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Triste, scoraggiato e finito

Mi colse di soppiatto, la tristezza. Qualcosa non andava ma non chiedetemi cosa. All’improvviso mi sentii tremendamente triste, scoraggiato e finito. Sì, finito. Per una sciocchezza magari ma che, sommata a tante altre, si fece materia e iniziò a gravare su di me come un macigno gigante. Ero consapevole dell’amore che provava ma mi logorava, atrocemente, sapere che aveva mezzi paradossali per dimostrarlo. Ci stavo facendo l’abitudine ma nel frattempo le mie aspettative non si scoraggiavano e io mi aspettavo sempre un parola carina, soave, leggera come il vento ma incisiva come un bacio in fronte. Questa parola non arrivava e la colpa era solamente mia. Mia perché pretendevo ciò che non era in grado di fare. Per sua abitudine o per suo modo di essere. Mi creavo un mondo di paranoie che nemmeno esistevano. Ma cazzo, non chiedevo un impegnativo contratto d’amore. Chiedevo solo “un bacio in fronte” una volta tanto, affinché potessi capire che ero ancora cosa preziosa. Era necessario per me. Sapevo di meritarlo e lo bramavo costantemente.

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9 commenti a

Triste, scoraggiato e finito

  1. 1
    Sofia -

    Guarda ragazzo della tua poetica lettera si capisce un c….!
    Non ci sono i soggetti e hai detto tutto alla rinfusa senza spiegare nulla alla fine!..

    Quando farai una lettera decente forse ti risponderemo come si deve!

  2. 2
    Angwhy -

    cambiando qualche parola e articolando meglio qualche frase potrebbe essere un bel poema.bravo

  3. 3
    libera -

    Puoi sfruttare il tuo amore per lo scrivere romanzi – come questo – che probabilmente ti piace anche vivere immaginandoti realtà che non esistono attorno a te – per avere un riscontro almeno letterale, visto che ciò che “romanzi” nella realtà ti accorgi tu stesso come non sia vero.

  4. 4
    Piccola78 -

    Sai che ti dico… che sentirà la mancanza di te quando non ti avrà più.
    “Non apprezzi un sorriso finché non ti viene tolto”. Quando la lascerai, per una altra, lì comincerà a passare le pene dell’inferno, ma non sarà sola, il suo orgoglio, che ha causato il tuo e il suo male, le farà compagnia.

    Ne troverai una altra e lei ti rimpiangerà soffrendo di pura agonia, che a stento riuscirà a nascondere.

    Non è certo un augurio a lei, ma il modo in cui in genere funzionano queste cose.

  5. 5
    Yog -

    In effetti potresti mandare il tuo incipit ad Adelphi. Ma perché se vuoi un bacio in fronte non chiedi direttamente… un bacio in fronte? Se ti esprimi così con la zita, allora stai fregato, al massimo ne porti a casa un torcibudella.

  6. 6
    Piccola78 -

    Chi ama non ha bisogno che gli venga chiesto: l’amore non si elemosina.

    Ti dovrà rimpiangere: questo è l’unico consiglio che ti do’. Trovatene un’altra e vedi come cambia il mondo, per te e per lei, che ti rimpiangerà come una pazza. Io lo so: ci sono passata. E ora sto preparando un bel pacco regalo ad una come la tua bella.

  7. 7
    Golem -

    Tu hai del talento per la narrazione ragazzo. Quel “macigno gigante” ha una forza evocativa che ricorda il miglior Salinger. Un macigno nano non avrebbe avuto lo stesso effetto.
    Davvero, manda i tuoi racconti alla Adelphi.
    Però quel bacio se invece di bramarlo lo bramivi, secondo me sarebbe andata meglio.

    P.S. mi sarebbe piaciuto sapere di quei mezzi paradossali coi quali dimostrava il suo amore. Ce li dici?

  8. 8
    maria grazia -

    “Ma cazzo, non chiedevo un impegnativo contratto d’amore.”

    In mezzo a cotanta poesia mi è saltata all’occhio questa frase :)
    Peraltro Ardandrex non specifica che si tratta di una “lei”. Potrebbe anche essere un “lui” il soggetto che è causa dei suoi patimenti. Sarà Ardandrex stesso casomai a chiarirmi questo dubbio amletico.

  9. 9
    rossana -

    Ardandrex,
    è raro suscitare sentimenti profondi, ma ancor più raro che questi siano espressi con la modalità con cui vorremmo si manifestassero.

    casualmente, dopo decenni dai fatti, ho scoperto che una persona che mi era più che preziosa e da cui non mi sentivo amata, in generale molto schiva nei gesti come nelle parole, si era rivolta a me per iscritto più volte con l’aggettivo “carissima”.

    come ho fatto a non percepire a suo tempo la portata di questo superlativo? ero io, a essere incapace di “sentire”, forse perché distolta da elucubrazioni che mi portavano lontano dalla possibilità di una più semplice e più corretta sintonizzazione emotiva.

    alcuni nastri non si possono riavvolgere per inciderli con altre armonie. ti auguro di non scoprire troppo tardi che la sostanza conta molto più della forma.

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