La storia insegna
di
CHIRECA
La storia insegna che nell’antica Roma, oltre dei re virtuosi, regnò Nerone che portò alla distruzione.
In Francia il popolo riuscì a frenare la distruzione alzando i patiboli.
Oggi in Italia a che punto siamo della distruzione, siamo ancora in tempo ad alzare i patiboli o ci devono distruggere?
Non solo la generazione presente ma anche quella futura considerato che stanno rubando ricchezza ancora da produrre e il debito pubblico è alle stelle.
Perché malgrado le denunce di opere inutili non si perseguono i politici con il proprio patrimonio personale e di quello che hanno accumulato tutti i complici?
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Categorie: - Politica
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magari è la reicarnazione di nerone.
La fine di una civilta’ non e’ mai avvertita da coloro che la vivono!
G.
sebbene gli Italiani abbiano il brutto vizio di vivere all’ombra del carro del vincitore io da quel che vedo e da quel che sento credo non manchi tanto alla “rivoluzione”, ci son troppi “mal di pancia” in giro
c’è anche da dire che l’Italiano se gli tocchi la pagnotta quotidiana…mmmm…trova il modo di riprendersela, anche con le cattive…loro fanno gli sboroni no? licenzia là, taglia sempre in basso, assumi lo straniero che ti costa meno, perchè comando io e tu non conti un piffero, non ti premio più lavora e basta…ehhh nsomma…bisogna stare attenti a fare ste robe
c’è chi ci è rimasto secco (appunto,anche con le cattive) volendo fare il supereroe in passato
quando le due persone che si lamentano, diventano dieci, poi diventano venti…eh bhe, Signori. Non c’è da star tranquilli.
Non è ancora stato raggiunto il limite: ma non manca tanto.
Espressione e vanto dell’attitudine alla furberia e al lamento, tranne qualche raro esemplare, da secoli l’Homus Italicus, è uno strano tipo di quadrupede. Spesso privo di spina dorsale, si spende in un’auto celebrata indipendenza e poi come un coscienzioso domestico, libero nel corpo e servo orgoglioso di servire nella mente, lega l’asino dove vuole il padrone.
Abbiamo servito tutti quelli che hanno calcato lo Stivale. Ieri servivamo padroni stranieri, oggi quelli indigeni. Amiamo piegarci per servire. Certo, facciamo la cresta sulla spesa, e questo ci fa sentire furbi, ma siamo cosi miopi da non vedere che per fare un furbo ci devono essere uno o più fessi. E se la matematica non è un’opinione, è facile intuire quante volte si è fessi in un Paese di 58 milioni di furbi.
Se il Paese è allo sfascio, può soltanto ringraziare la mediocrità dei sui figli degeneri. Da sempre infatti abbiamo la peggiore classe imprenditoriale dell’Occidente e la casta politica che la rappresenta ne è l’evidente espressione, non il contrario. Ed è proprio quella classe imprenditoriale inetta, incompetente e ladra a far scintillare agli occhi del popolino urlante quel “mamma li turchi” specchietto per le allodole, che serve a far ingrassare il potere mentre ultimi e penultimi, poveracci allo stesso modo, sulla scala del pollaio continuano a tirarsi guano a palettate.
CONTINUA
L’Italia è il paese dove l’immagine prevale sulla sostanza, il paese di veline e calciatori, e non certo degli scienziati che, al contrario, fuggono disperati all’estero. L’unico futuro per un paese che maltratta la scuola e taglia i fondi per la ricerca, è l’inevitabile implosione, perché se non investi in tecnologie, ti ritrovi ad acquistarle da chi le produce. E questo è ciò che fanno i paesi sottosviluppati ai quali l’Italia sta sempre più vergognosamente assomigliando.
A Silvana piace sognare quando parla di rivoluzione. Noi non taglieremo mai la testa al re, e mai regoleremo i conti con i vari zar che affollano la stanza del potere. Le rivoluzioni le fanno i popoli che hanno senso di appartenenza e consapevolezza della propria dignità, noi al contrario siamo un’accozzaglia di arraffoni che invidiano al capo ladro l’abilità di rapinare senza essere punito.
