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Una lezione di dignità

Lettere scritte dall'autore  AMOROSO FRANCESCO

Nei giorni antecedenti il 6 marzo 2019 dai benpensanti opinionisti si paventava l’inizio del caos dovuto all’ affollarsi dei richiedenti il reddito di cittadinanza. Si temevano folle agli sportelli degli uffici postali, nei CAF ed intasamento dei siti Internet per l’inoltro delle istanze. I media parlavano di possibili folle pronte a scomposte manifestazioni.
Chi ha avuto la ventura di entrare in un Ufficio Postale o si è recato per altri motivi presso un CAF dopo il fatidico 6 marzo ha potuto constatare che le persone richiedenti il reddito di cittadinanza non si sono affollate agli sportelli e che con la dignità che contraddistingue le persone bisognose e meno abbienti si sono messe ad attendere, in vero per non molto tempo, in silenzioso silenzio e vergognandosi quasi di chiedere quel reddito di cittadinanza che dovrebbe renderli liberi dal bisogno immediato di poter utilizzare un carrello della spesa per soddisfare bisogni propri e dei figli.
I richiedenti hanno dimostrato e dimostrano di avere una dignità senza pari e di non meritare l’epiteto di fannulloni, di scansafatiche e di furbetti pronti a barare, a simulare separazioni coniugali, a rinunziare a lavori sottopagati, ad effettuare trasferimenti di residenza, etc.
Nel vedere questi richiedenti mi è tornata in mente una lezione di dignità che mi è stata data quando alcuni anni or sono, attraversando a piedi la frontiera fra Panama e Costarica fui avvicinato da uno dei tanti ragazzini che si prontavano per aiutarmi a portare il bagaglio a mano. Ad uno di loro che voleva aiutarmi in cambio di qualche “colon” o “centesimo di dollaro”, forse anche per paura che mi derubasse del trolley, rifiutando l’aiuto provai a regalargli mezzo dollaro.Il ragazzino mi guardò, aveva l’espressione di una persona mortificata, e parlando un approssimato spagnolo mi disse che avrebbe accettato la ricompensa solo se mi avesse aiutato perché non era là per chiedere l’elemosina ma per avere una ricompensa in cambio di un lavoro.
A distanza di tanti anni mi rendo conto che sarebbe opportuna per tanti una lezione di dignità. Amoroso Francesco, uomo qualunque.

L'autore ha scritto 56 lettere, clicca per elenco e date di pubblicazione.

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7 commenti

  1. 1
    Yog -

    Beh, ma i poveri sono sempre stati dignitosi, ed è pure ovvio dato che la dignità non richiede esborso di cash a differenza, as esempio, di un’auto nuova o di una soppressa di qualità.
    Il RdC lo chiedono in pochi perchè il furbone pentastellato ha posto il famoso paletto: si darà solo ai 90-enni accompagnati dai genitori.

  2. 2
    maria grazia -

    L’ appoggio Professore. Sicuramente quando tutti vivremo di nuovo nelle grotte, ci copriremo con foglie di fico e saremo costretti a spostarci con macchine fantozziane, chi di dovere apprezzerà la nostra dignità.

  3. 3
    Yog -

    Maria Grazia, i povirazzi non hanno la macchina, neanche fantozziana in quanto solamente bollo ed assicurazione comportano una certa disponibilità economica. Girano a piedi (nudi e lerci), ma con grande dignità. A circa 6 Km/h, che a un poviro basta e avvanza.

  4. 4
    Sasha@ -

    > i poveri sono sempre stati dignitosi, ed è pure ovvio dato che la dignità non richiede esborso di cash

    Forse c’è una confusione dell’effetto con la causa.

    > quando tutti vivremo di nuovo nelle grotte

    Ma non tutti. Le fasciste le manderemo al gulag.

  5. 5
    maria grazia -

    Sasha, preferisco il GULASH. Molto più saporito!

  6. 6
    Sasha@ -

    Se lavori bene in GULAG ti serviranno un piatto di “баланда”. La ricetta classica tradizionale, denominazione d’origine controllata di Siberia.

  7. 7
    maria grazia -

    Capisco Sasha. Anche in Siberia alla fin fine è sempre questione di pararsi…il gulag.

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