Un grande classico: gli uomini preferiscono le stronze?
di
roxanna
Riferimento alla lettera:
Un must... mai fuori moda.... ironia a parte ....mi piacerebbe davvero tanto capire se i maschietti in generale sono più attratti dalla donna/ragazza che se la tira. O meglio: tirarsela,magari dirgli di no al primo appuntamento, fare le vaghe, permette di acquistare valore agli occhi di un uomo...? Pochi giorni...
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Data di pubblicazione: 28 Marzo 2014
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Categorie: - Amore

Golem,
“E’ la condanna di chi ama l’altro con tutto sè stesso. Anche a dispetto di sè stesso.” – concordo.
bisogna però tenere distinti amore e possesso. spesso se le circostanze non ci pongono di fronte a determinate situazioni, nessuno può dire quale potrebbe essere la nostra reazione. e, se nemmeno noi siamo in grado di conoscere noi stessi, ancor più difficile sarà analizzare e comprendere a fondo in ogni circostanza il comportamento di chi amiamo.
ricambio l’abbraccio.
Golem
Bel post! Non ho letto però quel testo , così vado ad intuito , secondo le mie conoscenze: E’ comunque un desiderio utopistico quello della conoscenza completa del partner ! Forse ricalca quello dell’aver voluto essere l’unico uomo/donna della sua vita , ma sarebbe comunque imperfetto nella sua stessa essenza , potendo esistere desideri trattenuti nella mente , non palesati all’esterno e neppure vissuti con la fisicità , come lo sono gli amori platonici , le forti affinità elettive o la semplice e mera attrazione per qualcun’altro!
Cose che capitano comunemente nella vita di una qualsiasi coppia!
Io penso che ogni donna abbia la fortissima propensione a vivere nel presente ma una altrettanto difficile propensione a dimenticare il passato . Del resto la donna è “fatta” di emotività che rivela anche , ed a dimostrazione di ciò , in sterili gelosie mentali, poiché prive di riscontri fattuali , verso una ex partner del proprio compagno solo nel sentirla nominare, anche per un accadimento contestuale al presente . Diversamente , quanto le donne parlano dei loro ex sembra che esercitino un neutrale ed interessante diritto di cronaca! Quando è noto che non sia argomento assolutamente gradito.
La risposta di questi strani labirinti mentali e “viaggi in cerca di risposte” è semplice : Ciascuno istintivamente è portato a credere che l’altro pensi , viva e provi emozioni esattamente come accade a sé stesso , ma non è così!
E sì caro Kid. Il vero problema nasce dal confitto che tutti viviamo tra la forza bruta degli istinti e quella più o meno raffinata della ragione.
Immaginiamo il giovane Proust, attratto da queste “fanciulle in fiore” dalla più naturale delle ragioni, ma inevitabilmente condizionato dalla sensibilità che ha creato i capolavori della letteratura che conosciamo. Come poteva, Lui, non addentrarsi nei misteri dell’amore e cercare di carpirne il senso attraverso le sfumature del carattere di Albertine, al fine di assecondarne sia i desideri che trovarne la chiave del suo cuore? Senza riuscirvi peraltro.
In uno dei suoi tanti aforismi sintetizza in pieno questa sua ossessione: “si ama solo ciò che non si possiede completamente”.
Kid, in quella frase c’è tutta la storia di mia moglie col suo ex e di altre milioni di donne che come lei “corrono” con la fantasia. Ma pure di uomini come Proust e, più modestamente, come me, se cerco l’Albertine che c’è nella mia donna. In fondo, se ci riflettiamo, il mistero attraverso il quale o con il quale affrontiamo l’amore, sembra quasi una necessità dell’anima innamorata per dare una dignità divina ad un fenomeno banalmente umano, tanto lo sentiamo sublime e assoluto nel crederlo UNICO.
Se Marcel avesse “scoperto” tutto di Albertine l’incanto dell “recherche” sarebbe svanito, e il viaggio si sarebbe compiuto, con l’effimera soddisfazione dell’alpinista che ha conquistato la vetta, e che in quel momento non ha più niente di affascinante e MISTERIOSO.
Dovremmo riconoscere che alla fine, nel titolo del suo capolavoro che pochi al mondo sono riusciti a leggere completamente (io per primo) c’è il senso di quanto stiamo dicendo, e che Lui ha confermato. E’ più affascinante la ricerca di una verità che non la verità disvelata. E più importante il viaggio che la meta. E’ più coinvolgente cercare l’amore, immaginandoselo sublime se è necessario, che raggiungerlo. Rendendosi conto, mentre ci provi, che quando quell’amore è vero la SUA vetta NON la raggiungi mai. E quando non la raggiungi per i motivi che ho raccontato, immaginare che vero lo sarebbe stato.
