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Il sogno di un “malato” della vita e dell’amore

Ciao a tutti.
È inutile negare il motivo per cui io, come tanti altri, mi ritrovo a scrivere in queste pagine virtuali; che sia un consiglio o un parere, è quasi sempre una richiesta d’aiuto.

Sono un ragazzo di 24 anni residente al sud, studente universitario fuori corso ma (a detta degli altri, non sono solito giudicarmi da solo) intelligente e capace.
Per capire il perché io sia fuori corso andrebbero spiegate un po’ di cose e sinceramente ci tengo a farlo. Purtroppo il mio orgoglio e la paura che le mie parole vengano fraintese mi spinge sempre ad effettuare delle precisazioni prima di effettuare qualsiasi discorso, mi piace che le persone capiscano esattamente chi hanno davanti al fine poi di dare dei consigli migliori.
Vengo da studi classici e non ho mai avuto problemi di tipo scolastico, ho sempre amato la cultura e il “sapere” prima di qualsiasi altra cosa, amo cullarmi nella poesia e nelle opere teatrali, amo i saggi, i documentari e qualsiasi cosa possa insegnarmi del nuovo, nonostante la mia età i discorsi con i miei amici vertono sempre su temi filosofici, linguistici, sociali, politici. Amo TUTTA la musica, dalla lirica all’ hardcore metal. Insomma sono tutto ed il contrario di tutto. Non mi piacciono le discoteche ma non per questo non faccio la mia vita da giovane, semplicemente penso che la “vita giovanile” non sia solo quella delle discoteche e dello scambio di ragazze; mi piace stare con i miei amici, mangiare insieme e parlare. Penso che non sia il luogo quello che conta, ma la compagnia, anche il luogo più bello può diventare noioso senza le persone giuste accanto a noi.
Ma qual è il punto di questa lettera? Probabilmente sarà meglio precisarlo da subito prima che la noia prenda il sopravvento.
Da un anno sono in piena depressione e mi sveglio ogni giorno con lo stesso desiderio e pensiero: andare a vivere a Milano.
Tengo a precisare che l’uso della parola “depressione” non è per niente esagerato e che dopo aver passato vari stadi sono infine giunto a quello finale in cui mi rendo conto di aver raggiunto il limite.
Dopo essermi diplomato al liceo ho conosciuto una ragazza del nord con cui siamo stati insieme a distanza per cinque anni.
Ogni mese salivo per andarla a trovare e delle volte è scesa lei qui da me, sono stati dei momenti fantastici! Purtroppo però i problemi c’erano ed erano anche molti.
Per mia natura non ho mai accettato un rapporto frivolo con le ragazze, per me è sempre esistito ed esiste l’Amore. Odio le persone che hanno le cosiddette “storie”, ovvero rapporti occasionali atti solo a saziare il desiderio della carne. L’Amore, la fedeltà, la coppia, e la complicità rappresentano per me la colonna portante della mia vita. Immaginate un enorme colonna bianca che regge l’esistenza di ognuno di noi, e per ognuno questa colonna rappresenta gli ideali, gli obiettivi che ognuno di noi ha nella sua vita, i propri capisaldi senza i quali viene a crollare tutto.
Bene per me il rapporto con questa ragazza è stato volutamente il primo ed unico rapporto della mia vita e, come tale, mi coglieva alquanto impreparato su alcuni aspetti.
La mia forte gelosia mi ha indotto a stare male e la mancanza di controllo sulla persona, che a distanza era onnipresente, mi ha divorato giorno dopo giorno.
Il “mostro verde” mi ha dilaniato le carni e si è cibato di me, del mio “lavoro” e della mia salute; tre anni dopo l’inizio di quel rapporto ho scoperto di avere una malattia rara (1: 1. 000. 000) .
All’inizio è stato orribile sapere che ero malato, non sapevo cosa fosse e temevo per la mia vita, poi col tempo ho imparato ad accettarla e a conviverci molto bene (facile dirlo e farlo quando sai che la tua vita non è in pericolo vero? ) . Questa malattia mi comporta l’assunzione di un farmaco in ospedale ogni due settimane con relativi controlli, tutti i brutti sintomi che dovrei avere non li ho mai avuti e difatti faccio una vita totalmente normale, pensate però che l’indice di disabilità è pari al 70%. Spesso mi sento come “Il malato immaginario”, sono malato ma non sembra se non dai valori di laboratorio, questa è stata una delle mie fortune nella sfortuna.
