Salta i links e vai al contenuto

Annoiarsi a lavoro

di Anika

Riferimento alla lettera: Buonasera, ho trovato questo sito per caso et voilà eccomi qui. Vi è mai capitato di essere stanchi della vostra vita? Di svegliarvi al mattino e come primo pensiero dire: un'altra giornata di me**a sta per cominciare! Beh, a me capita tutte le mattine. Ho sempre pensato, fin da bambina,...
Leggi tutto il testo a pagina 1

Data di pubblicazione: 2 Maggio 2018.

L'autore ha condiviso 2 testi sul nostro sito. Per esplorarli, visita la sua pagina autore Anika.

Lettere che potrebbero interessarti

Categorie: - Lavoro - Me stesso

449 commenti

Pagine: 1 6 7 8 9

  • 351
    Gia -

    Chibi buon anno! Ti capisco perfettamente io ho sempre più chiaro che l’unica soluzione è andarmene, più che per la noia per tutta una serie di dinamiche che ormai non sto neanche più a scrivere. Diciamo che definirlo ambiente di lavoro tossico è dire nulla e la speranza che con i miei sforzi si possa risolvere qualcosa è ormai pari a zero, ai piani alti sono giunti ad un punto di non ritorno, guerre familiari con la sottoscritta messa in mezzo a piacimento, da una parte una persona che non sa come affrontare la cosa e dall’altra una alcolizzata dalla quale aspettarsi di tutto. Non ho la mente per cercare altro, ho paura di finire peggio di così (anche se credo sia difficile) oppure sono tutte scuse che mi ripeto più o meno incosciamente non lo so. La mattina mi sveglio, guido fino a qui pensando “Ci sarà ancora l’azienda o avranno chiuso?” Unico pensiero degli ultimi mesi, immagina con quale umore/spirito possa farmi carico di tutto e trainare tutto da sola

  • 352
    Chibi -

    Ciao Gia capisco benissimo come ti senti.
    Io vivo così alla giornata, sbadiglio tanto e mi cade la penna alle 12.
    Saltuariamente ho qualcosa in più così, mi ridesto un poco dal torpore e mi illudo, perché difatti dura poco.
    Al momento non cerco perché ho sempre timore di trovarmi nella stessa situazione e non ne ho più voglia.

  • 353
    Gia -

    Chibi pensa che nell’ultimo periodo ho il rifiuto persino nel fare la attività che prima erano la prassi, più che arrivare all’ultimo minuto dipende dal fatto che prima gestivo tutto con abbondante anticipo per essere più che preparata al momento giusto ma sta fatto sta che in questo ultimo periodo va così. Non vedo perché io debba pormi dei problemi settimane prima che quei problemi siano da gestire se chi di fatto ne risponde se ne frega altamente, sotto scadenza ci penso e se ci sono i presupposti bene altrimenti amen.
    Stamattina sentivo alla radio che nei primi 9 mesi del 2022 quasi due milioni di italiani hanno lasciato volontariamente il posto di lavoro e seppur da una parte è agghiacciante e dall’altra do per scontato che per alcuni si sia trattato di cause di forza maggiore, il fatto mi consola, forse non siamo le uniche a non trovarsi bene e forse pensare a se stessi non è una mancanza di rispetto nei confronti di chi non ha un lavoro come è stato detto anche qui tempo fa.

  • 354
    Gia -

    Non so, non voglio fare di tutta l’erba un fascio perché sono certa che è l’atteggiamento più sbagliato per gestire una situazione di questo tipo ma non so più davvero cosa pensare. Da una parte mi autoconvinco che posso farcela e che col tempo sarà sempre più facile fregarsene, dall’altra penso che per carattere non sono predisposta al fregarmene, mi conforto pensando al fatto che dovendo lavorare per i prossimi 30/35/40 anni questa situazione è solo di passaggio e sarà una delle tante che mi capiterà poi però mi chiedo se vale la pena star qui a perdere tempo, vorrei vivere serenamente il presente ma sento di buttare via il mio futuro e con tutto il tempo che ho è un continuo pensare e rimuginare su queste cose.
    E quindi eccomi qui, per la milionesima volta a riptermi, “venerdì, dai che è andata anche questa settimana”.
    Buon fine settimana Chibi

  • 355
    Chibi -

    Ciao Gia, lavorando parte time con due rientri cerco sempre di trovare uno sfogo nei pomeriggi in cui sono a casa, solo che di fondo ho come un pensiero fisso legato molto alla routine mattutina, tutti i giorni sono uguali… insomma questa situazione mi condiziona parecchio.
    Quello che mi pesa di più è la monotonia in ufficio, se da una parte può essere piacevole perché non ci sono grandi sconvolgenti dall’altra le giornate sono tutte ma dico tutte uguali. Poi non so se l’avevo mai scritto ma sono in ufficio da sola ( sono l’unica impiegata) e credimi all’inizio mi piaceva ma adesso sta diventando alienante! Come dico sempre prima di giudicare bisogna provare a vivere certe situazioni. Da fuori potrebbe sembrare bello ma il rovescio della medaglia c’è e su di me ha un effetto pesante.

