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Il suicidio

di beppino
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14.953 commenti

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  • 8571
    LUNA -

    casi. inoltre ci sono famiglie che insegnano “a non godere”. Quando dico non godere non intendo assolutamente in senso sessuale, o solo.Ci sono persone che sin dall’infanzia si son sentite dire che non aveva senso festeggiare un compleanno, una festa, spendere per la propria minima gratificazione, essere soddisfatti di sé se qualcosa riesce, di non sperare perché se le cose vanno male? Falsi inviti a modestia (possiamo essere umili ma intimamente felici di una nostra creazione, di un nostro talento), in realtà ansia e negazione di sè trasmesse o forme di controllo dell’esuberanza. Magari anche incosapevole se, per generazioni e generazioni, ciò è stato trasmesso. Credo che ci siano molte persone in lotta tra un sincero, viscerale, quasi disperato desiderio di serenità e felicità (talmente disperato da cercarle in persone, sceltesbagliate), che non è vero che stanno per comodo nell’infelicità… è che si sentono come stracci inzuppati di lacrime che in fondo pensano di avercelo scritto in fronte che devono stare in fondo al secchio… come partire da 50.000 sotto zero per raggiungere un livello normale di dignità naturale… ogni volta che desiderano sembra quasi, come il topolino che è stato tormentato in laboratorio, sentano lo stimolo della scossa elettrica,e non serve che lo stimolo sia presente, è ormai interiorizzato. C’è poi da dire che se a farti male sono state proprio delle figure di riferimento importanti o da loro non ci siamo sentiti difesi o ci siamo sentiti in difetto con loro puoi passare molti anni della tua vita in una continua lotta interiore tra rabbia, dolore e giustificazione. Lotte tra opposti che riferisci a te stesso o in senso più ampio. Io di base so di non essere autolesionista. e infatti per un bel pezzo della mia vita ho vissuto concedendomi ottime cose e riuscendo anche a difendermi a modo mio dalle sollecitazioni “lesive” e in equilibrio con le mie nevrosi. A 20 anni ho sciolto dei nodi, degli automastismi d’ansia che pensavo scontati. Quando però in seguito le sollecitazioni sono state enormi, quando in qualche modo ho rivissuto un trauma, quando i dolori sono stati grossi e lo stress è stato ogettivamente anche labirintico ho avuto il crollo. Non senza dolore allora ho guardato in faccia un’antichissima “lesione”. Forse, altrimenti, non l’avrei mai riconosciuta. Intendiamoci, l’equilibrio non è statico, per nessuno.Non ho medaglie sul petto e parecchi guai. Ma alcuni pezzi del MIO puzzle hanno assunto un diverso senso.

  • 8572
    Eme -

    Luna 🙂 mi sa che siamo due deficienti. L’affetto sel tuo post mi ha commosso. Ed é un affetto ricambiato lo sai. Quando sei apparsa qui ed ho capito che non l’hai fatto per chiedere se si muore prima impiccandosi o buttandosi dalla finestra ho avuto la stessa reazione che puo’ avere una bambina di 4 anni che vede il sederone rossi di Babbo Natale penzolare dal camino la notte del 24 dicembee :-). Sei una persona positiva che cerca di cogliere il meglio di ogni singola tappa di un viaggio lunghissimo. Anche di quelle tappe forzate, quando il treno si rompe in piena notte e si ferma in mezzo ad una landa gelida e desolata. È importantissimo riuscire acdire: sticazzi!!!! Che si tratti di una montagna di cicche o di qualsiasi altro scempio che si sta facendo della propria vita. È il primo passo del viaggio verso di sé. Non so quanto duri quel viaggio. Non so neppure quanto sia importante saperlo. So che, come dice Marquito, vale la pena compierlo. Meglio se in buona compagnia di chi h tanto da raccontare, da trasmettere, lo sa fare bene e, chi lo sa…..magari riesce a tirare sul treno chi, da troppo tempo, é seduto nella sala d’aspetto e neanche se ne accorge.

