Il dramma di non trovare uno straccio di lavoro
di
Anonymamente
Riferimento alla lettera:
Non riesco a trovare uno straccio di lavoro e stà diventando davvero un dramma. A vent'anni sono una ragazza senza prospettive future. Mi sono diplomata due anni fa dando il massimo, pur non conseguendo un risultato ottimo sono arrivata ad un buon punteggio con fatica, impegno, dedizione. Quando sentivo le...
Leggi tutto il testo a pagina 1
L'autore ha condiviso 3 testi sul nostro sito. Per esplorarli, visita la sua pagina autore Anonymamente.
Lettere che potrebbero interessarti
75 commenti
Lascia un commento
Max 2 commenti per lettera alla volta. Max 3 links per commento.
Se non vedi i tuoi ultimi commenti leggi qui.
▸ Mostra regolamento
I commenti vengono pubblicati alle ore 10, 14, 18 e 22.
Leggi l'informativa sulla privacy. Usa toni moderati e non inserire testi offensivi, futili, di propaganda (religiosa, politica ...) o eccessivamente ripetitivi nel contenuto. Non riportare articoli presi da altri siti e testi di canzoni o poesie. Usa un solo nome e non andare "Fuori Tema", per temi non specifici utilizza la Chat.
Puoi inserire fino a 2 commenti "in attesa di pubblicazione" per lettera.
La modifica di un commento è possibile solo prima della pubblicazione e solo dallo stesso browser (da qualsiasi browser e dispositivo se hai fatto il Login).
Leggi l'informativa sulla privacy. Usa toni moderati e non inserire testi offensivi, futili, di propaganda (religiosa, politica ...) o eccessivamente ripetitivi nel contenuto. Non riportare articoli presi da altri siti e testi di canzoni o poesie. Usa un solo nome e non andare "Fuori Tema", per temi non specifici utilizza la Chat.
Puoi inserire fino a 2 commenti "in attesa di pubblicazione" per lettera.
La modifica di un commento è possibile solo prima della pubblicazione e solo dallo stesso browser (da qualsiasi browser e dispositivo se hai fatto il Login).

Ti accorgi che i tuoi colleghi, nel frattempo che tu reagivi a nome di tutti, giacché raccoglievi le lamentele di tutti (in realtà rischiando solo tu, gli altri stavano al sicuro… Vili; perché sappilo: una laurea non ti dà il coraggio, se sei vile…), i tuoi colleghi laureati, si erano messi, nel frattempo, a “fare i furbi”. Eh sì. E guadagnavano pure più di te (è per questo che facevano i furbi: per guadagnare di più col minimo sforzo…). Ma come? Barando. Usando un sistema che conoscevano tutti, facevano tutti, meno te, povera scema, che parlavi, reagivi, a nome di tutti, che non si poteva più andare avanti in un certo modo, trattati senza rispetto. Capito? Il sistema, infatti, svantaggiava il collega che veniva dopo, di conseguenza lo facevano tutti, a catena: e la “furbizia” diventava DOVUTA, per tutti. E questo era solo un piccolissimo esempio. Acqua passata sotto i ponti e tanti sorrisi signorili, perché bisogna essere sempre giusti, sempre educati… Nel frattempo, passata l’acqua, le cose vanno peggio, eh? Perché così si sta meglio, in questo Paese, che le cose, ci raccomandiamo, devono andare sempre peggio. Bisogna sempre cadere più in basso.
Tieni presente, però, naturalmente, che la nessunissima stima che oggi ho di tante cose e persone di questo Paese, non è di tutta l’Italia e di tutti gli Italiani. C’è però quella parte schifosissima che sta letteralmente AMMAZZANDO l’altra, ossia una intera generazione (25 anni), e con i mezzi, attenzione, più subdoli.
Così, non è raro, che ti possano venire a fare la battutina: ah, ma tirati su, c’era chi veniva dopo la guerra…
Questa invece non è una guerra… Subdola. No… Scherziamo? Non è nulla. Non esiste. Non esiste nulla. E infatti non esisti TU. Fanno in modo che tu NON ESISTA.
E per essere un po’ più precisa, nella mia teoria strampalatissima, basata sicuramente sul nulla, su vaneggiamenti… Cose totalmente inesistenti… Posso dirti: per quelli che si stanno facendo AMMAZZARE (civilmente, pazientemente, educatamente… Col torcicollo fisso a forza di girare la testa…) giorno dopo giorno, poco alla volta, e che vanno dai 20 ai 50 anni, è finita. Chiuso. Finito. In partenza. A meno di una rivoluzione. Civile, aggiungo.
Volevo scrivere qualcosa di specifico, ma vedo che alla fine la discussione ha perso il suo tornaconto.
Comunque ci provo.
Da quanto ho visto si parla spesso di curriculum, come se oggi fosse un toccasana, ma a chi serve veramente questo pezzo di carta?
Da quanto leggo in giro, serve solo a selezionatori pagati per farlo, ad aziende particolari che cercano profili specializzati e molto ristretti in tale ambito, quindi non cè master e laurea che tenga, ma esperienza lavorativa dalla nascita fino alla morte.
Senza parlare che poi chi ci ha scritto libri ha venduto questa favoletta, cha alla fine è servita a creare un indotto a proprio uso e consumo, perchè, nel frattempo, ciò che persevera da sempre è la buona conoscenza, e questa non la vedo una cosa cattiva, ma è, e deve essere ovviamente una cosa limitata a sè stessa solo favorire diciamo così un’entrata, un saltare la fila, ma poi ovvio si deve lavorare, cosa per cui invece oggi si vede in maniera distorta, e frà poco la si chiede anche per colazione.
