Voi sapete il senso della vita? Ho perso il filo della mia
Ciao, sono una ragazza di 22 anni, faccio immensa fatica a scrivere, ma forse potete rispondermi voi, non mi sento compresa da nessuno, vivo la mia vita trascinata nei giorni come sacco da buttare, la notte scorsa ho tentato il suicidio ingerendo dieci compresse tutte insieme, sono stata molto male, ma purtroppo sono ancora qui…
Come cantare alla vita? come fate a lasciarvi baciare dal sole? come fate a trascinare la vita nei giorni senza sentirne il peso?
Ho perso il senso della mia esistenza… voglio porre fine alla mia sofferenza e credo che una soluzione sia farla finita…
Molti di voi urleranno che sto bestemmiando, che la vita è bella, che sono impazzita, che mi perdo tante cose a starmene tutto il giorno in un letto… questo lo so perchè molti dei miei amici hanno fatto così… e la totale indifferenza di altri che mi spinge di più su questa strada… sono sola qui, fisicamente, psicologicamente… ragazzi ma che caz..o di vita, che ci stiamo a fare qui?! voglio provare a morire di nuovo…
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Categorie: - Me stesso
26 commenti
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Poet88
io non starò qui a dirti che la vita è bella in quanto tale.
Non starò qui a dirti che è bella perchè è un dono e altre minchiate del genere.
La vita è un dono.Vero.
Può essere bella se ti impegni a renderla tale.Ogni giorno.Ogni minuto.
Ti parla una che sta forse pian piano uscendo da un periodo orrendo della sua vita.E dico forse,perchè fin quando le cose non saranno davvero migliorate,non si sa mai!
E ti dico anche che questo non è il primo ‘momento oscuro’ che devo affrontare nella vita.
Non sono un’eroina.Non sono il padre eterno.Ho raschiato il mio fondo e cerco,ora,di risalire.Lo faccio io,come molti altri fanno.Ogni giorno con la sua briciola.Piccola,magari,davvero piccola che non si riesce a vederla.Eppure,almeno quella briciola di sforzo per tirar su la testa è necessaria.
Nessuno mai risolverà i tuoi problemi.
E non ci sarà mai un momento della tua vita in cui non avrai nessun problema.Magari uno solo,piccolo piccolo,ma ci sarà sempre.
La vita è un dono che bisogna imparare a gestire.
E’ una continua lotta per la sopravvivenza,sotto tutti i punti di vista.
E’ così per tutti.Per te,per me,per tutti coloro che frequentano questo sito.
Ognuno ha la sua strada,tortuosa,complicata,faticosa e dolorosa.
Se ce la fanno gli altri intorno a te,magari puoi farcela anche tu.
Però devi impegnarti per questo.
Invece che ingoiare pasticche,vestiti e esci a farti un giro.
Respira,leggi,osserva il mondo intorno e ricomincia,a piccoli passi,a percorrere la tua strada.
Il senso della vita è quello che tu gli dai.
Ti abbraccio.
Ciao poet88, di sicuro per arrivare a pensare al suicidio deve esserti successo qualcosa di brutto, e deve averti distrutta.. io non conosco bene le cause,ma a volte mi sento anchio cosi…
Non so se hai letto la mia lettera che ho scritto ieri notte, ho anchio dei problemi relativi al mio passato e alla mia ex che mi ha lasciato, ma nonostante tutto uno ci prova a reagire, anche se va tutto storto.. tu provaci, invece di stare sul letto ferma e immobile, prova a trovarti un lavoro, a uscire di piu, comincia anche dal volontariato.. prova a vedere nella tua vita che traguardi vuoi raggiungere, avrai certamente un sogno che vorresti realizzare.. anche il piu stupido..
Ti piace la musica? c’è qualche canzone che ti tira su di morale? hai qualche hobby qualche passione? tipo gli animali, a volte anche la compagnia di un animale, ci fa sentir meglio, ti da una ragione di vita..
Non son bravo a scrivere su queste cose, forse perchè prima di parlare.. devo anchio risolvere i miei problemi, ma trovo stupido gettare la propria vita per mancanza di motivazioni.. quindi allontana l’ipotesi del suicidio dalla tua testa!!
spero di esserti stata d’aiuto!!
