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LAD
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Data di pubblicazione: 14 Gennaio 2015.
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MG: “ho di meglio da fare.”
Boom.
“Non si tiene in alcun conto la sfortuna di non aver avuto genitori capaci di ben incanalare i figli, la carenza di mezzi economici per sostenere spese di studio e il peso formativo delle esperienze accumulate nel percorso di vita.”
Non io, che rientro perfettamente in quella casistica.
E in ogni caso, se penso a come ho risolto personalmente, non mi appare una scusa sufficiente.
Golem, quel post (anzi, quei post, perché il fake con il mio nickname aveva già colpito in un altro commento) sono stati scritti per sfottere me, perché è stato usato il mio nickname. Altrimenti il fake, volendo restare anonimo, poteva usare un altro nickname, che non sia nè il suo, nè il mio. Inoltre ha pure scritto che amo MG. Quella frase, scritta a mio nome, non era un attacco nei tuoi confronti, è stata scritta per infastidirmi.
Non ci sono le prove che sia stata MG, è probabile, ma non si può essere sicuri al cento per cento, ma insomma… Dai.
sherazade, no, non si tiene conto dell’ambiente familiare, nè dei mezzi economici scarsi, perché l’argomento sollevato da MG era un altro. Si parlava della validità e utilità della laurea, non dei motivi per i quali un individuo non abbia studiato.
Altre fesserie. Io non ho avuto genitori che hanno incanalato un bel niente e di soldi non ce n’erano. Mio padre contadino se ne fregava della mia preparazione universitaria e me la sono sudata e pagata facendo quattro lavori e con borse di studi. Che tristezza sempre questo modo di lisciare il pelo buttandola sulla pena. E non esistono voltafaccia nel mio caso, anche se fa comodo pensarlo. Di Golem ho sempre detto tutto ciò che pensavo nel bene e nel male, compreso l’utilizzo di multinick.
Adesso si eviti di lamentarsi per la mia risposta perché sono STUFA di essere tirata in causa e dover stare zitta. Si abbia le palle almeno di beccarsi le risposte dovute. Altrimenti si taccia su di me, grazie.
E BASTA mettere in mezzo persone terze perché divento veramente una IENA.
Rossana, il mio essere d’accordo con qualcuno su determinati argomenti non l’ ho mai vissuto come uno schierarmi con lui per fare guerra a qualcun altro. Sei tu che hai sempre concepito il forum in questo modo. Io non ho mai fatto “strategie” finalizzate a “salvare la faccia” nel sito, perché non mi è mai interessato. Dico di volta in volta quello che penso sui temi trattati. Il mio interlocutore a quel punto deciderà secondo il suo sentire. Ma pretendere di piacere sempre a tutti è una pia illusione e non lo trovo nemmeno sano. A un certo punto una posizione bisogna prenderla, è una questione di onestà intellettuale.
Inoltre in passato sei stata proprio tu ad incaponirti su determinate questioni, per un lungo periodo eri solita intervenire in ogni lettera in cui scrivevo per contraddirmi ripetutamente nel tentativo di screditare la mia attendibilità. Avevo involontariamente toccato un tuo nervo scoperto e da quel momento sono diventata il tuo peggior nemico. Hai fatto tutto da sola.
Sull’ultimo passaggio mi trovi d’ accordo, però l’aver avuto una vita difficile, come ad esempio la mia, non significa automaticamente non avere cultura.
Salutami i grandi maestri.
Golem, io non immagino nulla. Descrivo solo la realtà per quella che è, in modo forse un po’ crudo. Il che ovviamente può non piacere.
MG, permettimi, descrivi la realtà per come la vedi o vuoi vederla, non per quella che è, perché io quell’aspetto che ti ho contestato non lo vedo proprio nel modo che hai voluto intendere, e lo so perché ne sono protagonista.
÷÷÷
Trad, ma chissenefrega di chi era o non era, e a chi fosse indirizzato quel fake. Comunque non è servito a niente, se non a tentare di compensare la frustrazione di chi lo ha scritto.
