Salta i links e vai al contenuto

Il suicidio

di beppino
Trovi il testo della lettera a pagina 1.
L'autore, beppino, ha condiviso solo questo testo sul nostro sito.

14.953 commenti

Pagine: 1 854 855 856 857 858 1.496

  • 8551
    Andrea -

    Mosquito, ehm… Marquito ( scusa Luna, scherzo :-)) ) mi prende il libro che hai detto, mi sa che lo compro.

    Luna, l’ultima cosa che hai detto per me è davvero importante. Ci ho messo anni a capire che quando qualcuno ti ferisce o ti danneggia volutamente, chi ha il problema non sei tu, ma è lui. Ci sono tante cose che quando le capisci appaiono ovvie, mentre prima sembravano dei muri altissimi che non sapevi come scavalcare. E la soddisfazione che provi dopo averle capite, spesso, è anche più grande del dolore che ti ha causato il non capirle. E’ anche questa la cosa che mi affascina della crescita interiore. Più cresci e più motivi trovi per farlo, più ti viene voglia di farlo, più voglia hai di vivere e capire.
    Soprattutto quando inizi a capire che i conti tornano.
    Quello che dici sugli attacchi di panico è verissimo, però è la paura stessa che può dare la chiave per uscirne. Se hai paura di qualcosa significa che il problema sta da quelle parti o è in qualche modo collegato a quello di cui hai paura. E’ già qualcosa, perchè almeno sai, a grandi linee, in che direzione andare. A quel punto il bivio è tra l’affrontare la paura o scappare. Se scappi la paura aumenta, ma se l’affronti arrivi ad un momento in cui diminuisce. Io per esempio non sopportavo gli ambienti chiusi, ma solo se ero costretto a starci per ore. Spesso sognavo un capannone industriale, sempre lo stesso capannone scuro e tetro in cui ero costretto a stare e sentivo un senso di oppressione allucinante. Non so cosa fosse, anche se avrei diverse idee. Ma da quando ho capito che non devo temere di essere me stesso, quei sogni sono terminati. Il primo a sbagliare ero io, non capendolo. Ora non ho più paura di essere me stesso, di dire quello che penso, perchè se viene considerato strano o fuori dagli schemi posso fregarmene altamente. Infatti, il problema non è mio, ma di chi non è abbastanza libero da uscire dai propri schemi mentali, spesso imposti dagli altri, e andare oltre. In questo caso, il problema non è il mio, ma il suo, come dicevi tu. Naturalmente, per essere così devo anche essere disposto ad imparare da chi ha ancora meno schemi imposti di me, e questo è all’origine di tutto.

  • 8552
    Eme -

    Il decalogo di EME:
    1) Ci sono malattie che minano il fisico e, di conseguenza, la mente e malattie che minano la mente e, di conseguenza, il fisico.
    2)Così come con la forza di volontà è possibile curarsi con la forza dell’autolesionismo è possibile distruggersi.
    3)La depressione è una MALATTIA!!! Una malattia! Una malattia! Una malattia!!!! Così come sono malattie i milioni di disagi che riguardano la mente per ripercuotersi su tutto!
    4) Chi ha un disagio che riguarda la sfera psichica non deve vergognarsi!
    5) Chi incappa nell’ottuso che si ostina ad identificare il male con il male fisico deve poter dire all’ottuso: SEI UN OTTUSO senza essere considerato un brucia baracche irrispettoso!
    6) Ognuno è libero di curarsi come gli pare. Prendendo psicofarmaci, illuminando la mente con lo yoga, nuotando, correndo etc etc etc !!! Ciò che conta è il rendersi conto di essere di fronte ad una malattia! Una malattia che va affrontata e curata perché, da sola, difficilmente sparisce!
    7) Solo gli imbecilli continuano a considerare malattie, disagi, disturbi mentali una bieca paturnia che becca chi non ha un tubo da fare e può permettersi di investire il proprio tempo e le proprie energie in seghe mentali.
    8) E basta con ‘sti giovani!!!! E gli adulti??? E gli anziani ancora pieni di vita???A giugno compio 39 anni ed ho tutti i diritti di cercare la mia fetta di serenità! Proprio come i baldi ventenni! Proprio come mia nonna che (se avesse potuto scegliere) avrebbe aggiunto volentieri altri cent’ anni ai suoi 90 anni!
    9) Se Dio avesse avuto meno speaker nel corso dei secoli probabilmente avrebbe riscosso più successo.
    10) E’ grazie alla strozzatura mentale (come opposto di apertura, intendo) di gente come la tizia che ha scritto il post 8546 che persone malate, disagiate, turbate nascondono il proprio dolore per arrivare, a volte, a gesti estremi.
    Bravi!!!
    Continuate a far vergognare le persone !! Bell’aiuto! Proprio un bell’aiuto!!!

