Salta i links e vai al contenuto

Il suicidio

di beppino
Trovi il testo della lettera a pagina 1.
L'autore, beppino, ha condiviso solo questo testo sul nostro sito.

14.953 commenti

Pagine: 1 907 908 909 910 911 1.496

  • 9081
    Eme -

    Ciao Ele, penso si tratti della bruttissima sensazione di essere stretti in un imbuto sospeso nel vuoto. Magari compi degli sforzi tremendi per uscire dalla strozzatura ma poi? Poi c’è il vuoto, il niente e ti domandi a che cosa è valso sprecare così tanta energia per uscire da una trappola ed affacciarsi su una’altra.
    Poi si aggiunge la certezza dell’inutilità di qualsiasi sforzo perchè già una volta si è corso in tondo, ci è affannati a girare intorno ad un palo e ci si è ritrovati al punto di partenza con l’aggravante della paura che fa retrocedere di qualche metro. Poi si aggiunge la stanchezza perchè il tempo passa e non regala che pensieri cupi e brutti ricordi talmente nitidi da sovrapporsi al presente e da annerire il futuro.
    L’inutilità, l’inellutabilità, la certezza che la vita è un’immensa fogna e l’essere umano ha solo la possibilità di scegliere se stare a destra o a sinistra della cloaca. E forse neppure quella misera possibilità di scelta.
    Ho avuto questi pensieri per troppo tempo. Alla fine ho smesso persino di pensare al suicidio. Troppa fatica organizzare un decesso. Meglio, molto meglio, smettere di vivere, lasciare che la mente traballi e se ne vada piano piano portandosi dietro il fisico. Prima o poi.
    Erano pensieri inconsapevoli, di cui non mi rendevo conto. Il fatto stesso di non pensare all’atto materiale, fisico del suicidio (nel senso di svuotare materialmente un flacone di medicinali o tirarmni una rivolverata, appendere una corda al soffitto e buttarmi dal sesto piano) faceva si che la parte falsamente consapevole di me si rallegrasse per i progressi e la parte apparentemente inconsapevole procedesse spedita in direzione morte.
    Ci sono tanti modi per morire.
    Uno è smettere di vivere.
    E, forse, è il più doloroso ed il più auto-punitivo.
    Smetti di accusare gli altri, smetti di lottare, di incazzarti, di bestemmiare, smetti di prenderla “con filosofia”, di cercare, comunque, un lato buono.
    Prendersela con il destino diventa pura retorica.
    In realtà te la prendi con te stesso.
    E intanto sei contento perchè il suicidio sembra un’idea ormai lontana. E, invece, lo stai mettendo in atto. Giorno dopo giorno.
    Io non ho consigli da darti, Ele. Se non sempre lo stesso….fai un passo alla volta. Non affannarti a correre intorno al palo per poi deprimerti perchè ti ritrovi allo start.
    Procedi piano ma procedi.
    Non sono sicura che tu abbia per davvero compreso che non hai colpa per ciò che è accaduto.
    Ho l’impressione che tu abbia accolto questo principio come idea guida che vale per tutti tranne che per te.
    Come se fossi caduta in un’assurda trappola sado-masochista in cui tu sei il carnefice e la vittima.

  • 9082
    Eme -

    L’amore non va braccetto con il dolore (e parlo del dolore che nasce dall’amore non quello che proviamo solo per il fatto che viviamo, indipendentemente dal nostro stato sentimentale).
    Quando è così, scusami, ma non è amore. E’ ambizione di amore, è speranza di amore, è illusione di amore.
    A meno che non ci si muova con la convinzione di dover soffrire, di dover espiare. In questi casi si va alla ricerca del dolore. E, gira gira, lo si trova. Anche dove non ci sarebbe.
    Mi è capitato di andare volontariamente in terapia in un periodo in cui il mio obiettivo era perdere la coscienza e la fisicità del dolore senza rinunciare a provarlo perché mi muovevo nella convinzione che non potessi esimermi dall’espiare chissà quale pena.
    In poche parole volevo che il mio dolore perdesse la consistenza fisica e mantenesse una vitalità mentale attenuata ma sempre presente. Naturalmente non ero consapevole di questa sega mentale.
    Sembra assurdo, lo so. Ma può capitare.
    Naturalmente la terapia è andata a gambe all’aria. Il terapeuta non era scemo e, dopo un po’, ha beccato le mie manovre estorci-farmaci ed io mi sono incazzata perché non mi rendevo conto che aveva perfettamente ragione.
    Se mi fosse andata “bene” avrei fatto scempio di farmaci in modo idiota rimbambendomi e vivacchiando.
    E’ per questo che, ogni tanto, mi capita di affermare che un farmaco, di per sé, non rimbambisce. E’ lo spirito con cui lo si assume che può fare grandi danni.
    Io non so con che animo tu abbia affrontato la terapia nel 2004, Ele.
    Forse, però, sarebbe opportuno riaffrontarla. Con spirito costruttivo.