Per Trader
“Si parlava della validità e utilità della laurea, non dei motivi per i quali un individuo non abbia studiato.” – ottima osservazione, che riporta l’argomento alla domanda iniziale.
—
Per Golem
La tua laurea, corredata da tante letture e approfondimenti in diversi ambiti, non può che confermarti merito. In particolare per l’epoca in cui l’hai conseguita. Anni in cui i laureati non erano numerosi come anche solo 20 anni dopo.
Devo avertelo già scritto: sei stato fortunato ad avere al tuo fianco una donna che non ti ha fatto pesare la lunga carenza di svaghi, oltre alla favorevole circostanza, da non sottovalutare, di abitare in una grande città.
Anch’io provengo da una famiglia povera, ma mi sono fatto da solo.
Per Maria Grazia
Non entro in polemica sulla tua sensibilizzazione delle lunghe ed accese contrapposizioni del passato, in cui sei stata fedelissima affiancatrice di Golem nel voler imporre una verità in amore che non è affatto assoluta.
Quanto all’importanza della laurea, sembra vero che raramente porti a grandi scoperte/innovazioni, come in ambito informatico e di ricerca. Senza contare che alcune lauree a carattere umanistico sono meno impegnative da conseguire con studi e più facili da equiparare nell’acquisizione di nozioni da autodidatti rispetto a quelle scientifiche.
A chi ha seguito regolari percorsi universitari resta, anche se non sempre, una maggior capacità critica di “leggere” informazioni sull’evoluzione della società e un utile allenamento a prevedere le conseguenze delle proprie scelte. Derivante da automatismi applicativi di metodo e logica.
Donna e grande città sono d’accordo, ma credo che ce l’avrei fatta anche senza quelle dotazioni. Ricordo lavoratori studenti che vivevano a 80 chilometri da Milano.
La tesi comunque l’ho dedicata alla donna. Lo meritava
@Trader, questione planimetrie: stavo facendo un pensiero, le planimetrie che ti servono, non possono essere integrate o far parte di eventuali NOTE ESECUTIVE?
Ogni volta che si fa un progetto, c’è il progetto e il progetto degli impianti, con le note esecutive cioè come é stato fatto l’impianto, disolito corredato della relativa planimetria, la nota esecutiva di tal impianto ha sempre la planimetria, propria sua, del tipo l’impianto elettrico ha la sua planimetria, con tutte le derivazioni segnate, legende varie, e poi l’atto di collaudo. Possibile che questo edificio sia così “anziano”, da non avere più disponibile in qualche archivio tali informazioni?
Se invece ha subito variazioni e ristrutturazioni allora la cosa si fa più complessa. Però da i miei ricordi, le note esecutive, hanno sempre la planimetria o più planimetrie, per impianto. Va detto che si tratta di edilizia residenziale, la mia esperienza, ma anche per edilizia industriale dovrebbe esserci lo stesso…
…principio
Rossana, il percorso di laurea non ha niente a che vedere con il saper valutare obiettivamente le proprie scelte. Inoltre ciò che tu ritieni condannabile ( o irrimediabile ) non significa che lo sia in termini assoluti. Dipende dai propri paradigmi, dalla propria storia e situazione personale.
IO NON MI PENTO DI NESSUNA DELLE MIE SCELTE, perché, nel bene e nel male, mi hanno resa ciò che sono oggi, cioe’ la persona che volevo diventare. Ti è chiaro?
Golem, io e te evidentemente osserviamo la realtà da due prospettive diverse. Quale sia quella giusta non sta a me dirlo. Però i fatti finora mi hanno sempre dato ragione.
Chiarisco che nel mio caso il problema non è stato il non poter studiare per mancanza di mezzi. A casa nostra i soldi non mancavano. I miei genitori erano persone altamente disfunzionali, che miravano non alla naturale realizzazione dei loro figli, ma ad avere il totale controllo su di loro.
È più facile controllare qualcuno sabotando i suoi propositi che non incoraggiandolo. I miei questo lo sapevano bene. A differenza di mio fratello, che accettava tutto passivamente, io mi sono ribellata come ho potuto. Ovvio che, se in giovane età avessi avuto il supporto di una guida appropriata, molte cose si sarebbero svolte diversamente.
