Il suicidio
di
beppino
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Marquito, ti capisco molto bene. Per me è stato molto simile, ma io, a differenza tua, sapevo di aver paura e non sapevo come farmela passare. Avevo diversi attacchi di panico e per cose da niente. Oltre a quello che ti ho già raccontato, il problema era credere che le cose non devono cambiare. Il cambiamento mi spaventava e lo ritenevo sbagliato. Invece è l’esatto contrario! Il mio errore era pensare che cambiare significa essere diversi. Punto. Solo capendo che cambiare significa essere sì diversi, ma migliori, tenere i lati buoni e cambiare gli altri, avevo potuto iniziare a risalire.
Ogni organismo in natura cambia e si migliora, restando sempre in equilibrio con gli altri e con il proprio ambiente. Il problema delle persone distruttive, o auto-distruttive, è che fanno l’opposto.
La vita è er nemico!!!!
Andrea: mi piace la tua visione della parti. E’ vero che lavorare su quella buona è fondamentale, anche se ci pare micro in confronto a quella negativa. Purtroppo succede anche che se stai meglio e poi peggio di nuovo ti dici che la parte peggio è quella vera, mentre l’altra era solo una tregua momentanea. E’ uno degli imbrogli del disagio. Come: pensavo di stare meglio e invece…
Ma se ti sentivi meglio ti sentivi meglio (sensazione di equilibrio) non si può fingere di star meglio.
Allo stesso modo, certo, quando stai male stai male davvero.
Però è più facile, quando hai disagio, che i pensieri alimentino il senso di malessere, gonfiandolo come una spugna piena d’acqua (per la paura) e sottovalutare invece le sensazioni positive.
Io ho imparato una cosa dai miei attacchi di panico anni fa: che gli attacchi di panico sono il tuo sistema che va in allarme per dirti qualcosa o perché l’hai tirato a dismisura, o perché non ti sei difeso a sufficienza dall’ambiente, o perché non ti stai ascoltando ecc. Il problema è, ovviamente, che quando uno sta male non riesce in automatico a pensare al messaggio importante che ci sta sotto, si fotte di paura ecc.
Alle volte quando leggo certi meccanismi di opposizione in questa lettera il malessere mi sembra un adolescente ribelle che deve dimostrare alla cieca la sua anarchia, la sua opposizione, anche a costo, per la persona, di andare contro se stessa. Oppure ha anche bisogno di riconoscersi in un gruppo. Badate, non sto dicendo che sia sempre così eh. E quando dico adolescente non sono ironica, ma mi è venuta in mente la caparbietà adolescenziale nell’opposizione.
Allora più dici la vita è bella ecc più il meccanismo di opposizione scatta. “Non cambierò idea”, “voi non potete capire”. Con il parlare negativo scatta l’identificazione (che insieme spaventa e insieme, ipoteticamente, conforta).
A volte, paradossalmente, invece si è positivi nei confronti degli altri mentre per se stessi si parla di rassegnazione. Ed è: fai per gli altri ciò che vorresti fare per te.
Ovviamente il discorso non è così semplicistico. E in fase acuta di un disagio, di una serie di attacchi di panico ecc non si può vedere le cose con lucidità estrema. Quando hai 40 di febbre ti pare che non avrai mai più 37 e la tua percezione cambia ecc. Per questo però, forse, è anche importante chiedere aiuto per far calare la febbre e cercare di capire cosa sta sotto. Anche le risorse.
Eme e Mosquito: sono d’accordissimo sui discorsi che sono stati fatti sulla volontà.
Il problema è che esiste persino… una controvolontà… o meglio una volontà autolesionista che va contro. Può avere la stessa o persino più potenza della volontà che va verso il benessere?
Una persona che difenda a spada tratta la propria dipendenza o dei meccanismi autolesionisti investe una quantità di energia enorme… per la paura, per paura di ascoltare le sue paure… giorni fa ero a fare una passeggiata con un amico e una ragazza evidentemente in un alto stadio di anoressia aveva percorso, mentre noi avevamo percorso solo l’andata, lo spazio di andata e ritorno non so quante volte, correndo come se si preparasse per le olimpiadi… quanta volontà, quanto rigore, usato contro.
Qua si parla spesso di “sistema”, di “gente”, ma come notava Andrea, se non erro, il sistema e la gente sono composte da individui. e più si entra nel meccanismo: IO contro la moltitudine, o la moltitudine come massa indistinta e più si rischia di non vedere purtroppo al di là del proprio naso e neanche di riuscire più ad avere buoni rapporti sull’uno a uno, e quindi con se stessi, in un circolo vizioso. Non si riesce a correggere il tiro nel rifiutare, in maniera consapevole, ciò che produce malessere, e nell’accogliere ciò che è benessere. si perde fiducia in se stessi, stando in costante stato di difesa. E’ così perché ci si sente vulnerabili, e la depressione fa sentire immensamente esposti. Poiché una cosa negativa ti lacera profondamente pensare che tutto sia negativo e debba stare FUORI, lontano, sembra un modo primordiale di difendersi.
