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Una riflessione sull’avere successo

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Salve a tutti (sono l’utente kylie10 ma dopo aver perso la password ho dovuto registrarmi di nuovo), vorrei condividere una riflessione “notturna” con voi.

Ricordo che quand’ero piccola, e poi anche durante l’adolescenza, complice forse una situazione familiare economica con più bassi che alti (vissuti tra l’altro malissimo per una serie di ragioni), avevo cominciato a sperare di essere un giorno una persona colta e di successo, associando l’avere successo con il poter essere persone impegnate, e “spensierate” perché serie (insomma: “sono un giusto, vivo correttamente, quindi posso essere sereno”), libere. Lo studio per me era il modo per giungere ad una vita che potesse essere più serena possibile, e tra tutti i mezzi era quello che sentivo più mio, perché in qualche modo mi avrebbe garantito una vita che giudicavo dignitosa.

Ricordo anche che, nei momenti più difficili, per tirarmi su prendevo come riferimento alcune mie coetanee che ai miei occhi erano molto serene e avevano quello che io desideravo e all’epoca mi mancava, a tutti i livelli….erano di successo a scuola, impegnate in attività extra-scolastiche edificanti, sempre vestite bene e pettinate da un parrucchiere, facevano cose grandiose nel week-end, erano libere di innamorarsi perché puntualmente qualsiasi ragazzo gli andava dietro, etc…insomma avevano tutto…erano di famiglia ricca, erano intelligentissime, si sapevano dar da fare, simpatiche nelle amicizie e desiderate da ogni ragazzo possibile ed immaginabile…

Bè onestamente oggi, a quasi 30 anni, non riesco più a vedere con occhi positivi e limpidi il successo delle persone che pure sembrano aver faticato per ciò che hanno, anzi…di fronte ad una persona che ha tutto mi insospettisco, tendo a pensare che dietro c’è qualcosa di losco, e perché? Bè mi sembra chiaro….essere impegnati e seri non ho mai visto essere cose che hanno fruttato a qualcuno, anzi! Se mai hanno fatto passare loro ore interminabili a soffrire sui libri, inutilmente! Senza essere intelligenti nel senso di furbi, attenti, “CATTIVI” il giusto (di più è meglio), camaleontici, non si va da nessuna parte, NESSUNA, e ribadisco, NESSUNA.

Nell’università italiana bisogna essere mediamente manipolatori machiavellici al limite della psicopatia per poter scovare e piacere al professore giusto e magari continuare a studiare, in altri casi basta un aspetto fisico esageratamente capace di tentare (questo vale sia per uomini che donne, ovviamente).

Nel mercato del lavoro per formarsi adeguatamente bisogna provenire da famiglie ricchissime, investire nei master più costosi magari in città diverse dalla propria, e se si proviene da università private meglio ancora. Nella libera professione senza avere uno studio avviato bisogna aspettare i 50 anni per avere un cliente, o bisogna essere bestie della peggiore specie per frequentare quelli che hanno studi avviati e usare ogni modo per rubare clienti etc.

Potrei continuare all’infinito…

E vogliamo parlare dei rapporti sentimentali? Bisogna farsi analizzare geometricamente la faccia e presentare il conto bancario prima di chiedere ad un ragazzo o ad una ragazza di uscire…..se questi dettagli non sono adeguati può darsi che non si possa aspirare ad avere accanto una persona con i nostri stessi valori e la nostra cultura, ma che dovremo pescarla da un ceto sociale inferiore al nostro, perché li possiamo trovare persone che ci giudichino “interessanti” socialmente…quindi in qualsiasi ceto sociale si vada, la gente ragiona in modo opportunistico….sembra di essere tornati a quando si facevano i matrimoni combinati….anzi, oggi è peggio!!

