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Come si fa a convivere con un dolore più grande di noi?

Buongiorno a tutti,
non voglio annoiarvi raccontandovi la mia storia..so benissimo che a tutti nella vita capita di star male e di avere periodi tristi, ma mi sembra che cmq la maggior parte delle persone riescano (chi più chi meno) a superare questi che non a caso non chiamati “periodi”.
Il mio, di periodo, dura da quasi 3 anni, non sn stata con le mani in mano ma ho cercato varie soluzioni, eppure il dolore non è passato, non si è modificato, non sono riuscita a metabolizzarlo. Ci convivo, ma sn alla frutta. Credo che quello che mi è successo, sia stata semplicemente una cosa più grande di me. Insuperabile. E infatti vado avanti con la mia vita perchè diversamente non posso fare, non ho scelta, ma non ce la faccio più. Sono stanca. Come se avessi camminato per centinaia di chilometri pur sapendo che non ho una meta, non c’è un posto dove arrivare.
Non scrivo questa lettera in un momento di sconforto, sto così tutti i giorni e sono ormai rassegnata se non fosse che sn costretta cmq a portare avanti tutta questa sceneggiata che è la mia vita…mi devo alzare dal letto la mattina e andare al lavoro, anche se in realtà vorrei solo chiudere gli occhi e non aprirli più.
Non trovo nessuno che sia nella mia stessa situazione emotiva, mi sento un’aliena in questo mondo.
Vorrei solo chiedere se c’è qualcuno tra voi a cui è successo qualcosa che non siete in grado di superare e che inevitabilmente vi ha rovinato la vita, come fate ad andare avanti ogni giorno, cos’è che vi da’ forza e motivazione…se c’è qualcosa…
grazie a chi tenterà di soffermarsi anche solo un attimo per capire il mio stato d’animo.

L'autore ha scritto 5 lettere, clicca per elenco e date di pubblicazione.

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24 commenti

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  1. 1
    alberto42 -

    Nel tuo racconto non è chiaro se c’e’ una causa che scatena questo stato d’animo perenne, sembrerebbe depressione e capirlo sarebbe già un punto di partenza, capisco la difficoltà nel trascinarsi giornalmente ma tre anni sono tanti, dovresti parlare con qualcuno competente e senza ricorrere all’aiuto di farmaci, magari bisogna sbloccare solo qualche tasto specifico.In bocca al lupo!

  2. 2
    cinderella -

    mi trovo anche io nella stessa identica situzione.
    nel mio caso la causa scatenate è la perdita del mio ex fidanzato.
    non riesco a rassegnarmi, piango in continuazione…
    la mia situazione dura a 5 anni… si, mi vergogno a dirlo.
    chi mi sta vicino (genitori, amici, colleghi) non se ne rendono conto, ho come una maschera che indosso appena esco di casa.
    sicuramente dovrei andare da una persona competente, ma non posso permettermelo economicamente.
    vorrei in certi momenti chiudere gli occhi e non aprirli più, però per fortuna ho preso un gatto e da quando c’è lui mi sento di avere una missione e non potrei pensare di lasciarlo…
    il mio cnsiglio è, come quello di alberto, di rivolgerti ad uno psicologo…
    fammi sapere, ti abbraccio

  3. 3
    dabibi_982 -

    grazie ad entrambi per avermi risposto.
    la causa scatenante di questo malessere è la stessa raccontata da cinderella, per me non sono 5 anni ma cmq 3. se leggete le precedenti lettere che ho scritto qui forse capirete qualcosa di più di quello che mi è successo.
    credo di aver provato a trovare una soluzione in più modi, tra cui anche quello di affidarmi all’aiuto dei farmaci che ho preso per 2 anni (e che, personalmente, non mi sento di consigliare perchè a me non hanno aiutato) e quello di affidarmi ad una persona competente: sono in terapia da 2 anni ma posso dire che nessun psicologo o psichiatra è in grado di estrapolarti il dolore dal cuore. La terapia mi aiuta nella misura in cui può aiutarti la chiaccherata con un’amica: è uno sfogo, nulla di più. Quando esco dallo studio della psicologa, ritorno alla mia vita e a confrontarmi con le mancanze che mi hanno causato tutto il dolore che ho dentro.
    Non so se si tratta di depressione, me l’hanno anche diagnosticata, ma io non ci credo molto: prima di tutto si usa il termine depressione a sproposito, a mio parere, si vuole racchiudere in questa definizione un sacco di disagi-malesseri-disturbi di vari gradi che sn diversi tanto quanto il numero di persone che ne soffre. E poi il mio male è stato causato da un qualcosa di esterno (la perdita del mio ex), se ciò non si fosse verificato io sarei ancora la persona serena che ero. E che tornerei ad essere se lui tornasse sui suoi passi. Se ciò accadesse, la mia “depressione”, come è stata definita, sparirebbe di colpo e allora mi chiedo: si tratta davvero di malattia?

