Dubbi sulla psicoterapia
Buon pomeriggio a tutti,
mi chiamo Simone e vorrei parlare di alcuni dubbi che ho sulla mia psicoterapia, intrapresa da circa un anno e mezzo.
Primo dubbio: termine della terapia. Quando si finisce di andare dallo psicologo? La mia terapeuta ha sempre sostenuto che sono io stesso a decidere quando smettere. Mi ci sono sempre trovato d’accordo, ma adesso che il percorso volge al termine, mi è venuto un dubbio. I miei problemi li ho grossomodo risolti, a parte le incomprensioni con alcuni miei familiari. Quando devo smettere di andarci? Appena scopro che non ho più alcun problema, o meglio effettuare ancora delle sedute per accertarsi del mio benessere? Ho dato uno sguardo su Internet. Mi pare di aver compreso che molti terapeuti siano d’accordo su una linea: porre un “traguardo” all’inizio della terapia, nonostante poi un paziente sia comunque libero di smettere quando vuole. Questo traguardo non è stato mai posto. La mia psicologa è sempre decisa sulla sua affermazione.
Secondo dubbio: possono un terapeuta e un paziente rivedersi, dopo il termine della terapia? Qui ho scoperto che c’è un’immensa diatriba al riguardo. Vi spiego la faccenda. Due sedute fa, la mia psicologa mi ha chiesto se volessi andare a trovarla nel suo studio, dopo la fine del percorso. Ho accettato, prendendo la palla al balzo e chiedendole allora se fosse pure d’accordo pure a farsi un giro o a prenderci un caffè, sempre dopo la fine (riconosco che è una bella ragazza / donna). Ha risposto che le farebbe piacere, comunque a suo dire sarebbe doveroso aspettare circa un annetto prima di rivederci. Credo che questa sua domanda sia sorta perché percepisce che il mio percorso è prossimo alla fine. Tuttavia anche qui mi sono posto più di un dubbio, che portai nello scorso incontro. Ossia: rivederla mi farebbe rievocare tutte le parti più tristi che le ho raccontato finora, oltreché a sentirmi “nudo” di fronte a lei, più altre ragioni. Mi disse che fu dispiaciuta, perché in effetti dovrei provare gioia nel rivederla, per il percorso fatto. Non ha tutti i torti, e non nascondo che mi piacerebbe rivederla d’altra parte. Per cui, a chi dare retta? Al cuore o al cervello?
Terzo dubbio: contatto fisico. Eccomi alla parte dolente. Non ne parlo da diverso tempo in terapia, in quanto credevo di essere a conoscenza dei fatti. Provo a farla breve. Un anno fa circa le chiesi un abbraccio per tirarmi un po’ su il morale. Ci abbracciammo anche le successive 3 o 4 sedute. Ad un certo punto mi fa “Io non ti abbraccio più, perché non abbraccio i miei pazienti, nemmeno le ragazze.”. Le chiesi il motivo di questa brusca decisione, rispondendomi che sono cresciuto abbastanza. In effetti, ho pensato che fossero mirati ad aiutarmi a trasportare la mia benevolenza verso il prossimo anche al di fuori dello studio. Anche qui i dubbi sono sorti queste giornate, soltanto che qui non mi trovo tanto a mio agio a parlarne. Spiego perché. Due sedute fa, le accarezzai il viso per la seconda volta oltre ad abbracciarla, e il gesto evidentemente le ha fatto piacere, tant’è che ha ricambiato con gradimento. Il mio era un gesto affettivo, ma anche atto ad avvicinarmi un pochino fisicamente a lei (non so se lo sospetta). Forse mi sono lasciato un po’ troppo andare, è vero, però avrebbe potuto fermarmi. Non voglio farmi alcun film, però mi era balenata l’idea che forse le fa piacere un po’ di contatto fisico con me, se ripenso a questi episodi. Quindi, se fosse così, il terapeuta può mentire al paziente?
Quarto dubbio: linguaggio del corpo. Ci sto pensando sopra sempre in questi ultimi giorni. Credo proprio che qui, invece, qualche film sto cominciando a farmelo. Ripensandoci, ho notato che nei miei incontri la terapeuta si raccolga spessissimo i capelli dietro alle orecchie e che, nell’estate scorsa, sotto la scrivania aperta era solita dondolare leggermente la scarpa destra con le gambe accavallate, oppure tenendola “a penzoloni”, lasciando intravedere il tallone. Considerando che sono ignorante in materia, su Internet dicono che certi gesti hanno un significato seduttivo, ma non ne sono certo. Però quest’ultimo dubbio ritengo che sia una mia immaginazione di troppo, e che alcuni gesti li compiamo in realtà senza renderci conto. Perciò lo tengo in minor considerazione.
Concludendo: fortunatamente il lavoro svolto finora ha dato i suoi frutti. E sempre fortunatamente, solo in quest’ultimissimo periodo mi son venute queste titubanze, che magari avrebbero rovinato tutto in precedenza. Adesso che ci penso, all’inizio della terapia in un discorso disse che nessun paziente è mai andato a trovarla nel suo studio; riconosco che mi fa sentire un po’ “speciale”. Riguardo a tutte queste cose, cosa dovrei fare / pensare? Avevo proprio bisogno di sfogarmi. Ripeto che tutte queste dinamiche sono nate quest’ultimo periodo, come la mia attrazione verso di lei.
Grazie per l’attenzione.
