottori) sono ancora ancorate a terminologie dei vecchi ordinamenti d’istruzione e considerano l’attuale Laurea come una Laurea breve, una mini Laurea o un diploma di Laurea che, voi sapete meglio di me, sono titoli che non vengono più erogati. I pressupposti del 3+2 (Processo di Bologna) erano quelli di creare delle figure professionali da inserire immediatamente nel mercato del lavoro. Beh, questo non avviene affatto e così quei presupposti teorici, nella pratica, vengono rovinosamente traditi. Siamo stanchi di essere considerati come dei laureati a metà o peggio ancora, ma non di meno frequente, come dei non laureati affatto.
    Per conseguire la mia Laurea di I°livello (Sociologia indirizzo Istituzioni, Politiche Sociali, Programmazione e Gestione dei Servizi) ho dovuto sostenere 30 esami, più le attività di tirocino pre-laurea (percorso che dovrebbe essere portato a termine in 3 anni) mentre i laureati del vecchio ordinamento 22 esami da conseguire in 4 anni e senza tirocinio hanno, alla fine, lo stesso titolo di chi ha proseguito integrando la Laurea con la Laurea magistrale (che per conseguirla, unita a quella di I° livello consta di 45 esami, 2 esperienze di tirocinio e 2 tesi di Laurea, un gap più che notevole direi). Tengo a precisare che, nemmeno nel mio caso, ci sono state riduzioni dei programmi a d’esame. Il carico di studio non è cambiato dal vecchio al nuovo ordinamento anzi gli esami (oltre ad avere programmi identici) da 22 sono diventati 30, ragion per cui, bisogna conseguirne anche 8 in più.L’unica cosa che si è ridotta sono gli anni per conseguire la Laurea e non i contenuti. Abbiamo ricevuto la stessa identica formazione, se non di più, e alla fine loro possono insegnare mentre a noi non è concesso, beh, mi pare equo e giusto. Qualcuno di voi ha scritto: ci hanno truffato…beh penso proprio che sia così visto che, per iscriverti alla magistrale, devi farti carico di nuove tasse da versare. A cosa è servita, nella realtà, questa riforma del 3+2? Per inserire i nuovi laureati immediatamente nel mercato del lavoro o per arricchire le casse delle università? Riflettete su quale sia, dato i fatti, la risposta più giusta.
    Siamo stanchi di veder così vanificati i nostri sacrifici e di essere ripetutamente trattati come individui che non hanno ricevuto una buona formazione. Pur volendo accettare il fatto che non volete farci insegnare, perlomeno consentiteci di lavorare in altri ambiti.Sono stanco di sentirmi dire:”No,con la laurea breve Lei non può lavorare qui!”.

  • 65
    anna -

    Penso che sia un non senso non fare insegnare con la laurea triennale in ingegneria perchè per il suo conseguimento devono essere superati 33 esami,che non sono stati semplificati.Conosco persone che hanno dovuto penare per superarli non certamente per impreparazione,ma per piccoli errori di risultato a fronte di svolgimenti corretti. Al danno la beffa:bisognerebbe ricordare che nelle scuole italiane esiste un considerevole numero di insegnanti semplicemente diplomati!!!Suggerirei una petizione all’attuale Ministro facciamo sentire la nostra voce

  • 66
    Sociologo81 -

    Cara Anna, leggo solo adesso il tuo commento. Come giustamente dici tu, dovremmo far sentire la nostra voce.
    Non poter insegnare con la LAUREA (I°livello) è assolutamente assurdo e spiego qui brevemente il perché.
    Prendo in esempio la mia facoltà, ma credo che il discorso possa essere esteso a tutte le altre.
    Io mi sono laureato (Laurea di I°livello) in Sociologia. Mi sono iscritto all’Università nel 2002 (era il secondo anno in cui veniva erogato il NO). La formazione ottenuta lungo tutto il corso di studi non è stata affatto diversa da un laureato del VO visto che seguivamo gli stessi corsi, con gli stessi professori e abbiamo sostenuto gli stessi esami (anzi noi ne avevamo anche 8 in più, 22 esami VO, 30 esami NO) con gli stessi identici programmi. Già in virtù di questo non vedo perché ad un laureato del VO venga concesso l’insegnamento mentre a noi questa opportunità venga negata.