E scrivendo potrei elencare infiniti nomi e cognomi di persone che conosco….di ragazze brillanti con una mente eccezionale che penalizzate da un aspetto fisico terribile hanno dovuto provare per 6 anni il dottorato prima di entrare mentre le loro coetanee modelle, vi giuro dirle prive di cervello, volgari ed ignoranti è niente, l’hanno vinto appena laureate perchè agganciate al professore rattuso giusto… Oppure persone straordinarie che in amore non trovano uno straccio d’occasione perchè giudicabili brutte…

Ho una nausea tremenda di fronte a tutto questo, e non mi importa che sia il mondo vero, non mi importa che il essere cinici è un diritto e che chi lo applica è libero di farlo, a me questo sistema fa schifo perché mi fa perdere la speranza di essere migliore.

Questo sistema mi fa capire che dalla mattina che mi alzo non devo cominciare a correre come dice la famosa metafora ma cominciare ad applicare il machiavellismo, pure con le persone più strette che dovrebbero in teoria amarci e gratificarci!!  E per me è orribile questa cosa!

Voi direte: ma vivi come ti pare…

Vivo come mi pare??

In dieci anni dietro ai miei tempi naturali, alla mia sensibilità, alla mia romanticheria, non mi sono laureata, non ho trovato lavoro, non sono uscita con uomini, non ho creato niente…

E mi è venuta questa crisi, questo “flusso di coscienza”, perchè prima guardavo il profilo instagram di un’amica di un’amica e mi incantavo di fronte alle foto dei suoi viaggi, dei suoi nipoti, delle torte che fa, del suo mestiere etc….poi all’improvviso mi ha colpito un fulmine…quello della manipolazione e della scaltrezza dietro questo profilo, in cui le foto a ben pensarci sono postate con enorme sapienza, tutte atte a dare una certa idea di sè, sapendo bene chi far comparire e come farlo comparire, cosa dire, cosa non, fino ai limiti della nausea ecco…io conosco la vita di qst persona e posso assicurare che c’è ben altro, ci sono altri volti, altri affetti, altre cose che stranamente non compaiono affatto per scelta ben ponderata, e quindi? Quindi quello che vediamo è tutto falso, perchè dietro agli schermi siamo noi piccoli umani che ancora una volta per raggiungere i nostri interessi meschini (la sopravvivenza, diventata “impossibile” con questa crisi economica) non possiamo essere più semplici nemmeno su un social network ma dobbiamo cercare di affabulare e confondere e stare attenti quasi fosse una questione di stato…

Sto iniziando a staccare quello che vuole la società da ciò che sono io. Io sono banale, semplice, mi accontento di niente, e questa è la mia felicità, magari una fetta di pizza in serenità. Ma al di fuori? Devo essere sempre in tiro, farmi vedere di grande successo, sfoggiare, essere aggressiva, ricordare di non dare il mio cuore a nessun affabulatore livello expert, pensare che la sopravvivenza è una questione estrema a cui servono estremi rimedi.

E’ vero, alla Darwin, sopravvivono solo i più cattivi…ahimè…è proprio così!

L'autore ha scritto 2 lettere, clicca per elenco e date di pubblicazione.

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15 commenti a

Una riflessione sull’avere successo

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  1. 1
    Rossella -

    Io penso che sia difficile riuscire a decriptare il successo di qualcuno perché le apparenze sono importanti per tutti… rappresentano il canale di comunicazione con il mondo. L’idillio è una premessa… poi è chiaro che i più disillusi tenderanno a pensare che sia sufficiente la concretezza e quindi il fare bene. A me tutto questo importa in maniera relativa… potrei comprenderlo, e giustificarlo, se mi viene proposto in un certo modo nella mia casa paterna. In quel caso lo comprenderei… non mi apparirebbe un gesto di superbia o di prevaricazione perché si tratta della mia vita. Invece eventualmente in un rapporto sarei portata a cercare altro… sono portata a cercare altro perché ritengo che ci siano modi e modi per affrontare una difficoltà. Quando incontri un uomo realizzi, almeno io la vedo in questo modo, che non c’è più spazio per la ragazza che viveva i suoi sogni come una risorsa.