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Categorie: - Me stesso - Riflessioni
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Risolvere la propria vita equivale a morire se partiamo dal presupposto che la vita è un dramma, infondo sappiamo che ci attende la morte. Al centro ci sono dei doveri ai quali spesso non adempiamo… sarebbe sufficiente prenderne atto e confidare nell’amore di chi ci sta intorno. Per questa ragione è importante distinguere i legami fondati sullo scambio di cortesie dai legami autentici; non che i primi non siano autentici o fecondi… il fatto è che il più delle volte sono indotti, si diventa amici perché si condivide una paratela, uno scopo o un’ideale. In tutti questi casi è meglio seguire il protocollo perché non c’è feeling e basta mancare in qualche cosa per deludere definitivamente quella persona. Ecco che il tuo caro amico ti tradirà perché non si è sentito rispettato… in quel caso è giusto cercare il chiarimento. Certo: meglio sarebbe non sbagliare! In questi casi il tradito ha meno credibilità del traditore, a meno che… no, neanche ci voglio pensare! Preferisco credere che il tradito ha agito alla carlona, cosa che neanche mi sembra possibile, però… Davvero, una signora che conosco si appuntava tutte le visite che riceveva per ricambiarle! Io ricordo quasi tutto ma penso che se avessi una vita sociale più intensa mi farei un quaderno per non fare figuracce. Conoscendomi penso che ci resterei molto male!
Ciao Rossella, scusa ma il commento tuo mi sembra… mistico! Non riesco a capire
Credo che veramente tu stia interpretando male certi “segnali”. Prima di incorrere in delusioni che ti farebbero ritornare al punto di partenza come nel gioco dell’Oca, pensaci bene. Ma quegli abbracci te li ha dati perché non voleva apparirti scortese. Non cercare vedere più di quello che c’è. Le illusioni fanno male quando si scoprono essere state tali. Lei è un medico prima di tutto.
Oddio..cioe` la vera domanda dietro questa lettera mi sembra “lei ci stara` o no??”
Il rapporto psicologo/paziente va lasciato tale, e no dopo la terapia non ci si puo` rivedere, se non per altre sedute!
Da quello che dici lei non si sta comportando in maniera professionale, e tu non la stai considerando come cio` che e`, ossi la tua psicologa.
Se hai risolto i tuoi problemi e` ora di lasciare andare la terapia e proseguire la tua vita nel modo piu` normale e sano possibile, senza fissarsi su queste strane situazioni..
Ti dico la mia; anch’io ho fatto un percorso di terapia. La mia terapeuta è una bella ragazza più giovane di me di 5 anni. Nei due anni di terapia non ha fatto nulla di compromettente, niente abbracci, niente carezze niente di niente…si è permessa solo una volta di mandarmi un sms una sera dopo che aveva avuto occasione di conoscere degli uomini. Su l sms c’era scritto che io sono un vero uomo niente in confronto a tutti quelli che aveva incontrato. Finito la terapia non l’ho più vista per un anno. Ci sono tornato solo per un paio di sedute che mi servivano come tagliando, una piccola registrata insomma…Poi per un altro anno non ci siamo più visti e poi, per caso l’ho incontrata in paese. Le ho chiesto di bere un caffè assieme e da li siamo diventati amici…bene in quel momento mi ha detto se per caso hai bisogno ancora di terapia io non posso essere più di tuo aiuto perchè c’è troppa complicità. Quello che voglio dire è che secondo me la tua terapeuta ha sbagliato facendosi troppo coinvolgere. Doveva rimanere distaccata prima. Ora come ha detto Golem non farti seghe mentali altrimenti rimmarrai deluso. e se ti dovesse succedere di andare ancora in terapia via da un’altra.
Simone, toglimi una curiosita’: sei mica per caso ricco sfondato ? perche’ gli squali … oops volevo dire gli psicoterapeuti quando vedono la succulenta combinazione di abbondanza di denaro e scarsita’ di buon senso vanno talmente in brodo di giuggiole da non riuscire piu’ a trattenersi … certo sarebbe da sballo se tu te la portassi a letto e poi la piantassi in asso , ma dubito tu abbia i co...... per farlo, quindi stalle semplicemente alla larga , perche’ quella punta ad un matrimonio nel quale tu saresti giusto lo scendiletto e lei ovviamente la cassiera.
La mia intenzione non era di iniziare una terapia per farmi la terapeuta!! ma infatti sto guardando altrove, lei non è il mio chiodo fisso. anzi vi dirò, che un anno e mezzo fa stavo con un’altra. E sto pensando che se dovessi in futuro iniziare una nuova terapia, andrei molto probabilmente da un terapeuta uomo. Scusate se sono sembrato un maniaco sessuale.
Il comportamento di questa psicologa infrange il codice deontologico, forsr le cose le sono sfuggite di mano! Il contatto fisico di quel tipo e’ assolutamente inappropriato e non giustificabile… puo essere cosi ingenua?? Sei sicuro che sia davvero una psicologa iscritta all’albo? Sono cose delicate, mi raccomando state attenti a mettervi nelle mani di gente non qualificata, puo essere pericoloso. Nessuno andrebbe da un medico non laureato, ma in psicologia fioccano figure tipo counselor e coach chr fanno danni perche non hanno la preparazione, anche se talvolta le qualifiche di psicoterapeuta e psicologo non bastano per garantire la professionalita Sono basita! Te lo dice una quasi psicologa!
Sei cotto, ma non le interessi… lascia perdere
Mari, sei quasi psicologa o quasi psicoterapeuta? Comunque la risposta è sì, è iscritta all’albo. Immaginavo che qualcosa non andasse, però il mio desiderio di rivederla nasce dal fatto che alla fine queste incongruenze grosse ci sono state solo ultimamente (apparte quella questione sugli abbracci, che in realtà non ho mai capito bene)
Simoneff,
ti do anch’io qualche risposta.
