Dove risiede il limite della libertà?
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Problematica ampiamente discussa quella della libertà, declinata nei secoli in vari modi: negativa nel pensiero liberale, positiva in senso socialista e infinite altre definizioni.
In particolare, mi pongo l’interrogativo su quale debba essere il limite alla nostra libertà d’espressione. Idealmente propenderei per una totale assenza di vincoli e regole, non tanto per una limitazione effettiva alla mia libertà, quanto per il presupposto soggiacente a questa posizione, che implica l’avere a che fare con soggetti immaturi e incapaci di gestirsi. Ma è davvero auspicabile un mondo in cui non esistano limitazioni alle diverse interpretazioni di libertà d’espressione? Forse il problema risiede piuttosto nella nostra sempre più labile autocensura, che permetteva un tempo un confronto con il prossimo forse più rigido e formale, ma basato sul buon senso e un’educazione almeno di facciata. Sicuramente questo rendeva più agevoli gli scambi tra sconosciuti, o persone con contatti occasionali, non creando queste continue tensioni sempre al limite della denuncia legale o di scivolamenti nel grottesco.
Insomma, in una società definibile “civilizzata” forse bisognerebbe trovare il giusto equilibrio tra una modalità di confronto accettabile e una relativizzazione di “insulti” che in alcun modo possono scalfire la nostra vita personale o ledere la nostra immagine morale. Le vie legali lasciamole per quelle grandi ingiustizie di cui siamo tutti testimoni ogni giorno e che veramente rendono questo mondo un luogo privo di libertà.
Data di pubblicazione: 20 Settembre 2016
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Categorie: - Attualità
159 commenti
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Secondo me la libertà d’espressione trova un limite nel materialismo ateo. Non mi riferisco al rapporto con il sovrannaturale, perché ho rispetto di chi non crede. Ci mancherebbe. Mi riferisco al rapporto con il tempo: al futuro che, per forza di cose, deve diventare futurismo… all’estetica della velocità che solleva dall’angoscia di un presente che ci vede continuamente bisognosi di una consolazione e per questo deboli se la consolazione si vede solo nel suo risvolto materiale. Alla mia età ci sono scelte che vanno contro la mia intelligenza, ma che a maggior ragione mi fanno stare bene. Se ci penso tutto questo mi sembra paradossale; quando impari a conoscerti realizzi che solo la natura disinteressata del tuo amore ti rende veramente libera di essere te stessa. Le Tre donne di Boccioni raccontano i limiti dell’autocensura. L’autocensura può essere una scelta stilistica voluta, e comunque fine a sé stessa, che non carica la presenza di un particolare significato. A quel punto non vale la pena di entrare in conflitto con sé stessi e con il mondo perché si può vivere di apparenze e di convenzioni. Non mi sembra un mistero. L’importante è riuscire a coltivare una visione serena dell’élite alla quale si decide di appartenere. Questo senso di appartenenza ci porta sulla strada di quelle gratificazioni umane che nella vita non dovrebbero mancare mai. Invece, spesso e volentieri, ci accorgiamo che tra le persone non c’è stima, questo secondo me non è piacevole. Capisco pienamente chi si sente deluso. Le amicizie di circostanza non sono meno vere delle altre… è questione di sensibilità. Essere pop, così come essere amici “veri”, richiede la capacità di rinnovarsi in maniera ciclica. L’autocensura, in questi casi, diventa il sintomo di un malessere che si cela dietro il nostro contegno. Magari stiamo diventando più orgogliosi o semplicemente più superbi.
Hai ragione Susanna e condivido il tuo pensiero in particolare l’ultima parte.,.ma vedi tu sei ancora nuova qua..io ci sono già abituata e questi periodi in cui eravamo “SOTTO ASSEDIO ( DEI DEMENTI)si erano già ripetuti in passato!
