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Il suicidio

di beppino
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14.953 commenti

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  • 8741
    LUNA -

    bene, ma non parlo di livelli come se si trattasse di fare una gara, superare se stessi… no, parlo del fatto che la prima volta ero andata nel profondo, e avevo capito/risolto delle cose realmente. Ma se non ero andata ancora di più nel profondo era stato perché in quel momento era bene così. Non è che la mia strizzacervelli era stata (pur essendo umana) un’incapace e così ci eravamo fermate ad un punto. E’ che io mi ero fermata e l’avevo fermata dove andava bene a me. Ed è giusto. Solo che poi, ad un certo punto, ho capito che c’erano ancora cose da scoprire. Quando dico cose da scoprire non intendo solo traumi che magari la prima volta avevo tenuto per me, eh. Ma posso fare un esempio concreto: il rapporto con mia madre. C’erano cose del rapporto con mia madre di cui la prima volta non avevo parlato. E non perché avevo detto: non ne parlo. Ma perché non mi erano neanche venute in mente. Però quelle di cui avevo parlato erano vere, e quello che avevo capito era vero, e mi era servito. E così per tutto. Se io penso alle mie crisi nessuna di loro è arrivata per niente. Non è che un giorno mi sono svegliata ed ero in tilt. C’erano sempre delle ragioni. Lungo da spiegare, ma tutto molto umano. Il suicidio del mio amico non è stato la causa, ma il detonatore. E non del fatto che ero suonata e mi ero raccontata di no. Ma del fatto che qualcosa tra la mia sensibilità e il mio funzionare nella sua interezza, cioè essere me, in toto, era andato in tilt. Ma chiedermi delle cose esistenziali ad ampissimo raggio, avendo l’ansia, era più “difensivo”, anche se faceva male da morire, che guardare cosa, di più vicino e personale, mi faceva male. Quando mi dicevo: se si è ucciso lui allora posso farlo anch’io mi stavo dicendo: io non mi sento bene, io ho paura, io mi sento fragile. Quando si è ucciso un altro amico, anni dopo, per quanto sia stato un dolore, per quanto mi sia chiesta delle cose, per quanto io abbia avuto bisogno di tempo per riuscire a rielaborare la cosa, non sono caduta negli stessi pensieri e “assiomi” sull’esistenza nè in un’identificazione perché io vivevo un momento diverso. Raccontare una vita, di emozioni, belle e cattive, è impossibile. Quello che sto cercando di dirti, L, è che capisco quello che dici, più di quanto forse sembra. Ho altre cose da dire, ma ho finito i caratteri, torno dopo.

  • 8742
    LUNA -

    L. il problema non è forse che tu vivi dei mondi fantastici (non mi sembra che tu ci abbia mai scritto dicendo che sei napoleone bonaparte… mi pare che tu, qualsiasi stato d’animo acuto possa aver attraversato quando ci hai scritto, sia sempre stato L. L incazzato, L spaventato, L sognatore, L che ha pensieri più compulsivi, L che è più trascinante con il suo lato estroverso… ma sempre tu sei) ma che li temi. Cioè, temi forse che significhino che qualcosa non va. Ma io continuo a non capire perché. Forse perché certe volte hanno superato il limite secondo te? perché la gente ti domandava dove vivevi e tu dicevi che abitavi a Las Vegas e ci credevi? forse perché tu credi che saresti equilibrato solo nel momento in cui sapessi rinunciare alle tue fantasie? e se invece il punto stesse nel volere bene a quella tua parte come a tutte le altre?Di solito per curare i disturbi di ansia ecc si invitano le persone a rafforzare, a liberare e a conoscere il loro emisfero emotivo e mentale creativo, e tu il tuo lo detesti? E poi non mi hai risposto: ma di questo tesoro che hai, la tua creatività, tu che ne fai?
    EME dice: @Ci sono i sensibili -artisti di strada, i sensibili-artisti per strada, i sensibili alla cassa del supermercato, quelli in fabbrica, quelli dietro ad una scrivania, quelli in miniera, quelli precari, quelli disoccupati etc etc etc.

    e lo condivido assolutamente. Aggiungerei: ci sono i creativi del mondo del teatro e del cinema e della pittura che fanno notizia, quelli che non fanno fanno notizia, i creativi artisti per strada, i creativi alla cassa del supermercato, quelli in fabbrica, quelli dietro ad una scrivania, quelli in miniera, quelli precari, quelli disoccupati etc etc etc.
    Quando uno è piccolo si difende dalle emozioni negative come può. La strada della fantasia creativa non mi sembra peggiore di altre. Personalmente capisco perché ci sono delle persone che più di altre hanno urgenza di rispettare e indirizzare il loro lato creativo/emotivo invece di arrivare a temerlo.