1) Il traguardo può essere o non essere posto, a seconda dell’indirizzo terapeutico adottato dalla tua psicologa e degli adattamenti adottati nelle sue modalità operative. secondo me, dovresti proseguire le sedute fin quando non ti senti abbastanza sicuro di te. tutto non può essere risolto mai: l’importante è conoscere se stessi quanto basta per non essere sovrastati dai problemi, ed essere quindi in grado di affrontarli con le proprie forze e le proprie esperienze.
2) non è tanto una questione di cuore o di cervello. mi sembra corretta l’ipotesi di lasciar passare almeno un anno prima di pensare a un incontro fuori dallo studio. in questo lasso di tempo già saresti diverso da ora, sperabilmente più sicuro di te, e quindi meno preoccupato della possibilità che lei ricordi sul tuo conto particolari troppo intimi. questo sarebbe più che possibile ma lei, come te, tenderebbe a lasciarli fuori dalla vostra nuova relazione, presumibilmente amichevole. sarebbe per entrambi qualcosa di diverso da prima, forse pur mantenendo tu un certo livello di sudditanza nei suoi confronti, ed è questo che di solito scoraggia il proseguimento su altre basi del rapporto, che per l’ex paziente spesso mantiene una forma anomala inconscia di radici.
3) temo che il suo comportamento professionale sia stato scorretto: a quanto so, non avrebbe dovuto abbracciarti, nemmeno se tu avessi 15 anni e lei 50. nella sua azione d’analisi o di sostegno una psicologa dovrebbe agire solo sulla psiche, evitando accuratamente altri tipi di coinvolgimento.
4) quasi certamente si tratta proprio di una tua “immaginazione di troppo”. nemmeno inconsueta, però. nell’analisi si definisce transfert quella inclinazione pseudo-amorosa che il paziente sente, in una terapia ben riuscita, nei confronti del suo analista. inclinazione quasi indispensabile per potersi aprire totalmente e affidarsi con fiducia. forse avviene in forma minore anche in altri tipi di terapia. non tenerne conto e, appena decidi di terminare le sedute, fai di tutto per darle l’importanza che aveva nel contesto in cui è nata.
SE, poi, dopo un annetto decidete di rivedervi, riprenderai allora a pensare, eventualmente, a lei negli stessi attuali termini d’infatuazione. quasi certamente di questo si tratta, né più né meno.
un abbraccio, con un in bocca al lupo!
Insomma mi sembra di capire che non ci sono speranze che io possa piacerle (è un poco più grande di me). Per come sono fatto, e mi conosco molto bene, se mi rifiutasse non la prenderei così a male. E come immaginavo, c’è chi dice che vedersi dopo la terapia sia dannoso, e chi la prende più alla leggera. da parte mia suppongo che circa un anno sia un giusto lasso di tempo.
Simoneff, se sei al punto di chiederti se potrai mai piacerle, vuol dire che ti stai facendo delle fantasie che quasi certamente non hanno nessun collegamento con la realtà. Se le piacevi, avrebbe già fatto “molto” di più per fartelo capire. Non farti paranoie che ti farebbero star male. Allora si che dovresti tornare dallo psicoterapeuta.
Visto quello che dici dopo un anno e mezzo di terapia, a te basterebbe un vero amico o una fidanzata disposta ad ascoltarti. Risparmieresti un sacco di soldi avendo lo stesso risultato. E con quello che risparmi ti fai una vacanza come dio comanda. Con la fidanzata.
Auguri. E non pensarci più. Scegli un uomo la prossima volta se proprio devi.
Simoneff, sono una studentessa prossima alla laurea e queste cose basilari le so anch’io! Il comportamento che riferisci mi stupisce in negativo.
Questo è il codice deontologico al quale ogni psicologo iscritto all’albo deve attenersi http://www.psy.it/lo_psicologo/codice_deontologico.html in particolare leggi l’articolo 28… In base a quello che racconti (siamo su internet e ne stiamo solo parlando in linea generale) c’è stata una scorrettezza. A onor di cronaca voglio spiegare il percorso formativo di uno psicologo e psicoterapeuta serio e riconosciuto: Laurea magistrale (3+2) in Psicologia, dopo la laurea si sostiene un tirocinio obbligatorio di un anno per poter accedere all’esame di stato e conseguente iscrizione all’albo. Solo a questo punto si otterrà il titolo di “psicologo”.
Successivamente, per poter trattare i pazienti con patologie psicologiche, si devono frequentare altri 4 anni di scuola di psicoterapia, in seguito ai quali si ottiene il titolo di “psicoterapeuta”. Alla scuola di specializzazione in psicologia possono accedere solo i laureati in psicologia e quelli in medicina e chirurgia.
Consiglio, prima di intraprendere un percorso terapeutico di informarsi se: lo psicologo è anche psicoterapeuta, ed eventualmente farsi consigliare sull’approccio più adatto al proprio problema (ne esistono tantissimi); se non si hanno grossi problemi si può intraprendere un percorso di counseling (consulenza) con uno psicologo, ma è meglio controllare che sia iscritto all’albo, per ulteriori verifiche controllare la sua effettiva iscrizione nell’albo regionale.
Per qualsiasi problema rivolgersi sempre all’albo di appartenenza dello psicologo che potrà disporre di indagini e risoluzione dei problemi. In qualsiasi caso consiglio di tenere gli occhi aperti e mantenere un atteggiamento critico informandosi per conto proprio. ciao!
