Il suicidio
di
beppino
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Buck. no ,non sei sfigato e tantomeno maldestro ! Guardati allo specchio e fatti questa domanda .ma è proprio questo quello che voglio ? Ti sei chiesto anche che forse non è giunta la tua ora e devi vivere!Io so benissimo come tu ti possa sentire ora, ho passato anche io lo stesso stato ,guardata a vista avevo sempre gli occhi di tutti su di me e io che pensavo la prossiva volta andrà meglio e vedrete ! ma sono ancora viva e contenta di esserlo ,non era giunta la mia ora!
Sono un poco perplesso. Dovrei alzare il volume del “Non fà niente…”, o del tanto quanto. Sono come una trottola che si inclina di quà, o di là. E quando stò per cadere, una persona viene e mi dà un’altra spinta, e per un po’ ricomincio a girare e girare e girare mentre mi sento marcio dentro di questo dolore incombusto che mi divora, poi ricresco, e mi divora, e poi rinasco, e mi divora, mi mastica badando bene a farmi il miglior male-dolore che sà fare. Per cui morire e spegnere questo eterno massacro non mi pare tanto schifoso. Non lo farò; e solo uno sfogo, sicuri che continuerò a farmi maciullare da questo schifoso demone interiore che mi possiede, mi distrugge, mi riafferra e ricomincia da capo, anno dopo anno, stagione dopo stagione settimana per settimana, ogni giorno di questa stupida, stupida vita.
@buck: non so se riuscirei a sopportare i lazzi degli amici e di qualche collega.. Io sento per ora un gran bisogno di proteggermi da chi, volendo o meno, potrebbe farmi un gran male anche solo dicendo la parola sbagliata nel momento sbagliato. Anche a costo di apparire estremamente ineducata cerco di fuggire dalle situazioni dove la mia fragilità aprirebbe le porte x fare entrare tutti quelli che potrebbero calpestarmi con scarponi chiodati. Ho detto “cerco” ma non sempre ci riesco.
Da tre giorni sento una tristezza dentro che straborda con pianti improvvisi, che vanno da semplici velature di lacrime sugli occhi (non si possono fermare in alcun modo?) a singhiozzi incontrollati. Qualcuno dice che alla fine la tristezza non è neanche la peggiore emozione che si possa provare… Concordo, se la paragono a certi momenti di disperazione che portano a perdere il controllo di se e del tempo che passa. Non devo aver fretta, solo da poco ho deciso di ripercorrere la via della terapia e tentare di rialzarmi. Ma sono così stanca di stare con le mascelle serrate per non piangere nei posti dove non sarebbe opportuno farlo. “non stare in casa, organizzati tutte le serate fuori con le amiche o con il volontariato, non permettere che la disperazione prenda il sopravvento”… Cavolo, ma tutto questo è davvero stancante. Io non so se ce la posso fare. E soprattutto è così difficile e pesante solo per me?
Luna, Elena, Eme, Marina, voi tutto bene?
Un abbraccio.
I lazzi ? non sei nemmeno capace di tarare i farmaci sul tuo peso , stai perdendo colpi ( un Collega). Se usavi la tua Magnum , invece di usare un metodo da ragazzina tradita , vedrai che il risultato lo ottenevi ( un amico) ( NB: La Magnum e le altre armi , ovviamente , me le hanno sequestrate).
Solo due esempi , risparmio il resto.
Adesso non solo odio gli altri , ma odio anche me stesso per il ridicolo che mi ricpre.
L’unico che mi ha consolato è stato kurt , 90 anni ben portati , vecchio paracadutista nella 2aGM: non sei una fighetta ; è vero , un uomo si fa saltare la testa , ma te lo consiglio. Semplicemente , non era la tua ora. Dei commenti degli altri , si fottano. Sei solo ,sotto attacco , stringi i denti , chiacchiera con qualcuno , ma non con gli amici ( che per me sono dei co......).
Mi contatta e-mail quasi ogni giorno , il vecchio : sta quasi diventando il mio guru. Forse potrei anche farcela.
Un abbraccio forte forte a tutti/e.
Tancamala..
BUCK: l’ipotesi più semplice, poiché un co...... non sei, è quella che meno ti aggrada. E cioè che forse hai sbagliato dosaggio perché volevi darti un’altra possibilità. No, no, non serve che ti fai saltare il cervello per dimostrarmi quanto mi sbaglio. Tua la vita, tua la morte, tuo il cervello da far saltare. Tua la sofferenza, certamente. Non importa quindi ovviamente se io mi sbaglio o no.
Anche chi vuole farlo davvero ma proprio davvero può certamente sbagliare il dosaggio, come esiste chi ci riesce al primo colpo anche se una parte di lui non vorrebbe.
Non parteciperò però ai dialoghi con te sul fatto se sia meglio una 44 magnum, una corda, il cianuro, il tubo del gas o ficcarsi dentro un microonde, con dovizia di elementi come se si parlasse di montare un kit. E non perché non prenda la cosa sul serio. Ma, se permetti, ho diritto di proteggermi anch’io. E non mi riferisco ai concetti.