E’ “questo” misterioso perchè non raggiungiamo mai “la vetta” che ci fa riempire queste pagine, e ha spinto Proust a scrivere la sua “Recherche”. E voglio credere che la mia ossessione nasca in fondo dal bisogno di tenere vivo in quel modo l’amore che ho per lei. Sommandolo alla parte più stabile legata alle affinità. Forse solo così, nella sua incompletezza, diventa…completo.
Ottimo Golem. Te lo dico asciuttamente, come si conviene tra maschi, ma prendilo come un attestato di stima. Quoto tutto, e al di là del verbo “quoto” che in questo senso è solo miserrimo anglicismo , hai detto tutto magistralmente bene.
Asciutto e virile: apprezzo. Sono d’accordo sull’atroce “quoto” Aton. L’ho usato una sola volta e in tono ironico. Mi e’ insopportabile almeno quanto il K invece di “ch” e X al posto di “per” . Pensa: Nino Bixio che diventa Nino… Biperio. E Bettino Craxi?
Golem,
mi fa piacere che la tua tesi (istinti verso ragione) sia salda, anche se indugia sul tema per trovare ulteriori conferme.
io propendo di più per la soddisfazione di bisogni emotivi interiori oppure di pulsioni fisiche, a seconda dei casi, della struttura caratteriale e della maturità della persona e in questione. come te, classifico entrambe le concretizzazioni sotto l’etichetta di istinti.
credo di comprendere il sentimento che anima la tua “recherche”. forse esso è in parte conseguenza di un retaggio culturale, che porta l’uomo a voler essere l’unico per la donna che ama mentre ha abituato la donna ad accettare abbastanza spesso, soprattutto in passato, che il suo compagno possa avere altre donne purchè continui a tornare da lei.
quanto ad Albertine, nel libro “Dalla parte di Swann”, Swann, che è l’alter ego di Proust, non sembra per niente contento del suo matrimonio. la sua ricerca di parti oscure in sua moglie pare del tutto conclusa nella noia della routine, da condividere con una donna molto diversa da lui, a dispetto del precedente innamoramento.
di certo il mio è un punto di vista molto antico per questi tempi: non ho mai avuto niente da “cercare” nel passato dei miei compagni. forse che non li ho amati? a me pare di sì, soprattutto il secondo.
ho provato una punta di gelosia retroattiva per l’amore giovanile dell’uomo che non ha corrisposto il mio innamoramento senile. che fosse perchè non provava per me l’attrazione che avevo per lui? oppure perchè mi rendevo conto che in gioventù tutto è più sincero, più profondo, più vero?
per me continui a cercare conferme che possano darti la sicurezza di essere veramente amato, essendo consapevole che l’amore di tua moglie non è della stessa ampiezza onnicomprensiva del tuo. tensione, questa sì, di grande innamoramento.
stupendo, comunque, il tuo post 178 e la descrizione che fai di argomenti difficilissimi da sviscerare.
Ciao Rossana. Io navigo a vista nel mondo dei sentimenti, come tutti credo. Nella ricerca della soddisfazione di una necessità, come quella che mi caratterizza, entrano in gioco i riferimenti che possediamo, e attraverso questi cerchiamo di dare forma ad una immagine dell’oggetto amato che si conformi alle aspettative che derivano da quei riferimenti. E’ inevitabile: dipingiamo con i colori che abbiamo a disposizione..
Ma la tragedia, se così possiamo chiamarla, è che l’amore, quando arriva, non nasce da quei “riferimenti”, da quei colori che la vita e l’esperienza ci hanno concesso sino a quel momento, ma da un mondo di cui ignoriamo l’esistenza, anche se basta girare lo sguardo sul cuscino per vederne i contorni.
Quando incontri quel mondo, ti accorgi che quello che bastava “prima” per catalogare un rapporto come amore, ora è insufficiente, tante sono le sensazioni nuove che si srotolano dentro di noi, come tele dipinte con “colori” che non conoscevamo, nè pensavamo esistessero.
La reazione di fronte a questa meraviglia è, in fondo, infantile, come quando si è in un luna park pieno di luci e suoni magici che non vorresti mai abbandonare, e non vorresti che chiudesse mai.
Allora mentre sei sulle giostre stai pensando all’ebbrezza dell’ottovolante, ma appena sceso entri nelle stanze degli specchi magici, e quando sei lì ti torna in mente l’ingresso del tunnel della paura, dove chissà quali sensazioni scoprirai.
La persona amata diventa questo ai tuoi occhi: il luogo infantile dove ogni cosa meraviglia e spaventa, eccita e diverte, è pericolosa o rassicurante, ma di tutte queste sensazioni non vuoi perderne l’esperienza. Le vuoi “possedere”.