Una delle poche certezze della vita è che moriremo, tutti dal primo all’ultimo. Tantovale cercare di fare in modo di dare un senso a questa vita, magari aiutando il prossimo.
il senso non c’è…la vita è meramente sopravvivenza tante volte.
Sei tu che devi dare un senso a quello che fai…e dovresti pensare a quello che ti fa stare bene ed essere egoista nell’ottenerlo.
Non posso dirti che la vita è bella, che è un regalo, che questo e quello…sarei ipocrita.
Ma mi dispiace tanto sentirti così e leggere che ingurgiti 10 compresse in una volta.
Ovunque tu sia cerca di farti coraggio e spera in giorni migliori.
Certe volte le cose si aggiustano da sole.
Cerca di non perder tempo, i giorni e gli anni passano e ti ritroverai solo più vecchia.
fatti forza e pensa che no sei sola a soffrire e a sentirti disorientata.
ciao!
ciao, io ho 20 anni, e penso ogni giorno al suicidio, vuoi conoscere il senso della vita?, il senso della vita è sofferenza, senza sofferenza non esiste vita, la sofferenza è impulso ad agire a migliorarsi ad evitare la stagnazione. Eccoti il senso della vita.
ti svelo un segreto:nessuno conosce il senso della vita.lo si scopre solo vivendo.
..il senso della vita?la vita nn ha un senso,la vita e’.
anche io penso al suicidio,quando nn rieso a trovare una strada da vivere..un posto nella vita.Interiormente sono i periodi negativi della mia vita che mi fanno sentire un fallito..questo perche’ abbiamo smesso di ripetere a noi stessi che possiamo riuscire,e ci siamo messi ad ascoltere gli stimoli che vengono dall’esterno,e che confermano quello che dice il nostro ego, cioe’, che valiamo poco.
La soluzione sono le affermazioni positive (per l’autostima).
ci vuole un po’ di tempo per i risultati,ma ne vale la pena.
spero di esserti stato di aiuto. saluti emiliano.
Forse quello che stai cercando non è il senso della vita ma il senso del tuo dolore. La cosa più terribile da accettare non è il dolore in sé quanto piuttosto la sua insensatezza (di qui il grande fascino esercitato sulle persone sofferenti dalle religioni).
Un grand’uomo era solito affermare: “Ho intrapreso molte volte lo studio della metafisica, ma ogni volta la felicità mi ha interrotto”. Il fatto è che noi raramente ci chiediamo il senso della nostra felicità, mentre cerchiamo disperatamente di trovare un senso per il nostro dolore … un senso che lo renda più accettabile e più sopportabile.
A parte questo, la risposta più azzeccata te l’ha data aria85: il senso della vita è quello che tu gli dai. Ne ho discusso recentemente nel forum dedicato al suicidio, dove potresti incontrare tante persone che hanno vissuto situazioni di disagio simili alla tua.
T’insegno io come trovare il senso della vita! E’ facile, innanzi tutto nascondi la testa, lasciando solo una piccola apertura per vedere, come si fa da bambini per non farsi vedere! Allerta i tuoi sensi, come se fosse sempre notte, e goditi i milioni di rumori che sentirai, le parole e gli odori, e lasciati andare, lascia che se sei stanca e vuoi dormire fallo! Non communicare a nessuno le tue emozioni, soddisfa le voglie che hai, se hai fame mangia, sonno dormi, doccia, doccia. ecc. poi scappa dalla vita con la tua mente. Sdraiati supina con le braccia distese sui fianchi, respira serenamente, chiudi gli occhi e ascolta il silenzio nella notte, ascolta il tuo cuore!! Sentilo!! Eccolo lì il senso della tua vita, batte pum pum pum pum !
Eccolo il senso della vita: http://www.preghiereagesuemaria.it/libri/il%20paradiso.htm
altrimenti la vita non avrebbe alcun senso! Leggi qui. Non vorrei sembrarti un bigotto esaltato, ma la realtà è questa, ed io per primo finora mi sono sempre perso solo dietro alle cose futili ed effimere della vita, oltre che dietro alle donne e che, pur adorando, non mi hanno mai dato la vera felicità e mi hanno solo fatto soffrire!
