Salta i links e vai al contenuto

Toto-Garlasco: una vergogna senza fine!

di Seneca

Il caso di Garlasco è diventato la cartina di tornasole di un Paese che ha smarrito il senso del limite, della misura, della decenza. Non è più un’indagine, non è più un processo, non è più un fatto di cronaca: è un pozzo nero in cui giornalisti, conduttori, opinionisti, criminologi da salotto e spettatori affamati di morbosità continuano a gettare secchiate di fango, sperando che schizzi abbastanza in alto da finire in prima serata. L’ennesimo scontro televisivo, quello tra Massimo Giletti e Luciano Garofano, è solo l’ultimo capitolo di una saga indegna, un teatrino in cui due figure pubbliche si rinfacciano responsabilità, errori, provocazioni, come se stessero litigando per un parcheggio e non discutendo della morte di una ragazza. La scena è sempre la stessa: toni accesi, accuse, risposte taglienti, frasi a effetto, e sullo sfondo la solita porta, la solita traccia, la solita domanda che non chiede risposta. Tutto già visto, tutto già sentito, tutto già consumato. Eppure si ripete, perché funziona, perché fa rumore, perché tiene incollati milioni di spettatori che da vent’anni si nutrono di questo spettacolo indecente.
Il pubblico, poi, è la benzina di questo incendio. Commenta, discute, si indigna, si eccita, pretende colpi di scena come se stesse seguendo una serie Netflix. Ma non c’è nessuna serie. Non c’è nessuna sceneggiatura. Non c’è nessun twist. C’è solo una ragazza morta, una famiglia distrutta, un’indagine complessa che dovrebbe essere trattata con rispetto, silenzio e rigore. Invece viene trattata come un reality, come un talent show, come un’arena in cui ognuno può dire la sua, inventare teorie, lanciare accuse, costruire complotti. Il voyeurismo travestito da interesse civico è la malattia culturale più grave dell’Italia contemporanea: la gente non vuole capire, vuole guardare. Non vuole informarsi, vuole emozionarsi. Non vuole verità, vuole intrattenimento. E così, ogni volta che il caso di Garlasco torna in TV, milioni di persone si siedono sul divano come se stessero aspettando la puntata finale di una fiction, sperando in un colpo di scena che non arriverà mai, perché la realtà non funziona così.
Gli “esperti” sono i protagonisti più grotteschi di questo circo. Criminologi onnipresenti che parlano di tutto e di niente, avvocati che si trasformano in opinionisti, ex investigatori che si reinventano showman, giornalisti che si improvvisano tecnici forensi. Tutti pronti a salire sul palco, tutti pronti a dire la loro, tutti pronti a litigare, a punzecchiarsi, a lanciare provocazioni. Perché in televisione non vince chi ha ragione: vince chi fa più rumore. Vince chi alza la voce. Vince chi lancia la teoria più assurda, più complottista, più improbabile. Il “Totogarlasco” è diventato un passatempo nazionale: ognuno ha la sua versione, ognuno ha la sua ricostruzione, ognuno ha il suo colpevole preferito. È un gioco perverso, un gioco che calpesta la verità, che calpesta la giustizia, che calpesta la memoria di Chiara. Ma è un gioco che funziona, e quindi continua. E continuerà finché ci sarà qualcuno disposto a guardarlo.
La violazione della privacy di Chiara è forse l’aspetto più disgustoso di tutto questo. La sua casa, i suoi oggetti, le sue foto, i suoi spazi più intimi sono stati mostrati, analizzati, sezionati, discussi. La sua vita è stata messa in piazza come se fosse un bene pubblico. La sua morte è stata trasformata in un contenuto. Non c’è nulla di più indecente. Non c’è nulla di più disumano. Eppure nessuno si ferma. Nessuno si chiede se sia giusto. Nessuno si domanda se sia etico. Perché l’etica non fa share. L’etica non genera click. L’etica non crea polemiche. E così, anno dopo anno, Chiara viene esposta, consumata, sfruttata, trasformata in un personaggio da fiction, in un pretesto narrativo, in un simbolo da manipolare a piacimento.
Le indagini non sono fiction. Non sono un thriller. Non sono un romanzo giallo. Non sono un format televisivo. Non hanno bisogno di colpi di scena, di cliffhanger, di “momenti shock”. Hanno bisogno di silenzio, di competenza, di professionalità. Tutto ciò che il circo mediatico non ha. E quando un’indagine viene trasformata in spettacolo, quando ogni dettaglio viene ingigantito, quando ogni teoria viene lanciata come un’esca, il risultato è uno solo: la verità si allontana. Si perde. Si dissolve in un mare di rumore. E la giustizia diventa un miraggio.
Il problema non è Giletti. Non è Garofano. Non è un singolo programma. Il problema è un sistema intero che ha smesso di informare e ha iniziato a intrattenere. Un sistema che usa il dolore come carburante, la tragedia come palinsesto, la morte come contenuto. Un sistema che non si chiede più “è giusto?”, ma solo “funziona?”. E finché questo sistema continuerà a essere alimentato da chi lo guarda, da chi lo commenta, da chi lo difende, non cambierà nulla. Continueremo a vedere casi come quello di Garlasco trasformati in reality di pessimo gusto, con protagonisti inconsapevoli e spettatori compiaciuti.
Forse è il momento di spegnere la TV. Di lasciare che la giustizia faccia il suo corso lontano dai riflettori. Di restituire dignità a chi non può più difendersi. Di ricordare che dietro ogni caso c’è una vita spezzata, non una trama da commentare. Il caso di Garlasco non è un gioco. Non è mai stato un gioco. E trattarlo come tale è un insulto alla verità, alla giustizia e alla memoria di Chiara.

L'autore ha condiviso 59 testi sul nostro sito. Per esplorarli, visita la sua pagina autore Seneca.

Lettere che potrebbero interessarti

Categorie: - Riflessioni

Lascia un commento

Max 2 commenti per lettera alla volta. Max 3 links per commento.

Se non vedi i tuoi ultimi commenti leggi qui.


▸ Mostra regolamento
I commenti vengono pubblicati alle ore 10, 14, 18 e 22.
Leggi l'informativa sulla privacy. Usa toni moderati e non inserire testi offensivi, futili, di propaganda (religiosa, politica ...) o eccessivamente ripetitivi nel contenuto. Non riportare articoli presi da altri siti e testi di canzoni o poesie. Usa un solo nome e non andare "Fuori Tema", per temi non specifici utilizza la Chat.
Puoi inserire fino a 2 commenti "in attesa di pubblicazione" per lettera.
La modifica di un commento è possibile solo prima della pubblicazione e solo dallo stesso browser (da qualsiasi browser e dispositivo se hai fatto il Login).

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

 caratteri disponibili