Come si fa a convivere con un dolore più grande di noi?
Buongiorno a tutti,
non voglio annoiarvi raccontandovi la mia storia..so benissimo che a tutti nella vita capita di star male e di avere periodi tristi, ma mi sembra che cmq la maggior parte delle persone riescano (chi più chi meno) a superare questi che non a caso non chiamati “periodi”.
Il mio, di periodo, dura da quasi 3 anni, non sn stata con le mani in mano ma ho cercato varie soluzioni, eppure il dolore non è passato, non si è modificato, non sono riuscita a metabolizzarlo. Ci convivo, ma sn alla frutta. Credo che quello che mi è successo, sia stata semplicemente una cosa più grande di me. Insuperabile. E infatti vado avanti con la mia vita perchè diversamente non posso fare, non ho scelta, ma non ce la faccio più. Sono stanca. Come se avessi camminato per centinaia di chilometri pur sapendo che non ho una meta, non c’è un posto dove arrivare.
Non scrivo questa lettera in un momento di sconforto, sto così tutti i giorni e sono ormai rassegnata se non fosse che sn costretta cmq a portare avanti tutta questa sceneggiata che è la mia vita…mi devo alzare dal letto la mattina e andare al lavoro, anche se in realtà vorrei solo chiudere gli occhi e non aprirli più.
Non trovo nessuno che sia nella mia stessa situazione emotiva, mi sento un’aliena in questo mondo.
Vorrei solo chiedere se c’è qualcuno tra voi a cui è successo qualcosa che non siete in grado di superare e che inevitabilmente vi ha rovinato la vita, come fate ad andare avanti ogni giorno, cos’è che vi da’ forza e motivazione…se c’è qualcosa…
grazie a chi tenterà di soffermarsi anche solo un attimo per capire il mio stato d’animo.
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Categorie: - Me stesso
24 commenti
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Nel tuo racconto non è chiaro se c’e’ una causa che scatena questo stato d’animo perenne, sembrerebbe depressione e capirlo sarebbe già un punto di partenza, capisco la difficoltà nel trascinarsi giornalmente ma tre anni sono tanti, dovresti parlare con qualcuno competente e senza ricorrere all’aiuto di farmaci, magari bisogna sbloccare solo qualche tasto specifico.In bocca al lupo!
mi trovo anche io nella stessa identica situzione.
nel mio caso la causa scatenate è la perdita del mio ex fidanzato.
non riesco a rassegnarmi, piango in continuazione…
la mia situazione dura a 5 anni… si, mi vergogno a dirlo.
chi mi sta vicino (genitori, amici, colleghi) non se ne rendono conto, ho come una maschera che indosso appena esco di casa.
sicuramente dovrei andare da una persona competente, ma non posso permettermelo economicamente.
vorrei in certi momenti chiudere gli occhi e non aprirli più, però per fortuna ho preso un gatto e da quando c’è lui mi sento di avere una missione e non potrei pensare di lasciarlo…
il mio cnsiglio è, come quello di alberto, di rivolgerti ad uno psicologo…
fammi sapere, ti abbraccio
grazie ad entrambi per avermi risposto.
la causa scatenante di questo malessere è la stessa raccontata da cinderella, per me non sono 5 anni ma cmq 3. se leggete le precedenti lettere che ho scritto qui forse capirete qualcosa di più di quello che mi è successo.
credo di aver provato a trovare una soluzione in più modi, tra cui anche quello di affidarmi all’aiuto dei farmaci che ho preso per 2 anni (e che, personalmente, non mi sento di consigliare perchè a me non hanno aiutato) e quello di affidarmi ad una persona competente: sono in terapia da 2 anni ma posso dire che nessun psicologo o psichiatra è in grado di estrapolarti il dolore dal cuore. La terapia mi aiuta nella misura in cui può aiutarti la chiaccherata con un’amica: è uno sfogo, nulla di più. Quando esco dallo studio della psicologa, ritorno alla mia vita e a confrontarmi con le mancanze che mi hanno causato tutto il dolore che ho dentro.
