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Il suicidio

di beppino
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14.953 commenti

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  • 9191
    Marina -

    ciao :-)) naturalmente cara Elena mi associo a quanto scritto da Roberto e Clementine,soprattutto ora cercate di non colpevolizzarla del gesto che ha fatto si sentirà peggio ,perchè non è riuscita nell’intento.Io ho ancora le parole di mia madre impresse nella mente come un sogno “disgraziata cosa hai fatto?” Bè da quella volta ne sono seguiti altri di tentativi ,appunto,forse per dispetto? non lo sò !Cari amici virtuali,compagni di questa lotta continua contro la vita,per completare la mia strada di serenità mi mancava un piccolo sogno .Ebbene ora che è finalmente arrivato ho paura ,ho tanta paura ,tanta malinconia,tanto malessere: è veramente quello che volevo?

  • 9192
    Massimo -

    Nessuno ti obbliga a dover vivere necessariamente. Puoi terminare la tua vita quando lo desideri. Non ci sono regole. La vita è una sola, ma se ogni giorno è come una malattia, se devi vivere senza onore e dignità, allora è meglio la morte. La vita di ciascun essere vivente è legata alla dignità con la quale viene vissuta. Se non c’è più dignità, puoi terminarla con orgoglio per recuperare l’onore perduto. Io la penso così. Ti auguro di ritrovare l’onore e con esso la pace che desideri, quasiasi cosa decida di fare. Ci vediamo.

  • 9193
    roberto -

    Ciao Marina,
    non ho compreso (spero) l’ultima parte della tua lettera …
    Cos’è il ‘piccolo sogno’ che ti mancava? E per fare cosa?

  • 9194
    Eme -

    Come si può colpevolizzare chi arriva al punto di togliersi la vita o tentare di togliersi la vita?
    Colpevole di che? Di una vita che ti si rovescia addosso? Di una serenità non vissuta? Di fortune capitate sempre e solo agli altri? Di disgrazie attirate come se si fosse calamite? Di fregature in cui ci si è autoimpiccati per la sola smania di far contenti agli altri, perchè ci si vede contenitori vuoti e, a volte, si passa l’esistenza a cercare un “perchè!” che ci dia sostanza?
    Si….è vero….bisognerebbe pensare a chi resta. Pensarci almeno nella misura in cui quelli che restano hanno pensato al suicida.
    Quando capitano certe cose non c’è mai solo torto o sola ragione.
    Ci si sente soli ed isolati.
    Sarà vero? Sarà solo frutto di una mente che ormai traduce in negativo ogni singolo evento?
    Ma dov’erano gli altri mentre si arrivava a questo punto.
    Il suicidio cresce dentro come un tumore. Ha tutto il tempo di nascere, maturare , aumentare a dismisura fino all’atto finale, quello ecclatante, quello per cui si viene giudicati e, a volte condannati.
    Dov’erano gli altri mentre tutto questo capitava? Cosa facevano, come si atteggiavano, che parole usavano, che violenza trasmettevano a gesti e a parole.
    Forse erano lì, presenti, forse no! Aci si isola, forse si indossa una corazza? Ma è una colpa questa? O è un ultimo tentativo di alzare una difesa, una barriera verso quell’esterno che ha portato di tutto tranne che serenità. E perchè solo in pochi hanno il coraggio di guardare sotto quella corazza a costo di prendersi insulti ed accidenti fino al momento di quel crollo dei nervi, delle barriere, dell’ostruzionismo che porta verso la vita e non verso la morte. Perchè per certe persone il crollare significa rinascere. Se si crolla bene. Se si crolla da quelle certezze negative si cui si nutre la voglia di morire.
    Perchè chi “vuole bene” spesso fa spallucce e poi cade dal pero quando l’ambulanza si ferma sotto casa e magari ferma la sirena perchè è inutile che suoni?
    Troppi perchè che rimangono appesi nell’aria. Pro e contro suicidi e superstiti.
    Certi gesti dovrebbero portare a riflettere. Voi, familiari, amici, superstiti non dite cazzate mentre scrivete: “pensate a noi ”, “lasciatevi aiutare”, “alla morte non c’è rimedio”. Ma è la vostra verità………Chi arriva al suicidio ha un’altra verità davanti a sé, brutta, deformata, Alla morte non c’è rimedio? Chi arriva al suicidio non vede un rimedio alla vita che sta vivendo! Chi arriva al suicidio, a volte, ama la vita più di tanti altri che la mettono a repentaglio di continuo con gesti imbecilli. Non accetta che la vita, quella che ama così tanto, lo maltrattti in questo modo.
    E la morte diventa un rimedio. Un rimedio a qualcosa che va stretto e che non si sopporta più.

