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Libertà di espressione e ddl Zan-Scalfarotto

Lettere scritte dall'autore  Andrea di Firenze

Alla Camera dei deputati è stato approvato il d.d.l. Zan-Scalfarotto sulla c.d. omotransfobia, parola che etichetta (come in generale i termini che presentino il suff. -fobia, come agorafobia, claustrofobia, liguirofobia, ecc.) come persone mentalmente disturbate coloro che ritengano anomalo l’orientamento omosessuale stabile, e che dunque non condividano l’equiparazione, sul piano sociale e dei possibili contributi e servizi pubblici, ogni orientamento sessuale, quanto più se siano coinvolte persone che cambino le proprie sembianze sessuali, anche solo nel modo di vestire (il sesso invece è immodificabile, che ciò piaccia o meno ai sostenitori della L. n. 164/82, rimanendo il genotipo immutato, eccettuati casi di O.G.M. che, comunque, non costituiscono obiettivo della disciplina all’esame del parlamento; caso a sé è quello, grazie a Dio rarissimo, di problematiche legate ad aneuploidie eterocromosomiche). In sostanza si vuole introdurre lo stereotipo di disturbati mentali nei confronti di coloro che, semplicemente, la pensino diversamente, in base alla lettura della realtà fatta su basi scientifiche, rispetto al pensiero dominante, e soprattutto nei confronti di coloro che vogliano esprimere liberamente le proprie idee; libertà di espressione che la Costituzione della Repubblica vorrebbe garantire e che, almeno fino a qualche decennio fa (finché governava la Democrazia cristiana), è sempre stata garantita, ma che poi via via sta sempre più diminuendo.
Per i Mammiferi selvatici, nel loro ambiente completamente naturale, si distingue il sesso, non il genere: eventuali rapporti omosessuali sono solo occasionali, mentre i rapporti normali sono quelli con l’altro sesso, dato che la legge fondamentale della natura è che ogni individuo, con le sole proprie forze (quindi senza neppure la fecondazione artificiale), tende a diffondere quanto più possibile il proprio patrimonio genetico; eventuali individui preferenzialmente e stabilmente omosessuali risultano evolutivamente perdenti, inevitabilmente. Quindi anche i moduli comportamentali, nei due sessi (tertium non datum nei mammiferi in salute) devono risultare coerenti, univocamente e ben riconoscibili etologicamente e sociologicamente (quindi in qualche modo fissati), col fine fondamentale di trasmettere e di diffondere al massimo, con le proprie sole forze, il proprio patrimonio genetico. Affermare che, scientificamente, l’omosessualità nei Mammiferi (incluso l’Uomo) debba, al più, essere una pratica del tutto occasionale, transitoria, e che la condizione normale e definitiva sia quella dei rapporti eterosessuali, è lecito, a meno che il d.d.l. Zan-Scalfarotto non intenda procedere a una guerra alla scienza, punendo non solo la libertà di opinione, ma anche la libera espressione scientifica e professionale. L’omosessualità stabile nei Mammiferi non è naturale quanto non lo è l’incesto (endogamia tra stretti consanguinei, inincrocio), parimenti evoluzionisticamente perdente, almeno se ripetuto, nella medesima classe zoologica dei Mammiferi: o si vuole proibire anche tale affermazione scientifica, pena sanzioni amministrative e penali? La triste esperienza dello psicologo Giancarlo Ricci, inquisito solo per aver affermato che i bambini hanno bisogno di una madre e di un padre, avverte che già nelle condizioni giuridiche attuali manca una vera libertà di espressione, anche professionale e scientifica, in Italia: qualora venga approvato il d.d.l. sopra citato tale residua libertà sparirà completamente. Già in passato, col lysenkoismo stalinista e il Manifesto degli scienziati razzisti, figli di ideologie dichiaratamente o sostanzialmente atee, sono stati condannati e discriminati scienziati e professionisti dissenzienti dalle posizioni culturali imposte dal potere: vogliamo ripercorrere tali tristi e nefaste esperienze?
In natura (e lì vanno osservati gli animali selvatici, non in condizioni anomale) eventuali comportamenti omosessuali sono solo occasionali e preparatori di quelli congruenti con le leggi naturali: se un cucciolo di leone insegue un oggetto in movimento (ad es. la coda della madre), non si può assumere quel modulo comportamentale transitorio (giovanile) per affermare che i leoni mostrino particolare, chiara e definitiva predilezione per le code dei consimili: è solo un comportamento prodromico spiegabile alla luce di altri moduli comportamentali (quelli di caccia) propriamente consoni alle leggi fondamentali della natura.