Poi il problema del lavoro oggi, è molto particolare, perchè le risorse economiche del mondo non sono diminuite, ma, credo, semplicemente spostate, in parte verso i paesi poveri, e quindi molto più lavoro per questi, con tutte le riserve del caso, dalla scarsa sicurezza alla pessima vita sociale, e la parte più cospicua, viene trattenuta per farsi belle le multinazionali perchè hanno fatto più soldi di altri, per non parlare dei fondi neri, soldi rubati, altro che lavoro nero per pagarsi uno straccio di affitto, mi vien da ridere, se la prendono con 100€ in più per uno che si fà un mazzo tanto, e lasciano i caporalati a gongolare per non toccare multinazionali.
Poi cè l’aspetto della vita quotidiana, che non ci lascia nessun tipo di scelta, cioè, senza macchina non lavori, per esempio, e se non hai soldi macchina niente, niente macchina inutile fare perfino uno schifo di curriculum.
Volevo chiederti anonymamente, ha già provato coi corsi per lavori ricercati tipo, lavori particolari come stuccatore, o lavori che vanno scomparendo? sò che la regione friuli ha indetto dei corsi di determinate ore studio e pratica, finalizzate al dare i requisiti necessari pe rappunto avviare lavoratori o giovani disoccupati, purtroppo il link lo devo cercare, ma se hai già guardato allora niente.
bel messaggio simone…sono d’accordo al 100% con te…!!
Soprattutto sulla parte del cv, anche se oggigiorno ci sono ricerche dedicate per i giovani “senza esperienza”..in questo caso anche scrivere che sono il capitano di una squadra di calcio a 11 (ad esempio) fa la differenza…quindi quando non hai esperienza lavorativa l’intervistatore ha solo una ventina di minuti per capire chi sei…se sei “sveglio” ti basteranno due/tre colloqui e qualcosa toverai…altrimenti………..
Buona notte…
Clarissa, il tuo discorso non solo lo condivido, ma ti dico che è esattamente ciò che emerge spesso dai discorsi che provo ad affrontare con certi adulti più ragionevoli e umani(ovviamente io ho una testa e un cuore che cerco di far funzionare insieme, ma non l’esperienza per essere davvero alla pari con persone ben più grandi di me). Ad esempio, ieri sera una signora (sulla 50ina) mi ha invitata a casa sua. Tra un discorso e l’altro mi ha raccontato che lei dopo anni di lavoro in una ditta, una di quelle più “produttive”, si è ritrovata in mobilità. Molti hanno cercato un altro lavoro immediatamente, alcuni come lei hanno aspettato un pò. Hanno fatto bene: sono stati richiamati, insieme a nuove “leve” (contratto a tempo determinato). Ebbene, questi ragazzi nonostante per contratto abbiano diritto ai 30 minuti di pausa-pranzo incastrati nelle 8 ore a ciclo continuo, rinunciano volontariamente a mangiare pur di dimostrarsi volenterosi e sperare in un’assunzione fissa, ma lei dice che di giovani ne ha visti passare tante, ma fermarsi nessuno. Siamo davvero arrivati al punto di annullarci. Se solo penso ai sacrifici che sono stati fatti per ottenere i basilari diritti..
Simone e Colam’s, intanto grazie. Vi rispondo insieme. I centri a cui faccio riferimento sono soprattutto centro per l’impiego della mia zona, informagiovani anche un pò dislocati, settimanali di annunci, “Ial” (Ud, Pn..) che ogni tanto propone anche alcuni corsi, in ambiti diversi, specifici. Ma se vai a vedere tra i requisiti vengono richieste qualifiche professionali/diplomi inerenti o comunque tecnici oppure esperienza. Se trovassi dei corsi e i requisiti non fossero vincolanti inoltrerei la richiesta alla partecipazioni anche per mestieri tipicamente mascolini, ma credo che prima di prendere una ragazza ci penserebbero mille volte.
L’altro giorno in un’agenzia iterinale mi è stato chiaramente detto che per ragazze e per giovani al momento in zona non c’è niente, tutte le richieste al momento sono indirizzate a chi ha esperienza, non c’è nulla che preveda formazione. L’addetta mi ha suggerito di cercare qualche corso formativo. Cercando, ero contenta perchè avevo trovato una proposta di work-experience con requisiti ai quali potevo rispondere: poi in fondo pagina era specificato che era rivolta a giovani già inseriti in ambiti formativi. Comunque grazie.
Tutto questo mi va benissimo, quello che mi fa restare male è che anche per un “normalissimo” lavoro vengano richiesti esperienza e cv “dettagliati” (per fare le pulizie?) e anche per i mestieri più semplici ed immediati ci si affidi alle agenzie. Ad esempio, la vendemmia. L’ho inziata a fare da amici di famiglia a 6-7 anni, con il mio sgambello piano piano davo una mano e mi divertivo. Alcuni miei parenti andavano in giro per le aziende agricole e venivano chiamati DAVVERO. Oggi devi passare per le agenzie. Per una selezione come cassiera mi sono state poste domande come se avessi dovuto fare la direttrice..
Non sto dicendo che tutto debba essere preteso e immediato. Sto dicendo che il sacrifico la persona veramente intenzionata a costruirsi un futuro è disposta a farlo. Ma deve valere la pena. Sono stanca di vedere le persone sfruttate.
Ad esempio, vicino a dove abito c’è un bar/pasticceria. E’ un posto che ho frequentato durante la mia adolescenza quando capitava di uscire. Carino, tranquillo. Durante il corso degli anni ho visto cambiare decide e decine di cameriere, mentre la parente della moglie del titolare è fissa. Devo dire che girare per esercizi pubblici e trovare persone cordiali da queste parti non è poi così facile come dovrebbe essere in un esercizio pubblico. Però posso dire che a parte qualche eccezione, le ragazze che si sono alternate negli anni erano rapide, sorridenti, gentili, era facile andare oltre al “ciao,un caffè, quant’è?, ciao”, la gente del paese si affezionava. La penultima sapeva coccolare il cliente, ti faceva sentire speciale ogni volta che entravi. E poi tac, sul più bello sparivano. Beh, io non lo frequento più. Da quando ho aperto gli occhi.
