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Il suicidio

di beppino
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14.953 commenti

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  • 8711
    Athos -

    Il punto dolente è che spesso il dolore è talmente acuto che la nostra volontà, ovvero la capacità di vedere, viene annullata. Annullata dall’insicurezza, dalla paura di non riuscire o perfino di riuscire.
    Io son passato per quasi tutti gli stadi di sofferenza che la depressione può portare: disturbo ossessivo compulsivo, ansia e fobia sociale (quella che mi attanaglia ora), disperazione cosmica, pessimismo filosofico, schifo del mondo, fallimenti, frustrazioni.
    Eppure c’è sempre un vago senso di colpa perchè sento di non riuscire ad apprezzare la vita come converrebbe. Poi però, quando vorrei farlo, so di avere troppe ragioni per non farlo.
    Una di queste è la paura. Paura di tutto.
    Anche di andare in un supermercato a fare la coda e trovare una cassiera che ti risponde male e sentirsi una merda. Paura che capiti qualcosa anche se non capita niente, ma sapendo che potrebbe capitare a me come a tutti.
    Paura della solitudine, ma anche di non saper gestire i rapporti. Paura di avere paura e di essere o troppo remissivo o troppo aggressivo. Paura di perdere persone a cui tieni o di tenerti quelle di cui te ne freghi.
    E’ la Solitudine che genera la Paura. E’ la Paura che genera Solitudine.
    Per poi vedere un raggio di Sole e sentirsi in colpa perchè, in fondo, sono fisicamente sano, tutto sommato ho una famiglia, due gatti meravigliosi, un tetto sulla testa.
    Credo che la ricetta per vincere la paura sia l’Amore. ma l’amore è raro, rarissimo. Forse è solo un’idea, o un qualcosa che capita come fosse un gratta e vinci.
    Quanto ci sarebbe da dire sull’Amore. E sulla solitudine e la paura. E sul suicidio, che potrebbe essere una soluzione, ma che genera una fottuta paura.
    Ora sono in terapia, da una psicologa che mi piace molto. Forse troppo; e questo potrebbe essere fonte di guai. Guai del tipo: un inaspettato, non voluto e inatteso colpo alle endorfine. Insomma, è una mia coetanea molto, troppo carina e interessante. Forse è solo una sciocchezza la mia, ma fa pensare: ché anche quando si ha un contatto con una persona che ci fa stare bene, ecco che scatta la fregatura. Per ora vado alle sedute e mi sento meglio e probabilmente le mie endorfine rimarranno a posto loro. Prendo anche dei farmaci e devo dire che su di me sembrano non avere alcun effetto, nè positivo, nè negativo. Nel senso che ho molta difficoltà a valutare il loro apporto.
    In questo momento non sto bene e non ricordo l’ultima volta in cui son stato bene, forse all’asilo.

  • 8712
    Athos -

    Ma all’asilo le nuvole erano bianche, il cielo azzurro, la mamma mi proteggeva e mi bastavano i miei giocattoli. O forse no; forse già allora soffrivo. Non saprei. Nel dubbio preferisco ricordarla come una stagione felice :-).
    Son passati oltre 25 anni da allora. E la parola “suicidio” mi torna in mente ogni giorno, anche solo per studiarlo, per considararlo cercando di conoscerlo.
    Alla mia psicologa ho detto che probabilmente è così che morirò, magari tra 60 anni, ma è così che morirò. Forse no, non lo so. Ma penso al suicidio come ad una opzione mia e solo mia. Mandare tutti a quel paese, senza retorica, senza una spiegazione da dare.
    Forse imparerò a convivere con me stesso e con questo mondo marcio e mi farò una ragione del silenzio di Dio (a meno che una volta tanto non si faccia vivo).
    Non so, e non so neanche se rispettare di più chi vive e soffre fino all’ultimo o chi si è ammazzato e ha pagato completamente il suo debito.
    Io so solo che ci sarebbe bisogno di Amore, ed è merce rara. Di Pace (che dell’amore è il terreno fertile) e vedo solo una lotta tutti contro tutti. E poi solitudine, incomprensione e ignoranza. Con qualche sprazzo di luce ogni tanto e qualche pepita d’oro che ti fa dire:”Andiamo ancora un po’ avanti”.
    Ok, andiamo ancora un po’ avanti.