  • 9195
    Eme -

    Ps. a te che magari “sei in linea”, a te che mi vedi come una mentecatta, una vipera che non sa che strisciare e buttare fuori la merda che la riempie, a te che spari sentenze di matto fascista a chi ha l’ardire di dirti “guarda che ti stai sbagliando di persona” perchè in quel momento ti stai sbagliando di persona, a te che ti piace sentirti dire saggio, brava personcina, e che, magari, chi lo sa….forse lo saresti se non fossi vittima delle tue manie di persecuzione che ti fanno vedere il babao ovunque e di manie di grandezza che ti fanno sentire come il depositario della verità assoluta. A te che se ti metti in testa di avere un nemico lo vedi ovunque, persino nella tazza del cesso mentre stai pisciando….bè…a te auguro, come sempre, buona vita. Ma smettila di vederti protagonista delle incursioni di squadroni fascisti sempre pronti ad attentare alla tua libertà. Ognuno ha i c.... propri (oltre alle proprie opinioni che ha centomila diritti di esprimere), e, a volte, sono c.... molti amari e, sai com’è…..si ha altro da fare.
    Sai dove puoi metterteli i tuoi insulti se veramente li hai pensati?
    Ecco…..io li ho archiviati proprio lì. Al posto giusto!

    Ps.2
    Buona vita comunque!

  • 9196
    duecalzini -

    sono per caso in linea. E dato che sono in colpa ti chiedo scusa anche qui. Erano cose che pensavo di chi mi stava scrivendo. Le penso. Non eri tu e quindi le cose che ho scritto non ti riguardavano.
    E i messaggi sono arrivati stai tranquilla. Mi spiace se ho colpito anche te ma qualche dubbio ce l’avevo. Ora non ne ho più.
    Scusami.
    Non voglio fare altre polemiche.
    Mi spiace tanto.

  • 9197
    Eme -

    Nessuna polemica neppure da parte mia.
    Solo una considerazione, se me lo permetti. A tutela del tuo fegato.
    Non conta che a scriverti sia stata io, Pinco Pallino o Caio su consiglio di Tizio e avallo di Sempronio.
    Conta l’animo con cui assimili le considerazioni altrui.
    Avere un’opinione discordante dalla tua non significa odiarti, prenderti in giro, perseguitarti, darti dell’idiota, ignorante, bimbo non cresciuto gnegnegne.
    Io non penso veramente (anche se l’ho scritto) che tu sa un fascista impositore di opinioni. O meglio l’ho pensato, l’ho scritto e poi, ripensandoci a mente fredda, sono giunta ad una conclusione diversa.
    Penso che tu sia quasi terrorizzato dall’idea del complotto, dell’essere isolato, dell’essere messo da parte deriso, calpestato, sputtanato e reagisca esplodendo in un modo, però, che gli altri non possono capire. Perchè nessuno di noi conosce a fondo la storia della persona con cui sta parlando/litigando/sbranandosi.
    Si, lo so, dovrei essere l’ultima persona a parlare dato che sono tutto tranne che la paciosa interlocutrice che cinguetta sorseggiando un tè e mangiando pasticcini.
    C’è stato un periodo in cui ho cercato, alimentato, provocato e, a volte, trovato la polemica anche dove non ve n’era ombra solo perchè, in quel momento, mi nutrivo di polemica, prendevo forza dalla polemica.
    Salvo, dopo, stare male perchè se non sei uno stronzo prevaricatore di natura e ti ci atteggi solo per soddisfare l’esigenza del momento dopo stai male. Ma ormai hai quel personaggio da interpretare e da “difendere” e non sai più come toglierti dal gioco.
    Questo per dire: al di là del tono usato (che può piacere non piacere, urtare, non urtare) ciò che scrivo va preso per ciò che è e non come una polemica a tutti i costi.
    Se scrivo: non la penso come te non sto scrivendo: pezzo di cretino che hai il cervello più piccolo di un chicco di grano e la maturità di un feto cambia immediatamente opinione.
    Ecco cosa ho sempre inteso magari non spiegandomi.
    Non sono così polemica come ho fortemente voluto che si credesse che fossi.
    A volte vorrei solo scambiare opinioni non abbattere il piattello che mi vola sopra la testa.
    A volte “parlo con” e non “mi mangio la ” persona che mi trovo di fronte.
    …..Solo a volte, però. I predicatori fanno caso a sè.