La redazione quando vede che si supera un certo limite
Un certo limite allora chiude il forum..e alla fine credo sia giusto così.. Perché tanto Markus sapeva solo sfinire golem ( apposta) per togliergli l”aria e l’energia vitale e quindi il loro dibattito non era costruttivo…e valinda e company non facevano altro che provocare e sputare merda ovviamente ingiusta..tu sei nuova questi personaggi non li conosci ancora…
Walk ad esempio è la manifestazione del nulla…ha ragione mg ..lui compare dice le sue minchiate e poi sparisce..è un essere squallido e basta conoscerli…
Valinda poi mi chiedo con quale coraggio si permette di minacciare golem dopo tutte le COSE GRAVI CHE SONO STATE DETTE DA LEI A LUI MA IN PARTICOLARE A MG..COSE ALLUCINANTI!
cmq sta a te Susanna e alla tua intelligenza capire chi è nel giusto e chi no e questo non devo di sicuro insegnartelo io..
Golem non è assolutamente come è stato descritto… “Se si osa dargli torto o esprimere un punto di vista diverso allora vuole denigrarti e distruggerti in ogni modo”queste sono solo grandi stronzate!golem come mg hanno sempre e solo detto il loro pensiero…ma loro sono come me hanno le palle per reagire! Noi tre siamo sempre stati molti uniti e molto forti qui..se veniamo attaccati reagiamo…SEMPRE E CMQ..ma loro a differenza mia sono ancora fin troppo bravi …io sono molto più cattiva ( se mi ci fanno diventare) e allora si crea tutto sto casino! Non si può combattere contro gli ignoranti in silenzio sai? Se noi fossimo rincoglioniti..mogi..tutti fragilotti..deboli da non reagire mica si sarebbe creato tutto ciò!
Cmq la colpa È SOLO E SEMPRE DI CHI INIZIA PER PRIMO AD ATTACCARE..MAI DI CHI SI DIFENDE!
E CREDIMI..MG E GOLEM MAI ATTACCANO!
Il limite della libertá è un concetto astratto, essendo direttamente proporzionale all’intelligenza di chi la pratica e a quella di chi la “subisce”. Uno stesso comportamento apparirà bianco a una persona compiuta e nero ad una immatura, questo perché il secondo, in quanto tale, NON si conosce, e regola il limite della propria “tolleranza alla libertà” – sia propria che altrui – secondo i momenti e gli stati d’animo, non avendo un proprio equilibrio interiore, che cerca di trovare senza riuscirci SOLO all’esterno, attraverso gli altri. Se poi il soggetto in questione è, come spesso capita, anche ignorante, non è difficile immaginare quanto la percezione di quella tolleranza sarà ondivaga.
Insomma, se si ha a che fare con il solito “apparato digerente” deambulante non c’è niente da fare. Se quel giorno ha mangiato “pesante” sarà difficile che possa “digerire” quello che potrebbe digerire in un altro momento.
Ecco perché il detto che la propria libertà finisce dove comincia quella dell’altro non ha senso. Quale altro?
Il bon ton e le regole sono un “moderatore sociale” su basi ipocrite, che comunque non darà mai luogo a rapporti “veri”, dove vero non sempre corrisponde a “bello”. Si tratta della solita scelta tra realtà e finzione, dibattuta inutilmente nella “vexata questio” appena chiusa.
Ma non c’è scampo, perché la verità verrà sempre a galla, per il semplice motivo che questa non è altro che l’altra faccia della tanto discussa REALTÀ. Con la quale, se si vorrà appartenere alla categoria dei “maturi”, bisogna fare SEMPRE i conti.
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Certo, se si potessero avere le opinioni delle tre donne di Boccioni e di qualche materialista ateo, o anche di un fondamentalista partenopeo, ma persino di un toponomasta fiorentino, il dibattito assumerebbe un’altro spessore. Ma per il momento accontentiamoci di quel poco che passa la mensa aziendale.
Comunque é vero quello che recita la Scarly: la mia elitè di appartenenza io l’ho conquistata e la vivo con molta serenità. E in effetti mi sento a mio agio e libero. Nei “BOYS” dell’Inter.
