Il suicidio
di
beppino
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@ Andrea: Non voleva essere un giudizio distruttivo, ma uno scrollare sul valore della vita. Non sono una psicologa, sono solo una mamma che ha vissuto sulla propria pelle il dolore di un suicidio del proprio figlio. Un dolore il suo, (mio figlio) che non riusciva a superare, (l’aver trovato la propria moglie a letto con un altro uomo)una depressione che nascondeva a tutti noi, anche perche’ viveva lontano. “Tutto bene mamma, tranquilla, sto bene!”e intanto il tarlo del suicidio andava sempre piu’ nel profondo. Un giorno una telefonata(10 anni fa)un amico ci disse: Signora salite su perche’ suo figlio ha avuto un’incidente. Non era stato un’incidente, ma un suicidio con i gas della macchina, l’hanno trovato in una stradina ormai in fin di vita, aveva lasciato un biglietto affinche’ i suoi organi fossero donati a chi ne aveva bisogno, e poi c’era scritto: Fate conto che io sia stato per voi un grande dolore di testa, ora non ce l’avete piu’.Un dolore grandissimo, immenso, come puo’ un figlio pensare di togliersi la vita? eppure c’e’ una famiglia che l’ama tantissimo!!! Arriviamo all’ospedale di Fidenza : Ci dispiace signora, abbiamo tentato di tutto, anche la camera iperbarica, ma purtroppo e’ morto. Ma Dio inizio’ a parlare al mio cuore”tuo figlio vive” parole contrastanti con la realta’, ma parole che arrivavano dall’Iddio Onnipotente. Ho detto ai dottori che mio figlio era vivo,ma loro(giustamente) gridavano per scrollarmi e farmi accettare la realta’, anzi mi portarono dal neurologo e psicologo dell’ospedale, ma il mio cuore era rivolto al Signore che opera miracoli e che ha risuscitato Lazzaro. Mio figlio era attaccato a una macchina che pompava il cuore per espiantarlo, i dottori il 5 giorno chiesero di espiantarlo, non l’abbiamo permesso perche’ Dio aveva parlato di vita. Il 7 giorno mio figlio e’ ritornato alla vita, completamente sano. Sano nella mente, sano nel cuore. Oggi lui sta pregando il Signore affinche’dia vita a sua sorella con il carcinoma e con la condanna di pochi giorni di vita. Ma noi stiamo sperando nello stesso Dio che 10 anni fa ha tratto lui dalla morte.La vita ha un valore inestimabile, se guardiamo ai tanti problemi tutti vorremmo farla finita, ma bisogna incoraggiarci per volgere lo sguardo verso Colui che puo’ intervenire, aiutarci, stringerci sul Suo petto quando le forze ci vengono meno.Dio ti benedica. Ripeto,non giudico chi sta attraversando dei momenti difficili,vorrei avere una parola per poterli aiutare.Dio puo aiutarti
@ Buck:
Tu poni il problema del suicidio razionale; di un atto che non è dettato dalla depressione né da una qualsiasi forma di patologia psichica, ma da un’analisi lucida e obiettiva delle circostanze.
Il suicidio razionale esiste, ma è molto difficile stabilire se il tuo lo sarebbe. Nessuno può stabilire una cosa del genere con assoluta certezza; nemmeno il diretto interessato può esserne assolutamente sicuro. E’ possibile che il dolore fisico ti stia portando all’esasperazione. Non hai idea di quanto ti capisca, perché ho una soglia di sopportazione del dolore estremamente bassa. Tutto ciò che posso fare è augurarti di trovare un medico competente e veramente preparato. Ce ne sono pochi; lo so, ma prima di arrenderti dovresti provarle veramente tutte, anche a costo di consultarne una dozzina.
A parte questo:
Quello che forse ti manca, in questa fase della tua esistenza, è un po’ di affetto e di tenerezza verso te stesso. Lo so che può suonare strano, ma è molto importante riuscire a provare un po’ di tenerezza verso sé stessi. La mia rinascita, dopo due tentativi di suicidio, è cominciata proprio di lì. Mi sono guardato allo specchio; ho osservato il mio volto disfatto e ho provato un’ infinita compassione. Ho provato un desiderio di protezione che sconfinava nell’affetto.
@ Eme-sei una persona dolcissima, mi commuove la tua poesia. Ho subito la sofferenza fisica su me stessa, ho perso una bambina,il suicidio di un figlio, il cancro su una figlia. Eppure ho la gioia nel cuore, perche’ ho posto ogni cosa nelle mani del Signore Gesu’. Forse sembro semplicistica(perdonatemi, sono una donna senza cultura e non so usare paroloni) ma Dio e’ L’iddio Vivente e Vero, che mi da forza, coraggio, gioia di vivere,mette speranza nel cuore, e se la depressione vorrebbe capeggiare la mia mente, Egli, mi circonda con il Suo amore e mi protegge da essa. Ti ringrazio del tuo amato consiglio, ma la mia faccia la butto sempre ai piedi del mio Signore.