    Ma accantoniamo un attimo questo dato e poniamo il caso io mi sia iscritto (una volta conseguita la LAUREA di I°livello) ad una Laurea Magistrale. Poniamo il caso io abbia scelto di proseguire i miei studi iscrivendomi alla Laurea Magistrale in Sociologia della Salute e del Benessere. Questo corso di studi MAGISTRALE prevede che, per il conseguimento del titolo, vengano sostenuti 12 esami che riguardano sì la Sociologia ma applicata specificatamente all’ambito sanitario. Acquisendo il titolo di Dottore magistrale io potrei insegnare, ma nelle scuole andrei ad insegnare Sociologia e quindi andrei COMUNQUE a trasmettere ai miei studenti le nozioni che ho acquisito lungo la Laurea di I°livello e non di certo quelle acquisite durante la Laurea Magistrale che riguardano un ambito ben specifico. E quindi, che senso ha non consentirmi di farlo già con la Laurea di I°livello visto che la preparazione è già stata ricevuta? Bah, chissà chi potrebbe rispondermi a questa domanda. Non di certo i grandi fautori di questo ordinamento (nato sotto un’ottica ed implementato sotto un’altra).

    Poi poniamo un terzo caso. Io potrei iscrivermi a vari corsi di Laurea Magistrale anche di altre facoltà (Scienze dell’Educazione, della Formazione, Della Comunicazione, Scienze Politiche). Nel caso in cui scegliessi una facoltà diversa rispetto alla mia Laurea di I°livello, cosa potrei insegnare una volta terminata la Laurea Magistrale? La Sociologia? Benissimo, anche in questo caso altro non potrò fare che trasmettere le nozioni acquisite durante il corso di Laurea di I°livello.
    Per questo e per altre mille ragioni questo sbarramento nell’insegnamento è TOTALMENTE paradossale.

  • 67
    Mauro -

    Ho 69 anni, quindi fuori dalla mischia. Nella vita ho fatto un mestiere che niente ha avuto a che fare con la mia laurea in fisica, ma mi ricordo che da studente già dal secondo hanno facevo supplenze anche per periodi lunghi (i congedi per maternità) sia alle medie che alle superiori. E senza presunzione con la preparazione di analisi I e 2, geometria analitica e proiettiva, fisica 1 e 2 nonché dei laboratori, escludendo altri esami che niente hanno a che fare con i programmi anche delle superiori, penso di essere stato un buon insegnante di matematica e fisica. Il problema era alle medie dover insegnare tra le scienze biologia, botanica e zoologia estranee al mio curriculum universitari.In conclusione per gli universitari del mio tempo era facile avere supplenze (e quindi essere ritenuti in possesso della cultura necessaria) perché c’era relativa scarsità di laureati in mat. o fis. Per cui ritengo che la decisione di escludere le lauree triennali dipenda solo dal fatto che oggi ci sono troppi aspiranti all’insegnamento e non per la decantata preparazione superiore. Prova ne è che alle medie chi insegna matematica deve anche insegnare scienze avendo o poca preparazione matematica (i biologi, etc.) o nessuna preparazione di biologia, zoologia e botanica (i matematici e fisici). Concludo sottolineando che mia moglie, anche lei ormai in pensione,laureata in matematica indirizzi generale, ha insegnato sempre alle superiori e sempre si è sentita frustrata per aver sostenuto esami di matematiche superiori, geometrie differenziali, topologia, teoria dei fasci etc. per poi dover usare solo il 7% del suo sapere.Una sana riforma dovrebbe prevedere proprio questo: lauree triennali per l’insegnamento medio e secondario, mentre le lauree specialistiche, magari a numero chiuso, dovrebbero avere sbocchi più impegnativi e qualificanti della loro preparazione.

  • 68
    LUK -

    Apprezzo moltissimo il commento di Mauro, molto onesto e saggio. Purtroppo, come scritto sopra, provengo da uno strano ordinamento 2001 di laurea triennale con gli stessi contenuti della laurea magistrale ed esami sostenuti insieme ai vecchi studenti della laurea magistrale. Avrei voluto scegliere il vecchio corso ma non era consentito. Oggi ci si ritrova ad aver studiato per oltre 5 anni, sostenuto più di 31 o 32 esami, tirocinio e tesi…per poi essere umiliati come ruote di scorta. Spero un giorno di poter iscrivermi alla specialistica, anche se ho 29 anni, fino ad ora non è stato possibile perché costretto a prendere parte alla vita lavorativa (come imprenditore) per non far fallire le attività di famiglia, a seguito di gravi problemi di salute , e sostenerla economicamente. Uno dei miei sogni era anche quello di insegnare, ma la realtà spesso ti impone delle scelte difficili da digerire.

    Ripeto, ancora grazie a Mauro per non “averci” considerato come laureati di serie C. Commento ancora più apprezzato per via della sua esperienza sia professionale che di vita.

