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Il suicidio

di beppino
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14.953 commenti

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  • 8511
    ExAndrea -

    @ Dago, che ti succede vecchio mio come mai ti leggo così poco? A proposito che fine ha fatto Tancamala? Se sai qualcosa ti prego di dirmelo.

    @Molly66, non pensare di essere la sola ad aver superato i 40 e voglio solo dirti, per ora, che ti capisco, resta con noi anche tu e fatti leggere.
    Un saluto a tutti

  • 8512
    Vanda -

    Carissima Pollon,
    non puoi e non devi caricarti di altro dolore; il tuo dolore e quello dei tuoi genitori è un dolore grandissimo , immenso , incommensurabile e non ci sono parole per descrivere quel senso di “soffocamento” che vi toglie il respiro. Il tuo pensiero è nobilissimo nei confronti di coloro che come il tuo amato Vincenzo e Valeria e molti altri ancora purtroppo ogni giorno sono alle prese con questo male di vivere. Oggi Vincenzo avrebbe compiuto i suoi 32 anni e tu cara Pollon sei qui a testimoniare il tuo immenso Amore nei suoi confronti. Questo tuo esserci e le tue parole rappresentano il dono più bello che legherà sempre te a lui: l’ Amore fraterno, un Amore che forse molte volte nella quotidianità diamo per scontato, sottovalutiamo ma che in realtà è un legame unico e profondo.
    Il tuo dolore e quello di tua madre non resteranno vani poichè sono sicura che apriranno una breccia, uno spiraglio di luce in chi passando in questo forum leggerà di te e “respirerà” questo immenso amore che hai nutrito , nutri e nutrirai per il tuo amato fratello.
    Come pochi giorni fa molti di noi sicuramente si sono associati a quelle note di violino e a quella poesia che hai dedicato a lui,molti in tutti questi giorni e oggi e domani e domani ancora non potranno fare a meno di volare con la mente a Vincenzo e Valeria e fermarsi a riflettere…
    Un abbraccio forte a te cara Pollon, alla tua amata mamma e a Mamma che lotta.

  • 8513
    Eme -

    Ciao Luna, al pensiero, al tentativo, alla realizzazione del suicidio si arriva per centomila strade diverse. Un dramma, un tracollo finanziario, una sensibilità estrema, male di vivere generalizzato, un disastro in campo affettivo, un insieme di tutto questo, etc etc etc. Centomila altri etc.
    Proprio come dici tu: ognuno sa per sé.
    Ciò che per me è una stupidaggine per un altro può essere il mostro da cui scappare rifugiandosi nella morte o nel pensiero di morte e viceversa.
    Pensare che basta un attimo per porre fine al dramma che si sta vivendo, che basta un colpo di pistola, una dose massiccia di farmaci, una corda, un salto per raggiungere la serenità può dare quella sensazione di beffarda beatitudine che fa scivolare nel giorno dopo, in quello dopo ancora fino alla morte, quella naturale, quella che, prima o poi, ci becca tutti.
    Ma si può dire di aver vissuto?
    E’ veramente vita scivolare da un giorno all’altro con un guizzo di vitalità al pensiero che in qualsiasi momento, ZAC…..la tragedia può finire, il sipario, finalmente, può calare su una commedia grottesca che non ha fatto ridere nessuno?
    Il pensiero di morte rallegra anziché spaventare.
    E’ il mondo alla rovescia.
    Proprio come dici tu (mi pare) scatta un’empatia formidabile tra chi parla di morte con la stessa serenità con cui gli altri parlano delle prossime vacanze al mare.
    E contemporaneamente si prova fastidio, quasi odio, verso chi parla della vita, delle cose belle che possono accadere e di quelle che sono accadute ma che sono coperte dal telo nero della depressione o della paura o della totale mancanza di motivazioni.
    Chi pensa al suicidio, spesso, vede il positivo, sa che c’è, è profondamente convinto che non è per lui, che non merita, che sarà eternamente, condannato a percepire il positivo altrui e a subire negatività.
    Chi pensa al suicidio, spesso, lo difende con un’energia che neppure sa di avere. Lo vede come un gesto amico, fraterno. La morte si personifica, le si da un corpo, un volto. Diventa un fratello, una sorella, un qualcuno da difendere a spada tratta.
    Guai a parlarne male! Guai a mettere in discussione la sua potenza, il suo valore.
    Ci si appella agli altri? Si chiede aiuto? Mah…..non lo so…..a volte il meccanismo è più sottile, più cervellotico.
    A volte si cercano adepti, confratelli con cui adorare in santa pace l’idolo Morte.
    E così i vivi ed i redivivi diventano bersagli da abbattere, sorte di dissacranti senza Dio che infastidiscono, disturbano.