Ciao Golem, permettimi di dissentire su una parte del tuo discorso. Cosa intendi che avrebbe fatto “molto” di più? Atti espliciti come baciarmi? O frasi più sottili del tipo che tiene molto a me, che un terapeuta può anche fare sesso con un ex paziente, che sono una bellissima persona o altre cose? Attento che questi professionisti NON sono tenuti a far capire a un paziente la loro attrazione, anzi ti dirò, che il loro codice deontologico gli proibisce severamente qualsiasi tipo di immischiamento fra quello che succede nello studio e la loro vita privata. Sai cosa accade se si venisse a sapere che un terapeuta “ci prova” esplicitamente con un paziente? Radiazione dall’albo. E credo proprio che rischiarsi il lavoro per un’ora di sano sesso non sia il massimo. Quando la terapia è finita, e SE è passato diverso tempo e SE gli obiettivi sono stati raggiunti, allora sarà un altro discorso. E anche quella cosa che basta un vero amico o una fidanzata per ascoltarti, non è giusta; in terapia si va proprio per dire delle cose che non diresti neanche a loro. e ti dico anche che non mi sono sognato di raccontare queste faccende ai miei amici, solo accennato che vado in terapia a 2 dei più intimi. Probabilmente puoi aver ragione che le mie sono solo fantasie, ma se non sono così ossessive e se ci sta della speranza, perché non coltivarle? (Forse per come ho scritto sembra che non riesca a fare i miei doveri, che penso solo a lei!! Ma non è così. La penso spesso, ma non a questo livello). Poi certo, se proprio dovessi riandare in terapia, o mi sceglierò un uomo, o una babbiona. Ti auguro una buona giornata e un sereno weekend 🙂
Ma certo Simoneff, la speranza nell’innamoramento e’ la benzina che alimenta il fuoco del desiderio, e la fantasia il vento che aumenta le fiamme , figuriamoci.
Certo e’ una donna, giovane credo, e ha le sue pulsioni e simpatie, ma credo che sia solo andata oltre i suoi doveri deontologici. Oggi non è difficile che accada, essendosi di molto abbassata la qualità in tutte le professioni. Quelle mediche comprese.
Peccato che tu non abbia amici che possano capire la tua situazione. Uno di questi, ma vero, e’ meglio di qualunque psicoterapeuta.
Auguroni.
Simoneff,
“quella cosa che basta un vero amico o una fidanzata per ascoltarti, non è giusta; in terapia si va proprio per dire delle cose che non diresti neanche a loro.” – continua a pensare con la tua testa!
chi è refrattario a una seria terapia psicologica non potrà mai trarne alcun beneficio, né immaginarne la validità…
No Rossana. Quella frase che hai quotato è intesa in un altro senso. Vale a dire che iniziai la terapia proprio perché riguardava fatti che non avrei mai e poi mai raccontato a nessuno: familiari, migliori amici, fidanzata… e questo vale per tutti quelli che la cominciano, nessuno escluso! Per questo lo psicologo deve essere un completo estraneo. I miei dubbi sono nati perché… quest’ultima cosa mi sembrava andasse scemando, sebbene stessimo alle ultime battute. E onestamente scusa, ma la seconda parte del tuo pensiero proprio non capisco su quale base poggi.
Simoneff,
scusa, sono stata io a esprimermi in modo nebuloso. concordo che a volte non basta la disponibilità di un amico fidato ma occorre un professionista per affrontare e risolvere situazioni intime complesse.
se non hai fiducia in un medico o in una terapia, questi non potranno mai dare risultati positivi. ci sono persone che rifuggono dalle terapie psicologiche ed è abbastanza frequente che si tratti di quelle che maggiormente ne avrebbero bisogno. ci vuole molto coraggio per guardarsi dentro senza nascondersi nulla!
non sarai rimasto traumatizzato da tutti questi abbracci? 😀
può darsi che ti abbia abbracciato solo perché le hai fatto pena, senza stare a cercare chi sa quale motivo.
se hai problemi ad affidarti ad un terapeuta dell’altro sesso, cercati un professionista uomo valido della tua zona e segui la sua terapia, che sia farmacologica o solo di psicoterapia. sarà a lui a dirti quando non ne avrai più bisogno, o il tuo stesso organismo, in caso di farmaci.
già che ti fai tutte queste pip. mentali, fossi in te, una chiacchierata ce la farei… quanto a lei, si, poteva evitare
Rossana,
questa mia fiducia è diminuita proprio verso il termine. Concordo che chi rifugge da queste terapie, per paura di essere giudicato, o perché crede che riguardino solo i pazzi, o per altri motivi… sì, spesso sono i primi ad averne bisogno. Guardarsi dentro significa sapersi mettere in discussione, e tante persone purtroppo peccano di superbia in questo. Anche i terapeuti stessi hanno fatto questo percorso. Alcuni pensano che sia come andare dal prete (sono ateo), ma non penso proprio sia la stessa cosa!! Nonostante tutto ritengo che quasi tutti dovrebbero intraprendere una psicoterapia, sia che duri alcuni mesi, sia che si protragga oltre due anni. Per quanto riguarda la mia terapeuta, forse può nascere qualcosa, forse no… ma la mia vita va avanti comunque. La mia autonomia suppongo che l’abbia ottenuta grazie a lei, in qualunque modo la faccenda si sviluppi.
Come ti hanno spiegato altri utenti secondo me devi lasciare perdere. Lei ha sbagliato a lasciarsi andare con te e tu nella lettera poni una domanda sbagliatissima: “lei ci starà?”. Il titolo giusto è “dubbi sulla psicoterapeuta”. Hai fatto perfino delle ricerche per capire se lei ci starebbe o non ci starebbe e se i suoi gesti hanno un significato in questo senso.