  • 69
    Simone -

    Sono laureato in matematica che ha vissuto l’epoca di passaggio dal vecchio al nuovo sistema, dato che mi immatricolai nell’ultimo anno di vigenza del vecchio ordinamento. Oggi sono un docente di ruolo di matematica e fisica.
    Preciso subito che per accedere in pianta stabile all’insegnamento non mi è stata sufficiente la sola laurea, in quanto ho dovuto conseguire l’abilitazione all’insegnamento mediante la frequenza di un biennio di specializzazione post lauream al quale si accedeva superando una prova di selezione.
    Dopo aver letto alcuni interventi, ritengo opportuno chiarire alcuni aspetti.
    Innanzi tutto sgombriamo il campo da un equivoco: la laurea di primo livello NON può essere ritenuta equivalente, per quel che riguarda la preparazione e il livello di maturazione culturale raggiunto,ad una vecchio ordinamento, tanto è vero che i contenuti degli esami sostenuti in un corso laurea triennale sono di gran lunga inferiori rispetto a quelli che venivano trattati in un corso di laurea specialistica. L’equivalenza esiste solo fra le lauree vecchio ordinamento e le lauree di secondo livello, tanto è vero che il
    D.I. 5/5/2004 ha provveduto a sancire l’equiparazione fra i due titoli ai fini dell’accesso ai pubblici concorsi.
    Non si confonda quindi la diversa struttura del corso di studi con quella che è l’effettiva maturità culturale che si ottiene dai due titoli.
    In effetti prima ci si poteva laureare in matematica senza inserire nel piano di studi un solo esame di informatica e persino di probabilità e statistica. Ma non per questo la preparazione era inferiore, semplicemente si approfondivano altri settori. Va bene pertanto svecchiare il percorso di studi, rendendolo più attinente al mondo moderno, ma non si utilizzi questo fatto per fare false deduzioni.
    Capisco comunque il desiderio di accedere all’insegnamento con la laurea di primo livello. Io stesso, da studente, rimpiangevo i tempi a cui faceva riferimento Mauro, in cui era possibile fare delle supplenza quando si era ancora studenti.
    L’invito che faccio è però quello di riflettere maggiormente sulla questione. Quello che dice Mauro è verissimo, oggi l’offerta di docenti è piuttosto elevata, e quindi non c’è la necessità pratica di allargare l’accesso all’insegnamento. C’è però dell’altro: l’insegnamento nella scuola secondaria non può diventare lo sbocco per chi si è accontentato di aver acquisito una preparazione di base, mentre per altri profili professionali continua ad essere richiesta la specialistica.
    Con tutto il rispetto, non sviliamo la professione docente, perché il metro per valutare la preparazione che un docente deve possedere non può essere sicuramente ciò che effettivamente viene insegnato.
    Il discorso pertanto andrebbe incentrato su un’altro aspetto: la revisione dei titoli di accesso all’insegnamento, che dovrebbero essere più restrittivi in modo da favorire i possessori di lauree specifiche per la materia che si deve insegnare.

  • 70
    LUK -

    In risposta al Prof. Simone.
    Concordo sul fatto che la laurea triennale non offre lo stesso livello di preparazione. Il problema è che durante i primi anni questa riforma è stata interpretata dalle università in svariati modi. Nel mio caso, forse particolare, l’ordinamento 2001 dell’università di Catania, facoltà di Ingegneria, prevedeva un percorso formativo di 32 materie, tirocinio e tesi. I crediti erano solo una formalità. Ogni materia prevedeva scritto, ed orale. Altre anche prova pratica e, la cosa a mio avviso più piacevole, progetti (che non escludevano prova orale e scritta). Nel mio corso di ingegneria, era prevista Analisi 3, Fisica 1 e 2, Chimica, Algebra e Geometria (oltre alle altre materie orientate a livello informatico, elettronico ed elettrotecnico) svolte da insegnanti molto preparati provenienti dai corsi di laurea di matematica (pertanto non sono stati corsi leggeri o privi di teoria, dimostrazioni, contenuti ridotti).
    Oggi la laurea triennale è molto ma molto diversa. Decisamente più leggera e non comprende più Analisi 3, elettronica digitale, laboratorio di elettronica ed elettrotecnica e tante tante altre materie (comprese quelle informatiche e specifiche di telecomunicazione) almeno a Catania, dove l’ordinamento cambia troppo di frequente.