Comunque sia per cinque anni i miei genitori non hanno mai voluto saperne di mandarmi su al nord, i motivi sono puramente riconducibili ad un’eccessiva protezione nei miei confronti, non dovuta alla malattia ma ad un semplice attaccamento all’unico figlio. Dimenticavo di dire che sono separati da quando avevo tre anni, ma questo è rilevante? Ho un ottimo rapporto con mio papà e con mia mamma e non c’è giorno in cui non parli o non mi confidi con loro, penso che tanto debba bastare.
Nel mese di giugno tronco con questa ragazza, all’inizio mi sento meglio ma poi mi rendo conto di stare sempre più male giorno dopo giorno, mi manca sempre di più, a gennaio di quest’anno riprendo i contatti e ci incontriamo. Le cose tra noi non sono cambiate, un minimo di amore c’è ancora ma c’è il problema della distanza e io non le do torto. Pensateci bene: è ammirevole stare con una persona per tanti anni a distanza ma ci fa stare male no? La vorremmo sempre vicina ed è normale. Quanti anni ognuno di voi pensa di poter resistere a distanza senza aver MAI provato la quotidianità con il partner? Un conto è un rapporto che inizia da vicini e poi per tante cause diventa “a distanza”, un altro è un rapporto che è sempre stato infettato da chilometri e chilometri di lontananza.
Lei mi dice che a meno che non siamo vicini non c’è modo di far ripartire il nostro amore e come darle torto? Naturalmente sarei stato contento se avesse scelto la strada del cuore e avesse deciso di tornare insieme ma anche la strada della mente è giusta, quale scegliere dipende solo dal proprio carattere.
Aldilà della sua persona in ogni caso io AMO MILANO con tutto il mio cuore, è una città fantastica, piena di vita e di opportunità, e lei in questa valutazione non c’entra niente.
Oramai non riesco più a studiare stando qui, penso a lei, alla città, alle esperienze che potrei vivere e sono fortemente in depressione.
Dopo averla incontrata ho proposto ai miei di darmi (dopo sei anni! ) l’opportunità di dimostrare che merito di andare a studiare a Milano; ho proposto loro di farmi andare per tre mesi, tre mesi in cui studierò per dare poi gli esami qui e dimostrare che stando lì sto molto meglio.
Pensando a questo sogno ho studiato in questi mesi per dare degli esami in questa prima sessione universitaria, e pensate che ho preso il mio primo 30, come vedete questa è una prova che questa sia la strada giusta. Io capisco che può sembrare ridicolo andare a Milano, studiare e poi dare gli esami qui, ma se questa è l’unica strada per farmi uscire dalla mia depressione e dal mio stallo universitario, perché non provarci? Preciso che gli esami ci sono solo a Giugno, Luglio, Settembre, Gennaio, Febbraio, Marzo. Si tratterebbe di tornare pochi giorni in questi mesi per farli, ma d’altronde la mia famiglia dovrò pure venirla a trovare no? Potrò finalmente mettere una pietra sopra questa storia, se andando lì porterò più risultati e sarò felice bene, altrimenti pietra sopra e torno qui. Mi è concessa dopo sei anni una possibilità per dimostrare che posso essere felice? Ho già avuto abbastanza sfortune nella mia vita.
Sono così stanco però di avere dei punti interrogativi su questa storia.
Mia madre alla fine accetterà questa cosa? (Mio padre l’ha già fatto)
Riuscirò a trovare una casa? Sono così spaventato dal dover fare tante ricerche e magari non trovare nulla.
Quanto tempo devo aspettare ancora? O vado ad Aprile o se ne parla a Settembre, ma con tutto questo tempo per lo mezzo cosa succederà? Non riesco ad aspettare fino a settembre.
Per i primi 3 mesi di prova voglio tornare qui ogni due settimane per fare la terapia, ma se il medico mi dice di no? Non posso per tre mesi soli (nel caso peggiore) spostare la terapia a Milano, inoltre il medico che mi cura è uno dei migliori in Italia (se non il migliore. )
Troverò l’appoggio di qualcuno per aiutarmi nella ricerca della casa? Ho bisogno di sostegno morale per riuscire nel mio intento.
So che questa lettera vi sembrerà molto confusa, ma difatti è lo specchio della mia persona allo stato attuale.
Spero che qualcuno sappia darmi dei buoni consigli e sappia sostenermi nel mio piccolo sogno.
Sarò ben felice di rispondere ai vostri commenti nel caso vogliate capire meglio qualcosa per potermi dare dei buoni consigli.
Un saluto a tutti.

