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Non so dirti quello che tu non sai

di ventolibero

Views: 13 - Views e voti dal 14 agosto 2026.

Come valuti questa lettera?

Sono un uomo del dolore: perché l’ho conosciuto, perché con quello degli altri ci “lavoro”, perché l’ho causato!
Vado in barca a vela per sfogare il dolore, per ballare il mio male di vivere, per giocare d’astuzia con quel vento che è contrario al mio camminare e mi fa tremare.
Quando sono in mare, tra lo sciabordio delle onde, cerco un’altra strada per un altro cielo, cerco un orizzonte di libertà e di fiducia come un marinaio dall’impavido cuore che vive sfidando l’impetuosità delle onde, e spesso mi perdo nei percorsi incerti dell’essere uomo. Giovane uomo del dolore!
Da uno psichiatra ognuno attende risposte che abbiano ragione di ogni malessere. Troppe volte questo si perde nel teatro già troppo vuoto della realtà collettiva, ma quelle stigmate roventi del dolore indicibile e dell’angoscia, della tristezza e della disperazione e della fatica di vivere non scompaiono dalla storia di chi ne è assalito.
Questo male di vivere che incontro ogni giorno e che sfida la mia storia, questo urlo angosciato che non si placa e si perde come un alito di vento nelle tenebre dell’egoismo e dell’indifferenza, questo agitarsi terrorizzato su scenari di precarietà che non fanno battere più il cuore. No, non ci batte più il cuore, questa è la verità!
Perché è patologia mentale la depressione, che è espressione della fatica di vivere di chi vuole realmente vivere, e non invece la freddezza e l’indifferenza, che sanno di orrore, con cui si assiste alla morte di chi “senza luna, senza stelle e senza fortuna” “ceca dal terzo piano la sua serenità”, per rimediare la sua lacuna, per dirla col tanto adorato De André?
Perché è follia la schizofrenia, con i suoi deliri e le sue allucinazioni che sono espressioni di un senso che si nasconde dietro l’apparenza del mondo, e non anche la mente di chi, destinato a “curarla”, ritiene di poter ridurre il suo senso di strappo e lacerazione non altro che a “disfunzioni del sistema neuroendocrino ubiquitario”?
Colleghi psichiatri di differenti concezioni mi esortano ad abbandonare la mia “pietà della tenerezza”come dice Pascal, perché nulla può contro le “interazioni neuronali alterate ”, che in questo caso occorre la chimica, servono i farmaci, serve lo sguardo lucido e razionale, serve la distanza emozionale! Tutte stronzate: basta guardare all’esperienza umana e professionale di quel grande uomo e grande psichiatra, di quella mente illuminata che è Giorgio Antonucci.
Ho scelto di essere psichiatra perché un giorno, giovane studente in medicina a Bologna, spaventato ragazzo che si era perso nell’inganno ingenuo del colore azzurro dei suoi occhi, avevo deciso di ingoiarmi nell’animo il gas del tubo di scappamento dell’auto.
Psichiatra perché “mi alzavo la mattina con addosso tutta la stanchezza della sera” (e non parlo di una stanchezza fisica) , psichiatra perché stravolto e sopraffatto da un dolore che, improvviso ma non inaspettato, mi si è avventato sopra e che da allora non mi ha mai più lasciato.
Mi ha sempre intenerito (non affascinato) la figura del medico come di una persona che con la sua COMPASSIONE è l’ideale e doveroso controcanto all’aridità e avidità che stiamo attraversando.
Questo medico, solo, di guardia al turno di notte, a difesa di quel po’ di umanità, di solidarietà, di attenzione agli altri che ancora ci rimangono. Psichiatra anche per questo!
Ma la nostra, è una società del volontariato e non della compassione. È la società di chi concede a ore servigi a basso prezzo con indosso i guanti della prevenzione e il terrore di una contaminazione immaginaria. Questo mondo rigurgitante di umanità scomposta e di umane sofferenze che giocano il loro destino sugli avamposti dell’emarginazione, questo mondo che porta “un volto d’arsura” offeso dalla trivialità trionfante di giorni sguaiati così pieni, carichi, intrisi, onusti di odio, rancore e violenza è compensato da un volontariato operato, per lo più, da gente che si annoia e che non ha nulla da fare e allora va ad assistere allo spettacolo della povertà, va a godersi la tragedia di chi si logora sulla trincea della miseria e dell’abbandono.
Contro questo, medico e psichiatra: per vivere un nuovo umanesimo, per armarmi di bontà e compassione. Perché se non conosco cosa fa soffrire lo “sconosciuto che mi passa accanto” come faccio a dire che lo amo?
Psichiatra per cogliere il dolore dell’altro, per capirlo, per rispettarlo, per amarlo, per cogliere il dolore dell’altro come ingiusto, indicibile, intollerabile, per sentire il dolore dell’altro come imperativo a fare qualcosa per alleviarlo e condividerlo, per avere voglia di compassione verso chi si incontra e soffre, per amare la compassione come capacità di sentire il dolore e l’angoscia di un amico disperato.
Io non ho risposte da dare, posso solo regalare “ciò che non ho” come dice il mio omonimo Alessandro Manzoni:
“Occupati dei guai, dei problemi del tuo prossimo. Prenditi a cuore gli affanni, le esigenze di chi ti sta vicino.
Regala agli altri la luce che non hai, la forza che non possiedi, la speranza che senti vacillare in te, la fiducia di cui sei privo. Illuminali dal tuo buio. Arricchiscili con la tua povertà.
Regala un sorriso quando hai voglia di piangere. Produci serenità dalla tempesta che hai dentro.
“Ecco, quello che non ho, te lo do”. Questo è il tuo paradosso.
Ti accorgerai che la gioia a poco a poco entrerà in te, invaderà il tuo essere, diventerà veramente tua nella misura in cui l’avrai regalata agli altri”.
È davvero così! Ho vent’otto anni e più volte ho pensato al suicidio, prima di essere psichiatra e dopo esserlo diventato.
Oggi ho scoperto il mio vento libero e corro felice e leggero nella brezza dei sogni e delle speranze, delle paure e delle debolezze, dei “dubbi e delle incertezze”. Corro, corro in punta di piedi verso infiniti orizzonti di amore.
Non ho la pace dentro: non la posso avere perché ogni giorno vedo letti di contenzione negli inferni disumanizzati degli SPDC (servizio psichiatrico di diagnosi e cura) , vedo occhi storditi dai farmaci neuroplegici, vedo vite ridotte la limite della possibilità di esistere.
Non ho la pace dentro ma credo che non mi sia preclusa la possibilità di essere felice perché sto imparando ad amare comunque la mia vita. Nell’avverbio “comunque” stanno tutte le inevitabili amarezze, le tribolazioni, le angosce che tutti sperimentiamo. “Autopsicanalizzandomi” ho capito che mi era d’obbligo passare dall’attesa vana e impossibile di risarcimenti per le sofferenze attraversate, alla costruzione quotidiana e generosa di momenti che dessero felicità e benessere a me e agli altri. Ho mutato le mie condotte da atteggiamenti di richiesta a quello di un’offerta di me stesso e del mio valore (scarso) , di quel poco che sono e che posso all’altro, agli altri, al mondo.
Mi immergo nel respiro affannato del mondo e senza paura tengo dritta la rotta verso l’avventura della compassione. Senza più concedermi facili comodità nel rischioso mestiere di vivere sfido il rischio e tento l’azzardo e non ho timore di lasciarmi sopraffare dalle sofferenze indicibili e laceranti di tutti coloro che il mio mestiere mi porta ad incontrare perché il loro urlo è il mio urlo.
Questo urlo corre veloce e ardimentoso ad artigliare le coscienze banali che si ostinano a ignorare l’immensa forza del trauma, sempre pronte a giudicare e condannare quelle voci che, seppure in agonia, ancora osano levare un’estrema e appassionata voce di sdegno contro questa tenebra di pregiudizio e diffidenza che accompagna il disagiato psichico. Non mi curo di questo e vivo la mia follia dell’amore. La follia e l’amore di un giovane psichiatra per i suoi “matti”!
Alessandro