  • 356
    Gia -

    Ciao Chibi, capisco perfettamente come ti senti e le sensazioni che descrivi, anche io sono l’unica impiegata ed è davvero alienante non avere nessuno con cui interagire anche solo per poco.
    Con questa frase “può essere piacevole perché non ci sono grandi sconvolgenti” mi fai riflettere sugli ultimi due mesi, stiamo andando di male in peggio, padre e il figlio non si rivolgono la parola da mesi, si fanno la guerra a vicenda (senza fare nulla di concreto) ma il figlio è veramente arrivato ad un punto di non ritorno, è completamente alcolizzato (non so se fa uso anche di altre sostanze, voci di corridoio dicono di sì almeno in passato) e non ti immagini in che situazione siamo.
    Ogni tot. se la prende con qualcuno, urla come un animale contestando cose frutto della sua immaginazione, ma non con i diretti interessati con ME. Trovandomi costantemente di mezzo assorbo ancora più pressione di quanto dovrei e continuo a perdermi pezzi per strada cosa mai capitata fin’ora.

  • 357
    Gia -

    Se non fosse che dimettendomi perderei anche il sussidio me ne andrei in questo istante, non ho voglia/forze di iniziare una guerra per dimostrare la giusta causa ma credimi è un pensiero costante.
    Non riesco a concentrarmi nel fare le mie cose perché il pensiero va sempre lì, se non arriva il pensiero arriva la telefonata, l’ultima di poco fa, aveva da ridire su una mail in cui informavo il responsabile della produzione che mercoledì mancherà un operaio, non era in grado di formulare frasi di senso compiuto, un discorso senza ne testa ne coda, completamente sconnesso e io mi chiedo “Ma chi me lo fa fare?” Non so più cosa pensare credimi, credo che tutto questo porterà l’azienda al fallimento e vorrei essermene già andata prima che succeda ma non posso per quanto sopra quindi mi sento bloccata e condannata.
    Allucinante queste situazioni nel 2023, ed è assurdo che una persona debba sopportare di tutto solo per assicurarsi lo stipendio. Credimi andrebbe rinchiuso!
    Siamo solo a lunedì, aiutoo!

  • 358
    chibi -

    Oddio! ma cosa dici? Questo non è + lavorare tu fai anche da psicologa, assistente sociale e chi + ne ha + ne metta!
    Ecco queste situazioni in parte le conosco perchè nell’azienda precedente padre e figlia non andavano d’accordo, oltre a dirsene di ogni li hanno dovuti anche staccare perchè lei ha cercato di picchiarlo…non ti dico le scene, con la mamma che piangeva, il mio collega che cercava di staccarli, il figlio di lei che piangeva…un circo!

  • 359
    Gia -

    Chibi hai centrato il punto così oltre alle ansie/preoccupazioni comuni un po’ a tutti devo assorbire anche il peso di questa situazione.
    Il padre che mi “usa” come valvola di sfogo e cerca in me la soluzione a tutto, l’altro che mi ammorba insultano “persona a turno” su basi infondate, inventate, ingigantite al solo fine di litigare, mettere zizzania e rompere le p*** guidato da una “non lucidità” classica dei fumi dell’alcool.
    Settimana scorsa ero: precisa, educata, paziente, meritevole del suo rispetto, da due giorni a questa parte se ci incrociamo finge di non vedermi solo per aver avvisato chi gestisce gli operai che ne mancherà uno, ma ti rendi conto la follia?
    Non so veramente più cosa pensare, me ne vorrei andare in questo momento e credimi che se bastasse per fare capire da una parte ad uno che non si può stare fermi ad aspettare che i problemi si risolvano da soli e all’altro che schifo di persona è e soprattutto che l’unico problema è se stesso lo farei…

  • 360
    Gia -

    Ovviamente faccio a meno di dire che non servirebbe a nulla, uno forse mi “rimpiangerebbe” per un po’ ma dall’altro cosa pretendere non sa neanche da che parte è girato.
    Ormai è diventato un vivere alla giornata, modalità distante anni luce da me, mi alzo la mattina consapevole che sarà l’ennesima giornata di merd*, affronto quello che devo affrontare e allo scoccare esatto dell’ultimo minuto prendo e me ne vado. Non ci sono i presupposti ne tanto meno le persone competenti per costruire una realtà stabile con un ambiente decente, inutile anche stare a provarci.
    Penso di poter scrivere sul cv “capacità di gestire lo stress” e “capacità di lavorare sotto stress” mettiamola così e stendiamo un velo pietoso tanto sono sempre più convinta che prima o poi salti tutto, è solo una questione di tempo, spero solo di essermene già andata!

