Una poesia napoletana: ‘quann’ more io…’
di
armida
Questo è l’inizio di una poesia napoletana molto toccante, ritrovata in casa di una persona a me cara. E’ come un testamento.. e ci ha sconvolto per il suo significato.
Vorrei tanto conoscere la sua provenienza. Ho inutilmente fatto delle ricerche ma non sono riuscita nell’intento.
C’è qualcuno che può aiutarmi?
Grazie infinite.
Armida
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Categorie: - Cultura
29 commenti
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Ciao Armida,
potresti fornirmi qualche informazione più precisa? Sono in possesso di diverse raccolte di poesie napoletane, quindi se mi dicessi qualcosina in più (comprendo il valore della poesia, non voglio conoscerla tutta: almeno la prima strofa) potrei forse riuscire a trovare qualcosa.
Un saluto,
Rick.
Grazie per la tua collaborazione,la poesia inizia così:
Quanno mor’i’ m’avita fa’ ‘o favore
nun voglio vedè lacreme ‘int’ ‘a ll’uocchie
faciteme vedè quacche resèlle,
pecchè sto arrepus .nne ‘e ccervèlle..
metteteve a cuntà dduie fattarielle
me sento meglio si ve veco allere,
nun vale ‘a pena si’ pe’ me suffrite
pirciò sentite a me, nun me chiagnite
anze chi avessa chiagnere songh’i
ca ve rimango ‘mmieze a ‘sta tempesta..
a vuie ca nun avite maie cercato
cchiù ‘e chello ca putenne v’haggio dato..
e continua ancora..Ciao Rick a presto
Armida
-Mmm..
la cosa sembra complicata. Avevo trovato questi versi di Edoardo Nicolardi (1978-1954):
Quanno mor’io, chiagniteme
nu quarto d’ora: e basta.
Che m’atterrate, all’unnice?
Salute e bbene! ‘E ddoie menate ‘a pasta.
[…]
ma è ovvio che non sia la stessa. Oltremodo i toni sono diversi: questa è “scherzosa”.
Continuo le ricerche, spero di aggiornarti quanto prima.
Un saluto,
Rick.
Grazie Rick,
aspetto tue notizie.La persona in oggetto è deceduta da poco e per me è stato perdere di nuovo mio padre.L’aver trovato questa poesia di addio è stato per tutti molto commovente e ci domandiamo come mai e da dove arriva..forse da molto lontano..Ciao Armida
Anch’io cercavo il testo di questa poesia ma credevo fosse di Raffaele Viviani….
grazie
Sto cercando il testo di una poesia in dialetto napoletano che mia monna ci spedì dopo averla ritagliata dal “Mattino” molti anni fa. L’argomento è un litiglio tra due giovani sposi che termina, si presume appassionatamente, quando a lei si apre nella furia del battibecco un bottone della camicetta. Il marito perde è distratto da altri pensieri e termina con le parole: “…me genufletto.”
Qualcuno può aiutarmi?
vorrei sapere di chi e’ la poesia napoletana, o’ cunto e llova.
c’è una poesia napoletana che comincia più o meno così: patemo è muorto pazzo. pe via d’e tasse se sbertecellaie. pavava e nunn aveva niente… etc.
vorrei sapere: il titolo della poesia e l’autore (credo fosse Di Giacomo)
grazie
Ciao Armida, salve ragazzi,
volevo dirvi, forse v’interessa, che esiste una poesia di un noto poeta contemporaneo, Vincenzo Fasciglione che, per quanto riguarda il senso e gli accenti, almeno di quella prima strofa esposta, è molto simile…
Quanno… sarrà ‘o mument
Quanno… sarrà ‘o mument, nun chiagnite,
facite cunto ca me so’ avviato;
comodamente, pò , ve ne venite
dint’ ‘o Paese bello, addò so’ nato.