  2. 2
    Maestoso -

    Secondo me non è assolutamente cosi, penso sia un misto di luoghi comuni che non fanno altro che alimentare una spirale negativa. A parte chi proviene da una famiglia ricca(forse lo 0,1%) e che può permettersi di non far nulla nella vita, i nuovi manager aziendali, le persone che negli ultimi anni in Italia hanno creato business imponenti sono tutti e sottolineo tutti partiti da zero. E’ la mentalità secondo me che in Italia deve cambiare: il pensare che la laurea ti dia le competenze per il lavoro. Penso che la laurea ti dia specifiche competenze in alcuni corsi di studio(medicina, giurisprudenza…) ma sono singoli casi dove la laurea porta ad una specifica professione. Sono un laureato e non nascondo che molti laureati mi fanno incazzare, perché si lamentano con lo stato continuamente, non capendo che i mercati sono cambiati, sono cambiate le competenze lavorative…il mondo del lavoro è cambiato. Il fatto che l’aspetto fisico conti tantissimo non è una novità, ma allo stesso tempo soffermarsi solo su quello non porta da nessuna parte. Ti posso fare molti esempi di persone che non brillano a livello estetico ed allo stesso tempo hanno raggiunto grandi risultati.
    Saluti

  3. 3
    xleby -

    Noi vediamo solo il frammento.
    Tu proietti sugli altri la tua sofferenza perché pensi che ti sia dovuto qualcosa.
    I social, i giornali, la pubblicità sono creati per innescare invidia e tutti nascondono il brutto per far vedere solo il bello. Conosco persone, ragazzi e ragazze fidanzati con gente strafica ma oggettivamente brutti… giuro!!! non è come dici tu… non ovunque…

  4. 4
    Marius -

    Non posso che darti ragione.
    Ho qualche anno in più di te (pochi eh) e condivido in pieno la tua analisi. Ormai questa è una società basata sulle apparenze, sulla superficialità, sulla materialità.
    Quello che dici riguardante i rapporti sociali è più vero per quanto riguarda le donne, ovvero una donna cerca sempre, e sottolineo sempre, un uomo che se non ricco abbia almeno una solida stabilità economica.
    Il contrario vale un po meno, in genere l’uomo è più attratto dall’aspetto esteriore.
    Ma al di là di questo conta molto anche il carattere. Ovvero quelli che si sanno mettere al centro dell’attenzione sono ammirati e venerati, al contrario quelli come me, più riflessivi e riservati, appaiono trasparenti alla società.
    Non a caso viviamo ormai in un’italietta che è agli ultimi posti europei per quanto riguarda la situazione economica e sociale. Perchè è chiaro che quando trovi il raccomandato nelle posizioni che contano (siano pubbliche o private), e non il meritevole, le cose non vanno mai bene, o comunque non bene come potrebbero andare. Una buona parte di responsabilità l’hanno anche i media, inutile negarlo.
    Io inoltre sono uno dei pochi a non avere un profilo facebook o similia. E me ne vanto. Il motivo?
    Non mi piacciono le falsità, e quello che si vede nei social è tutto artificiale, finto.
    E’ evidente che nel momento in cui pubblico delle foto personali metterò quelle che mi consentono di ostentare una situazione economica e sociale che nella vita reale non ho. Per semplificare mi faccio la foto con la ferrari per strada fingendo che sia mia, mi faccio la foto mentre sono su una spiaggia ai caraibi (ma quella vacanza me la devo pagare a rate), mi faccio vedere sorridente insieme al fidanzato/marito/figli (in realtà litighiamo tutti i giorni e ci pestiamo pure).