Oggi ho perso diverso tempo per delle burocrazie inerenti ad una prova medica. Ciò per la negligenza della persona che mi ha scritto un’impegnativa. Così potrei dire: per lei sono stata un numero. Ciò in parte è vero, tuttavia, poiché in visita già avevo colto un atteggiamento di un certo tipo, SUO, so che non è stata una cosa fatta a me, ma un SUO problema. che ha coinvolto me, certamente (in visita peraltro io ho respinto il suo atteggiamento). E’ anche vero però che in ambulatorio io ho trovato un’enorme disponibilità nel venire a capo della cosa. Tanto che mi hanno anche chiamato nel pomeriggio dopo essersi informati. C’è stata insomma frustrazione da parte mia, ma anche sia assertività da parte mia che da parte loro. Perché la persona che ha sbagliato dovrebbe essere una conferma assoluta in negativo e gli individui ok invece non fare testo?
@ Luna :
(Che curioso lapsus il tuo … Mi fai pungente e fastidioso come una zanzara ?)
Ti domandi se la volontà di soffrire possa prevalere sulla volontà di guarire. La mia risposta è sì; senza alcuna esitazione. L’autolesionismo è una trappola infernale, tanto più insidiosa quanto più è inconsapevole. In questo forum ci si riferisce al suicidio come autosoppressione; come distruzione del corpo fisico; come mezzo per pervenire alla tomba. Tuttavia, come ho già scritto qualche tempo fa, esistono moltissimi tipi di morte e moltissimi tipi di suicidio.
Depressione, fuga dalla realtà, errori madornali e apparentemente incomprensibili … atti mancati, spreco dei propri talenti e delle proprio qualità, occasioni gettate al vento senza alcun motivo … non c’è bisogno di essere psicologi per comprendere la finalità nascosta di certi atteggiamenti.
La nostra mente è una campo di battaglia in cui si fronteggiano tendenze costruttive e tendenze distruttive. L’esito di questa battaglia determina, in larga misura, il destino individuale di ciascuna persona.
A chi volesse approfondire il tema del suicidio (inteso nella sua accezione più ampia, e non soltanto come annientamento del corpo fisico) consiglierei lo splendido saggio di James Hillman, il più grande scrittore e psicoterapeuta di formazione junghiana. Si intitola “Il suicidio e l’anima” ed è un’opera totalmente scevra da qualsiasi pregiudizio di tipo ideologico o religioso.
una giovane ragazza ha appena subito un’intervento per carcinoma con metastasi. gli hanno dato 1/2/ massimo 3 mesi di vita. e’ nel pieno della vita, e voi parlate di suicidio!!!!! buttatevi con la faccia a terra e ringraziate Dio della vita che avete, pensando a quanti giovani, bambini, ragazzi muoiono pur amando la vita e voi la disprezzate!!!!
@ Marzia:
Il primo impulso sarebbe quello di insultarti, ma ho promesso a me stesso di mantenere un certo aplomb.
x marzia pensi che faccia piacere sapere quello che tu ci hai enunciato? al contrario situazioni di questo tipo e purtroppo sono molte, non fanno altro che in persone sensibili ed acute creare ancora più dolore e domandarci dov’è Dio? il male fisico se pur attroce, lo si affronta è visibile e a volte lo si vince ; il male di vivere, il dolore dell’anima sono impalpalpabili e , come su una lavagna, ogni altro dolore si aggiunge a dolore ma come lo si affronta ? ci si prova ma forse è meno facile da battere non è il (guarda a chi sta peggio) che può aiutare a sollevarsi dal buio del cuore che c’è in me ad esempio
Marzia, ti rispondo io, perchè se lo facesse Eme stavolta sarebbe un cataclisma, proprio ora che il clima è tornato sereno. E le darei pure ragione. Ogni tanto qualcuno scrive queste cose e io cerco di capirvi, anche se inizio a fare fatica anch’io.
Io sono uno di quelli che l’idea del suicidio l’ha superata da molto tempo ormai, eppure mi sento di darte una mano come posso a chi ci è ancora dentro. Magari non sarò in grado di farlo, ma almeno ci provo. E tu? Oltre al giudizio che hai dato hai anche dei consigli utili da dare a chi ha un certo tipo di problema, non fisico, come un calcinoma, ma psicologico? Perchè vedi, Marzia, sarebbe molto più utile dare una mano piuttosto che un giudizio. Fai qualche tipo di volontariato? conosci la morte? conosci la sofferenza? la depressione? hai studiato psicologia? hai vissuto qualcosa di pesante, qualche tragedia? qualunque cosa può servire, ma le semplici critiche sono abbastanza inutili.
Tutti quì sanno che c’è chi muore e vorrebbe vivere, il problema è che tutti quì vorrebbero vivere, anche se a prima vista non sembra. Però non ti spiego altro, sarebbe meglio se tu ti interessassi all’argomento in modo serio e per conto tuo. Io non ho mai smesso di amare la vita e neanche gli altri infondo. Chi ha smesso davvero (forse) ora non c’è più e mi dispiace scrivere questo, perchè su questo forum ci sono anche persone che hanno perso qualcuno di recente in questo modo.
Piuttosto, tu perchè hai cercato proprio un sito sul suicidio?
Marzia, a quest’ora della notte l’unica cosa che mi sento di dirti é: butta la faccia nello stesso water da cui sono saltate fuori le tue considerazioni su chi é arrivato alla soglia del suicidio. Magari, domani, argomentero’ con calma e filosofia quest’invito che, spero, tu colga. E, mi raccomando, tira lo sciacquone.