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Il suicidio

di beppino
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14.953 commenti

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  • 8701
    marina -

    Marquito sono d’accordo con te ,a me hanno salvato la vita ,anche se hai tempi che furono li ho usati per togliermela.. :-).La persona depressa ha bisogno di psicologi ,psichiatri, psicofarmaci ,certamente queste cose sono legate alla tua voglia di darti un’altra opportunità. Non sai mai cosa c’è dietro l’angolo perchè non provare ?? Io pregavo la sera di non svegliarmi la mattina ora prego il contrario ,prendo le medicice puntualmente ,non sono rimbambitta come effetti collaterali ,mi amo ,vivo la mia vita giorno per giorno ,ho imparato ad amare le persone e anche una persona anche se mi hanno fatto del male ,provo soltanto pietà perchè non stanno serene come me.Sapeste quanto è bello uscire e sentire le persone che ti incontrano dirti Marina sprizzi serenità da tutti le parti !!!Io godo di ciò. Sono fiera di me .Già un’altra volta dissi : se i psicofarmaci servono per farmi stare così ..bè amo questa dipendenza da loro che sia falsa o vera ,io continuerò a prenderli .Sono passati 5 anni da quando è iniziato tutto ,ma devo devo dire che la mia vita è iniziata 2 anni e mezzo fà ,quando ho incominciato seriamente questo percorso di rinascita .Questa rivoluzione della mia persona è dovuto in parte anche a questo sito ,si proprio quì dove èro in discussione con tutti ho litigato con tutti ,perchè io avevo soltanto in mente la mia depressione e il mio egoismo ,ma sopprattutto era un’altra Marina che non voleva lasciarmi uscire fuori .Quì ho trovato persone che non mi hanno incitato al suicidio anzi piano piano siamo diventati anche amici virtuali e devo dire un grazie a tutti loro non faccio nomi ,rischierei di dimenticarmene qualcuno ,ma uno più di tutti sì DAGO44 un grazie particolare .Ho divagato un pochino ma volevo dire a tutti che darsi un’altra possibilità nella vita è nostro diritto a dispetto di tutti .un saluto a tutti .

  • 8702
    L -

    anche se non ho aggiunto più commenti ho parzialmente continuato a seguire le varie lettere di questo forum. LUNA: non è semplice saper ascoltare la propria voce, spesso può capitare di ascoltarci in un filmato, e provare anche un po di imbarazzo a pensare che sia la nostra voce, gli attori quando recitano devono essere capaci ad ascoltare la propria voce, e non è semplice, ma è un esercizio fondamentale per diventare attori, bisogna saper recitare ed essere spettatori di se stessi, nonostante ciò attore penso di esserlo stato nel palcoscenico della vita, non credo in un palcoscenico di teatro. Per quanto riguarda le sedute da uno psicoterapeuta, io per tre anni ci sono andato, e ormai e il secondo anno che non ci vado più, non penso che sia inutile andarci, ma non penso nemmeno che sia sufficiente; andare da uno psicoterapeuta può aiutare a capire certi meccanismi della mente, magari a riconoscere l’origine di alcune sofferenze, o il significato di alcune sensazioni, emozioni o sogni, in alcuni casi può addirittura aiutarti a riconoscere dei campanelli di allarme quando si sta per entrare in un tunnel di depressione, ma dalla mia esperienza posso dire che non ti fornisce le capacità per gestire determinati stati d’ansia, determinate crisi di depressione, quindi magari capisci il motivo o cosa succede nella tua mente quando sei depresso, ma appunto a che serve capire se poi comunque non sei in grado di gestirlo e sei incapace di controllarlo tanto da andare a cercare la morte? a questo punto alcuni potrebbero pensare che gli psicofarmaci possano essere la soluzione, ammetto che dopo uno dei diversi tentativi di suicidio, ho preso per un po di tempo degli psicofarmaci, si è vero magari in quel periodo non ho avuto degli attacchi d’ansia da tentare certe cose eppure mi sentivo tremendamente vuoto, incapace di provare emozioni, incapace di sognare, incapace di amare, semplicemente e lucidamente vuoto, e inoltre avevo sempre sonno, e allora mi ricordo che mi ponevo diverse domande quando andavo al tabacchino, ammetto che pure io sono un drogato cronico di sigarette, però la mia attenzione si focalizzava nelle tane persone che arrivavano a spendere grosse cifre (parlo anche 80 euro) in gratta e vinci, persone che si vedeva che erano pure in condizioni economiche molto disagiate, e magari preferivano non mangiare, o non portare soldi alla propria famiglia, per drogarsi di gratta e vinci, possibilmente erano persone lucidissime che non fanno uso di sostanze