Il limite di quella libertà? Battere i Gobbi come domenica scorsa. Lo farei a tutti i costi. Anche con metodi “illegali”
Ti ringrazio Sofia per il tuo gentilissimo sostegno e per essere una dei POCHISSIMI che hanno il coraggio di dire le cose come stanno. Dubito purtroppo che i nostri interlocutori acquisiranno la capacità di ammettere obiettivamente le cose, senza farsi condizionare da simpatie o antipatie personali. Ma capisco anche che chi viene qui per trovare conferma alle sue convinzioni più che per confrontarsi, ha molta difficoltà anche solo a rapportarsi in maniera tranquilla verso chi si oppone alla sua visuale. Qui la libertà o l’ eleganza di espressione centrano poco. Ci sono altri fattori in gioco…
La nostra libertà finisce dove inizia quella degli altri..
brava suzanne, lettera lucida, completa e ben articolata. sono d’accordo… io più volte ho chiesto l’intervento dei moderatori sul forum perchè non mi piacevano assolutamente le diatribe che c’erano… certo, non mi aspettavo nemmeno una misura cosi drastica… certo è che comunque bisognava darci un taglio perchè la situazione si era fatta abbastanza pesante.
credo inoltre che quando si arriva a scontri di questo genere non penso ci sia uno che attacca e l’altro che si difende, ma penso che la colpa stia nel mezzo… per come la vedo io era una cosa reciproca, senza vittime nè peccatori. ha ragione chi dice di darsi una calmata, non ne vale la pena litigare in questo modo!
Io penso che la libertà espressiva sia un diritto di ognuno di noi, ma questa termina nel momento stesso in cui diventa lesiva o offensiva gratuita nei confronti di chi può subire una provocazione. I vincoli devono essere necessari, altrimenti si fa passare per giusto, qualunque pensiero passi per la testa pur sfociando nella maleducazione. Le idee possono essere contrastanti, non per questo errate o inverosimili, si può non condividere un concetto, uno stile di vita, un modo di essere, qualunque capacità comunicativa, però il rispetto dovrebbe essere un atto dovuto come forma civile a favore di chiunque. Cè molta saccenza in giro e poca umiltà, se aprissimo tutti le menti alla ragionevolezza e alla considerazione dei vari punti di vista, sono sicuro che l’insolenza assumerebbe una moderazione su qualunque giudizio.
Io parlo di libertà individuale. Non mi sono mai piaciute le coesioni che celano le responsabilità del singolo.
Quando si esprimono i propri punti di vista, oltre che a quello che di dice, bisognerebbe fare attenzione a come lo dice. Siamo liberi di esprimerci su qualsiasi argomento, a patto di non offendere la sensibilità altrui .
È’ più’ semplice identificare questi limiti quando conosciamo bene una persona e le parliamo a voce ,poiché anche il tono ed il linguaggio non verbale hanno una loro importanza nella comunicazione.
Quando discuto con un amico potrò permettermi di fargli anche un rimprovero duro, ma se uso la giusta modalità e tonalità la critica verrà’ colta nel suo vero significato, senza recare offesa o risentimento e sarà quindi “costruttiva”. Ovviamente eviterò di fare un certo tipo di battute al mio amico se mi accorgo che quel giorno non è’ dell’umore giusto e quindi potrebbe fraintendere o mal tollerare un’osservazione. E in questo caso non si tratta di autocensura, ma di rispetto e dii buon senso.
Inoltre ci sono dei codici verbali che a mio parere vanno rispettati a prescindere, soprattutto in alcuni contesti: personalmente ho assistito a delle riunioni di lavoro dove alcune persone venivano aggredite a suon di parolacce e offese gratuite con il risultato di ottenere una comunicazione unidirezionale e non una discussione costruttiva. Per non parlare di quello che succede quotodianamente in Parlamento! Il risultato è’ che sembrano tutti delle macchiette inconcludenti e ridicoli.