  • 8553
    tracy -

    ho bisogno di affetto e amore. anche una semplice amicizia.

  • 8554
    marina -

    ciao a tutti ,ieri ho scritto un post ma non è stato messo ,bè pazienza .Tranquilli non insultavo nessuno anzi eloggiavo semmai 3 persone e condividevo quello che scrivevano…. un bacio ragazzi. @ Marzia ,quì mi sento tirata in ballo . Per prima cosa sò già in partenza che non risponderai, secondo cosa ci fai in un sito dedicato al suicidio e la lotta che si fà per combatterlo,terza cosa sei una di quelle persone che passano per caso vero ??? Allora Marzia ho 55 anni 8 anni fà a mio figlio che all’epoca aveva 30 anni ( ti premetto che è una ferita ancora aperta che ho nel cuore) il giorno del suo compleanno gli riscontrarono un linfoma non okins al mediastino . Non mi metto a spiegare cosè,quel giorno la mia vita finì ,ma lottai con tutta me stessa per andare avanti tra ospedali dottori trapinti di cellule staminali ecc. 5 anni e mezzo fà incominciò a stare meglio e sai cosa accadde ??? che io caddi in depressione avevo consumato tutte le energie riposte e inerme davanti ad una malattia così , ioche avrei dato tuttla mia vita per salvare mio figlio !!!! Mi sono ritrovata a volermi suicidare io il mio corpo non reaggiva più èra tutto inutile!!!! non ti dico come è andata a finire perchè non te lo meriti ,mi associo a Emme ,metti la tua testa non nel water ma nella tazza del gabinetto e titra la catena ,solo allora potrai parlare….. ciao a tutti

  • 8555
    daybyday70 -

    marzia@

    “…Per me(…la depressione, ma non solo…) si va nella città dolente, per me si va nell’eterno dolore, per me si va tra la perduta gente…”
    Chiedo venia a Dante, ma è “esattamente” questo che fa la depressione(…ma non solo…)!
    Prima di sprecare tempo nel dire stupidaggini, bisognerebbe avere l’accortezza di informarsi prima, così si capirebbe una buona volta di quello che si sta parlando, ovvero di una terribile(…eh già…) malattia(riferendomi col termine malattia, a tutte le impasse, tanto per usare un eufemismo, che possono colpire il nostro cervello), che uccide, esattamente come il cancro.
    Detto questo voglio rivolgerti due domande…
    in primis come mai sei passata “da queste parti”?
    in secundis spiegami la differenza tra il dolore provato da un malato terminale, disperatamente attaccato alla vita, e “uno” che fa di tutto per amarla questa vita, ma proprio non ci riesce…il pensiero della dipartita, della morte, porto sereno e ristoratore, è sempre lì…
    per concludere…buttatici TU con la faccia per terra a ringraziare dio, dal momento che ti ha risparmiato questa gogna…

  • 8556
    LUNA -

    Andrea e MARQUITO: :))))))))))))))
    ho riso un sacco quando mi sono accorta del lapsus, anche per la vostra simpatica ironia. Mi rendo però anche conto che non è grazioso sbagliare nome!!! Dunque ti chiesto scusa, storpiamo anche il mio per essere pari? :PPPP
    No, no, Marquito, non ti considero fastidioso proprio per niente! E a dimostrazione del fatto che a volte la mente… è più contorta di quello che pare anche nei lapsus ti spiegherò com’è andata:
    è andata – a parte che adesso mi metto gli occhiali, perché sono ipermetrope ed ero senza, e che sono fusa… quindi devo veramente stare attenta in generale, mi sa 😛 – che riconoscendoti (dopo essermi inventata la prima volta il tuo nome :P) andavo a leggere quello che scrivevi, interessata, saltando di leggere il nick. E il motivo per cui mi sono inventata che ti chiami Mosquito è probabilmente che a me sembrava un nome simpatico!

    Tornando a bolla, dopo questa parentesi sulla mia scemitànomica, volevo dire a entrambi, e ad Eme, che vi ringrazio per questo fruttuoso scambio di punti di vista. E che capisco il senso di ribellione interiore che dà leggere un post come l’8546.
    E’ sul tono, purtroppo, dei post che, quando si parla di violenza morale o psicologica, tanto spesso connessa a quella fisica, sparano cose tipo: “è che a voi donne piacciono gli stronzi” e altre “amenità”. Una persona che ha un disagio psicologico, in generale, fa una fatica enorme a verbalizzarlo e ad aprirsi. Quando lo fa, e in uno stato di ipersensibilità generale, lo fa con il timore fortissimo di non essere compreso e anche di essere giudicato, tra i tanti timori che ha. E ci sono commenti che non solo non sono costruttivi, ma fanno letteralmente tornare nella sua tana chiusa chi aveva messo il naso fuori.