  • 8573
    buck -

    Una conversazione web che va avanti da oltre 5 anni è decisamente strana , ma , sopratutto piacevole .Trovo , tuttavia , che si sia divagato dall’argomento iniziale.
    Vi è una qualche giustificazione al suicidio? E’ prevenibile? Si può portare aiuto?Ho motivi per vivere?
    Navigo verso i 60 ( son ben oltre il mezzo del cammin… mi restavano una diecina d’ anni decenti , ecco cosa vado a perdere , in fondo!),una professione un tempo socialmente importante , discretamente pagata, ma che sto odiando : tra poco raggiungerei la pensione .
    Una moglie che odio ( niente figli), ma che , per fortuna , sta per abbandonarmi ( leggesi liberarmi).
    Grandi passioni : viaggi , fotografia , archeologia , trekking…
    Poi , un incidente: 8 mesi fa trauma plurimo…dolori a tipo sciatalgia insopportabili , nessuna diagnosi precisa o terapia (inutili consulti neurochirurgici che mi hanno indirizzato ad inutili fisiatria ,ginnastica di posturazione , osteopatia…) di alcun aiuto. I mie stessi colleghi non sono stati in grado di emettere una diagnosi nè indicare una strada di miglioramento ( farmi spendere una barca di soldi si, ma questo non mi interessa)Posso camminare 200-300 metri- e il mio mondo è scomparso. Non ne voglio un altro : non mi interessa più nulla.
    Ho congedato , alcuni con varie scuse , un paio con la nuda verità ,i pochi amici , ho cancellato/buttato tutte le foto , regalato i miei libri…Non lascio nessuno che mi rimpianga
    Sto “chiudendo casa” , in silenzio .
    Non ho più alcun interesse a vivere.
    Quindi: non ho qualche ragione ( non ne ho nessuna per vivere !) nel voler dire basta? Debbo per forza essere giudicato ( e male , per giunta)?.

  • 8574
    Marquito -

    @ Luna:
    Quello che dici è verissimo; talmente vero che qualche volta esito a parlarne … Ho sempre avuto un certo pudore nell’esternare la mia sofferenza.
    Non so che tipo di genitori tu abbia avuto; i miei sono stati estremamente nocivi per il mio fragile equilibrio psichico e per la mia traballante autostima. Mia madre mi ha fatto sentire colpevole di esistere e ti assicuro che non ci potrebbe essere atteggiamento peggiore.
    Condivido in pieno anche quello che hai scritto a proposito del’ansia, che molto spesso accompagna gli stati di intensa felicità e finisce irrimediabilmente per guastarne il sapore. Quando affermo che molta gente, del tutto inconsciamente, “preferisce” essere infelice, in effetti, mi riferisco proprio a questo. Diciamo pure che molta gente ha paura di essere felice.
    Quei momenti di ansia sono terribili. La felicità ci apppare come un picco discosceso, posto a un altezza vertiginosa, dal quale si può soltanto cadere a precipizio facendosi un gran male. Ed è per questo che molti la evitano, rifiutando ostinatamente di lottare e di assumersi ogni rischio.

  • 8575
    LUNA -

    BUCK: ciao 🙂
    Io non credo che negli ultimi post si sia divagato… almeno dal mio punto di vista (ma è il mio, certamente) invece si è centrato forse il problema. Perché ad un certo punto ci ritroviamo a farci le domande che ti fai tu?
    Leggo quello che per te, forse, è stata la vera botta:
    @Poi , un incidente: 8 mesi fa trauma plurimo…dolori a tipo sciatalgia insopportabili , nessuna diagnosi precisa o terapia (inutili consulti neurochirurgici che mi hanno indirizzato ad inutili fisiatria ,ginnastica di posturazione , osteopatia…) di alcun aiuto. I mie stessi colleghi non sono stati in grado di emettere una diagnosi nè indicare una strada di miglioramento ( farmi spendere una barca di soldi si, ma questo non mi interessa)Posso camminare 200-300 metri- e il mio mondo è scomparso

    Bukosky diceva qualcosa tipo: non sarà la morte del tuo amore a farti impazzire, ma il laccio della scarpa che si spezza una mattina.