Buck, non so da quanto tempo stai leggendo, ma secondo me ti sei perso il filo del discorso. E’ un pò come se io vado al cinema a tre quarti di film e mi lamento con tutti perchè in quel punto del film non ci capisco una mazza.
A questo punto ci siamo arrivati per gradi e quello che tu chiami “divagare” spesso è un uscire dai binari standard per trovare risposte diverse dalle solite scontate. Perchè insieme a noi non ci provi anche tu? Fin’ora ti sei reso conto di non avere cuore, che hai vissuto con una persona che ti aumenta i dolori e che ora se ne sta andando. Qualcosa di buono per me c’è. Ora hai la possibilità di conoscerti fino in fondo e ancor meglio, dovendo badare a te stesso molto più di prima. Chiaramente deve interessarti di farlo, ma quella è una scelta tua. Se farlo non ti interessa perchè ti sembra inutile, allora ti sei già risposto, senza divagazioni.
@ Ti ringrazio Andrea della tua gentilezza, la mia non voleva essere un’aggressione, ed anzi mi scuso con tutti se e’ apparsa tale. Ma volevo veramente con tutto il cuore, dare una scrollata positiva per dire” voi avete la possibilita’ di scegliere, la vita o la morte” Desiderare di aiutare ad aprire gli occhi di chi vive nel buio della depressione alla luce della vita, ritornare ad apprezzare le piccole cose, un fiore che sboccia, il sole che splende,la pioggia che annaffia la terra, un bimbo che nasce,una carezza a chi ne ha bisogno, una parola di conforto ha chi e’ nel dolore, incoraggiare chi non ha niente o pensa di non avere niente. Annunciare che c’e’ un Dio che ha dato la Sua propria vita sulla croce per amore della creatura, per me…per te…per tutti.Gesu’ Cristo ha versato il Suo sangue affinche’ noi avessimo vita. Questa e’ la mia forza e mia certezza, la mia luce, il mio riparo quando ho paura, la mia ancora di salvezza, la mia pace. Dio non e’ una religione,ma e’ l’Iddio Vivente e vero, che ascolta il grido del bisognoso, dell’afflitto,di colui che e’ senza speranza. Questo e’ il mio Dio.
Marzia, con il tono zuccheroso che mi contraddistingue ribadisco il mio pensiero. Mi spiace per la caterva di disgrazie che ha contraddistinto la tua esistenza ma tu non sai nulla di cio’ che é capitato, sta capitando a ciascuno di noi. E se Dio ti da una forza immane bé….buon per te. Io ho altre risorse da cui attingere. Ognuno pensa cio’ che gli pare. Graziosa la virata in corner con cui asserisci di non esserti resa conto di aver avuto un tono aggressivo! Mossa molto diplomatica. Peccato che faccia ridere i polli.
@ Marzia:
Eme si sa difendere benissimo da sola; non c’è nessun bisogno che lo faccia io per lei. Ne abbiamo le scatole piene dei predicatori che vengono qui a sparare sentenze sul dolore e sulla sofferenza degli altri. La tua è stata un’entrata a gamba tesa. Sei venuta qui con la prosopopea e con l’arroganza che sono tipiche degli “eletti” e ti sei messa a giudicarci tutti senza nessuna possibilità di appello. Mi dispiace moltissimo per tutto quello che hai passato, ma mi meraviglia molto il fatto che queste terribili esperienze non ti abbiano insegnato proprio nulla.
Marquito: (quasi mi dispiace che non posso più chiamarti con il nomignolo sbagliato che mi era simpatico 😛 scherzoooo)
@Quello che forse ti manca, in questa fase della tua esistenza, è un po’ di affetto e di tenerezza verso te stesso. Lo so che può suonare strano, ma è molto importante riuscire a provare un po’ di tenerezza verso sé stessi. La mia rinascita, dopo due tentativi di suicidio, è cominciata proprio di lì. Mi sono guardato allo specchio; ho osservato il mio volto disfatto e ho provato un’ infinita compassione. Ho provato un desiderio di protezione che sconfinava nell’affetto.
Ti ringrazio per le tue parole, anche se non erano rivolte precisamente a me, e “desiderio di protezione che sconfinava nell’affetto” mi ha commosso, per la potenza di una sensazione così forte, che mi hai trasmesso.
Una volta, tanti anni fa, quando stavo male l’altra volta, mi è successa una cosa apparentemente banale, ma che non dimenticherò mai.
Era uno dei giorni bui nel buio, quei giorni che si trascinavano, in cui mi svegliavo ogni mattina pensando che non ne potevo più, di quell’ansia che mi divorava le budella, e del fatto di aspettare un altro giorno portandomi in giro così e di tutte quelle brutte cose che ci fanno sentire separati da noi stessi e dal mondo e ci fanno sembrare il vivere solo una fatica. Non importa se non stiamo portando 600000 chili sulle spalle, penso mi capisci. Li portiamo al centro dello stomaco quei chili, con quella sensazione insieme vischiosa e soffocante che ci invade e che è come un paio di occhiali sbagliati che dobbiamo tenere sul naso giorno e notte.