  • 8713
    LUNA -

    EME: ciao cara 🙂
    come sempre non usi mai le parole a vanvera (scusa anche tu il giuoco di parole).
    Quando ancora non sapevo che tu eri tu il tuo modo di parlare delle cose è stata una delle ragioni per cui sono rimasta. E non sapevo nemmeno che tu eri tu, che eri qualcuno che conoscevo già, con cui, in qualche modo, avevo già guardato delle cose trovandomi in sintonia. Insomma, ero priva anche di qualsiasi pregiudizio positivo nei tuoi confronti. Eppure ti ho… sentita. Ho sentito una naturale aggregazione verso di te.
    Allora mi viene da dire, a chi dice che il mondo è cieco, sordo, muto, stronzo, e che non sente e non capisce che forse invece ci può sentire e che quello che diciamo o ci diciamo, quello che ci trasmettiamo e trasmettiamo qualcosa fa, nel bene o nel male. Che se partiamo dal pregiudizio che nessuno ci caga fino a spingerlo in un articolo indeterminativo, in un aggettivo, nella punteggiatura potremo diventare, per chi ci legge, qualcuno da non ca..... Ma magari per difesa e non per mancanza di empatia.
    Anche se l’altro è aperto. E non è che non ci cagherà perché stiamo male, o perché dobbiamo sempre essere allegri e vivaci come delle soubrettes, o perché ci sentiamo giù e abbiamo paura, o perché ha letto il nostro curriculum vitae che dimostra un fallimento totale sin dal primo giorno di asilo poiché esso viene allegato ad ogni post, ma semplicemente perché NOI stiamo dicendo: NON TI CAGO IO.

    E’ vero, a volte questa lettera sembra viaggiare su due binari distinti. E quando qualcuno che non parla solo della morte come liberazione si rivolge a chi invece lo fa non viene considerato o viene trattato con un’oppositiva sufficienza. Beninteso io non penso che mi si debba rispondere, non mi offendo, penso che le simpatie e le antipatie si realizzano in modo spontaneo, però non posso fare a meno di notare che ci sono persone che hanno detto che il mondo è indifferente ma io a loro ho risposto e loro a me no. E se io fossi una persona che soffre se non le viene risposto? c.... miei. perché io non sto così male da dire che voglio morire e quindi, automaticamente, io sono meno sensibile e più difesa. Io posso anche restare male, che tanto poi così male non mi fa. Sto su un forum che si chiama il suicidio perché non ho un c.... da fare o perché sono come quelli che vivono in una villa con piscina con 15 servitori e un vitalizio ma ogni tanto, perché mi pare bello, porto in parrocchia un paio di gonne che non metterebbe neanche uno

  • 8714
    LUNA -

    spaventapasseri.
    Ora, io sono perfettamente d’accordo con EME quando dice che ciascuno fa il suo percorso a modo suo.
    @Poco importa se per terapia si intendonoo psicofarmaci, sedute dallo psichiatra, tisane, partecipazioni a gruppi di pensiero new age etc etc etc. Ognuno ha il proprio modo e, logicamente, umanamente, difende il modo in cui ha raggiunto una sorta di serenità.