  4. 4
    Andrea -

    Ciao Anche io mi trovo nella tua stessa situazione, e anche la mia storia è durata quasi 4 anni, lei mi ha lasciato e mi ha detto che non ha più alcun interesse verso di me…sono due mesi che mi sento uno schifo io non riesco a reagire è più forte di me…ci sto provando ma nulla, alcuni amici e i miei genitori cercano di starmi vicino ma credimi si sta bene sul momento perchè poi si ritorna ad essere spento e triste…vorrei anch’io chiudere gli occhi e non riaprirli mai più…dopo quasi 4 anni assieme non c’è cosa più brutta che l’indifferenza dell’altra persona che fino a qualche mese fa ti diceva “TI AMO, SEI L’UOMO DELLA MIA VITA” e ora mi sta distruggendo come vuole lei…io non so più cosa fare mi sono giocato tutte le mie carte e ora sto male veramente e non posso nemmeno permettermi di andare da uno psicologo…non so più che fare AIUTO!!!

  5. 5
    Giacomo -

    Ciao dabibi_982, ho letto tutte le tue lettere. Ti capisco pienamente. Chi ti condanna parla dal suo punto di vista, con il suo carattere, con il suo vissuto. Qui il problema è che ognuno è se stesso, unico, diverso dagli altri. Dare consigli o dispensare giudizi non è possibile. Io ti comprendo, perché sto soffrendo enormemente per amore, perché chi ha amato davvero sa, anzi sente che non c’è vita oltre quell’amore…ognuno a suo modo, ma lo sente. L’unica cosa che si desidera è quell’amore e, se non è possibile riaverlo, nulla sembra avere più senso. Io ti dico quello che sto facendo per sopravvivere: sto cercando e trovando la fede, quella vera, non quella che passivamente ci troviamo a praticare perché nati in un determinato contesto. La vera fede, il vero Dio, la conoscenza, la verità: solo questo mi offre uno scopo, un obiettivo che non sia un surrogato del mio amore, come può essere un amore “alternativo” nei confronti di un’altra persona. Sappiamo che quell’amore lo abbiamo provato una volta e non lo proveremo mai più. Ma la vera fede mi sta forgiando una nuova personalità, sta diventando il fine ultimo della mia vita e mi sta facendo rivalutare la mia storia e la mia vita sotto una luce impensabile prima. Io spero che anche tu possa intraprendere questo cammino: se lo farai, sono sicuro che riuscirai a vivere. Ti saluto. Giacomo

  6. 6
    rossana -

    Giacomo,
    anche quando il dolore è immenso, devastante, senza possibilità di ridimensionamento nel futuro, se si scarta la possibilità di cessare di vivere, si deve per forza imboccare la strada d’imparare a conviverci.

    ho impiegato anni e anni solo per essere capace di tenerlo a bada, nell’angolino che gli compete. inizialmente mi sono isolata per evitare di scaricare su altri quanto sul momento mi era impossibile contenere. ora riesco benissimo a non portarlo più fra la gente comune: non ne parlo con nessuno, a meno che si tratti di persone davvero eccezionali, in grado di capire (non più di due o tre, finora – gli altri credono di comprendere ma in realtà non si avvicinano nemmeno a stati d’animo estremi, che non hanno mai sperimentato).

    la solitudine è diventata la mia miglior amica. basta un libro o un buon film a rendere piacevole la quotidianità. amo la luce, i fiori e la bellezza, anche nelle piccole cose. ho nella memoria tesori inestimabili, che ritrovo ogni volta che ne sento il bisogno… niente di quanto di bello ho vissuto è andato perduto…

    il dolore è sempre presente e assorbe molte energie ma gli concedo un vero e proprio spazio di rado, quando sento che ha bisogno di sfogo. altrimenti, tengo la mente impegnata in bazzecole di poco conto e vivo il presente con la stessa intensità di quando avevo vent’anni. per me, il bene e il male restano distribuiti in egual misura, se non ci si fa sopraffare da nessuno dei due.

    ognuno ha un suo modo per elaborare il dolore. il tuo è altrettanto valido, se ti dà sollievo. il tempo, poi, ti sarà d’aiuto e magari anche la buona sorte… nel futuro tutto può accadere, in modo diverso dal passato ma a volte persino migliore…

    un abbraccio.