  • 361
    Misonorotta -

    Vi racconto la mia storia di 4 anni nella stessa azienda ma in diversi uffici, senza entrare troppo nei dettagli:
    1° anno parto in un ufficio: sono giovane e quindi contratto di stage, mi danno cose da fare ma non sono mai abbastanza da occuparmi 8h, nonostante tutti si continuano a lamentare di quanto lavoro abbiano da fare, io ho sempre poco o niente. 2° anno sempre stesso ufficio in stage: il mio lavoro diminuisce sempre di più e devo stare sempre lì a chiedere “se c’è qualcosa da fare” perché il lavoro mi veniva dato man mano e quindi non potevo nemmeno starmene lì con le mani in mano perché tutti sapevano che stavo lì a fare nulla se loro non mi davano da fare.
    3° anno rimango però un po’ a casa a causa del covid e quando rientro mi cambiano ufficio e quindi mansioni. Anche qui ho le cose da fare per un po’ e poi niente. Fortuna siamo solo in due in ufficio e quindi posso girarmi i pollici con tranquillità.
    4° anno mi ricambiano ufficio e mansione: qui sono…

  • 362
    Misonorotta -

    qui sono indispensabile, la collega che affianco non può lavorare senza di me ecc. Tuttavia, ho poco da fare ed è raro che io abbia tutta la giornata occupata, per fortuna non ho nessuno che mi “controlla” perché il collega a cui sono vicina spesso è fuori ufficio per questioni di lavoro e mi organizzo il lavoro di conseguenza. Ora purtroppo questo collega ha cambiato stanza e io sto con la collega che affianco e ricomincia daccapo il loop “fai finta di essere impegnata anche se non lo sei” ed è deprimente. Prendo un bello stipendio ora però la situazione continua a ripetersi e non so più che fare, mi consola sapere che ci sono situazioni simili alla mia… Pensavo di essere l’unica aliena.

  • 363
    Chibi -

    Ciao misonrotta, benvenuta nel club! Io ormai avevo smesso di scrivere perché purtroppo le cose sono sempre più o meno le stesse e non voglio sembrare troppo “drammatica”! No ,non sei l’unica aliena, posso dire che tante persone si vergognano ad ammettere di aver poco da fare, ed è più frequente di quanto uno non immagina. Raccontaci la tua giornata tipo, della mia posso dire veramente poco!

  • 364
    Misonorotta -

    E che dovrei dire della mia giornata? Se non che arrivo in ufficio, vedo l’email che mi sono arrivate, le gestisco e finisce lì, nel giro di un’oretta ho finito di lavorare… Non è tutti i giorni così, delle volte capita che ho tutte e 8 le ore occupate, o che durante la giornata esce fuori qualcosa da fare; il più delle volte però è una noia mortale. Molto deprimente. Mi consolo con il fatto di essere vicina casa e prendere un buono stipendio, alla fine non è colpa mia se non c’è nulla da fare…

  • 365
    Chibi -

    Ciao misonrotta, stessa situazione vicino casa e buon stipendio per le ore che faccio.
    Posso gestirmi in autonomia visto che sono da sola.
    Per il resto come te, non ho nulla da raccontare.
    Aspetto con ansia il ponte del 25 aprile.

  • 366
    Alice -

    Stessa situazione anche io, stesso contesto ecc.! Giornate dove 8 ore volano e a fine turno sono soddisfatta e piena di energie e giornate dove arrivo in ufficio e mi chiedo perché accendo il pc trovandomi poi a sera logorata dalla noia. Il problema principale però è che tendo in parte a colpevolizzarmi per questa situazione, non tanto per il fatto che abbia poco da fare quello dipende dal grande capo che non ha la minima idea di come funziona un ufficio di un’azienda piccola nel 2023, ma per il fatto che nonostante questa situazione sia invivibile non faccio nulla per cambiarla.
    A volte con il pensiero inizio a fantasticare di cambiare lavoro, magari in un’azienda stabile, organizzata con una posizione, non dico a vertici, ma comunque con un minimo di responsabilità e sulla quale ipotetici nuovi colleghi possano contare e apprezzare, poi subito dopo partono le famose vocine dentro di me ed inizio a chiedermi dove vai? Non sei capace di fare nulla, non sei abbastanza, chi ti prenderebbe

  • 367
    Alice -

    Come puoi mollare tempo ind. per un salto nel vuoto ecc ecc. e quindi alla fine rimango dove sono insoddisfatta di quello che (non) faccio con ulteriore mille pensieri e preoccupazioni sul mio futuro. A volte sto talmente male per questa situazione che vorrei dare le dimissioni senza un piano B ma convivo con il mio ragazzo e nonostante sia giovane vivo del mio stipendio (minimo sindacabile) non posso tagliare l’unica entrata che ho.
    Sicuramente ho problemi di autostima che mi porto avanti avanti da anni causati da situazioni che mi hanno portata a non credere in me e a non sentirmi mai abbastanza e tutta questa situazione lavorativa non ha fatto altro che aggravare la cosa.
    E vero che la vita che è quella che accade mentre siamo fermi a fare programmi ma tutto questa incertezza sul mio futuro mi da veramente troppe preoccupazioni e il fatto che lo stesso dipenda, almeno in parte, dalle nostre scelte mi porta a farmi costantemente mille domande. Vorrei saper vivere alla giornata.

  • 368
    Laura -

    Non è dignità di noi lavoratori non avere nulla da fare.
    Lavoro da anni in una multinazionale e sono stanca di perdere tempo. Sto cercando di mantenere la mia professionalità ma non condivido questi comportamenti. I manager sono impiegati e tu resti a guardare e aspetti finché va..