Non si tratta di “estetica” o di “sincerita’”, ma di regole basilari di convivenza che dovrebbero essere osservate nei rapporti interpersonali per evitare di risultare arroganti e, alla lunga, poco credibili (ossia ottenere l’effetto contrario a quello desiderato).
Chi ha un’elevata tolleranza e quindi sa mantenere un proprio equilibrio interiore anche nell’ espressione verbale, sarà’ più’ agevolato nelle discussioni accese in quanto saprà’ riconoscere nei propri interlocutori gli eventuali segnali di aggressività e perdita di controllo che, a mio parere, sono indici di debolezza configurabili in meccanismo di autodifesa inconscio verso una potenziale “minaccia” al nostro punto di vista. Spesso, tuttavia, succede che l’interlocutore minacciato si senta “scoperto e disarmato ” e pertanto rifiuti di continuare nella discussione chiudendosi a riccio (cosa che mi succede di frequente con mio marito quando , messo alle strette, pronuncia la classica frase”allora se vuoi avere ragione, hai ragione tu” e se ne va o, ancora, “penso questa cosa perché di sì'”( ergo io concludo che non non sai darmi delle ragioni piu valide delle mie).
Sul discorso dell’umiltà concordo con Gimmy: sarebbe più’ utile sapersi mettere in discussione e non considerare sempre inossidabili le nostre prese di posizione, ma analizzarle sotto i diversi punti di vista, ascoltando anche quello che ci dicono gli altri, per poter giungere ad una conclusione più calibrata.
Anche io mi sento a mio agio tra i BOYS dell’Inter!!! Lì non dico che la narda sia la bevanda ufficiale, ma lo standard alcolico è di tutto rispetto. Inoltre c’è il vantaggio che se tiri un sasso basta che poi nascondi il braccio e 99 su 100 danno la colpa a un altro. È il vantaggio dei grupponi e l’uomo infatti è un animale sociale. A base alcolica.
Susanna troverai poche persone che hanno DAVVERO carattere e personalità e un proprio pensiero…senza lasciarsi condizionare dagli altri o essere un pecorone….
Gimmy qui è un altra persona importante… Di cui io ho da sempre molta stima…
Gimmy!! Che fine hai fatto ?sei sparito!! Lo sai che siamo stati sotto assedio!!!?
O cavolo! Te la sei persa!
H2O. “Sul discorso dell’umiltà concordo con Gimmy: sarebbe più’ utile sapersi mettere in discussione e non considerare sempre inossidabili le nostre prese di posizione, ma analizzarle sotto i diversi punti di vista”.
Questa è un’arma a doppio taglio, perchè non si èMAI “indifferenti” al soggetto interlocutore. A prescindere da quello che dice. Per le solite ragioni più o meno inconsce -molto contestate nella famosa vexata questio- tendiamo ad avere una posizione di accettazione o di rifiuto pregiudiziali che tendiamo a “confermarci” strada facendo. Si tratta di una reazione inconscia infatti, che certamente potrá cambiare nel corso della “relazione”, ma con molte difficoltà, perché la maggior parte di noi non è abituata a giudicare OGGETTIVAMENTE, ma sulla base di un presunto obiettivo già presente in noi sulla base di pregresse esperienze.
Questo accade persino in buona fede, ma se in dialogo subentra un pregiudizio emotivo è finita. Come si è potuto osservare nelle discussioni su questo forum.
Io mi regolo esprimendo nella maniera più chiara possibile quello che penso, senza pensare alle varie sensibilità, non per arroganza come riterrá qualcuno, ma perchè chi legge, trovandosi in condizioni “sobrie”, possa giudicare le idee, e NON chi le esprime. Questa forma mentale mi proviene soprattutto dall’aviazione dove È VITALE che le comunicazioni tra i vari enti da cui dipende la navigazione aerea siano INEQUIVOCABILI. Le sfumature “semantiche” in quei casi diventerebbero “mortali” per via delle soggettive possibilità di interpretazione. In una qualunque relazione “terrestre” creano equivoci che sommati nel tempo daranno un’immagine alterata dell’oggetto di cui discute, nonchè di chi la discute. Non muore nessuno certo, solo che in quel modo non si arriva da nessuna parte. Perché si è navigato “a vista” o a naso.