Non so se si tratta di depressione, me l’hanno anche diagnosticata, ma io non ci credo molto: prima di tutto si usa il termine depressione a sproposito, a mio parere, si vuole racchiudere in questa definizione un sacco di disagi-malesseri-disturbi di vari gradi che sn diversi tanto quanto il numero di persone che ne soffre. E poi il mio male è stato causato da un qualcosa di esterno (la perdita del mio ex), se ciò non si fosse verificato io sarei ancora la persona serena che ero. E che tornerei ad essere se lui tornasse sui suoi passi. Se ciò accadesse, la mia “depressione”, come è stata definita, sparirebbe di colpo e allora mi chiedo: si tratta davvero di malattia?
Ciao Anche io mi trovo nella tua stessa situazione, e anche la mia storia è durata quasi 4 anni, lei mi ha lasciato e mi ha detto che non ha più alcun interesse verso di me…sono due mesi che mi sento uno schifo io non riesco a reagire è più forte di me…ci sto provando ma nulla, alcuni amici e i miei genitori cercano di starmi vicino ma credimi si sta bene sul momento perchè poi si ritorna ad essere spento e triste…vorrei anch’io chiudere gli occhi e non riaprirli mai più…dopo quasi 4 anni assieme non c’è cosa più brutta che l’indifferenza dell’altra persona che fino a qualche mese fa ti diceva “TI AMO, SEI L’UOMO DELLA MIA VITA” e ora mi sta distruggendo come vuole lei…io non so più cosa fare mi sono giocato tutte le mie carte e ora sto male veramente e non posso nemmeno permettermi di andare da uno psicologo…non so più che fare AIUTO!!!
Ciao dabibi_982, ho letto tutte le tue lettere. Ti capisco pienamente. Chi ti condanna parla dal suo punto di vista, con il suo carattere, con il suo vissuto. Qui il problema è che ognuno è se stesso, unico, diverso dagli altri. Dare consigli o dispensare giudizi non è possibile. Io ti comprendo, perché sto soffrendo enormemente per amore, perché chi ha amato davvero sa, anzi sente che non c’è vita oltre quell’amore…ognuno a suo modo, ma lo sente. L’unica cosa che si desidera è quell’amore e, se non è possibile riaverlo, nulla sembra avere più senso. Io ti dico quello che sto facendo per sopravvivere: sto cercando e trovando la fede, quella vera, non quella che passivamente ci troviamo a praticare perché nati in un determinato contesto. La vera fede, il vero Dio, la conoscenza, la verità: solo questo mi offre uno scopo, un obiettivo che non sia un surrogato del mio amore, come può essere un amore “alternativo” nei confronti di un’altra persona. Sappiamo che quell’amore lo abbiamo provato una volta e non lo proveremo mai più. Ma la vera fede mi sta forgiando una nuova personalità, sta diventando il fine ultimo della mia vita e mi sta facendo rivalutare la mia storia e la mia vita sotto una luce impensabile prima. Io spero che anche tu possa intraprendere questo cammino: se lo farai, sono sicuro che riuscirai a vivere. Ti saluto. Giacomo
Giacomo,
anche quando il dolore è immenso, devastante, senza possibilità di ridimensionamento nel futuro, se si scarta la possibilità di cessare di vivere, si deve per forza imboccare la strada d’imparare a conviverci.
ho impiegato anni e anni solo per essere capace di tenerlo a bada, nell’angolino che gli compete. inizialmente mi sono isolata per evitare di scaricare su altri quanto sul momento mi era impossibile contenere. ora riesco benissimo a non portarlo più fra la gente comune: non ne parlo con nessuno, a meno che si tratti di persone davvero eccezionali, in grado di capire (non più di due o tre, finora – gli altri credono di comprendere ma in realtà non si avvicinano nemmeno a stati d’animo estremi, che non hanno mai sperimentato).