  • 369
    Misonorotta -

    Idem io… Penso sempre a trovarmi un altro lavoro… Però questo che ho mi fa comodo nonostante la noia. Ho bisogno per vari motivi di avere il weekend libero, quindi non potrei avere un lavoro che non sia da lunedì al venerdì (sarebbe un vero problema per la mia vita personale). E poi più di tutto non ho idea di cos’altro potrei trovare… Mi piacerebbe fare un lavoro all’aperto, a contatto con gli animali… Ma anche lì ci vogliono delle competenze. Se avessi avuto la possibilità di andare all’università ci sarei andata volentieri, purtroppo non ho mai avuto una situazione familiare semplice quindi ecco, tocca accontentarsi. Certamente mi ritengo fortunata ad avere ciò che ho e mi dispiace anche lamentarmi in questo modo, è solo che avrei voluto qualcosa di più appagante anche a livello personale non solo di stipendio. Delle volte la noia diventa veramente pesante, però sono comunque grata di avere un lavoro simile, nonostante la noia logorante.

  • 370
    misonorotta -

    Ma poi l’assurdo… Pagano persone full time per lasciarle lì senza fare niente, quando potrei avere il part time allo stesso stipendio e avere del tempo da vivere invece che buttare. Non è assurdo che non può esistere che mi dai lo stesso stipendio facendo meno ore, però invece pagarmi 8h per stare lì a girarmi i pollici va benissimo? Bah.

  • 371
    Alice -

    Effettivamente @misonorotta non è assurdo, a livello di costi per l’azienda non cambia nulla tanto pagarti 40 ore per lavorarne comunque 20 non fa differenza, ma dubito che ci sia qualcuno disposto ad accettare.
    Io ci ho pensato e ripensato e sono arrivata alla conclusione almeno per quanto mi riguarda che il titolare non ha la men che minima idea di come funziona l’ufficio di conseguenza è impossibile stabilire le ore necessarie, noto tra l’altro che se ho necessità io di stare a casa mi viene fatto presente “Tutto fatto?” “Portati avanti con tutto” “Organizzati tu” se invece per un qualsiasi motivo è lui ad avere un impegno, un imprevisto, o semplicemente pensa a chiudere una giornata/mezza giornata prima di una festività o di un ponte viene dato per scontato che io non abbia nessun tipo di scadenza da portare a termine.

  • 372
    Alice -

    Il venerdì prima di Pasqua? Sono arrivata in ufficio alle 8 e mi è stato comunicato che avremmo lavorato solo mezza giornata. Il ponte del 25 aprile? Tutti davano per scontato che avremmo fatto il ponte, lo abbiamo fatto, ma io sto ancora aspettando che mi venga data la conferma. Uguale sarà ad agosto per le ferie, generalmente l’azienda chiude 3 settimane, lo scoprirò il giorno stesso. Tutte queste piccole cose, non dico siano problemi esistenziali, ma pesano sempre più perché è impossibile fare programmi, l’unico anno in cui ho prenotato le vacanze la seconda settimana di agosto abbiamo fatto 2 settimane di chiusura e io in spiaggia a rispondere ai messaggi. E’ come andare avanti per inerzia senza un qualcuno preparato che sappia quali siano gli obbiettivi da raggiungere ecc.
    Tornando al discorso, temo quindi che il problema sia questo, nelle piccole imprese non c’è organizzazione nelle grande è tutto talmente frazionato su tante persone che è un attimo non avere nulla da fare.

  • 373
    Alice -

    Poi si creano situazioni dove alcune persone hanno troppo da fare e altre che invece non per scelta devono inventarsi cose da fare.
    Io ho sempre cercato di sfruttare il tempo facendo le cose più disparate. File di excel dove elencavo entrate/uscite, riepilogo acquisti materie prime, analisi fatturato per anno ecc. ecc. insomma vari report per tentare di ragionare su certe situazioni e poi intervenire la conclusione? File ignorati palesemente forse perché nemmeno in grado di comprendere i dati figuriamoci analizzarli e la conclusione è che se te la cavi con excel sei una maga del computer quindi ogni problema con i PC mi trasformo in un tecnico.
    Capisco che visto da fuori possa scappare una risata a me invece deprime perchè mi sento totalmente svuotata e demansionata non valorizzata ma al tempo stesso non ho quella fiducia in me stessa da prendere e andarmene da un’altra parte perché penso subito “sei brava qui perchè non sanno niente” e quindi mi colpevolizzo di tutto.