  • 8514
    Eme -

    Parlandoti Luna, in realtà, ti sto parlando della me stessa fino ad un pò di tempo fa. E ti sto parlando di chi , a grandi linee, “funziona” come me.
    Bene o male mi sono riagganciata alla vita e staccata dal pensiero di morte.
    Ma sai di cosa ho veramente paura? Ho una sorta di paura retroattiva. Perchè non mi sono resa conto di aver ribaltato, ad un certo punto, i miei pensieri, di aver aver traslocato in un mondo alla rovescia, di aver difeso a spada tratta l’idolo morte.
    Ero innamorata della vita e, piano piano, sono scivolata in un pantano di premorte. Ho visto la morte nella vita e la vita nella morte. E non me sono accorta. Eppure non sono stupida…
    Ridevo, scherzavo, piangevo, mi lamentavo, mangiavo, bevevo, lavoravo, uscivo, rientravo insomma…..facevo tutto ciò che fanno le persone in questo mondo e, nonostante tutto mi stavo lentamente accoppando non facendo tutto ciò che si dovrebbe fare per poter salvaguardare la propria esistenza. Gesti normali….come andare dal medico se si sta male. Per esempio.
    Andavo dallo psicoterapeuta e gli raccontavo un sacco di palle nel tentativo di azzeccare la frase giusta. Quella frase per cui ti senti dire “Braaaavaaaa, fai progressi…” e ti consente di mettere le mani su quei medicinali che annebbiano le sensazioni e ti trasformano in una sorta di corpo con poca mente indifferente a tutto con un’unica sacca di energia destinata unicamente al lamento continui verso un destino implacabile, immutabile, predisegnato ed inelluttabile.
    Ero convinta che il guardare una finestra e vedere una finestra anzichè il varco che conduce verso la felicità fosse sufficiente.
    C’è un passaggio spesso sottovalutato tra la voglia di morte e la voglia di vita. E’ il momento di non vita. Un corridoio nero in cui si rischia di rimanere ingabbiati.
    Io ho avuto il colpo di fortuna di incontrare chi mi ha veramente aperto gli occhi sul delitto che stavo commettendo verso me stessa.
    Mi sono riancorata alla vita e sto facendo di tutto per imparare a viverla, questa volta, per davvero.
    E credo sia importante parlare, come sai fare tu, a chi crede di non saper più ascoltare che parole di morte.

  • 8515
    DAGO44 -

    EX ANDREA ciao purtroppo non so piu’ nulla di TANCAMALA,alias SILVIO B.
    Non so piu’ nulla da tempo,l ho cercato anche su FB ma nulla,e questo e’
    motivo di mia forte preoccupazione.Per il resto leggo sempre e scrivo
    poco,ho ben poco da dire. Un abbraccio a tutti DAGO44