Data di pubblicazione: 22 Ottobre 2010

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Categorie: - Me Stesso

81 commenti

  • 1
    SenzaEmozioni -

    Un giorno morirò e finirà così la storia di una vita triste e logorata; lacerata da dolore estremo. sentirsi falliti…perdenti…e avere la consapevolezza che l’amore altrui non esiste perché è sentimento egoista ma è la cosa più bella e grande che possa esistere. non ci si deve aspettare nulla dalla vita… l’amore che provo per quella persona nasce da sentimenti veri! È amore vero e disinteressato… darei la mia inutile vita per far si che ricambiasse i miei sentimenti… i suoi occhi, i suoi occhi mi hanno stregato.. occhi profondi e penetranti. non riuscirò a provare + tutto questo x una persona… la mia vita inutile e triste va avanti per l’unico motivo ancora non crollato! Se solo potesse comprendere i miei sentimenti avrei una ragione per continuare a vivere…
    Ho bisogno d’affetto! D’amore! Ho bisogno dell’unica persona che amo! Ho bisogno di vivere una vita felice..voglio essere felice…voglio morire senza rimpianti.
    Una volta si vive ed io non voglio + soffrire!
    (la verità è che viviamo in un modo schifoso e privo di emozioni VERE!)

  • 2
    toroseduto -

    Cosa pensi del tuo collega Brian Weiss?

  • 3
    Tiffany -

    @ventolibero,
    Ciao credo di essere matta posso venire in barca a vela con te?
    A parte gli scherzi,pochi anni fa ho conosciuto un giovane psichiatra alto e con i capelli abbastanza lunghi da poter fare una coda di cavallo.(non è che sei tu?)
    Chiacchierammo e mi sorprese perchè ebbi l’impressione che fosse più umano di me,gli confidai che mio marito(ex oggi)aveva il vizietto di alzare le manine,mi diede il numero di telefono di un suo amico psicologo al quale non ho mai telefonato.Non ero pronta.
    bando alle cose futili…sai come la penso di te quindi non mi ripeterò voglio solo darti ancora il mio appoggio,la mia solidarietà.
    @toroseduto
    sono curiosa di come la pensi tu su Brian Weiss,ho letto molti suoi libri,mi sono sottoposta a sedute di ipnosi-regressiva da un medico italiano paragonabile a lui.Questo durante una psico-terapia.
    L’ipnosi mi ha cambiato letteralmente la vita.
    Aspetto qualche tua opinione, avrei voluto parlare già di questo argomento,ma ho sempre avuto l’impressione che fosse ancora poco conosciuto e facilmente travisabile.
    Grazie Tiffany