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L’umiltà per me è questa: la chiarezza. Se di fronte ho chi usa lo stesso metodo, e RICONOSCO che mi sta dando nuove e interessanti indicazioni per “volare” meglio, è automatico che ne adotto le idee. Subito pure
Ma se mi dice che è ovvio, per volare ci vogliono le ali, ma non sa perché le ali fanno stare in aria l’aereo, non mi sta dicendo niente che possa essermi utile a quello che già so.
L’umiltà di circostanza per me è solo “forma” non sostanza. È una forma di “rispetto” decisa da una “morale” (a volte ritorna) non da una reale disposizione dello spirito, quando si è onestamente convinti della propria opinione. La più onesta forma di rispetto che si può avere verso l’altro è dire chiaramente quello che si pensa senza secondi fini, motivandolo ovviamente. La suscettibilità o la sensibilità personale non possono rientrare come motivazioni valida da tenere presente in un rapporto “negoziale”. Le si può accettare in uno “sentimentale”. Ma in quel caso la logica sottesa alla relazione e tutt’altra che “razionale”.
Le offese proditorie non rientrano in questa casistica perché immotivate dal punto di vista intellettuale riguardo il merito della questione, quanto da quello emotivo. Ma non si ragiona con le emozioni, si può ragionare SULLE emozioni, ma solo per cercare di capirne il perché si manifestano in una certa maniera.
H2O, se umiltà significa:”Mi pongo con te in modo educato perchè così è possibile un dialogo”, allora Ok mi sta bene.
Se invece significa “Alla fine accetto di darti ragione anche se per me non ce l’ hai pur di farti contento/a”, beh allora mi spiace ma non mi presto a questa cosa. E’ avvilente sia per chi la pretende che per chi l’ accetta, perchè è un modus che nega la capacità di elaborazione di un individuo adulto e ne mette in dubbio il suo grado di maturità. Le reazioni di cyberbullismo che vediamo qui, e che NON sono certo partite da me e da Golem, sono il sintomo evidente di questa tendenza generale la quale, quando non viene soddisfatta, genera questo tipo di risposta.
Ma io non rinnego un’ idea o un concetto in cui credo e che HO VERIFICATO con i fatti solo perchè così risulterei “più simpatica”. Questo non vuol dire non considerare il punto di vista altrui o sbeffeggiarlo, vuol dire solo apporre a quel punto di vista LE MIE risposte. Le quali possono essere considerate opinabili da qualcuno, ma questo non può e non deve impedirmi di esprimerle.
Ciao Sofia, non sono sparito 🙂
Da quello che ho potuto capire dal tuo commento, dev’essere successa una diatriba verbale molto pesante fra utenti. Situazioni del genere lasciano sempre l’amaro in bocca e francamente sono ben lieto di non seguire certe dinamiche infamanti, perchè sono molto lontano dal mio modo di vivere la vita. La cattiveria delle persone diventa intollerante quando si scende sul personale e si esce fuori dal seminato. Non ho mai capito a che pro uno debba creare dissapori inutili o suscitare delle provocazioni degenerative che non fanno bene a nessuno. La libertà di espressione non dev’essere mai accompagnata dalla maldicenza, in quanto sinonimo di meschinità e pochezza d’animo. Sarebbe opportuno che questo sito cominciasse ad avere dei moderatori che blocchino sul nascere determinati atteggiamenti di vilipendio, che a mio avviso non hanno nulla a che fare con la finalità di questo forum.
Personalmente condivido molto il pensiero di H2O e Suzanne, penso peró che la percezione dell’aggressività sia molto soggettiva, quello che identifico io come “aggressivo” potrebbe essere considerato “moderato” da un altro.
Ma la vera domanda che dovrebbe essere posta è: come reagire quando ci si sente aggrediti?