la solitudine è diventata la mia miglior amica. basta un libro o un buon film a rendere piacevole la quotidianità. amo la luce, i fiori e la bellezza, anche nelle piccole cose. ho nella memoria tesori inestimabili, che ritrovo ogni volta che ne sento il bisogno… niente di quanto di bello ho vissuto è andato perduto…
il dolore è sempre presente e assorbe molte energie ma gli concedo un vero e proprio spazio di rado, quando sento che ha bisogno di sfogo. altrimenti, tengo la mente impegnata in bazzecole di poco conto e vivo il presente con la stessa intensità di quando avevo vent’anni. per me, il bene e il male restano distribuiti in egual misura, se non ci si fa sopraffare da nessuno dei due.
ognuno ha un suo modo per elaborare il dolore. il tuo è altrettanto valido, se ti dà sollievo. il tempo, poi, ti sarà d’aiuto e magari anche la buona sorte… nel futuro tutto può accadere, in modo diverso dal passato ma a volte persino migliore…
un abbraccio.
Rossana, da quello che scrivi e dal modo in cui lo fai traspare un’elaborazione ormai matura e consapevole del dolore. E’ un equilibrio che lascia una certa amarezza ma, allo stesso tempo, è forse uno stadio inevitabile in cui, ad un certo punto, ci si ritrova inevitabilmente. Quello che mi chiedo (e a cui non trovo risposta) è come può un grande amore, un sentimento così forte, una tale energia disperdersi nel nulla…sprecarsi inutilmente senza essere assorbita, fruita e ricambiata…non trovare la dignità che le spetta e finire nell’oblio come se non esistesse o peggio non fosse mai esistita… Mi auguro, per tutti coloro che hanno affrontato lo stesso calvario, che le tue parole finali di speranza possano trasformarsi in realtà. Un caro saluto. Giacomo
ciao Giacomo,
conosci Vito Mancuso? di recente ho letto un suo libro: “L’anima e il suo destino”, che ho molto apprezzato come ottima sintesi della tradizione del cristianesimo, con frequenti riferimenti alle altre grandi religioni, non soltanto le monoteiste.
parla di Principio Ordinatore dell’energia, in atto da 13,7 miliardi di anni, quella stessa che 160.000 anni fa ha dato origine all’Homo Sapiens.
per Mancuso, in base a consolidati principi della fisica, tutto è energia, tutto nasce e tutto muore, in seno all’eternità. come può l’amore, che ha la sua fonte spirituale in esseri imperfetti, in continua mutazione, fare eccezione?
nella sua visione, Dio, puro spirito, agisce con regole standard impersonali, che possono scadere in errori (come ad esempio le circa 6.000 malattie genetiche). se tutto fosse perfetto, non saremmo esseri umani.
mi rendo conto che questo concetto di fondo è ben poco consolatorio nel caso di pene d’amore di coppia, che toccano la parte più intima e più profonda di una persona, la più alta espressione della sua individualità e il suo vertice d’amore per la vita. te ne ho fatto cenno soltanto perché ti sei dichiarato attratto dalla religione.
a mio avviso, mantenere nel ricordo quanto di bello e di buono ci è stato donato da chiunque si abbia avuto occasione d’incontrare sul nostro cammino è la via maestra per essere lieti di quanto si è ricevuto piuttosto che disperati per quanto si è perso oppure non si è pienamente concretizzato. tornare a centrarsi su se stessi e ad avere qualche progetto per il futuro, da soli, consapevoli della realtà, è la miglior medicina per attutire il dolore e per restare aperti a quanto ancora ci potrebbe forse essere riservato in seguito, senza la pretesa che duri per sempre. la volontà di bene per noi stessi dovrebbe aiutarci a superare il male in cui, più o meno volontariamente, siamo incappati.
per te si è conclusa una relazione oppure sei triste perché il tuo sentimento non è stato ricambiato? se ti va di sfogarti un po’ di più, qui lo puoi fare e potrebbero essere in molti a comprenderti e a darti sostegno.
un caro saluto.