  • 8703
    L -

    stupefacenti, eppure mi domandavo essere delle persone normali significa questo, smettere di provare emozioni, sensazioni e magari anche sogni che non sia quella di spendere un sacco di soldi in gratta e vinci? dopo un po di tempo ho abbandonato per sempre gli psicofarmaci, a dire la verità da un po di tempo non faccio uso più di nessun farmaco, anche quando magari ne avrei bisogno, ma questa è un altra storia. Per quanto riguarda certi stati depressivi, io penso che non si possa mai veramente uscirne fuori, è come l’eroina, molte persone per fortuna sono riuscite con aiuti diversi a uscirne fuori e non bucarsi più, eppure il pensiero rimane nella testa, quello non si può cancellare, e basta un momento di crisi, una scintilla come la scomparsa di un amico, che riprecipitare nel tunnel è un attimo. Una cosa simile secondo me accade almeno in me, basta solo una scintilla. Bisogna imparare a convivere con la propria mente e non è assolutamente semplice. Ora mi sento molto debole, con la testa e con il corpo. Ieri ho studiato nei dettagli il mio progetto, ho studiato vari posti, tentando di capire quali fossero le altezze di questi posti, quali sono più facilmente raggiungibili, e in quali posti vi sono le maggiori probabilità di non farcela. Poi ieri sera il mio progetto è (momentaneamente?) fallito. Ora mi sento troppo debole per ritornarci. Troppo stanco. Ecco se c’è una parola che descrive come mi sento è stanco e debole. Non ho fatto sogni strani eppure ho smesso di credere in tante cose; leggevo in una statistica che più del 60% delle persone che tentano il suicidio poi muoiono effettivamente di questa causa, continuo a ripetere certi momenti si possono anche superare, ma i pensieri,i sogni alcuni incubi, i ricordi, quelli sono indelebili, ed aspettano il momento più opportuna per devastare la mente. Io sono stanco e credo che nel più profondo di me non ho completamente archiviato l’idea di ieri.
    Volevo dedicare le ultime righe che ho a disposizione per fare i miei più grandi auguri a tutte le lettrici e scrittrici di questo forum, AUGURI, io penso che la festa delle donne dovrebbe essere 365 giorni all’anno, tuttavia alcune feste sono importanti sia per ricordare, sia per dire che bisogna fare ancora molto per tutte le donne di tutto il mondo.

  • 8704
    LUNA -

    L: hai scritto durante un attacco di panico, di ansia generalizzata, e nel momento in cui i tuoi pensieri negativi e la tua ansia erano a palla. Che la cosa sia durata tre minuti o tre giorni questo è.
    E mi auguro che adesso la tua ansia sia scesa.
    Una specificazione in breve: una delle ragioni per cui la nostra voce ci sembra strana quando la sentiamo registrata è anche che in quel caso la sentiamo con le orecchie, mentre quando la emettiamo dalla bocca la sentiamo anche attraverso il nostro corpo. Per precisare che non è solo un effetto speciale ultravivace o la questione che siamo suonati. Tutte le persone che sentono per la prima volta la loro voce registrata provano quell’effetto, tantopiù perché quando parliamo pensiamo a parlare quando ci ascoltiamo registrati, essendo appunto spettatori/ascoltatori, la nostra è un’attenzione diversa, per cui cogliamo anche di più le nostre pause, il fatto che parliamo veloci, che abbiamo un certo accento.
    Mi viene in mente, a proposito della voce, un esercizio riguardo il canto: una volta ero ad uno stage in cui si lavorava con la voce, provando ad usarla in vari modi diversi e ad usare la respirazione. Ad un certo punto la tipa dice: cantate. Molti stonano. Lei dice: invece di pensare a fare bene provate a fare il peggio possibile. Il paradosso era che, persa l’ansia da prestazione, ed eliminato un certo imbarazzo di cercare bene per forza, molti erano più intonati di quando cercavano di far bene.
    Non c’entra, ma forse anche c’entra con il potere che abbiamo anche di farci del male. Anche di credere che qualcosa che potrebbe farci bene non ci fa un c..... Magari mentre diciamo che odiamo gli psicofarmaci perché sono una cosa passiva però trattiamo le sedute dallo psicologo o psichiatra allo stesso modo: non funzionano, perché non siamo disposti a metterci in gioco manco un po’. Siamo disposti a metterci in gioco per farci del male e pensare con quale corda possiamo strozzarci meglio, a dire che non valiamo un c.... o che il mondo pullula di teste di c...., ma disposti ad una sana autocritica, costruttiva no. E’ vero, la depressione è una merda, ma è verissimo ciò che dice Marquito, l’ostinazione a non curarla è più merda ancora.
    E si può essere ostinati a non curarsi anche andando da cento psicologi o prendendo cento pastiglie. Mi ripeto, ho rispetto per chi sta male, e conosco il meccanismo, ma tra i meccanismi c’è anche il dire: sto male e le persone non mi capiscono, non prendono atto che sto male (vero,