Come dice H2O basterebbe sorvolare e non dare peso alla cosa, ma questo atteggiamento potrebbe essere percepito come segno di debolezza…
Invece se si risponde a tono, oppure utilizzando la stessa aggressività forse si potrebbe imporre un certo limite all’aggressione che si ritiene di subire.
Rimango comunque dell’idea che sia impossibile cambiare il carattere delle persone, se una persona è aggressiva o poco educata (soprattutto in avanti con gli anni) tale rimarrà, forse si potrà porre un limite o una “pezza” ma niente di risolutivo.
Golem, innanzi tutto bisognerebbe rivedere il significato di “ipocrisia”, termine ormai abusato ma che ha perso del tutto la sua valenza originaria.
Ipocrisia:simulazione estesa, spec. all’ambito dell’atteggiamento morale o dei rapporti sociali e affettivi.
Se ho una collega che si veste malissimo non mi sentirò certo tenuta ad esprimerle questo giudizio, primo perché potrei essere io invece a non avere buon gusto in tal campo, secondo perché una simile affermazione non avrebbe alcuna utilità per nessuna delle due. Non mi sentirei certo ipocrita per aver taciuto uno dei mille pensieri che posso avere avuto su questa ipotetica persona.
Forse bisognerebbe imparare a scremare i propri pensieri: non tutti meritano di essere espressi; ogni tanto teniamoci anche qualcosa per noi. Sto parlando appunto di saper discernere, non di essere falsi o buonisti. Tra l’altro l’ipocrisia non risparmia certo alcuna tipologia di persone, nemmeno quelle maleducate o aggressive, anzi.
Sophie, quale sarebbe questa guerra che state combattendo? Scusa ma non l’ho ancora capito.
Sofia, stavolta ti rispondo perché, stranamente, hai usato un linguaggio più consono.
‘Markus sapeva solo sfinire Golem”
Non mi pare esatto. Io controbattevo solo colpo su colpo. Poi se invece ritieni che io avessi dovuto dirgli “si ok” e dargli ragione come la si da ai matti allora si, hai ragione tu.
Comunque come vedi ho accantonato il dibattito e ho lasciato Golem alle sue convinzioni.
Suzanne, credo che si parlasse di interlocuzione tra soggetti diversi per scelta, come in questo forum, o per obbligo come nel lavoro. Quindi ci dev’essere una “ragione” di interesse comune. E chiaro che non mi interesserá mai dire a un collega che di veste male, ma per esempio potrei dirgli che puzza, specie se non sarò l’unico ad averlo notato. Se poi uno che puzza per i noti motivi, si incazza e si offende saranno fatti suoi. Credo di avere più diritto io di non sentire un cattivo odore che si può evitare lavandosi, che non correre il rischio di apparire “maleducato” o insensibile. Glielo dirò in maniera serena, certo, ma lo faccio, e l’ho fatto, soprattutto se il contatto è o sarà frequente. Non riuscirei a trattenermi, sarei ipocrtita verso me stesso, che è ancora peggio.
Questa storia del bon ton e della sensibilitá altrui è molto fraintesa, perchè, come ritengo, tende a falsare i rapporti tra le persone, spesso anche involontariamente. Sino a quando non si arriva a situazioni più serie e fingere non serve più, finendo per dire, “Ma guarda, chi se lo sarebbe aspettato? Sembrava un tipo così educato”. La buona educazione e il rispetto non sono tanto i modi che li definiscono, quanto i contenuti che esprimono e la sincerità con cui questi si manifestano, quando è chiaro che non ha intenti offensivi. Semmai “difensivi”, a favore dell’altro. Se poi dall’altra parte c’è un cretino, lo dimostrerà perchè non lo avrá capito. E se si offende e non ti parla più, non si è perso niente comunque. E quando reagiscono in certi termini mi adeguo. Con sincerità.
Per quello mi “disegnano” come Jessica Rabbit.