E llà campamme, tuttuquante aunite,
senza penziere, senza vierno o estate,
pecchè ‘e ” prubleme ” stanno ‘int’ ‘e ” vestite ”
ca se sarranno, forze già tarlate.
‘O tiempo a passà annante è lento assaje,
ma, si ‘o guardate ‘a reta, v’accurgite
ca nun se ferma, nun se ferma maje
e corre corre, senza ca ‘o sentite
Pirciò, me ne dispiaciarraggio assaje,
quanno sarrà ‘o mumento, si chiagnite.
Inoltre penso che, anche se ”scherzosa”, come inglesino ha detto, quella di Nicolardi è davvero commovente, con un’intensità emotiva non da meno alle altre da noi citate, anzi forse anche, in un certo senso, più prolissa, nella sua stringatezza( non so se continua ), e lo sento dal silenzio che circonda quella strofa…
Infine, chiedo scusa e ringrazio il gentile lettore per il mio non conciso commento,
e domando ad Armida se è possiblile gustare il resto della poesia.
Grazie.
avrei bisogno di conoscere il nome di qualche poeta napoletano che abbia scritto poesie “volgari” tipo quelle di fernando russo che parlano di cacca e piselli (sono capolavori non siate prevenuti!). avete indicazioni da dare?
sto cercando una poesia napoletana che comincia mi sembra con questi versi “i che bellu mestier à guarda porte,semp ca scop e ca paletta mman………..”qualcuno può aiutarmi? grazie
cum e bel stu natal l’allegria che nace gesù
a tavol apparricchiat
l’alber alluminat
mamm na cucin prepar e cos bon
frii o capiton
ca non manca nient
a cas e chien e fum
alluch gia pap
apr stu balcon che non si respira più
o non friduglius na vraser
e rind rind e man
s pigl tutt o calor.
natal e puverienza
po ricc e o poveriell
ci penz o bambiniell
ca non manc nient.
per matteo: quelle poesie ”volgari” che stavi cercando potrebbero essere quelle di Giuffrè: ”l’inferno della poesia napoletana”. Cercale(anche su youtube)sono bellessime !!! Ciao…
L’amicizia,amicizia e comm’o vino, si matura con l’età.Quann’o mietto int’a cantina schizza, volle, sammurtea, se vulesse appicecha.Chistu vino e nu turmiento, cagn’a faccia dint’a niente, si to bive senza fa stiente tearravoglie a panza cu tutte e vientre.Chistu vino nun e pazzo, vo ‘o rispetto e dignità. Mo che l’anne so passate chistu vino se pusato forte e chiaro e diventato, ca famiglia e con gli amici mo me sento chiù felice. Salvatore Manso.
A deborah: Impara a scrivere in napoletano
bellissima la poesia pubblicata da Armida sulla morte. ma a questo punto vorrei proprio sapere comecontinua. Chimi può aiutare???
o’ cunto ‘e ll’ova se non ricordo male è di Pasquale Ruocco, la poesia che comincia con “pateme è muorto pazzo…” non ricordo di chi sia ma di sicuro non è di Salvatore di Giacomo.
Per quello che riguarda la richiesta di Armida purtroppo non posso essere utile, ma a giudicare dalla musicalità sembra una poesia “recente” di sicuro posteriore agli anni 50.
La poesia “testamento” di Nicolardi è un vero capolavoro, la leggevo fin da giovane, e sono daccordo con Vito: anche se apparentemente scherzosa, è una poesia molto profonda.
Per chi riuscisse ancora a trovarla c’era una raccolta “poeti napoletani dal seicento ad oggi” curata da Giuseppe Marotta che potrebbe soddisfare molte delle vostre richieste o almeno offrirvi una panoramica completa della nostra grande poesia.
