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Perché alcuni preferiscono rimanere nel loro guscio?

di Tao

Cosa pensare di quelle persone che non esprimono mai niente di sé?
Al limite ti ascoltano (forse) o più semplicemente possono arrivare a raccontarti la loro routine quotidiana, ma mai o molto raramente, solo qualche debolissimo accenno ogni tanto, che dicono qualcosa riguardo le loro emozioni più intime, nonostante magari le si conosca già da abbastanza tempo da non lasciare dubbi sul fatto che sia di per se strano un tale atteggiamento, in aggiunta al fatto che dall’altra parte ci si è già esposti e si è data la propria fiducia.
Nonostante tutto questo però vi sarebbe comunque l’interesse esplicito da parte di questa persona a continuare questo rapporto.. non posso perciò non chiedermi quale sia la vera motivazione di fondo.
E’ un caso che mi riguarda da vicino e mi sembra che sia in generale pure molto frequente perché queste persone preferiscono rimanere nel loro guscio, nonostante (come nel mio caso specifico) non ne avrebbero nessun motivo apparente?
Francamente non riesco nemmeno a capire quale potrebbe essere un possibile vantaggio per loro stessi, se mai esiste..

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Categorie: - Riflessioni

21 commenti

  • 1
    Rossella -

    Mi sembra un atteggiamento abbastanza normale soprattutto per un uomo; tant’è che gli uomini che annoverano tra le loro amicizie persone dell’altro sesso non saranno interessanti per tutti. Almeno a me non sono mai interessati perché non ho mai diviso il sesso dall’amore. Un uomo che si prodiga generosamente per un’amica si sta mettendo in gioco nella totalità del suo essere persona. In caso contrario non potrebbe comunque fare per me perché non amo le persone aride. Gli uomini hanno un rapporto diverso: sono compagni. Si tratta di un rapporto incentrato sul materialismo che fa venire fuori la parte umana solo quando l’altro viene a mancare. La legge di natura vuole che tra l’uomo e la donna ci sia un’affezione e quando mi rendo conto che due persone oltre ad essere colleghi sono anche amici cambio strada perché vedo la donna nella sua totalità, non la considero solo come madre perché mi sembrerebbe stupido. E’ una donna che potrebbe avere valori diversi dai miei e che magari vede in quell’uomo un confidente. Dalla mia posso dire che non mi sento solo un corpo e che l’uomo che diventerà il padre dei miei figli sarà quell’uomo che riconoscendo il mio istinto materno mi rispetterà come persona. Parlo della mia visione del rispetto. Ieri mi è capitato di ascoltare un canto evangelico (Uniti nel Signore) che non aveva niente di politico… raccontava una visione del matrimonio molto vicina alla mia. Ai margini di quella storia, quando mai dovesi sentirmi umiliata, mi sentirei in dovere di separarmi.

  • 2
    gimmy -

    Secondo me la motivazione è molto semplice, si tratta di una questione caratteriale, non cè un secondo fine a nascondere le proprie emozioni o i pensieri più intimi, credo che ci siano persone a cui viene facile esternare dettagli della loro vita, altri fanno fatica a manifestarli e preferiscono tenerli privati, anche quando ci possa essere la stessa confidenza di un amicizia di lunga data. Non lo fanno per cattiveria o perchè non ci si fida, penso sia un loro modo di essere… genuini, spontanei, senza scopi specifici..semplicemente non sono abituati a esporsi, magari nessuno glielo ha insegnato e di conseguenza si sentirebbero ridicoli e imbarazzati nel farlo, oppure ritengono che certi fatti siano poco interessanti…se questa persona ha voglia di continuare a frequentarti è perche in te vede un buon amico, se avesse voluto un prete confessore forse si sarebbe già aperto… a volte neanche tra marito e moglie ci si conosce nella totalità della persona, non sarebbe giusto dare la nostra disponibilità amichevole solo per un fattore di convenienza, riducendone il valore solo se dall’altra parte ci s’impegni per forza a raccontarsi. Il giorno che vorrà farlo un vero amico sarà lì ad aspettare.

