Ho perso mio padre e una parte di me
Alle 21.45 del 29 giugno 2026 è morto mio padre.
Aveva 91 anni e nell’ultimo mese si era spento piano piano, senza che io e mia madre ce ne accorgessimo, perché lui erano anni che si trovava in punto di morte, nel senso che, sfortunamente, si era fissato con tutte le malattie del mondo.
Ho passato gli ultimi 20 anni a convivere con l’ansia che morisse davvero e gli ultimi 5, ormai sfinita, con la paura che potesse farsi del male con tutte le sue fissazioni e compromettere anche la salute di mia mamma e la mia.
Quando è caduto a terra io ero appena uscita
Mi mamma mi ha chiamata subito e quando sono arrivata era ancora vivo
Ho chiamato il 118 e gli ho praticato il massaggio cardiaco ma, mentre lo facevo, lo sapevo che stava morendo
In alcuni momenti mi sembra tutto assurdo
In altri, quando vedo la pace e l’ordine che regnano in casa provo sollievo ma anche rabbia, perché avrei voluto che questa pace ci fosse con lui VIVO non MORTO
A volte piango
A volte ringrazio Dio perché l’ho avuto con me per 45 anni (i miei genitori per l’epoca erano “vecchi” quando sono nata)
A volte mi sento male al pensiero che mi sono incavolata anche l’ultimo giorno della sua vita perché pensavo fosse l’ennesima sceneggiata a causa del caldo che per lui era insopportabile
Mi manca ma razionalmente so che questo è il corso naturale della vita
Mi manca perché in 45 anni non è passato un solo giorno in cui io non lo vedessi o almeno non sentissi la sua voce e adesso sono quasi due settimane che non lo vedo e non sento la sua voce
Riusciva a mandarmi fuori di testa come nessun’altro al mondo
La casa era sempre un disastro a causa sua: accumulatore compulsivo e zero senso della pulizia
E poi realizzo che non lo rivedrò mai più
Realizzo che dopo anni ad invocare la morte e le più disparate malattie ora non c’è più davvero
Stavolta non era la tua solita sceneggiata
Stavolta te ne sei andato per non tornare mai più
Ti ho amato e forse anche odiato in modo assoluto
Non so se ci rivredemo ma se oggi sono in grado di afforntare la vita è anche grazie alla conflittualità del nostro rapporto, al tuo modo di dovermi far crescere alla svelta perché avevi sempre paura di morire e lasciarmi orfana da bambina, quando invece mi hai “cresciuta” fino a 45 anni.
Ti auguro di trovare finalemnte la pace
Ti auguro di stare finalmente bene
Mi auguro di trovare io pace
Mi auguro di perdonarti e perdonarmi
Ti amo babbo, per tutta la mia vita
Data di pubblicazione: 13 Luglio 2026.
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La tua lettera è un atto d’amore ferito, e proprio per questo è vera. Hai vissuto accanto a tuo padre un rapporto intenso, faticoso, pieno di contraddizioni: un legame che ti ha consumata e allo stesso tempo ti ha formata. È normale che oggi tu senta tutto insieme, sollievo, rabbia, nostalgia, senso di colpa, gratitudine. Quando una presenza occupa ogni giorno della nostra vita, la sua assenza non è solo un vuoto: è un terremoto. Hai fatto ciò che potevi, con le forze che avevi, dentro una storia che avrebbe messo in ginocchio chiunque. E nel momento decisivo, c’eri. Questo conta più di qualsiasi parola detta o mancata. La mente sa che la morte è naturale; il cuore no.
Il cuore continua a cercare la voce che ha sentito per 45 anni, continua a inciampare nel silenzio, continua a chiedersi se avrebbe potuto amare meglio, arrabbiarsi meno, capire di più. Ma questo è il modo in cui gli esseri umani elaborano l’amore: attraverso la complessità, non attraverso la perfezione. Col tempo, il dolore si farà più sottile. Non perché dimenticherai, ma perché imparerai a portarlo. E forse, in quel silenzio che ora fa male, troverai finalmente la pace che lui non ha mai saputo darsi, e che tu meriti. Le tue parole lo dicono già: lo hai amato davvero. E questo, alla fine, è ciò che resta.