  • 9083
    LUNA -

    ELE: ciao 🙂 nessun carico, stai serena.
    Capisco il meccanismo che ti ha portato a pensare di aver pesato.
    Ma il bello sai qual è? che le persone hanno scelto di leggerti, no?
    Tu hai lanciato un tuo sfogo, è vero, però non è che hai puntato una pistola a me o agli altri perché ti leggessimo. E poi nessun peso, Ele, empatia. Sono altri gli atteggiamenti che possono pesare, non il fatto che una persona semplicemente si apra.
    A parte che questa lettera non si chiama “taglio e cucito” o “come preparate delle perfette lasagne fatte in casa?”, mi pare. Quindi non mi sembra che tu, parlando delle origini di un tuo disagio, sia andata fuori tema, no?

    Non so naturalmente se c’è qualcosa in particolare che possa aver scatenato questa tua ricaduta. Intendo dire se c’è stato un evento, uno stress particolare, una serie di eventi o di stress particolari che possano avere in qualche modo riacceso la miccia. Non è neanche necessario che sia stato così. A volte i nodi vengono al pettine affinché possiamo affrontarli? Non lo so. Può essere una visione da… punti di vista. A volte i nodi semplicemente vengono al pettine e quindi ci mettono nelle condizioni di doverli (o voler scegliere, mettendo sulla nostra bilancia dolore/affrontare) di affrontarli?
    Anche.
    Quello che mi viene da dirti, ma come esperienza personale, è che anch’io sono andata in terapia due volte, a distanza di anni, e che non credo che sia stato perché la prima non fosse servita. Anzi a dire il vero io per me lo so che non è stato assolutamente così. La prima volta avevo affrontato delle cose, avevo risolto delle cose, avevo parlato di alcune cose o delle stesse della volta precedente, ma magari solo certi aspetti ecc. Prima avevo fatto a meno dello psicologo ed ero stata in equilibrio, poi avevo avuto una forte ansia ecc (in seguito ad un forte stress) e avevo deciso di andarci. Dopo aver finito la terapia (quando io avevo scelto di farlo) ero assolutamente soddisfatta dell’esperienza. Mi sentivo più leggera, ero certamente più consapevole, mi ero anche liberata di alcuni scontati prima per me (inconsapevoli) antifurti psicologici ecc.
    Se pensavo che sarei tornata in terapia? No.
    Anzi, probabilmente per quanto mi dicessi che era stata una esperienza positiva comunque avevo anche bisogno di dirmi che non ne avrei avuto bisogno mai più.
    e invece molti anni dopo ci sono tornata.
    E, certo, quando ho pensato di tornarci, a distanza di anni, mi sono chiesta le stesse cose che ti chiedi tu. Anche perché, ovviamente, non ci sono tornata in un momento in cui stavo bene e dicevo: sai che ti dico? magari approfondisco di più. Bensì quando provavo malessere.
    Adesso, a distanza di anni che non ci vado, credimi non scherzo se ti dico che non penso assolutamente che in futuro non mi farei un altro “giro”. Anzi, penso addirittura che ci sono una serie di cose su cui mi piacerebbe lavorare proprio quando sto meglio, paradossalmente.