Per Golem
Non metto in dubbio che ce l’avresti fatta comunque. Avevi tutte le basi necessarie per riuscirci. Senza piccoli da crescere e da mantenere, che avrebbero potuto rendere il progetto molto più difficile da realizzare.
—
Per Maria Grazia
Mai pensato che ti debba pentire delle tue scelte. Anch’io rifarei tutte le esperienze a cui sono stata indotta dai miei bisogni e dalle mie possibilità.
MG, in generale, come ho detto più volte, e almeno per quanto riguarda le mie considerazioni nei dialoghi che facciamo, tu spesso fai deduzioni che non rientrano nel focus delle cose che ho inteso dire.
Se io scrivo una cosa con una certa intenzione, e tu ne intendi un’altra, non sono io il responsabile di quella lettura, e c’è poco da vedere da diversi punti di vista: non la si è intesa come doveva essere.
Per quanto riguarda le tue vicende familiari, nessuno può fartene una colpa, è ovvio; ma la questione “valore reale della laurea”, su cui si è incentrato il dibattito dopo quello sull’immigrazione, a un certo punto è diventato il terreno dove la difesa delle proprie posizioni sfociava in quella dell’amor proprio. E con le ragioni dell’amore, a chiunque questo sia diretto, è difficile ragionare in modo equilibrato, ça va sans dire.
Per Trader
Mia madre era una contadina e mio padre un operaio, che divenne caporeparto in un’importante azienda straniera.
La famiglia impegnò tutti i risparmi per migliorare la vita delle mie sorelle ma, dopo pochi anni, ci ritrovammo con un fallimento e un’ipoteca sulla casa.
Mio padre non pote’ mantenere la promessa di consentirmi di proseguire gli studi. Ho cominciato a lavorare a 17 anni: anche il mio stipendio era utile per finire prima di pagare i creditori.
Per molto tempo mi è dispiaciuto ma in seguito ho capito che quasi certamente non sarei stata capace di seguire studi universitari.
Mentre già lavoravo, ho frequentato per anni scuole serali, per mettere a frutto l’inclinazione per le lingue straniere, che ho poi perfezionato lavorando all’estero, a inizio anni ’70.
Il lavoro è stato più che soddisfacente anche così! Sono sempre stata economicamente autonoma, libera di decidere come e con chi vivere!
Sheraross, ho portato mia figlia all’Università diverse volte da quando aveva 9 mesi credo, perchè mia moglie spesso lavorava sino alle 20. E le piaceva evidentemente, perché non ha mai disturbato né si è mai annoiata. A volte per scherzo mi spacciavo per ragazzo padre, e facevo simpatia per questo, ma soprattutto per la piccola bionda con gli occhioni azzurri sempre incuriositi da quegli spazi, che ovviamente non passava inosservata. Rientravo per le 18 e 30, le facevo da mangiare e poi preparavo la cena per l’arrivo della mamma. Non raramente la piccola si addormentava e la mettevo a letto. La mattina la portavo al nido, alla materna dopo i tre anni e a scuola dopo i sei, in strutture vicine al mio ufficio che avevo (quella sì una fortuna) a 800 metri da casa, e naturalmente la prendevo il pomeriggio se la mamma non poteva. E quando capitava che avessi una lezione in quei pomeriggi, la portavo con me.
È così che ho fatto sei esami l’anno per 5 anni, il primo il 26 giugno ’89, l’ultimo il 26 giugno ’94, a marzo ’95 mi sono laureato: 98/100.
(98, come il Q.I. Strano.)
Golem, l’eccessivo amor proprio non centra nulla.
Rossana va nei dettagli. Lo farò anch’io.