    MARQUITO: @La creatività di cui parlo non è insita nella vita né tanto meno nella sua insensatezza,è una facoltà della mente umana e consiste nella capacità di inventare sempre nuovi sensi e nuove prospettive.

    Alcune persone si rifiutano di accettare la differenza tra sensibilità e nevrosi acuta. Le identificano. In realtà spesso curare la nevrosi fa emergere lati nascosti e positivi e creativi (risorse) della propria sensibilità, prima imbrigliati dalla nevrosi acuta.

  • 8743
    Marquito -

    @ Eli:
    Scusa se ti rispondo con un po’ di ritardo, ma in questi giorni il forum pullula di interventi e il tuo commento mi era completamente sfuggito.
    Quello che dici è molto interessante e per quel che mi riguarda è anche molto vero. Noi abbiamo il potere di dare un senso a tutte le cose, ma per esercitare questo potere è assolutamente indispensabile che amiamo noi stessi. Solo chi ama sé stesso è in grado di creare nuovi valori, nuovi approcci alla vita e nuove prospettive. E ovviamente (non sono certo il primo a dirlo) solo chi ama sé stesso è in grado di valorizzare le cose e le persone per mezzo del suo Amore.
    L’Amore è la nostra più grande forza creativa. Quando amiamo qualcuno (e lo amiamo di nostra spontanea iniziativa; non perché ce lo ordina la Bibbia, Gesù o Feuerbach), noi gli attribuiamo un valore; gli conferiamo senso ed importanza. Lo sottraiamo dal pantano dell’insignificanza e ne facciamo qualcosa di assolutamente speciale.

  • 8744
    L -

    @LUNA:Mi ricordo che la mia psicologa mi diceva che durante le prime sedute aveva visto un L molto confuso, era appunto quel minestrone di pensieri, emozioni, ricordi piacevoli e spiacevoli, rabbia e anche amore, ma era tutto estremamente disordinato; forse a volte il malessere è anche dato dall’assenza di ordine, infatti sta scrivendo una persona in tutto estremamente disordinata, eppure noto che quando decido di sistemare casa, evento abbastanza raro, poi sto meglio, sono più allegro e con maggiore voglia di vivere, il benessere quindi è anche una questione di ordine. Infatti è stato proprio questo il lavoro che inizialmente abbiamo fatto, riguardo al rapporto con la madre concordo che è difficile riuscire a raccontare determinati sentimenti ed emozioni, il fatto che durante l’adolescenza, dopo che a fatica stavi riuscendo ad avere una vita sociale e degli amici, dopo che a fatica stavi uscendo dalla solitudine che aveva caratterizzato l’infanzia, ti ritrovi in una città a 1500 km di distanza, a dover cominciare di nuovo tutto da capo, dopo le tante sofferenze passate, questo penso che causa un senso di rabbia, a volte dico che l’odio non è il contrario dell’amore, ma bensì il suo opposto, ciò significa che non si possono scindere se esiste una cosa esiste l’altra, dicevo anche che l’odio nasce dall’amore, e l’amore dall’odio, e una delle loro figlie è la rabbia, quella che uno può provare nei confronti di una persona che si ama, forse la si prova proprio perchè la si ama, come può essere una madre. Un evento tragico come la morte di una nonna, o di un amico che ha deciso di suicidarsi, non è il motivo di certe crisi, come mi scrivevi prima, ma bensì la scintilla, la goccia che fa traboccare il vaso, ma di che cosa era pieno il vaso prima di traboccare? Nel mio caso di insoddisfazione, magari ci sono stati periodi in cui uscivo tutte le sere, ridendo e scherzando con gli amici e regolarmente ubriacarsi con il solo scopo di non pensare, alternati a periodi di totale apatia per la quale si sta l’intero giorno a casa sdraiati su un divano a fissare il soffitto di una stanza, e nel frattempo uno smette di sbrigare gli impegni che ha si disinteressa degli studi universitari e contemporaneamente aumenta la propria insoddisfazione, e più i tuoi genitori credono in te più ti senti insoddisfatto perchè senti di non meritare tale fiducia. Riguardo al mondo fantastico è nato appunto come meccanismo di difesa, ma tale difesa diverse volte si è trasformata in una