  • 374
    gabriele -

    In effetti devo dire, che in questo periodo, mi sono meravigliato di come diverse attività, abbiano preferito allungare le ferie, per esempio a Pasqua, d’accordo Pasquetta, ma il Martedì? Pure il Martedì chiusi. Poi stesso discorso per il 25 Aprile, alcuni chiusi pure il 26 Aprile, ponte del 1 Maggio idem. Se poi viene detto che magari si può fare festa solo un giorno e non fare ponte, vieni guardato con estraneità da tutti, a prescindere da quello che avete scritto sui commenti, ho riscontrato effettivamente queste chiusure “anomale”, che potrebbero essere un indice di scarsa affluenza di commesse? O proprio non cisi rende conto, da quello che scrivete sembra più la seconda…

  • 375
    Santa -

    Purtroppo la triste realtà è che il mondo del lavoro funziona proprio così a parte in certi ambiti specifici dove le competenze sono fondamentali nella maggior parte dei lavori “standard” le competenze contano ma un buon 50% o più è il saper vendersi, se non siamo noi a credere in noi stessi è difficile che riusciamo a trasmettere agli altri il nostro valore.
    Nel tuo caso specifico @Alice dovresti imparar un po’ di amor proprio, leggevo che è un problema che ti porti avanti da anni prova a sviscerarlo, affrontarlo e passare oltre.

  • 376
    Alice -

    Ciao Santa, hai centrato il punto del discorso, ne sono perfettamente consapevole ma non so da dove cominciare.
    Non sai quante volte ho pensato di voler iniziare un percorso d’analisi ma poi mi sono sempre fermata per il costo dando priorità ad altre spese (lo so che è assurdo ma è la triste realtà).
    In realtà negli anni a forza di rimuginare sulla cosa ho perfettamente capito quali situazioni mi hanno portata ad essere oggi così, sostanzialmente è una corazza che mi sono costruita.
    Sono cresciuta con un fratello e altri 3 cugini tutti con pochi anni di differenza l’uno dall’altro. Ero una bambina tutto sommato espansiva, creativa, sognatrice e non stavo mai zitta, figuriamoci quando mi sentivo attaccata, non sono mai stata maleducata ma l’ultima parola doveva essere la mia!
    Dei 3 cugini una aveva la mia stessa età e ho passato gli anni dalla prima elementare alla terza media costantemente messa a confronto su tutto.

  • 377
    Alice -

    Dai voti a scuola al taglio di capelli, dal peso all’altezza, dal numero di sport praticati alle compagnie frequentate, ogni cosa era un pretesto per far scattare il paragone da parte di mia nonna e di mia zia, sminuire me per elevare lei.
    Con il senno di poi ho metabolizzato quanto la cosa mi abbia fatta soffrire e quanto abbia influenzato alcune mie decisioni/comportamenti, la mia autostima si è a poco poco sgretolata e non ho fatto altro che chiudermi sempre più in me stessa e ad evitare tutte e dico tutte le situazioni in cui devo dimostrare qualcosa a qualcuno per il terrore di essere giudicata. Odio essere al centro dell’attenzione, odio conoscere persone, odio parlare con estranei, ordinare al bar, chiamare al telefono, tutte le situazioni che non conosco perché il solo pensiero di fare una figuraccia mi toglie il fiato, sono terrorizzata dal non essere all’altezza della situazione.

  • 378
    Alice -

    Ad esempio pranzo di Natale, per la paura di dire o fare qualcosa di sbagliato e fare una figuraccia mi parte un blocco, rimango muta e fingo di partecipare al discorso annuendo con il capo o sussurrando “si” “certo” ma la realtà è che darei di tutto per fuggire e mettermi nella mia comfort zone.
    Con le mie amiche storiche con le quali non mi sento giudicata sono l’opposto parlo solo io, dispenso consigli di qualsiasi genere ecc. ecc. e vista da fuori sembro la classica str*** quando in realtà è timidezza.
    Tornando al discorso del topic per questo mi colpevolizzo perché da una parte sono quella scritta sopra dall’altra so che qui dove sono non avrò mai nessuna opportunità di crescita, non verrò mai apprezzata per quello che faccio, non arriverà mai il giorno in cui avrò le mie 8 ore coperte e soprattutto non mi piacciono né l’ambiente né le persone ma sono bloccata da questo non sentirmi all’altezza che nel cercare un altro lavoro porta con con se la sua massima espressione.

  • 379
    Alice -

    Non temo neanche il rifiuto mi fermo proprio alla base l’idea di inviare il cv nella mia mente scatta in automatico “Chi ti assumerebbe”, “Dove vuoi andare” “Non hai le competenze” “Non sei capace”, se penso di essere selezionata per un colloquio vado in ansia all’idea di non trovare l’ingresso e dover fare una figura di *** per trovare l’entrata dimostrando di essere una buona a nulla ancora prima di iniziare. Sostanzialmente quello che mi è stato detto per anni la mia mente non fa altro che ripetermelo e anche se razionalmente so che non è così non vado oltre, non ci riesco!