Ora io non sono un’esperta nel campo, però c’è qualcosa di tremendamente sbagliato in questo. Io stessa se fossi nei panni della tua terapista mi allontanerei da te in ogni senso, soprattutto professionalmente. Perché non posso certo contribuire al tuo benessere psichico se tu provi qualcosa per me.
Però potrebbe essere anche che la tua sia solo una infatuazione considerando che tra psicologo-psicoterapeuta e paziente c’è una relazione speciale che si chiama transfert. Questo è presente in tutte le relazioni, ma lo psicoterapeuta dovrebbe utilizzarlo in maniera corretta per poter portare avanti il percorso psicoanalitico. E’ simile a una storia d’amore, dove ci sono forze di attrazione e anche forze di repulsione. Sta alla capacità dell’analista e alla buona volontà del paziente saperle gestire.
Io queste cose le ho studiate alle superiori, ma spero che tu abbia compreso il senso delle mie umilissime parole.
Non solo rischi di andare incontro a delusione, ma anche lei corre un enorme rischio. Se s’invaghisse di tutti i suoi pazienti sai che cosa succederebbe? Non potrebbe fare quel lavoro. Parlagliene e cambia psicoterapeuta ai fini della tua guarigione.
Ha fatto bene a dirti di rivedervi casomai tra un anno, perché tra un anno, una volta che il transfert è venuto meno, probabilmente anche le emozioni che proverai tu saranno cambiate.
Ciao
Elle, non mi pare il caso di cadere in battute simili. “Traumatizzato” dagli abbracci… manco fossi un ragazzino di 15 o 20 anni. E stai tranquilla che non le faccio pena, sono sicuro al 100%, anche da come parla, che sono un ragazzo maturo etc etc. Quindi confuto la tua ipotesi. Parli di farmaci addirittura, come se fossi un caso patologico: taglio corto e mi fermo qui a commentare le tue corbellerie. Non so quanti anni hai.
Per quanto riguarda quello che dice cami, mi dispiace dirlo, ma hai ragione anche tu come altri utenti… e purtroppo io, ma mi sono svegliato tardi. Ma dannazione, avrebbe potuto fermarmi. Ho scoperto che è sempre responsabilità del terapeuta in questi casi, mantenere i confini. Mi sono fatto una cultura al riguardo e ho scoperto che invaghirsi di un paziente capita, però è necessario che l’analista ci lavori sopra di suo, e inviare il paziente altrove se non riesce a gestire la dinamiche intime. Non sto dicendo che lei provi attrazione per me, può essere tutto o niente, ma non è stata professionale. Io ho sbagliato qualcosina, ma lei molto più di me.
Allora agisci di conseguenza. Cambia terapeuta e chiudi i rapporti con lei, sia quelli professionali sia quelli sentimentali.
Un saluto !!
La psicoterapia? Una grande illusione e un potenziale pericolo, tecniche deboli e troppo contorte per poter risolvere i problemi psicologici. Più probabile che aumentino le frustrazioni nel corso della psicoterapia proprio a causa del mancato ottenimento dei risultati sperati da parte della persona che ci si rivolge.
Problemi che nascono in età adolescenziale ma che potrebbero essere normali nel processo di crescita.
E’ il mondo degli adulti e in particolare dei genitori che non capisce questo, peccando di ingenuità e di ignoranza rischiando di vedere il proprio figlio/a peggiorare nel corso della psicoterapia compromettendo e rovinando la vita del proprio figlio. Potrei portare diverse argomentazioni e esempi a sostegno di questa teoria/tesi. Ma sento fortemente il bisogno di dire una cosa se è vero che l’uomo/donna è il miglior mammifero sulla faccia della terra come ogni altro mammifero dovrebbe volere il meglio per i propri figli, ovviamente su questo argomento ignorantemente
ignorantemente e ingenuamente è destinato ad ottenere il peggio. Se non si mettono giustamente al mondo i figli per problemi economici di chi li vorrebbe avere,ancor maggiore dovrebbe essere il desiderio di non mettere al mondo dei figli per farli soffrire e renderli infelici.
Purtroppo si risponde a degli istinti… soldi, posizone economica, conoscenze riconosciute (diplomi, lauree ecc..) non servono a nulla per poter evitare questo tipo di problemi psicologici o psichiatrici ai propri figli. Problemi che non sarebbero nati se solo i genitori non fossero così ingenui e ignoranti su questo argomento. Questo argomento è molto complesso da affrontare e le soluzioni ancora lontanissime. Chi si fida della psicoterapia dovrebbe spingere la categoria insieme ai psichiatri a determinare chi può mettere al mondo dei figli e chi no. Immagino che cosa potebbe uscire fuori dato che non sono un ingenuo e nemmeno ignorante sull’argomento. continua
Sono contro la sofferenza, quindi per me non mettere al mondo degli esseri umani per non farli soffrire è attualmente la soluzione morale e umana migliore. Come penso si possa immaginare anche da questo obbiettivo siamo ad una distanza stratosferica, io mi colloco tra chi è contro la sofferenza umana.
Conoscenze, medodi di analisi e altro mi hanno portato a scoprire alcune realtà e quindi molte probabili verità sulla inutilità della psicoterapia. E’ un argomento complessissimo altro che Covid o storia tra Ucraina e Russia, ma per assurdo per me sarebbero sufficienti 3 domande stupide per capire che la psicoterapia è praticamente inutile e quindi potenzialmente pericolosa. La cosa che più mi preoccupa e mi lascia esterrefatto è la mancanza di conoscenze minime e l’ingenuità del mondo degli adulti.
Ciao Marc!