Io vivo una situazione dolorosa che quasi nessuno capisce,perché non sembra tale.
A 35 anni(11 anni fa)in una sera qualunque, in un locale,ho conosciuto un ragazzo bellissimo,intelligente,colto,educato..ed ero corrisposta,tanto che solo dopo 2 mesi dopo ci siamo sposati e abbiamo avuto un bimbo.Unico neo è che lui all epoca mi aveva promesso che saremmo rimasti a vivere nella mia città natale (una città di mare in veneto) e invece a oggi siamo ancora a vivere in un paesino disperso nella provincia di treviso e andiamo nella mia citta natale solo d estate dove tra l altro nel frattempo ho ereditato un appartamento di 120 mq in centro,dunque una grande fortuna. Io so cosa penseranno molti di voi (che sono viziata…) ma provate x un istante a immedesimarvi,provate a immaginare di lasciare quello che é il vostro posto,lasciare la vostra casa col pensiero di ritornarci per poi scoprire invece che la persona amata nel corso degli anni non ha mantenuto la promessa…tutti mi dicono che dovrei accontentarmi dei 3 mesi estivi.Ma io penso continuamente che il mio posto è li.Qui nn mi piace,non mi appartiene e considero uno spreco l’uso ridotto di quell appartamento.Mio marito tra l altro essebdi agente di commercio potrebbe vivevere indifferentemente anche li…ma è legato alla sua casa.. Ditemi qualcosa. La mia rinuncia e normale? Tutti fanno questo tipo di rinunce pur di avere la persona amata al proprio fianco? Io ho provato com le buone e anche con le cattive ma lui è irremovibile..e purtroppo questa situazione per me è una spada di Damocle..grazie anticipatamente.Manny
Ciao Manny,
parli delle case ma non dici nulla riguardo ai familiari tuoi e suoi, alle vostre amicizie e ad altre cose che vi legano alle rispettive città.
Tuo marito non sarà legato solo alla casa intesa come appartamento… cos’altro lo lega al suo paesino? Cos’altro lega te alla tua città oltre all’appartamento di 120mq? E’ questo da approfondire per poterti rispondere.
Ciao Marta,lui non ha più i genitori (non li aveva già piu quando ci eravamo conosciuti). I suoi amici storici a loro volta si son fatti una famiglia x cui nn ci vediamo mai. Sostanzialmente ciò che lo lega a qs paesino che non offre nulla è solo il suo appartamento. Motivo di orgoglio e frutto dei suoi sacrifici (se lo sta pagando col mutuo). Lui in effetti è apprezzabile perché si sentirebbe umiliato a vivere nel mio appartamento,né accetterebbe di eteditarlo…ciò che lega me invece è che obbiettivamente quella è una bella cittadina col mare (va da sé tutto ciò che può offrire) e poi tutta la gente che conosciamo in spiaggia e ovunque andiamo (anche se nn sono amici intimi) e poi il motivo piu importante:io ho viaggiato tanto (dai 19 anni ho lavorato sulle navi della Costa e abitato in Germania) e gia quando lo conobbi gli espressi il mio grande desiderio/necessità di nn volermi piu spostare…deceduto mio padre nel 2012 mi aveva promesso saremmo andati ad abitare li. Ma poi ha cambiato idea dicendo che in quei 7 anni si era affezionato al paesino e al suo appartamento…
Per altro la cosa assurda è che prima di conoscerci ogni anno pagava affitti profumatamente pur di venire in vacanza al mio paese. Sfortunatamente ha trovato e acquistato l’appartamento nel paesino nel dicembre 2004 poco prima che io lo conoscessi (l ho conosciuto Agosto 2005). Cmq tornando alla mia città natale io li sono anche coproprietaria di una attività estiva,dove lui lavora la sera come secondo lavoro x arrotondare…rigurdo gli amici in realtà non ne abbiamo di rilevanti né lì né qui. ..ti ringrazio tanto x avermi risposto. Accetto qualunque cosa mi dirai anche se dolorosa purché obbiettiva…dimmi pure se nn mi sono spiegata… buona serata
Scusa ho dimenticato una cosa importante io li al mik paese,oltre a mia madre (perfettam autosufficiente), ho anche mia sorella, coetanea di mio marito,anche lei sposata e con un figlio…
Mi vengono in mente queste domande…
Lui ha paura che nella città al mare con tua madre e tua sorella gli dedicherai meno attenzioni?