So anche che pochi ragionano così. In fondo chi se ne frega di quella che ti serve l’ordine, no? Invece a me frega. Non serve a niente, lo so, ma mi frega. Se a lamentarsi fossero 10, 20, 50 clienti abituali vorrei vedere se quel pasticcere non le assumesse!
Penso che possa succedere di accorgersi dopo un periodo di prova di non essere portati per un lavoro e che a sua volta un datore di lavoro non ti trovi affatto efficiente. Ma in molti, troppi casi succede abitualmente.
Credo che arrivare a dire che uno il diritto al lavoro se lo debba guadagnare sia pericoloso, soprattutto per chi si esprime in tal modo, perchè viene messo davanti a tutto il profitto e non l’essere umano e il suo diritto alla vita e al benessere (inteso come welfare state). Lo stipendio deve essere guadagnato, ovviamente, non il diritto al lavoro. Quel diritto che è anche dovere.
Colam’s, con il discorso rivoluzione capisco che siamo sulla stessa linea d’onda, anche se io mi auguro davvero che si prenda coscienza prima e che attraverso proteste coese, continue, unite allo spirito di novità ed iniziativa si riesca a cambiare questo Paese senza armi, senza violenza.
Stefano: chi sei tu per dire chi è sveglio e chi non lo è? Sinceramente non m mi sento affatto quella stupida che tu vorresti dimostrare che sia. La storia del
Comunque dopo tutta la smania di metterci impegno mi sono sntita dire “troppo qualificata” e insieme a me diversi altri.
@deio4-stefano
Ma ad un’operaio generico a che serve il curriculum? perchè si deve andare a guardare sempre sti lavori di concetto?
Anonymamente, brava, brava e brava.dici tante cose sensate, e vere, riporti fatti, no chiacchiere, che vedi con i tuoi occhi, che sono sotto gli occhi di tutti! E che, nonostante io le sappia perfettamente, queste cose, quasi non le posso leggere, perché divento una bestia! Si fa per dire, naturalmente, che divento una bestia. Io che sono sempre stata contro ogni violenza, ridotta a sentire la rabbia, diventare come una bestia e basta! Che cosa sono quei ragazzi che si alternano in fabbrica, che cosa sono quelle ragazze che si alternano in pasticceria, eh? Carne da macello, e basta! Ah, ma civilmente, eh? Educatamente, sicuro… Signorina, è stata bravissima, ma sa… L’apprendistato è finito, si tolga dalle palle! L’apprendistato, eh? Quella cosa che serve appunto a imparare un mestiere, per poi farlo, non per essere mandati a casa! Eh, ma già, al titolare, fa comodo quel tipo di contratto. Si risparmia. Io sono un privato, e faccio quello che voglio, è il libero mercato, bellezza. Ma mi facciano il piacere! Il libero mercato? In italia? Ma mi facciano il piacere! Il merito? Poi: non esiste, in italia, né libero mercato, né welfare.
Tante cose sensate dici. La più acuta, profonda, per me, è questa: “credo che arrivare a dire che uno il diritto al lavoro se lo debba guadagnare sia pericoloso, soprattutto per chi si esprime in tal modo, perchè viene messo davanti a tutto il profitto e non l’essere umano e il suo diritto alla vita e al benessere”
Brava. Pericoloso. Hai detto bene. E non è che può diventare pericoloso: è già così, da almeno venti anni!
E allora, io che cosa devo dirti? Come incoraggiarti! Ti devo dire la verità, ti devo.
Che è dura, durissima, cara ragazza, fa male a me, dovertelo dire! Perché significa sembrare che si voglia tagliare le gambe a un giovane: non è così!
Ti devo dire la mia verità, devo! Basata sulla mia esperienza. La mia e quella di tanti altri che ho conosciuto e di quelli che non conosco, ma è come se li conoscessi! No chiacchiere da bar, sulla pelle degli altri!
E quale è la verità, eh?
Vuoi la verità, ragazza mia? Che noi quarantenni oggi dobbiamo dirci che abbiamo sbagliato! A essere onesti, educati, volenterosi, umili, ottimisti. Ottimisti un c....! Cambierà, ci dicevamo, domani è un altro giorno. Eccetera eccetera eccetera. Un c....!
Mentre ci ammazzavano. Hai capito adesso che cosa sono costretta a dirti? Che ci ammazzano. In molti modi. Infiniti! Dopo venti o venticinque anni, di questi “lavori”, sei finito. Usurato. Fuori dal “mercato”. Fuori dalla vita, cara ragazza. Fine della storia della tua vita! E l’incubo è che sei vivo. Capito? Ti tengono gli occhi aperti e ti fanno guardare, notte e giorno, come si muore, legati! Allora cosa posso dirti di positivo io? Solo una cosa, una sola. Che tu, e tutti i ventenni, non dovete fare come noi! Basta! Non dovete credere a quegli stronzi quarantenni che vi dicono, ah ma io mi sono fatta il mazzo, fattelo tu, ora. No! Quello non è lavoro. E’ uccidere le persone!