In fondo ogni paese ha i propri eroi, e questi sono i nostri.
G.
Lasciami sognare, male non fa, casomai le mie notti saranno più liete delle giornate: in fondo mi sembra di ricordare che quelli che una settimana prima si mettevano a 90 quando passava Mussolini….la settimana dopo l’hanno pestato e messo (morto) alla gogna in piazza.
Anche quello aveva strafatto-preteso un pò troppo, facendo morire per niente i parenti di tutti, neri, rossi e turchesi.
Ma senza andare sulla politica potrei anche farti l’esempio di un manager di una ditta molto affermata che voleva rivoluzionare le abitudini dei dipendenti creando non pochi disagi per i suoi vantaggi che tempo un mesetto l’hanno ritrovato in uno vicolo con una pallottola in testa.
Esiste un limite. Per tutto.
All’impietoso elenco di “doti’ che qualificano l’italiano medio, ho dimenticato di aggiungere il voltagabbanismo, il gattopardismo, e il boccalarghisrmo. I tuoi sogni, cara Silvana, mi hanno dato lo spunto per ricordarmene e rimediare a una tale importantante mancanza.
Con la mediocrita’, il gradissimo Alberto Sordi ci ha fatto una carriera, molti di noi, invece ci fanno una vita.
Ciao G.
Mi unisco favorevolmente a questo aneddoto sottile e ponderato. Effettivamente la storia dovrebbe farci riflettere su quanto sta accadendo in Italia e non solo, molti paesi al mondo hanno già la guerra civile in casa o sono sull’orlo della catastrofe, non mi riferisco solo al terzo mondo.
Io sto constatando una cosa molto grave nel mondo del lavoro: più c’è crisi, più i datori di lavoro se ne approfittano. La verità è che si ragiona col metro di dire “ti sfrutto, ti ricatto, tanto se vuoi lavorare e sopravvivere, è così e basta”. Come dice Beppe Grillo, siamo schiavi moderni. Le pensioni arriveranno sempre più tardi e saranno sempre più povere, le opportunità di lavoro e crescita professionale per i giovani sono sempre meno, ammesso e concesso che io credo che anche la preparazione e il livello dei giovani stessi sia mediocre.
Io penso che finchè avremo questa televisione deficiente, questi giornalisti ridicoli e questi politici falsi e corrotti, non ci sarà futuro, saremo sempre lì a prenderlo nel c**o e a continuare senza lamentarci più di tanto, perchè il problema degli italiani è che accettano tutto, si adeguano, basta vedere la partita della nazionale in tv e avere quattro soldi per andare in vacanza. Purtroppo è così, siamo incapaci di prendere i problemi e affrontarli tutti insieme.
Il mio vicino di casa, un napoletano doc, dice sempre che gli italiani non faranno mai la rivoluzione, perchè siamo dei quaquaraquà. Io mi sforzo, ma non posso che dargli ragione.
C’è un cartone molto interessante, realizzato da Nicola Brusco, che analizza magnificamente l’adagiamento e il degrado delle grandi civiltà che poi le ha portate alla distruzione, fa un bellissimo raffronto tra l’antica Grecia e l’Italia prima, con l’Italia e gli Stati Uniti poi. Ve lo consiglio caldamente.
Un saluto a tutti.
Di oggi, 21 giugno 2010, la notizia dell’ennesimo condono edilizio che sana gli abusi e blocca le demolizioni. Così grazie a una bella sanatoria, per “tutti quei milioni” di italiani che hanno lo yacht, che fanno i manager in Formula 1 e che sono sposati con qualche showgirl, questa volta nessuno potrà dire che si tratta di provvedimenti “ad personam”.