  • 380
    Misonorotta -

    @Alice sembri un po’ me. Quanti anni hai? Io 25. Comunque sia, io per il fatto del fare figure di merda ormai mi sono imposta il pensiero che tanto nessuno si ricorderà della figuraccia dopo un po’ di giorni (a meno che non sia una cosa stratosferica). Se ci pensi, ti ricordi solo le tue figure di merda o anche quelle degli altri? Per lo meno con me questo pensiero ha funzionato, dato che io le figuracce degli altri non le ricordo assolutamente, penso sia lo stesso per gli altri. Poi per il fatto di non sentirsi all’altezza e di avere paura ad esprimersi perché si pensa che gli altri siano meglio di te, è proprio questo quello che devi toglierti dalla testa, pensa invece che gli altri siano inferiori a te e riuscirai ad avere più fiducia in te. Parti dal presupposto che la persona con cui parli sia meno intelligente di te. Però devi crederlo davvero, anche se magari non è vero. Senza diventare degli sfacciati ovviamente! (Il che dubito sia possibile)

  • 381
    Misonorotta -

    Succede anche a me delle volte di bloccarmi e andare nel panico in alcune conversazioni con persone che magari sembrano tanto sicure di sé. Mi succedeva spesso con un collega, mi metteva in soggezione la sua sicurezza e il fatto che sembrasse di sapere tutto di tutto, poi, con il tempo, in alcune occasioni si è rivelato essere “sciocco” e ignorante su alcune cose. Da lì, ho iniziato a vedere le persone e la loro sicurezza in modo diverso. Ovviamente rimango sempre timida in alcune situazioni, mentre in altre sono migliorata e non vado più nel panico, pensandola come sopra spiegato.

  • 382
    Gia -

    Da quanto leggo si aggiungono sempre più persone a questo fantomatico team.
    Io non ce la faccio davvero più non so se avete letto i miei messaggi precedenti ma la situazione con il figlio del titolare peggiora di minuto in minuto, ormai sono più le volte che non c’è di quelle che si presenta a lavoro (massimo mezza giornata per bighellonare in giro, non entra nemmeno in ufficio) ma il problema che in passato in uno dei suoi raptus ossessivi compulsivi si è fatto mettere tutte le mail aziendali sul tablet (logico considerando che non ha mai avuto un suo indirizzo personale) e quindi da casa si intromette nei discorsi chiamando fornitori/clienti modificando gli accordi già presi da chi a lavorare ci viene tutti i giorni spesso prendendo accordi/dicendo cose impensabili e senza poi porsi il problema di avvisare in azienda il cambio di programmi.
    La voglia di mollare tutto è sempre più forte quello che mi blocca è quanto scritto da @Alice, ti capisco più di quanto tu possa immaginare.

  • 383
    Gia -

    Se penso di uscire dall’ufficio dicendo a tutti “Addio” mi sento euforica, la sensazione di potermene andare pensando di non rivederlo mai più immaginando quale sarà la sua fine e il blackout mentale che avrà quando realizzerà che non ci sarà più la sottoscritta a fargli trovare la pappa pronta mi da una sensazione che non vi so neanche descrivere. Non si gode delle disgrazie altrui, poi c’è il karma, lo so ma ne ho ingoiato il boccone amaro troppe volte per una persona che non si merita davvero niente!

  • 384
    Misonorotta -

    Ieri ho lavoricchiato e mi sono sentita meglio, il tempo è passato più velocemente ovviamente. Oggi non passa più. Come si può vivere così ogni giorno?

  • 385
    Silvy -

    Mi aggiungo anche io ragazze. Io sono veramente stanca di tutto, mi sento bloccata in una vita che non è quella che desideravo, anzi è come se stessi vivendo un incubo.
    In breve il mio percorso è stato il seguente, mi sono iscritta all’università e ho preso la laurea triennale nei tempi, tra la fine degli ultimi esami e la sessione seguente, quella in cui avrei discusso la tesi, ho iniziato a lavorare per un parente per non passare mesi a casa (ero già piuttosto avanti con la tesi perché era l’approfondimento di un esame già dato). Il lavoro non aveva nulla a che fare con gli studi ma visto il tempo a disposizione e la necessità di avere un’entrata economica sembrava un’occasione da non farsi scappare.
    Ho lavorato per mesi cambiando varie mansione a seconda delle necessità e seppure lo stipendio non è mai stato regolare era pur sempre meglio di niente, nel mentre i mesi sono trascorsi ed è arrivato il fatidico giorno della laurea.

  • 386
    Chibi -

    Ragazze siete molto giovani mi sento di dirvi cambiate, non abbiate timore, fatelo!
    Al momento io mi sento un animale in gabbia ma so che in 4 ore me la sbrigo, ciò non toglie che le mattinate sono comunque molto lunghe e prive di stimoli.
    Anche io come voi torno a casa svuotata e stanca mentalmente nonostante faccia “solo” 4 ore.
    Per questo motivo vi esorto a provare e cambiare lavoro.

  • 387
    Silvy -

    Dopo la laurea ho continuato da mio zio e nel mentre cercavo il primo impiego inerente ai miei studi.
    I mesi scorrevano velocemente e gli stipendi sempre più rari. Tra il fatto che ero giovane e forse incosciente, la stanchezza delle 10 ore passate fuori casa ogni giorno e l’insofferenza che aumentava sempre più per il non essere pagata ma il dover star zitta per il quieto vivere non mi sono mai concentrata davvero sul cercare un lavoro inerente ai miei studi.
    Dopo praticamente 2 anni così quasi per caso si presente l’occasione di cambiare lavoro, un part time a 3 minuti da casa (contro i 35/40 min) seppur non nell’ambito in cui ho studiato, ovviamente accetto.
    Da quel giorno arriviamo ad oggi, 5 anni, sono passata a full time quando se ne è andato un collega e mi sono presa in carico il lavoro di entrambi ma a parte un primo periodo in cui ho dovuto sistemare anni di cose fare a caso ora ho poco da fare, l’ambiente fa schifo e mi sento di aver sbagliato tutto.