  • 4
    giovanna -

    @tiffany mi fai morire!!! : ) non sei matta!sei stata sposata?non lo sapevo!io una domanda ce l ho prima di ritrovarmi dallo psicologo ho fatto 5mesi di semi vegetale,all inizio quasi mi piaceva vedere tutte quelle ossa quello svanire prima di tornare in me e capire quanto in realtà mi stessi decomponendo,e quindi iniziai a dirmi quanto facevo schifo talmente appuntita che mi davano fastidio persino seduta a guidare!da li gocce per dormire,per l ansia per il panico,pastiglie per la depressione mattina e sera,pastiglia per la fame,un ora di terapia,insomma in tutto questo ora sono passati altri due mesi,in cui passo per passo mi sto riprendendo,però qual è lo scopo della terapia?vado parlo parlo e parlo e ancora non mi ha dato un analisi,il mio cervello era una centrifuga di passato presente sensi di colpa inesistenti,auto punizione,tutto questo per il mio grande amore buttato nel cesso,ma lo psicologo?dove sta lo scopo?e poi le medicine funzionan veramente?all inizio mi facevano sentire quasi drogata mi svegliavo completamente sfasata…io ancora non ho capito perché ci devo andare se cmq sta li ad ascoltarmi e a dirmi cose che già so…mia cara tiffany dopo questo mio post,pensi veramente di esser pazza?no abbiamo solo avuto la sfortuna di esser capitate in mani sbagliate.

  • 5
    toroseduto -

    Ciao Tiffany. Anche io come te, sono restìo a parlarne su questo blog.
    L’ho scoperto per caso, quasi vent’anni fa. Sono onnivoro, leggo di tutto, è la mia seconda passione. Di Weiss penso tutto il bene possibile. Ho letto tutti i suoi libri, tranne l’introvabile “LO SPECCHIO DEL TEMPO”, sicuramente uscirà una nuova edizione. Non ho mai dubitato della sua buona fede, in effetti mi è capitato di conoscerlo in un momento molto particolare della mia vita, e nel leggerlo avevo la sensazione di conoscere da tempo quello che lui si trovò per caso tra le mani.
    Il primo caso che ha cambiato la sua vita. Ho da sempre avuto la sensazione che stavo facendo una cosa già fatta, ho praticato Yoga per molti anni, se ti dicessi che riesco a regredire da solo mi credi? Non sempre, solo in determinate circostanze. Ho conosciuto anche io uno psicoterapeuta che pratica come unica terapia la regressione, mi scrivo con varie persone sull’argomento, sai benissimo che farlo qui, non è possibile, avrei da raccontarti molte cose, se sei daccordo,
    preferirei farlo in privato. frattinima@gmail.com
    Se vuoi naturalmente, Ciao TS

  • 6
    diego -

    non me ne voglia l’amico ventolibero se esulo dal suo post per chiedere a Tiffany o a chi chiunque voglia parlarne, di aprire un 3d dedicato all’ipnosi-regressiva, ne sono particolarmente interessato
    grazie, buona serata

  • 7
    tennenbaum -

    Mi ricordo che avevo già letto la tua altra lettera e che mi aveva molto (postivamente) colpito, come del resto anche quest’altra.
    Da entrambe di evince senz’ombra di dubbio che sei una persona quantomento “fuori dal comune”. Mi ha colpito non solo la tua giovane età in relazione sia per quello che scrivi sia al fatto che sei già psichiatra. Di questa lettera mi ha in particolare colpito il male di vivere che sai che c’è, contrapposto all’amore e a quella che può essere la bellezza della vita. Mi ha colpito perché è un po’ l’ambivalenza che vedo in me ormai da vario tempo. Sono consapevole che nella vita ci sia e possa esserci bellezza (visto che ti piacciono le citazioni, mi collego a quel fantastico film he è American Beauty). Ma sono pure consapevole che la vita, fondamentalmente, fa schifo. Non è da leggersi in tono lamentoso e nemmeno voglio fare una critica – troppo facile e pertanto anche troppo in voga – alla società o all’uomo moderno. Non so se in tempi passati si stesse meglio: per certi versi sì, per altri no, immagino. La vita fa schifo perché quando acquisti coscienza di te e degli altri e di come va la vita capisci proprio che fa schifo. La bellezza di Lester Burnham per me non è ontologica, semmai ontologico è lo schifo. La bellezza è riuscire ad amare, a cogliere quello che di positivo c’è, è riuscire a perdonare, gli altri, noi stessi, e anche la vita. Insomma è arrivare come lui alla fine del viaggio e vedere che comunque, pur essendo andata da schifo, ce l’hai fatta. Ed essendo passata puoi anche vederne la bellezza, più come esperienza che altro. Ma la vita in sé, che non è un passato ma è un eterno presente (eterno fino al capolinea, s’intende), la vita sé è il dolore del momento. Certo capitano momenti belli, sicuramente bisogna imparare a gioire di quelle che sono le cose belle della vita, altrimenti è proprio il caso di accelerare la “percezione finale della bellezza”.

    Quanto a quella triste specie che è l’umanità, purtroppo non è ancora in via di estinzione, anche se ce la sta mettendo tutta per riuscire a farsi fuori, a spese però di tutto il pianeta. Che dire? Sicuramente sarebbe stato meglio se l’uomo non fosse mai esistito. Per tutti, lui compreso. La (auto)coscienza purtroppo è il peggior optional in dotazione per l’essere umano, quindi non mi sento troppo di condannare chi si oggigiorno si aliena, sia “impazzendo” che riversandosi nella mondanità… Pensare fa male.