Buona lettura.
carissimi, vi ringrazio per le risposte, credevo di essere sola e invece non lo sono… quella sera ho ricevuto la telefonata di un amico e mi ha persuaso di farmi del male ancora, all’inizio per lui non è stato facile, però piano piano alla fine è riuscito… ieri e oggi pian piano ho ripreso i miei impegni all’università.mi sto laureando in Scienze della formazione primaria per fare la maestra d’asilo, e ora sto meglio, speriamo non tornano più, in quei momenti di pazzia perdo il controllo di me per la sofferenza.. Cantautore grazie per il tuo link,non credo che affidarsi alla fede sia sbagliato, è difficile farlo nei momenti di estrema sofferenza questo si, lo do per certo.. però a me aiuta quando sono un pò più calma.. Gino la tua sembra quasi una poesia, 🙂 hai ragione dobbiamo ascoltarlo di più quel cuore.. aria85, federicos, mi sento vicina alla vostra sofferenza, che poi è quella di tutti qui, posso farvi una promessa, di ricordarvi nelle mie preghiere, pregherò perchè non dobbiamo sentirci più soli… nessuno di noi. sembro contraddittoria e lo sono, perchè sto cercando de risalire e guardando indietro mi sento dispiaciuta per la preoccupazione che ho dato al mio amico e a chi mi vuole bene cui ho cercato di chiedere aiuto. marquito aria ha ragione, il senso della vita è quello che noi gli diamo. ringrazio tutti per le vostre risposte mi hanno aiutato a sentirmi meno sola. ho cercato nel tempo trascorso dalla lettera, dopo la telefonata, di rinnovare la mia speranza, la forza di credere nei miei alunni.. voi dite che se ho pensato queste cose, sarò una maestra inaffidabile? inoltre sto pensando di andare da un psicoterapeuta, man mano gli attacchi si fanno più forti e ho paura di non essere più in grado di gestire la mia sofferenza nei prossimi momenti bui. ho paura un pò a iniziare questo percorso… non voglio guardare in faccio la mia fragilità e la mia sofferenza… ma non voglio che questa mi trascini via, da una vita che ora, da lucida, più o meno, io… amo…
Ho conosciuto questo sito googlando Voglio morire, perche’ davvero lo volevo… Oggi sono contento di non averlo fatto! Oltre a non farlo mi sono imposto di fare, ogni giorno, qualcosa per me… Fosse anche cantare ascoltando la radio in macchina e, poco alla volta, oggi sono qui, felice di esserci ancora e felice di aiutare qualcuno di voi se posso…
Fate, ogni giorno, qualcosa per voi. Anche una cosa piccola. : )
Il senso della vita… BhòoOoOoOoO!!!
organizziamo un suicidio di massa a 70 anni dopo aver conquistato il mondo ciao
Io sarò dura con te, ti devi vergognare di quello che scrivi a 22 anni
Ti consiglio vivamente di entrare nella prima corsia di un ospedale che ti trovi davanti reparto onoclogia dove ci sono persone anche della tua età che lottano tra la vita e la morte tutti i giorni e vorrebbero essere al tuo posto pur di vivere…… Non aggiungo altro
Medita
@ PAT:
Anche io ho un consiglio per te. Ti consiglio di visitare una casa di cura psichiatrica, dove sono rinchiuse le persone che soffrono di depressione. Scoprirai che la sofferenza ha molte facce e che non esiste soltanto il dolore fisico, ma anche quello psicologico.
Le tue parole Pat, sono sacrosante, anche se un po’ scontate. Esattamente sono facili da proferire come quelle di chi, biasimandole, parla a sua volta con troppa facilità di depressione, disagio psichico, male di vivere, corredando il tutto con un immancabile ‘voglio farla finita’, ‘voglio morire’ e con il ‘non ce la faccio più’ d’ordinanza.
Tuttavia Pat, apprezzo molto di più le tue di parole che non quelle di chi parla in questo modo, almeno le tue non stanno lì ad esprimere solo il proprio vittimismo (sono depresso ecc ecc…ormai non se ne può più!), a dire quanto è schifosa la depressione (sì, ma quella vera! Quella che non parla, che non grida, che non esprime, che non annuncia farse su un sito internet!), come se non lo si sapesse, seppure di imbecilli in giro ce ne sono che la sottovalutano.