  • 8705
    LUNA -

    accade, e fa malissimo) ma anche mordere chi invece ha capito benissimo come stai, magari soprattutto perché ci è passato in prima persona, cerca effettivamente di darti una mano come può e usa le sue energie in modo empatico e trattarlo con supponenza: solo io so quello che sento, ma cosa vuoi capirne tu? solo io so quello che sento e so che non c’è rimedio, quindi il fatto che tu dica che c’è, che sei stato male ma ora stai meglio mi fa solo incazzare. Anzi, sai che ti dico? mentre dici che tu stai meglio adesso ti dirò io che invece la tua è solo illusione. Vedrai se non ho ragione io che tra un po’ starai di nuovo peggio… e se così non fosse allora è perché TU non stavi male davvero, come sto invece male IO.

    Il fatto è che si diventa egocentrici, e malati anche di una falsa empatia. Un’empatia per cui si soffre per tutto il mondo, ed è vero, non dico di no, un’empatia per cui non si può sentire una notizia al telegiornale senza sentirsi piegati in due, ma poi non ci si accorge di come ci si comporta sull’uno a uno, che sia in una stanza o anche sulle pagine di un forum.
    Si sta a dire che il mondo è egoista ma si rifiuta l’empatia vicina o anche sulle pagine di un forum, magari arrivando pure a dire: trovi che io ti abbia risposto male? non lo sai che sto male? e poi a te chi te l’ha chiesto?
    In realtà invece di incensare la morte, e di fare il club di chi preferisce l’arma nera o l’arma bianca, il cianuro forse varrebbe la pena di ASCOLTARE L’ALTRO. Attenzione, non ascoltare l’altro nel senso che dà lezioni, ma ascoltare le emozioni dell’altro: le emozioni di una persona che come Marina dice: a me sta servendo fare un percorso, io vedo dei risultati. E capire che la questione non è che sta facendo un elogio degli psicofarmaci o della psichiatria, ma sta cercando di dire altro, come sta lei. Io, mi ripeto, lo so che il depresso non lo fa apposta a vedere/non vedere se stesso e gli altri in un certo modo. E’ ovvio che non lo fa apposta. Ma la verità è che spesso il depresso comincia a mettersi sulla strada di un miglioramento reale nel momento in cui si rende conto che anche gli altri possono essere fragili, emotivi, avere paura, che non è che ha una sorta di immunità depressica per cui può sparare in faccia alla gente o per non farlo deve chiudersi in un bunker atomico o nella morte. Bensì forse deve accettare il fatto che, pur avendo sofferto immensamente, ha gli stessi diritti e doveri degli altri, di costruire, non sottrarsi e non distruggere.

  • 8706
    LUNA -

    MARQUITO: @Queste stupide crociate contro gli psicofarmaci sono estremamente deleterie e procurano danni molto maggiori dei cosiddetti “effetti collaterali” da voi paventati. Ci sono milioni di persone depresse che potrebbero salvarsi se avessero l’umiltà e l’intelligenza di curarsi, ma voi li terrorizzate a morte facendogli credere che gli antidepressivi sono il demonio.