  • 8
    tennenbaum -

    Aggiungo un breve ringraziamento per la stupenda citazione di Manzoni. Pregna di male di vivere e amore. L’avevo già letta in passato, ma poterla rillegere è stato proprio bello. Magari me la segno così la prossima volta passerà meno tempo prima che mi capiti di riaverla sotto gli occhi.

  • 9
    rossana -

    Tiffany,
    sono molto interessata alla tua esperienza di ipnosi regressiva. ti va di dirmi qualcosa di più?

    Ventolibero,
    stavolta ho percepito nel tuo post un vago senso di autocompiacimento letterario. attenzione: a volte le parole possono enfatizzare i sentimenti…

  • 10
    toroseduto -

    Noto che molti sono interessati alla regressione, ma non ritengo che
    sia opportuno parlarne su questa lettera, e nemmeno nel forum. Al post 5 ho messo la mia mail, chi è interessato può scrivere a me o mettere la sua mail. Evitiamo come dice rossana, l’autocompiacimento letterario. Anche se a me non è parso tale, piuttosto una sofferenza descritta bene, ma che non offre via d’uscita, alla fine è questo che desideriamo condividere, come superare il mal di vivere concretamente. Ciao TS

  • 11
    Aria85 -

    Fortunato chi può contare sul tuo impegno di medico e di uomo.
    Mai dimenticarsi dell’anima,che si tratti della propria o di quella altrui.
    Continua a guardare il mondo,così com’è,aspro,doloroso,crudo,con gli occhi azzurri e limpidi.
    Perchè coloro che hanno gli occhi velati da intrugli chimici,non possono farlo.E hanno bisogno dei tuoi.
    Spero,un giorno,di avere l’immensa fortuna di incontrare un uomo come te.

  • 12
    ventolibero -

    Tennenbaum,la tua è una bella riflessione,tuttavia (mi pare)intrisa di sfiducia e sgomento davanti alla pochezza e miserabilità che il mondo ci propone.Capisco il malessere,capisco l’amarezza,capisco il disorientamento e il sentirsi soli e privi del necessario sostegno,della vitale comprensione.Tuttavia,dato che definisci stupende (lo sono)le parole del Manzoni,guarda all’uomo come “infinita possibilità” come dice Turoldo in una sua poesia,facile a sentimenti di rabbia,vendetta,rancore,capace di male indicibile,di orrori inenarrabili ma capace anche di altro.Mi perdonerai l’accenno biografico:solo per dirti che nella mia pur giovane esistenza ho provato,come moltissimi,intensi malesseri col rancore lì,sempre in agguato ma poi,ho capito…ho capito che se miravo alla salvezza dovevo affrontare la vita come incontro e non come sfida e l’incontro ci porta a ballare la danza della nostra gioia ma anche a a piangere le lacrime del nostro dolore.Non si tratta di essere nè ottimisti nè pessimisti,l’uno e l’altra è sprofondare nello stesso abisso di banalità.Si tratta,a mio modesto parere,di alzarsi la mattina e fare il “proprio mestiere di uomo” come dice Prevèrt.Allora l’uomo e il mondo come “infinita possibilità”.Io ci credo!E tu? Se vorrai rispondere,potresti usarmi la benevolenza,se puoi e se vuoi,di dirmi il tuo nome?Come vedi il mio lo lascio sempre in calce ad ogni intervento. Brian Weiss.Cosa ne penso?Tutto il male possibile.Ho inteso parlare di compassione,di remote profondità dove si annidano laceranti sofferenze,di voglia di vivere nonostante tutto,volontà di vità dove e quando ogni cosa sembra costringerti alla resa e qui ve ne uscite col parapsicologismo da new age?Che Brian Weiss,come Giovan Battista Cassano d’altronde (per dire due poli opposti di una stessa tragica e pericolosa illusione)vengano visti come psichiatri è un’onta che potrà cancelare chi?Non lo so?Cos’è la psicanalisi se non una regressione a quelle tracce nascoste di sè che si cerca di recuperare per costruire una nuova dimensione della propria persona nel mondo.E questo è Freud.L’immenso Binswanger parla,riferendosi alle nevrosi depressive,di “riflusso regressivo di colpa”.Ritornare al proprio senso di inettitudine che si è interiorizzato per riconoscerlo e accettarlo.Accettare la propria fragilità. Lasciamo stare il suggestionismo alla Weiss.Sono farneticazioni allucinanti e pericolose adatte per coloro che si perdono nel turbinio dei propri vaghi malesseri esistenziali.

  • 13
    Tiffany -

    @toroseduto
    concordo pienamente, ho preso nota della tua mail ti scriverò al più presto
    Tiffany