E’ certo che una persona esprime un malessere, una sofferenza, un disagio comune, e va ascoltato, compreso, partecipato per quanto possibile, ma da qui a parlare di depressione…
Se andassi, Pat, in una clinica psichiatrica, vedresti solo la faccia feroce di quel perbenismo che maschera le sue atrocità dietro il paravento di nobili parole: ‘cura’, ‘terapia’, ‘riabilitazione’ ecc, ma se solo, come direbbe Sartre, avessimo tutti non ‘solo occhi ma anche sguardi’ capaci di osservare e capire, beh ci si renderebbe fin troppo facilmente conto come quei paraventi consentono una violenza assurda sull’uomo, un arbitrio che non si riesce ad impedire, uno stupro della sofferenza (vera) impunito e scandaloso, fatto di psicofarmaci massacranti dati (forzatamente) ad alte dosi, di ‘terapie’ ‘depot’ che ti condannano alla dipendenza, di legacci ai letti, di elettroshock ad alto voltaggio (ma se anche fosse a basso…), di sbarre alle finestre (e certo, sono matti e depressi, che puoi fare…) e altre bestialità ‘terapeutiche’!
Il volto feroce del perbenismo psichiatrico e sanitario italiano! Scene da manicomio inscenate da gente da delirio (e non mi riferisco di certo ai degenti, ovviamente)!
Non dico che ogni casa riabilitativa, che ogni clinica privata o convenzionata, che ogni Spdc (servizio psichiatrico di diagnosi e cura) siano così, siano questo e facciano questo, ma io ne ho visitate tante di queste realtà, ci ho lavorato in un Spdc come psichiatra, seppure alle prime armi, e ne sono ancora disgustato!
Se vai in un reparto di oncologia vedi, percepisci quella che è l’essenza della medicina: alleviare la sofferenza!
Se entri in un Spdc o in una comunità riabilitativa, ti rendi conto che chi parla di ‘psichiatria come industria di morte’ è dotato di facoltà sartriana dell’avere non ‘solo occhi ma anche sguardi’…sguardi che fanno capire al di là dei paraventi, dei perbenismi, del tappeto che si sovrappone sulla melma schifosa!
Tanto per fare un esempio, seppure estremo…
http://www.youtube.com/watch?v=A535K-IjVjg
Certo, qualche perbenista penserà che è una realtà carceraria non paragonabile alla realtà clinica…peccato che si tratti di un ‘Ospedale’…
Solo una domanda a chi emette sentenze senza appello e a chi definisce “sacrosante” quelle parole irresponsabili:
Voi la conoscete questa ragazza ? Siete capaci di leggere nel pensiero ? Come fate a sapere se si tratta di “vittimismo” o di autentica depressione ?
Visto che io la depressione l’ho attraversata e superata, e che ho patito le pene dell’inferno per almeno tre anni, mi piacerebbe sapere in base a quali criteri giudicate e condannate dei perfetti sconosciuti.
Da par mio, non mi sembra di aver nè giudicato nè condannato nessuno.
Ho semplicemente fatto un discorso di ordine generale, se poi vogliamo sempre travisare concetti, parole, espressioni e concezioni, espresse in modo chiaro e netto, semplicemente perchè non trovandoci concordi (del tutto legittimamente) non accettiamo che possano essere espressi (meno legittimamente in questo caso…), beh allora…
Poi sempre ‘sta storia dell’ ‘io la depressione…’ ecc ecc, dell’ ‘io l’ho patito’ ecc ecc, ma amico, ma cosa pensi, cosa credi, che chi non sta qui a dire continuamente ‘voglio morire’, ‘non ce la faccio più’ e via all’infinito stia meglio di te? Non ti sembra di essere tu, quelli che fanno come te a sparare sentenze? ‘Io l’ho patito, ci ho sofferto e voi non sapete un c....…’, tradotto questo dici ! E questa non è una sentenza?
Ma tu che ne sai di quello che vive, che soffre, che tormenta, che divora e devasta chi non sta qui continuamente a lamentarsi ma cerca piuttosto di dare una testimonianza diversa, un messaggio diverso? Casa ne sai? Devo stare qui a dirti del tumore che mi sta divorando, di una cicatrice da oltre 100 punti di sutura per un taglio in verticale di netto sull’addome? Della chemioterapia che affronto? Della nausea, dei vomiti, dei valori ematici allarmanti? Delle sudate per ogni minimo sforzo che faccio, dello sfiancamento che ne ricavo? E che ne sai delle devastanti ricadute psicologiche che tutto questo, a nemmeno trentanni, ha?
