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Ho sbagliato e non voglio perdonarmelo

Lettere scritte dall'autore  BLU STRAT

Ho avuto una storia di 3 anni con una ragazza; un anima gentile, compassionevole, dolce, che aveva sofferto in passato. Le cose cominciarono in maniera “particolare”, era una affinità intellettuale piuttosto che fisica, più emotiva che “a pelle”. Feci la prima mossa e da cosa nacque cosa, ci mettemmo insieme. Era un periodo turbolento per entrambi: io stavo cercando di concludere l’università da fuori corso e lavorando la sera, lei anche.
Un rapporto coi genitori difficile da parte di entrambi e tanti interrogativi sul futuro, ma ci amavamo.
Arrivò poi il covid, i rapporti familiari si inclinarono, io sacrificai tutto per finire l’uni, ingrassai 15 kg, mi trascuravo, pensavo solo a quello: pur essendo una laurea poco spendibile volevo evitare quel che era successo ai miei nella crisi del 2008, perdere il lavoro e trovarsi senza soldi, era il mio chiodo fisso. Lei lavorava tanto, e decise di andare a vivere da sola. Anche sotto sua spinta mi convinsi ad andare con lei, rifugiandomi dai litigi con la mia famiglia, lei dalla sua. Forse non era il momento, avevo troppe cose in forse, cercavo il lavoro della mia vita, ad ogni colloquio finito male mi deprimevo sempre di più, mi trascuravo, trascuravo lei, l’erotismo era più flebile, nei litigi esageravo, mi ero chiuso in me stesso. Da un certo punto di vista pensavo che lei rimanesse dov’era, perché sembrava la più presa, e speravo di riuscire a risolvere i miei dilemmi interiori e tornare ad essere felice con me stesso e con lei, una volta passato il periodo. Poco tempo fa mi disse che si sentiva distante, che le distanze che misi io finirono col distanziare anche lei, io al momento non capii, la liquidai con superficialità.
Poi cominciò la tensione, lei era diventata amica di un ragazzo amico di amici e quando le chiesi chi era mi disse che avevano un semplice rapporto di amicizia. Intanto io muovevo i primi passi per rialzarmi, cercando un lavoro umile per contribuire, convicendomi che la carriera non era tutto. Troppo tardi forse, lei usciva più spesso, ma mi diceva che forse per sistemare le cose aveva senso stare più vicini, provare a colmare le distanze. Poi io presi l’influenza e in una discussione rimasi paralizzato quando lei non riuscì a dirmi che mi amava, ma che provava solo tanto affetto. Scappai. Senza rispondere al telefono. Il giorno dopo, più calmo, la contattai, ma mi disse che avevo messo nuovamente distanza, e non sapeva come recuperarla.
Sono tornato dai miei, lei mi chiese tempo per parlare. Dopo tre giorni ci trovammo. Nel frattempo le chiesi di questo amico, mi disse che forse si era ritrovata ad apprezzare delle premure che a casa non riceveva, non potevo biasimarla. Io le spiegai che mi ero reso conto dei miei errori, che volevo riprovarci, remare una barca che aveva per troppo tempo condotto solo lei. Mi manca e vorrei riaverla, lei mi disse che forse temeva più di perdere me come persona che la relazione. Io le chiesi di rifletterci, che da amicizia non la volevo considerare, almeno al momento. Lei mi disse che forse si poteva provare a piccoli passi, vedendosi fuori, quando si aveva voglia, ma mi suonava come una concessione.
Gli dissi di rifletterci, se lei volesse provare a guarire le ferite della nostra relazione, con il mio totale e incondizionato supporto. Le lasciai una lettera sul letto, coi momenti belli passati insieme, con quello che avrei voluto fare se avessimo potuto provare a ritornare. Poi presi la mia roba, lasciai le chiavi di casa a lei, rispettai la sua necessità di respirare, di non pensare a cose pesanti, di stare da sola. Dopo 5 giorni da questo dialogo non mi ha più scritto, io neanche, mi sforzo di non pressarla in alcun modo. Alcuni amici mi dicono di riprendermela, di scriverle, poiché è una ragazza che non fa la prima mossa, e sentendosi distante ha bisogno di fidarsi di me di nuovo. Io penso che in questo momento vada lasciata respirare, che se vuole provarci, sarà lei, come stabilito, a battere un colpo. Nel mentre mi sto rimettendo in piedi pian piano.

Ho paura di aver perso la donna della mia vita, tutto per causa mia.
Non so cosa fare, se lasciarla riflettere, provare a riconquistarla o accettare che sia finita per sempre e basta. Ci sono stati momenti bellissimi, avrei voluto che ce ne fossero stati altri in futuro.
Sento il bisogno di una voce amica che mi dica qualcosa, perché fatico a perdonarmi, a perdonare le mie azioni…

L'autore ha scritto 2 lettere, clicca per elenco e date di pubblicazione.

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4 commenti

  1. 1
    Darkitty -

    Ho letto la tua lettera precedente e se lei è riuscita a starti vicino in un momento del genere e per 3 anni “sopportare” tutto quello che dici, ha tutte le ragioni a fare quello che ha fatto..
    Giusto prendersi le responsabilità dei proprio errori e capire che le persone ad un certo punto si stuferanno di essere date per scontate.
    Un rapporto di coppia va curato e coltivato insieme. Puoi distaccarti e andare avanti da solo, credimi con il senno di poi capirai che è la cosa giusta.

  2. 2
    BLU STRAT -

    In realtà la distanza, la “crisi” è cominciata un anno fa. Non è che per tre anni ho solo rovinato la sua vita… Tuttavia il concetto è lo stesso. Non so se si fosse capito che non la sto biasimando, e la domanda è come posso superare il senso di colpa per aver rovinato una storia d’amore

  3. 3
    Darkitty -

    Le cose non potevano che andare così. Pensa questo. In quel momento, in quel presente, lei non era la tua priorità.
    Perciò magari guardando avanti e con il senno di poi, quando sarà passato abbastanza tempo, magari te ne farai una ragione. Ci vuole sempre tempo.

  4. 4
    Eugen79 -

    Amico l’unico sbaglio che hai fatto è stato iniziare una relazione sentimentale quando il tuo stato d’animo era quello riflesso dalla tua precedente lettera “in cerca di soluzioni”. Prenditi cura di te, non cercare di legarti ad altri prima di stare bene da solo!

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