Faccio un inciso: allora, ero più giovane e avevo più forze, e le ragioni per cui ero stata male erano differenti, ero riuscita a fare questo: a uscire di casa ogni mattina alle 7, anche se non ero obbligata a farlo (studiavo, non lavoravo), facendomi venire a prendere dal mio fidanzato che andava al lavoro. Poi vagavo e poi andavo all’università. Io male stavo dappertutto, ma mi pareva che se fossi stata a casa sarebbe stato molto peggio. Quell’anno una mia amica mi disse una cosa che mi fu utile: mi disse che anche se non mi importava un fico secco (ma proprio zero) degli esami, dell’università, perché stavo male e nulla per me aveva un vero senso, e non riuscivo neppure a concentrarmi era meglio che io mi concentrassi sui libri, o almeno tentassi, piuttosto che stare solo nella mia testa. era vero.
Ognuno è libero di essere credente, iper credente, mistico, maniacale, agnostico, ateo, indifferente e di eccedere nelle proprie convinzioni fino a tracimare nel ridicolo.
Ciò che infastidisce è il bacchettare, l’insegnare, il redarguire, il giudicare, il sentenziare, il pontificare (e l’aggredire) in base al proprio PERSONALISSIMO metro di misura.
Vedi Marzia, tu stai vivendo il dramma peggiore che può vivere una madre.
E nonostante tu abbia in casa l’esempio (per fortuna vivente) di una persona che, in evidente stato di disagio, ha tentato di uccidersi usi la tua forza, la tua energia per piombare qui e dare (implicitamente ma non tanto) dell’imbecille a tutti quanti cogliendo l’occasione per fare una propaganda religiosa che può ammaliare, lasciare indifferenti o urtare (personalmente mi urta).
E non è la prima volta, cara Marzia.
8267 marzia – 26 dicembre 2010/0:12
Un bellissimo post in cui definivi (presumo Beppino) addirittura COLPEVOLE del dolore arrecato ai suoi familiari/amici.
Sei una mamma che soffre, ok.
Ma sei recidiva nei tuoi attacchi involontariamente aggressivi.
Cercherò di spiegarmi meglio!
Chi sta male è un corpo senza pelle sotto una pioggia di aceto.
L’aggressione di chi “non riesce a spiegarsi” e stila l’elenco delle disgrazie del mondo , a volte, può essere letale.
Libera di crederci, di non crederci, di considerarmi una belva senza cuore perché non mi inginocchio davanti a te e a Dio per chiedere perdono dei miei post precedenti (di cui, peraltro, ribadisco il contenuto).
Intendiamoci, non è che io sia mai stata una che se prendeva un 20 andava in paranoia, non ho mai fatto la corsa ai voti, ma parlo proprio di assenza di qualsiasi emozione. A me era sempre piaciuto imparare, usare la mia testa. Non mi interessava più. Anche perché non amavo più la mia testa. la odiavo, perché era piena solo di pensieri brutti. Non mi fregava un caz neanche di sedermi di fronte ai professori, fare scena muta, di sapere o non sapere. In sintesi quell’anno ho fatto più esami che tutti gli altri anni, e di nessuno mi è importato. Qualsiasi voto prendevo pensavo: chissenefrega. Però aveva ragione la mia amica che mi diceva: tu falli lo stesso, quando uscirai dal tunnel vedrai che sarai contenta. Vero è che pur non avendo la mia proverbiale vivacità mentale e concentrazione ero stata in grado di farli, e non sempre è così. E’ stata una fortuna che avessi quel minimo di testa per poterli fare. E di non entrare in un meccanismo di fallimento ancora più implosivo se fossero andati male. Intendo dire che non c’è ovviamente una ricetta. A me erano serviti per dare tregua ad un cervello stanco, ma che si stancava di più a pensarmi contro, mentre cercavo di sopportare l’andare avanti dei giorni dicendomi che ero disposta a sopportare solo perché io accettavo la scommessa che quella fase, che pareva infinita, potesse non esserlo. E sarebbe stato un peccato non esserci quando finiva.
Ma quello che volevo dire (sì, Buck, stavolta ho divagato sul serio) è che un giorno sono su un autobus, chiusa nella mia melma totalissima. E mi arriva per puro caso un raggio di sole in faccia. Mi prende in un occhio, quasi a farmi male. E io piango. Piango come una scema, di commozione, di gioia, in mezzo a sta gente che mi guarda tipo “?”. Non era una cosa controllabile. Mi sono messa a piangere perché dopo un sacco sacco sacco di tempo in cui ero stata così distillata in me stessa che tutto l’esterno tutto stava fuori, un raggio di sole, che veniva dall’esterno, mi aveva raggiunta. Era entrato, me n’ero accorta. La verità, mi rendo conto, è che non lo so spiegare bene, perché non fu una cosa razionale. Però me lo ricordo ancora, perché fu un’emozione fortissima. E sì, anche di affetto e tenerezza per me stessa. Ovviamente non scesi dall’autobus “guarita”, che sarebbe fantascienza. Però per sempre ricorderò quel momento in cui qualcosa successe. In me. Forse perché avevo incontrato delle mie corde che credevo non ci fossero più.