    Marina: non ho capito molto del tuo post. In ogni caso credo che la serenità, quando è un evento raro, sgomenti e spaventi molto più del dolore che, invece, si conosce tanto bene. Fino al terrore di non saperla gestire, di maltrattarla, di perderla. Quindi…..credo che lo stare male stando bene ci possa stare 😉

  • 9198
    duecalzini -

    si hai ragione…ma che ne so quando non mi piacciono i modi o i toni di una persona reagisco male, indipendentemente (forse) dai toni miei. Nella lettera famosa della statura non c’eranp diversità do opinioni, si tentava solo di stuzzicarmi e screditarmi, già a partire dal nick.
    Ah il mio fegato non è un problema, ha retto a cose più pesanti.
    I miei pensieri lo possono essere…forse mi sarà successo già abbastanza volte che mi hanno calpestato, umiliato, deriso e isolato nonostante non avessi fatto mai del male a nessuno. Quindi ormai forse sarò prevenuto.
    Però quando mi fanno notare le cose con dolcezza e affetto reagisco diversamente. E tu sei stata gentile ora. Anche se io ho sbagliato con te.
    Grazie. Cercherò di ri-ri-ri-rivedermi ulteriormente. Risalgo sul mio camper 🙂

    ciao a tutti.

  • 9199
    marina -

    Il mio sogno una volta era quello di andare a letto chiudere gli occhi e non svegliarmi più e questo chi mi conosce lo sà.Quel tempo credo sia ormai lontano dato che con molta fatica sono riuscita a girare l’angolo per vedere cosa ci fosse ,ed era anche giunto il momento di vivere da sola ,avevo bisogno di libertà (non che non ce l’avessi)mi sentivo comunque stretta in casa mia .In questa enorme casa mi sentivo e mi sento si serena ma prigioniera ,io sono uno spirito libero.Ora ho trovato una casina più piccola e lascio a mio figlio e alla sua ragazza questa grande e quì nasce la mia paura :paura di cosa? di ricominciare un’altra volta? Ma era il mio sogno!!! ciao Eme ciao Roberto

  • 9200
    LUNA -

    MARINA: forse non ho capito niente, ma mi pare di aver capito che stai vivendo… una rivoluzione cardiaca. Cioè nella tua serenità di donna single, che ha ritrovato/scoperto tante cose di sè, che ha percepito la sua salute, un’armonia, è arrivata una rivoluzione emotiva. (mi ripeto: forse non ho capito!!!).
    Spero di non parlare a vanvera, anche perché non conosco la situazione. Mi verrebbe da dire che il fatto di aprirsi all’idea, anche più concreta, di un sogno, sia un segno di salute, di un terreno emotivamente fertile dentro di sè. Detto ciò se il sogno sia compatibile con la realtà, se sia una cosa possibile, se sia la persona giusta, se la situazione sia positiva, e come ti senti quello puoi saperlo solo tu. Però mi verrebbe da dire, di per sè, che il sentire dentro di sè una rivoluzione cardiaca sia positivo, comunque osservando la realtà.

    EME: condivido il tuo post 9186. in particolare:
    @E smettere di credere che gli altri ci odino o siano depositari del motivo per cui siamo al mondo. A volte, gli altri, si fanno semplicemente i fatti propri. “Ognuno col suo viaggio, ognuno diverso, ognuno in fondo perso dentro ai fatti suoi” , come cantava Vasco. A volte esaltiamo gli altri in un modo incredibile. Li esaltiamo nel bene e nel male , li facciamo diventare giganteschi, li vediamo ovunque. I migliori, imprescindibili amici oppure i peggiori, inarrestabili nemici.

    ELENA post 9189: mi addolora ciò che racconti di tua cognata. Spero possa riprendersi, fisicamente e dentro di sè anche grazie al vostro sostegno e alla vostra sana comprensione.
    Io non ho letto nelle tue parole una colpevolizzazione a tua cognata, nè una non comprensione del fatto che chi arriva ad un gesto così estremo sia putroppo in qualche modo già altrove mentre ti cammina accanto. Io ho letto un senso di impotenza. Purtroppo l’incontro tra una persona depressa e chi sta intorno (non con indifferenza) è così spesso un incontro tra due sensi di impotenza, differenti, e sensi di colpa, come si notava. E’ vero che c’è chi non vede e non vuole/riesce a vedere, ma è anche vero, come notava qualcuno, che è difficile anche leggere dei segnali e fare la cosa giusta.
    @immagino che la vostra solitudine vi isoli da noi che vi circondiamo ma vi prego permetteteci di aiutarvi, tutto si puo’ affrontare insieme tranne la vostra a morte,a quella non c’è riparo.Pensate anche a noi

    Comprendo che quel “pensate anche a noi” può sembrare un’aggiunta di un carico per chi vive il suo incubo di non riuscire a sentire se stesso e il circostante in modo armonico. ed è necessario spiegare che sì, proprio quel sentire gli altri, paradossalmente, può portare a pensare che andarsene sia meglio per tutti. Ma nelle parole di Elena vedo disperazione, una disperata preghiera di chi sta fuori, lecita quanto quella di chi sta dentro. “aiutami anche se dico di no e non sono in grado di aiutarti ad aiutarmi” e “aiutami a fare il possibile per aiutarti”… due mondi che, nel momento in cui non riescono ad

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