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Quell’espressione che avevamo a Genova a lavorare

Lettere scritte dall'autore  oliviero trombini

Senza parole che succede la notizia me la danno con facebook, suo fratello Fabio, il mio piu’ caro amico della mia giovinezza non c’e’ piu’.
Avessi saputo che era ammalato con tutto il mio cuore sarei andato a cercarlo per parlargli ancora come da ragazzo quando alla scuola superiore ne avevamo inventate,forse di piu’ lui, di storie e di avventure a perdersi nel divertimento e nella nostra voglia di vivere..e ora se ne va se ne va e mi lascia solo,per me non e’ andato via, dentro di me rimane la sua tranquillita’,la sua onesta’ e anche la sua forza che non dimentico..
Si, dorme sulla panchina,e’ fuggito dal collegio dei salesiani ed e’ tornato a piedi, ha dieci forse nove anni e stamattina viene alla scuola elementare che frequentiamo noi ella sua eta’ aparte me il piu’ giovane e’ lui, nato in dicembre, ma nche il piu’ forte,il piu’ alto.
In collegio per un po ci e’ stato, ma se ne e’ andato senza difficolta’,come niente,da Darfo fino a Berzo non gli andava di restarci vuoi perche’ lo spirito ribelle ed il suo carattere non gli permettevano fossero gli altri a decidere per lui.
Per capire cosa spiegava il maestro non aveva difficolta’ era intelligente e con un carattere molto duro, senza un sorriso,aveva allora un fratello e tre sorelle,forse era questa la strada per lui,molti figli e tanto lavoro per i genitori,la scuola elementare dai muri gialli i corridoi con pavimenti in cemento le grandi porte di legno le scale a chiocciola in cemento che ci portavano di sopra nella classe dai nuovi banchi.Sotto i banchi un mattino la lotta con un altro caro vecchio ripetente era finita con una punizione per lui ed Innocenzo, poi era tornato al collegio, per qualche anno non lo vidi piu’.
Una vespa,una lambretta,una canna da pesca ed ecco che negli anni settanta,nel 1971,passate le medie inferiori,lo ritrovo sempre per le strade ed e’ una continua gara la lambretta rossa che dalla terza piu’ lunga mi va via in pianura ed in discesa,qualche metro ogni cento,la vespa che recupera in salita,Armando sempre avanti. Rido con Mauro della fortuna che ci rende allegri di quando pesca con il cucchiaino in modo unico impossibile prendere pesci cosi’ eppure prende una meravigliosa trota a Cividate,per tempo apprende e poi lascia,nuove avventure, Armando prende forza,cresce,diventa un gigante come altezza e come forza,studia all’Istituto per geometri e lavora con il padre,gia’ lo ha aiutato a costruire la sua grande casa che noi bimbi gia’ alle elementari avevamo visto crescere e che ora e’ sempre li’ al lato della piazza.Si fa l’erba nel prato per i conigli si prova a far l’allevamento, si va a caccia e si cambiano ler moto, da cross fino al cascinetto a caccia di gardene, passione che per tradizione dei nostri familiari ci fan vivere avventure meravigliose lassu sui monti. Poi le domeniche in autobus all’acquiletta,al chiappini, si cresce e lui e’ sempre generoso,diventa Geometra poi va all’universita’ e sempre lavora e studia,da esami su esami e mi impressiona per come sa apprendere, uno studente intelligente con una grande volonta’,andiamo una volta insieme al politecnico dove supera degli esami, poi si laureera’ in architettura .Quando termino il militare mi aiuta e accoglie a lavorare con lui, a Genova,era una forza nel ristrutturare un casolare in via Molassana dove proprio qualche anno fa vi son state le alluvioni,dormivamo in capannone,si lavorava a 34 gradi col sole che picchiava sulle facciae,poi la vita ci ha diviso, ha subito un grave torto e maltrattamento via dall’italia per lavoro, e cio’ lo ha segnato,dopo anni l’ho rivisto malato depresso,a causa di tutto quanto successo e’ stato molto in cura .L’ho abbracciato con grande nostalgia ed affetto il mio amico Armando non c’e’ piu’, dove sei,caro amico,non volevo lasciarti cosi’, con la tua forza ed intelligenza avresti potuto ribaltare il mondo, ma sei in pace e non ti dimentichero’ mai
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