    Perché il senso di serenità è reale. Un conto è l’esaltazione per cui puoi anche mangiare un panino di chiodi e con gli occhi spiritati dire: a me mi piace.
    Un conto è la sensazione di serenità.
    E anche se quando ti sale l’ansia ti sembra di non averla mai provata dal 1848 in realtà l’hai provata, non ci sono c.... che tengano. E la sensazione di serenità che hai provato l’ha provata anche il tuo fisico, il tuo pancreas, il tuo fegato ecc ecc ecc. Fossero pure 30 secondi sono guadagnati.
    nella fase più acuta del mio malessere io abitavo con un’altra person per un periodo. Mi era già capitato di vivere con altre persone, ma non stavo così male. Belle esperienze che al di là ricordiamo come positive. Anche prima avevo problemi, ansia e stavo male, ma riuscivo a contenere la cosa, a uscire per non caricare gli altri, a farmi chilometri di camminate, a crearmi dei diversivi, fosse pure andare in auto a fare la montagnetta di sigarette. Anche a condividere. Ero riuscita persino a scappare da una brevissima convivenza con una pseudo amica che era in realtà molto più fuori di me e che mentre ero a pezzi mi tirava dei numeri da circo lei perché cercava di usare il fatto di avermi fatto un favore per tre giorni come se io fossi diventata di sua proprietà. Ma dicevo, in quell’altra ancora coabitazione io ero a pezzi. E l’altra persona cominciava alle 8 del mattino a cercare di portarmi fuori di casa a fin di bene. E trovava un muro pazzesco. Quando ce la faceva capitava che io veramente stessi un po’ meglio. Ma il giorno dopo ricominciava la stessa storia, avevo tutte le migliori ragioni per non farcela e per dimenticarmi che mi era servito. Non mi era mai capitato in vita mia. Io di solito ero sempre uscita grazie alle mie energie. Ora non bastava neppure che un’altra persona tentasse di darmi un positivo calcio in culo. Io ho detto a quella persona di lasciar perdere perché era inutile. Volevo la mia libertà di scegliere e rendermi conto che non riuscivo ad usarla per farmi del bene era deleterio. Però è da lì che si parte, da lì sono ripartita. Da quella voglia di recuperarmi per ME.

  • 8715
    marina -

    LUNA ciao ,io sono stata 2 volte in una clinica pschiatrica la prima volta 3 mesi la seconda un pò meno ,mi ci portavano perchè io mancavo agli appuntamenti settimanali ,quindi veniva tutto di seguito la cosa ricoveri coatti.Dico 2 anni e mezzo fà perchè ho trovato questo sito e quì mi potevo anche se incazzandomi rapportare con le persone come me che volevo suiscidarsi (sono diventata anche anoressica per togliermi di mezzo ) ,capire cosa c’èra di sbagliato in me il perchè mi stava accadendo ciò,ma non trovavo le risposte ,e così continuavo a sprondare sempre più giù .Poi ho conosciuto quì una persona che ha creduto in me ,la prima persona che mi ha capita e da lì è scattato tutta la mia risalita ,non mi giudico guarita ,ho sempre paura che sia un sogno ,ma voglio vivermelo. Eme i miei punti esclamativi non erano altro che aggressività ,rabbia,amarezza, frustazione ,e chi più ne ha ce ne metta di tutta una vita di merda … 🙂 tempo fà chiesi alla mia psicologa : dottoressa vedo la gente intorno a me che è cambiata !! lei mi rispose no Marina sei tu ad esserlo!! éra vero!! Ora voglio raccontarvi una storia . Andrea leggi bene è specialmente per te .Una ragazza depressa e bipolare come me ,mia amica anche se può essere mia figlia ,dopo ricoveri ,medicine ecc.ecc.finalmente ha incontrato un ragazzo che l’ha capita non l’ha giudicata ,che le ha voluto bene che l’ha amata per quella che era .Le paure erano tante ,aveva paura che un giorno l’avrebbe lasciata ma questo non è accaduto,mi diciva sempre non avrò mai una vita normale e io naturalmente cercavo di darle il mio supporto ,ma stavo male anche io ,quindi capendoci ci aiutavamo a vicenda.Poi lei incominciò a stare bene voleva un figlio (nel frattempo anche io) lo pschiatra incominciò a scalarle i psicofarmaci ,è rimasta senza prenderli per un anno ,un anno d’inferno ma doveva disintossicarsi .Le hanno dato l’ok per un figlio è rimasta incinta ,paura sopra paure minacce di aborto io sempre lì vicina io e il suo compagno ,casa sua era diventata la mia ,lei più depressa che mai (ma non poteva prendere nulla) io forte perchè dovevo farle coraggio.Tornavo a casa la disperazione più assoluta mi stava portanto un’altra volta nel baratro della depressione ,ad un certo punto mi sono fermata un attimo a riflettere sulla mia vita .Marina mi sono detta calma stai dando troppo stai sfruttando tutte le tue energie ancore deboli calmati!!.. Così mi armata di una serenità che non sò dove l’ho presa e l’ho