Per semplice curiosità, quali sono le 3 domande risolutive a cui hai fatto cenno?
Buon pomeriggio.
Ciao Sheroxi, le domande cartesianamente parlando sono conoscitive, per la risoluzione le domande da farsi sono molte di più poi le conoscenze devono essere disinteressate, trovare altri parametri di misura validi. Occhio e croce, vediamo di questo passo se tutto va bene nel quarto millenio arriveremmo alla soluzione. Però dopo non dire “che noia che barba non succede mai niente”, essi perchè la nostra società sarà la cosiddetta società “perfetta”, non esisterebbe la violenza e regnerebbe solo la “reale” calma e serenità. Niente rapine, furti, niente droga e alcool, niente ansia,fregola, niente donne contromano, pensa che faccio la strada 5 m più lunga perchè nonostante uno stop tirano proprio a coje, oggi nonstante le strisce na deficiente me stava a investii, per fortuna che lo posso raccontà ho un cliente che se n’è ito. E poi niente morti ammazzati per soldi, gente che conserva il proprio padre nel frigorifero per potè prende la pensione, non ci saranno più i femminicidi,
i fratricidi, i genitoricidi.
Non ci sarebbero le borseggiatrici come quella di oggi che ha rubato il portafoglio a un mio cliente con il pin scritto in un foglietto. Se la psicoterapia avesse una reale utilità se ne vedrebbero i risultati perchè in psicoterapia ci và molta più gente di quella che si immaggina e purtroppo i risultati si vedono. Ora finalmente e seriamente.
Riguardo all’efficacia o sull’utilità/inutilità della psicoterapia sono almeno tre le domande stupide che ci si dovrebbe fare e provare a rispondere.
1° – Che cosa significa godere di buona salute mentale?
2° – Che grado di salute mentale hanno i psicoterapeuti?
3° – Che prove e argomentazioni puoi apportare a sostegno della risposta n.2?
Prova a rispondere Sheroxi.
Marc, l’ efficacia di un trattamento psicoterapeutico dipende da più fattori. Indipendentemente dai titoli di studio, un bravo psicologo deve avere queste peculiarità: conoscenze aggiornate e approfondite sulla materia che tratta, preparazione su cosa sia il disturbo narcisistico di personalità e il trauma da abuso narcisistico, empatia verso il suo assistito e capacità di ascolto. Questi sono a grandi linee i presupposti di base, poi possono influire molti altri fattori, come ad esempio il grado di sintonia che sentiamo per un certo operatore. Ad ogni modo lo psicologo competente e preparato non è quello che ti dà risposte banali, le stesse che ti darebbe l’ amico al bar per dire, ma è quello che ti aiuta a scavare nel profondo, a risalire all’ origine del tuo malessere e a trovare soluzioni per gestire emotivamente situazioni complesse.
Certe problematiche possono richiedere anche molto tempo di rielaborazione, ma tendenzialmente il bravo psicologo cerca di trovare metodi risolutivi, non ti tiene deliberatamente in ballo per mesi o anni senza concludere nulla di concreto. In alternativa, ci si può affidare a un ottimo mental coach.
Comunque Marc le persone disturbate non si rivolgeranno mai a uno psicologo, perché sono convinte di essere perfette e che dallo psicologo ci vanno solo i matti. Ecco perché vediamo tanta tossicità in giro.
In ultimo non scordiamoci il fattore economico. Molte persone purtroppo non possono permettersi una valida terapia, e sono spesso quelle che ne avrebbero più bisogno.
Per Marc
Sono domande da far accapponare la pelle.
Ti rispondo, banalmente (come sono tutte le mie osservazioni) solo perché ti ho prima chiesto di esplicitarle. E anche per il gusto, che spero, di leggermi poi i tuoi riscontri.
1) Per me, godere di buona salute mentale significa sentirsi mediamente in pace con sé stessi e con il resto del mondo. Nonostante difficoltà ed avversità.
2) Gli psicoterapeuti possono essere persone di eccezionale equilibrio e preparazione come persone alquanto disadattate e mal preparate. Si tratta di capire con chi si ha a che fare, e di scegliere, come per qualsiasi altra diagnosi/cura.
3) La mia terapeuta, che si faceva affiancare da uno psichiatra, era bravissima nella terapia (preparata da Musatti, con cui restava in contatto per sé) ma una donna talmente disadattata nella vita sociale da morire in miseria, dopo aver perso il supporto economico del marito.
Una mia sorella, più che eccellente in tutto, pativa il suo stesso limite, mai risanato.
MG troverei interessante se anche tu provassi a rispondere alle tre domande.
Rispondo io.
1° – Che cosa significa godere di buona salute mentale?
Guardate MG. Ecco, godere di buona salute mentale è il contrario.
2° – Che grado di salute mentale hanno i psicoterapeuti?
GLI psicoterapeuti, non I psicoterapeuti.
Boh, credo che ogni individuo abbia il suo grado di salute mentale, non penso che svolgere la professione di psicoterapeuta aumenti o diminuisca il loro grado di salute mentale. Non lo so, magari mi sbaglio.
3° – Che prove e argomentazioni puoi apportare a sostegno della risposta n.2?
Non conosco psicoterapeuti, quindi non ho riscontri dovuti all’esperienza, né ho mai sentito che gli psicoterapeuti abbiano una buona o cattiva salute mentale. So solo che fanno loro stessi psicanalisi prima di cominciare la professione.
Questa è la mia opinione. Non ho preconcetti o pregiudizi sulla categoria degli psicoterapeuti.
Voi invece che sapete della salute mentale degli psicoterapeuti?
Marc provo a rispondere ai tre quesiti, ma prendi le mie affermazioni come punti di vista personali che non hanno altre pretese.