    Io sono contento di aver potuto affrontare questo corso di laurea, ma mi sento UMILIATO e deriso ogni volta che devo spiegare questo disastro. Le materie in più che ho svolto, oggi le ritrovo nel corso di specializzazione. Pertanto, è stato fatto un danno. Nel corso che ho conseguito io, soltanto un ragazzo è riuscito ad ultimare il tutto nel corso dei 3 anni. Il resto ha impiegato dai 4 ai 6 anni. Se permetti, mi sento preso per i fondelli da tutto questo, e mi dispiace che ancora oggi non sono riuscito ad iscrivermi al corso di specialistica (oramai a numero chiuso) per motivi di lavoro e mantenimento della mia famiglia (genitori).
    Pertanto, chi è responsabile di questa riforma e chi ha interpretato il tutto a suo modo, ha calpestato quelli che erano i miei sogni ed il mio futuro.
    Mi importa relativamente poco per un solo motivo: posso continuare a studiare per i fatti miei.
    E questo detto da uno studente diplomato con il massimo dei voti e laureato con voto di laurea di 103…giusto per far capire che ne io ne tanti altri studenti abbiamo scelto di gusto quell’ordinamento, impossibile da ultimare in 3 anni come hanno dimostrato i fatti, trovandoci a studiare per 5 anni ed oltre quando avremmo preferito di gran lunga partecipare alla laurea magistrale.

  • 71
    Sociologo81 -

    Caro Simone,non so per quanto riguarda la tua Università ma io ti posso assicurare (e non sono il solo) che ho acquisito una Laurea di 1° livello in Sociologia (30 esami/3 anni) sostenendo gli stessi esami (anzi, ripeto, noi ne avevano anche 8 in più),con gli stessi contenuti e lo stesso carico di studio di una Laurea in Sociologia del VO (22 esami/4 anni).Ma tralasciamo un attimo questo. Ingiustamente il nostro titolo non viene ritenuto equo ad un laureato del VO ok, ma secondo te è giusto che un laureato del VO abbia un titolo perfettamente equivalente ad un attuale laureato alla Laurea magistrale che ha dovuto redigere 2 tesi, eseguire 2 esperienze di tirocino pre-lauream e sostenere circa una quindicina di insegnamenti in più rispetto alle Lauree del VO? Io non credo,ragion per cui: se una laurea di I°livello è ritenuta inferiore ad una del VO,una del VO non può essere equivalente in termini di lavoro svolto (se non sulla carta) ad una Laurea Magistrale di oggi.
    Nel mio specifico caso,ad esempio,è ritenuta identica una “vecchia” laurea in Sociologia (22 esami in 4 anni, niente tirocinio pre-lauream, 1 discussione di tesi) con una “nuova” laurea magistrale in Sociologia (45 esami in 5 anni – 30 nel triennio + 15 nel biennio-, 2 esperienze di tirocinio pre-lauream, 2 discussioni di tesi). Non penso questo sia giusto.
    Il commento di Mauro,inoltre,trovo sia ampiamente condivisibile.Se ad un laureato di I°livello viene negata la possibilità di accedere all’insegnamento (parlo in merito alla III°fascia e non al ruolo per il quale occorre avere le relative abilitazioni) è solo perché ci sono troppi aspiranti e non perché la preparazione sia stata inferiore.Questa cosa però andrebbe specificata dalle istituzioni che dovrebbero precisare che questo sbarramento all’insegnamento è dovuto ad un grande afflusso di aspiranti e non per mancata preparazione, anche perché,non specificando ciò,le istituzioni generano idee di senso comune per le quali le lauree di I°livello sono inferiori in termini di formazione.In questo modo infatti, gli enti (non parlo di quelli didattici)che dovrebbero inglobare i nuovi laureati nel loro organico fanno propria questa visione e non danno possibilità lavorativa alcuna ai giovani laureati in quanto li ritengono generalmente impreparati e richiedono la Laurea magistrale sempre e comunque anche in quelle attività che NON riguardano l’insegnamento. Non so se sono riuscito a spiegarmi. Non volete farci insegnare ok ma, quantomeno, consentiteci l’accesso a quei ruoli che con la nostra Laurea potremmo, per diritto, occupare. Allo stato attuale, nemmeno questo ci viene concesso. Oltre al danno, anche la beffa. Non è giusto.

  • 72
    Sociologo81 -

    A Luk voglio dire che lo capisco, che condivido ciò che dice e che gli credo perché io stesso ho vissuto le stesse identiche esperienze. Purtroppo abbiamo avuto la sfortuna di “capitare” in un sistema universitario malamente rinnovato. I pressupposti della riforma erano ben altri. In Italia, questo non si è capito. Lo scopo di questo nuovo sistema, nato sotto l’ottica di favorire l’inserimento immediato dei nuovi laureati nel mercato del lavoro, è, consentitemi, solo quello di spillare altri soldi agli studenti mediante le tasse universitarie e chi come noi non può permettersi altre spese, ha conseguito una LAUREA che ha validità nulla, nonostante abbia fatto sacrifici immani per conseguirla. Io ho studiato i miei ultimi 3 esami nelle sale d’attesa dell’ospedale in quanto ho dovuto assistere una mamma molto malata. Una mamma che è volata via 3 mesi prima della mia Laurea. Ho sudato, tanto. Tutto questo a cosa è servito?????? A nulla. A nulla! Se qualcuno non è di questa idea allora ditemi cosa possiamo fare noi DOTTORI che abbiamo conseguito solo la LAUREA e che non abbiamo la possibilità di iscriverci al biennio integrativo. Se la risposta è: niente. Allora ditemi a cosa è servita questa stratificazione nella formazione universitaria se non a spillarci denaro. Buona serata a tutti!