Per far piacere a te, per permettere a te di dire sempre ‘io la depressione’, ‘io qua e io là’ devo venire qui sopra e dire che ‘non ce la faccio più’, che ‘voglio morire’ ecc…? Devo fare questo?
No, cerco di andare avanti, e per quanto mi è possibile, più che essere lamentoso e fossilizzarmi sul passato, su un passato di sofferenza atroce, e lasciarmi impietrire da un presente disastroso, cerco di essere propositivo, cercando, per quanto mi è possibile e per quanto può permettere un forum, di incitare gli altri a fare lo stesso, punto! Senza giudicare nè condannare nessuno, perchè non sono in condizione di farlo!
Buona giornata!
Caro Ventolibero, di cose da dirti ne avrei moltissime, ma non ho nessuna voglia di alimentare inutili polemiche; ragion per cui mi limiterò all’essenziale.
Innanzitutto vorrei sgombrare il campo da alcuni equivoci. Quando soffrivo come un cane non sono mai venuto a lamentarmi su Internet, un po’ perché non lo usavo e un po’ perché ho sempre avuto un certo pudore nell’esternare la mia sofferenza. Adesso che sto bene cerco di dare una mano a chi si trova in una situazione di disagio e a chi sta seriamente meditando il suicidio. Se la cosa ti può interessare sono stato immobilizzato a letto per più di tre anni, durante i quali sono stato letteralmente bombardato di psicofarmaci. Queste cose non le racconto per dimostrarmi “competente” … le racconto per farti capire la mia reazione di disagio di fronte a certi post. Tu sei libero di scrivere tutto quello che vuoi (ci mancherebbe altro), ma personalmente trovo sconcertante che uno psichiatra approvi e sottoscriva il messaggio di PAT … un messaggio allucinante, in cui si grida di vergognarsi a una persona sofferente, che per quanto ne sappiamo potrebbe benissimo soffrire di una grave forma di depressione.
Ventolibero, nessuno mette in dubbio la tua buona fede, ma mi sembra che il tuo punto di vista sia falsato da una grave forma di pregiudizio. Questo pregiudizio dice: “Chi si vuol suicidare non ne parla”. Ma chi l’ha stabilito ? L’esperienza dimostra esattamente il contrario: la maggior parte delle persone che decidono di suicidarsi lancia tutta una serie di avvertimenti e di segnali, e siamo noi che dobbiamo saperli cogliere.
Ci sono delle persone che vivendo nella solitudine più totale, non trovano di meglio che sfogarsi su Internet (hai presente il “telefono amico” ?) Mi sembra totalmente assurdo stabilire “a priori” che si tratta di commedianti, per il semplice motivo che le vie del cervello sono infinite e che queste persone noi non le conosciamo affatto.
Detto ciò ti faccio gli auguri per i tuoi problemi di salute e spero che fra di noi non ci siano più incomprensioni.
“Devo stare qui a dirti del tumore che mi sta divorando, di una cicatrice da oltre 100 punti di sutura per un taglio in verticale di netto sull’addome? Della chemioterapia che affronto? Della nausea, dei vomiti, dei valori ematici allarmanti? Delle sudate per ogni minimo sforzo che faccio, dello sfiancamento che ne ricavo? E che ne sai delle devastanti ricadute psicologiche che tutto questo, a nemmeno trentanni, ha?”.
Insomma….non ne vuoi parlare ma, intanto, ne parli!
Non sei una vittima ma ti atteggi bene!
Non spari sentenze ma usi toni lapidari.
Mi spiace per te e per la tua salute malmessa, amico, ma sei il solito che quando sta male fisicamente ha la pretesa che chi sta o è stato male “solo” psicologicamente chini la testa e si senta una merdaccia al tuo cospetto.
“Per far piacere a te, per permettere a te di dire sempre ‘io la depressione’, ‘io qua e io là’ devo venire qui sopra e dire che ‘non ce la faccio più’, che ‘voglio morire’ ecc…? Devo fare questo?”.