    Quello che dici a proposito della salute (e poi ti spiegherò meglio perché lo capisco) non è un laccio della scarpa, però mi pare importante considerare due aspetti:
    il primo è che alle volte durante il cammino, prima di fare il botto, seminiamo una nostra insoddisfazione o paure o cose che si dicevano negli ultimi post, abbiamo magari un equilibrio relativo apparentemente soddisfacente che però può esplodere di fronte a particolari fatti, emozioni negative, insuccessi, problemi, dolori. Allora, moltissimo spesso (lo so che non si dice così, ma per rendere l’idea) a volte il crollo, se riusciamo (e il fatto che riusciamo è certamente dovuto a diversi fattori, e mai, ho detto, giudicherò chi non c’è riuscito… io stessa potrei un giorno non riuscirci) a guardarci dentro prima che ci accoppi ci porta molto spesso a riconsiderare una serie di cose, che CI riguardano, che riguardano le nostre impostazioni stesse, che ci fanno anche tagliare dei rami secchi, sconfiggere dei sensi di colpa o atteggiamenti che abbiamo sempre dato per scontati… allora non sono non crepiamo, ma semmai rinasciamo…
    La seconda cosa è che siamo esseri umani, no robot, e quindi un trauma, un grosso trauma, anche se fino a prima eravamo a bolla e non importa se ogettivamente per tizio e caio può non essere grande, ma noi lo viviamo come tale, ci sconvolge, ci può certamente portare ad un periodo di depressione reattiva, e anche bella tosta. Allora il problema diventa che pensiamo a quando stavamo bene, come giustamente fai tu, e ci odiamo per il fatto di non essere più

  • 8576
    LUNA -

    i vincenti o i cuori contenti o anche solo gli equilibrati medionevrotici che eravamo.Ci capita a volte di incontrare persone che hanno subito dei grossi cambiamenti, che hanno girato la loro vita come un calzino. Magari esci di casa, vedi una persona in sedia a rotelle che una volta correva, la guardi e dici: come c fa a sorridere, avere progetti, essere aperto alla vita, come fa ad aver accettato un nuovo se stesso diverso da prima con questa serenità e ad aver per giunta capito che è ancora se stesso seppure per certi, importanti versi in un altro modo? Come fanno a non girargli i co… per il fatto che la sua vita doveva essere diversa e invece…? Come fa a non aver preso una pistola ed essersela puntata sulla tempia?
    Allora quelli sono i santi e gli eroi, quelli che hanno avuto la forza o la fortuna di riuscirci. Ma prima di riuscirci non avranno passato una fase di depressione, rielaborazione, assestamento, accetazione essendo esseri umani, come me e te? scegliendo di vivere.
    Guarda che io non ti sto giudicando per niente. Io sono una super attiva e, come dice Eme, pure una che trova il lato positivo nelle cose. E’ uno dei miei meccanismi di difesa. Mi conosco: se io vado a piombo vado a piombo brutto. E l’ho capito così bene già quando ero all’asilo, forse, che io sono una che si potrebbe sparare che mi è venuta la sindrome di vedere il positivo. Però accade questo, accade che nel 2007 subisco il terzo incidente, banale. C’è di peggio, ma per tot mesi io cammino a uno all’ora. E di anni ne ho 33. Mi si apre un nuovo mondo, il mondo di me che fisicamente faccio più fatica. Le gambe non sono veloci come il pensiero. Tuttavia mi adeguo, non è grave. anche se il mio lavoro ne risente. Solo che, due anni dopo, accade questo, mentre sto risolvendo altri casini: muore mia nonna (capita,ma era la mia anima gemella sul pianeta, il mio lato buono), mio nonno ha una malattia degenerativa che non perdona, e il medico dice a me: vai a vedere se non ne hai una pure tu. Non vado, mi sparerei. In compenso zoppico, ho 35 anni e mi pesa fare 3 metri. E va sempre peggio. Qdo ho trovato il coraggio di andare dal medico ho avuto odissee tipo le tue, anche perché di magagne me ne son venute a pioggia. Non ho quella malattia, pare, ho un altro problema, più banale (me lo terrò) e una schiena molto difficile a 37 anni. Però non zoppico più, perché quando lo stress aumentava il mio dolore di 200volte ho permesso ad un fisioterapista giusto di incontrarmi e darmi una mano.