  • 388
    Silvy -

    Questa situazione ha attaccato anche la mia vita personale, inizialmente mi sfogavo con il mio compagno in cerca di un consiglio o anche solo di sentirmi capita e lui sembrava volermi aiutare o per lo meno alleviare il mio disagio. A poco poco però tra il fatto che i miei sfoghi era un po’ ripetitivi e all’ordine del giorno e per il suo carattere ha come smesso di ascoltarmi, un paio di volte si è addirittura addormentato e questo per me ha pesato molto.
    Il nostro rapporto ne ha risentito ulteriormente visto che già pendeva su di esso il fatto che lui lavora 6 giorni su 7 e spesso è di riposo durante la settimana quindi ci vediamo solo alla sera ma lui ovviamente è stanco e si addormenta prestissimo.

  • 389
    Silvy -

    Sono io che sbaglio? Non voglio fargliene una colpa ben venga che ami il suo lavoro, ma io arrivo psicologicamente distrutta a fine settimana per la miriade di situazioni folli/assurde/sufficienti per fare un TSO e il bello del weekend in cui vorrei uscire, fare cose, svagarmi, vivere lo passo completamente sola. Il sabato pulizie di casa praticamente da mattina a sera e la domenica sul divano in attesa che finisca il turno così da cenare, lavarsi e andare a dormire prima di ricominciare un’altra settimana di schifo.
    Ho solo trent’anni appena compiuti non capisco se sono io ad avere delle aspettative troppo alte o se la mia vita fa davvero schifo come sembra.

  • 390
    Misonorotta -

    @Chibi vorrei ma non ho idea di come fare. Non ho nessuno che mi possa mantenere se perdessi questo lavoro, anzi sono io che devo portare i soldi a casa. Come faccio? Se non vado bene per un eventuale nuovo lavoro e mi ritrovo senza niente? Ma poi il fatto è trovare qualcuno che ti prenda… Senza competenze (laurea) e con poca esperienza… Non vedo alcuna soluzione, eppure ci penso giornalmente, non avendo nulla da fare. Ormai sto perdendo le speranze e vivrò rassegnata così finché va avanti…

  • 391
    Gia -

    @Chibi parole sante, se solo fosse così semplice! La scorsa settimana sono arrivata a venerdì talmente a terra che ho improvvisato un imprevisto e ho chiuso facendo solo mezza giornata inutile dire che mi è cambiato completamente l’umore, stamattina sento quasi la nausea da quanto non vorrei essere qui. La voglia di mollare è sempre più forte, sono passata dal metterci tutte le energie che avevo a comprendere che non serviva a niente alla conclusione finale che si meritano meno di niente quindi è sempre più difficile fare finta di nulla perché sono consapevole di buttare via il mio tempo avendo a che fare con persone che davvero non vorrei neanche vedere figuriamoci “frequentare”.
    Ci sono cose che evito di scrivere per non entrare troppo nello specifico ma se potessi avresti modo di capire la follia più tale che c’è qui dentro quanto ho scritto è un nulla rispetto alle cose assurde all’ordine del giorno. La quantità di energie sprecate a discutere di cose che in altri ambienti neanche immaginano figuriamoci messe sul tavolo e pretese.

  • 392
    Gia -

    Siamo arrivati al punto in cui devo periodicamente giustificarmi con la collega dell’altro ufficio su fatti puramente inventati che le vengono raccontati al solo fine di mettere zizzania e avvalere la tesi di un qualche complotto “contro di” ovviamente del tutto inesistente. Sono più le energie che spreco per dimostrare che la cosa inventata del giorno è in realtà andata in quell’altro modo, che quella decisione è stata presa in conseguenza di quel comportamento ecc. ecc. che quelle che mi servono per fare il mio lavoro e alla fine della giornata mi chiedo “ma chi me lo fa fare”.
    Visto che ormai si vive alla giornata conto i giorni che mi separano dalle vacanze in agosto e poi inizierò a cercare altrove senza più scuse, senza più paura devo solo avere il coraggio di buttarmi una volta per tutte, sono certa che una volta fatto mi chiederò perché non l’ho fatto prima!

  • 393
    Chibi -

    Brava Già! Così ti voglio datti delle scadenze, degli obiettivi.
    Anche a me è successo una cosa simile,una collega che inventava balle sul mio conto e su una collega, ricordo bene quel periodo, fortunatamente il resto dei colleghi sapeva che questa persona era mossa da invidie legate al fatto di non poter avere figli..di conseguenza si accaniva con chi invece di figli ne aveva e faceva sempre la gatta morta coi colleghi uomini, un cliché!
    Lei era una donna con dei grossi problemi, e purtroppo le avevano affidato un ruolo di responsabile attraverso il quale faceva il buono e il cattivo tempo.
    Di positivo c’era che non nessuno la prendeva in considerazione e le sue cattiverie le si sono ritorte contro. Abbiamo gioito tutti quando il compagno l’ha lasciata.
    Comunque Gia inizia già adesso a cercare, iscriviti se non l’hai fatto a LinkedIn, aggiorna il CV, magari nella tua città hai la possibilità di fare dei corsi di aggiornamento serali è sempre un modo per farsi conoscere .