  • 8716
    marina -

    aiutata per tutto il tempo della gravidanza .Ieri ha partorito una bambina ANITA mi ha voluto lì ,abbiamo pianto come 2 ragazzine ,le ho detto ce l’abbiamo fatta tesoro e lei con un filo di voce mi ha detto grazie ,ti presento tua nipote perchè tu hai fatto quello che mia sorella non ha fatto per me.Ora perchè ho raccontanto questa storia non lo sò ,forse per dire che non tutto è perduto ? o perchè sono felice ? o perchè se si vuole una cosa anche se nessuno crede in te ce la si può fare? date una risposta voi io me la sono data a modo mio .

  • 8717
    Marquito -

    L’insensatezza della vita è un problema con cui tutte le persone intelligenti sono costrette a fare i conti. La maggior parte degli esseri umani vive la mancanza di senso come un incubo, come una condanna, come una condizione penosa da cui evadere a ogni costo il prima possibile. E’ per questo che la gente è così assetata di certezze. E’ per questo che si aggrappa a Gesù, a Marx, a una qualsiasi dottrina politica o religiosa. E’ per questo che si abbarbica a dei dogmi assurdi con tanta intransigenza e con tanto fanatismo. Quelli che sono meno suggestionabili, che non riescono a abbandonarsi alla fede perché non sanno rinunciare all’uso della ragione, vengono assaliti da un senso di nausea e di vuoto. Si sentono completamente spiazzati; completamente spaesati. Avrebbero bisogno di credere in qualcosa ma non ci riescono. Si abbandonano all’alcool, alla droga e alla depressione più nera; poi, un brutto giorno, incominciano seriamente a meditare il suicidio.
    Ma ci sono persone che vivono l’insensatezza della vita in un modo completamente diverso. Non la vivono come una condanna ma come una sfida e un’opportunità. Se la vita avesse un senso, se la direzione da seguire fosse già prefissata, all’uomo non resterebbe proprio niente da fare. Potrebbe solo obbedire o ribellarsi (personalmente mi sentirei soffocare). L’insensatezza della vita permette all’uomo di dare sfogo alla sua creatività. Attraverso l’Amore, attraverso la passione, attraverso la fantasia, ciascun uomo può attribuire alla propria esistenza il significato che vuole.

  • 8718
    Cate -

    Athos, secondo me hai scritto una lettera bellissima. Traspariva sincerità e mi ci son ritrovata. Però c’è anche tanto e tanto pessimismo e forse dovresti accentuare di più la tua potenzialità di persona intelligente.

  • 8719
    LUNA -

    MARINA: @Tempo fà chiesi alla mia psicologa : dottoressa vedo la gente intorno a me che è cambiata !! lei mi rispose no Marina sei tu ad esserlo!! éra vero!

    queste tue righe mi hanno commosso, di affetto e di empatia. con un sorriso perché questa è una verità bellissima che quando la scopri… Sì, si sente che sei felice, che vivi emozioni belle ed è bello leggerti, sentirti.
    Non è un sogno, è il tuo presente. Non si può fingere di stare bene, di provare cose che prima non si riusciva a provare, di piangere di commozione, di sentirsi in comunità con gli altri in un certo modo. Non si può fingere di volersi più bene come racconti ora tu, è tutto vero. E non è neppure che devi stare sempre bene, perché nessuno vive una vita fatta solo di emozioni perfette. Ma forse il discorso è poter avere tutta la gamma di emozioni, di nuovo o anche alcune per la prima volta. E sapersi ascoltare come magari prima non si era fatto mai. Sono tanto contenta per te, Marina, che tu abbia la tua tavolozza di emozioni, emozioni, desideri fatta di tanti colori a disposizione.
    Ti ringrazio del tuo post 🙂 un bacio