  • 73
    Simone -

    LUK ha ragione quando dice che le modalità di passaggio dal vecchio al nuovo ordinamento sono state recepite in forma diversa da ateneo a ateneo e, all’interno dello stesso ateneo, da un corso di laurea all’altro.
    I corsi di laurea in matematica hanno mantenuto circa la stessa impostazione del vecchio ordinamento, per cui vi è una sostanziale equivalenza fra una laurea V.O. e una laurea magistrale,
    Il mio coinquilino invece si immatricolò in ingegneria nel 1999, il primo anno di vigenza del nuovo ordinamento. In tale facoltà si optò per una scelta discutibile: plasmare in tre anni gli esami che prima si facevano in cinque anni. Stessa preparazione? Ovviamente no, perché l’operazione venne fatta a scapito di drastici tagli. I programmi oggetto dei vari corsi, pur essendo formalmente gli stessi del vecchio ordinamento, venivano svolti in maniera molto meno approfondita e più frettolosa (tanto è vero che il numero di ore previste per ciascun corso era nettamente inferiore).
    Per cui attenzione, e mi rivolgo a Sociologo81, a fare affermazione troppo perentorie in tal senso.
    Fra l’altro analizzando le statistiche appare evidente come i tempi del conseguimento del titolo di laurea magistrale siano più bassi di quelli del passato, relativi alle lauree V.O. Escludendo che gli studenti del passato fossero mediamente più scarsi di quelli attuali, penso che occorra fare qualche riflessione al proposito. La mia idea è che i due percorsi (laurea magistrale e VO) siano sostanzialmente equivalenti per quel che riguarda l’impegno richiesto e i contenuti studiati. Penso inoltre che un bravo studente di oggi, sarebbe stato altrettanto bravo col V.O. e viceversa. Ritengo però che col N.O. sia mediamente più facile passare un esame con un voto basso. I docenti universitari oggi sono più propensi a dare un 18, mentre anni fa avrebbero, senza remora alcuna, invitato lo studente a ripetere l’esame (ma questo, sia chiaro, non è un problema legato alla qualità del percorso, ma è dovuto al fatto che le università ricevono i finanziamenti anche in base al numero dei laureati, e quindi si è costretti ad agire di conseguenza).
    Tornando alla questione iniziale, ritengo che sia indispensabile consentire l’accesso all’insegnamento ai soli possessori di laurea V.O. o magistrale.
    Nel contempo occorrerebbe che i titoli di accesso alle varie classi di concorso vengano rivisti in senso più restrittivo.
    Ad esempio io, con la mia laurea in matematica, posso insegnare informatica (e infatti ho potuto conseguire la relativa abilitazione, sebbene non l’abbia mai utilizzata). Un laureato triennale in Informatica o in Ingegneria Informatica è sicuramente più preparato di me in tale disciplina.
    Allo stesso modo però non è giusto che un laureato in ingegneria insegni matematica (e anche in questo caso è possibile constatare che un laureato triennale in matematica sarebbe sicuramente più preparato e idoneo).
    Sarebbe pertanto auspicabile che ciascuno possa insegnare solo le sue materie.