L’esempio della conquista della vetta, che si rifà ad una visione adulta del valore del “viaggo” più che della meta stessa, vale anche per l’esempio che ho appena riportato. E’ la meraviglia che dà “l’esperienza della conoscenza” che non la conoscenza stessa, la scoperta, anzi, meglio, la “speranza” della scoperta di una nuova emozione, di una giostra che non sapevi che esistesse, di un tunnel ancora più terrorizzante ma che è ancor più affascinante proprio per questo.
Questo succede in alcuni di noi quando amiamo e siamo innamorati nello stesso tempo, evento rarissimo nel quale io mi sono imbattuto.
Non mi interessa che lei mi ami quanto la amo io, mi interessa che si lasci amare, e che mi conceda il lusso di quelle meraviglie, anche se mi “spaventeranno”.
Lui questo chiedeva ad Albertine in quel libro. E lo capisco.
Golem,
tutta la situazione e lo stato d’animo che ti concerne mi conferma due aspetti fondamentali del sentimento amoroso:
1) “E’ la condanna di chi ama l’altro con tutto sè stesso. Anche a dispetto di sè stesso.” – questo dovrebbe valere anche per chi ama una persona che non merita tanta dedizione, forse semplicemente perchè in questa intuisce una parte di se stessa. qualsiasi scelta non risponde quasi mai a un solo criterio, anche se segue in definitiva a una o più ragioni preponderanti.
2) che un’unione di coppia regge nel tempo in modo libero e ottimale se e quando almeno uno dei due partner conserva un’aura, anche minima, dell’innamoramento che l’ha spinto verso l’altro. non necessariamente questo deve essere per forza dettato, con tutto il rispetto per Proust, dall’attrazione derivante da parti oscure non ben conosciute. a volte può bastare “esserci e non esserci”, mantenendo buona parte della propria indipendenza in senso lato ed evitando di farsi considerare scontati.
ammirevole il tuo intento di far vivere a tua moglie emozioni simili a quelle che l’hanno accompagnata per un periodo della sua gioventù, ma temo che questo non sarà mai possibile: lei non è più quella che è stata e tu non hai le caratteristiche dell’uomo che a suo tempo ha desiderato.
tu e tua moglie siete stati molto fortunati: goditi questo immenso dono nei fatti, allontanando, se puoi, il passato dai tuoi pensieri. come anche tu hai riconosciuto, l’amore è il mistero che tende all’infinito, irraggiungibile per chiunque nella sua totale pienezza.
Rossana, ho letto le tue riflessioni, sempre molto pertinenti, e a mia volta mediterò sulle tue parole, che arricchiscono la lettura di quel mistero che cerco di svelare a me stesso.
Risponderò, ma oggi voglio augurarti una buona Pasqua, con tanto affetto. Ciao
puoi senz’altro avvicinarti al mistero che racchiudi in te; molto più difficile, se non quasi impossibile, farlo con altrettanta approssimazione in un altro essere umano, chiunque egli sia.
arrenditi e “lasciati dondolare”. la serenità è per te a portata di mano: non allontanarla tormentandoti inutilmente! intuizioni, supposizioni, deduzioni, non sono che elucubrazioni. contano i fatti, che già hai la fortuna di vivere. se fossi in te, mi sforzerei a non voler cercare di meglio o di più.
Ricambio gli auguri e l’affetto, scusandomi per la mia predilezione per la schiettezza.
La schiettezza è solo apprezzabile, altro che scusarsi. A presto.
La schiettezza è solo apprezzabile, altro che scusarsi. A presto.
P.S. So di essere fortunato con una donna come lei. Forse è questo che non le “perdono”?
rossana
ciao,tanti auguri di serena pasqua a te e tutti i signori/e qui,ciaoo
ciao Dottor,
grazie per gli auguri, molto graditi, che ricambio.
da me fa freschino ma oggi è tornato il sole!
http://www.lapersonagiusta.com/trovare-la-persona-giusta/stronza-felice-seduzione-attrazione/
Golem,
Fuerbach così descrive (prima di Freud) l’Io e il Non-Io: “L’uomo sta con il suo Io o coscienza sull’orlo di un insondabile abisso che tuttavia non è altro che la sua propria essenza inconscia che viene a lui come un’essenza estranea”.
l’autore di una tesi su suoi scritti a carattere religioso, così sintetizza il tema degli istinti: “La dimensione del bisogno, dell’istinto di sopravvivenza, è certamente inclusa nel concetto che tuttavia Feuerbach estende anche alle componenti tipiche della vita psichica e radicate nel carattere dell’individuo che si danno nei talenti e nelle predisposizioni. Feuerbach utilizza esemplificativamente il caso dell’impulso a poetare, in cui l’io avverte l’impulso al poetare che volontariamente soddisfa, sebbene l’impulso stesso e la capacità di soddisfare l’impulso, cioè il talento, risiedano nell’inconscio, nel non-Io”.
so che questo tema è di nostro comune interesse ma ti ho riportato quanto sopra soprattutto per precisarti che, in definitiva, la penso come te, con la sola variante che tu sembri dare maggior importanza a impulsi vitali di riproduzione mentre io tendo ad includere (forse per esperienza diretta) impulsi, talvolta compulsivi, che possono riguardare con altrettanta forza dirompente bisogni psichici.
da notare, in ultimo, che per Fuerbach la parola “bisogno” contenteva una valenza di “necessità”.
spero di aver portato un nuovo tassello alla tua ricerca, che ammiro.