Bentornato.
Avevo concluso la precedente con : forse potrei anche farcela. Quindi nessuna stupida (e legalmente potenzialmente rilevante )discussione su se è meglio questo o quello ( certi blog ne sono pieni).
Intravedo uno spiraglio , anche se il dolore è tanto.
Luna , un grazie di cuore a te ed a tutti.
Sono d’accordo con te LUNA. Anche io non sto a mio agio qui, quando ci si infila nella descrizione dettagliate del “10.000 modi per ammazzarsi con successo”.
Anche perchè spesso, chi scrive qui, non vorrebbe morire. Vorrebbe solo vivere meglio o semplicemente vivere.
Poi ci sono periodi in cui si viene letteralmente schiacciati e si cerca una via di fuga.
E, a volte, quella via di fuga viene individuata nella morte. D’altronde ti guardi intorno è la tua “vita” non è che un residuo organico che galleggia in una pozza marrone.
Magari sei ridotto sul lastrico, e sei in quello stato per un eccesso di generosità/disponibilità/coglioneria, magari hai la salute appesa ad un filo, magari hai il cervello in fuga ma non per un eccesso di intelligenza bistrattata, sicuramente hai un tasso di stress fuori dal normale ed i nervi non a fior ma fuori dalla pelle, certamente la volonta, la forza, l’energia sono o sembrano azzerate, e di sicuro la comprensione altrui è o appare pari allo zero moltiplicato per zero. E poi chissà….ansia, fobia di essere perseguitati mischiata a vere e proprie persecuzioni. Vita affettiva disastrata.
Magari ci si inciampa di continuo su sè stessi mentre si è alla ricerca di una via di fuga che sembra prendere per il culo spostandosi di continuo proprio mentre stiamo per imboccarla.
E la morte è la: rigida, ferma, statuaria. Certa e sicura. E ci si appella come ci si attacca ad un ramo quando si sbraccia in mezzo all’oceano.
A volte non si vorrebbe morire. Si vorrebbe solo fermare il dolore e avere un qualcosa che faccia assomigliare l’esistenza alla vita.
A volte quel qualcosa salta fuori. A volte no oppure tarda e ci si convince sempre di più ch la morte è la giusta soluzione per smettere di galleggiare nella pozzanghera marrone.
Ognuno di noi sa cosa occorrerebbe per smettere di pensare alla morte come ad una panacea di qualsiasi male.
Purtroppo non si ha la sfera di critallo e non si può sapere cosa riserva il domani. Così ci si sofferma sull’oggi e si pensa come se l’oggi risspecchiasse la vita intera. Ci si deprime, ci si spaventa, ci si incazza con chi sta meglio e dice “si può stare meglio, non è detto che accada ma può succedere e se ti ammazzi non lo saprai mai”.
C’è stato un periodo in cui scrivevo spesso in questa lettera. Un bruttissimo periodo in cui persino l’idea della morte mi lasciava indifferente perchè non provavo più nulla, neppure il dolore.
Eppure gli scambi di opinione su come ammazzarsi mi hanno sempre fatto paura. Probabilmente perchè, sotto sotto, avevo ancora un piccolissimo anelito di vita che mi urlava “togliti da lì”.
Quel piccolissimo anelito di vita può crescere e può diventare voglia di farcela. E di non morire.
Che ci crediate o no, che vi incazziate o meno.
Un bacino a Ele, Marina e LUNA (e a tutti quelli che non sono incazzati con me).
EME, stellin mio…
@Anche perchè spesso, chi scrive qui, non vorrebbe morire. Vorrebbe solo vivere meglio o semplicemente vivere.
Semplicemente vivere…
vivere, è passato tanto tempo, cantava Vasco, se non erro.
Eccone una.
Tu e Buck avete scritto diverse ore fa, ma io vi ho letto alle tre del mattino (dopo peraltro essermi fatta fuori un pacchetto di cicche tra le 19 e l’una di notte), e vi ringrazio.
A me è capitato di dire che penso al suicidio. Non ho mai detto: mi voglio ammazzare. La differenza non è ovviamente sottile.
Tuttavia ci ho pensato davvero, soffrendo nel pensarci perché io amo la vita. Tempo fa, mentre vivevo a casa di una persona che mi vuole molto bene, in uno dei miei viaggi di gulliver dickens style perché non avevo un c.... di casa, mi capitava di provare così tanta angoscia e dolore da sentire le budella rimbalzare sul soffitto. Non era semplicemente ansia, era proprio dolore. E io dicevo: non è meglio che mi ammazzo? Perché tanto comunque vada, ma pure che vinco domani l’enalotto (sì, l’enalotto, visto che anche se arrivassero con l’offerta di lavoro più fi.. del mondo io dovrei dire di no perché ho il cervello come un formaggio con i buchi, sono al di sotto delle mie risorse di 200000000 punti, e ho pure la salute un po’ a puttane) io comunque la ferita delle violenze psicologiche non la dimenticherò MAI. Perché se non capisco che è quello che è stato non mi girano i co...... a sufficienza per tirarmi fuori dal fosso, e liberarmi di tutta una serie di graziosi regalini di false idee, per cui sembro la carpa che è stata così abituata a stare in cattività o il sorcio che prendeva la scossa se si muoveva di un millimetro da muovermi in un metro quadro anche se sono in mezzo a spazi aperti, ma se capisco cosa mi è successo veramente mi tocca pensare che a farmi del male è stata veramente la persona che ho amato più nella vita e comunque questo, di per sè, è allucinante. Così io dicevo: ma ndò c.... vado io così?
