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Un consiglio per un cuore infranto

Cari amici del forum,
è ormai passato un anno e mezzo dalla fine di una convivenza e di un amore lunghissimo.
La mail che riporto qui l’ho scritta tre mesi fa e a seguito di questa non ho più avuto nessun contatto con lei. Leggendo scoprirete che il mio intento era proprio quello di terminare per sempre una relazione, comunque già finita, ma che né io né il mio grande amore abbiamo mai voluto chiudere veramente. Nei giorni scorsi mi sono ritrovato ancora a pensare e a fantasticare. Ho provato un profondo dolore, così ho deciso di scrivervi, sperando in un vostro consiglio.
Ecco la lettera:

Cara P.,
preferisco scriverti in questo modo, piuttosto che con una lettera cartacea per svariati ed ovvi motivi. Così le cose che leggerai saranno espresse nel modo più coerente possibile dato che mi costeranno molti ripensamenti e revisioni, per cui non sarà come se ti parlassi e fossi preso da un impulso irrefrenabile di levarmi i soliti sassolini dalle scarpe o dal livore che ogni tanto mi attanaglia.
Ci siamo già visti due volte negli ultimi due giorni, abbiamo parlato e scambiato qualche pensiero tenero, in alcuni istanti è sembrato che il tempo non fosse passato e che magari ci si riconciliasse dopo il solito breve effimero litigio. La quiete dopo la tempesta era uno dei nostri momenti migliori…Certo, lo capivamo solo noi, ma in un certo senso era anche il nostro modo di stare assieme. Non è di questo che voglio scrivere, ciò di cui voglio parlare è il nostro futuro.
Tu hai espresso dei desideri forti, matrimonio, famiglia un figlio, e assieme a questi l’urgenza data dalla tua età, trentadue. Hai detto che non riuscirai a realizzare questo sogno con I., che non ti vedi capace di costruire un progetto di famiglia con lui, insomma so che queste cose finora le hai desiderate solo con me.
Purtroppo, però al progetto e alla speranza s’è contrapposta la dura realtà, quella della tua fragilità che ti ha portato a fare delle scelte che io non giudico, anche se non capisco affatto.
Però ora di te non scrivo più, anche perché questa lettera mi serve per parlarti di me e di quello che penso.
Io ti ho amato da morire. È inutile che ti ripeta la sensazione che ho provato quando ti vidi la prima volta. È superfluo che io ripercorra la parabola che ha seguito il declino del nostro amore che in ogni caso non s’è mai spento. Solo prima di lasciarti l’idiosincrasia ha oscurato i sentimenti ma senza cancellarli. Dopo qualche mese dalla nostra separazione però la fiamma si è riaccesa. Ti pensavo tantissimo, e a volte sognavo che fra noi potesse succedere nuovamente qualcosa. -Che illuso!- Nel frattempo (non ti giudico) ti facevi consolare da tutti i bastardi (per fortuna umani) dell’area cani.
Dato che scoprì la faccenda piuttosto in fretta perché qualcuno mi raccontò la cosa (che tu poi negasti) cercai di rassegnarmi al fatto che non ti avrei più potuto avere. Stavo quasi riuscendo a cancellare l’amore ancora fortissimo che provavo con un sano sentimento d’odio e compassione per la creatura schifosa quale pensavo tu fossi. A pensarci bene questa è solo una puerile logica maschile. Le ragioni per le quali ci lasciammo prevalsero sull’attrazione che ancora ci univa, anche se ricordo distintamente che gli ultimi mesi non si faceva neanche più l’amore, è per questo ti ringrazio.
L’unico sentimento che mi poteva salvare era l’indifferenza, come hai fatto tu, ti avrei dimenticato. Per me le cose però andavano diversamente… Primo perché sono un uomo, secondo perché ad ogni incontro con altre ragazze finivo immancabilmente a pensarti e a desiderarti ancora. Quante serate passate a parlar di noi a chicchessia.
Dopo qualche mese ti sei stabilizzata. Hai trovato il buon I.. Mi permetto di dire “buon” perché da come me ne parli sembra proprio una brava persona. Qual è stata a questo punto la mia reazione? All’inizio è tornata un po’ di rabbia e invidia perché mi sembrava tu avessi iniziato a ricostruire qualcosa, mentre io ero ancora al palo… Tu, in un nuovo progetto di vita ed io, fuggiasco, a vivere come un profugo in un buco pieno di extracomunitari nella più totale solitudine. Ah, già, forse immagini festini, orge e bravate da “casa dello studente”. No. no, solo una triste vita, come quella di un divorziato che non riesce a farsi una ragione del proprio fallimento sentimentale. Mi precludevo anche le poche occasioni di uscire, come fare la spesa, usando quei comodi servizi di spesa a domicilio che esistono a Milano… Ho trasformato la mia esistenza in un fortino, corazzandomi dalle possibili aggressioni o delusioni che avrei potuto avere in qualsiasi rapporto sociale. La mia casa di “via Cantoni” a Milano l’avranno vista 3 persone oltre a me: Vito, mio padre e… a già, il tizio che mi portava la spesa. Scusa sto divagando…La seconda reazione è stata la seguente: -forse questa è la volta buona che me la levo dalla testa-.
Intanto dovevo sloggiare dal mio fortino “casba” e trovare in fretta e furia un’altra sistemazione. -Come vedi certi problemi sono uguali per tutti-. Per una botta di culo, dopo circa un mese di tira e molla col proprietario della “casba” riuscivo a spostarmi nell’accogliente “bilocale” al piano terra più o meno in città studi, con un ospite; Michele che vuole comprare casa a Milano, ma da quando vive da me non ha più visto manco un appartamento.
Per fortuna che è arrivato Michele! Per certi versi mi sta aiutando ad uscire dalla depressione. Non che m’abbia fatto dimenticare di te…questi due giorni per esempio hanno prepotentemente affermato la tua esistenza, ma la sua presenza ha spezzato la terribile monotonia e il mio trascinarmi in una vita triste e priva di scopo, come stava capitando qualche mese fa ai tempi di via Cantoni.
Poi c’è stata la gita in Grecia, che non t’ho raccontato bene, forse non ne sarei neanche capace, ma anche quello è stato un’ulteriore tappa verso la mia guarigione. Come ti ho scritto in uno di quei messaggi, speravo che attraverso quel viaggio sarei finalmente riuscito a dimenticarti. Con tutti quegli sms e quelle promesse non è stato possibile, ma qualcosa è successo lo stesso.
Sono riaffiorati a galla i nostri reciproci desideri.
Io ora penso a te che vorresti che ti dessi delle sicurezze… forse stai solo scherzando, non lo so… Come ‘sta mattina davanti al comune, mi hai chiesto se ti sposerei nel caso tu lasciassi I.. E prima ancora mi hai chiesto se avrei cercato di riprovarci se I. non fosse esistito.
A sangue freddo ti devo dire una cosa:

-Sei scorretta!-

Sia nei miei confronti che in quelli di I. che nei tuoi, in un colpo solo riesci a far star male ben tre persone.
Fai soffrire I., perché ci stai assieme senza amarlo, solo perché ti sei fatta trascinare in una situazione difficile dalla quale non riesci ad uscire. Tutta la tua famosa coerenza? Dov’è andata a finire?
Fai soffrire me, perché mi fai credere che fra noi ci sono ancora dei sentimenti fortissimi, ma poi non ti metti minimamente nei miei panni. Dopo che ci salutiamo cosa credi che io pensi? Tu torni da lui, vivi con lui, con i suoi figli, partecipi alla sua vita. Gli scaldi le lenzuola. Ed io? Ti ritrai anche per un bacio di poco scostato dalla guancia verso lo zigomo, un bacio che istintivamente cerca la tua bocca, ma che sa di non poterla avere. Se ti baciassi mi odierei, non sarebbe giusto nei confronti di I. che comunque sperimenterà tutto il dolore che io ho già provato. Eppure continui a provocarmi, allora vorrei sapere cosa vuoi dalla mia vita. Stai con lui e vieni da me. Cosa ti serve? L’amore del tuo giovane vecchio Lancillotto? Uno scambio ideologico? Intanto io soffro le pene dell’inferno.
Poi soffri anche tu senza trarre alcun beneficio dai tuoi atteggiamenti deleteri, ma la tua sofferenza la conosci benissimo e non è il caso che infierisca ulteriormente.
Questa lettera parla del futuro, o almeno del mio. Diciamo che questa è la parte più importante, quindi cercherò di scriverla nel modo più chiaro possibile.
Anche se tu lasciassi I. non credo che fra noi potrebbe mai tornare l’armonia della “gita a Capri”. Il vaso è rotto e non si ripara coi cocci, quindi pensaci bene. Ora con le lacrime agli occhi ti vorrei urlare che non ci dobbiamo vedere mai più, che questa è l’unica cosa giusta da fare. Io sono intenzionato a dimenticarti. Iscriviti al conservatorio, fa ciò che desideri, ma non dirmi nulla, non voglio sapere niente. Ti sembrerà stupido o puerile, ma dopo averti inviato questa mail e scritto il messaggio in cui ti dirò di andare a leggere cancellerò anche il tuo numero di cellulare, questo significa che oltre a non vederci è meglio se non ci sentiamo mai più, io sono intenzionato a cancellarti definitivamente. Sto soffrendo troppo, perdonami ma è meglio così. Spero tu capisca e sia coerente. Inizia ad amare I., o qualcun altro, perché con me è stato un fallimento e non ci sarà mai più nessuna possibilità.

Con affetto, per l’ultima volta tuo,

N.

L'autore ha scritto 1 lettera, clicca per dettagli sulla pubblicazione.

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3 commenti a

Un consiglio per un cuore infranto

  1. 1
    matteo -

    caro amico, predichi bene ma razzoli male.. e mi spiace per te, hai
    fatto un voto di infelicita’ tutto giusto quello che scrivi nel finale
    della lettera, giusto cancellare il passato, ma dopo tre mesi sei ancora
    girato verso il passato che ti logora, amico devi sforzarti, e guardare
    al tuo futuro i fantasmi del passato ti faranno solo soffrire. auguri

  2. 2
    boxbuilder -

    Grazie Matteo, il tuo è un consiglio saggio e condiviso da tutte le persone a cui ne parlo, anche da me. Il fatto è che non riesco a guardare al futuro. So che con La mia P non c’è futuro, ma ogni tanto mi attanaglia un fortissimo desiderio di rivederla e ho bisogno di uno schiaffo in faccia (come il tuo), qualcuno che mi dica -ma cosa c…o stai facendo?- facendomi ragionare. Vorrei spegnere subito questo sentimento, ma non ho ancora trovato l’interruttore.

  3. 3
    Lester -

    Inizia smettendo di chiamarla La mia P… anche perchè sai benissimo che è la P di l…. ho avuto poco tatto, ma dopo un anno e mezzo…

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