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Un racconto del 2003

di geko

…terminato questa notte. Su un sito di social network. Il più famoso.
Avevo un amico, un tempo. Eravamo compagni di università. Ci guardavamo a volte, ci osservavamo, ma nessuno dei due provava mai a fare il primo passo, a presentarsi. Poi un giorno, non ricordo nemmeno quando, questo avvenne e da allora siamo stati sempre insieme, alle lezioni, in giardino, a parlare di tutto, delle speranze, dei sogni, della vita.
Io non riuscivo a dire ciò che provavo, aspettavo e aspettavo. Con me stesso, ero un tutto confuso. Ci impiegai mesi interi per capire, e intanto migliaia di esami, di prove da superare.
Poi arrivò l’estate del 2003, quando fece quel caldo infernale. Ci lasciammo alla stazione, dopo che l’avevo accompagnato a prendere il treno. Mentre se ne andava, ero tentato mille volte di tornare indietro e dirgli tutto. Ma poi, non so perché, mi dissi “lo rivedrò a settembre, gli dirò tutto”. L’estate era torrida, caldissima, quasi insopportabile, non faceva che accrescere nel mio cuore quel bollore incomprensibile, quel sentimento che non mi faceva respirare, ma che mi faceva amare a tutta forza il sole, baciare la terra, bere l’acqua in una sorsata senza fiato, affondare i denti nella frutta fresca e sporcare le mie belle labbra.
Quel settembre non è mai arrivato. Quell’anno, al rientro dalle vacanze, chiesi a tutti se ne sapessero qualcosa, che fine aveva fatto. Nulla. Una ragazza sapeva solo che aveva cambiato Facoltà, tutto qui. L’ho cercato per diverso tempo. Poi, mi sono arreso. E il periodo dell’università passò. Con gli anni gli ho scritto centinaia di lettere, ho creato un romanzo su di lui, una serie di poesie infinita. Passavo notti intere chiuso nella mia stanza a guardare il soffitto, a cercare di ricordarmi il suo volto. Cercando dentro di me la forza per uscire da quella camera, da dove il sole penetrava solo quando era basso sull’orizzonte. Poi, la vita. Ho fatto un passo fuori casa, ho conosciuto gente, e la vita è arrivata. Ma il mio vero io era sempre là, a quell’estate del 2003, quando non avevo che 22 anni e mi sembrava di morire dentro, vivendo solo nei libri, nelle poesie….
Passati sei anni, sette, un’amica che avevamo in comune per caso si ritrova il numero di cellulare. Dopo varie lotte con me sesso, le chiedo di chiamarlo, stabilire un contatto. Così lo ritrovo, anche se al telefono. Risento la voce, che avevo quasi dimenticato. Gli dico “Quanto t’ho cercato!”. In seguito mi aggiunge su un social network, a volte chattiamo, ma solo qualche chiacchiera senza senso. Stanotte invece, gli ho chiesto “Dovremmo rivederci…un giorno di questi….se ti va” e lui “Perché invece non organizziamo un incontro col gruppo intero? Mi piacerebbe rivedervi tutti” …………
Ecco, il mio racconto è finito. Il settembre che aspettavo è arrivato. E dire che si capiva anche. Bastava solo un po’ di profondità in più. Ma non tutti ne hanno, forse nemmeno per se stessi. E forse, stanotte, la mia vita ricomincia di nuovo. Nel mio cassetto intanto custodisco centinaia di fogli, poesie, racconti, lettere, tutte per un fantasma della mia mente, tutte per un’illusione di comprensione, tutte scritte solo e soltanto per me. Solo per me.
Domani è un altro giorno.
Addio 2003!

Lettera pubblicata il 23 Novembre 2010. L'autore ha condiviso 25 testi sul nostro sito. Per esplorarli, visita la sua pagina autore .
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Categorie: - Me stesso

La lettera ha ricevuto finora 2 commenti

  1. 1
    fadedAway -

    parole che sanno mostrare uno spaccato di vita e di cuore

    non tene farai nulla del mio grazie, eppure mi sento di dirtelo

    grazie per aver condiviso

    credo che tutti portiamo dentro di noi, un anno, un periodo
    particolare
    che difficilmente, forse perché a volte nemmeno si vuole, si riesce ad
    abbandonare.

    le tue parole sono come un colpo sul petto, sul cuore,
    il cui risuono rievoca un tempo che fu.

    …è un soffione disperso dal vento del tempo.

  2. 2
    geko -

    Grazie. Veramente. Ma ora mi sento meglio. Ho chiuso tutto, finalmente.

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