  • 9084
    LUNA -

    perché avendole individuate mi interessa proprio fare un certo tipo di terapia mirata che ho già provato e di cui ho visto i risultati. In sintesi una terapia proprio sui traumi. Ma adesso dalla mia strizzacervelli di fiducia andrei per fare quello, non per sfogarmi o parlare. Non sto facendo un discorso tipo: ho già altri stress e quindi ora non mi sento in grado di affrontare una terapia (è un discorso che capita di poter fare), bensì penso: quando avrò dei soldi in più mi farò questo regalo di fare quel tipo specifico di cosa. Attenzione, alle volte anche il fatto “quando avrò dei soldi in più” è un modo per procrastinare. Ma per esempio sono rilassata nel sapere che non è così per me ora. E’ che con la mia striz ho fatto proprio un certo tipo di lavoro, e siccome vedo che a distanza di tempo emergono dei temi sempre più specifici (proprio perché la terapia precedente e la sua rielaborazione nei tempi di… non terapia mi fanno focalizzare meglio dove stanno i punti dolenti… se prima mi pareva mi facesse male tutto, per dirla metaforicamente, ora sono più in grado di dire: ah, no, mi fa proprio male un ginocchio. E quando sono più tranquilla non mi viene da analizzare il mio male al ginocchio, ma di pensare che andrò a farmi una lastra… si capisce?) Mentre adesso sono in un’altra fase: sono nella fase in cui mi accorgo che veramente il lavoro fatto sta agendo ancora, non è finito anche se non vado. non solo nel senso che ovviamente non sono guarita da varie mie dinamiche o buchi ecc, e ci sono dei momenti in cui Eleonora Duse in una tragedia in confronto è una soubrette quando si batte dove il dente duole (allora, ovviamente, mi dico che sono un caso disperato e che la scienza e la fantascienza per me non possono nulla e nulla è servito, ovvio) ma intendo proprio dire che mi capita di sentire invece in senso positivo che quel lavoro procede dentro di me, grazie agli elementi emersi all’epoca. Ci sono delle cose che sto attraversando e risolvendo che non possono che cagionarmi dolore. Al contempo mi rendo conto anche che se certe situazioni mi danno più dolore è anche perché con la terapia mi sono restituita internamente una sensazione di diritto alla serenità. Quindi anche mi incazzo. Insomma, che casino che ho fatto 😛 forse non sono riuscita a dirti niente, visto che ogni percorso è molto personale. Mettiamola così: non ho una visione dallo strizzacervelli tutta la vita tipo woody allen, o dipendenza-da, zero, ma ho una visione del tipo: se nel tempo emerge qualcosa su cui senti di voler lavorare meglio, se ti viene la voglia, se senti che c’è qualcosa che è rimasto in sospeso perché no? Io so che c’è lo striz a gratis e serenamente mi dico: ci vado? Poi cambio idea perché vedo che affronto/risolvo “eleonora duse” da me e ciò mi serve. Ma quando risolvo, non quando schivo. Schivare a volte è molto più faticoso che affrontare, anche se affrontare al momento fa male. Un abbraccio.

  • 9085
    Elena -

    ciao marina! “eh già io sono ancora qua!” a quanto pare il terremoto dell’11 maggio a roma era tutta un bufala come pensavo! mi piacerebbe anche a me parlare con te…
    ciao a tutti

  • 9086
    marina -

    Elena .. 🙂 contattami se ti và con mail o anche su fb paolangelimarina@libero.it .Ele il dolore è una cosa l’amore è un’altra ,ma tutte e due equivalgono a paura .Io sono caduta tante volte e ogni volta mi sono rialzata ,non avere paura a riandare dallo psichiatra e dal psicologo loro ti aiutano ,i psicofarmaci poi aiutano l’equilibrio della persona ,non ti imbambolano ammeno che tu non voglia farlo come facevo io una volta per non pensare .Dormivo sempre e ne facevo abuso sproporzionato credimi. La tua storia mi ha fatto ritornare indietro nel tempo cara ,ho rivisto i miei 16 anni rovinati con la violenza di un uomo che ho dovuto sposare (poi però mi sono separata).Sei nel mio cuore ,dai ce la si può fare credimi Ele .ciaoo 🙂

  • 9087
    birillo -

    Elena

    zau bella come va ??

    alla fine il terremoto c e stato ha solo sbagliato i calcoli ma se vedi in spagna c e stato terremoto

    http://magazine.ciaopeople.com/News_WorldInfo-1/Mondo-8/Terremoto_in_Spagna%3A_a_Lorca_9_morti_e_293_feriti-27419

    dai un saluto buona serata e week end a tutti/e smack alle fanciulle

  • 9088
    Ele -

    ciao a voi, un altro fine settimana in cui metto alla prova la mia forza.. Stavolta sono al raduno delle compagne di liceo e mi sento così diversa da loro. . Indietro. Sposate o fidanzate, con figli dietro o programmati, ma soprattutto serene dal punto di vista emotivo, anche se con tutti i cavoli che ognuno di noi ha quotidianamente.
    Ed io mi sento indietro, ancora incapace di distinguere tra amore e dolore, ancora senza sapere se riuscirò mai ad avere un minimo di equilibrio, non dico felicità enormi.. Ma almeno essere serena, sentirmi al sicuro. Mi fa bene leggervi, mi date forza, ma non riesco ancora a telefonare alla mia psichiatra per ricominciare la terapia. Sono stanca, e non so cosa fare della mia vita. intanto vi leggo e vi rileggo e mi commuovo perché vi sento vicino.