  • 8516
    LUNA -

    BIRILLO: ciao 🙂
    non ho mai preso psicofarmaci e quindi non so come facciano vedere il mondo. Peraltro il mondo è pieno di persone che rifiutano gli psicofarmaci ma si tengono in equilibrio attraverso altre dipendenze, palliative, e spesso non meno deleterie o fuorvianti. Non è un giudizio, è così in molti casi. Ci sono persone che piuttosto di andare da uno psicologo (che non dà medicinali) preferiscono tenersi altre dipendenze o altre strade di compensazione consapevoli o inconsapevoli. Ci sono persone che hanno avuto esperienze negative con gli psicologi altri che ringraziano il giorno che, superati dei loro pregiudizi, o fatto un loro scatto interiore, hanno avuto anche la fortuna, non dico di no, di trovare quello giusto, con cui intraprendere un determinato percorso. Di base, come ti dicevo, penso che ognuno sa per sè. Io ho usato il termine malattia in un determinato contesto di concetti. Se vuoi chiamiamolo disagio. Comunque sia l’essere umano prova disagio quando non si sente in equilibrio. L’equilibrio è un concetto personale. Per quanto mi riguarda significa una serie di cose, tra cui riuscire a vedere sia il bene che il male, cioè non vedere il mondo solo rosa, anche dove non lo è, ma neanche solo nero, dove non lo è, fare delle scelte dettate dall’ascoltarmi e dalla volontà e costruttive, e non dall’ansia, saper accettare ciò che è buono per me e rifiutare ciò che è nocivo per me, e sentirmi in armonia con me stessa e il circostante. Riuscire a sentire, quando così non è, dove sta il punto. Comunque immagino che quando l’essere umano non riesce a sentirsi in equilibrio con se stesso e con il circostante vada in sofferenza, in vari modi. A volte il dolore interiore di questo non riuscire a stare nella propria pelle si traduce in pensiero, a volte il pensiero copre il reale riuscire ad ascoltarsi e capire dove sta il punto.
    Io se non riesco a dormire mi devo tenere l’insonnia e devo chiedermi cos’è che realmente realmente non mi fa dormire perché sono intollerante ai sonniferi e mi devo ascoltare l’ansia o farmela passare in altro modo perché sono intollerante agli ansiolitici. Può darsi che sia un rifiuto psicologico, o che sono fatta strana, ma tant’è…
    Di brutto c’è che quando ho avuto, anni fa, gli attacchi di panico me li sono dovuti cuccare tutti, l’ansia generalizzata, i pensieri negativi ecc ecc. Di buono c’è che evidentemente tutto ciò mi è stato sopportabile anche se mi era insopportabile, visto che sono ancora qui.

  • 8517
    LUNA -

    Credimi non è retorica: stare male è una merda pazzesca, ma stare male a 20 anni mi ha insegnato delle cose e stare male a attorno ai 30 mi ha insegnato delle cose. Stare male a 20 mi ha insegnato delle cose che mi sono state utili a sperare nel dopo quando sono stata male a 30. Anche se nei momenti bui dimenticavo assolutamente che c’erano stati 10 anni in mezzo in cui avevo vissuto in equilibrio e non solo ma che in seguito alla mia “crisi” io, poi, avevo vissuto molto meglio, con maggiore consapevolezza tra i miei desideri e le mie risorse per realizzarle. che riscoprire il mondo era stata una festa da rediviva meravigliosa! mi dicevo cose tipo: si sta male sempre. Ma era una balla, prodotta dal mio stress e dal mio malessere. Oppure guardavo con nostalgia quando ero stata bene e piangevo sulla me che mi piaceva e stava bene e dicevo: ormai sarò così fino al 2089, forever. E io non sopporto neanche l’idea. Ma non la sopportavo perché amavo me, e amavo la vita. Altrimenti perché mi sarebbe stato così difficile non-essere?
    Una delle cose che ho imparato sulla mia pelle è il dover confrontarmi con la mia sensibilità ma anche con la mia responsabilità di strategie sbagliate nel cercare di stare in equilibrio rispetto alla mia sensibilità e negli scossoni della vita, che possono riguardare vari ambiti. A dover dividere le responsabilità. Cioè a vedere dove stavano quelle degli altri nell’effettivo avermi fatto male, mancanze, aggressioni, semplicemente fare la loro strada, dove stavano le mie (le chiamo volutamente responsabilità e non colpe, per me il senso di responsabilità è costruttivo, e il senso di colpa è implosivo) e intendo dire nei MIEI confronti in primo luogo. Tuttavia posso certamente anche affermare che pure MazingaZ sarebbe andato in stress per il popo’ di situazioni contingenti ad incastro che mi hanno portato a piegarmi in due dallo stress, dalla tristezza, dalla paura, dall’implosione, lo scazzo totale, l’enegia fisica al minimo in tempi recenti. Ma proprio perché ho osservato il mio “crollo”, i miei passaggi, dovuti anche alla sensazione di impotenza, reale, ribadisco che per me è stato essenziale tenermi ancorata fosse pure con un filo sottile alla vita anche quando, francamente, la possibilità di poter vivere pienamente era come “posticipata”. Ma il contropensiero che fosse la mia mente, per via del malessere, a farmi vedere tutto più nero, è stato essenziale nel darmi una chance. Io spero di riuscire a darmela sempre.