Riporto questa riflessione perché già la L.R. toscana n. 16/09 , in possibile contraddizione con l’art. 3 della Costituzione repubblicana (che parla di sesso, e non di genere), potrebbe ledere la nostra libertà (intesa in senso pieno), qualora venissimo obbligati a indicare col termine signora un eventuale uomo travestito da donna con cui dovessimo interloquire: tale lesione della libertà personale, indotta da norme e culture promosse da partiti c.d. libertari, e che attualmente potrebbe investire, nella fattispecie sopra ipotizzata, solo la sfera civile e amministrativa del diritto, investirà anche la sfera penale, qualora venga approvato il d.d.l. Zan-Scalfarotto. Libertà sempre intesa (dai libertari) a senso unico e in senso riduttivo, mai considerando tutti i fattori e persone coinvolti, ciascuno considerato col proprio peso specifico: lo dimostrano gli attacchi all’obiezione di coscienza in campo medico-farmacistico; libertà che include arbitrio e capriccio frutti dell’autoreferenzialità; autoreferenzialità manifestantesi quindi come autodeterminazione, cioè come volontà che rischi di essere autoreferente. Eventuali violenze alle persone, di qualsiasi categoria, inclusi anziani e persone recanti anomalie (intese come difformità rispetto alla norma) fisiche o psicologiche, sono già efficacemente perseguite dalla normativa vigente, senza bisogno di aggiunte normative. La proposta di legge in questione, invece, mira ad azzerare il dissenso, evitando di delineare precisamente i contorni del reato da punire, e rimandando tutto alla discrezione, e quindi anche al possibile arbitrio, del giudice, ledendo quindi il principio della certezza del diritto. Quando il potere manca di argomentazioni logiche per perseguire l’egemonia, ricorre alle minacce, come da sempre fanno i despoti, dato che il perseguimento penale delle opinioni dissenzienti costituisce già, indipendentemente dall’esito giudiziario, una pena per il perseguito. Né giova il proposto art. 4, foglia di fico che non definisce alcunché di valido a salvaguardare la libera espressione del pensiero, e che rimanda ancora al giudice, eretto ad arbitro plenipotenziario, il riconoscimento della legittimità o illegittimità di espressione del cittadino, come accade nelle dittature. Il legislatore delega al giudice il proprio compito, rimandando la definizione del reato a un àmbito improprio (quello giudiziario) del potere costituito, e manifestando così la propria incapacità legislativa (l’art. 76 della costituzione vieta la funzione legislativa, se non preventivamente molto circoscritta nei criteri e nei tempi, al governo, pur essendo esso sotto il diretto controllo del parlamento: figuriamoci se essa sia ammessa in capo al potere giudiziario, i cui membri non sono altrettanto strettamente controllati dal parlamento). L’indirizzo totalitario del d.d.l. sopra citato si palesa anche nella possibilità di pene di ordine rieducativo del condannato, con prestazioni di servizi a favore di associazioni LGTB, con possibilità di sospensione dei diritti politici, oltre che nel divieto di associazione per finalità dissenzienti dalla mentalità dominante che equipara la dignità di tutte le forme di attrazione sessuale stabile, siano esse naturali o innaturali, nonché con obbligo, per tutti i gradi scolastici, di introdurre forme educative che, giocoforza, dovranno essere omologate a tale mentalità imperante, proprio come nelle peggiori dittature.
Con tutto il rispetto dovuto a coloro che soffrono di disturbi riguardanti il mancato allineamento tra la propria identità sessuale autopercepita e il proprio sesso, non posso evitare di fare un paragone: sarebbe molto preoccupante se io un giorno ritenessi di essere diventato Napoleone Bonaparte, mi travestissi da Napoleone e, assumendone pure gli atteggiamenti alteri, pretendessi di essere salutato da tutti col titolo di Sua Maestà l’Imperatore; ma sarebbe ancora più preoccupante se la regione o lo Stato (o, peggio, ambedue) mi diano corda, e obblighino coloro con cui convivo, pena pesanti sanzioni, a trattarmi realmente da imperatore. È proprio quanto sta accadendo con attuali norme sempre più lesive della libertà di espressione, che presentano sanzioni, al momento, solo amministrative; ma domani, se verrà approvato il d.d.l. Zan-Scalfarotto, anche penali. Purtroppo stiamo procedendo verso un nuovo lysenkoismo, verso la dittatura. E la peggior dittatura non è quella rozza dei raids punitivi con manganelli e olio di ricino, ma è quella sofisticata promossa da campagne mediatiche diffuse a tappeto, in stile Goebbelsiano, e che eliminano sistematicamente le voci dissenzienti, per cui chi canti fuori del coro verrebbe immediatamente tacciato da tutti di comprimere la libertà altrui.

Andrea Sonego, tecnico laureato forestale

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