  5. 5
    maria grazia -

    “sopravvivono solo i più cattivi…”

    non è proprio così.. in realtà è più esatto dire che sopravvivono QUELLI CHE SI SANNO MEGLIO ADATTARE al tipo di società che li circonda e che sanno affrontare tranquillamente i mutamenti, di qualsiasi tipo. Noi tendiamo a pensare che la legge che vale è quella “del più forte” e che per spuntarla a questo mondo bisogna essere prima di tutto intelligenti, capaci, forti e coraggiosi. Errore. Quelli che la spuntano solo GLI ADATTABILI, perchè a conti fatti sono le persone più “forti” di tutti, essendo versatili e quindi portati a trovare sempre la “via d’ uscita” anche nelle situazioni più disperate. All’ adattabilità va aggiunto ovviamente un pizzico di furbizia.
    L’ adattabile non fa i tipici errori che fanno le persone comuni, cioè sposare una convinzione alla cieca, solo perchè la adottano tutti. L’ “adattabile” si guarda intorno, osserva, studia, analizza, estrapola chiavi di lettura e di sintesi e in ultima istanza, opera le sue azioni in maniera logica e coerente con quelle che sono le opportunità reali o gli ostacoli effettivi. E’ quindi una persona dalla mente aperta e senza sovrastrutture, incline a cogliere soluzioni laddove gli altri vedono solo problemi. E’ per questo motivo che spesso gli “adattabili” sono persone di successo. L’ adattabile va avanti e sopravvive dove spesso altri soccombono.

    Se invece che “piccoli”, versatili e adattabili siete grandi grossi e fregnoni, vi conviene rivedere il tutto ;)

  6. 6
    bateman -

    Che dire bel discorso.In un certo senso si, vanno avanti le persone furbe/scaltre.In ogni caso, secondo me, ti sei concentrata sulle cose sbagliate.Per esempio, io non punto all’università dopo il diploma,ma ho intenzione di imparare vari lavori e prendere varie certificazioni.A me interessa diventare autonomo il più velocemente possibile,mi scoccia studiare autori su autori ecc robe inutili che non mi garantiranno nulla.Al momento mi interesso di finanza, e quella è utile.Ho trovato il lavoro che fa per me, ma dovrò affiancarci un altro lavoro, almeno agli inizi.Secondo me hai solo seguito quello che la massa reputa giusto/utile, non quello che è giusto/utile per davvero.

  7. 7
    Golem -

    “Senza essere intelligenti nel senso di furbi, attenti, “CATTIVI” il giusto (di più è meglio), camaleontici, non si va da nessuna parte, NESSUNA, e ribadisco, NESSUNA.”

    È così, ma non perché sia giusto, perché é così la vita.
    Se vuoi sopravvivere e raggiungere gli obiettivi che ti sei prefissata devi adattarti alle circostanze, come dice anche MG, e le circostanze sono quelle che hai descritto. Essere pragmatici di fronte alle situazioni o soccombere.
    “A la guerre comme a la guerre”

  8. 8
    Yog -

    L'”avere successo” non è chiaro cosa significa per l’autrice del post, che chiaramente si trova in crisi di disadattamento. Si capisce che voleva una vita da ricca pensando che bastasse tenere il sedere sulla sedia qualche anno, ma non è così. Se uno vuole sfondare in certi ambiti DEVE sapersi creare un giro. Si chiamano abilità sociali e, se uno non le ha o peggio le disprezza, può fare il cacciatore/raccoglitore in Molise. Là se ne starà sereno e tranquillo.

  9. 9
    iosonoio -

    La verità é che oggi come oggi solo gli immeritevoli e figli di papà vanno. Chi si fa il c….. non conta, vuoi perché non ha un nome o perché non può permetterselo. E in un mondo dove il 98% delle persone preferisce apparire invece di essere, é normale la sfiducia in generale.

  10. 10
    Roberto -

    Condivido sulla parte dei social e sul fatto delle cose che ti rendono felice… alla fine si raggiunge la pace e la serenità solo quando si riesce ad uscire dal voler apparire ad assecondare quello che ci fa stare bene.

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