  • 3
    Gingerfox -

    Ci sono persone che spesso non sentono il bisogno di comunicare a parole quello che provano. Ció non significa che non percepiscano nulla ma semplicemente non sono in grado o non ritengono opportuno esporsi troppo. Da adolescente ho avuto come migliore amica una ragazza molto introversa che neppure dopo anni e anni é stata in grado di aprirsi completamente con me…prima di iniziare l’università abbiamo litigato appunto perché la ritenevo troppo rigida e impassibile nei miei confronti. Non mi pento del fatto di aver troncato ogni rapporto. Caratterialmente eravamo troppo diverse e crescendo ognuna di noi non avrebbe potuto proseguire contando sull’altra. Sta a noi decidere quale compagnia avere al nostro fianco. Personalmente non posso tollerare e fidarmi di qualcuno che costruisce troppe barriere mentali per poi chiudersi a riccio. Come affermi tu non ci si guadagna nulla.

  • 4
    Tao -

    davvero molto,molto interessanti le vostre considerazioni !
    ora non ho tempo ma ci ritorno sopra appena posso
    Grazie!

  • 5
    Tao -

    Ragazzi che dire…
    ho riletto i vostri commenti e mi sembra che in effetti non ci sia molto da aggiungere,avete già detto tutto quello che era necessario dire!..m’avete lasciato positivamente senza parole!

    non sarebbe giusto dare la nostra disponibilità amichevole solo per un fattore di convenienza, riducendone il valore solo se dall’altra parte ci s’impegni per forza a raccontarsi. Il giorno che vorrà farlo un vero amico sarà lì ad aspettare.

    hai perfettamente ragione…e’ alla lunga che viene fuori il valore di una autentica amicizia e non solo quella

  • 6
    nevealsole -

    Io non mi espongo eccessivamente quando sono in gruppo se si tratta di un gruppo accomunato dal lavoro/studio. E per esporsi intendo non solo non raccontare la mia vita privata, ma proprio non esprimere opinioni, tranne se non mi è richiesto per motivi utilitaristici. Questo perché ogni cosa che esce dalla nostra bocca potremmo non ricordarla, ma altri la ricorderanno benissimo potendola riutilizzare contro di noi, appositamente modificata. I gruppi in generale li vedo come coacervi di cattiverie e pettegolezzi… Poi se si è colleghi mi sembra un rapporto artificiale da cui non ci si può aspettare chissà cosa… Se poi si rompe l’amicizia con uno, si rompe anche con tutti gli altri ed è un bel casino… Meglio prendere le persone una per una e ben lontano dal lavoro o ambito scolastico.. E anche in quel caso ognuno si “sbottona” secondo i suoi tempi. Personalmente sono a disagio quando qualcuno, anche conosciuto da tanto, si espone eccessivamente con me su cose della sua vita emozionale. Sarà che le mie più grandi amicizie sono fallite, sarà che sono abituata a confessarmi ad uno psicoterapeuta e non ad un’amica, ma la penso così. Giustamente molti potrebbero ritenermi musona fredda e insensibile. Però questo è il mio carattere e di certo non lo faccio perché mi credo superiore o per arroganza: però mi disturbano le confidenze da mercato di piazza… O si fa un discorso più profondo, o io annuisco con la testa e passo oltre.

  • 7
    Tao -

    @ nevealsole
    ..tranne se non mi è richiesto per motivi UTILITARISTICI.
    Questo perché ogni cosa che esce dalla nostra bocca potremmo non ricordarla, ma altri la ricorderanno benissimo potendola riutilizzare contro di noi, appositamente modificata.

    be’ questa fa parte purtroppo della classica mentalità attuale.

    hai un concetto del prossimo che secondo me dovresti un po rivedere..se pensi che gli altri siano “utili” vuol dire che li consideri al pari di qualsiasi oggetto,comodo per l’uso del momento,ma questo poi non può non ritorcersi contro perché poi saranno anche gli altri che ti vedranno così e faranno altrettanto con te..tante’ vero che all’ultimo in quella tua frase sei tu stessa a denunciarlo

  • 8
    Yog -

    Quando avete voglia di raccontare a un amico i vostri fatti intimi, tenete ben presente il tao della verità: “Prima di parlare, taci”.

  • 9
    sara -

    perché non hanno voglia, come se si dovesse necessariamente essere in un modo!!