Non è che magari è un pò solitario e ha paura che al mare frequenterete gente e lui preferisce di no? Forse è un po’ casalingo e gli basta stare con te e non desidera fare vita sociale?
Se è così orgoglioso nel sentirsi un po’ in difetto nella tua casa forse non c’è abbastanza confidenza tra di voi?
Avete figli?
Si abbiamo un bimbo che in luglio compie 11 anni.Ti faccio queste domande perché viste da fuori certe situazioni si possono vedere con più obiettività. Si credo che uno dei motivi possa anche essere quello che dici,sommato al fatto che dopo 12 anni non è più cotto/matto e fa le cose più ponderate…ti chiedo 1 ultima cosa:tornando alla mia domanda iniziale. Vista così tu credi che la mia rinuncia sia normale?rientra nella norma?è alla stregua di ciò che fanno tutte le coppie? Credi che io dovrei accontentarmi? Credi chevio sia fortunata e ingrata con la vita? Scusa ma ho perso l’obbiettività….grazie
Non è facile trovare la soluzione, la domanda che ti devi porre e devi porre a lui è quale sia la vera ragione che gli fa preferire un paesino dove comunque non ha legami stretti invece di una cittadina vivace e con più opportunità.
Vostro figlio vorrebbe trasferirsi al mare? Parla con tuo marito della crescita e delle maggiori possibilità per vostro figlio se vi trasferite in città.
Non c’è una regola, cedi tu o cede lui uno dei due resta insoddisfatto, non è questione di marito o moglie.
Questo tema lo trovi al contrario (lui vuole andare in un altra città) nel film “Il tempo delle mele 2”, guardalo magari ti dà qualche spunto.
Certo che se tu sei insoddisfatta nel paesino e lui accetta di trasferirsi ma poi è insoddisfatto nella città…. questa non è la soluzione.
Una soluzione di compromesso, tipo fare una prova di un anno scolastico e se poi va male prometti che accetterai senza lamentarti di ritornare al paesino o qualcos’altro?
Io ti ho dato solo degli spunti, ma alla fine il consiglio è parla con lui e cerca di capite I VERI MOTIVI (poco socievole?).
Grazie Marta.
Mi sei stata d’aiuto.Dunque il mio sacrificio è normale se uno dei 2 deve cedere… mi guarderò il film.Spero che nel tempo la situazione trovi una piega diversa:lui che cambia idea (non credo) oppure che se questo è il mio destino spero che il Signore mi dia forza e strumenti per sopportarlo….buona giornata Marta grazie
Manny,
vero che quando l’ubriacatura sensuale è in buona parte archiviata diventa difficile ottenere dal maschio la concretizzazione di quanto in precedenza promesso.
nella vostra controversia, che spazio hai riservato a vostro figlio? alla continuità di scuole e di amici che possono contribuire favorevolmente a una sua crescita serena?
oltre alla difficoltà del tuo uomo di accettare quella che può apparirigli come una superiorità economica, sei sicura che non abbia legami amorosi alternativi in loco?
Oggi è san Valentino un giorno di gioia per i fidanzati,
ma può essere di tristezza per chi è solo e ha perso
la persona che ama.