  • 8745
    L -

    trappola, è difficile spiegare il perchè ma ci proverò. Fantastico significa opposto di reale, e quindi qualcosa che non può esistere nella realtà, quando ero piccolo, e non avevo diversi strumenti per capire determinate cose, mi ero convinto di essere un mostro, sapevo che nella realtà per L sarebbe stato impossibile realizzare sogni, ambizioni e progetti, per questo è nato il mondo fantastico, proprio perchè siccome non era reale li ciò che nella realtà era impossibile, li era possibile. Il motivo perchè mi ha fatto soffrire tanto forse è stato proprio questo, crescendo per fortuna sono cambiate tante cose, ma non è cambiata forse l’idea che ha creato tale mondo, ovvero L nella realtà non è in grado di realizzare sogni o obbiettivi, per questo ha bisogno del mondo fantastico. Ciò in parte spiega anche i vari conflitti interni fra un L che dice guarda che se vuoi sei in grado di realizzare i tuoi sogni e ambizioni nella realtà, e un L fantastico che continua ad essere convinto che ciò è impossibile. Nelle mie passate crisi pesavo che era necessario eliminare uno dei due per poter trovare il benessere, ora sono di un idea completamente differente, io credo che queste parti fanno parte di me, come fa parte di me il cuore e il cervello, sono indispensabili entrambi, pertanto non si può eliminarne una, bisogna, anzi direi è necessario trovare un armonia fra queste due parti, un L che non sogna più, senza fantasia non lo riesco proprio a immaginare, lo vedrei come un sacco che contiene ossa, muscoli e qualche organo e nulla di più, tuttavia è necessario anche un L più razionale in grado di andare avanti per la sua strada, che ha dei progetti, che non vede come impossibili, e prova a realizzarli; ma appunto è necessario armonia e equilibrio, forse la cosa che mi spaventa di più, che più temo è proprio la mancanza di questo equilibrio, il fatto che L reale ultimamente ha smesso di credere nei propri progetti, ha smesso di continuare a provare a costruirsi un futuro, soffre di improvvise crisi, a volte di pura apatia, non studia, o lo fa in modo molto discontinuo, non si prepara per gli esami e in certi momenti crede di avere sbagliato tutto che avrebbe dovuto prendere un altra strada, ma non ha il coraggio di mollare l’università perchè sa che provocherebbe una grandissima delusione ai suoi genitori che hanno investito tempo e sopratutto tanto denaro per l’università che L ha scelto autonomamente di fare;non ho ancora risposto a una domanda, lo farò dopo.

  • 8746
    Athos -

    Marquito:
    1)Il mio intervento sarà pure un totale fraintendimento (in quel momento ero Mr Heyde evidentemente), ma le seguenti tue parole lasciano uno spazietto di ragione a chi potrebbe inavvertitamente e senza alcun criterio poter anche solo pensare che sia stato tu a spiegarti male:

    “.L’insensatezza è ciò che ci permette di creare nuovi valori e nuove prospettive (i nostri valori, le nostre prospettive).
    . Percepiscono la mancanza di senso come assenza e vuoto; non come un’opportunità offerta a ogni singolo individuo per sprigionare liberamente la sua creatività.
    . L’insensatezza della vita permette all’uomo di dare sfogo alla sua creatività”

    Lasciamo andare…

    2)Sì, evidentemente qui il fraintendimento è macroscopico perchè, oltre alla scrittura, alcuni (sempre i pochi di cui sopra) potrebbero pensare che tu non sappia leggere. E infatti io mi riferivo a un aspetto delle persone in generale. Parlavo di coloro che si accontentano di vivere senza porsi domande. Mai detto che tu sei fra questi.

    3)Torna pure a chiederti le cose. Vedrai che, imparando e rileggendo (non necessariamente in questo ordine) alla notte seguirà il giorno anche per te.