    ATHOS: ovviamente rispetto il tuo pensiero, è il tuo, sono le tue considerazioni per te stesso. Comunque nel tuo post hai descritto così bene i circoli viziosi di queste brutte fazende…
    Io ricordo la mia infanzia come un periodo felice, anzi, la mia primissima casa l’ho sognata per anni, e me la comprerei, tanto ricordo sensazioni tipo quelle che descrivi. ma al contempo ricordo già che presto mi facevo molte domande, che ero molto sensibile a tante cose. Che coglievo forse anche troppe cose. Mi è rimasto impresso per esempio un compagno di classe della prima elementare, di cui non so il nome, che mangiava il suo pane con formaggino all’intervallo. Mi ricordo solo questa immagine ma nella mia mente è: era fragile, c’era qualcosa di triste in lui. Chissà come sta oggi. Oppure in lui riflettevo certe mie fragilità.Sarà pure che io ho cambiato, molto piccola, da case, scuole. E ho vissuto, nel mio piccolo, queste cose come sradicamenti importanti. Tempo fa ho incontrato una mia compagna di classe della seconda scuola. Lei ha di me un ricordo di una persona fortissima, un metro e quello che era allora di personalità trascinante mentre io mi ricordo me come un agnellino spaurito che aveva pure una specie di orticaria da stress. a 9 anni. E mi ricordo ancora quanto soffrivo per certe uscite della maestra (che per certi altri versi mi ha insegnato un sacco di cose utili

  • 8720
    L -

    ”ma anche mordere chi invece ha capito benissimo come stai, magari soprattutto perché ci è passato in prima persona, cerca effettivamente di darti una mano come può e usa le sue energie in modo empatico e trattarlo con supponenza: solo io so quello che sento, ma cosa vuoi capirne tu? solo io so quello che sento e so che non c’è rimedio, quindi il fatto che tu dica che c’è, che sei stato male ma ora stai meglio mi fa solo incazzare. Anzi, sai che ti dico? mentre dici che tu stai meglio adesso ti dirò io che invece la tua è solo illusione. Vedrai se non ho ragione io che tra un po’ starai di nuovo peggio… e se così non fosse allora è perché TU non stavi male davvero, come sto invece male IO.”
    Ci tenevo a chiarire alcune delle mie riflessioni esposte nella precedente lettera, io credo che il nocciolo del discorso non sia stare male, stare meglio, chi sta più male, stare male davvero o no, si rischia così di fare il famoso esempio il bicchiere è mezzo vuoto o mezzo pieno? Voglio fare una premessa, io auguro a tutte le persone che conosco e no di stare bene, di essere felici e sopratutto di riuscire anche con l’aiuto di persone (che si conoscono personalmente o no) a superare momenti difficili, e quando sento che una amica che ha passato un periodo di crisi, ora sta meglio, non può che riempirmi il cuore di gioia. Detto ciò voglio però anche dire che la mente è così affascinante per la sua complessità, io sinceramente ho difficoltà a credere a delle persone che dicono di essere sempre felici, così come quelle che dicono di essere sempre tristi, la nostra mente, secondo me, è un minestrone di tante emozioni, a volte si sta male, poi si sta bene, a volte si è tristi, a volte si è felici altre volte ancora si è incazzati, altre volte si è innamorati. Io penso che sia assolutamente umano passare da dei momenti in cui si sta bene a momenti in cui si sta male, non voglio affermare che la vita è fatta solo di sofferenza, ma che comunque non siamo dei robot e bisogna accettare l’esistenza di dei momenti di sofferenza. L’argomento del quale, appunto, volevo riflettere è come si affrontano i momenti (che uno spera sempre che non ci siano) di sofferenza. I momenti in cui si sta male con il corpo e la mente. Penso che ognuno reagisce in modo differente alla sofferenza sia fisica che della mente, e il discorso secondo me è appunto come ci si comporta in questi momenti. Quando parlavo della mia esperienza con una psicoterapeuta non volevo assolutamente dire che è stata un

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