I miei erano da sempre persone ossessionate dai soldi, ma le cose peggiorarono quando mio padre venne truffato dal suo commercialista, che lo derubò di una somma che allora ( erano gli anni 90 ) corrispondeva a circa 25000 euro. La loro frustrazione si riversò soprattutto su di me, considerata da sempre la “figlia difficile”. Noi a casa avevamo una caldaia elettrica, e mio padre la spegneva tutte le volte che sapeva che mi sarei dovuta fare una doccia. Spesso dovevo lavarmi con l’ acqua gelida. Indusse anche mio fratello a venirmi a chiudere il rubinetto dell’ acqua ogni volta che mi stavo sciacquando la bocca dal dentifricio. Quando a casa telefonava un ragazzo con cui uscivo e rispondeva mia madre, lei gli faceva il terzo grado per informarsi della sua situazione finanziaria. Il ragazzo poi mi riferiva tutto e io mi sentivo terribilmente in imbarazzo.
Mio padre ripeteva che studiare era inutile, che lui a sette anni già lavorava e così facendo si era comprato due casette al mare. Lo sentivo borbottare ogni volta che prendevo in mano un libro, diceva che erano perdite di tempo e che la scuola costa troppo. Io comunque studiavo lo stesso con profitto.
Mia madre mi disse che l’ università dovevo scordarmela e che dopo il diploma sarei dovuta andare a lavorare. Noi vivevamo a Milano, che già allora era una città costosissima, con i lavoretti che trovavo non avrei potuto pagarmi un appartamento per stare per conto mio, nemmeno in condivisione, e di certo i miei non me lo avrebbero finanziato. Le liti furiose e ricorrenti con loro mi lasciavano completamente senza forze. Una sera mio padre mi lanciò contro qualcosa. Lo sfiorai per un pelo. Arrivai a prendere gli ansiolitici perché a casa con loro cominciarono a venirmi attacchi di panico.
Alla fine, esausta, mi trasferii al mare, da sola, dove avevamo le nostre due case vacanza. Contro la loro volontà.
Loro rimasero in città. Solo da quel momento trovai un po’ di pace.
MG, trovo naturale difendere le proprie posizioni, o condizioni, anche nel sia pur non richiesto confronto con quelle altrui, ma non andando oltre quello che è il normale buon senso.
Comunque, triste la tua storia famigliare, e chissà quanti ragazzi vengono segnati per la vita da famiglie disfunzionali, in una spirale perversa che si replica di generazione in generazione.
Per Golem
Senza dubbio, sei stato fin dall’inizio un ottimo padre con la figlia di cui spesso racconti.
Molto bella la dettagliata descrizione di come e quanto ti sei preso cura di lei negli anni in cui hai frequentato con profitto l’università.
Senza toglierti alcun merito, resta comunque una fortuna sia avere avuto due stipendi a fine mese che essere stati in due a crescere un cucciolo.
Per Maria Grazia
Nella vita molto conta fin dall’inizio. Da lì deriva gran parte del proprio modo di essere e del proprio futuro.
Al di là di inevitabili contrasti, continui ad essermi simpatica per alcune affinità che sento di condividere.
Tu sei stata distolta dalla famiglia dalla possibilità di frequentare l’università ma amavi studiare. A me non è stato permesso per motivi economici ma difficilmente sarei stata in grado di applicarmi ad argomenti che non fossero di mio particolare interesse.
In diverse epoche, ci siamo entrambe barcamenate al meglio delle nostre capacità nelle inevitabili complicazioni dell’esistenza, che non risparmiano nessuno. Ognuno si destreggia meglio che può, con quanto ha avuto in dote iniziale, sia genetica che famigliare, con l’aggiunta di quanto ha potuto acquisire strada facendo.
Per me, le più rilevanti differenze sono da identificarsi nel carattere e nella capacità d’empatia. Mai ai percepita inferiorità per carenza di studi e di dotazioni cognitive…
Alé, sembra l’appendice del libro Cuore. Tanta autocommiserazione verso sé stessi, considerandosi vittime di ciò che si ha ricevuto per nascita, però poi lo stesso riconoscimento non va a chi è nato nella parte sbagliata di mondo. Tutti hanno diritto ad autodeterminarsi, ed essere cresciuti in Italia con pochi soldi e/o con famiglie disfunzionali mi sembra il minore degli impedimenti onestamente. La compassione e le attenuanti che siamo cosí bravi ad attribuirci costantemente, dovremmo essere altrettanto magnanimi da concederle agli altri.