Vedi Rossana, la faccenda degli istinti, a mio modesto parere, è sottovalutata, un pò com’è successo per lo studio del Medioevo da parte degli storici, che ce lo hanno riportato come un periodo buio e oscuro, quando invece è stato il momento nel quale è nato “l’uomo nuovo”, che ci ha condotti a vivere il Rinascimento così come lo conosciamo.
Per quel poco che ho intuito, gli studiosi si sono concentrati più sulle manifestazioni che mostrava la “coscienza” che non quanto questa fosse influenzata dal quel motore che sono appunto gli istinti.
La cosa è spiegabile nel momento in cui la società industrializzata, e la rivoluzione sociale che questa portava con sè, ha fatto emergere la necessità di analizzare la nevrosi che nasceva dalle elementari esigenze di benessere e sopravvivenza (anche della specie) che tutti perseguiamo, nel momento in cui si interrelavano con la nuova morale e i costumi che si andavano delineando. Costumi e morale completamente differenti dalle dinamiche limitate che la società agraria aveva tracciato in migliaia di anni, sottoposte queste alle regole della religione che però cominciava a secolarizzarsi, anche attraverso i metodi di produzione del cibo non più dipendenti dai capricci della natura, ma dall’organizzazione industriale decisa dalla mente dell’uomo.
Tuttavia, se guardiamo la storia dell’evoluzione dell’uomo, non possiamo non notare che questo ha appoggiato la propria sopravvivenza soprattutto sugli istinti, ai quali ha aggiunto quell’accidente evolutivo che si chiama intelligenza, per migliorarne l’efficacia nel raggiungimento del soddisfacimento dei bisogni che questi richiedevano. Ma non dobbiamo trascurare il fatto che l’intelligenza che ha prodotto la società organizzata nella quale viviamo, ha solo cercato di incanalare la forza bruta degli istinti, al fine di limitarne gli eccessi “antisociali” (quindi dannosi per il “gruppo”) che questi possono produrre. Che questi eccessi spaziassero dall’omicidio sino alla promiscuità sessuale, tutto ciò che poteva alterare l’equilibrio della società economicamente organizzata veniva “moralizzato” col metodo “premio/punizione”, che sappiamo essere efficace in ogni comportamento etologico per indirizzare i risultati comportamentali. Le religioni in questo senso hanno avuto un ruolo che non è il caso di discutere tanto è chiaro lo scopo.
Dobbiamo immaginare il nostro Io come la punta di un iceberg e gli istinti come la parte immersa. Ma quando ci “guardiamo” vediamo solo quella punta.
Golem,
concordo su tutto quanto espresso nel tuo post 192, e, come già sai, in particolare sul fatto che “l’intelligenza che ha prodotto la società organizzata nella quale viviamo, ha solo cercato di incanalare la forza bruta degli istinti, al fine di limitarne gli eccessi “antisociali” (quindi dannosi per il “gruppo”) che questi possono produrre.”
buon pomeriggio!
… niente fa aggiungere!
Ho recitato entrambi i ruoli spesso anche con lo stesso uomo in modo alternato per capire fino a che punto questa cosa fosse vera, e cioè, che gli uomini preferiscono le stronze. A volte ho iniziato una relazione facendo la brava ragazza, ma sono stata costretta a correre al riparo fin da subito, sfoderando la stronza per non perderlo. Più delle volte ho iniziato recitando il ruolo della stronza, dovendo cambiare ruolo in seguito solo perché non sapevo come scaricarlo dopo che non mi piaceva più… In fondo anche le stronze hanno un cuore e lo usano a l’occorrenza con chi se lo merita. Alla fine in base ai miei ripetuti esperimenti di laboratorio, la conclusione a cui sono giunta è che: Gli uomini preferiscono le stronze. Mi fanno ridere quelli che s’incazzano quando leggono opinioni simili. La mia è basata su fatti reali.
NON SONO MAI STATA MOLLATA FINCHÉ HO RECITATO IL RUOLO DA STRONZA, MAI! E L’HO FATTO DIVERSE VOLTE, CON LA FREDDEZZA DI UN SERIAL KILLER, solo per la curiosità di sapere se davvero gli uomini preferiscono questa categoria di donna.