  • 10
    Tao -

    @ sara

    e secondo te stanno bene,sono serene,si sentono davvero a loro agio?
    ma il fatto e’ che manco se ne rendono conto,sono persone che hanno scelto di anestetizzarsi,non vogliono sentire più niente,preferiscono essere morti in vita.
    come questi qui sotto

    https://www.youtube.com/watch?v=5TVAbpdnpnE

  • 11
    rossana -

    Tao,
    sono in linea di massima in accordo con Gimmy e Gingerfox. alle motivazioni caratteriali e al fatto, innegabile, che di solito ci si trovi a proprio agio con chi ci è simile in almeno una buona parte dei tratti che ci caratterizzano, aggiungo che a volte l’eccessiva inclinazione a comunicare potrebbe derivare da insicurezze di fondo, che inducono al bisogno di conquistare, al fine di essere accettati. oppure potrebbe trattarsi di semplice gentilezza d’animo, come quella che spinge a interagire con qualche sconosciuto in ascensore o su un tram…

    forse Nevealsole include fra i rapporti amichevoli quelli che sono soltanto “interscambi d’affari”, privi di profondità affettiva. mentre, a mio avviso, chi è restio ad esporsi può farlo anche perchè si sente talmente sicuro di sé da non sentire la necessità di avere conferme.

    con l’occasione, un particolare grazie a Gimmy, che di recente mi ha dato molto, disinteressatamente…

  • 12
    Tao -

    @ rossana

    ci sta anche questo penso tuttavia che il bisogno di comunicare sia innato e ritengo che nessuno ne sia escluso a prescindere dalle diverse modalità

    e’ solo attraverso l’altro che io mi posso ri-conoscere e questa e’ una conferma inevitabile

  • 13
    rossana -

    Tao,
    post 12 – vero: il bisogno di comunicare è innato e solo attraverso il confronto con l’altro ci si può ri-conoscere… però, se dovessi mai rinascere, vorrei tanto che mi fosse concesso di averne bisogno in minor misura… 🙂

  • 14
    Tao -

    rossana

    però, se dovessi mai rinascere, vorrei tanto che mi fosse concesso di averne bisogno in minor misura… 🙂

    be secondo me qui si ritorna al grado di sensibilità che uno avrebbe a disposizione,se da un lato fa si che ci si espone rendendoci più vulnerabili,dall’altro si colgono delle qualità e una conoscenza che lo renderebbe vivo ed autentico,con tutto cio che di bello può conseguire,qualcosa che al contrario non potrà mai nemmeno lontanamente anche solo essere immaginato.
    dunque siamo disposti a rischiare per essere felici anche nel dolore,il quale a quel punto assumerebbe tutt’altro significato?
    oppure ci accontentiamo di sopravvivere?

  • 15
    rossana -

    Tao,
    alle ultime due domande del post 14 rispondo, probabilmente non del tutto centrata sul pezzo, che di recente ho riscoperto, con maggior chiarezza, che, volenti o nolenti, equilibrati o squilibrati, maturi o immaturi in questo o in quel settore di vita o di relazione, alla fin fine, al di là di tutti i più o meno saggi ragionamenti, non si può che essere quello che si è, con pregi e difetti inclusi.

    gli esami di coscienza e gli ideali di riferimento servono unicamente per indicare la rotta, che ci sforziamo tutti di seguire, con risultati spesso lontani dagli obiettivi iniziali.

  • 16
    Golem -

    Ets, accontentarsi di sopravvivere non è vivere. La vita serve a realizzarsi, anche se questo significa vivere da eremiti, se questo rappresenta la nostra natura. “Conosci te stesso ” di ellenica memoria filosofica, significa non prendersi in giro, sforzandosi di onorare almeno la propria dignità, non forzando le condizioni per farcele andare bene accettando compromessi ignobili in nome dell’amore, anche quando questo non c’è dall’altra parte. Apprezzare quello che si ha è giusto, farselo andar bene a tutti i costi mentre si sta “desiderando” altro è una truffa verso di noi. Si può non arrivare al successo sentimentale, (in questo caso) ma bisogna sapere almeno il vero perchè.