  • 14
    ventolibero -

    Adatto solo per coloro che ritengono il proprio mal di denti più dolorante,più minaccioso e più logorante del tumore devastante di chi gli è accanto. Adatto,oltremodo,alle casse della Mondadori!
    Il suggestionismo e,di conseguenza,l’autosuggestionismo ti dà quella sensazione di sollievo e benessere che poi,inesorabilmente,è scalzata da un senso di profondo vuoto e voragine. Perchè è proprio nell’attimo in cui credi di stringere ben salda una certezza tra le mani ecco che già allora,in quel preciso istante,che ti sta già sfuggendo. E’ lo stesso meccanismo degli psicofarmaci,per questo facevo riferimento a Cassano che non ho esitazioni nel definire come infamia e vergogna della psichiatria. Andiamoci piano,si abbia cautela perchè la psichiatria è una cosa seria,delicata e perciò pericolosa. Può fare enormi danni la psichiatria che non è nè parapsicologismo e suggestionismo (vedi Weiss) nè riduttivismo a mera encefaloiatria (vedi Cassano).La psichiatria può fare davvero molti danni,danni indicibili e,tal volta,irreversibili. Perciò,davvero,facciamo attenzione a quello che diciamo,quantomeno quando lo diciamo in pubblico. Il dolore di cui parlo,un dolore logorante,lacerante,devastante,il dolore dissociativo dello schizofrenico,ad esempio,pensate davvero di poterlo banalizzare in questo modo? Rossana,lo riconosco:esagero con le metafore. Perdonami,non è autocompiacimento è passione.
    La mia formazione si basa sui testi,sulle parole s sui concetti di immensi scandagliatori dell’animo umano:parlo di Binswanger,parlo di Danilo Cargnello,parlo di Minkowskji,di Basaglia ecc.Parlo di tutto l’aorientamento psichiatrico-fenomenologico tedesco. Pagine di profondità abissale,dove domina e trionfa un reale amore per l’uomo.Pagine,parole e concetti di autentio umanesimo.
    Provo disgusto,anche solo al pensiero,di accostare a così tanta bellezza,la spazzatura di Brian Weiss!

  • 15
    tennenbaum -

    La sfiducia di cui dici essere intrisa mia riflessione c’è, ma più che altro verso l’uomo. Anche se questo argomento l’ho solo sfiorato (anzi, l’ho evitato proprio, dicendo che non intendevo fare una critica alla società odierna).
    Ci tengo però a fare due precisazioni.

    1. Malessere, amarezza, disorientamento e “sentirsi soli e privi del necessario sostegno, della vitale comprensione” non sono proprio ciò che intendevo esprimere. Forse sembra un paradosso dopo ciò che ho scritto. Io mi ritengo tutto sommato fortunato rispetto a molti altri che stanno sulla mia stessa barca, quella che noi chiamiamo “vita”. Per cui non volevo esprimere il mio pessimismo alla luce di un mio personale malessere o di una mia personale solitudine. Sarò presuntuoso (ma almeno non l’unico, visto che non sono certo il primo ad esprimere un punto di vista del genere), ma intendevo esprimere qualcosa di più universale. Più che la condizione del sottoscritto, la condizione umana.

    2. Devo ammettere di sapere ciò che scrivi su pessimismo e ottimismo. So che la vita, di per sé, non fa né schifo né è magnifica. In se stessa è avulsa da ogni giudizio. Ma quello che ho scritto, che indubbiamente non riflette questa assenza di valutazione, è la quanto più “realista” valutazione dell’esistenza che riesco a dare. Certo basterebbe riconoscere che la vita non è né bella né brutta, non è nulla. E infatti questo passo l’ho fatto: so che è così. Ma ho deciso di spingermi un po’ più in là (consapevole che c’è un intervento mio sopra la nuda realtà) e vedere che effettivamente l’uomo non è che trascorra un periodo neutro, né bello né brutto. Se fosse un animale privo di (auto)coscienza, allora, pur soffrendo, l’uomo non realizzerebbe le qualità (brutta/bella) della vita. Ma così non è: l’uomo è da sempre alla disperata e vana ricerca di un senso per la sua vita. Un senso che non c’è e che troppo spesso si inventa (vedasi la religione). Ma la verità è che il senso non c’è: noi cerchiamo qualcosa che non c’è. Ecco perché la vita-che di per sé altro non è che il nulla-fa schifo. Fa schifo non già in se stessa, ma per l’uomo.

    Andrea

    P.S. Scusa se pare un linguaggio filosicheggiante (mi riferisco a tutti i “di per sé”), ma ho solo cercato di essere il più chiaro possibile nella mia riflessione.

  • 16
    ventolibero -

    Andrea,eri già stato abbastanza chiaro,adesso hai ulteriormente delucidato e ti ringrazio.
    Perdonami la presunzione,ma avevo colto che non ti riferivi ad un malessere personale e che la tua era,lucida e vera,una riflessione sullo stato effettivo della vita umana. E’ una tua visione e la rispetto.
    La condivido (in parte)anche però,rilancio,cerchiamo di cogliere quei residui di bene che comunque ci sono. Anche nel peggiore degli esseri umani,anche in quelle esistenze che ai nostri occhi si presentano come limitate e imperfette ma che cercano il loro senso in tutto ciò che noi ci ostiniamo a non voler vedere perchè,tranne pochi spiriti capaci di libertà,tutti noi riusciamo a non vedere quello che non vogliamo vedere. Ma,direbbe qualcuno,”chi ignorantemente pecca ignorantemente si danna”. Ecco:la mia umile esortazione è quella di non condannarci a questa dannazione.
    Aria,non faresti un grande affare ad incontrare uno come me! Sì,cerchiamo di conservare il nostro sguardo limpido e puro,non perdiamoci nel vortice degli inganni che spesso,a me è successo e potrà risuccedermi,fanno da facile alibi a tutte le nostre meschine mancanze. Vivi l’incanto dei tuoi venticinque anni ma ricorda sempre che la vita,purtroppo,non è quel genere di opera d’arte. Andrea ha ragione!
    Buona domenica a entrambi!
    Alessandro

  • 17
    tiffany -

    @vento libero
    ti rispondo dopo, ora vado a meditare,cosi evito di essere troppo dura con te.