Un saluto a tutti
é una poesia di Mimmo cirillo,di scafati provincia di salerno.Ne ho lette tante sue e bellissime,questa è uma di quelle..saluti
A proposito di poesie sulla morte, chi mi ricorda di chi è quella napoletana in cui il protagonista, di ritorno da un funerale si sente allegro per il morto che si è liberato dai guai ed usa come intercalare perepè, o insomma il suono di una trombetta?
per Adolfo:la poesia è “è tasse”ed è di eduardo nicolardi
il poeta “volgare” di cui parla matteo è sicuramente ferdinando russo, anche se ce ne sono altri sull’antologia “l’inferno della poesia napoletana”.
Ciao Papà..
Ho preso un foglio di carta bianca ,una penna …e stò scrivendo una lettera….Una lettera per te…
Chissà quante volte nei tuoi pensieri , nelle tue giornate scure,
aspettavi con la speranza un mio ritorno, un abbraccio o semplicemente un foglio di carta con scritto “ Ti voglio bene”..
Intanto i giorni passavano e con esso anche gli anni, ma la speranza del mio ritorno ,nel riabbracciarmi , o di quel semplice foglio di carta ,non ti passava mai .
Ti sentivi tradito nel cuore di papà .. Non accettavi la ferita ,ti rimproveravi , dove avevi sbagliato..mentre rivedevi e pensavi (anche solo per poco) tutti i giorni trascorsi .
Hai gettato via, in silenzio, il tuo orgoglio , accettando di perdonarmi ,senza aggiungere alcuna parola… Hai lasciato che fosse il tempo, a farmi capire dove sbagliavo . non voglio strapparti altre lacrime,i tuoi occhi hanno già pianto troppo.Adesso sono io.. ad essere senza parole..A tenere questa penna in mano , cercando nel mio inconscio le parole giuste.. Come posso scrivere tutto quello che provo dentro? Il rimorso , la paura e forse anche un po’ di vergogna. Nel mio silenzio cerco il tuo perdono per essermi allontanata da te.. cercando il giorno o il futuro che ci farà ancora ritrovare insieme ,come allora. Anche domani potrebbe succedere. Perchè no!..non sai quanto lo desidero.. Ti chiedo perdono se sono stata un ‘egoista , per non averti capito subito. Perchè tutto ciò che un padre vorrebbe per la propria figlia è , salute, fortuna, felicità, ed una famiglia serena., Anche nella povertà, hai dato tutto quello che potevi , il tuo grande amore. Ed io in cambio cosa ti ho dato?.. Nulla!. Ho cercato come figlia di coniugare solo , il lavoro,l’essere madre e donna ,dimenticando i veri valori che ci hai insegnato..Pensavo solo a cosa fosse stato meglio per me e per il mio futuro,, non cosa avresti voluto tu..Chiedevo al Signore, di non farmi soffrire, di aiutarmi sempre , di non abbandonarmi.. non mi rendevo conto che anche tu soffrivi, avevi bisogno di me..del mio affetto, del mio aiuto..Adesso so quanto tu sei importante . Sarei nulla , senza di te…Ti scriverei ancora tante pagine, milioni di pagine… per farti capire ,quando mi Manchi ,ma voglio semplicemente dirti:” TI VOGLIO BENE PAPA”
a CORTEZ: ‘O cunto ‘e ll’ova è una poesia di Ettore De Mura
a giulia gabbia: su youtube c’è una mia poesia da me recitata che
rispecchia la tua bella lettera. Cerca tra i video “o lassato è perduto”
Grazie il video è stupendo, sono commossa per tue parole… che rispecchiano lo stato d’animo di entrambi…
Se le parole che escono dalla bocca partono dal cuore
gli altri cuori sono sempre disposti ad accoglierle.
Armida, la poesia a cui ti riferisci è di Eduardo Nicolardi e si intitola : Testamento.
E’ di Mario Vastarella, la trovi solo su YouTube.
La poesia ė di Galdieri :quando moro ‘I chiagniteme ‘nu quarto d’ora e basta, Che m’atterrate all’unnece salute e bene a’ ‘e ddoie menate ‘a pasta………..ecc.ecc.