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6 commenti a

Il sogno di un “malato” della vita e dell’amore

  1. 1
    rossana -

    ciao,
    capisco che ti stai trovando in un momento difficile, di importante snodo nella tua vita.
    dalla tua lunga mail mi è difficile capire cosa stai cercando qui. pertanto, provo a darti qualche risposta, cercando di centrare i tuoi obiettivi:
    1) a mio avviso, è giusto che tu provi a trasferirti a Milano, nonostante la resistenza di tua madre a trattenerti lì, a condizione che i tuoi genitori possano sostenere le spese per permetterti di curarti e di dare esami al Sud, abitando al Nord. meglio avere rimorsi che rimpianti…
    2) la tua ragazza dovrebbe poterti essere di aiuto nel trovare una sistemazione a Milano: le opportunità non mancano, basta sapersi adattare…
    provaci: a 24 anni è bene che ti misuri con te stesso nella realtà. Vedrai che non sarà poi così difficile trascorrere tre mesi a Milano, per renderti conto concretamente di cosa puoi trovare, verifica amorosa inclusa.

    un piccolo suggerimento, se mi permetti: la mail è troppo lunga per aver modo di mantenere l’attenzione della maggior parte dei lettori, che non ti conoscono…

    tutti i miei migliori auguri per te e per il tuo futuro
    Rossana

  2. 2
    francesca -

    ciao desdemon, io credo proprio che tu faccia benissimo a partire. hai l’appoggio di tuo padre che è già un punto di partenza. se poi non hai molti problemi economici allora andare a milano è un’ottima idea. ma non hai pensato all’idea di continuare gli studi universitari lì? probabilmente la tua malattia ti impedisce di fare qualche lavoro, per ora. ma non di essere felice. se sei così forte e hai bisogno di fare la terapia ogni due settimane non dovresti avere grossi problemi. ti consiglio di parlare anche con il tuo medico. lui saprà sicuramente aiutarti per quanto riguarda le tue cure.
    e credo proprio che vedendoti felice tua madre capirà.
    sono sicura che se ti impegni riesci a studiare e anche a trovare casa a milano e partire ad aprile.
    in bocca al lupo.

  3. 3
    gio -

    insegui il tuo sogno, e solo tu saprai se è la cosa giusta se la spinta che ti viene da dentro è cosi forte da non riuscire a trattenerla,le paure ci sono ma siamo qui per vincerle, non preoccuparti tutto andrà per il verso giusto

  4. 4
    Desdemon -

    Ringrazio Rossana e Francesca per la pazienza che hanno avuto nel leggere la mia lettera e per i consigli datimi, ne farò tesoro!

    Desidero aggiungere un post scriptum che mi sembra importante: quando parlavo della disabilità al 70% non ho specificato che io questa disabilità non l’ho mai chiesta allo stato italiano e non intendo farlo. Ho usato quel valore numerico solo per far capire agli altri quanto fosse importante questa patologia.
    Sbaglierò sicuramente perchè è una cosa che mi spetta di diritto, ma ho intenzione di vivere la mia vita senza aiuti di sorta, siano essi monetari o di altro tipo. Voglio sudarmele le cose e combattere strenuamente per averle.

  5. 5
    Rossana -

    Desdemon,
    apprezzo il tuo desiderio di autonomia e di autorealizzazione.
    l’aiuto da parte dello stato ti spetta comunque e potrebbe esserti utile, prima o poi. non lo rifiutare a priori…

  6. 6
    glosstar -

    Concordo con Rossana sulla lunghezza della tua lettera, ma in fondo la capacità di sintesi e’ la caratteristica di chi ha le idee chiare e francamente non mi sembra sia il tuo caso. Dalle tue righe non si capisce se quel che desideri e’ la fidanzata (milanese?), la vita che una città come Milano può offrire, o piu’ semplicemente dimostrare ai tuoi genitori di essere adulto lasciando il tuo paese/ città di origine.

    Riguardo alla fidanzata, credo che non si possa stare ‘impiccati” per lunghi anni facendo i pendolari dell’amore. Non e’ la distanza a uccidere le relazioni, bensi’ la carenza di progetto che si concretizza nel necessario trasferimento di uno dei due.

    Milano. Ci sono nato e cresciuto. E’ una città che offre molto ma, per 10 che ti da, 15 ti toglie. Devi essere preparato a questo e da quanto racconti non lo sei. Milano per te e’ una visione idealizzata, una sorta di panacea di ogni male utile a non voler guardare il problema che credo proprio sia una notevole dipendenza dai tuoi genitori che ancora, nonostante i tuoi 24 anni, prendono ancora le decisioni per te. Segno evidente che il tuo percorso di maturazione non si e’ ancora compiuto e non sarà un trasferimento a realizzarlo.

    Concludo dicendo che la tua lettera sembra una lunga lista di alibi tesi a giustificare la paura di recidere il cordone ombelicale che ancora ti lega alla famiglia di origine. La malattia, le medicine, gli esami universitari, il medico migliore in Italia, non sono altro che scuse che se non getti alle spalle diverranno macigni sul percorso di una piena crescita col risultato di farti sentire un fallito per non aver deciso tu stesso cosa fare.

    Ricorda che la paura e’ una pessima consigliera quando si tratta di decidere come vivere la propria vita.

    Auguri di cuore.

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