  • 8557
    LUNA -

    La depressione è subdola, la violenza morale è subdola… scusate se unisco i due temi (che peraltro spesso sono connessi)… ammettere entrambe, con se stessi prima ancora che con gli altri, è spesso difficilissimo. E il disagio aumenta anche per via di una prima fase silenziosa, implosiva, in cui si finge, con se stessi e di fronte gli altri, che vada tutto bene. E’ chiaro che c’è anche un problema ad ammettere con se stessi (per svariate ragioni e meccanismi di difesa) che si comincia ad avvertire un disagio, o si comincia ad averne paura, ad avere paura dei propri stati d’animo ecc, ma è altresì vero che spesso forse ci si difende anche dal timore dell’incomprensione degli altri. E che, come notava giustamente Eme, frasi come: “se tu avessi veramente dei problemi o delle cose da fare non staresti a farti tutte ‘ste pippe mentali” sono deleterie.
    Perché se è vero che può capitare che l’essere umano senta disagio perché in quel momento non ha uno scopo, una meta, un impegno, è pure vero che le strade per cui si arriva a non averne sono molte. E’ vero che sopratutto oggi come oggi molte persone hanno perso l’impegno che avevano e faticano a trovarne un altro, e stanno male per questo. O che a volte ci sono dei meccanismi ben più complicati sotto per cui una persona non riesce a concedersi (non c’è mai riuscito, non riesce ora, ha la percezione che non riuscirà mai più) di avere delle mete a cui tendere.
    E’ vero, di base, che ricominciare a collegarsi alla vita, persino riuscire ad andare a fare delle microscopiche cose burocratiche lasciate in sospeso, può far bene ad una persona che sta male. Ma è anche vero che se sei in uno stato di prostrazione psicologica e fisica è proprio anche il fatto di non riuscire a fare le cose che ti stende ancora di più. E tanto più se in passato sei stato capace di farle e se ti sembra di essere in guerra con te stesso, se ti incazzi perché non ti senti in grado di farle, ti giudichi perché non riesci a farle. E non riesci a trovare, dentro di te, quel giusto mix di indulgenza e di “spronamento”. Una parte di te che ti accolga, dicendoti: se ti fa male una caviglia non puoi chiederti di fare una maratona, no? ma ciò non significa che tu sia zoppo e per sempre.
    Accetta di non essere invincibile, ma, se riconosci di avere una caviglia debole, cerca di amarti anche così, ma non limitandoti.
    Ah, dirlo è facile, farlo meno.
    Andrea, conoscersi di più è stupendo. E’ un viaggio che, se fatto nella direzione dell’accoglienza

  • 8558
    LUNA -

    verso se stessi non solo merita assolutamente, ma, appunto, dà le sensazioni che dici tu.

    MARZIA: può darsi che ci fosse un buon intento di fondo nelle tue parole, ma purtroppo molto male espresso, o un’aggressività per la tua rabbia e senso di impotenza di fronte alla malattia, che ti ha fatto cadere nel tragico, concedimi, luogo comune per cui: c’è gente che vorrebbe vivere ma gli viene diagnosticato un cancro e gente che non ha un c.... ma si lamenta.
    Questi però sono luoghi comuni tanto pericolosi, sai?
    Perché sono luoghi comuni, anche, che invece di aiutarci nell’incontro con gli altri, nella solidarietà e nella comprensione, della costruttività, ci portano sul territorio dell’aggressività e dell’incomprensione.
    Si dice per esempio: se stai male vai farti un giro per gli ospedali o a fare volontariato!
    ora, dipende da quanto male stai e perché. Come sei arrivato a stare male, come nota giustamente anche Day.
    se sei un po’ giù e stai implodendo in un malessere “lieve” perché hai perso la relatività (ma attenzione, cos’è lieve o non lo è non lo stabiliscono i fatti, ma la nostra percezione di quello che ci accade, le nostre difese, il nostro stato di energia fisica, emotiva e psicologica, e il sentire un malessere NON VA MAI SOTTOVALUTATO, semmai compreso, da noi stessi in primis, ecc) può senz’altro aiutarci il fatto di dire: caspita, però io sono sano e anzi posso fare qualcosa per gli altri.
    Ma se stai male ad un altro livello in realtà se vai all’ospedale assorbi il malessere, ti senti impotente. e allora forse, per dire (purtroppo mi ritrovo in poche righe, scusatemi, a fare delle semplificazioni su temi complessi, spero di essere compresa) forse il tipo di volontariato che ti farebbe bene (se hai le energie per farlo) è andare per esempio a leggere delle fiabe ai bambini sani o esprimere te stesso attraverso la creatività giocando con la plastilina. E non perché tu non ti rendi conto che esistono bambini malati, e sei cieco ed egoista, ma perché in quel momento non ce la puoi fare, non ce la puoi fare veramente. E allora sarà quando avrai recuperato un po’ di positività per te, e sarai in grado di condividerla e regalarla, che lo scambio (perché lo è) con una realtà difficile potrà essere utile a qualcosa, e non ti farà sentire ancora più in balìa della tua stessa sensibilità ed impotente.
    Tu ci hai parlato Marzia, come se tu dessi per scontato che nessuno di noi ha conosciuto la malattia per se stesso o in persone vicine.