  • 9089
    marina -

    Ele ,non sei diversa da loro,sei soltanto più debole,più emotiva ,e poi chi ti dice che dietro a quei sorrisi a quella serenità non si nasconde qualcosa?Quando io mi sono separata 18 anni fà ,(sono stata la prima al mio paese) tutti sono rimasti a bocca a aperta ,ho fatto parlare parecchio ,perchè tutti mi vedevano serena ,avevo tre figli ,lavoro,soldi tutto.Ma dietro quella maschera c’era l’infelicità più assoluta ,c’èra il buio ,fuori da quella donna (io) c’èra una corazza inpenetrabbile nessuno riusciva ad entraere.L’amore è paura di amare ,il dolore è paura di soffrire ,almeno per quanto mi riguarda.Ora prendi quel telefono e chiama la tua dottoressa ,datti altre possibilità scopri cosa c’è dietro l’angolo :-)Io non sono felice (nessuno lo è) ma ho raggiunto la mia serenità con tutti i problemi che ci sono nella vita,e non è poco.ciao cara.. 🙂

  • 9090
    Eme -

    Buona domenica a tutti. Ele, ciao. I raduni funzionano esattamente come i bilanci. Ti costringono a prendere visione di cio’ che non vorresti vedere (non la serenità altrui quanto la mancanza della tua serenità) o non vorresti invidiare. Ho partecipato ad un raduno, un paio di anni fa. Ex compagni di classe tutti (TUTTI) sposati con prole, un rassicurante posto fisso, medie preoccupazioni e media serenità. In quella circostanza mi sono resa sentita come un ravanello in un mazzo di rose. Mi sono domandata “cosa ci faccio qui” trecento volte. Ma il “qui” non era quella data pizzeria o quel dato tavolo nella pizzeria. Era la vita stessa per il modo in cui la stavo buttando via. Ho capito, in un istante e per un istante, che stavo vivendo nel modo meno adatto alla mia indole, al mio temperamento, al mio carattere, ai miei sogni. Insomma, non mi sentivo nel posto sbagliato rispetto a loro ( i miei vecchi compagni). Mi sentivo nel posto sbagliato e stop! Ovunque fossi, con chiunque fossi, compresa me stessa. Il raduno era stato semplicemente l’occasione per rendermene conto. E poi? Poi ho fatto la gnorri, ho chiuso gli occhi per non vedere ed ho continuato a fare polpette della mia vita. Non avevo né forza, né energia, né voglia, né motivazioni, né sproni interni o esterni per fare qualcosa che cambiasse la situazione. Da sola non riuscivo a tirarmene fuori. Non avevo la forza ma avevo la voglia :-)! Ho avuto bisogno che qualcuno mi tendesse la mano ma ho avuto voglia di afferrarla. E non é sempre cosi’. C’é chi la mano la lascia penzolare. Ho la sensazione che tu abbia voglia di cambiare la situazione. La voglia giusta intendo. Quella vera, che puo’ attecchire e dare frutti. Ok, é una voglia spaventata, sfiancata ma c’é. E non é la voglia fantasiosa di chi lega la serenità alle chimere che si sa già in partenza che difficilmente si realizzeranno. Né la voglia “contentino” di chi dice “si si domani diro’, faro'” e sulla strada del poi poi arriva a casa del mai mai perché in fondo sta bene dove sta pur lamentandosi.

Pagine: 1 907 908 909 910 911 1.496

Lascia un commento

Max 2 commenti per lettera alla volta. Max 3 links per commento.

Se non vedi i tuoi ultimi commenti leggi qui.


▸ Mostra regolamento
I commenti vengono pubblicati alle ore 10, 14, 18 e 22.
Leggi l'informativa sulla privacy. Usa toni moderati e non inserire testi offensivi, futili, di propaganda (religiosa, politica ...) o eccessivamente ripetitivi nel contenuto. Non riportare articoli presi da altri siti e testi di canzoni o poesie. Usa un solo nome e non andare "Fuori Tema", per temi non specifici utilizza la Chat.
Puoi inserire fino a 2 commenti "in attesa di pubblicazione" per lettera.
La modifica di un commento è possibile solo prima della pubblicazione e solo dallo stesso browser (da qualsiasi browser e dispositivo se hai fatto il Login).

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

 caratteri disponibili