  • 18
    Aria85 -

    Ventolibero,
    purtoppo vivo sulla mia pelle la consapevolezza che la vita non è propriamente un sogno.C’è molto più disincanto in me di quanto si possa supporre in relazione ai miei (appena) venticinque anni.
    Ho avuto a che fare con la tua ‘sfera’ diciamo così,che avevo appena quattordici anni.Diciamo che sono dovuta crescere un po’ in fretta.
    Ed è per questo che ti dico di cercare di conservare qualcosa di pulito nel tuo modo di guardare la vita,e soprattutto ciò che ti circonda.
    La vita non è una grande opera d’arte…ma qualcuno diceva che ogni uomo è artefice del proprio destino.
    Forse non è del tutto vero,ma se tra tanti tormenti,desolazione interiore,disillusioni,smettiamo tutti di cercare qualcosa per cui valga la pena vivere,allora che ci stiamo a fare a zonzo su questa terra?
    Per raccontarci l’un l’altro quanto fa schifo la vita?
    Io,che ho lottato con la morte appena adolescente,cerco di essere in questa vita qualcosa che somigli più ad una piccola luce che ad una grande ombra.
    E in te leggo qualcosa di simile.L’impegno e l’amore che investi nel tuo lavoro e nella cura dei tuoi pazienti mi sembra un sorriso alla vita,una speranza,non un pessimistico abbandono ad una realtà disincantata.
    Buona domenica anche a te.
    Alessandra.

  • 19
    Tiffany -

    @ventolibero
    Ok cercherò di non essere troppo dura,sai anche una persona dall’indole buona può ,a volte ,risultare un pò cattivella..
    ma non ho intenzione di essere finta quindi per il rispetto che ho nei miei confronti,ti dirò ciò che penso.
    Mi dissocio completamente dai tuoi ultimi post,sei stato arrogante,insensibile,presuntuoso.
    Come una persona come te che critica il cinismo dei suoi colleghi mi casca proprio nel pregiudizio?
    EH no!! caro ventolibero allora sei tu che non sei quello che dici di essere,un animo umile e sensibile non può chiamare spazzatura le persone che non la pensano come lui
    puoi citare tutti i nomi che vuoi,non ti farà onore nè ti migliorerà se poi disgusti chi nella vita fa altri studi o altre scelte.
    Scusa ma chi ha parlato di New Age?Il tuo discorso è fuori luogo,si denota una certa ignoranza riguardo all’argomento.Stai semplicemente imponendo il tuo pensiero.
    Quindi io sarei una suggestionata?Una che si perde nel turbinio dei suoi vaghi malesseri?
    Forse hai ragione,d’altronde sei tu il dottore,quello che si è formato “sui testi”sei tu che devi dare la soluzione,decidere cosa sia o non sia pericoloso per una banda di ignoranti quali noi.
    Ma forse oggi non ti chiederei più un consiglio perchè nemmeno tu sai quello che dici
    Credo di essere una povera anima libera,e ascoltare senza giudicare mi ha reso così,solo se apri la mente puoi dichiararti libero,perchè le catene le abbiamo in testa,e stavolta mi sei sembrato un pò troppo chiuso,quindi incatenato,quindi con la mente chiusa.
    Non tratterò mai l’argomento ipnosi su questo sito per il rispetto delle tantissime persone che si sottopongono a questa terapia,perchè ci sono persone come te colme di pregiudizio,che sparano a zero senza il minimo segno di sensibilità e\o conoscenza.
    Se tutto è marcio sia tra i tuoi colleghi sia tra i tuoi non colleghi chiedi il perchè a te stesso,non chiederlo a noi,perchè ogni risposta se non è di natura pessimista non è di tuo gradimento.
    Io(scusa se mi permetto di esprimere un opinione)credo che la vita sia meravigliosa,ed è fatta di equilibri,e ,cosa più importante :Ha un senso,ma prima di poter parlare con te di questo argomento dovrai ancora navigare molto per i tuoi mari..
    Arrivederci Tiffany

  • 20
    ventolibero -

    Alessandra,portiamo lo stesso nome e tu sai qual è il suo significato: “protettore degli uomini”. Nel mio caso,come dice quella “mente deragliata” del mio amico Cesare che è un enologo (infatti lo vedo spesso e volentieri molto “allegro”) e quindi per lui vale il detto “in vino veritas”,il mio nome è il mio destino.
    Vedi,a parte l’ironia,prima di aver la pretesa di “proteggere” gli altri salviamo noi stessi cercando,scusa la ripetizione e l’autocitazione,di non concederci facili comodità nel rischioso mestiere di vivere. Spesso è forte il proposito di incrociare le braccia a lasciarci trasportare dalla corrente,ma a quel punto quale valore di noi stessi potremo mai scoprire? Le tempeste della vita sono tante,troppe,innumerevoli e come vedi anche qui c’è chi cerca le scorciatoie,le facili vie traverse,c’è chi cerca di sgusciare via furtivo. E’ lampante l’esempio di tutti coloro che venuti a lasciare un commento alle mie parole hanno palesato la loro infatuazione per fantomatiche “terapie” d’accatto che non ti fanno approdare a nulla. No,non funziona così! Quando siamo nel pieno vortice della tempesta,quando siamo sopraffatti da onde impetuose che sovrastano le nostre forze è proprio in quel momento che dobbiamo darci il coraggio e la dignità di nuotare. Ogni persona che incontreremo riceverà da noi ricchezza e miseria,male e bene,amore e rancore. In questa ambivalenza che accompagna il nostro agire,con Roberto Vecchioni in una sua splendida canzone,possiamo dire “perdonami del male,ricordati del bene”.
    In conclusone,cara Alessandra,anche in risposta a Tiffany (con simpatia) e agli altri “regressivi” lasciami citare le parole di un collega molto più autorevole di me che in apertura di un suo libro del 2005 così dice: “Non dar retta a chi ti indica le scorciatoie,prova a osare strade difficili. Fa crescere dentro di te rabbia e sete per l’inquietudine. Non buttarti via,impara a dannarti senza perderti”.
    Non permettiamo a nessun Brian Weiss di profanare il nostro dolore!