1. Per me salute mentale significa equilibrio e centratura, significa imparare a non farsi destabilizzare dagli eventi esterni, a gestire lo stress, a salvaguardare le proprie energie vitali, e non avere attaccamenti eccessivi verso niente e nessuno. Per eccessivi intendo tossici, basati sul bisogno.
2. Ci sono sicuramente psicoterapeuti perfettamente sani a livello mentale, come ce ne sono altri che lo sono un po’ meno. Alcuni di loro sono addirittura psicopatici purtroppo. Quindi bisogna fare molta attenzione a chi ci si affida.
3. È impossibile fornire riscontri verificabili da questo punto di vista, perché non esistono elenchi pubblici sullo stato mentale degli psicologi. Quello che so nel merito, io l’ho appreso facendo ricerche su questo mondo e ascoltando alcune testimonianze.
Questo è quanto.
Sheroxi sono a grandi linee d’accordo con te riguardo alle prime 2 risposte, riguardo alla 3° noto una contraddizione.
La tua psicoterapeuta era bravissima nella psicoterapia ma una donna talmente disadattata nella vita sociale da morire in miseria. Insomma una professionista bravissima capace di rimuovere negli altri gli ostacoli per l’adattamento sociale ma non è stata capace di superare questi ostacoli essa stessa per il suo adattamento sociale. E’ come se un meccanico è capace di aggiustare tutte le macchine ma non la sua. Considerando anche che essi stessi ogni tot. si supervisionano a vicenda per poter stabilire se si è ancora adatti ad esercitare la professione. In questa tua storia non è solo lei un eccezione ma anche le colleghe che l’hanno supervisionata. Giusto? Diciamo che tutto non torna.
Purtroppo non sempre risponderò subito.
sherazade, le nostre risposte alla prima e seconda domanda sono uguali. In sostanza:
1) MG non è in pace né con sé stessa, né con gli altri.
2) Dipende dall’individuo, non si può dire che un individuo goda o meno di una buona salute mentale perché è uno psicoterapeuta.
La pensiamo allo stesso modo su queste domande.
Per Marc
Secondo me, spesso quando si eccelle davvero molto in qualcosa, può capitare di avere gravi carenze in qualche altro aspetto della personalità.
Fermo restando che “riparare” un essere umano è ben più complesso che rimettere in sesto un’auto, credo che la capacità di uno psicologo di curare con buoni risultati un paziente dipenda più dal tipo di problematica del paziente che non da quanto sia o meno in buon equilibrio esistenziale il terapeuta.
La perfezione non esiste. Se lo psicologo non mira al denaro (cosa oggi più che mai in voga), sarà lui stesso a valutare se dispone o meno della capacità di essere d’aiuto.
Per fare un banale esempio: uno psicologo ateo, se incapace di accantonare nella relazione terapeutica questa personale caratteristica, non riuscirà mai ad avere la necessaria sintonia con un paziente fermamente credente.
MG tu hai scritto:”come ce ne sono altri che lo sono un po’ meno. Alcuni di loro sono addirittura psicopatici purtroppo”. Ma se io faccio un ragionamento logico… ma come è possibile che i psicoterapeuti dopo tutti i studi necessari per qualificarli tali possana avere poca salute mentale o essere addirittura psicopatici?
Secondo la sola logica i psicoterapeuti dovrebbero godere tutti di ottima salute mentale o sbaglio?
Io credo che la gran parte di chi studia psicologia lo faccia credendo così di riuscire a di capire sè stesso e le difficoltà del proprio “io”, non so quanto riuscendoci. Poi devono mantenersi e ne fanno un lavoro, non so quanto utile a chi lo finanzia.
Già il fatto che vi siamo diverse scuole di pensiero, freudiana, lacaniana, adleriana, ce la racconta di come sia sfuggente quella materia, figuriamoci metterla in pratica con effetti utili. Secondo me l’80/90% dei problemi psicologici sono di natura psichiatrica e curabili con psicofarmaci.
Ma io sono solo un’anatomopatologo della psiche, non uno psichiatra, ci trovo le patologie, delle cure non so niente.
Marc, in effetti mi sono espressa male. La psicopatia non è una malattia ma un modo di essere. È radicata nella natura di un individuo. Ecco perché dalla psicopatia non si può guarire.
La psicologia è uno strumento conoscitivo al pari di tanti altri, né più né meno. Quindi se ne può fare buon uso così come un cattivo uso. Tutto dipende da chi la utilizza.
Comunque è interessante notare che per gli psicopatici la cosa più importante non è ottenere vantaggi pratici, al contrario di quello che comunemente si pensa. Allo psicopatico interessa soprattutto che gli altri soffrano per lui e che si distruggano. È questo che lo soddisfa, che lo “sfama”.
“come è possibile che i psicoterapeuti dopo tutti i studi necessari”
Dalli con questi “i psicoterapeuti” e ci mettiamo anche “i studi”. Errare è umano, perseverare è diabolico. E il diavolo in questo caso ha le sembianze di una capra. Si impara in seconda elementare che davanti a esse impura, ps, gn, va lo/gli, ma ormai non mi stupisco più di niente. Adesso mi aspetto per tutta risposta una reazione piccata o uno spocchioso silenzio, atteggiamenti meritevoli di considerazioni psicologiche.