Dal sito web del Sen. Paolo Tancredi, primo firmatario dell’ennesima porcheria che estende il condono anche alle aree protette: “…è un cosciente ambientalista che segue con attenzione i temi legati al rispetto dell’ambiente e allo sviluppo sostenibile.” E che dire degli altri firmatari molti dei quali residenti in Campania? Sono certo che a Casal di Principe e in altre “amene” località hanno già stappato bottiglie di Moet.
Paese modello è l’Italia, dove tutto è consentito e dove tutto resta impunito. Il diritto rimane una parola priva di significato e l’abuso diviene religione di stato. Essere onesti non paga, anzi fa pagare di più, visto che l’evasione, sia essa fiscale o delle norme in genere, viene sempre più agevolata, riconosciuta, tollerata e alla fine anche premiata.
Sognare in questi casi fa male. Distoglie l’attenzione dalla realtà e fa vivere in un mondo di plastica fatto di veline e calciatori…In quel mondo, non c’è posto per le rivoluzioni.
G.
Vita reale (non veline e calciatori…lungi tra l’altro dai miei sogni più reconditi…è tutto marcio vestito a festa, la partita dell’Italia di ieri ne è la dimostrazione)
Stamattina sono andata in banca per ritirare lo stipendio…e mi è venuto male perchè mi son trovata la filiale sopra con un bel cartello CHIUSO PER SCIOPERO. Fortunatamente mi è venuta l’idea di passare su un altra filiale vicina e ho trovato uno stakanovista che faceva sportello…quindi…stasera posso andare a far la spesa, per fortuna.
A quel punto, pensandoci su ( e comunque sicuramente contenta di avere i soldi in tasca ) mi è venuto un dubbio…se un giorno i bancari si svegliano e chiudono le banche…va male per me semplice operaia come va male per il riccone di turno.
Se il benzinaio si ferma…gli yacht non vanno più avanti.
Se l’operaio si ferma…l’industriale non produce.
Se la cameriera si ferma…la casa te la pulisci da solo.
Se cominciano a scioperare i bancari che hanno molte agevolazioni contrattuali, mi aspetto che prossimamente si mobiliti altra gente un pò stufetta di lavorare per gli altri come se tutto ciò fosse destino scritto dalla nascita (nasci schiavo o nasci padrone) senza nessun riconoscimento e gratificazione.
Bloccando strade, aereoporti, ferrovie.
Non sarà proprio una rivoluzione ma cominciano dei bei pestoni di piede a tradimento. Per tutti. Anche per i “siuri”. E la cosa mi fa piacere, uhh se mi fa piacere.
Tu mi dirai…bhe…la via alternativa la trovano comunque i siuri….si….ma intanto…beccate questa. Sono piccole soddisfazioni, da chi combatte contro i mulini a vento, ma può, a volte rallentarne il funzionamento.
Potrebbe anche fermarlo il mulino a vento, basterebbe mettersi d’accordo insieme. Un pò come a scuola, che quando facevi sciopero c’era sempre il lecchino che entrava per fare bella figura
e bella figura la faceva si…col professore.
Il giorno dopo però stranamente si trovava il fondo dello zaino bucato dopo l’intervallo.
Sono piccole soddisfazioni del kaiser, ma sai…tanto per ricordare a lor signori che puoi comprare la sudditanza, ma non il rispetto di chi ti sta attorno.
Obbedisco si. Perchè non posso fare altro certo. Ma dentro ti mando a quel paese, e se sei aggrappato all’orlo del precipizio, è più facile che ti dia un pestone che ti aiuti a venire su sul bordo…nel nostro piccolo di formiche lamentose inconcludenti, si fa anche questo.
dal film Oro di Napoli: “DUCA ALFONSO MARIA DI SANT’AGATA DEI FORNARI”
Prrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrr (la voce di chi non ha voce)
“Se il benzinaio si ferma…gli yacht non vanno più avanti. Se l’operaio si ferma…l’industriale non produce. Se la cameriera si ferma…la casa te la pulisci da solo.”