Questa persona che mi vuole bene mi diceva: per piacere, no, perché sono in affitto in nero, sai poi che casino?
Ora, può sembrare un’osservazione stronza, ma posso assicurare che lui me lo diceva perché mi voleva bene (oltre che per il fatto che era in affitto in nero veramente e ha già i suoi casini e gli mancava solo che io mi gettassi dalla sua finestra), perché so che ha preso molto sul serio sia le mie budella gettata simbolicamente dall’angoscia sul soffitto, sia il fatto di non riuscire a tirarmi fuori da quella casa neanche con una tenaglia, sia il fatto che io potessi perdermi nel nulla per ore e ore, sia i miei incessanti processi mentali allucinanti dovuti ai sbarellamenti della violenza psicologica, sia i miei cali di autostima (non è che non ho autostima, è che oggettivamente…), sia il mio svegliarmi urlando e tremando per tot tempo dopo incubi allucinanti, sia il mio avvilirmi a livelli inenarrabili notando io stessa quali erano le cose che l’aver subito un determinato condizionamento mi
avevano regalato. Perché ci sono dei momenti in cui riesci a dirti: vabbè, so che ho un disturbo post traumatico, ma ci sono altri momenti in cui saperlo di per sè ti avvilisce come non mai. Quando vorresti semplicemente dire: vivere, è passato tanto tempo, ma ora fiestaaaaaaa, mavvanculo vivo yeyeyè. E invece colcazzo, scusate il francesismo. Colcazzo perché ora esagero ma ti accorgi che sei come chi, dopo aver passato la guerra, continua a nascondersi i pezzi di pane sotto la maglia. E non ti piace un c.... sapere che non puoi essere fresh and clean in un giorno ma che puoi nasconderti un pezzo di pane sotto la maglia e te ne accorgi dopo. Insomma, tu lo sai che hai un disturbo posttraumatico, ma non è che ti vada tanto bene di sembrare suonato. Peraltro (anche qui il riassunto sarebbe troppo lungo) una delle cose che mi ha sconvolto è il fatto che quando effettivamente c’era qualcuno a cui importava che io stessi male ciò comunque non riusciva a farmi stare meglio, cioè capitava che ci riuscisse, ma poi io tornavo nel bunker blindato. Anche perché i tempi hanno coinciso con l’esplodere del mio malessere. Da qui il mio senso doppio di spavento e avvilimento: cioè, anche se qualcuno mi tende una mano non serve a niente. C’è stato un tempo in cui stavo male per cose gravi, ma sapevo tirarmi su da sola e chi avevo vicino mi buttava più giù, mentre un poco più di niente sarebbe stato grande, e poi arriva un momento in cui mi domando se esiste davvero qualcosa che potrà tirarmi fuori dal bunker, anche se in teoria invece di avere chi mi urla nelle orecchie e mi spaventa ho chi è gentile. Ma IO non riesco ad essere gentile. IO sono egoista. IO sono chiusa. IO, miss ottimismo, ho un pessimismo che se avessi i co...... me li toccherei io per le cose che dico. IO non sopporto un gesto d’affetto, e dico proprio affetto, non secondi fini. IO, che volevo uscire ma giravo in tondo come una carpa, quando mi si mostra il mare aperto penso: non rompetemi le palle, o per dirla come Ungaretti lasciatemi qui come una cosa posata e dimenticata. Io gliel’ho detto: senti, per piacere, mi snerva che tu cerchi di aiutarmi e io non riesco a reagire, quindi mi devo pure sentire il colpa anche per questo, per piacere, fatti la tua vita, esci, vivi, e lasciarmi affondare in pace. e per quanto possa sembrare assurdo in quell’affondare ho trovato insieme al dolore anche della libertà… A volte quando guardo il GRANDE CASINO mi prende male, anche per quanto ho dovuto scassare i co… agli amici, che mi hanno ascoltato, ospitato, prestato, poco, ma sempre troppo secondo me. Per me, persona strariservata, andare in giro con le mie miserie scritte addosso è stato terrificante. E mi chiedo: ma anche se risollevo totalmente le mie sorti io e tutti sapremo dimenticare? E’ una domanda che non ha senso, che mi viene proprio da quello che ho passato. Vedi che lo so? Eppure a volte, essendo ancora nei casini, ci casco. Poi mi dico quello che LUNA direbbe… a me. baci