Mi spiego? L’unica cosa che puoi fare tu, e milioni di nuovi ventenni, con l’energia, la forza dei ventenni (noi non l’abbiamo più, l’energia, la forza, nulla, ci hanno già fatti fuori, mia cara, ci hanno già uccisi: di questo puoi essere certa!), è rifiutare questo sistema di mmerda che uccide, e che fa ammazzare, poi, si capisce, gli uni (deboli) con gli altri. E’ imporvi, organizzandovi, dicendo basta! E sai perché non posso essere positiva adesso, anche su questo? O almeno perché devo avere molte riserve che possa, comunque, cambiare qualcosa? Perché si è andati, ormai, troppo, troppo oltre. Significa, come minimo, che per cambiare, occorrerebbero ancora altre generazioni, le successive alla tua di ora. A meno, ripeto, di una rivoluzione generale, della maggioranza. Ma nella maggioranza, ricordati, ci sono migliaia e migliaia e migliaia di persone, che tu crederesti come te, e invece no, sembrano come te, ma non lo sono più da un pezzo! Sono il titolare della pasticceria sotto casa, che ha interiorizzato ben bene, il sistema. Lui ne fa parte, lui lo mette in pratica. E così noi. Io sono dentro al sistema, anche essendone fuori! Come mai ti tolgono tutto, eh? Come mai fanno in modo che tu giri a vuoto, eh? Come mai consentono il lavoro nero? Come mai gli onesti titolari di piccole aziende li strozzano? Come mai, poi, anche i piccoli imprenditori, devono strozzare te, eh? Come mai arrivano i soldi dall’unione europea… Alle regioni… Per che cosa? Corsi. Corsi di qualificazione. Corsi di riqualificazione. Corsi per donne quarantenni che devono reinserirsi nel mondo del lavoro. Corsi per i giovani. Vai a vedere dove finiscono i soldi. Io, purtroppo, ho dovuto dare un’occhiata a queste cose, di recente, e finiva che avrei dovuto fare un servizio giornalistico, un’inchiesta, finiva. Perché i soldi, per qualcuno, ci sono sempre, e tanti, ma tanti… E poi non ci sono manciate di euro per chi deve studiare e avere un lavoro! E quei soldi, io penso, fanno un giro giro tondo, si finge di fare per le donne, i giovani e compagni cantanti, e ritornano nelle casse… I soldi. E tu, a girare, girare, girare… Per collocamenti, regioni, annunci… A vuoto. E quando lavori, dopo anni anni e anni, capisci, dopo venti, venticinque anni, che hai lavorato per niente. Non hai niente.
@19simone70
Quello che dici è vero, ad un operaio potrebbe non servire un CV. Io sinceramente lo vedo più come una specie di “Carta di Identità”…nel senso che è la mia presentazione, su queste due pagine c’è tutta la mia vita lavorativa, dove ho studiato, quali pregi ho, ecc..ecc..
Così come per la C.I.; se qualcuno la trova deve essere in grado di capire chi sono, come sono, dove abito ecc..ecc..
Capisco che in molti casi il pezzo di carta è limitativo, ci sono situazioni in cui non si sa come arrivare a riempire una pagina, e altre situazioni in cui le pagine diventano 3/4/5 o più..
E un discorso ben complesso, e siamo fuori OT..bisognerebbe approfondire…dopo qualche anno di lavoro e qualche CV esaminato ti confesso che mi piacerebbe essere un selezionatore..è un attività tutto sommato stimolante, perchè come dicevi tu e anche gli altri ciò che conta veramente è la PERSONA, non un pezzo di carta, sia esso CV, laurea, diploma, master, o carta igienica…e siccome i nostri colleghi stanno con noi 8 ore e passa è chiaro che i rapporti umani sono importantissimi nella vita lavorativa di ognuno di noi..
Vi consiglio una lettura…:
IL METODO ANTISTRONZI, libro molto interessante, (la trama la si evince facilmente dal titolo…!!!
Clarissa, io credo che l’unione faccia la forza. Lo ripeteva la mia insegnante di lettere alla scuola media, una figura a cui devo molto della mia formazione. Mi è rimasta dentro. Ci credo seriamente. Anche se ci credo sempre meno.
Organizzarsi, protestare, attivarsi, scioperare, mobilitare il Paese…sarei pronta da subito a muovermi in tal senso. Anche simbolicamente, anche se sapessi che concretamente all’inzio non cambierebbe niente, sarei comunque favorevole a provare. Magari intensificando questi episodi si riuscirebbe a far prendere un pò di paura a qualcuno. Come dici giustamente te, siamo migliaia a navigare in acque lerce, loro sono troppi, troppi, troppi ma pur sempre pochi in confronto.
Ma tu sbagli a confidare troppo nei giovani. Perchè ti arriva quello/a che per qualche motivo (e può essere qualsiasi estratto dal forbice che và dal pieno merito alla raccomandazione) il lavoro ce lo ha, pensa di essere a posto (a torto o a ragione) e di attivarsi per il bene del suo Paese non gliene infischia niente di niente.
Purtroppo l’italiano ha bisogno di essere toccato dal vivo, nei suoi interessi tangibili prima di non dico agire, perlomeno re-agire.
Penso, ad esempio, al Referendum dello scorso giugno. A parte che la percentuale degli astenuti è comunque vergognosa, ha segnato una conquista dopo tanti anni. Ma una vittoria a metà. Perchè se ci pensi bene, la gente in fondo è andata “per non pagare l’acqua”, quindi per interesse (almeno lì si è svegliata). Ma avrei voluto vedere di fronte al solo referendum per il legittimo impedimento quanti sarebbero andati! Nessuno, una percentuale così remota! Questo perchè di fondo l’ingiustizia (e di conseguenza la rabbia, e di conseguenza un attivamento) non viene assorbita finchè non ti riguarda personalmente. Che ci avrebbe perso l’italiano se il suo Premier per legge avrebbe potuto non presentarsi ai processi? (E questo ovviamente và al di là dello schieramento politico. In fondo chi se ne importa, finchè non ha combinato qualcosa personalmente a te chi se ne frega. Ma dato che ormai erano lì, una croce in più una in meno che differenza fa? Mettiamola e non ci pensiamo più. Ci è andata bene che fossero 4 quesiti riuniti, chissà a quest’ora altrimenti che si sarebbero inventati pur di renderci dei pagliacci da deridere. Nel lavoro, ma non solo. In tutti gli aspetti della vita sociale (e privata) siamo merce, siamo numero, siamo elementi sostituibili. Secondo me il problema non è concentrato solo sul lavoro, è in castrato in un contesto onnicomprensivo in cui è incastrata la nostra breve parentesi qui. Siamo solo dei puntini tra tanti, tutti. Che qualcuno si arroghi a sentirsi “migliore”, che davvero si illuda di valere di più è mettersi nello stesso piano di un oggetto di compra-vendita, rigorosamente prezzato.