  • 394
    Gia -

    Chibi comunque più ci confrontiamo tra di noi e anche con le altre persone che scrivono più trovo agghiacciante tutto quanto, è assurdo che nel 2023 parecchi ambienti lavorativi presentino tutte queste problematiche e che nessuno se ne occupi, sindacati, burocrazia varia ecc. ecc. direi che non funzionano visto lo spaccato che esce da questi messaggi, siamo davvero in troppi costretti ad accettare certe situazioni per tenerci stretto il nostro posto di lavoro.
    Non voglio generalizzare ma quando leggo che i giovani non hanno voglia di lavorare mi piacerebbe far vivere le nostre realtà a quelli che parlano, assurdo. Praticamente non ho neanche iniziato a cercare un altro lavoro che quasi già mi chiedo quali saranno i problemi che troverò nella prossima azienda come fosse scontato che qualcosa per forza di cose non funzionerà.

  • 395
    Gia -

    Analizzando a mente fredda anche i discorsi che faccio con le miei amiche. C’è quella che fa poco niente, zero autonomia e si annoia ma non lo ammette perché l’azienda è più che solida, vicino casa con un titolare con i controfiocchi quindi se lo fa andar bene, l’altra che dai racconti sembra lavori a Uomini & Donne colleghi fidanzati, amanti e tresche anche durante l’orario lavorativo e un’altra ancora che si trovava talmente bene che come ha finito la maternità si è dimessa “perché tanto l’ambiente è invivibile e ci trattano come schiavi”.
    Non fraintendermi non gioisco delle problematiche altrui è più che altro una constatazione è come se una persona fosse costretta a chiedersi “qual è il problema, la situazione assurda che sono disposta ad accettare per restare?” e da li comportarsi di conseguenza.
    Probabilmente lo capirò con gli anni, sono 7 anni che lavoro, ma avevo un’idea del mondo del lavoro completamente diversa, ormai sono completamente disilussa.

  • 396
    Misonorotta -

    Vi consiglio il film “Impiegati… Male!”

  • 397
    Chibi -

    Grazie per il consiglio!

  • 398
    Blando -

    Quando il controproducente reddito di cittadinanza sarà finalmente sparito, gli scontenti smetteranno di lamentarsi e torneranno al lavoro consapevoli che nonostante tutto un’impiego ce l’hanno. I soldi si fanno lavorando e non poltrendo. Per il discorso dei salariacci e condizioni da fame, la colpa è di chi lo permette, di chi lo accetta, e aggiungerei anche di chi non controlla o peggio gira la testa dall’altra parte. Per ognuno che si lamenta c’è la fila di lavoratori a buon mercato (spesso non italiani), che accettano tutto e stanno zitti. Colpa della società moderna, dove la mentalità del “politically correct” favorisce pochi speculatori sulle spalle di tanti cittadini che fanno fatica a campà. Povera Italy, un tempo ammirata, oggi paese di precariato.

  • 399
    Misonorotta -

    Blando, non capisco questo tuo messaggio cosa c’entri con la discussione in questione. Qui si parla di avere un lavoro, con paga buona, in cui però c’è poco e niente da fare e di questo ci si lamenta. Non ci lamentiamo dello stipendio né diciamo che vorremmo essere dei nullafacenti anzi vorremmo avere qualcosa da fare nell’azienda in cui siamo stati assunti per LAVORARE.

  • 400
    Chibi -

    Ragazze magari non è il posto giusto ma vorrei chiedere di rivolgere un pensiero o una preghiera per la mia Romagna che in questo momento come sapete è in grande difficoltà.
    Noi romagnoli abbiamo una forza e uno spirito fuori dal comune….ci rialzeremo come sempre!
    Romagna Tin bota!

Pagine: 1 6 7 8 9

Lascia un commento

Max 2 commenti per lettera alla volta. Max 3 links per commento.

Se non vedi i tuoi ultimi commenti leggi qui.


▸ Mostra regolamento
I commenti vengono pubblicati dopo approvazione, più volte nel corso della giornata.
Leggi l'informativa sulla privacy. Usa toni moderati e non inserire testi offensivi, futili, di propaganda (religiosa, politica ...) o eccessivamente ripetitivi nel contenuto. Non riportare articoli presi da altri siti e testi di canzoni o poesie. Usa un solo nome e non andare "Fuori Tema", per temi non specifici utilizza la Chat.
Puoi inserire fino a 2 commenti "in attesa di pubblicazione" per lettera.
La modifica di un commento è possibile solo prima della pubblicazione e solo dallo stesso browser (da qualsiasi browser e dispositivo se hai fatto il Login).

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

 caratteri disponibili