  • 8747
    Eli -

    @Marquito. Hai ragione, io credo che il nemico assoluto dell’Amore siano vari dogme e regole.. Perche’ l’Amore non conosce imposizioni. Non ho nulla contro la religione in generale, ma, vedi, questa idea del “peccato” e “redenzione” secondo me non da un messaggio molto positivo.. Invece, il concetto “amare a prescindere” loe’, perche’ esclude l’idea del “peccato”. Ritornando al tema del suicidio, direi che alcune persone vogliono farlo, perche’ non si sentono padroni della propria vita, ma solo un ingranaggio di un sistema, dove nulla e’ al servizio dell’uomo. Ci sentiamo a volte cosi piccoli e insignificanti, per questo non meriteremmo di essere amati, ne da noi stessi , ne da nessun altro.. Non possiamo decidere quasi nulla della nostra vita, siamo imprigionati nel labirinto di dogme, regole, a volte anche senza senso. L’uomo ha perso il suo iniziale significato del “figlio di Dio”, e il suo libero arbitrio e’ stato sostituito dal piu comodo “giudizio collettivo. Cosapensera’la gente? Ma davvero e’ cosi importante? Forse meglio vivere e lasciare vivere gli altri.. Mi piace molto questa frase: non possiamo cambiare il passato, ne prevedere il futuro, per cui l’unica cosa da fare e’ vivere il presente.
    @Athos: credo che quello che dici, si ritrova nel principio dei “vasi communicanti”, nella vita tutto e’ intrecciato, interconnesso: la religione, la scienza la politica ecc… Supponiamo che l’Amore sia una forma di Energia, mi viene in mente la legge della conservazione dell’energia (fisica), cioe’ che l’energia non scompare ma si trasforma da uno stato all’altro, si rinnova. (forse qui ho sparato una cavolata, in tal caso qualcuno x fav mi corregga :))))

  • 8748
    Marquito -

    @ Athos:
    Calamitoso Athos; impareggiabile maestro di stile; ovviamente mi sono posto anch’io il problema di cui mi parli. Mi sono chiesto a lungo se per caso non mi fossi spiegato male; se fossi stato troppo verboso o troppo concettoso; se non fossi incappato mio malgrado in una qualche ambiguità. Si dà il caso però che almeno tre utenti mi abbiano compreso perfettamente e che una di loro sia rimasta fortemente perplessa per la tua incredibile ottusità. Visto che sei stato l’unico a non comprendere il senso delle mie parole, sorge spontaneo il sospetto che le endorfine ti abbiano dato alla testa. I tuoi ultimi interventi denotano uno stato di profonda confusione. Mi attribuisci dei pensieri che non mi sono mai sognato di formulare, fai un uso scorretto e del tutto inappropriato di termini che hanno un significato ben preciso, ravvisi nelle mie parole delle ambiguità inesistenti. Le frasi che hai citato sono estremamente chiare, addirittura cristalline, e le sottoscrivo in pieno, perché non fanno che ribadire quei concetti che ho già espresso, sotto diversa forma, almeno diecimila volte. L’unico che non ci ha capito niente sei tu. Sì; lasciamo andare che è meglio …
    Riguardo al fatto che certe frasi villane non si riferissero al sottoscritto, ti faccio semplicemente notare una cosa. Il tuo post era espressamente indirizzato a me e non agli altri utenti (ai quali avresti rivolto il successivo messaggio). Se a questo dato inoppugnabile si aggiunge il fatto che stavi contestando le mie affermazioni, ed essendo noto a tutti il tuo carattere benevolo e conciliante (di cui ho fatto personalmente esperienza qualche mese fa), era abbastanza ovvio attribuire quelle frasi al destinatario della dedica.
    Amico carissimo; tutte le volte che le nostre strade si incrociano finisci per incappare in dei colossali abbagli. Se penso alle circostanze del nostro primo incontro, mi meraviglio che tu abbia ancora l’ardire di rivolgermi la parola. A dire il vero, dopo una simile figuraccia, è sorprendente che tu abbia ancora il coraggio di mettere piede in questo forum. Probabilmente hai la memoria corta; forse non ti ricordi nemmeno chi sono … in questo caso ti consiglio di riflettere molto attentamente. Il giorno, fortunatamente per te, sta ormai volgendo al termine. Speriamo che la notte ti porti consiglio.