Golem, è vero che tanti si iscrivono a psicologia per risolvere problemi personali. Vidi un film norvegese in cui la protagonista studentessa di psicologia diceva appunto che la maggior parte degli studenti (DEGLI, non DEI) ha problemi come disturbi alimentari. Tu sei un anatomopatologo della psiche e qua su LaD hai di che lavorare. Qua non trovi gente equilibrata e per di più lo spessore intellettivo è basso. Il risultato sono dibattiti melensi. Commenti banali, che però non sono inutili, perché producono cassa
Fare utili è l’obiettivo, tramite commenti intelligenti o banali non ha importanza, va bene tutto, purché si scriva qualcosa, purché ci sia odience. Nel mondo comanda il vil danaro, Golem, e questo è il risultato. Non occorre la mia laurea in economia per riuscire a capirlo. Tuttavia questa situazione ha la sua utilità: la gente evita di spendere soldi dallo psicoterapeuta, sfogandosi qua. È una sorta di gruppo di autoaiuto che non risolve nessun problema psicologico degli utenti, ma almeno fa passare loro un po’ di tempo, estraniandoli dalla realtà e illudendoli di essere chi non sono. Meno dispendioso di una seduta dallo psicoterapeuta e meno dannoso degli (DEGLI non DEI) psicofarmaci. Alcuni utenti potrebbero persino imparare a scrivere, se ne avessero le capacità intellettive e un briciolo di umiltà, ma difficilmente hanno queste caratteristiche.
Torno ad occuparmi di roba importante , devo studiare il Sole24Ore, è periodo di maretta sui mercati con questi dazi promessi da Trump.
Trad, credo che la psicanalisi per chi la professa, ma soprattutto per chi frequenta come “paziente”, più che una cura sia una speranza. Nell’ultimo post ho accennato al fatto che molta psicoanalisi potrebbe essere risolta dalla psichiatria, e ne ho avuto conferma di recente, quando, sentendo un amico dopo molto tempo, mi ha parlato di sua figlia, che conosco dalla nascita, e del “brutto momento” che stava passando, che le procurava attacchi di panico, insicurezza, depressione e inedia. Per tentare di risolvere la cosa frequentava una psicanalista da quasi un anno ma senza risultati visibili, e la disperazione era ormai al limite, e anche le…spese.
Dopo una lunga chiacchierata sull’argomento, intuendo le ragioni di quel malessere, l’ho convinto a sentire uno psichiatra di Milano di cui avevo dati e referenze, e lo ha fatto.
Un mese dopo questa giovane mamma stava giá meglio, e oggi, dopo circa otto mesi, con soli 100 euro di parcella, STA BENE. Ha superato panico e paure, lavora con energia (gestisce una scuola materna) e la vita le sorride, assieme al bilancio familiare.
Ne reazione piccata, forse “piccante” perchè la “piccata” è una ricetta. Insomma Tarder il Buio che dice cornuto all’asilo.
Nè il silenzio.
Che jella Tarder ne la uno ne la due, ma la tre una risposta simpatica.Ma lo sai Trader che nonostante scrivi bene non si capisce quello che dici?
Trader mi ricorda a livello cognitivo e organizzativo mentale il ministro Adolf Urso, anche se Trader scrive molto bene, peccato perchè sarebbe un sosia perfetto se sclivesse e sparlasse malo e meno.
https://www.youtube.com/watch?v=8KDJZlUfArc
https://www.youtube.com/watch?v=KvsrmQr7TE4
Ora chi glie lo dice a Trader che il ministro A.Urso non ha la terza alimentare ma è laureato come lui? Gli potrebbe cadere il mondo addosso.
Definizione di risposta piccata: una “risposta piccata” si riferisce a una risposta che è caustica, pungente e mordace, spesso usata per rispondere con arguzia a una domanda o a un commento. L’aggettivo “piccata” deriva da “piccante”, che in questo contesto significa ricco di arguzia e mordente.
Come prevedevo, la risposta di marc è piccata. Vedete che non mi sbagliavo? Vabbè, la risposta di marc non è arguta, anzi, abbastanza idiota, comunque, dai, si può definire una risposta PICCATA. Dai, marc, che hai imparato una cosa nuova.
Marc, se eri furbo mi smentivi rispondendomi pacatamente, invece ci sei cascato con tutte le scarpe.
Un’altra cosa: affermi che non si capisce cosa dico. Non è così. TU non capisci cosa dico. Mi era chiaro da molto tempo che non ci arrivi a fare ragionamenti un po’ più complessi, ma non ti poni il dubbio che forse sei tu che non comprendi, presuntuosamente credi che siano stupidi gli altri. Vero?
Infine, cosa vuoi dimostrare con il paragone con Urso? Che un laureato è meno intelligente
di chi ha la terza media? Si, ho una laurea e lui pure. E tu no, come non ce l’hanno tanti stupidi. E quindi? Significa che per questo motivo sei stupido anche tu?
Marc non capisce un acca. Marcacca.
E il prossimo commento ti dirò una cosa che ti lascerà di stucco.
Golem, mi reputo ignorante in materia, non avendo mai avuto problemi psicologici.Correggimi se sbaglio: un percorso da uno psicanalista dura anni, non è garantito e spendi una follia,
infatti spesso ricorrono allo psicanalista le persone che hanno soldi per correggere piccoli problemi caratteriali, es. timidezza, non chi ne ha realmente bisogno.
Lo psichiatra ti dà psicofarmaci, che agiscono sul sintomo, come un antidolorifico agisce sul dolore, ma non sul sintomo. I medicinali ti fanno stare bene subito, ma non elimini la causa del problema.
E’ difficilissimo curare le malattie della mente. E’ difficile intraprendere un percorso psicanalitico di anni e anni e migliaia e migliaia di Euro. Le pillole di uno psichiatra sono più economiche e fanno effetto subito, ma poi bisogna continuare a prenderle.
Non so.