  • 8518
    Lucia -

    “Parli della Morte?” “Camperai a lungo” Non vi spaventate: ho riportato il dialogo
    tra due adolescenti di tanti anni fa. Il secondo era napoletano e riportava
    presumibilmente un convincimento popolare della sua terra. Il ragazzetto che
    parlava della morte é realmente campato più di cent’anni, dando dunque, tra
    l’altro, conferma a quella sentenza.
    Credo che chi aspira al suicidio vorrebbe, in realtà, vivere una vita diversa: meno
    tribolata o attorniato da persone più comprensive/affettuose.
    Oppure ci sentiamo nullità, attorniati come siamo da tante sirene seduttive: il più
    bello, la più bella, il più ricco, la più ricca, il più veloce, la più elegante, la più
    intelligente, la primadonna, el macho màs macho, e via elencando…
    Vorrei poter dedicare più tempo a ragionarci su, ma oggi non posso farlo.
    Molto alla buona voglio ricordare intanto la favoletta di quel Tizio (chi era non lo
    ricordo più, ma vale l’esempio) che fece tanta strada per cercare il luogo ideale
    dove vivere; e poi, dopo un lunghissimo percorso, arrivò nel luogo da dove era
    partito e vide che proprio quello faceva per lui.
    Non c’é cosa che noi si possa capire di più che la nostra stessa storia: e per
    nostra intendo anche la storia dei nostri genitori e dei nostri nonni e persino dei
    nostri parenti.. Conoscere un po’ a fondo quella storia, nei dettagli, e facendocela
    raccontare e ascoltandola con spirito di ricerca (quella ricerca che dovrebbe
    coinvolgere tutta la vita ed ogni vita, non solo le aziende e le università),
    potrebbe essere un buon inizio. Vorrebbe dire scoprire che quella nostra vita che
    ci appariva misera ha delle radici profonde e ramificate che non sapevamo di
    avere. Più importante, potremmo scoprire che siamo il risultato dell’eroismo e
    della buona razza di persone che prima di noi hanno affrontato difficoltà ben
    maggiori delle nostre.
    Quella affettività inaridita che prima avevamo popolata solo di prìncipi e
    principesse, può rigenerarsi genuina e diventare manifesta proprio grazie a chi é
    venuto prima di noi: a persone che hanno virtù diverse da quelle dei vistosi
    parassiti dai quali, prima, per ammirarli troppo, ci facevamo sedurre (deviare) e
    annullare..Mi fermo, non verrei alludere troppo e chiarire poco. Comunque da
    pensiero nasce pensiero, se lo vogliamo.
    E scriverli, i nostri pensieri e ricordi, qualcuno lo ha già ben consigliato, ci fa
    sicuramente bene: aumenta l’atteggiamento conoscitivo a svantaggio di quello
    emotivo che, se ci domina, ci danneggia.

  • 8519
    MorteOno -

    oggi sono veramente ridotta male……..capisco,ho solo 10 anni ma voglio veramente uccidermi.combino solo guiai e mi sgridano..vado male in tutto,a scuola sono derisa da tutti..insomma la vita mi fà schifo..cosa posso fare? se non mi date consigli alla fine mi ucciderò.

  • 8520
    Eme -

    Morteono (scusami é….ma che brutto nick ti sei scelta) non so trattare con i bambini quindi ti parlero’ come si parla ad una persona adulta. Consigli?Si puo’ consigliare come togliere una macchia dai pantaloni, come copiare senza essere beccati. Non si possono dare consigli sul come vivere o sul perché vivere. Ho sempre pensato che piu’ si é intelligenti piu’ si é capaci di combinare guai. È la fantasia che si scatena. Alzi la mano chi, tra noi, non ha fatto imbestialire i genitori per una cavolata o un brutto voto. La scuola…..al cinema proiettano un film in cui un gruppo di quasi quarantenni costretti a ripetere l’esame di maturità vive in preda al panico…..È l’incubo ricorrente del 99,9% degli ex studenti di qualsiasi età. Questo per dirti quanto la scuola entri pesantemente tra i nostri ricordi per restarci per sempre. Le persone che ti deridono sono i classici imbecilli la cui totale assenza di intelligenza impedisce di fare gesti diversi dal puntare il dito e ridere come i cretini che, d’altronde sono. Disprezzo e orgoglio verso te stessa per non essere come loro. Quasi trent’anni fa ho litigato con un’intera classe che mi ha fatto trovare il banco fuori dall’aula con la scritta VATTENE! Bé…..sono stata malissimo. Ma, dopo, ho imparato a farmi rispettare. Pero’, prima, impara a rispettare te stessa. E la tua vita. Ciao.

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