  • 21
    tennenbaum -

    Francamente nella vita non ho vissuto esperienze traumatiche che mi abbiano fatto perdere il disincanto “puerile” (non in senso negativo) sulla realtà. Banalmente, la più traumatica è stata una delusione amorosa (invero molto pesante, di quelle che ti fanno cogliere l’assurdo dell’esistenza).
    Dico questo perché non vedo un legame necessario tra un’età di 25 anni e l’illusione della vita come bellezza. E non lo vedo non solo perché c’è chi vive esperienze traumatiche da giovane (come nel caso di Alessandra a contatto con la morte) e che quindi può cogliere il male del mondo. Non vedo questo nesso anche perché pure chi come me non ha ancora 25 anni e può ritenersi piuttosto fortunato, se un minimo si guarda attorno e riflette (e intendo proprio un minimo… sono riflessioni piuttosto lineari e banali le mie), se non si lascia alienare – com’è facile oggi – dai luccichi dell’apparenza tipica di un mondo-spettacolo, allora credo venga abbastanza facile capire quel che ho scritto prima.

    Condivido il fatto di saper apprezzare le cose positive che accadono. Ma lo condivido nell’accezione di quella bella (e pertanto da me apprezzata!) poesia di Manzoni. Cogliere il bello quasi con l’amaro in bocca. La cosa migliore è riuscire a farlo in maniera totale, cioè fino a dimenticare lo schifo in se stesso, che ti aspetterà però sulla soglia.

    Detto questo non sono affatto contrario ad un’etica che io definisco “menefreghista”, anche se l’accezione potrebbe apparire fuorviante. Al giorno d’oggi poi! Comunque non è il caso di parlarne qua.

    Grazie per l’augurio, la mia è stata una buona domenica. Nonostante la pioggia forsennata mi son goduto un pomeriggio degli amici che non vedevo da un pezzo e mi ha fatto piacere. Anzi, tutta la settimana è stata abbastanza piacevole. Ovviamente questo non cambia le carte in tavola. Spero la tua sia stata almeno altrettanto piacevole.

  • 22
    Aria85 -

    Alessandro…si,conosco il significato del mio nome.E in un certo senso sono anch’io dell’idea che nel nome sia scritto un po’ il destino di chi lo porta.Più o meno…
    Hai ragione,salviamoci dal qualunquismo e dalla comodità del dolore.
    E’ un errore comune quello di crogiolarsi sui propri guai,cullarsi tra le proprie lacrime,rintanarsi nel proprio buio per nascondersi e non lottare.
    Trovo,invece,di gran lunga migliore chi cerca un appiglio,una via d’uscita al proprio malessere anche attraverso percorsi non propriamente ortodossi,estremamente condivisivili o eccellenti.
    E’un po’ come dire che la religione è l’oppio dei popoli.Magari è vero.Ma esistono persone che,purtoppo,non hanno altro appiglio che quello,e se quel loro ‘credo’ non crea danni,è meritevole e degno di rispetto.
    La sacrosanta spinta a ‘fare’ unita a quel recondito spirito di sopravvivenza che accompagna ciascuno di noi è,a mio avviso, sicuramente un buon punto di partenza.
    Visto che ami le citazioni,ti lascio con una a me molto cara:Essere o non essere,questo è il problema.
    Che cos’è piu’ nobile,soffrire nell’animo per i sassi e i dardi scagliati dall’oltraggiosa fortuna,o impugnare le armi contro un mare di affanni e combatterli fino a farli cessare?
    Buona giornata…
    Alessandra

  • 23
    toroseduto -

    Visto che non ci troviamo a scrivere su una rivista scientifica, solo scambio di opinioni. Non ho ancora capito, come te del resto, cosa bisogna aggiungere…Cassano No Weiss No, di nuovo non c’è niente all’orizzonte. Montanelli, che accettò con riluttanza la cura farmacologica, ha rilasciato un’esauriente testimonianza dei benefici chimici. E’ una domanda la mia, qual’è alla fine la tua proposta?
    In alcuni momenti penso che tu stia facendo una specie di passerella.
    Ho letto una notizia poco fa di un depresso che ha sparato al medico generico, che si era recato a casa sua. Tiri fuori citazioni e ti esalti del tuo sapere. Bene, per te naturalmente. C’è gente che fa di peggio. Tipo un mio parente psicologo depresso, si è rivolto alla chimica. Io mi curo dell’anima e della spiritualità, e leggendo Weiss, mi rilasso e rifletto positivamente. Tu mi angosci. De Andrè non mi è mai piaciuto, questione di gusti, ho sempre preferito il montanaro Guccini, ai suoi concerti mi dava l’occasione di divertirmi e riflettere. De Andrè come l’ultimo Gaber, mi angosciava. Prova, solo per dare spessore a quello che dici, che rispetti chi lavora in maniera diversa, e se piace a determinate persone, non sarai certo tu a far cambiare idea chi si trova in situazioni di disagio e trova sollievo ascoltando Battiato o De Gregori. E con la “chimica”.
    Vuoi esplorare nuovi sentieri, padronissimo, ma su questo forum non esternare giudizi, alla fine sono i risultati che contano. Ti confido che il libro più interessante e (per me) introspettivo è stato Siddharta di H. Hesse, Ad ognuno il suo…mi è scappata la citazione!
    Amichevolmente TS