  • 74
    Sociologo81 -

    Gentilissimo Simone,non so su quale base affermi che le mie osservazioni siano perentorie e soprattutto non corrispondenti al vero.Parlo su esperienze personali e non per “sentito dire”.Ti ripeto che io mi sono iscritto nel 2002 (era il secondo anno in cui veniva erogato il nuovo ordinamento) e non c’era distinzione alcuna tra noi ed gli iscritti al VO dato che seguivamo gli stessi corsi, con gli stessi professori e ripeto CON GLI STESSI PROGRAMMI.Se le cose da allora sono cambiate non lo so e soprattutto gli studenti di oggi non possono fare comparazioni dato che non ci dovrebbero più essere in giro studenti del VO.Una buona implementazione della riforma sarebbe stata quella di dividere gli insegnamenti a seconda dell’ordinamento al quale si apparteneva ma questo non è stato fatto.Chiaramente a LORO non conveniva ed hanno pensato bene di accorparci tutti insieme.Ripeto,ingiustamente. Posso dirti che io mi sono ritrovato a dare ripetizioni di sociologia e di statistica a studenti del VO fuori corso e non ho avuto difficoltà alcuna visto che il programma è lo stesso DA SEMPRE.Io mi sono laureato con 110 con una tesi di 395 pagine e mi rode che un sociologo laureatosi al VO con una tesi di 100 pagine e con una votazione più bassa della mia sia,sulla carta, più titolato di me.Chiaramente è ovvio che ogni ateneo si sia comportato a modo suo, ma la mia testimonianza è totalmente vera, in ogni sua parte.In ogni caso a me non interessa insegnare,lo ripeto. Ma esigo che almeno mi venga data opportunità di lavorare negli enti, opportunità che mi spetta di diritto in base al Processo di Bologna che ha dato avvio al tutto. Anche questo ci viene negato perché tutti richiedono la laurea magistrale.Ripeto la mia domanda: cosa dovremmo fare noi laureati (I°livello) che non abbiamo avuto l’opportunità di continuare? Fin quando non troverò qualcuno che risponderà a questa mia domanda resto della mia idea.Questo nuovo sistema è stato attuato solo per SPILLARCI SOLDI.Ma poi, secondo te, è giusto “mutare” un titolo dopo anni che un individuo l’ha acquisito.I laureati del VO venivano insigniti del titolo di DOTTORI in una determinata disciplina (come noi) e non di DOTTORI MAGISTRALI. Dottori magistrali lo sono diventati dopo.Chiaramente non si poteva pensare di far iscrivere ex-novo tutti i laureati del VO per equiparare il loro titolo e la soluzione più ovvia era quella di “alzargli il grado”. Resto della mia idea che un laureato del VO NON HA FATTO lo stesso lavoro di un laureato alla magistrale di oggi: per numero di esami, per numero di tirocini e per numero di discussioni della tesi.Già l’aver redatto una tesi in più,già hanno fatto in più e almeno questo,consentimi,non lo si può negare.
    PS: Non mi hanno “regalato” nessun esame. Né con 18 né con nessun altro voto,ma me li sono sudati TUTTI. Sei tu che tenti di dare una visione universale e univoca della situazione. Non io. Niente di personale. E’il sistema sbagliato. Voi di certo non c’entrate nulla!

  • 75
    Sociologo81 -

    Questa tua affermazione, inoltre: “Ritengo però che col N.O. sia mediamente più facile passare un esame con un voto basso. I docenti universitari oggi sono più propensi a dare un 18, mentre anni fa avrebbero, senza remora alcuna, invitato lo studente a ripetere l’esame (ma questo, sia chiaro, non è un problema legato alla qualità del percorso, ma è dovuto al fatto che le università ricevono i finanziamenti anche in base al numero dei laureati, e quindi si è costretti ad agire di conseguenza)”, ha, per me, riflettendoci, poco senso.
    Questo nuovo sistema, visto che gli studenti dovrebbero fare 50 esami in 5 anni, spinge gli individui ad andare fuori corso più facilmente. Con quel surplus di tasse (più alte) pagate dai fuori corso, andrebbero comunque a compensare (di gran lunga) gli eventuali mancanti finanziamenti ottenuti in base al numero dei laureati. Figurati quanto se ne importano. Le università non potrebbero mai trovarsi in deficit. Tranquilli! Mi trovi pienamente concorde sul fatto che ognuno dovrebbe insegnare solo e soltanto le sue materie. Ad esempio un laureato in Sociologia (VO e II°livello oggi) potrebbe insegnare pedagogia quando né nell’uno né nell’altro percorso di studi vi sono esami di pedagogia. Questo dimostra quanto il MIUR sia poco attento! Ahi ahi!

  • 76
    Roberto -

    L’offerta di lavoro in questo campo è veramente esigua. Ci sono graduatorie infinite, interminabili, insommontabili… E’ veramente difficile inserirsi con titoli alti (Io ho: laurea magistrale, dottorato di ricerca, abilitazione all’insegnamento SSIS)…e voi vi ponete il problema relativo al fatto che un laureato triennale in matematica/fisica non possa insegnare matematica alla scuola media! A parte il fatto che la materia si chiama Scienze matematiche chimiche fisiche e naturali (ora matematica e scienze per la scuola media)e non matematica; Il fatto che la possano insegnare laureati magistrali biologi, agronomi, naturalisti etc non dovrebbe stupire perchè tali figure hanno conoscenze di scienze mat chi fis e naturali. Il laureato triennale in mat o fis, da quello che mi risulta, non ha mai sostenuto esami di Scienze Naturali, Biologia, Ecologia, Igiene, Anatomia etc… Ma intanto fanno parte del programma di scienze mat della scuola media.

  • 77
    FDv88 -

    Concordo in pieno con quanto scritto in questa lettera. Sarei per far accedere all’insegnamento anche i laureati di 1° livello, di altre facoltà.