  • 8577
    buck -

    Grazie Luna , ma di fisiatri ne ho cambiati 3 ( in 9 mesi) , di fisioterapisti 4 , e due osteopati …( Lasciamo perdere le spese)
    Il dolore , piuttosto , è insopportabile , ma i Colleghi Neurochirurghi ( di due diversi Ospedali) , dicono che non saprebbero cosa operare.
    L’unica cosa buona è che mia moglie se ne sta andando (lei si che mi peggiora i dolori).
    Non riesco a rassegnarmi ad una vita così , è solo questo ( che non è poco).Ho quasi il doppio dei tuoi anni , non mi creo alcuna aspettativa nella vita , e , credimi , una fine anticipata non mi toglie granche’.
    Non penso di essere un codardo ( guarda i più sfortunati , dici , loro come fanno? non sono mai stato invidioso , e non invidio la loro forza di volontà o gioia di vivere) ; sono , probabilmente , un testardo limitato mentale egoista (ed anaffettivo – diagnosi di 1 psichiatra e 2 psicoterapeuti 1977-78).
    Comunque , Luna , un grazie dal cuore che non ho ( penso però che un poco si divaghi)

  • 8578
    LUNA -

    BUCK: dici che non vuoi essere giudicato, ma sei tu quello che giudica, se vogliamo. E, intendiamoci, non lo dico da incazzata, ma te lo faccio solo notare. Insisti con questa storia della divagazione, ma in fondo ciascuno qui esprime se stesso come sa, come può, e anche, probabilmente, come ha bisogno di fare. Parli di 5 anni di commenti, come se il discorso fosse una cosa statica, come se 5 anni fossero una specie di brainstorming (si scrive così?) di gente, la stessa, chiusa in una stanza, senza uscire finché non ha una risposta. In realtà qui non si tratta di formulare una tesi, ma si tratta di storie di vita, e sentimenti e sensazioni e emozioni che si intrecciano, in modo dinamico. Tentare di darsi una mano. A questo punto cosa dovrei dirti? che avevano ragione i tuoi psichiatri e psicoterapeuti della fine degli anni ’70, sei proprio un testardo limitato mentale egoista? Non lo so, non ti conosco.
    Potresti avere ferito la mia sensibilità di testarda, illimitata mentale, divagatrice in buona fede e in lotta con i miei strati di fragilità. Ma fa niente 🙂
    …Buck, per inciso, mi dispiace che stai male. Mi dispiace davvero. E mi dispiace non avere risposte che ti siano di reale conforto. Mi fa piacere invece che in quello stare male hai tirato fuori l’energia della dialettica e il carattere, hai ribadito un punto. Quindi energia c’è, sotto il male fisico, la stanchezza, l’esasperazione dei 3000 dottori ecc. Sarebbe bello se tu usassi le tue prerogative di testardo limitato mentale egoista per tirarti fuori dal fosso e non remarti contro, ma sai tu. sai tu quello che sai, sai tu quello che vuoi e puoi. e mi fa piacere comunque aver parlato con te. Ti lascerò in pace con i tuoi post, non è che dobbiamo interagire per forza, e hai il diritto di usare il forum come vuoi, e di cercare le risposte che vuoi. e quando si hanno poche energie di discutere non si ha palle. Preciso soltanto che non parlavo di invidia e di relatività quando mi riferivo nè al mio caso di magagna fisica nè al fatto delle persone con i problemi che citavo. Mi riferivo al fatto che capisco che se c’è una cosa che ci può sconvolgere nel profondo, a qualsiasi età, è il dolore fisico, e tantopiù il vagare da un medico all’altro senza cavare un ragno dal buco, perdendo via via la fiducia di poter stare meglio. E intendevo dire che mi sembra naturale passare una fase depressiva, in cui possiamo sentirci limitati come dici tu in senso estremo. Credo che sia ciò che la depressione reattiva