Le cose devono cambiare, come ripeto spero in una rivoluzione, ci confido, la vorrei, ma assolutamente non violenta. Una vittima sarebbe già perdere un pezzetto di vittoria.
@deio4-stefano
Un selezionatore difficilmente lo selezionano per capacità empatiche o perchè in grado di capire se una persona è adatta a lavorare o no in quell’azienda, in 10 minuti non sai niente di una persona, e meno con un CV corto, a mè non frega una mazza se il selezionatore deve leggersi 100CV e li vuole in un determinato modo per poter capire chi è efficiente ed organizzato, è pagatoper farlo e lo deve fare, e se è co......, ha dei vantaggi in più, visto che persino un responsabile di reparto difficilmente lo scelgono capace, empatico, organizzato ecc., per esperienza un capo lo scelgono bastardo, doppiogiochista, malleabile, sempre disponibile verso i suoi superiori, e soprattutto co...... quanto basta, non deve fraternizzare, non deve chiaccherare, se non per creare un determinato tipo di ambiente chiuso e limitato, insomma deve solo ed unicamente far produrre.
@anonymamente
Nessuno vuole la rivoluzione violenta, ma una rivoluzione per quanto tale, violenta lo diventa quando si ritrova senza mezzi per diffondere in maniera aperta e pubblica, spesso le notizie, idee, e quant’altro serve per avviare un’azione anti-politica-attuale, avviene in maniera trasversale, con volantini e riunioni nelle salette di quartiere, oppure sottobanco, cioè di nascosto, perchè le cose pubbliche pubblicate, spesso sono informazioni che vengono filtrate a più livelli, perfino in internet.
Anonymamente, non bisogna essere troppo idealisti e perfezionisti.
Le rivoluzioni sono violente per definizione. Per lo meno questa che serve a noi lo sara’.
Non conosco bene la storia di M.L. King e Ghandi, sembra che abbiano fatto rivoluzioni non violente. Ma noi dobbiamo rovesciare un potere che si difendera’ e rovinare interessi potenti: la finanza mondiale, i politici corrotti, la mafia…
Solo per la mafia ci sta una sola soluzione secondo me: il pugno (cioe’ il prefetto) di feRro. Per l’economia mi devo informare bene su cosa succederebbe se l’Italia decidesse di dire : “chissene dei buffi, noi non pagamo più “.
Comunque sono d’accordo, l’italiano si muovera’ quando gli toccheranno il proprio benessere individuale.
Anonymamente, premesso che dici cose sempre sensate… Ma… La violenza (solo da una parte) c’è già… Le vittime ci sono già… I morti ci sono già… Un’intera generazione (e anzi due, se vogliamo comprendere i trentenni/quarantenni/cinquantenni e i ventenni di ora, e bada che voi ventenni, per certi versi, mi sembrate ancora più fragili, sconfortatissimi: vedete noi; l’esempio, ora, l’avete, mentre noi avevamo l’esempio di un altro mondo: genitori, sia pure con un reddito modesto, con un posto di lavoro sicuro, e dei diritti e davanti a noi c’era l’ignoto bello e buono, che era il baratro, però) è stata massacrata, è andata, finita, chiuso. Parlano degli immigrati che arrivano (solo come “problema”: non sia mai che possano essere una risorsa), ma si tace di Italiani che se ne sono andati, in milioni, da questo paese… Perché NON ESISTEVANO, per l’Italia. Se ne sono andati perché qui non esistevano… Le manifestazioni ci sono da anni… Le manganellate, col sangue, le vittime (già) del terremoto abruzzesi (per dirne una) se le sono prese… I lavoratori di ogni tipo sono scesi in piazza… I precari hanno protestato… Gli studenti, gli insegnanti, gli operai, i cassintegrati, i poliziotti, tutti tutti tutti hanno manifestato, ma intanto qui non si lavora, intanto la vita passa, intanto ogni giorno dobbiamo stare a guardare, venire a sapere di nuove inchieste, nuovi milionari scandali… Siamo alla FOLLIA. Un incubo. Ma vero.
Se mi dici: domani, guarda, fermiamoci tutti. Fermiamo i treni, gli autobus, i taxi, chiudiamo i negozi, i bar, i supermercati, gli aeroporti, gli uffici, le banche, le fabbriche, tutto. E andiamo in piazza. E diciamo e ora basta. Ora veramente qua si ferma tutto. Ma è un sogno…
Tu dici che gli Italiani si svegliano solo quando si tocca il loro interesse, se ho ben capito. Io invece dico che quando – subdolamente, con mezzi raffinati da una parte e dall’altra con mezzi molto semplici e diretti, e anche violenti – ti “insegnano”, ti martellano, ti manganellano, che va bene così, che tu non hai diritti, che il lavoro è “un lusso” che io ti ho regalato… Che l’università è un lusso… Che se vuoi viaggiare decentemente, vai, paga, e stai comodo in “altra classe”, il gioco è fatto. Ti hanno istruito a dimenticarti dei tuoi interessi (diritti), che avrebbero dovuto sempre, sempre, sempre coincidere ANCHE con quelli della collettività, perché tu, altrimenti, tu che hai dimenticato questo, diventi un parassita, uno che cercherà di prendere e basta, ma non solo, prendendo alla collettività… Prendendo ai figli, ai nipoti, ai deboli, a quelli che vengono dopo di te…
Ma è un giro perverso, malato: perché il parassita poi crepa, pure lui, della sua stessa malattia… Ma morendo si porterà dietro molti… Quelli che ha ammazzato lungo il suo cammino, quelli che si sono fatti ammazzare senza reagire, e quelli che verranno dopo. Dopo la guerra. Nel senso che resteranno, si troveranno, macerie… Macerie, macerie e macerie.