  • 78
    maestro -

    Secondo la logica di Roberto (26 marzo 2012) un laureato magistrale in fisica o matematica non dovrebbe avere accesso all’insegnamento perché comunque nei programmi di laurea quinquennale di fisica e matematica non ci sono materie come biologia, ecologia, anatomia, igiene, etc. etc., quindi per lui per lui non è un problema di laurea (triennale) o magistrale per l’insegnamento di “matematica e scienze” per la scuola media, ma del tipo di laurea.

  • 79
    Simone -

    Maestro
    ma nel commento di Roberto non è riportato che “un laureato magistrale in fisica o matematica non dovrebbe avere accesso all’insegnamento perché … etc. etc”. Penso abbia voluto rispondere a chi si stupisce per il fatto che si possa insegnare Scienze matematiche chimiche fisiche e naturali per la scuola media con la laurea specialistica o VO in biologia, agraria etc…La sua risposta sembrerebbe riferita alla lettera iniziale.

  • 80
    az123bcd -

    in realtà il ragazzo che ha scritto l’articolo ha ragione.
    ma posso dire da biologa che far insegnare matematica ad un biologo è pressocchè pericoloso,perchè all’interno del corso di laurea si sostiene un solo esame,istituzioni di matematica per la precisione,un esame orribile ed assurdo,che per giunta non ha alcuna funzione.
    non si può paragonare la preparazione in matematica tra un fisico e un biologo.
    chi ha studiato matematica insegni matematica,come è giusto che sia.
    anche perchè l’insegnamento non è una scelta obblogatoria,bisogna essere capaci di trasmettere nozioni in modo chiaro e lineare.
    per quanto mi riguarda le lauree triennali sono state fatte per fregare il prossimo,tanto lavoro non se ne trova con un titolo simile figuriamoci con un titolo completo.
    si pretendono ragazzi con esperienza di cinque sei anni?cose turche!!
    se potete andate all’estero e non tornate più.l’Italia non garantisce nulla a nessuno,soprattutto a noi giovani preparati e validi.

  • 81
    pinco pallino -

    Secondo la legge le lauree di 1 livello non sono abilitanti all’insegnamento in 3 fascia.

    Possono farlo solo in casi eccezionali che non si riesca a trovare un laureato di 2 livello disponibile e solo a tempo determinato per le supplenze.

    Nelle scuole parificate invece, siccome non c’è la graduatoria, teoricamente qualunque laureato DL o LS o LM, purchè la classe di insegnamento lo permetta, più insegnare senza quella divisione tra 3 e 2 o 1 fascia che è legata ai soli concorsi pubblici e non certo alle assunzioni private.

  • 82
    Riccardo -

    ..Chissà se il signor Fioroni leggerà mai questa lettera!!! In ogni caso approvo in pieno quanto da te scritto. Se si parla di metodo pedagogico ha senso,a mio avviso, prepararsi con un corso opportuno che dovrebbe dare gli strumenti per insegnare al meglio e già consentire in fase di uscita l’immissione nel mondo dell’insegnamento a livello di scuole primarie, secondarie di primo e secondo grado.
    E’ da anni che vado dicendo che la fisica va insegnata da fisici, la matematica da matematici e così via…: si lavora un pò meno tutti, ma si lavora tutti!!
    Non riesco a capire perchè devono avere più punteggio in un concorso come l’ulitmo dei dottorandi che hanno pubblicato articoli di ricerca in meccanica quantistica relativistica, ma mai si sono trovati a dare ripetizioni con la stessa frequenza e assiduità con cui “NOI” laureati triennali siamo per giunta costretti a fare. Mi sembra che tutto risponda a mere esigenze di profitto statali e demografiche. I ricercatori sono tenuti sotto scacco dallo stato insegnando e producendo una ricerca della quantità, piuttosto che della qualità; i laureati triennali tenuti sotto scacco dal sistema universitario e statale che nn consente loro di fare ciò per cui sarebbero capaci. Ciliegina della torta: i fisici nn sono neanche iscritti ad un albo come periti al momento dell’uscita dalla laurea, ma abbiamo più conoscenze dei periti stessi. Insomma se esiste una categoria lavorativa ed altamente specializzata che da circa 400 anni nn può fare altro che insegnare e fare ricerca (perchè personalmente nn ritengo che chi tra i fisici fa programmazione faccia un lavoro da fisico o affine ai suoi studi)che gli si dia una corsia preferenziale..e invece no. MA QUESTO è ANCHE E SOPRATTUTTO COLPA DEI “FISICI DI POTERE ” CHE PENSANO SOLAMENTE ALLE LORO RICERCHE, IGNARI E INCONSAPEVOLI DI AVER CREATO POSTI DI LAVORO PER INGEGNERI E PERITI, MA NON PER FISICI TRIENNALI..VERAMENTE SCANDALOSO!!!!!
    Cordiali saluti,
    Riccardo