    MARINA: @La persona depressa ha bisogno di psicologi ,psichiatri, psicofarmaci ,certamente queste cose sono legate alla tua voglia di darti un’altra opportunità. Non sai mai cosa c’è dietro l’angolo perchè non provare ?? Io pregavo la sera di non svegliarmi la mattina ora prego il contrario ,prendo le medicice puntualmente ,non sono rimbambitta come effetti collaterali ,mi amo ,vivo la mia vita giorno per giorno ,ho imparato ad amare le persone e anche una persona anche se mi hanno fatto del male ,provo soltanto pietà perchè non stanno serene come me
    Sono passati 5 anni da quando è iniziato tutto ,ma devo devo dire che la mia vita è iniziata 2 anni e mezzo fà ,quando ho incominciato seriamente questo percorso di rinascita .
    Questa rivoluzione della mia persona è dovuto in parte anche a questo sito ,si proprio quì dove èro in discussione con tutti ho litigato con tutti ,perchè io avevo soltanto in mente la mia depressione e il mio egoismo ,ma sopprattutto era un’altra Marina che non voleva lasciarmi uscire fuori.

    Alle volte abbiamo passato una vita o comunque molto tempo a stare male, ma quando un percorso di recupero richiede un certo tempo non siamo disposti ad avere pazienza. Io non considero un’entità miracolosa la mia strizzacervelli, che in due battute, nella vita, ho frequentato (e non perché io sia dovuta tornare da lei perché aveva fatto male la prima volta, ma perché io ero pronta, la seconda volta, ad affrontare un nuovo capitolo… le cose che avevo “visto” ed elaborato nel primo capitolo della mia terapia non sono mai andate perse, sono tutte cose che mi sono servite e non in maniera astratta, ma pratica, per conoscermi meglio e vivere meglio e sciogliere degli automatismi ecc, idem la seconda volta) ma la considero un importante supporto nel mio percorso per stare meglio, per affrontare periodi di difficoltà e di confusione e malessere. La considero una persona mi cui mi sono fidata (e ho fatto bene) per guardare cosa mi stava succedendo non solo attraverso la mia ansia e le mie più radicate convinzioni limitative su me stessa e ciò che davo per scontato nel

  • 8707
    Eme -

    Una cosa di cui sono certa (di certezze ne ho ben poche…) è che, spesso, chi sta male al punto di vedere la morte come unica soluzione, non vuole assolutamente ascoltare le esperienze altrui. O, meglio, si rifiuta ostinatamente di comprendere le ragioni per cui Tizio racconta il proprio percorso e Caio dettaglia gli sviluppi di una terapia o di un certo trattamento. E’ come infastidito dai miglioramenti altrui, crea una sorta di lega unicamente con chi sventola la bandiera con il simbolo della morte, evita accuratamente tutti gli altri e, nei momenti di maggior energia, s’imbestialisce con chi sta meglio e lo dice (lo scrive in questo caso). E in genere conclude i propri interventi con un “intanto non cambio idea!!!” che assomiglia parecchio allo sbam di una porta sbattuta in piena faccia.
    Ne sono certa perchè l’ho fatto anche io. Se poi si tratta di una imbestialitura dettata dall’invidia o dal rancore che si prova per il traditore della Dea Morte è tutto da vedere.
    Ciò che so è che ci si arrocca nelle propria postazione con un egoismo che fa a pugni con quel “sentirsi piegati in due” per le disgrazie che infestano il mondo.Ciò che so è che non si vuole stare a sentire nessuno se non chi può farti compagnia nel viaggio verso la distruzione.
    Chi sta meglio viene visto come un crumiro che forza un picchetto di scioeranti all’ingresso di una fabbrica, un disertore che abbandona il campo di battaglia, un traditore che molla i compagni di viaggio nel momento cruciale.
    Si creano due gruppi: chi sta meglio (o vuole credere di stare meglio volendo stare meglio) e chi è impantanato e non riesce ad uscire dal pantano.
    Ed è la situazione più paradossale a cui si possa assistere…..
    Siamo tutti sulla stessa barca.
    Alcuni si stanno imbarcando sulle scialuppe di salvataggio, altri restano abbarbicati alle transenne del pontile, altri si imbarcherebbero sulla scialuppa se non si sentissero incatenati al pontile. Altri sono già a terra e smanettano per aiutare i naufraghi.
    Ognuno ha un proprio percorso, ha un proprio metodo, ha una propria proposta che non è nè un consiglio nè, tantomeno, un ordine.
    Ma volte il “buon suicidio” ti viene quasi strappato di bocca…..a volte assisti a scene assurde in cui la cecità impera, in cui il non voler vedere le cose positive e l’essere cecchini nel beccare le cose negative lascia a bocca aperta.
    Io sono maestra nel farlo.
    Ed ogni volta mi do dell’imbecille da sola. E sapeste quanto sono contenta di