  • 8559
    LUNA -

    Dando per scontato, poi, che il malessere psicologico non sia un malessere, o una malattia, o che sia un malessere o una malattia di serie B, o che sia un posa. E non sia un qualcosa che ha una causa, a volte persino anche organica. Che non sia una cosa che ha dei sintomi.
    Ora ti dirò una cosa: una delle ragioni per cui il malessere arriva ad esplodere è che spesso pensiamo di non poter stare male o non possiamo stare male. Anche perché oggettivamente non abbiamo la possiibilità di compensare lo stress e il dolore, che ci consuma fino a che crolliamo.
    Non possiamo, come nel caso della malattia di un congiunto, perché dobbiamo essere forti per forza e vogliamo anche esserlo, perché amiamo, e perché c’è bisogno di noi… mentre ci consumiamo teniamo le nostre difese al massimo, per la persona che amiamo e perché non vogliamo certo impazzire dalla preoccupazione, dal dolore,
    ma siamo esseri umani, non dei robot. La nostra mente e il nostro corpo reagiscono allo stress pazzesco attraverso una serie di difese e appunto di reazioni, per cercare di tenere l’equilibrio e insieme per le falle, inevitabili, che si creano nell’equilibrio. Solo oggi, oggi che mia nonna è morta da due anni, io riconosco alcuni meccanismi miei (ma anche suoi, e della mia famiglia) per tentare di stare in equilibrio, nei 5 anni in cui l’ho vista attraversare il cancro e in cui mio nonno iniziava a manifestare la demenza. Come ho vissuto il fatto che mentre vivevo da vicino la malattia di mio nonno (e attualmente la vivo) attraversavo anche il lutto, e il medico aveva detto a me che dovevo fare dei controlli perché forse ero io, anch’io, ad avere qualcosa di brutto. e io per molto tempo non sono andata a vedere se era vero, logorandomi, perché era troppo, tutto insieme era troppo.
    A volte esplodiamo perché pensiamo di non poter stare male. Perché, faccio un esempio, nella nostra famiglia le persone sono sempre state abituate a non ammettere il malessere, perché il malessere è debolezza, vergogna, o, adirittura, NON ESISTE. E abbiamo assimilato quel senso di negazione.
    Insomma, Marzia, il discorso è più complesso di come la metti tu. e forse sarebbe più utile anche a te aprire un po’ di più la mente. Una persona depressa non ha bisogno di accondiscendenza, anche nei suoi meccanismi che si fanno implosivi e contorti, ma semmai di accoglienza costruttiva sì, anche nei no, anche nel giusto proteggersi accogliendo. Sono davvero due cose diverse, sai?

  • 8560
    Alone -

    @tracy
    Un’amicizia non la rifiuto mai 🙂

    fruttolo2011@hotmail.com

Pagine: 1 854 855 856 857 858 1.496

Lascia un commento

Max 2 commenti per lettera alla volta. Max 3 links per commento.

Se non vedi i tuoi ultimi commenti leggi qui.


▸ Mostra regolamento
I commenti vengono pubblicati alle ore 10, 14, 18 e 22.
Leggi l'informativa sulla privacy. Usa toni moderati e non inserire testi offensivi, futili, di propaganda (religiosa, politica ...) o eccessivamente ripetitivi nel contenuto. Non riportare articoli presi da altri siti e testi di canzoni o poesie. Usa un solo nome e non andare "Fuori Tema", per temi non specifici utilizza la Chat.
Puoi inserire fino a 2 commenti "in attesa di pubblicazione" per lettera.
La modifica di un commento è possibile solo prima della pubblicazione e solo dallo stesso browser (da qualsiasi browser e dispositivo se hai fatto il Login).

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

 caratteri disponibili