  7. 7
    Giacomo -

    Rossana, da quello che scrivi e dal modo in cui lo fai traspare un’elaborazione ormai matura e consapevole del dolore. E’ un equilibrio che lascia una certa amarezza ma, allo stesso tempo, è forse uno stadio inevitabile in cui, ad un certo punto, ci si ritrova inevitabilmente. Quello che mi chiedo (e a cui non trovo risposta) è come può un grande amore, un sentimento così forte, una tale energia disperdersi nel nulla…sprecarsi inutilmente senza essere assorbita, fruita e ricambiata…non trovare la dignità che le spetta e finire nell’oblio come se non esistesse o peggio non fosse mai esistita… Mi auguro, per tutti coloro che hanno affrontato lo stesso calvario, che le tue parole finali di speranza possano trasformarsi in realtà. Un caro saluto. Giacomo

  8. 8
    rossana -

    ciao Giacomo,
    conosci Vito Mancuso? di recente ho letto un suo libro: “L’anima e il suo destino”, che ho molto apprezzato come ottima sintesi della tradizione del cristianesimo, con frequenti riferimenti alle altre grandi religioni, non soltanto le monoteiste.

    parla di Principio Ordinatore dell’energia, in atto da 13,7 miliardi di anni, quella stessa che 160.000 anni fa ha dato origine all’Homo Sapiens.

    per Mancuso, in base a consolidati principi della fisica, tutto è energia, tutto nasce e tutto muore, in seno all’eternità. come può l’amore, che ha la sua fonte spirituale in esseri imperfetti, in continua mutazione, fare eccezione?

    nella sua visione, Dio, puro spirito, agisce con regole standard impersonali, che possono scadere in errori (come ad esempio le circa 6.000 malattie genetiche). se tutto fosse perfetto, non saremmo esseri umani.

    mi rendo conto che questo concetto di fondo è ben poco consolatorio nel caso di pene d’amore di coppia, che toccano la parte più intima e più profonda di una persona, la più alta espressione della sua individualità e il suo vertice d’amore per la vita. te ne ho fatto cenno soltanto perché ti sei dichiarato attratto dalla religione.

    a mio avviso, mantenere nel ricordo quanto di bello e di buono ci è stato donato da chiunque si abbia avuto occasione d’incontrare sul nostro cammino è la via maestra per essere lieti di quanto si è ricevuto piuttosto che disperati per quanto si è perso oppure non si è pienamente concretizzato. tornare a centrarsi su se stessi e ad avere qualche progetto per il futuro, da soli, consapevoli della realtà, è la miglior medicina per attutire il dolore e per restare aperti a quanto ancora ci potrebbe forse essere riservato in seguito, senza la pretesa che duri per sempre. la volontà di bene per noi stessi dovrebbe aiutarci a superare il male in cui, più o meno volontariamente, siamo incappati.

    per te si è conclusa una relazione oppure sei triste perché il tuo sentimento non è stato ricambiato? se ti va di sfogarti un po’ di più, qui lo puoi fare e potrebbero essere in molti a comprenderti e a darti sostegno.

    un caro saluto.

  9. 9
    Manny -

    Io vivo una situazione dolorosa che quasi nessuno capisce,perché non sembra tale.
    A 35 anni(11 anni fa)in una sera qualunque, in un locale,ho conosciuto un ragazzo bellissimo,intelligente,colto,educato..ed ero corrisposta,tanto che solo dopo 2 mesi dopo ci siamo sposati e abbiamo avuto un bimbo.Unico neo è che lui all epoca mi aveva promesso che saremmo rimasti a vivere nella mia città natale (una città di mare in veneto) e invece a oggi siamo ancora a vivere in un paesino disperso nella provincia di treviso e andiamo nella mia citta natale solo d estate dove tra l altro nel frattempo ho ereditato un appartamento di 120 mq in centro,dunque una grande fortuna. Io so cosa penseranno molti di voi (che sono viziata…) ma provate x un istante a immedesimarvi,provate a immaginare di lasciare quello che é il vostro posto,lasciare la vostra casa col pensiero di ritornarci per poi scoprire invece che la persona amata nel corso degli anni non ha mantenuto la promessa…tutti mi dicono che dovrei accontentarmi dei 3 mesi estivi.Ma io penso continuamente che il mio posto è li.Qui nn mi piace,non mi appartiene e considero uno spreco l’uso ridotto di quell appartamento.Mio marito tra l altro essebdi agente di commercio potrebbe vivevere indifferentemente anche li…ma è legato alla sua casa.. Ditemi qualcosa. La mia rinuncia e normale? Tutti fanno questo tipo di rinunce pur di avere la persona amata al proprio fianco? Io ho provato com le buone e anche con le cattive ma lui è irremovibile..e purtroppo questa situazione per me è una spada di Damocle..grazie anticipatamente.Manny

  10. 10
    marta 2014 -

    Ciao Manny,
    parli delle case ma non dici nulla riguardo ai familiari tuoi e suoi, alle vostre amicizie e ad altre cose che vi legano alle rispettive città.
    Tuo marito non sarà legato solo alla casa intesa come appartamento… cos’altro lo lega al suo paesino? Cos’altro lega te alla tua città oltre all’appartamento di 120mq? E’ questo da approfondire per poterti rispondere.

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