  • 8708
    Eme -

    questo riuscire a darmi dell’imbecille da sola!
    Mi inciampo tutti i giorni in quell’autolesionismo che mi ha avvelenato l’esistenza.
    Tutti i giorni.
    Faccio sforzi bestiali per pensare che c’è un cielo al di sopra delle nuvole.
    E non sempre riesco a pensarlo da sola. Spesso mi occorre qualcuno che mi indica il cielo con un dito (e per fortuna che non sono la scema che guarda il dito). Un qualcuno che mi elenca le cose positive perchè non sono in grado di vederle. Però voglio vederle. Anche se non le vedo. E’ questo il mio passo in avanti. Aver scoperto di voler avere una volontà (scusate il gioco di parole) che non pensavo di poter volere.
    Poi (spero) verrà il recupero di una sorta di autostima, poi verrà la possibilità di non ammorbare l’esistenza altrui con le proprie insicurezze e le proprie ricadute. Con il tempo, però. Senza fretta. Con tutto il tempo che occorre, quel tempo che ci si vuole negare e, a volte, ci si nega.
    E con le giuste terapie. Poco importa se per terapia si intendonoo psicofarmaci, sedute dallo psichiatra, tisane, partecipazioni a gruppi di pensiero new age etc etc etc. Ognuno ha il proprio modo e, logicamente, umanamente, difende il modo in cui ha raggiunto una sorta di serenità.
    Io, ad essere sincera, non riesco a vedere i farmaci come i mostri magnacervello.
    Dipende dal motivo per cui li si assume. Per stare meglio, per rimbambirsi in attesa della fine o per farla finita…..
    Cara Marina, più di un anno fa ho invidiato la tua capacità di incazzarti digitando una trentina di punti esclamativi :-), vedevo questo gesto come un rigurgito di energia che pensavo di non possedere. E te l’ho scritto (tu ti sei ncazzata ancora di più :-).
    Penso a tutti quelli che scrivono qui e non ne vogliono proprio sapere dei percorsi altrui. A quelli che domandano lumi (o aiuto) per morire quando, per morire, se veramente lo si vuole, non occorre molto….e lo fanno quasi come se volessero sfottere chi si prodiga per dare una mano e, alla fine, si sente preso in giro e deriso come l’imbecillone di turno. Penso a quelli che pur avendo la luce davanti si ostinano a dire “se vedo la luce è perchè sono in grado di distinguerla dal buio. E se so cos’è il buio è perchè lo conosco bene!!! Ergo sto o sono stato al buio…..vedi che sono sfigato!!!!”. Penso a chi è seduto e non riesce ad alzarsi ma forse non vuole (come è successo a me) perchè il Male NON muove il mondo….ma da molta più sicurezza.