Noi quarantenni, in un certo senso, nemmeno avevamo una guida. Come potevamo averlaa? I genitori stessi non potevano capire quanto stava succedendo. Ci dicevano da una parte: accetta quello che trovi, poi vedrai… Dall’altra: ma che fai, non ha senso… Non potevano, nemmeno loro, esserci d’aiuto. Adesso, come voi, si rendono conto. Io me ne rendevo conto già a vent’anni… Anche se ho detto a te, ieri, che tu ti rendi conto prima e meglio, e in un certo senso è vero, perché ripeto che hai una generazione davanti, distrutta. Questa certezza l’hai. Io avevo capito, purtroppo, senza avere ancora quella certezza. Voglio dire che mi rendevo conto: e questo esattamente come te, non appena preso il diploma. La generazione con i genitori che non capivano, pure loro, che diavolo stesse succedendo al mondo… Quasi a momenti sospettavano di te: che fossi tu un buono a nulla… Che fossi tu a cui piaceva tanto cambiare, ora un po’ qui, ora un po’ lì… Tre mesi qui, ciinque là, un po’ di nero su, un bel contrattino co.co.co, un bel cottimo di là, che goduria… Questa sì che è “libertà”… i genitori che ti confondevano a loro volta, e certe volte, anzi, spesso, dovevi lottare fuori e dentro casa: contemporaneamente. Lottare fuori per il lavoro, anzi, “uno straccio di lavoro”, come te, e lottare dentro casa, perché i genitori si agitano, si preoccupano, ma non possono nulla, in realtà, solo “lamentele” (anche in buona fede), se non sono lungimiranti… Se non hanno studiato… Se non hanno gli strumenti per capire… Vai a vedere cosa fanno i genitori-parassiti (lungimiranti…) di questo paese: loro, i figli, li mandano subito a studiare fuori, si capisce… Cosa vuoi studiare all’università qui? Che manco, a volte, c’è il posto a sedere e ti devi fare la “lezione” in piedi, sulla porta? Poi tornano e li sistemano qui, e se non possono farlo, sono tranquilli lo stesso: tanto il loro figli hanno studiato a Oxford, no? Qualcosa troveranno: all’estero.
Sì, Clarissa, ma il rischio di una rivoluzione vera e propria è che a morire siano proprio coloro che non hanno avuto nulla, non quelli che hanno avuto tutto, finendo così per perdere doppiamente, capisci quello che vorrei evitare?
Guarda, tu mi accenni al terremoto in Abruzzo: purtroppo lo so benissimo. Permettimi di spendere due paroline. Non so se hai mai sentito parlare di Samanta di Persio. Ha scritto tre libri, uno più agghiacciante dell’altro, il secondo parla proprio della speculazione sulle vite a L’Aquila, il primo si concentra sulle nostre aziende, fabbriche di morti bianche per volontario menefreghismo e il terzo ti racconta quante balle senti alla televisione quando senti parlare di gente che si suicida in carcere, invece viene amazzata, come i terrificanti episodi del G8 del 2001. Scusa se mi sono permessa, ma ho notato che a te piace il fatto che riporti fatti che vedo con i miei occhi, che vivo: bene, anch’io amo la concretezza, leggiti questi 3 libri, sono raccolte di testimonianze dirette delle vittime o dei familiari, sono delle denunce-incitazioni ad agire.
Arrivare a fermare tutto il Paese, al SOGNO, come giustamente tu lo chiami, sarebbe fantastico, che poi sia utopico sono la prima a dirlo. Eppure bisogna pur provarci, no? Non fare niente è proprio perdere ancora prima di iniziare. Secondo me il problema delle manifestazioni di cui parli è che sono stati episodi tra loro isolati e concentrati più che altro nei centri. Secondo me c’è l’esigenza di capillarizzare il territorio. Di portare la voce della protesta anche nel paesino più sottovalutato, e per questo per quanto non lo ami molto, devo riconoscere internet come potente mezzo, da integrare alla presenza fisica di rappresentati di un moviemento chiaro, con obiettivi concreti e immediati.
Per quanto riguarda l’associazionismo (e qui rispondo anche a Colam’s), quelle che tu immagini come riunione nei sobborghetti, io le vivo di persona. Fortunatamente ancora legali, giustificate da un’esigenza di riunione mensile ufficializzata da statuto, ma ti assicuro che per qualsiasi questione prima o poi si finisce per parlare di politica, non per polemizzare, perchè purtroppo o per fortuna è lei che regola la vita pubblica e anche privata. E se dico per fortuna è perchè per me il mostro nero non è la politica in quanto tale (in fondo gli antichi politici erano filosofi), il mostro nero sono i rappresentanti e il sistema che hanno creato. Per questo credo che ci vorrebbe una completa pulizia nei palazzi governativi e parlamentari, ci vorrebbero “le persone di strada”, chi ha subito sulla propria pelle il marciume dei suoi predecessori. E dovrebbero poter stare seduti nella poltrona uno, massimo due mandati, non vent’anni, per la miseria! Il problema è come sradicare le carogne che adesso ci succhiano tutto: temo che abbiate ragione, che ci voglia la rivoluzione, solo che continuo a sperare in cuor mio che non faccia ulteriore male a chi già è stato tolto tutto…