  • 83
    Mario -

    Concordo pienamente con quanto avete scritto anche se aggiungo che la Laurea (e non laurea breve o di primo livello o iunior etc…) non viene presa in considerazione neanche come punteggio per chi con un diploma può far parte di qualche graduatoria per attività tecniche (laboratori ed altro).
    Cordialmente
    Mario

  • 84
    Mario -

    Scusate, ma rileggendo il post precedente mi sono accorto di esser stato confusionario.
    Con Laurea intendo proprio il titolo che si ottiene dopo i primi 3 anni di studio che non si chiama laurea breve ma laurea.
    scusate e grazie
    Mario

  • 85
    andrea rugo -

    anch’io ho una laurea in economia, la chiamo laurea come effettivamente è ed è definita….confrontando i programmi degli esami che ho fatta io e quelli del vecchio ordinamento sono praticamente gli stessi contenuti e io, ve lo assicuro, mi sono fatto un mazzo tanto, però la mia laurea triennale e declassata e non si capisce perchè, mi sono presentato all’ufficio scolastico in FVG e quando ho chiesto se potevo insegnare con la triennale(sapevo già la risposta) mi hanno riso dietro (sono stati molto gentili), comunque sia non ci resta che farci sentire, propongo di scrivere almeno cinque lettere a testa direttamente al ministro dell’istruzione…proviamo a farci sentire.
    Ciao a tutti

  • 86
    carlo -

    Ciao, sono d’accordissimo con Adrea Rugo ed anch’io come lui mi sono fatto “un mazzo tanto” per laurearmi in Agraria con la triennale che contiene praticamente tutto ciò che si faceva nel vecchio ordinamento.Comunque a parte questo,non sapevo proprio che non la laurea triennale non si ha accesso a nessun insegnamento o meglio si è parificati ad un diplomato.Devono assolutamente darci una collocazione sul mercato altrimenti cosa le hanno create a fare queste lauree triennali.

  • 87
    Nick -

    Sono estremamente d’accordo con quello scritto nell’articolo. L’ambito dell’insegnamento è assurdo, si permette a laureati quinquennali in matematica di poter insegnare informatica (due esami di programmazione e stop) mentre viene negato ai laureati triennali in informatica (che in un anno si sono sbombati tutto il programma dell’itis informatico) di insegnare la loro materia! La laurea specialistica, nell’ambito delle scuole superiori, non serve a nulla, sta gente muore per mesi su esami di complessità oppure di simulazione e quando entra nella scuola vanificherà tutta quella fatica perché non gli servirà a nulla. Questa è una cosa, personalmente, che io trovo aberrante.

  • 88
    FABIANO CIACCIA -

    Concordo con il collega ed anzi vorrei capire se e come si può far qualcosa per cambiare questa assurda situazione che penalizza chi non ha la laurea specialistica!!!

  • 89
    giuseppe -

    anch’io ho la Laurea di 1 livello, riflettendo dico spesso, è questa la bella italia che ci raccontano ogni giorno, tutti sanno e nessuno s’interessa, eludendo appositamente questa situazione di “mancato riconoscimento a fini lavorativi” della Laurea 1 livello (sicuramente diversa dalla ex triennale a cui spesso viene assimilata non a caso) io superato 26 esami universitari. nessuno mette veramente fine a questa situazione di disagio–tanta vergogna deve provare a chi puo’risolvere il problema e non si è ancora scomodato, ma chi aspetta?
    giuseppe

  • 90
    giuseppe -

    perchè non scriviamo al Ministro delle riforme sulla pubblica amministrazione, visto che è il momento delle riforme col vento in poppa, sono convinto che la protesta accorata ci da la possibilità di farci ascoltare e qualcosa sulle riforme verra’ alla luce.
    giuseppe

  • 91
    Mario -

    Sono convinto to che la triennale in se debba essere rivalutata in quanto al momento non comporta titolo di accesso.
    La vedo però dura perché abbiamo un eccesso di titolari da sistemare.
    Personalmente ho provveduto a completare la magistrale perché tutti gli sforzi che si possono mettere in campo pesano più che due anni di studio.
    In fondo la cultura non guasta mai.

  • 92
    Suzanne -

    Buongiorno, a mio parere la laurea triennale non può essere assolutamente equiparata a quella specialistica, perlomeno in ambito umanistico sono due livelli assolutamente diversi. In ogni caso è giusto che nelle graduatorie che ha maggiori qualifiche abbia un punteggio più alto, così come in tutti gli altri ambiti di impiego.

  • 93
    Yog -

    Comunqe la triennale ce la hanno pure i somari, che vuoi insegnà a fare?

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