Ieri una parte dell’Italia si e’ fermata e ha detto basta. Quell’Italia ha deciso che e’ “un pò stufetta di lavorare per gli altri come se tutto ciò fosse destino scritto dalla nascita (nasci schiavo o nasci padrone). Quell’Italia, ieri, era CONTRO.
E tu Silvana, eri in piazza con loro, o hai fatto come il tuo bancario “stakanovista” o per meglio dire CRUMIRO?
G.
C’ero come lo stakanovista, ma diciamo che la mia piccola protesta è stata non fermarmi fino alle 6 di sera ma andare via alle 14.30 invece delle 18 salutando i miei colleghi affacendati (quindi più stakanovisti di me)
Di far giornata corta non mi succedeva da…si…6 mesi?
Anche perchè a dirla tutta…onestamente tra i vari sfigati, disoccupati, cassaintegrati, precari che ci sono in giro…io sono tra le più fortunate. Ho un contratto di lavoro a tempo indeterminato andare in mezzo ai disoccupati mi sembrerebbe un mezzo insulto nei loro confronti. E anche se con fatica perchè non navigo nell’oro e mi avanzano solo se mi va bene 50 euro, se mi va male 5 euro…a fine mese ancora ci arrivo. Non ho ancora figli da mantenere ne un mutuo da pagare.
Ma io non dimentico il passato. E capisco chi fa sciopero. L’ho fatto anch’io. Ho mandato anche lettere di protesta dove lavoro attualmente, perchè non applicavano una determinata norma.
Fino a pochi anni fa ero precaria anch’io, e ancora prima ho lavorato per una ditta dove con la scusa della crisi 11 settembre (in realtà passata da un pezzo) lo stipendio lo vedevi ogni 3-4 mesi, e se lo vedevi era perchè lo andavi a chiedere implorando. Ti assicuro che quando lo ero precaria non mi perdevo assemblee e in quegli anni, assieme i miei colleghi ho fatto anche uno sciopero generale in piazza.
Il giorno dopo (puntuale) è arrivato il cazziatone del “capo supremo estremo” verso i dipendenti che avevano lasciato scoperto il servizio. Oh my god…mancano i servi della gleba.Il crumiro bancario che c’era avrà avuto un 55 anni forse anche 60 prossimo alla pensione=niente da perdere.
Ho fatto un mezzo sciopero, e le lettere “urgenti” sono rimaste volutamente sulla vaschettina…partiranno lunedì. Forse nel pomeriggio. Con calma.
Non è detto però, se le cose peggiorano, che torni in piazza col cartellone A1 sfondo bianco, scritte nere.
Tu invece dov’eri di bello il 25?
Ho sempre odiato quelli che andavano a schiena, anche quando la schiena non era la mia.
Mentre IO scioperavo mettendoci la mia faccia, ho avuto colleghi che prendevano le ferie risparmiando il dover metterci la loro.
Mentre IO scioperavo rimettendoci i denari, ho avuto colleghi che facevano lo straordinario vanificando il mio sacrificio e quello di altri.
Mentre IO scioperavo per il riconoscimento di sacrosanti diritti salariali e professionali, ho avuto colleghi che hanno beneficiato di quelle stesse conquiste senza meritarle perché quel giorno avevano deciso di servire il padrone.
Scioperare significa alzare la voce irritando i potenti attraverso la pubblica manifestazione del proprio dissenso. E questa non è una scelta facile, si perdono denari e ci si espone alle ritorsioni aziendali. Per questo da sempre odio i crumiri, i leccaculi e quelli che non si schierano mai perché metterci la faccia rischia poi di presentarti il conto.
Scioperare significa dar fastidio a qualcuno e come “la storia insegna”, le rivoluzioni non si fanno chiedendo il permesso.
G.
P.s. Dov’ero di bello il 25? Al lavoro all’altro capo del mondo come tutti i giorni faccio da mesi. Diversamente sarei stato anch’io in una di quelle piazze come ho fatto per anni.