  • 8749
    L -

    Per quanto riguarda provare ad esprimere la propria creatività ammetto che diverse volte ci ho provato, mi ricordo che un po di tempo fa volevo scrivere una specie di libro nel quale volevo raffigurare diversi personaggi che erano presenti nel mio mondo fantastico, anche se non si voleva limitare solo a questo, volevo inserire anche altre cose, ad esempio parlare di personaggi incontrati nella vita reale, miei pensieri, mie idee, mi ricordo che il titolo che volevo dargli era “tra la morte e la vita ovvero tra lo zero e l’uno” ho perfettamente in mente alcuni personaggi poichè hanno caratterizzato per lunghi periodi il mio mondo fantastico, altri invece si ispiravano a persone incontrate nella realtà opportunamente “fantasticizzate” da me, il progetto consisteva in soli due capitoli: il capitolo zero ovvero la morte e il capitolo uno ovvero la vita, e fra questi due capitoli venivano raccontate le storie di questi personaggi, forse alcuni sono degli L fantastici, vedete a volte parlo di mondo fantastico senza spiegare esattamente cos’è , L nella realtà credo che sia se stesso, non penso di aver detto mai a nessuno che sono Napoleone Bonaparte o sono nato (o vissuto) a Las Vegas, ammetto che è capitato che ho detto qualche bugia o raccontato qualche cosa che appartiene al mondo fantastico e non reale, ma ciò è un eccezione, cioè voglio dire che io all’esterno con chi mi circonda sono L reale, quando sono solo e sopratutto quando sono solo e cammino, (a me piace tantissimo camminare, un giorno vorrei fare il cammino di Santiago, ma questa è un altra storia) rivivo le situazioni vissute nella realtà come se non fossero accadute a L reale, ma bensì a un altro L immaginario. Crescendo tale L è cambiato, con il tempo si è trasformato in diversi personaggi (alcuni dei quali volevo provare a trattare in quella specie di libro) ad esempio quelli che ora ricordo meglio sono il fonico e il vagabondo con la chitarra, ciò avveniva appunto quando mi trovavo da solo a camminare, mi ricordo che in alcune situazioni sentivo la necessita di isolarmi, iniziare a camminare da solo per poter accedere a questo mondo fantastico e magari poter rivivere le esperienze appena vissute nella realtà in questa dimensione fantastica. Tuttavia come tanti altri progetti, anche il progetto di questo strano libro è stato abbandonato. Chissà magari un giorno lo riprenderò.

  • 8750
    Athos -

    Colloso Marquito,

    Le frasi che ho citato, e che tu stesso sottoscrivi, sono emblematiche del tuo pensiero confuso: prima dici una cosa, poi la smentisci, poi la confermi smentendo la smentita e via delirando…
    Quindi la tua impressione prima era corretta: sei stato e sei troppo concettoso e verboso.
    I tre utenti chi sarebbero? Li ho persi, ma se vuoi riportarmene le parole risponderò anche a loro. Insomma, ti crei la claque eh eh.
    Peraltro i tuoi termini hanno un significato talmente preciso che un’altra utente si è sentita in dovere di farti notare che la creatività per lei era una cosa diversa.

    Ora ti spiego un’altra cosa.
    Se io indirizzo una lettera a Tizio e in questa lettere esprimo un giudizio o una regola generale ovvero che vale per tutti e non specificamente per Tizio, allora quest’ultimo non deve prendersela. Il destinatario di uno scritto non è destinatario oggettivo di ogni concetto che viene espresso nello scritto. Capito?…Mha…???

    Amico carissimo (visto che tale mi reputi), mi sei rimasto tanto nel cuore che non mi ricordo chi sei. E d’altronde per quanto io sia terribile spero che tu abbia abbastanza carattere da riprenderti psicologicamente perchè qualcuno in un forum anonimo ti dà contro nel merito delle tue affermazioni. Io non ti conosco, non voglio conoscerti, e se ti scrivo è perchè questo è un forum PUBBLICO, non il forum di Marquito il Cambianick.
    Ognuno è libero, qui dentro, di esprimere dissenso, e io lo esprimo.
    Inoltre sei tu ad aver riscritto a me e non il contrario. Ho una regola, che è scrivere solo a chi mi scrive. Altrimenti lascio che i miei interventi rimangano solo per chi vuole leggerli.
    Per cui il “riflettere attentamente”, il “non ti ricordi chi sono” e le mia “figuracce passate” vanno dritte dritte ad ingrossare la pila di frasi-barzelletta uscite dalla tua tastiera.
    Chi sei non lo so, e anche se lo sapessi scriverei quello che penso in ogni modo.
    Dai, dai, non te la prendere, che oggi è un altro giorno e avrai tanti altri momenti per riprenderti dalle mie tremende e terrificanti parole di dissenso.

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