  • 17
    Tao -

    @ Rossana

    Allora secondo te che motivo ci sarebbe di confrontarsi,di scambiarci idee e opinioni anche qui,delle tante lettere che si scrivono e non solo la mia,se poi sappiamo che in fondo possiamo fare ben poco?..e forse manco quello

  • 18
    rossana -

    Tao,
    per me il confronto è utile soprattutto per conoscersi meglio. poi, forse, molto dipende dall’età in cui ci si confronta: quando ancora cerchi un’identità, forse ti può essere d’aiuto un’opinione, un orientamento… molto meno quando, a seguito di esperienze dirette, già ti sei fatto una “mappa”, adatta a te e al tuo ambiente.

    non escludo che qualche miglioramento, rettifica, si possa sempre fare ma, dopo la maturità, a mio avviso è molto difficile modificare natura, indole e o temperamento.

  • 19
    Tao -

    vorrei riprendere per un attimo l’argomento,perché mi sarebbe venuta una domanda,o un dubbio che girerei a chi vorra dare la sua risposta/opinione

    ammettendo che non ci sia nessuna malafede ecc..ecc..come sarebbe parso dagli interventi precedenti,e se queste persone rimangono di fatto chiuse in se stesse,pero come non domandarsi a un certo punto;
    ma chi e’ la persona con cui mi sto relazionando?
    come faccio a conoscerla se poi e’ lei stessa a non farsi riconoscere?
    con chi ho a che fare veramente?

    si potrebbe dire che non sarebbe manco necessario chiederselo,e che probabilmente a molti non interessa,oppure più semplicemente non gli viene nemmeno di pensarlo e si andrebbe avanti così..

    ma avrebbe davvero senso chiamarla ancora relazione in questo caso?
    e se in realtà vivessero solo in un loro mondo al quale hanno chiuso tutte le loro porte d’accesso esterno,finendo di credere che quello sia l’unico possibile,un po come farebbe chi guarda nello specchio e non vi sia altra immagine riflessa che non sia solo la loro?
    SE FOSSE così,non sarebbe per loro pure una cosa terribile? e ripeto,se fosse così devono per forza di cose non rendersene conto (al come sarebbero arrivate a tanto,un po lo troverei anche misterioso) ma quanti casi ad esempio,dove a un certo punto “ci si sveglia” per poi dirsi:
    ma allora chi sono stato fino adesso??…stessa cosa potrebbe forse valere nel paragone di una coppia,rimasta insieme per molti anni e all’improvviso,come un fulmine a ciel sereno si accorgono che il loro compagno e’ un perfetto sconosciuto!…

    che ne pensate?

    Grazie

  • 20
    rossana -

    Tao,
    “ma chi e’ la persona con cui mi sto relazionando?
    come faccio a conoscerla se poi e’ lei stessa a non farsi riconoscere?
    con chi ho a che fare veramente?”

    in una circostanza mi sono posta tutte queste domande, rispondendomi che se il suo temperamento è di tipo chiuso o se le sue esperienze l’hanno indotta ad abbassare le saracinesche, vuoi per difesa che per volontaria indifferenza, non mi restava altro che valutare la persona dagli sguardi, dai gesti e, soprattutto, dai fatti.

    la relazione, se mantenuta, resta consapevolmente unilaterale. per chi sperimenta questa forma di grande chiusura, l’attitudine, a seconda dei casi, può come non può essere motivo di sofferenza. si è quello che si desidera o in alternativa, nella migliore delle ipotesi, quello che si vorrebbe essere (interpretazione che però non sembra calzare più di tanto in questo caso).

    per quanto mi riguarda NON presumo mai di sapere esattamente con chi ho a che fare. solo circostanze, spesso estreme, potrebbero darmi un riscontro abbastanza accurato. mi faccio, è ovvio, un’idea della persona che mi interessa ma non metterei la mano sul fuoco asserendo di conoscerla a fondo, nemmeno avendola vista nascere e avendola seguita nella crescita. quindi, sia che si apra, sia che rimanga isolata in se stessa, la costruzione della sua immagine nella mia mente è sempre e soltanto opera mia… spesso, in mancanza di vere e proprie prove, in alcuni aspetti si resta ignoti a lungo anche a se stessi!

  • 21
    Tao -

    Rossana

    Si d’accordo ed e’ per questo che ci si dovrebbe conoscere,poi e’ vero che non ci si conoscerà mai abbastanza ma e’ anche quello che troverei interessante perche e qualcosa che di per se continuerebbe sempre.
    Appunto ci vogliono i presupposti per poterlo realizzare
    Ciao

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