Le tenebre dell’abisso
Views: 5 - Views e voti dal 14 agosto 2026.
Avete mai conosciuto il dolore vero e proprio?, puro, crudele, spietato, sentirvi tormentare le carni dall’interno e non desiderare altro che la morte per porre fine a questa tortura? Amare, desiderare ardentemente la morte ma consci che non si ha il coraggio di uccidersi e che quindi si è costretti a rimanere in vita per provare atroci sofferenze perpetue, non avere via di fuga, arrivare al punto tale che le enormità del dolore non fanno sentire più nulla, ormai si è stati svuotati di ogni minima emozione. Ebbene, io l’ho provato, e auguro a nessuno, a nessuno, di esperire tale mostruosità.
Data di pubblicazione: 5 Febbraio 2011
L'autore ha condiviso 10 testi sul nostro sito. Per esplorarli, visita la sua pagina autore albert1879.Lettere che potrebbero interessarti
Categorie: - Me Stesso
4 commenti
Lascia un commento
Max 2 commenti per lettera alla volta. Max 1 link per commento.
▸ Mostra regolamentoI commenti vengono pubblicati dopo approvazione, più volte nel corso della giornata.
I commenti devono essere pertinenti alla lettera e aggiungere un contributo alla discussione.
Non sono ammessi scambi personali o conversazioni tra utenti, né insulti o attacchi personali, contenuti futili, promozionali o di propaganda.
Non copiare articoli da altri siti né riportare integralmente testi protetti da diritto d'autore. Usa un solo nome.
Leggi l'informativa sulla privacy.

io l’ho provato solo in parte, tra i vari lutti che ho traversato. Ma
questi dolori esistono da sempre, basti pensare ai genitori che perdono
un figlio.
Purtroppo, contrariamente a quanto ci dicono i mass media, la vita è
fatta anche di sofferenze, che non si può fare altro che accettare e
superare.
La vita è solo sofferenza, interrotta da momentanei brevi attimi di apparente felicità
Si, certo, continuamente vivo così
Albert,
ho provato almeno tre momenti come quelli che hai descritto in questa tua ormai vecchia lettera. due erano legati alla reale e concreta incapacità di affrontare prove (una di pochi giorni/mesi e l’altra di un ventennio) a cui mi era moralmente impossibile sottrarmi. la prima, soprattutto, mi è apparsa come una Via Crucis e come a un sudare sangue in un appartamentino di città, prima di avviarmi a sottopormici.
le ho superate entrambe: meglio la prima, non troppo male la seconda. al meglio che ho saputo e potuto fare.
la terza, meno violenta ma senza scadenza, è la peggiore, ed è tuttora in atto. rassegnarsi non è la parola né la scelta giusta: l’unica soluzione dignitosa è imparare a conviverci, in qualsiasi modo si faccia per riuscirvi.
un abbraccio.