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Un sogno che sembra un racconto del terrore

Lettere scritte dall'autore  

Carissimi tutti,
Questa volta desidero raccontarvi un sogno che ho fatto quando avevo più o meno 13 anni e che, ve lo assicuro, sembra un vero e proprio racconto del terrore.
Dunque: stavo viaggiando in macchina e mia madre era alla guida. A un certo punto si materializza nell’auto una donna, la quale mi offrì da bere un bicchiere di uno strano vino e, appena l’ebbi bevuto, caddi addormentato.
Mi svegliai in una stanza a me sconosciuta, avvolta nel silenzio, e mi alzai dal comodo letto, per cercare di capire ove mi trovassi. Riuscii a trovare la porta e uscii in un lungo corridoio.
Anche lì c’era silenzio e i miei passi rimbombavano. Io ero preso da angoscia, perché non sapevo quando questo lungo corridoio sarebbe finito e se sarei riuscito a trovare qualcuno.
Finalmente arrivai in un’ampia sala che era piena di persone che parlavano tra di loro. Io cercai di parlare con loro, di chiedere dove mi trovavo e se sapevano niente di mia madre, ma loro sembravano non sentirmi e nessuno mi rispondeva.
Io ero sempre più angosciato e disperato, ma a un certo punto mi venne davanti una donna che mi disse: Eccomi, sono io la tua mamma. E mi abbracciò e mi parlò a lungo.
Io all’inizio credetti che fosse lei, perché nel toccarla e nello stringerla mi sembrava di riconoscerla, e ciò mi diede un sollievo e un conforto che non si può immaginare: finalmente non ero più solo!
Ma a un certo punto presi coscienza di un particolare importante: Ma tu non puoi essere mia madre, non hai la R moscia!
Ebbene in quel momento lei, con voce cambiata e divenuta ostile mi disse: Infatti, io non sono tua madre. Io tua madre l’ho uccisa e ora ucciderò anche te.
Ciò detto tirò fuori un pugnale, con l’intendimento di conficcarmelo nel ventre. Io per difendermi dovevo strangolarla e infatti le misi le mani attorno al collo, ma a stringere proprio non ci riuscivo, la cosa mi provocava un brivido di orrore, le mani mi tremavano, proprio non potevo farlo. E nel frattempo il pugnale si avvicinava, si avvicinava, mi sfiorò e… Mi son svegliato!
Che ne dite? Assurdo, vero?

L'autore ha scritto 3 lettere, clicca per elenco e date di pubblicazione.

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3 commenti

  1. 1
    Rossella -

    Forse il sogno allude al ruolo della famiglia tradizionale nello stato comunista. Il sogno ti dice che per evolvere hai bisogno di costruirti una nuova identità attraverso la madre chiesa che in questo caso viene personificata da una donna che ha il potere che è stato tolto a tua mamma. In realtà nella vita, a prescindere da tutto il resto, può capitare di trovarsi in una simile circostanza. Per questa ragione un tempo i religiosi e le religiose cambiavano nome.

  2. 2
    white knight -

    Non sono psicologo ma per gioco proverò a dare un’interpretazione al tuo sogno. 13 anni sono la classica età critica dove da bambini si diventa ragazzi, con tutti i cambiamenti del caso. Quel sogno poteva quindi derivare da un’inconscia paura del distacco dalla rassicurante e amorevole figura materna per passare nelle braccia di un’altra donna (una potenziale morosa?) con tutti i piaceri ma anche i rischi e i pericoli del caso.

  3. 3
    Max -

    Ciao Rossella e ciao Cavaliere Bianco, simpatiche le vostre interpretazioni del mio sogno. Quella di Rossella è un po’ astratta ma ha una sua logica, mentre quella del Cavaliere ha una sua profondità psicologica, tant’è che appunto in quell’età iniziavo a provare interesse per l’altra metà del cielo, con l’attrazione e nello stesso tempo il tinmore qui ben delineati.
    Qualcuno a suo tempo mi propose anche l’interpretazione secondo cui vi era una parte, o un aspetto di mia madre, che io rifiutavo e ritenevo per me pericolosa, contrapposta alla parte, invece, buona, accogliente, da me accettata. Probabilissimo che la signora che si diceva mia madre, che l’aveva uccisa, che voleva uccidere anche me e che io a mia volta dovevo eliminare se volevo sopravvivere, rappresentasse appunto questo lato oscuro di mia madre e il fatto che non riuscissi, in realtà a ucciderla può significare che quel lato oscuro, pur spaventandomi, mi affascinava e lo sentivo comunque come parte di me.

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