  • 24
    ventolibero -

    Tiffany (un nome tuo ce l’hai vero?il mio è Alessandro),prima di indossare il mio camice bianco da dottore e affrontare l’inferno,ti ringrazio per il livore.
    Mettiamo subito in chiaro un punto fermo: il mio è un mestiere complicato e qua mi sembra che vi improvvisiate psicologi se non psichiatri. Ciò che faccio richiede delicatezza e senno,richiede costante presenza e disponibilità,richiede rispetto e riconoscibilità dell’altro. Richiede preparazione umana,scientifica e culturale!Per cortesia,non banalizziamo! Forse chi è fuori e avulso da certi contesti può permettersi il semplicismo,io non me lo posso concedere!
    Altro punto fermo:quando una cosa è spazzatura è spazzatura e va pattumata. Punto! Poi possiamo arzigolare tutte le elucubrazioni che vogliamo ma purtroppo certo tipo di letame non muterà mai in fiore. E lo dice uno che adora De Andrè,che lo considera un’etica da vivere!
    Dunque,detto questo,cominciamo: “puoi citare tutti i nomi che vuoi,non ti farà onore né ti migliorerà se poi disgusti chi nella vita fa altri studi o altre scelte”. Quando però (lo si capisce dal fatto che taci su Cassano e questa forse-dico forse-è malafede?),sempre riferendomi a quei nomi (che sarebbe il caso,dato che parlate di disagio psichico,di cercare di conoscere e magari confrontarli col vostro adorato Weiss per poi riparlarne) e alla loro esperienza pratica,mi dichiaro contrario agli spacciatori di droga legalizzati,a quei “medici terroristi” (e questo non è un giudizio che dai? visto che,velatamente,accusi me di giudicare) che tu hai conosciuto,capaci solo di stordire con gli psicofarmaci a te questa mia contrarietà sta bene vero? Anche loro,questi “terroristi” hanno fatto scelte diverse dalle mie,anche loro hanno una concezione diversa dalla mia. Solo che è diversa anche dalla tua!Quindi il mio disaccordo da loro a te sta bene!Dunque la tua coerenza e la logicità strutturale del tuo ragionare?
    Devo dirtelo (anch’io ho rispetto per me stesso): l’astio che traspare dalle tue parole mi fa capire che fatichi ad accogliere punti di vista non in sintonia coi tuoi. Non è una “diagnosi”,ma quei “medici terroristi”,rigidi seguaci del DSM IV (il manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) con “facilità disumana” vedrebbero in tali condotte un “disturbo schizotipico di personalità”.Quindi attenzione!

  • 25
    ventolibero -

    Sulla psicanalisi ho già detto ciò che andava detto. Ma a me pare che voi cerchiate più le favole e le magie che non affrontare una serena e al contempo impegnativa riflessione su voi e la vostra storia,pregressa e presente. Una parentesi: ma io cosa ho mai detto di essere? Non ricordo di aver dato mai definizioni di me stesso!Quando mai mi sono descritto come umile,sensibile ecc. Ho semplicemente raccontato e partecipato le mie esperienze umane,emozionali e professionali. Le impressioni le ricava chi interagisce,come è ovvio che sia.
    Ritornando a quanto sopra,ripeto,stesso meccanismo degli psicofarmaci. A tal proposito Kafka in Confessioni e Diari diceva che “scrivere ricette è facile,intendersi e capirsi con chi soffre è molto più difficile”. Il suggestionismo agisce allo stesso modo: illude e aliena!
    Francamente non capisco come sia potuto accadere che,a commento di una mia riflessione (sulla compassione,sulla quale tu e i tuoi neanche una parola,perciò la metafora del mal di denti) si sia scatenata una discussione su insulsi argomenti come la parapsicologia. Il solo fatto di trovarmi ora “costretto” a parlare di Weiss mi offende. Se andassi dai “miei matti” a proporre “terapie” alla Weiss certamente mi sentirei rivolte le parole di una canzone di Guccini che ben conosce l’ “amico” Mario,dal quale tutto è partito: “tornate a casa nani,levatevi davanti,per la mia rabbia enorme mi servono giganti”.
    Quanto alla new age: Messaggi dai Maestri mi ha fatto rivivere le banalità e scempiaggini contenute ne L’Alchimista di Coelho. D’altronde,qui sei tu l’ignorante (permettimelo eh),la parapsicologia è stata precorritrice del movimento new age.
    Se tu e quanti come te avete tratto vantaggio e benessere da tali “trattamenti” ne sono ben felice. Posso però permettermi di avere diverse concezioni? Mi è consentito rifarmi a diversi approcci? Sia pure rigettando,con espressioni forti quanto è oggettivamente dannoso e pericoloso? Non è una novità che quando è detta la verità su qualcosa,in genere,si scateni l’astio e il livore di quanti si beano delle loro illusioni! Non è normale ma è usuale quindi è normale.
    Devo dire che questo è un atteggiamento che non appartiene a Mario! Dissentiamo su diverse cose,quasi su tutto,ma il dialogo è sempre pacato,disteso,civile. Di confronto e di rispetto.

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