Il dolore è forte perchè quando si crea un rapporto
diamo un pezzo di noi e prendiamo un pezzo
dell’altro, così quando veniamo lasciati,
restiamo con un pezzo della nostra anima in meno,
una ferita.
Occorre tempo per elaborare questo che è una specie
di lutto.
La nostra mente continua a vagare nel passato
e a chiederci perchè è successo.
Benchè sia passato molto tempo da allora,
ricordo come mi sentivo, quel senso di perdita
e di vuoi.
Poi dopo due anni trovai un’altra persona
con cui ho ritrovato l’affetto e la passione.
Però non mi pento di quella prima storia finita male,
perchè mi ha fatto crescere come persona,
anche se questo l’ho capito solo dopo.
Manny,
non sto dicendo di rassegnarti ma di cercare con la tua intelligenza di capire cosa trattiene tuo marito e quale può essere il modo migliore per affrontare la cosa.
Se non puoi obbligarlo a trasferirvi puoi sicuramente chiedergli di PARLARNE, scegli il MOMENTO GIUSTO e riprendi l’argomento anche più volte.
Care Marta e Rossana,vedi in due parole avete centrato il punto più della mia psicologa. A volte troppi ragionamenti,quando poi si è tropo coinvolti in un problema,si rischia di perdere il filo del discorso. Si vedono i puntini intorno ma non si vede l’evidenza dei fatti,quella che hai sotto gli occhi. Allora lui un’altra mi sento dire che non ce l’ha (figuratevi,col fiuto che abbiamo noi donne
…) ma credo che sia entrato nel torpore della routine e nn essendo più “cotto”col cavolo che molla le sue cose. .si gode la sua casa e d’estate usufruisce della mia…molto semplice e chiaro. Molto banale e non fa una grinza.. credo che nella vita bisogni avere il coraggio di guardare la realtà senza prosciutti sugli occhi … vi ringrazio molto ragazze..
Manny,
per il bene della tua unione e per la serena crescita di vostro figlio, mi sembrerebbe utile un chiaro punto d’incontro, affinché nessuno dei due partner si senta messo per sempre sotto i tacchi.
se fossi in te, gli farei presente che accetti la sua scelta abitativa fino a quando tua mamma non avrà bisogno di una tua presenza stabile ma poi, che lui voglia o meno, ti trasferirai con vostro figlio nella tua città natale.
patti chiari, amicizia lunga. già gli concedi una proroga… anche in coppia, non ci si può imporre sempre!
un caro saluto.
Ciao Rossana grazie⚘
Salve vi voglio raccontare che nella mia vita ho visto solo tristezza a 10 anni ho perso un fratello di 17 anni poco tempo fa ho perso la mia mamma e due mesi fa ho perso mio nipote che aveva solo 23 anni come faccio andare avanti chiedo ogni giorno che il mio dio non mi fa pensare a questo dolore che loro stanno bene e non vogliono vedere me che io soffro la cosa che penso anche che mi aiuta molto mi guardo allo specchio mi guardo intorno e dico che mi voglio bene e sono una persona speciale e ho anche tante persone ancora vicino che sono speciali questo mondo ci dà davvero cose belle e cose triste ma se noi siamo qui in questo mondo diamo il nostro meglio stiamo vicino anche con nostro dolore vicino agli altri sorridiamo sempre e non ci facciamo abbattere dalle cose che ci sono successo guardiamoci ogni giorno e ogni giorno che ci guardiamo allo specchio amiamoci vogliamoci bene con noi stessi e anche quando siamo tristi non pensiamo usciamo fuori di casa chiamiamo amici e andiamo a divertirci e quando ci tornano le cose negative chiudiamo gli occhi e chiediamo Dio stammi vicino aiutami
Nel XIV secolo ci sono state epidemie di peste assurde, che hanno più che decimato la popolazione. I sopravvissuti si sono consolati assai con le eredità.