  • 8709
    LUNA -

    rapporto con la mia vita e gli altri. Anche con i meccanismi degli altri che mi erano nocivi.
    La considero un supporto fondamentale perché, per quanto io sia una persona intelligente e dotata di una capacità analitica non da buttare, mi ha permesso di guardare di me cose che io non ero in grado di vedere neanche se mi fossi impegnata ai massimi livelli, cosa che, peraltro, quando stavo più male facevo, ma andando in implosione. Il che comunque mi ha permesso di avere più presenti le mie risorse oltre al mio malessere e i miei limiti, e di conoscermi meglio, non attraverso le etichette e giudizi, miei e degli altri, ma anche di rispettare i miei stessi limiti.
    Io riconosco quanto la terapia mi sia servita a volte anche in cose apparentemente minimali. Riconosco che in certi periodi la terapia non mi è apparentemente servita a niente, ma non perché non servisse di per sè, ma perché io la vivevo come puro sfogo, cosa che peraltro, razionalmente, non mi è mai piaciuta. Ma la pressione mia era tale che non potevo “lavorare” su di me. Quindi in quel senso serviva, perché evidentemente ne avevo bisogno, dello sfogo, ma il risultato era imparagonabile a quando riuscivo a “lavorare” sulle cose veramente. Dunque mi chiedo, quando leggo “la terapia non mi è servita a niente” se le persone, forse, anche, siano riuscite a concedersi di portarla avanti oltre la fase dello sfogo che serve, ma in cui le cose sembrano muoversi meno (anche se si muovono). Descrivere nel dettaglio un percorso terapeutico personale è impossibile. Così come non potrei descrivervi nel dettaglio questi ultimi anni, al centro dei quali io sono stata in terapia. E mi è servita, anche se io stessa riconosco delle mie resistenze. Allo stesso modo, poiché paradossalmente, è stato nei due anni clou del mio malessere che io non sono potuta andare in terapia, riconosco che se sono riuscita a superarli senza una completa distruzione e riuscendo in qualche modo a reggere è stato anche per delle chiavi che la terapia in precedenza mi aveva dato. Quindi da parte mia, per mia esperienza personale e per l’esperienza di moltissime persone che conosco, mi sento di dire che serve. Che serva pure solo in certi casi ad aiutare a convivere meglio con delle predisposizioni ansiose o compulsive, ma permettendoti una migliore qualità di vita e di cercare di prevenire il fatto di uscire con una gola debole in mezzo al gelo polare. Mi pare valga la pena comunque più che darsi per vinti a priori.

  • 8710
    Marquito -

    Se c’è una cosa che mi dà fastidio sono i pregiudizi, i luoghi comuni, le frasi insensate ripetute a pappagallo per convincere sé stessi di essere nel giusto. Prendiamo quello che ha scritto Tracy a proposito degli antidepressivi:
    “I farmaci non risolvono i problemi; ti danno solo una sensazione di falso benessere”.
    Innanzitutto vorrei capire cosa distingue un “vero” benessere da un “falso ” benessere. Se il benessere procurato dai farmaci è “falso” perché ottenuto artificialmente, allora siamo di fronte a un ragionamento circolare, che è come dire a una petizione di principio. Un discorso analogo si potrebbe fare riguardo all’affermazione secondo cui “i farmaci non risolvono i problemi” (come fate a sapere che la depressione non sia di origine organica, nel qual caso un antidepressivo rappresenterebbe proprio la soluzione del problema ?).
    Sarebbe magnifico se potessimo fare a meno degli psicofarmaci; sfortunatamente, in alcune circostanze, questi ritrovati della scienza si sono rivelati assolutamente indispensabili. Demonizzare gli antidepressivi è un comportamento scriteriato e irresponsabile, così come sarebbe irresponsabile prescriverne ai pazienti una dose eccessiva.
    Dopo il mio secondo tentativo di suicidio sono stato sottoposto a un trattamento massiccio e estremamente invasivo. Sapevo perfettamente che ci sarebbero stati degli effetti collaterali; ero perfettamente consapevole dei rischi connessi con questo tipo di terapia; sapevo anche che avrei potuto sviluppare una certa dipendenza e che questo fatto, in un futuro ancora lontano, avrebbe comportato ulteriori sforzi e ulteriori sacrifici. Eppure, ogni santo giorno, mi recavo all’Istituto di Neuroscienze per farmi somministrare le mie meravigliose flebo (l’ho fatto per tre mesi, in un periodo in cui alzarmi dal letto mi costava uno sforzo sovrumano, prendendo due autobus per arrivare a destinazione perchè purtroppo non guido l’automobile, e durante quei tre mesi non ho mai saltato una singola seduta). Perché l’ho fatto ? Perché non c’era più nessuna alternativa. Il livello di serotonina presente nel mio liquido cerebro-spinale era spaventosamente basso e tutte quelle flebo, assieme alle compresse e alle pasticche, mi avrebbero permesso di uscire fuori dal pozzo e di affrontare i miei problemi con maggiore serenità. Una volta superata l’emergenza gli psicofarmaci sono stati gradualmente ridotti, fino a raggiungere la dose di 1 sola pasticca.

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