Anonymamente, se tutti quelli che non hanno diritti (questo è: per una bella fetta di paese i diritti non esistono, e quello che non capiscono o non vogliono capire quelli che negano, girando la testa, è che implicitamente ANCHE I LORO diritti, nonché la loro dignità, sono, in un certo senso, negati: quale, infatti, dignità vuoi avere, avendo avuto un lavoro “per lusso”? Per “grazia di Dio”? O dopo una “gavetta” che ti ha fatto mettere la TUA dignità sotto i piedi… O uccidere la tua umanità… O ingoiare merda: a secchiate. Quale dignità perché ti sei prostituito? Quale dignità, perché non sei minimamente competente, di politica, di amministrazione pubblica, di economia, di cose specifiche tecniche ecc., e stai là, a rubare?) si fermassero: non andassero a lavorare quasi gratis, sottopagati, a nero, con pseudocontratti, forse qualcuno si accorgerebbe che esistono. Lo sanno già, sia chiaro, che esistono: visto che lavorano per loro… Le categorie più “protette” (virgolette d’obbligo perché… Protette, sì? Ancora per poco…) hanno scioperato, protestato ecc. E’ cambiato qualcosa? Anonymamente, in Italia c’è una buona parte che vive bene, benissimo, e gli va bene così. Fra questi, sai quanti “piccoli imprenditori”, per fare un piccolo esempio? Il titolare che si prende una dozzina di ragazze nel corso degli anni, risparmia, lui, con contratti di apprendistato, se va bene, e se gli gira in altre forme (nero-schiavitù-ricatto). Nel frattempo, di fatto, non insegna un mestiere: perché quella ragazza, quelle ragazze, domani, non farà (faranno) pasticceria. Farà la commessa. Farà il call center. Farà che pulirà i cessi (se trova: a nero). Sai quanti lavoratori in più potrebbero esserci, per dire, nella Guardia di Finanza? Visto che certi “lavori” (sottopagati, in nero, ecc.) non dovrebbero essere consentiti: punto e basta. Eh, hai voglia te, a lavoro per i giovani e meno giovani: un esercito, guarda, nella Guardia di Finanza, in Italia. Te lo immagini, questo paese già da sempre “sensibile” alla corruzione, al reato, dopo gli ultimi venti anni, con l’esempio dei politici della cosiddetta Seconda Repubblica… ? Hai voglia a mani pulite (sporche…)… Mani e piedi, guarda. Tutto il corpo, guarda. Quali esempi, dopo gli “imprenditori” che ridono al telefono, mentre muoiono gli abruzzesi? Te lo immagini il paese come sarà lasciato?
Lo vedi già, tra le tue coetanee di cui parlavi, no? Andiamo a fare shopping, che dimentichiamo tutto, eh? Ti faccio un esempio, allora: io posso anche manifestare tutti i giorni, insieme a milioni di altri (e sono anni che le manifestazioni ci sono state…). Bene. Poi che succede? Che è successo? No, perché se nella Guardia di Finanza nun je la fanno, se la Polizia nun c’ha manco la benzina (“per uscire”, quando c’è la chiamata; però per manganellare i terremotati sì, c’era la benzina), se le Cancellerie dei Tribunali manco hanno i computer… Se i giudici devono girare con la valigia con dentro i fascicoli…
Se gli insegnanti precari sono sbattuti a destra e a manca, un po’ qui un po’ lì, in classi troppo numerose per poter insegnare in maniera adeguata… Se si spostano i soldi verso le scuole private… Se in Sicilia il bambino disabile e sofferente è buttato da una parte, in inverno, senza riscaldamento, a “scuola” (è scuola?), perché non ci sono i soldi… Se il genitore deve cominciare a correre, prendere permessi (avendo il “lusso” di un lavoro) per il suo bambino disabile… Se il Sindaco onesto viene ammazzato, se quello che è corrotto invece sta lì, per anni, se il giornalista che fa bene il suo lavoro viene ammazzato o isolato… Se un esercito di non-giornalisti, intanto, fanno i “giornalisti”… Fanno “informazione”… Eccetera eccetera eccetera, che cambia, se si manifesta, dopo che poi si è già manifestato? E’ una cosa importante, sia chiaro, lungi da me volerla sminuire. Manifestare civilmente è importante e significa moltissimo. Ma quando tu dici che ci vorrebbe una completa pulizia nei palazzi di governo, e sono non d’accordo, di più, guarda, ma mi viene in mente il sangue dei terremotati, lì davanti ai palazzi, a protestare, e mi dico (e penso di dirmelo insieme a moltissimi altri…): ma che cosa altro ci vuole, allora? No, perché si torna sempre lì: sempre più in basso si deve andare… Ci raccomandiamo, sempre più in basso… Sennò, che gusto c’è? Altrimenti non si può arrivare alla guerra civile, no? Al peggio del peggio del peggio. Altrimenti non si può arrivare alla violenza che qualcuno, evidentemente, vuole. Quale “scandalo” ci vuole ancora? E scandalo tra virgolette, ormai: perché tanto non si scandalizza più nessuno, no? Di scandali, in un paese civile, ne basta UNO. Non c’è bisogno di farci la raccolta. Coi punti. Che alla fine ti danno il ricco premio, ché hai battuto tutti i record. Qualcuno qualche volta sbotta che si deve andare lì con i forconi. Mi viene da pensare che a questi ci vogliano i carri armati, ci vogliano. I missili. Le bombe. E io sono contro la violenza, pensa un po’. Ma che cosa altro devo essere portata a pensare, io? Questi, di fatto, nei modi civili, leciti, non si muovono. Questi non si muovono manco, appunto, morti. Questi ci hanno fatto capire e continuano a farci capire, a dirci: noi di qui, coi vostri mezzi civili, i vostri mezzi leciti, non ci spostiamo, nemmeno di un millimetro. La situazione è molto, ma molto difficile, Anonymamente. Poi, sai, i referendum, i nuovi sindaci… Bene, benissimo. Sarà una goccia nel mare? Che però significherà la rinascita (civile) di questo paese? Io non lo so. So, per ora, che è qualcosa (e guarda che per assurdo una parte di me aveva iniziato a pensare, già molto tempo fa, in tempi insospettabili, che era l’inizio della fine, per questi…). E so che sono andata a votare (come sempre), e personalmente completamente a terra, dicendomi: lo faccio, fosse l’ultima cosa che faccio in vita mia. Il che ti dice… Tutto.
Clarissa, il tuo discorso non fa una piega, dall’inizio alla fine. Posso farti una domanda? In che provincia vivi?