  • 8579
    LUNA -

    ci racconta in quel momento. Perché siamo umani, non robot. E soffriamo a stare male, a sentirci limitati e in balìa. Anche perché quando siamo pazienti (che pure si sia dottori) siamo in una posizione di fragilità, e con il tempo diventiamo sempre meno pazienti. Quando hai parlato di sciatalgia ho pensato a me, non perché io e te siamo uguali, ovviamente, ma perché la sensazione di dolore e limitatezza che io ho provato, di fronte al malessere mio e quello delle persone che amavo e amo, è stata forte ed è ancora fresca e attuale nelle mie registrazioni emotive. E perché veramente il fatto di stare male perché stavo male (non solo per quel motivo) e lo stress precedente e quello consequenziale peggioravano il mio stato fisico, e i pensieri mi remavano contro ecc ecc.
    Buck, ho visto persone vicine stare male, molto male, e perché non sono dio non ho potuto far niente contro quelle malattie. Ho provato rabbia, senso di impotenza, dolore persino fisico, commozione. Ma so che se fossimo scappati tutti di fronte al loro male, per la rabbia e l’avvilimento dell’impotenza, e per quel lato oscuro dell’amore, il loro male sarebbe stato uguale, forse peggiore, anzi di certo. Peggiore sarebbe stata la vita, la qualità di vita e le cose che comunque potevano ancora vivere, e volevano vivere. Invece qualcosa di buono c’è stato. reale. Così credo che possa essere quando abbandoniamo noi stessi se stiamo male, e non ci diamo più possibilità. Se ci rimane solo la rabbia e l’avvilimento della lenta morte e non riusciamo più a raggiungerci con il nostro stesso affetto. E’ terribile, lo so. E no, non ho risposte su domande come: perché esiste il dolore? perché esiste il fatto di perdere chi ami? e l’ingiustizia? Penso che se lo siano chiesto gli uomini delle caverne già. Ma il mondo, pur non avendo quelle risposte, non si è fermato e ha vissuto anche del buono.
    Poi, certo, io credo di essermi ammalata perché, pur essendo stata sul ring meglio che ho potuto, la mia sensibilità non mi ha permesso fino in fondo di accettare, elaborare la mia parte di impotenza e il mio sincero, viscerale, dispiacere per le persone che ho amato e amo e ho visto travolte nella salute e nella vita. E perché dovevo preoccuparmi anche per me.
    Ma io spero di guarire invece di lasciarmi più andare. Ho avuto una depressione reattiva e un esaurimento anche fisico perché non sono un robot, ma un essere umano. E con la consapevolezza di avere questo io cerco di venirmi incontro.

  • 8580
    Athos -

    Caro Buck,

    Io non sono psichiatra o psicologo, tuttavia la dignosi di anaffettività mi pare da relegare tra gli ambiti della cialtroneria piuttosto che in quelli della serietà.
    Ho letto la tua storia ed ovviamente ne sono rimasto colpito. A qualunque età, sapere che un incidente ha scosso e forse incrinato la nostra qualità della vità, è certo una prova che schianterebbe i più audaci: nulla da eccepire se dici “non risco ad accettare una vita così”, e non riesco a capire perchè hai anche solo evocato l’aggettivo “codardo”.
    Io non riesco ad accettare la mia di vita, che ha la metà dei tuoi anni e nessun problema fisico; per cui non starò qui a riempire il mio post con frasi caramellate di filosofia spicciola.
    E allora perchè scriverti? Perchè chiunque soffre io lo sento mio fratello.
    Ci sarebbe da divagare su cosa intendiamo per sofferenza, ma per ora mi limito a dire che ciò che hai scritto mi ha interessato e colpito e lo sento mio, pur da esterno.
    Su questo post troverai tutto e il contrario di tutto, pepite d’oro mescolate a tonnellate di inutile fango: gente che capisce e ci fa perfino sentire meno soli e altra la cui principale attività è riempire spazio.
    Un po’ come nella vita: alcuni, anche solo per un attimo, contribuiscono a far pensare, a darci una scrollata o un motivo di riflessione; altri rompono solo le palle come tua moglie; e altri ancora sono inutili. I primi, per me, sono miei fratelli. Senza retorica.
    Non so quali sono le tue conclusioni, nè la tua situazione precisa, se i medici han finalmente trovato per te una po’ di speranza, cosa che ovviamente ti auguro.
    Io so solo che la vita è un continuo affondare in sabbie mobili e che ogni tanto, per star bene, bisogna trovare un appiglio. Io ne ho trovati ben pochi nella mia vita, forse anche per colpa mia.
    In un post precedente ho scritto: La vita è il nemico.
    Nel senso che ci dà i desideri e non ce li fa realizzare; ci crea aspettative e poi ci castra nelle aspirazioni.
    Tu possiedi intelligenza e sensibilità, questo si capisce. Hai avuto un tremendo colpo. Prima o poi tutto questo finirà, e saremo tutti uguali. E chi oggi se la gode sarà come te e me.
    Come vedi non scrivo niente di nuovo nè di originale. Ma, non so perchè, avevo voglia di parlarti. E così ho fatto.

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