Walk, è vero. Quando un dibattito trascende in uno scontro acceso spesso è difficile capire dove siano i torti e le ragioni delle rispettive parti. Per quanto mi riguarda però resta universalmente valida una regola: chi inveisce e insulta per primo ha SEMPRE torto, quali che siano le sue motivazioni. E in questo caso, che lo si voglia ammettere o no, non sono stati MG e Golem ad attaccare per primi. Assurdo poi pensare che chi “si schiera” con Maria Grazia o Golem sia necessariamente un fake o sia eccessivamente di parte. Questo tipo di atteggiamento denota immaturità.
Golem, la mia riflessione è partita ovviamente dall’episodio della chat ma voleva assumere significato più ampio. Quello che proprio non riesco a comprendere, essendone testimone ogni giorno, è la necessità di dare giudizi di carattere assolutamente personale sugli altri, quando noi in prima persona non ne siamo minimamente coinvolti. Ti posso assicurare che nella mia vita privata sono tutt’altro che morbida e accomodante con le persone con cui ho confidenza, ma questo perché, come hai giustamente affermato tu, i rapporti basati sul bon ton rischiano di risultare falsati. Qui però si parla di interazioni tra sconosciuti ( come in questo contesto) o formali ( come in ambito lavorativo). In questi casi non reputo ci sia sempre la necessità di essere così aderenti a tutti i propri pensieri ( anche i più irrilevanti). Riprendendo il tuo esempio, escludendo l’ipotesi in cui il tuo collega puzzone alzi continuamente l’ascella incriminata davanti al tuo naso, forse potresti far finta di nulla, anche perché potrebbe avere disfunzioni varie e lavarsi come un matto con scarsi risultati. A quel punto sì che risulteresti poco sensibile…
Ritornando a questo luogo virtuale, un conto è criticare una visione del mondo ( come ho fatto con Maria Grazia), un altro è esprimere giudizi sulla vita privata di persone che per noi nemmeno hanno un volto ( che ci può interessare?). Ancora meno capisco chi interviene solo per prendere le parti di una fazione o dell’altra; si vince qualche cosa alla fine della guerra? Se sì ditemelo che mi schiero subito anch’io 😉
Suzanne: “un conto è….un altro è esprimere giudizi sulla vita privata di persone che per noi nemmeno hanno un volto ( che ci può interessare?). Ancora meno capisco chi interviene solo per prendere le parti di una fazione o dell’altra”
A chi lo dici. Anch’io ebbi questa perplessità all’epoca. Poi lentamente ho capito che i dibattiti sono una scusa, che convince persino gli stessi che la utilizzano.
Questo e un bar dello Sport, o un bar letterario (dello Sport). Si viene per incontrare gente, privi però della presenza fisica, che di per sè è giá il primo mezzo di “comunicazione”. Prima ancora della parola. Ma questo che a me appare in negativo, per altri, molti altri, è un aspetto “voluto”. Dietro tanti problemi esposti qui in maniera “neutra” c’è spesso un’aspetto esteriore che probabilmente non è accettato da chi lo posside, e che nel virtuale può essere “cambiato” attraverso altre eleganze o personalità che lo possono far apparire attraente o interessante.
L’interazione tra gli utenti ha frequentemente una sotto traccia che, specie tra quelli di lungo corso, attiene ad una gerarchia che tende a formarsi in due direzioni, o per la rara presenza di “personalità” indipendenti o tramite la “automatica” formazione di clan, o bande in certi casi. È un fenomeno etologico più che umano. Questi clan si aggregano intorno ad una figura decisa come “autorevole”, che ne favorisce la crescita e li mantiene in vita, dispensando periodicamente gratificazioni e riconoscimenti ai gregari, che si sentono così identificati. Qualche brandello di questo feudalesimo intellettuale l’hai potuto osservare di recente.
Se per un motivo o per un altro entra in crisi questo questo sistema, che comunque dava un’identità, e pensano di identificarne la causa, non c’è alternativa: vendetta tremenda vendetta. Ci stanno invadendo il territorio.
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