A me pare l’esatto contrario. A me pare che si debba affermare “sto benissimo” anche se si sta male di testa per evitare l’ira funesta di Vento libero malato nel fisico.
@ventolibero
non so se ricordi vecchie discussioni e disappunti tra me e te in altri post,tempo fa…
Ho sempre pensato tu fossi testardo e un po’ presuntuoso,che ti mettessi sempre un po’ in cattedra,che pur se dotato di grandi valori umani,il tuo continuo contatto con persone fortemente disagiate,con un ambiente torbido come quello della psichiatria (preso in senso lato,come tu lo descrivi)ti portasse,seppur in maniera determinata,a combattere una sorta di battaglia morale,con te stesso e con gli altri.
Ho comunque sempre apprezzato la determinazione che traspariva dai tuoi scritti,e dal racconto che hai fatto più volte della tua storia.
Bene.
Leggere questo tuo post mi ha provocato dispiacere…ma sono convinta che questa tua caparbietà,il tuo carattere forte,ti aiuteranno a saltare anche questo ostacolo.
Coraggio Ale! Continua a farti portare dal tuo vento libero!
Per quel che vale,ti stringo forte!Non mollare!
Tralascio di esprimermi sulle solite boiate di chi apre la bocca a sproposito solo per sproloquiare, ringrazio Aria85 per le sue parole, e vengo nel merito di quanto affermato da Marquito.
Anch’io, come te, spero che non ci siano più incomprensioni, e con rispetto e pacatezza cerco di esporti il mio punto di vista.
A dire il vero penso di averlo già fatto proprio pochi minuti fa sulla lettera ‘Il suicidio’, dove sei intervenuto anche tu, in risposta agli ultimi due post di Eme, ma cerco di essere ancora più chiaro.
Io non sottovaluto il disagio che traspare, che emerge con forza e prepotenza da parole che dicono ‘mi ammazzo’, seppure scritte su internet. E’ chiaro che chi le dice, le scrive, le esterna in qualche modo, in ogni possibile modo, sta male, soffre, chiede aiuto.
Tu dici: “Chi si vuol suicidare non ne parla”. Ma chi l’ha stabilito ? L’esperienza dimostra esattamente il contrario: la maggior parte delle persone che decidono di suicidarsi lancia tutta una serie di avvertimenti e di segnali, e siamo noi che dobbiamo saperli cogliere.
Io non affermo assolutamente che colui che ha intenzioni suicide non lascia trasparire, non esprime in qualche modo, ci mancherebbe altro.
Tuttavia, per quella che è la mia modesta e limitata esperienza professionale, ho potuto constatare che è un linguaggio che rarissimamente si esprime con le parole, ma davvero di rado.
Quando vedi una persona impietrita, e ne conosci la storia di vita e le difficoltà, ecco quello è un linguaggio ed un segnale, è un campanello dall’arme.
Certo, esistono le eccezioni, ma per ora per me tali sono: appunto delle eccezioni !
Las verità è che si parla con troppa, ma davvero troppa facilità di depressione, sembra quasi che stia diventato più un titolo onorifico che non un connotato patologico.
Oggi domina l’esaltazione della depressione, tutti vogliamo essere almeno un po’ depressi: è un ‘sintomo’ di ‘interiorità ‘. La depressione, oggi, ha acquistato il ruolo che aveva l’ ansia somatizzata (il bruciore di stomaco, la testa pesante, le gambe stanche) degli anni Ottanta, quando un uomo impegnato (e allora la figura era quella del manager), di fronte alla domanda “come stai?’, doveva rispondere ‘bene’, ma subito aggiungeva la precisazione: ‘ho un po’ di bruciore, sai un po’ di stanchezza…”. Era questa la forma colloquiale per affermare “sono molto impegnato, ho grandi irresponsabilità , di conseguenza soffro di un po’ d’ ansia somatizzata”. Questo rito è completamente scomparso, ed è subentrata la depressione. Di conseguenza alla consueta domanda “come stai?”, la risposta dotta è ‘bene, ma sono un po’ depresso, ho momenti di calo d’ umore’. E di solito l’interrogato aggiunge e specifica: ‘ho poca voglia di fare l’amore, le occasioni non mancherebbero, sai, però avverto un certo disinteresse’. Si sa che il termometro della depressione è sempre l’ energia libidica. Tutto ciò non mi preoccupa affatto: si tratta di una moda, in fondo.