Ciao, scusami, ma perché ti sei chiamata/o Clarissa anche tu? 🙂
E poi: che importanza ha in che provincia vivo? Vivo in Italia, nel cuore dell’Europa.
Ciao Clarissa,
scusami ero io a farti la domanda, Anonymamente, inserendo il nickname mi sono confusa e ho copiato la riga sotto…
Ti ho chiesto in che provincia vivi per un semplice motivo: parlando o seguendo discorsi qua e là diversi sostengono che le visioni tra i cittadini del nord e del sud riguardo la situazione italiana siano diverse tra loro, in relazione al luogo di provenienza.
Personalmente riconosco per certi tratti una cultura diversa di fondo, ma ho sentito scrivere e dire da ragazzi e adulti del sud tante cose che io penso e percepisco anche se vivo dall’altro capo dell’Italia. Semplicemente per curiosità volevo capire se la sintonia che ho avvertito nelle tue parole conferma questa mia idea, ovvero che la distinzione tra nord e sud piano piano stia diventando solo una barriera ideologica (e bisogna lavorarci su), ma piano piano il muro delle (presunte) differenze si stia sgretolando. Io credo che l’unico motivo per cui dovremmo ringraziare questa situazione orrenda sia proprio questo.
Buona serata anche se lo leggerai domani
Ciao Anonymamente, non sono certa di aver capito bene, correggimi tu se sbaglio: stai forse dicendo che gli onesti, per fare un esempio, o i poveri, o gli oppressi, o gli sfruttati, o gli svantaggiati socialmente ecc., che sono friulani, o siciliani, o laziali, o calabresi ecc., al di là di differenze culturali, ambientali, storiche, climatiche, o anche semplicemente caratteriali ecc., non sono poi così diversi? 🙂
Le differenze, in Italia, per quello che ho potuto sperimentare io, sono soprattutto di stato sociale, di appartenenza, di categoria, di classe.
Su certe “differenze” lavora una certa propaganda, che non offre, in realtà, proposte e soluzioni concrete, ma risposte semplificatissime (sulla realtà, che è complessa, figurarsi quella italiana…) e, giocando su debolezze e timori umani, vuole appunto separare, dividere, indebolire ulteriormente…
Io ti dico che sono italiana perché appunto voglio fare il contrario: voglio vedere che le differenze siano una ricchezza e voglio che i diritti ci siano per tutti. Se tu, dopo un lungo soggiorno all’estero, devi rientrare in Italia (dopo tanta nostalgia del tuo paese), e per caso devi atterrare in Sicilia anziché in Friuli, tu quando tocchi il suolo sai di essere nel tuo paese. Non solo lo sai perché sai che quella regione fa parte dell’Italia: lo senti. Lo vedi nelle facce, lo ascolti risentendo di nuovo la lingua italiana (non mi risulta che in Sicilia parlino, che so, giapponese, almeno, non ancora…).
Sempre se non sbaglio, avrai avuto una certa percezione di me, magari, e magari sbagliando di poco, essendo però io un caso abbastanza particolare… Non sono come chi è rimasto sempre al chiuso di una regione, che fosse la Sicilia, o l’Emilia-Romagna, o la Lombardia… Cosa potrebbe capire un ragazzo-trota, per dire, nato e cresciuto in allevamento, di Sicilia, di Calabria, di Campania, ma anche di Lombardia, di Veneto, di Friuli? Di mari, oceani di problemi di lavoro, di montagne di immondizia, di terremoti, di ricostruzioni, di dover trovare di che mangiare e pagare un affitto, studiare, di fabbriche che chiudono, di flessibilità? Tanto lui se ne starà lì, no? Nella sua vaschetta!
Sapete sl lamentarvi….tutti vorrebbero un lavoro da scrivania ma nn sempre e’ possibile! Adattatevi gente
il lavoro è un diritto per legge, che poi non ci sia, è un altro discorso. Le agenzie segnalano alle aziende solo chi vogliono, non dovrebbero però è così. Le aziende pretendono gente già imparata, anche perché non ne hanno più voglia di insegnarlo il lavoro. Una volta era più facile, perché erano disposti a insegnartelo il lavoro, adesso, in alcune aziende rischi il licenziamento solo per aver chiesto. In italia per gli italiani veri non c’è lavoro, è un dato di fatto, bisogna andarsene. Il problema, è che poi ci sono persone come me che non possono permettersi di andare all’estero. Personalmente potendo, me ne sarei già andata.
Sara,
perché dici che il lavoro è un “diritto per legge”?
A quale articolo di legge ti riferisci?
La legge italiana, anche attraverso si il codice che la costituzione, sancisce che il lavoro è un diritto di ogni cittadino. Le disposizioni più importanti disposizioni costituzionali sono:
L’art. 4 sancisce che ” La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società”.
L’art. 31 La Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l’adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose.
L’art. 35 tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni curandone anche la formazione e l’elevazione professionale.
L’art. 36 sancisce il diritto del lavoratore ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa.
L’art. 37 estende alla donna gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. Il codice civile all’art. 2110 tutela anche il periodo di gravidanza e di puerperio.
L’art. 38 tutela l’assistenza sociale e le forme di previdenza.
Il diritto di sciopero è garantito dall’art. 40 ed è regolato dalle leggi.
L’art. 41 è un crocevia nel quale si incontrano le esigenze del capitale e la sicurezza nel lavoro: l’iniziativa economica privata è libera, ma non può recare danno alla sicurezza, alla libertà e alla dignità umana. L’art. 2087 del codice civile stabiliva già l’obbligo di sicurezza del datore di lavoro[6].
L’art. 46 prevede, ai fini dell’elevazione economica e sociale del lavoro, il diritto dei lavoratori a collaborare alla gestione delle aziende secondo quanto stabilito dalle leggi.
La Costituzione demanda inoltre la possibilità ai sindacati dei lavorat