Tralascio di esprrimermi sulle solite boiate di chi apre la bocca a sproposito solo per sproloquiare, ringrazio Aria85 e dico poche parole in risposta a Marquito.
Tu dici:’Chi si vuol suicidare non ne parla”. Ma chi l’ha stabilito ? L’esperienza dimostra esattamente il contrario: la maggior parte delle persone che decidono di suicidarsi lancia tutta una serie di avvertimenti e di segnali, e siamo noi che dobbiamo saperli cogliere’.
Ma io non penso assolutamente il contrario se ci riferiamo a delle sofferenze in generale, tuttavia, per quella che è la mia modesta e limitata esperienza professionale, ho visto che certi segnali vengono espressi attraverso un lingiaggio fatto non di parole ma di corpi impietriti.
Il resto sono malesseri da cogliere, ma da qui a parlare di depressione…
Oggi ogni abbattimento, ogni disagio, ogni malessere è depressione, ma non me ne cruccio più di tanto, è soltanto una moda in fondo.
Ma entro in crisi proprio quando tutto questo si riflette sulla mia professione. Perché , infatti, si rischia di essere svalorizzati se non si fa diagnosi di depressione.
E pensare che il termine che ha dominato a lungo questo disturbo è stato ‘melancolia’: espressione della concezione ippocratica secondo cui l’umore nero era dato dall’accumulo nel cervello di atra bile, di provenienza dal fegato. Un cervello colorato, o meglio sporcato di nero, insomma. Ha dominato per molti secoli e ancora nel Cinquecento il volto della depressione era ben rappresentato da Melancolia I e Melancolia II di Albrecht Durer: occhi spenti, i capelli disordinati, il corpo emaciato, una maschera che anticipa la morte. Quando con la nascita della clinica, se ne cominciano ad occupare gli psichiatri, alla fine del Settecento, si parla di psicosi depressiva indicando con quel ‘osi’ una sorta di deformazione e/o degenerazione della psiche, sinonimo della follia maggiore, di quella che ha bisogno di essere rinchiusa nei serragli che prenderanno il nome di manicomi. La psicosi depressiva ha rappresentato il 30/35 % della popolazione della città dei folli, spesso rinchiusa per tutta la vita. Insomma la cornice entro cui si è posta la depressione è stata piuttosto impietosa. Tant’ è che nasce il termine nevrosi, per una serie di disturbi psichiatrici più lievi: una follia minor da cui viene esclusa la depressione. Nella seconda metà del Novecento comincia il cambiamento: si parla dapprima di sindromi depressive, poi di disturbi dell’ umore uni o bipolari, e persino il melanconico assume connotati esistenzialistico decadenti, propri più della filosofia che non del manicomio. Fino ai giorni nostri, quando essere depresso è un titolo più onorifico che patologico perchè ti fa apparire come persona sensibile ecc…
Ti chiedo scusa per questa sorta di ‘excursus’ nella storia di un termine e di una patologia, ma è solo per dire né più né meno di ciò che ho sempre detto e sostenuto: si abusa troppo di questo termine e spesso non se ne coglie nemmeno l’essenza più basilare.
Purtroppo, scrivendo il primo commento, n° 23, è successo qualcosa che mi ha fatto pensare che fosse andato perso, quindi ora se il tutto appare un pò confuso è perchè nel successivo, n° 24, ho cercato di fare una sorta di ‘riassunto’ del primo ‘incastonandolo’ in quello che ne era il seguito.
La ‘confusione’ è dovuta solo a questo!
Ciao a tutti
Mi dispiace di aver alzato un polverone simile, è inutile fare finta di niente, via internete si possono dare mille consigli ma di certo non aiutiamo questa ragazza e tanti altri come lei a uscirne dal loro malessere! Quello che mi ha dato fastidio che ha scritto che pensa al suicidio !è inaccettabile quando ci sono persone che ogni giorno lottano con la morte…! Se di depressione si tratta, allora si deve far aiutare da persone competenti, ma il solo fatto che parla di suicidio è un grido di aiuto, lei è consapevole di quello che scrive perciò questo va affrontato e non stroncato con la vita.